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Time Out: la trascrizione della presentazione di Palermo

Dott. Conte:     E allora, buonasera a tutti. E allora. Intanto grazie della pazienza soprattutto per avere atteso, ma ci sono.. non è semplicissimo mettere insieme appunto tutti i relatori con gli impegni e con le cose anzi li ringrazio anticipatamente.

Porgo i saluti del padrone di casa che è il presidente della Corte d’Appello che voleva ardentemente essere presente però purtroppo è contemporaneamente impegnato in un convegno di diritto tributario a Ragusa e rappresenta l’ufficio e quindi evidentemente in qualità di presidente della Corte non poteva mancare, quindi degnamente ne faccio le veci io oggi. E devo dire che l’occasione è particolarmente piacevole perché mi trovo a trattare di un argomento che ritengo molto interessante, molto bello e molto attuale soprattutto quale quello dei rapporti tra la giustizia sportiva e la giustizia ordinaria e in questo contesto abbiamo il piacere di ospitare anche un amico personale che è Flavio Tranquillo cui mi lega un lunghissimo rapporto di amicizia che è tra l’altro anche un diciamo frequentatore di queste aule non per motivi giudiziari grazie a Dio ma perché è un grande appassionato delle problematiche della legalità e devo dire che abbiamo anche la possibilità e discuteremo del suo libro che è un libro devo dire sportivo giudiziario nel senso che è un libro, ma avremo modo di approfondirlo in questo incontro odierno, che affronta una serie di tematiche che sono ripeto estremamente attuali. Proprio per rendere diciamo questo incontro abbastanza snello e soprattutto speriamo piacevole per l’uditorio do immediatamente la parola, ringraziandoli, ai nostri relatori.

I relatori di oggi sono il Prof. Mario Serio e il collega Piergiorgio Morosini, credo che non abbiano bisogno di particolari presentazioni. Il Prof. Mario Serio anche lui è un amico ed è ordinario di diritto privato comparato all’Università degli Studi di Palermo, ex Consigliere del CSM, ex presidente della Corte d’Appello Federale della FIGC ed è credo una delle autorità più significative che noi abbiamo Palermo, quindi per questo veramente lo ringrazio di cuore per aver accettato il nostro invito e soprattutto lo invito appunto a riferire quelle che sono le sue impressioni su questo libro e anche quelle che sono le sue considerazioni, perché credo che i rapporti tra la giustizia sportiva e la giustizia ordinaria siano veramente un argomento molto attuale e soprattutto sono un argomento che non sempre, per questo poi noi ci interroghiamo anche poi sul ruolo del giornalismo, non sempre sono adeguatamente spiegati all’opinione pubblica da parte proprio dei giornalisti. E questo problema del difetto di informazione credo che sia uno dei problemi sui quali oggi ci interrogheremo a fondo per capire se effettivamente le problematiche della giustizia dipendono soltanto dalla giustizia o anche da altri fattori esterni. Quindi ringrazio il Prof. Mario Serio e gli cedo la parola.

