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Un commento alle parole di Tola

Sia permesso una piccola aggiunta sotto forma di commento alla risposta del Presidente del CIA alla lettera del suo omologo AIAP, vicenda che potete, se lo volete, ricostruire per intero sul blog.

Pare chiaro, dai due documenti, che resta difficile parlare di identità di vedute. Su una cosa però sembra si raggiunga un qualche grado di convergenza. Sabetta parla infatti di come “i violenti attacchi mediatici ai quali tutta la categoria è stata esposta hanno creato un clima di forte disagio per tutti gli arbitri che alla domenica si recano sui campi e sono oggetto di pressioni enormi a causa di insulti e accuse senza che essi siano mai stati dichiarati colpevoli di alcunché. Sul tema (delicatissimo), l’AIAP, al fine di proteggere i diritti degli arbitri coinvolti, ha ritenuto che la scelta migliore fosse quella di assumere un atteggiamento concreto, attento solo ai fatti, lavorando in silenzio senza prestare il fianco a inutili polemiche mediatiche che avrebbero avuto il solo esito di danneggiare ulteriormente l’immagine degli arbitri e dell’intero movimento“.

Tola invece ci informa che “una volta informato il Consiglio Direttivo CIA, ho chiesto ai designatori dei campionati interessati di “revocare” alcune partite di arbitri che erano presenti nei verbali delle intercettazioni, al solo fine – desidero ancora sottolinearlo – di proteggerli e di salvaguardarli da un’eventuale (e probabile) fuga di notizie, a cui siamo stati abituati troppo spesso negli ultimi tempi, sui giornali, fuga di notizie, poi di fatto puntualmente verificatasi. Ho personalmente contattato tutti i tesserati coinvolti, spiegando i motivi della revoca e chiedendo in maniera riservata i chiarimenti tramite e-mail. Ricorderà certamente le interviste da me rilasciate ai microfoni di Sky, nelle quali non ho mai fatto nomi e ho chiaramente difeso la categoria arbitrale, a mio modo e nei miei desideri tutelandola da paventate strumentalizzazioni dei media“.

Ora, quod Deus avertat che il sottoscritto possa cadere nella trappola di una difesa corporativistica della sua categoria, anzi. Anche io, come Tola, ho evitato di fare i nomi degli arbitri “sospesi/revocati” pur conoscendoli bene (come mezza Italia dei canestri) e raccontando una gara in cui due di loro erano impegnati in campo. L’ho fatto perchè si trattava di vicenda non delineata, perchè non avevo a disposizione tutte le carte, perchè non avrebbe aggiunto alcunchè al contenuto giornalistico della partita e, last but not least, per il rispetto dovuto ad una categoria di cui ho fatto parte. Ed ho anche evitato di rilevare che, per quanto a me constava, la sospensione negata nell’intervallo era invece stata irrogata

Sì, perchè delle sospensioni, come ora apprendiamo nero su bianco, ci sono state. Quelle stesse sospensioni che, anche questo è nero su bianco, sono state volontariamente negate in diretta dai microfoni di SKY. Nessuno scandalo, per carità. Credo per davvero alle giustificazioni addotte, all’ottima fede ed alla voglia di proteggere la categoria in un momento delicato. Con tutto questo si tratta chiaramente di una dichiarazione non veritiera, il che mi sembra non troppo gradevole (in questi casi un corretto rapporto con i media vorrebbe l’uso del “no comment” al posto di parole tecnicamente mendaci).

Ma paventare una strumentalizzazione tout court da parte di questi terribili media capaci di violenti attacchi, se devo dire la verità, mi piace ancora meno. In primis perchè io non sono il signor Flavio Media e non ci sto, neppure minimamente, a farmi appiccicare addosso un’etichetta di categoria. Io strumentalizzazioni cerco di non farne, e sono anche abbastanza sicuro di riuscirci. Capisco che la lettera non si riferisce direttamente a me (o magari sì, non è il punto). Ma queste generalizzazioni, questi fasci di erbe così diverse lasciamoli ai superficiali, ai complottisti, a quelli che insultano gli arbitri e non comprendono l’abnegazione e lo spirito di sacrificio che contraddistingue la stragrande maggioranza della categoria. Che se poi domani di una strumentalizzazione mi macchiassi (ed è possibile), gradirei sentirmela rinfacciare per nome e cognome, perchè spererei di non essere così coniglio da evitare di assumerne paternità e responsabilità.