Prof. Serio:     Grazie mille al Consigliere Mario Conte per questo attestato di amicizia e per aver offerto una occasione molto ghiotta di riflessione su un tema che trascende quello dei rapporti tra giurisdizione ordinaria e giustizia domestica, per tale intendendosi quella sportiva, che appunto trascende l’aspetto puramente giuridico ma come vedremo e soprattutto come si vede in maniera direi scultorea in questo bel libro tocca il mondo dell’etica e dei rapporti interindividuali e anche endoistituzionali. Dico subito è un libro stimolante per come dire il modo vivido attraverso il quale sono descritte le vicende che fanno da sfondo al libro stesso, cioè l’ascesa ed il declino di una realtà sportiva senese che aveva raggiunto livelli di grande prestigio e che poi per fenomeni che cumulativamente possono descriversi attraverso un termine molto rude ma credo appropriato cioè avidità, avidità e complicità inteso questo termine nella declinazione plurale ha portato al declino di questa realtà in una città, Siena, in cui come dire la permeabilità del tessuto sportivo a fenomeni e a centri di potere sicuramente agenti all’esterno del circuito di legalità ha reso possibile questo risultato disastroso. Infatti è evidente come dire la nostalgia che nel libro aleggia a proposito dei tempi felici nei quali le affermazioni sportive della Mens Sana Basket di Siena appunto erano il fiore all’occhiello della città. C’è da chiedersi quanto, però, e quale sia stata la capacità di influenza di questi agenti esterni di carattere ambientale rispetto al conseguimento di questi successi. Purtroppo rimane un dubbio molto pesante ma direi anche razionalmente giustificabile che vi sia un rapporto di causa ed effetto tra contaminazione ambientale, concorso di interessi immeritevoli di tutela da parte dell’ordinamento giuridico sportivo e statuale e successo sportivo. L’avidità è sicuramente una delle cifre che consente la lettura di quel che è accaduto, ma è anche vero che l’apparato di legalità che avrebbe dovuto essere predisposto dall’ordinamento generale si è dimostrato fiacco, inconcludente, in alcuni casi anche sospetto di collusione. Dico che le realtà toscane, questa volta evadendo dal mondo sportivo, non sono come dire inconsuete, basti pensare a quanto di molto simile è accaduto nella città di Arezzo e anche in quel caso si riesce a trovare un filo rosso che collega i centri di potere e la loro capacità di influenza rispetto a manifestazioni come quella sportiva che come ci insegna la Corte Costituzionale già dal 2011 e come tralaticiamente la Corte di Cassazione ripete vanno valorizzate per la loro capacità espressiva di essere formazioni sociali rispetto alle quali opera la tutela costituzionale volta a preservarne e a garantirne una piena attività. Questa premessa quindi è su un libro stimolante e che poi voglio citare un passo che come dire è la vera polizza di assicurazione rispetto a sospetti di eccessiva foga colpevolista nel libro. C’è un punto in cui l’autore autodenuncia un fatto assolutamente marginale anzi direi totalmente irrilevante nell’economia della storia ammettendo che quel fatto e la condotta personale che aveva dato origine al fatto dovessero essere annoverati tra gli errori irripetibili o, meglio, da non ripetersi. Ora tutto questo allontana dal libro l’ombra della.. come dire del pamphlet violento, persecutorio o peggio ancora interessato, è una candida molto documentata ricostruzione di fatti ed eventi che purtroppo tratteggiano un diffuso costume italiano, costume che tende a precostituire posizioni di vantaggio soprattutto se ricche di riconoscimenti economici al di là o contro i meriti e al di là e contro il circuito di legalità. Un’esperienza simile di qualche anno.. anzi sostanzialmente simultanea soltanto che l’epilogo è stato anticipato grazie ad una sapiente regia investigativa nel mondo del calcio. Anche lì le affinità, si ricorda nel libro come tra i protagonisti della vicenda senese e la vicenda nota come calciopoli del mondo sportivo italiano entrambi i protagonisti, non occorre fare i nomi, sono sulla punta della lingua di tutti, fossero nati in paesi della provincia di Siena distanti tra loro pochi chilometri, quindi come dire senza scadere nel razzismo geografico è evidente che le manifestazioni più plateali di concezione dei rapporti sociali come esclusivamente vivificati dall’interesse, dal denaro e dalla precostituzione di posizioni di potere sia fenomeno riconoscibile in tutte le porzioni del mondo sociale e lo sport ovviamente non ne è immune. Sono troppe e troppo allettanti le tentazioni che si offrono agli occhi e alla opera di coloro che in questo mondo in funzione primaria o in funzione comprimaria agiscono perché ci si possa sottrarre se non si è portatori di una solida e veramente intimamente persuasa come dire concezione della legalità come vero antidoto alle tentazioni stesse. Questo libro tuttavia – è questo come dire il rilievo sul quale vorrei concentrare questa presentazione – si muove su uno sfondo istituzionale di particolare delicatezza ed è uno sfondo costituito dai rapporti tra ordinamento statuale e ordinamento sportivo e quindi un mondo come dire contrassegnato dalla autonomia di quest’ultimo rispetto all’ordinamento statuale costituendo questo sistema di rapporti lo sfondo di svolgimento della vicenda qualunque lettore, qualunque interprete, qualunque appassionato di sport deve a mio avviso rifuggire dal rischio, quello cioè di travolgere un bene ed un valore che a mio avviso va preservato ricorrendone le condizioni che è quello dell’autonomia dell’ordinamento sportivo. Negare questa inveterata possibilità che come la Corte Costituzionale nel 2011 rileva è fenomeno comune alla comunità internazionale, non a caso ci sono come dire dei centri direttivi della disciplina dello sport e dell’ordinamento sportivo che fanno capo ad entità sovranazionali comunemente riconosciute dicevo questo sistema volto a segregare le regole ordinamentali sportive da quelle statuali ha un fondamento nel caso del diritto italiano molto robusto come vi dicevo ed è direttamente da riconnettere al riconoscimento costituzionale delle formazioni sociali in genere, nozione questa sicuramente estensibile anche al campo dell’associazionismo sportivo. Ora il sistema dei rapporti tra ordinamento statuale e ordinamento sportivo ha trovato dopo tormentate vicende legislative ed interpretative credo un sufficiente grado di intellegibilità e anche di come dire stabilità. A questo hanno concorso certamente la dottrina, mi piace citare un libro di recente edizione scritto da Renato e Paolo Grillo sul diritto penale sportivo di grande interesse perché tende a come dire descrivere le simmetrie e le asimmetrie nei rapporti ordinamentali quindi ha concorso certamente la dottrina, ha concorso la giurisprudenza a partire dalla Corte Costituzionale via via fino a due sentenze recentissime delle Sezioni Unite una delle quali ha come relatore, mi piace citarlo per un doveroso tributo di stima che è Roberto Conti, che in maniera limpida e in maniera come dire attraverso una traiettoria argomentativa direttamente derivante dai principi della Corte Costituzionale ha in modo rassicurante recuperato la ineliminabilità dell’autonomia dell’ordinamento o degli ordinamenti sportivi. Non occorre qui come dire rievocare la scaturigine, la formidabile scaturigine dogmatica di questo fenomeno direttamente ascrivibile all’ingegno di Santi Romano e la sua teoria istituzionistica, quel che conta oggi sul piano della realtà concreta e sul piano della disciplina dei fenomeni di disvalore connessi a questa autonomia quel che conta rilevare è che il sistema di regole rispetto alle quali come dicono le Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione non esiste un apprezzabile interesse dello Stato alla disciplina, ciò che giustifica quindi l’accentramento in capo agli organi di giustizia sportiva della potestà regolamentare esplicantesi e sul piano normativo e sul piano sanzionatorio e sul piano naturalmente anche inquirente dicevo questo sistema di valori deve essere preservato perché la commistione che si determinerebbe nel sovrapporre alla regola sportiva con efficacia preminente quella statuale comporterebbe la esazione di prezzi molto molto salati e che effettivamente la comunità non potrebbe sopportare. Immaginate voi che si possa adire il giudice ordinario, lasciamo perdere le diseconomie sul piano della stasi e quindi l’aggravamento dei tempi di giustizia, immaginereste voi di adire il giudice ordinario per la squalifica di una giornata ad un atleta o addirittura per la interpretazione dei criteri di regolarità di una gara? La risposta è no e come dire ha un carattere quasi intuitivo e scontato, ma non è un no semplicemente frutto di una tradizione che ormai è epidermicamente introiettata dai cultori del diritto, è frutto di un ragionamento di solida costruzione giuridica, vale a dire la compatibilità in un sistema ordinamentale maturo di regole collaterali che servano a soddisfare interessi circoscritti della comunità alla condizione irrinunciabile ovviamente della non contraddizione dei principi fondamentali dell’ordinamento statuale da parte dell’ordinamento sportivo. C’è una clausola di salvaguardia che ha il carattere dell’ovvietà e che costituisce un ostacolo insormontabile per ciò che attiene alla piena esplicazione dell’autonomia dell’ordinamento sportivo, la preservazione dei valori costituzionali ad esempio e la preservazione delle norme imperative di diritto sostanziale sicché poi come dire il culmine, la massima espressione del principio di autonomia ordinamentale sportiva ha una natura eminentemente procedurale, cioè la determinazione della scansione di tempo e di forme dello svolgimento del processo sportivo naturalmente in applicazione di un sistema valoriale tipico del mondo sportivo e di un apparato sanzionatorio compatibile con quel sistema valoriale ma mai antagonista di quello ordinamentale statuale. Ed allora, e per concludere, può apparire come dire provocatoria o paradossale questa affermazione, ma io credo che in fondo abbia un solido piede nella realtà, in una realtà accettabile, in una realtà pienamente coerente al disegno costituzionale che sta alla base del nostro ordinamento: oportet ut scandala eveniant. Vicende come calciopoli, vicende che cioè vedevano asserviti coloro che avrebbero dovuto assicurare la regolarità delle competizioni, i designatori degli arbitri per esempio, o gli arbitri stessi, in contatto in proprio, continuo, incalzante e venato da un profondo timore riverenziale nei confronti di dirigenti sportivi sembra costituire la negazione più evidente e più intollerabile dei principi che dovrebbero fare corona all’autonomia dell’ordinamento sportivo, però l’ordinamento sportivo, gli ordinamenti sportivi settoriali, quindi quello del basket e quello del calcio, hanno saputo trovare le proprie risorse al fine di reagire in forma – per usare un termine caro alle Sezioni Unite – demonitoria di questi fenomeni di grave deviazione di condotte umane rispetto al modello ordinamentale. Allora, naturalmente il mio messaggio non è quello dell’auspicio a che nuovi fenomeni si ripetano al fine di corroborare ulteriormente le fondazioni dell’autonomia del diritto sportivo, tutto al contrario, voglio però dire che più come dire forti e ben costruiti saranno gli argini in termini reattivi rispetto ai fenomeni di devianza dell’ordinamento sportivo, più come dire forte e significativa sarà la condivisione di queste risposte da parte della comunità all’interno della quale esse operano e maggiori saranno le probabilità della preservazione dell’autonomia dell’ordinamento sportivo e della accettazione di questo principio da parte dell’ordinamento statuale. L’ordinamento statuale in altri termini e conclusivamente riconoscendo l’autonomia dell’ordinamento sportivo e degli ordinamenti di settore che vi fanno corona, compie un investimento fiduciario sui titolari di questa autonomia perché sappiano governarla in una forma ordinata e in una forma ripeto non contraddittoria rispetto allo schema generale e ordinamentale dello Stato. In questo senso credo che dobbiamo essere debitori a Flavio Tranquillo per questo bel saggio e soprattutto per la manifesta mai nascosta passione civile che lo anima che poi è forse il più incoraggiante e il più apprezzato degli attributi del libro stesso.