Punto e a capo. Non è una polemica con Tola, Sabetta, il CIA o l’AIAP. Personalmente ho il massimo rispetto per persone ed istituzioni del mondo arbitrale e lo rivendico con forza. Il che non può impedirmi di rilevare che se non si vogliono fughe di notizie esiste un semplice ed infallibile metodo. Basta non far circolare documenti e notizie che possono provenire solo e solamente dall’interno di quel mondo. Come l’arbitro ha il dovere di applicare il regolamento a prescindere dai suoi convincimenti, il giornalista ha l’obbligo di rendere pubblici i fatti di cui viene a conoscenza.

Non ho un’opinione sul merito delle due lettere, e onestamente neppure mi interessa averla (miracolo !). Sono fatti interni di categoria, di cui è giusto discutano gli associati liberamente. Ho invece opinioni, siccome i miracoli non vanno in coppia, sul contesto generale della vicenda. Della vicenda scoperchiata a Reggio Calabria abbiamo saputo poco, pochissimo. Non lo dico perchè presumo che ci sia chissà che cosa, anzi, sono convinto del contrario. Ma a oggi non è stata data una comunicazione vera, completa e univoca su responsabilità accertate od in via di accertamento e, soprattutto, sugli indirizzi da porre in essere per rinnovare la categoria.

Queste lettere, rese pubbliche in tempo reale, contengono (come altri documenti) riferimenti tra le righe a circostanze su cui hanno già indagato almeno due procure, quella della Repubblica di Reggio Calabria e quella federale. Mettere a disposizione tutto il materiale pubblico relativo a questa vicenda avrebbe permesso di formarsi un’opinione indipendente e libera. Avvisi di fine indagini, contestazioni alle parti, sentenze di condanna, atti di difesa. Sono atti già oggetto di legittima discovery, solo che nessuno si è preso la briga di raggrupparli per quell’opinione pubblica che ha diritto di sapere se qualcuno ha sbagliato e perchè. E invece si cerca di attendere, girare attorno, vedere se il tempo non passa invano. Peccato

Non si vorrebbero quei documenti e chiarimenti per costruire una forca o palleggiare la responsabilità di quel che è successo tra varie persone o istituzioni. Ma solo e solamente per delimitare bene il perimetro di una vicenda che non si può liquidare addossandola a qualche pecora nera ed ai complotti mediatici. Ribadisco con forza che dal materiale parziale che abbiamo conosciuto esce un’inequivocabile necessità di riforma morale e materiale della categoria, oltre che responsabilità che vanno puntualmente precisate in capo ai singoli. Non significa che sono tutti corrotti, che c’è un Grande Vecchio, che so che è stato nascosto qualcosa, che presto usciranno altre intercettazioni, altre squalifiche o altri insabbiamenti.

Non so proprio nulla e nulla quindi adombro. Credo però di sapere che non si esce da questa situazione tramite raffiche di fuoco amico che si incrociano in tutte le direzioni. Queste sì portano chi segue la vicenda a pensare al peggio, a generalizzare e, laddove ci sia una precisa volontà, a strumentalizzare. A me invece piacerebbe sentire una volta per tutte come stanno le cose. Non ho un’opinione sulla gravità della colpa di chi ha telefonato chiedendo o suggerendo delle cose, ma nel momento in cui la circostanza diventa pubblica ho paura che sia appropriato prendere un decisione in un senso o nell’altro e quindi dedicarsi ai problemi TECNICI della categoria, ferma da anni al palo e adusa a sistemi che non sono più al passo con un gioco che si evolve a ritmi vertiginosi

Detto da uno che si è disperato per aver perso le scarpe a Morbegno ed aver lasciato, causa sospensione di una gara, la tuta a Sedriano, ho paura che le problematiche di chi deve arbitrare Eze e Petravicius piuttosto che Ere e Vukcevic facciano fatica ad essere gestite assieme a quelle relative a visite mediche e materiale. Ripeto, non provate ad accusarmi di insensibilità verso arbitri giovani e di categorie minori. Ma non si può, parere personale, occuparsi assieme degli uni e degli altri. Esigenze diverse, attenzioni diverse, tutto diverso. Così, tanto per dirne una delle cento che mi vengono in mente per migliorare in futuro