Dott. Conte:     Ringrazio il Prof. Serio come sempre per la chiarezza dei suoi concetti e per il coraggio che lui ha nel dire sempre pane al pane, vino al vino, cioè nel senso nelle sue affermazioni c’è sempre una profonda base di verità e soprattutto torno a dire di consapevolezza del fatto che degli errori sono stati commessi e che comunque il nostro sistema colgo anche nelle sue parole conclusive una fiducia nel fatto che il sistema sportivo come sistema ordinario hanno comunque gli anticorpi per risolvere e per superare quelli che sono i problemi. Il problema principale è avere consapevolezza di tutto ciò e in quest’ottica io cedo la parola adesso al secondo relatore di oggi che è il collega Piergiorgio Morosini, attuale Gip del tribunale di Palermo ex Consigliere del Consiglio Superiore della Magistratura, anch’egli un amico, che ha sicuramente la possibilità su questa traccia che è stata già solcata dal Prof. Serio di proseguire in questo nostro dibattito odierno.

Dott. Morosini:  Io ringrazio Mario che ha organizzato questa iniziativa. Mi fa molto piacere essere qui a discutere con voi del libro di Flavio Tranquillo. È un libro che fa riflettere e fa riflettere su vari aspetti. Molto importante penso che sia il ruolo di chi racconta lo sport oggi in questo momento storico. Noi lo sappiamo, lo sport è una metafora della vita, passione, delusione, sogni, successi, sconfitte, il risultato da raggiungere quindi la determinazione nel raggiungerlo, il coraggio, la depressione nel momento in cui non riesci ad ottenerlo. È un ruolo importante quello di chi racconta lo sport perché lo sport veicola messaggi significativi per la vita, per la vita privata e anche per la vita pubblica. E parlo dello sport a tutti i livelli, anche dei commentatori e dei cronisti dello sport a livello locale. Pensate oggi ai giornalisti sportivi che devono commentare ad esempio il tema del “booo” negli stadi o quanto sia importante magari anche per un cronista locale descrivere nel modo giusto una partita di un campionato minore in cui al gol segnato magari da un ragazzo extracomunitario c’è non solo il tripudio del pubblico locale ma l’abbraccio di tutti i compagni della sua squadra, perché quello è una forma di manifestazione di integrazione importantissima attraverso lo sport e raccontarla in un certo modo può veicolare dei messaggi rassicuranti sotto vari aspetti. Pensate a come può essere raccontata la vicenda del doping, non pago del doping finanziario adesso, parlo del doping tout court, il doping che può lanciare un messaggio devastante cioè che si può vincere con i trucchi, che si può vincere non sulla base della propria preparazione, della propria fatica ma di qualcosa che ti fa rendere in un certo modo oltre quelle che sono le tue capacità e le tue possibilità, quindi pensate a quello che è il rimando di questo messaggio, l’effetto di questo messaggio sui giovani che si preparano non solo all’attività sportiva ma a qualunque attività e a qualunque sfida della vita per arrivare sino al doping finanziario. È un pò la parabola della Mens Sana che viene raccontata da Flavio Tranquillo. Ecco, un punto importante, fondamentale per quella che è stata la mia lettura, che riguarda quindi la responsabilità di chi lo sport lo racconta perché lo voglio dire, è qui presente, a me è piaciuto molto dell’approccio di Flavio l’appello alla responsabilità, l’autocritica rispetto a quella che è l’attività dei giornalisti, di chi si occupa di certi fenomeni sportivi ad altissimo livello. Mi ha colpito l’autocritica sull’atteggiamento della stampa soprattutto quando fa riferimento alle domande mancate in certe epoche storiche in cui quella squadra stravinceva ed era veramente il fiore all’occhiello dello sport italiano, le domande mancate per non sgualcire l’immagine di una squadra vincente e mi sono chiesto: ma questo fatto quante volte accadrà nella realtà sportiva a tantissimi livelli? Qui non si può parlare di dolosa responsabilità del giornalismo, è una sorta di self strength che può avere diverse spiegazioni, diverse giustificazioni che possono essere legate a motivi commerciali, possono essere legate ad esigenze di carriera anche del singolo giornalista, ma in realtà, guardate, questo è un fenomeno che riguarda un po’ tutti i campi, è il tema del voltarsi dall’altra parte. Quanto è importante nella parabola del nostro paese il tema del girarsi dall’altra parte di chi ha la responsabilità invece di guardare negli occhi la realtà? Ecco, vorrei chiedere a Flavio questo, perché questo è chiaro, è anche una pagina importante di giornalismo di inchiesta, è un giornalismo di inchiesta che si nutre però soprattutto delle indagini dei processi penali, mi chiedo se ci sia ancora la possibilità oggi di fare un giornalismo di inchiesta che vada oltre la linfa che si trae dalle indagini della giustizia ordinaria o dai processi della giustizia ordinaria perché questo è un tema molto importante, anche questo riguarda anche altri settori. Perché un giornalismo di inchiesta che riuscisse ad andare addirittura oltre i materiali della giustizia ordinaria probabilmente riuscirebbe a fare prevenzione seria rispetto a certe cose, la giustizia penale di solito, quando interviene, interviene sulle macerie, quando il danno alla società tout court, non alla società sportiva, è già fatto e quindi sotto questo profilo, ecco questa è una domanda che vorrei veicolare a Flavio e che davvero mi interessa: un giornalismo di inchiesta oggi è possibile, è possibile anche oltre le aule di giustizia, il materiale delle aule di giustizia? La storia che viene raccontata in questo libro riguarda molto il rapporto tra gli imprenditori e le squadre sportive, la storia recente della Mens Sana è una storia che.. direi emblematica dei rapporti che ci possono essere fra imprenditorie e squadre sportive, è un tema in realtà anche in questo momento è sotto la lente di ingrandimento anche davvero di grandi organi investigativi del nostro paese. Se noi guardiamo le relazioni della DIA della Direzione Investigativa Antimafia e della Procura Nazionale Antimafia degli ultimi anni, ci rendiamo conto di come fenomeni distorsivi di questo rapporto tra imprenditoria e sport si manifestino a diversi livelli e soprattutto siano un serbatoio enorme del rafforzamento di certe realtà criminali. Sotto certi aspetti mi sembra che lo sport abbia davvero sostituito la religione. Mi spiego meglio. C’è un bellissimo libro di Michele Pantaleone degli anni ’50, “mafia e politica”, che racconta questo, di come nel secondo dopoguerra i vari capimafia locali dei piccoli centri della Sicilia cercassero a tutti i costi di assicurarsi la gestione della festa del santo del paese perché questo dava loro la possibilità di avere un riconoscimento sociale molto importante, di far crescere la caratura della loro immagine, sostanzialmente di avere consenso sociale. Ecco, probabilmente oggi da quello che ci raccontano molte inchieste, il notabile locale, questo non vale solo per lo sport ad altissimi livelli, vale anche per lo sport addirittura dilettantistico, il notabile locale, l’imprenditore locale investe nella società sportiva di calcio o di basket, di calcio di solito, per promuovere la propria immagine, per riciclare il denaro, per creare uno strumento di raccolta del consenso per eventuali carriere politiche. Ecco, il mecenatismo nello sport diciamo oggi va visto sempre con.. diciamo con l’occhio critico, ecco, su questo io penso che il giornalismo di inchiesta possa fare tanto ancora nel nostro paese e in questo caso potrebbe fare tanto non solo per lo sport ma per la società, per la collettività, per la comunità intesa in senso ampio. Io non voglio farla lunga perché ripeto sono venuto qua soprattutto per ascoltare le considerazioni degli altri e sui rapporti tra giustizia sportiva e giustizia ordinaria abbiamo sentito l’intervento argomentato, argomentatissimo del Prof. Mario Serio e quindi io rischierei di ripetere male determinate cose, sicuramente la mia preparazione è di gran lunga inferiore rispetto alla sua, vorrei solo offrire uno spunto di riflessione a questo discorso. Mi chiedo se sulle grandi questioni dell’illegalità nel circuito sportivo la giustizia sportiva riesca a muoversi in maniera davvero efficace anche senza il materiale che gli può arrivare dalla giustizia ordinaria. Cioè mi spiego meglio. La giustizia sportiva avrebbe delle fortissime potenzialità per muoversi autonomamente, avrebbe uno spazio di manovra molto più ampio della giustizia ordinaria perché ha criteri di imputazione che sono molto più elastici, ha un sistema probatorio che ragiona molto per presunzioni, ha dei tempi di verifiche e di accertamento che sono sicuramente più snelli, cioè ha delle caratteristiche che potrebbero rendere la giustizia sportiva davvero incisiva ed efficace per prevenire determinati fenomeni criminali all’interno di questo mondo, mi sembra invece che le iniziative sui grandi temi che riguardano l’illegalità nello sport muovano quasi sempre nel nostro paese da una indagine a monte che è stata fatta dalla giustizia ordinaria e questo naturalmente comporta una serie di disfunzioni e di discrasie. Lo dicevo prima, di solito si interviene quando i danni sono abbondantemente fatti. Credo che anche la realtà calcistica di Palermo questo lo possa a questo punto testare e constatare in maniera molto forte purtroppo, una città importante come Palermo costretta ad assistere al campionato di serie D della sua squadra a causa di tutta una serie di passaggi a vuoto che probabilmente in tanti anni che potevano essere probabilmente anche bloccati prima e si potevano evitare determinati effetti. Però guardate che questo è un qualcosa che accade.. è una lezione anche questa dei rapporti tra la giustizia sportiva e la giustizia ordinaria che vale per tanti campi perché, guardate, in questo tavolo io e Mario facciamo i magistrati, la magistratura recentemente è stata coinvolta in uno scandalo senza precedenti, questo è avvenuto perché la giustizia ordinaria, le indagini penali hanno fatto emergere determinate cose, i sintomi di un certo sistema malato probabilmente erano in parte evidenti a molti di noi, ma non siamo stati capaci con la nostra giustizia interna, perché anche noi abbiamo meccanismi di giustizia interna, di paralizzare determinati fenomeni di deterioramento della vita della magistratura. Allora in questo io, in questa vicenda che viene raccontata con dovizia di particolari da Flavio Tranquillo ritrovo in realtà davvero la metafora della vita pubblica italiana oltre che di tante parabole di vita privata e quindi ritengo questo lavoro personalmente preziosissimo. Noi oggi abbiamo la possibilità, c’è tutta una letteratura sportiva che ci racconta delle storie a livello di vita privata oppure di grandi questioni pubbliche che ci aiuta in realtà a capire quali sono le dinamiche della nostra società, i problemi della nostra società e ci indica anche in fondo delle ricette per venire a capo dei nostri problemi. Io, e ho concluso, sono rimasto colpito e voglio finire proprio con questa citazione di una risposta ad una intervista proprio di Flavio sul cosa rimane a Siena dopo il fallimento della Mens Sana, è una intervista che hai rilasciato a LINKIESTA, perché secondo me hai dato una risposta in cui mi sono ritrovato molto. Cosa rimane a Siena dopo il fallimento della Mens Sana? E Flavio ci dice: “Rimane il radicamento della pallacanestro, una tradizione che viene da lontano. Talmente forte da resistere anche oggi che la squadra non gioca. Rispetto molto questo sentimento. Così forte che tantissimi tifosi sono disposti spesso a qualsiasi cosa pur di avere una squadra in campo. Mi piacerebbe invece che a Siena (e altrove!), rimanesse l’amore per la maglia, ma che sparisse una volta per tutte la tendenza a non farsi domande. È vero che i media devono farsene più degli altri, ma se in cinque anni falliscono due realtà così lontane nella stessa città, quelle domande riguardano l’intera comunità”.

Ecco, io mi ritrovo pienamente nelle parole di Flavio che ringrazio per questo suo lavoro e per il suo impegno professionale che personalmente mi appassiona moltissimo. Grazie.

Dott. Conte:     Non posso che ringraziare veramente di cuore Piergiorgio e devo dire con un pizzico di orgoglio di essere felice di avere scelto in maniera veramente, lo dico, veramente con soddisfazione i relatori, perché la passione con cui Piergiorgio ha fatto autocritica perché, vedete, noi ci troviamo in un’epoca storica in cui fare autocritica non è facile, sembra sempre come se gli altri abbiano torto, siano la causa dei problemi mentre invece noi in fondo non abbiamo fatto nulla. E credo che questo libro, e adesso penso che sia assolutamente doveroso, lo so che c’è un intervento programmato che poi avremo di Sergio Lari, però credo che sia assolutamente doveroso al termine di questi ringraziamenti che abbiamo fatto in modo corale, passare un po’ la parola a Flavio, perché credo che Flavio con questo libro sia proprio la evidente dimostrazione dell’autocritica che un giornalista fa nel mondo del giornalismo, un’autocritica che nasce proprio dalla consapevolezza degli errori commessi. E, vedete, il fatto di scendere in campo, di non stare più soltanto a guardare, credo che sia una cosa che ognuno di noi, non tanto da magistrato o da giornalista, da professore universitario, ma da cittadino debba fare. Io a questo punto credo che sia arrivato il momento di lasciare la parola a Flavio ma già c’è una domanda che ti ha fatto Piergiorgio, io ho una domanda che mi viene spontanea un po’ provocatoria. Io so bene perché è nato questo libro, so bene anche perché si chiama in un modo particolare, perché il Time Out come voi sapete è un modo per interrompere la partita, per riflettere su qualche cosa, su cosa non è andato, l’allenatore lo chiama quando la sua squadra non va bene. Io…

Dott. Morosini:  Anche per togliere il ritmo agli altri.

Dott. Conte:     E anche per togliere ovviamente il ritmo agli altri. Nel calcio non c’è, ma nel basket, è uno sport superiore decisamente, c’è. Io volevo chiedere però una cosa a Flavio, se al termine della stesura di questo libro tu hai ancora fiducia nella giustizia sportiva e nella giustizia ordinaria.

  1. Tranquillo: Intanto grazie per la presenza, grazie ad avermi invitato e grazie è un po’ poco rispetto a quello che hanno detto il Prof. Serio e quello che ha detto Piergiorgio. Per me stare qui è molto, molto più difficile che per un giocatore di basket giocare al Madison Square Garden o per uno di calcio giocare a Wembley o a Santiago Bernabeu per l’enorme rispetto che porto per questo posto. Detto questo, sì incrollabile fiducia nella giustizia, mi viene da dire, e credo e spero che sia un valore, che sia un plus, non cieca fiducia, non fiducia a prescindere, non fiducia se assieme alla fiducia non c’è anche quello stimolo per collegarmi alla domanda di Piergiorgio che deve venire in generale anche dall’esterno e in particolare da quella parte del mondo esterno che è deputata a essere non solo cane da guardia della democrazia che è una possibile definizione, una corretta definizione del giornalismo anche perché arriva dalla corte europea, ma anche stimolo io credo e spero. La risposta veloce è questa, incrollabile fiducia. Incrollabile fiducia corroborata dalle molte situazioni, non ultima questa in cui alla fine come appunto e parte della domanda di Piergiorgio alla fine il materiale per poter ragionare su qualcosa di certo arriva pur sempre dall’autorità giudiziaria. Quindi sì. Non necessariamente però adesione piatta e preconcetta a tutto quello che viene fatto o a un sistema come per esempio è quello della giustizia sportiva che io non critico nei termini di “non mi piace”, ma di cui mi piacerebbe stimolare una risposta vera perché per quello che capisco io da quello che hanno detto loro la somma di è logico e perfettamente radicato che ordinamento statuale ordinamento sportivo possano e debbano essere divisi, sempre naturalmente rispettandosi vicendevolmente e se Piergiorgio ci dice che c’è molto più spazio e ci sono tempi più snelli beh, secondo me mille giorni per arrivare ad una decisione non sono tempi snelli e in questo caso ci sono stati mille giorni per arrivare a una decisione. È chiaro che se ci limitiamo a dire “eh, dovevate farlo prima” probabilmente potremmo anche dire una cosa giusta forse condivisibile in cui io credo ma non basta, se invece proviamo a prendere qualche cosa da questa vicenda, da questi mille giorni e domandarci “perché mille giorni, come potrebbero diventare cento, se diventassero 100 calpesteremmo qualcosa?”. Allargando lo sguardo potremmo dire se parliamo professionisti è chiaro che parliamo di un contesto diverso e la massima espressione di pallacanestro mondiale ha un sistema di giustizia che sicuramente e giustamente farebbe inorridire tutti quelli che sono in questa sala perché parliamo, adesso cerco di semplificare, di un collegio monocratico che decide in 24-48 h. Però non è necessariamente solo affrontabile in quel senso. Quello è un sistema di giustizia, diciamo un sistema di sanzioni, così stiamo più sulle generali, che dà delle risposte che sono particolarmente congruenti con quella che è la domanda del committente, il committente è una libera associazione di imprenditori privati che si chiama NBA, e probabilmente ne avete sentito parlare anche se non vi occupate di pallacanestro, è un prodotto mondiale, capisco bene la differenza che c’è tra erogare giustizia per conto di una libera associazione di imprenditori privati e per conto per esempio di una federazione sportiva inserita in un sistema, però non mi fermerei qui perché tra 24-48 h e mille giorni deve poterci essere un qualcosa in mezzo, perché io credo che dopo mille giorni perda completamente di significato un verdetto della giustizia sportiva che oltretutto come in questo caso, e ci sono delle ragioni, è appellabile, è oggetto di come è stato in questo caso di un rinvio e quando diventa definitivo i giorni sono diventati duemila e non sono più mille. Ragionare di questo è sicuramente possibile, come è sicuramente possibile o doveroso fare un giornalismo di inchiesta senza fare copia e incolla degli atti giudiziari e senza doversi semplicemente schierare su l’accusa, la difesa, deve essere possibile. Perché sia possibile il problema è culturale. E qui mi fermo.

Dott. Morosini:  Anche perché Flavio, in presenza di un giornalismo di inchiesta che precede e addirittura comunque va oltre la giustizia ordinaria voi fornite le chiavi di lettura a noi per capire meglio quella realtà in anticipo. Cioè in passato, parliamo del giornalismo politico, c’era un filone di giornalismo che anticipava a tal punto le inchieste penali che forniva le chiavi di lettura per capire la realtà. Ecco, questo può accadere anche a livello sportivo ovviamente.