Spero di non leggere altre lettere in linguaggio burocratico e sottilmente polemico. Ovviamente se mi capiteranno in mano ne prenderò atto come dovere di ufficio. Ma spero che presto tutti quelli che spendono tempo e passione nel mondo arbitrale possano chiarirsi le idee e chiarile a noi. Decidere che per i professionisti ci devono essere i professionisti ad arbitrare, giudicare, insegnare, valutare. E questo lo devono stimolare le società, che invece son bravissime solo a nascondersi dietro qualche mignolo. Chi sta sotto le categorie principali non vale di meno, anzi. Ma va gestito con altri criteri, facendogli capire che si può essere importanti anche senza diventare Facchini o Cicoria. Buon weekend a tutti quelli che vanno in campo, ben oltre la retorica, sono con tutti voi

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7 Comments

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  5. armando armando

    sttoscrivo in pieno i due commenti di sopra.una osservazione da parte di chi per passione vede basket dalla lega a alla promozione maschile(e c femminile) da anni.a volte, di fronte ad arbitraggi sconcertanti, mi dico:a partite di serie d corrispondono arbitri da serie d.ma è vero anche che ci sono arbitri che non conoscono il regolamento, specie nelle minors; (ne dico una? il passi di partenza.) ed altri, a mio parere, che pur conoscendolo lo applicano in maniera, diciamo così, “alternata”.
    sarà una questione vecchia come il cucco, ma che a inizio stagione in molti campionati gli addetti ai lavori (a iniziare dagli arbitri) sappiano già chi verrrà promosso e chi retrocesso è un fatto, che prescinde dai valori in campo. e di amici che hanno appeso il fischietto al chiodo delusi dal sistema dopo anni di sacrifici e weekend regalati a questo splendido sport potrei fare un elenco..
    cordialmente

  6. Flickering Flickering

    Sante parole, Miguel Angel. Sante. A chi anni fa affermava che l’autoreferenzialità del mondo arbitrale era un rischio si dava del matto. In realtà, una parte dei “commissari speciali” sapeva molto bene che, per detenere un potere sufficiente da generare il “sistema”, occorreva la perfetta autoreferenzialità. I commissari speciali: l’unica parte del sistema basket sottoposta alla valutazione… solo di se stessi. Un potere enorme, ma nessuno capiva. È dovuto saltare il chiusino perchè si capisse cosa scorreva sotto. Oh, e questi “ultimi anni” sono almeno venti. Adesso non faranno null’altro che accapigliarsi; ora gli amici sono uno contro l’altro, per salvare la pelle non esiteranno a calpestarsi.

  7. Miguel Angel Betancor Miguel Angel Betancor

    L’aspetto divertente di questa querelle è che Tola, non pago della missiva, è anche andato a fare da osservatore a Sabetta.
    Quello che dici Flavio è vero, esigenze diverse, attenzioni diverse. Anche se il problema più grande è secondo me il basso grado di consapevolezza cestistica degli arbitri. Il sistema arbitrale italiano ha bisogno di essere contaminato (in senso tecnico, per altri versi lo è fin troppo). Non possono essere solo ex arbitri a gestire il settore arbitrale. E’ un sistema chiuso, autoreferenziale, che non ha il senso del gioco.
    Per il resto, non dimenticare che presidente e vicepresidente AIAP sono finiti nelle intercettazioni perché erano soliti interessarsi di cose non molto diverse da visite mediche e materiale. Il sistema è assolutamente medioevale: il potentato vesuviano, il feudo giuliano, il regno della sola sicilia. Questa a livello di serie A che controlla le serie minori, che a loro volta hanno sottosistemi influenti: il granducato di toscana, il baronato delle puglie, il regno sabaudo, il potentato romano e lo smantellato feudo ligure.
    In questo sistema, le regioni a più elevata alfabetizzazione cestistica (anche aribtrale) hanno avuto, negli ultimi anni, un ruolo marginale (e comunque gestito in maniera clientelare).

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