  1. Tranquillo: Dovrebbe accadere anche a livello sportivo e quando parlo di problema culturale dico una cosa che è molto generica. Se vogliamo scendere nello specifico, e credo che valga la pena di farlo, io ti posso dire perché la mia consapevolezza era zero nel 2003, 10 nel 2007 e forse piano piano adesso è 20 nel 2019. Sicuramente per questioni di autocensura. Quello. Il self strength è chiaramente il punto, bisogna capire da dove viene l’autocensura. È molto composita, è una cosa che nasce da tante sfaccettature, alcune delle quali sono estremamente banali, sono anche estremamente ridicole e sono estremamente difficili da confessare non perché siamo in un’aula che è dentro il palazzo di giustizia, ma è difficile dire che se tu dici “ma, scusate – come in questo caso per esempio – tu sai che genericamente – adesso sono molto grossolano, ma è per aiutare la discussione – per fare una squadra che raggiunga i livelli che ha raggiunto Siena non si può fare con meno di 20-25 milioni di euro?”, tu prendi il bilancio e al bilancio c’è scritto che i salari e stipendi quindi che includono non solo i giocatori, ma gli allenatori, gli impiegati, eccetera, eccetera, sono 5 milioni. Non è un numero a caso, erano 5.122.000 euro. È chiaro che è un dato che qualche cosa deve significare. Però tu dici lo dici magari ad un tuo collega e il tuo collega dice “ma no, sono bravi”. Guardate che succede. Poi lo dici a cinque altre persone che lavorano dentro l’ambiente e ti dice “no, no, ma guarda è normale, perché loro fanno delle operazioni, ma tutto.. tutto perfetto”. L’autocensura è questa, è non farsi una domanda vera, accontentarsi di una risposta mentre è molto difficile trovare una risposta che per tecnica e per etica, perché ci vogliono tutte e due, possa essere credibile è facilissimo trovare risposte rassicuranti. E l’altro meccanismo che funziona molto bene è io ancora oggi rimango della mia idea, in campo la squadra è stata una grande squadra, è una grande squadra, non levo un millimetro, quindi quando tu dici questa è una grande squadra, questa è una grande azione difensiva vieni applaudito, applaudito in senso lato. Se provi però a dire un’altra cosa vieni aggredito in senso lato con mille sistemi. Si parla sempre di querele temerarie, no! Questo è sicuramente un problema. Io una querela temeraria qui l’ho presa, non sul libro, molto prima, per aver avanzato questo concetto: se Siena che viene continuamente attaccata perché in Italia verrebbe protetta dagli arbitri dice è ingiusto attaccare una squadra con questa metodologia, non può poi giocare al giovedì in Europa e dire che perde per colpa degli arbitri, se vince per proprio merito in Italia non può dirmi che perde per demerito degli arbitri in Europa a meno che non abbia in mano qualche cosa. Un argomento puramente logico è diventato non una querela ma diciamo un preannuncio di querela con richiesta di composizione, eccetera, eccetera. Chiudo per dare il quadro, sembra una scusa e le scuse quando non sono richieste sono un’auto… non è una scusa, però sei da solo, devi imparare a star da solo, devi imparare a star da solo, a non nasconderti dietro il fatto che a volte non sono solo i colleghi o gli interessati o i faccendieri che ti danno delle risposte non vere, rassicuranti o che ti fanno capire che è meglio lasciar perdere, a volte, e parlo genericamente, sono quelli con cui lavori, sono quelli che avrebbero più responsabilità di dirti: “no, adesso tu mi spieghi come è possibile”. Una volta dovrebbe arrivare uno da sopra e dire: tu, che hai tempo di occuparsi della cosa adesso mi spieghi come con 5.122.000 euro questa squadra va in semifinale di Eurolega, perché finché non troviamo una spiegazione noi non siamo contenti”. Se succede il contrario, la somma di tutte queste cose fa quella situazione culturale di cui parlavo io. Credo che mettere in piazza queste difficoltà possa aiutare, spero possa aiutare domani qualcuno a svegliarsi prima dei 57 anni e prima di aver sbattuto proprio contro 20.000 pagine di atti giudiziari come quelli dell’inchiesta.

Dott. Conte:     E allora…

Prof. Serio:     Mario?

Dott. Conte:     Sì.

Prof. Serio:     Una breve.. brevissima risposta a Piergiorgio.

Dott. Conte:     Sì, assolutamente Mario. Prego.

Prof. Serio:     E allora. Il quesito che Piergiorgio pone circa la, come dire, astratta strutturale possibilità della giustizia sportiva di funzionare proficuamente indipendentemente dai contributi della giustizia ordinaria purtroppo per la mia esperienza non posso che rispondere in senso negativo. Non vi è una sola indagine, parlo del campo calcistico, significativa (calciopoli, fenomeni di doping amministrativo, fenomeni di doping chimico) che non abbia avuto come volano una indagine penale. Ma le ragioni sono in parte come dire quello che diceva Flavio Tranquillo poco fa, un po’ come dire autocensorie da parte dello stesso ordinamento di settore, in parte sono direttamente collegate alla esiguità dei mezzi di cui dispone la giustizia sportiva per procedere speditamente. Un esempio su tutti, la incoercibilità della presenza perché forniscano il loro contributo come persone informate sui fatti di non tesserati, la cui deposizione sarebbe decisiva ai fini dell’indagine. Non esistono strumenti. Per i tesserati esiste lo strumento dell’art. 1, parlo dell’ex art. 1 del codice di giustizia sportiva, cioè la violazione dei principi di correttezza e probità, ma per un estraneo non vi è alcuna possibilità. Bene, questa rigidità, e torno appunto al tributo da rendere alla giustizia sportiva, a questo risultato o, meglio, alla mitigazione delle conseguenze negative di questa struttura bipolare dei rapporti ha contribuito la giurisprudenza di legittimità nel configurare la possibilità per l’ordinamento statuale di intervenire surrogatoriamente rispetto a quello sportivo nell’ipotesi di pregiudizi patrimoniali determinati da condotte antisportive. Nel sistema della legge del 2003 infatti lo dice la Corte Costituzionale, l’affermazione è stata recepita dalla giurisprudenza di legittimità, abbiamo un sistema tripolare di tutele, una delle quali questa volta riservata alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo consiste appunto nel ristoro del pregiudizio patrimoniale conseguente a condotte antidoverose in senso lato. Ma conclusivamente non è immaginabile che si rompa il sodalizio tra giustizia ordinaria e giustizia sportiva, ma devo anche dire però, e mi piace dirlo in presenza dell’estensore di due importantissime sentenze penali della Corte di Cassazione, che se il momento genetico delle indagini sportive coincide nella totalità dei casi della mia esperienza almeno con l’innesco del procedimento penale, per la consecutio temporum si inverte la sequenza, è più rapida la giustizia sportiva e devo dire che i risultati importantissimi conseguiti dalla giustizia sportiva, ancora una volta il caso calciopoli lo posso fare per essere stato l’estensore di tutte le sentenze di calciopoli da Moggi in poi, sono state pienamente confermate in tutti e tre i gradi di giudizio per cui è un fenomeno come dire di rincorsa tra debitore e creditore. La giustizia sportiva originariamente debitrice di quella ordinaria alla fine costituisce come tributaria quella ordinaria che interviene successivamente, quindi è un fenomeno molto, molto felice di cooperazione verso un risultato di legalità. È anche vero, è anche vero che possono darsi delle sacche di copertura da parte della giustizia sportiva in talune circostanze, può essere capitato. Ma alla fine, alla fine si recupera il filo di Arianna, cioè prevalgono le forze della legalità rispetto ai tentativi. Ci sono state delle stagioni buie, tutto il problema riguarda la selezione dei giudici sportivi. Una grave involuzione che ha portato mediocri personaggi della Federcalcio, mezze figure che hanno comportato il grande risultato di scegliere commissari tecnici della nazionale che non ci hanno portato ai mondiali, bene, queste mezze figure anche in senso proprio come dire altitudinale hanno fatto sì che venisse smentita una regola fondamentale della scelta dei giudici sportivi ad opera di una commissione indipendente e hanno riattribuito al consiglio federale fatto da dirigenti, anche da dirigenti di società, il compito di scegliere i giudici, i propri giudici.

Dott. Conte:     E allora. Intanto io ringrazio Fabio Giambrone di essere venuto tra noi, avevamo invitato il sindaco che si è scusato, Fabio è con noi, anche lui è un amico. Io volevo passare la parola a Sergio Lari il cui intervento è programmato, rappresentando però, raccogliendo un po’ questo assist tanto per rimanere in termini sportivi che lanciava Piergiorgio. Io ho anche una speranza, perché devo dire che la riforma della giustizia sportiva forse probabilmente è una riforma con la creazione del collegio di garanzia, diciamo che forse vuole dare un po’ un impulso di coraggio anche alle federazioni, al CONI, Mario forse è un po’ perplesso e ci spiegherà anche il perché, però credo che ci sia un tentativo anche qui di invito ad una maggiore attività probabilmente anche da parte delle federazioni, da parte del CONI, se poi questo invito sarà raccolto probabilmente soltanto il tempo ce lo dirà. Comunque volevo passare la parola a Sergio per il suo intervento. Sergio è.. anche lui non ha bisogno di particolari presentazioni, lo… mi piace ricordare il suo.. Sì, puoi metterti qui tranquillamente ai microfoni. Mi piace ricordare che il suo titolo più importante è quello di presidente della nazionale basket magistrati, mi permetto di dire.

Dott. Lari:      Grazie. Io ho letto il libro di Mario da appassionato di basket e ho colto come Mario metteva bene in evidenza la sofferenza con la quale egli ha affrontato da grande appassionato di sport il tema, il tema della corruzione nella gestione delle società sportive, perché nel momento in cui Flavio mette in luce i grandi meriti sportivi di una squadra che ha dato lustro allo sport italiano, quasi quasi non riesce a capacitarsi di come sia potuto succedere quello che è successo. Di questi fenomeni di inquinamento delle società sportive da parte.. fenomeni corruttivi criminali ricordo di averne avuto già contezza da Procuratore della Repubblica di Trapani per la nota vicenda del Basket Trapani, in cui chi aveva dato dei grossi finanziamenti pretenderà che gli fossero restituiti in nero in parte e non essendo riuscito in questo diciamo intento era riuscito ad ottenere l’intervento del capo provincia di Trapani Vincenzo Virga che doveva cercare di convincere i vertici del Basket Trapani a tornare indietro. Il caso Siena, calciopoli, la vicenda del Palermo, ecco, se noi studiassimo con molta attenzione come si sono potute verificare tutte queste cose scopriremmo che c’è un deficit sul piano normativo generale di controlli su quello che riguarda il sistema gestionale delle grandi società sportive. E io temo che il ruolo della stampa sia ridotto in questo campo, perché il compito del giornalista sportivo è fondamentalmente quello di occuparsi degli aspetti appunto strettamente sportivi di quelle che sono le squadre. Quali sono gli strumenti che ha, mi domando, un giornalista per andare a vedere come viene gestita una certa società dal punto di vista finanziario per quanto riguarda i contributi che si ottengono, i finanziamenti? Ecco, quello che mi è piaciuto nel libro di Flavio è anche il riuscire a far conoscere al lettore meccanismi come quello del “is back” per esempio, no! Cioè il fenomeno per cui una società sportiva vende il proprio marchio e poi lo riacquista pagandolo in leasing in modo da poter ottenere diciamo nella ristrutturazione del bilancio dagli attivi che sono soltanto fittizi. Anche di questo si è occupato la Cassazione e quasi da giurista Flavio nel suo libro mette in rilievo quali sono i requisiti che la Cassazione ritenga siano necessari affinché questa operazione non sia una operazione fittizia ma sia una operazione di concreto finanziamento della società. Ma guardando tutti i casi di società sportive di calcio e di basket che sono ricorsi a questo sistema e guardando come poi sono finite il basket Siena, il Palermo calcio e via dicendo con questa operazione c’è da chiedersi se non occorra un intervento del legislatore che vieti questo tipo di operazioni. Se già noi sappiamo che uno dei sistemi del riciclaggio del danaro è quello per esempio utilizzato dalle organizzazioni criminali che reinvestono i proventi del traffico della droga attraverso finanziamenti di somme frutto di queste attività illecite alle società sportive, se conosciamo anche che un altro dei sistemi adoperati da grossi complessi societari è quello di fronte a grosse masse di attivo di inserire nei complessi societari una società sportiva in fallimento per poter compensare gli utili e quindi ridurre il carico fiscale, allora, se noi già conosciamo tutto questo, io mi domando se la nostra legislazione non debba essere modificata in questo senso. La risposta ovviamente è positiva, la mia è una domanda retorica. Vorrei sottolineare come il Global Corruption Report sullo sport propone una serie di raccomandazioni dettagliate che non credo che il nostro legislatore abbia mai diciamo recepito in pieno come l’aumento di sorveglianza indipendente nella governance dello sport internazionale, l’utilizzo di criteri rigorosi e trasparenti per l’ammissibilità a tutte le posizioni decisionali di alto livello, una maggiore trasparenza finanziaria in tutte le associazioni sportive, il coinvolgimento dei cittadini nelle procedure di assegnazione per i grandi eventi sportivi e la necessità di garanzie formali da parte degli enti coinvolti per fermare la corruzione, per tutelare i diritti umani, il lavoro e la necessità da parte degli sponsor di promuovere l’integrità e gestire i rapporti con le organizzazioni sportive con gli stessi standard che si applicano alla loro catena di fornitori. Insomma, l’istituzione di un’unica agenzia globale per la lotta alla corruzione dello sport potrebbe essere un passo avanti. Certamente questo noi dobbiamo augurarci, che ci sia un mutamento della nostra legislazione in materia. Perché non introdurre il reato di bagarinaggio per esempio come spesso è stato richiesto dal Procuratore Nazionale Antimafia? È vero, io devo dire che concordo con tutti gli interventi che mi hanno preceduto, ed è vero che quasi tutte le grosse inchieste sulla dark side of the moon dello sport nascono da indagini di natura giudiziaria, da intercettazioni telefoniche, ambientali e quant’altro, però probabilmente bisognerebbe trovare degli strumenti di intervento diversi che possano garantire una maggiore efficacia e un maggior intervento e lo spazio della giustizia sportiva per come è strutturato adesso forse non è sufficiente, quindi dovremmo sicuramente prendere le mosse da libri denunzia, da libri inchiesta come il bellissimo libro di Flavio per auspicare che il legislatore si prenda più a cuore il nostro sport e intervenga in maniera più decisa perché come mette in rilievo Flavio nel suo libro soltanto in Italia lo sport coinvolge 20 milioni di persone tra tesserati, amatori, lavoratori e volontari, 65.000 società sportive che generano 5 miliardi di euro di entrate, 4,5 milioni di tesserati CONI, un milione di operatori sportivi, 90.000 lavoratori soltanto nel settore dilettantistico, possiamo permetterci che tutto questo non debba essere oggetto di una cura maggiore da parte del nostro legislatore? Io credo proprio di no e ringrazio Flavio per avercelo ricordato.

Dott. Conte:     Allora, ringrazio Sergio ovviamente per.. anche lui per l’appassionato intervento che credo che la giornata di oggi sia stata una giornata poi alla fin fine di coraggio e di amore, di coraggio nel senso che non è facile ammettere come ha fatto Flavio con il suo libro che sono stati commessi una serie di errori, una serie di errori grossolani, ma capire che l’aver commesso errori non è un qualche cosa di irrimediabile, non è un qualche cosa che non consente poi di poter cambiare pagina. E poi un atto di amore perché in fondo credo che per tutti noi lo sport oltre che un divertimento possa essere un po’ una metafora di come vada affrontata poi una serie di problematiche che riguardano, l’ha detto benissimo Piergiorgio, la vita di tutti i giorni. Io però prima di concludere vorrei lasciare un po’ la parola a voi. È stato evocato più volte appunto il contributo che è stato dato da un collega che è appunto qui presente come Renato, come Renato Grillo, non so se Renato vuole esprimere pure lui un piccolo pensiero sulla… No, anche.. anche di meno, dico non è obbligatorio. Cioè… .. No, siccome.. Allora, Renato oltre a essere un amico anche lui, è un collega, è un grande esperto di diritto sportivo, ha scritto un libro bellissimo che Mario ha ricordato, credo che il suo contributo in una giornata credo costruttiva come quella di oggi possa essere importante, quindi gli cedo la parola.

Dott. Grillo:    Grazie. Grazie a tutti e grazie anche a Mario per questa sollecitazione. Mi piacerebbe partire proprio da questa riflessione, cioè sul ruolo del giornalismo di inchiesta nell’ambito sportivo, perché per esperienza che io ho acquisito mano mano che vado scrivendo articoli, accanto al giornalismo che io chiamo purtroppo di serie B che riguarda la becera cronaca sportiva con esaltazione di risultati più o meno godibili anche dal punto di vista culturale, c’è invece un bel lavoro da parte di un certo giornalismo di frontiera che affronta dei temi spinosi. Mi piace ricordare per esempio una bellissima inchiesta da cui ho tratto spunto per un articolo che ho in corso di stesura quindi di pubblicazione sugli abusi sessuali nello sport che è partito proprio da una inchiesta del Corriere della Sera, quindi un giornalismo di qualità che vuole cercare di affondare, proprio di soffermare l’attenzione su alcuni fenomeni che spesso sfuggono ma che sono estremamente critici. Così come per esempio con rammarico rilevo la scarsa attenzione, la scarsa più che attenzione sollecitazione da parte del giornalismo a proposito delle frodi sportive laddove sarebbe potuta intervenire ricordando le convenzioni europee che erano state stipulate nel 2014 e quindi il mancato recepimento da parte dell’Italia di una convenzione che è avvenuta soltanto nel marzo di quest’anno con la legge 39 del 2019, quindi soltanto attraverso questo recepimento è passato un’idea che io ho sempre sostenuto da tempo della necessità di creare i modelli organizzativi e soprattutto di sequestrare con sequestro per equivalente i proventi che derivano da tutti gli illeciti commessi in questo campo, nel campo proprio dell’acquisizione di risultati artefatti. Quindi il giornalismo ha un suo ruolo specifico, lo deve mantenere e lo deve mantenere tenendo alta la guardia, perché nel frattempo da parte del legislatore o, almeno, di una parte del legislatore che ora è andato via, è venuta fuori un’altra legge che alcuni hanno considerato sconsiderata e in particolare il CIO, la legge 86 del 2019, che ha aggredito in parte l’autonomia del diritto sportivo. La Corte Costituzionale non si è fermata solo alla sentenza del 2011, è stata richiamata da una ordinanza anche questa molto criticata del Tar Lazio, la 10171 del 17 ottobre del 2017, che ha portato la Corte Costituzionale nuovamente a pronunciarsi sulla questione con una sentenza recentissima, è del 25 giugno di quest’anno, la nr° 160, che ha nuovamente ribadito a chiare lettere l’autonomia del diritto sportivo e gli spazi di risarcibilità da parte dei tesserati nel caso non di condotte illecite soltanto ma di provvedimenti illeciti adottati dalle autorità sportive giudiziarie chiamiamole, quindi un meccanismo di controllo virtuoso che certamente deve fare riflettere. Cioè il diritto sportivo è sicuramente una branca autonoma dell’ordinamento e lo è anche sotto il profilo ordinamentale, ma questa autonomia del diritto sportivo oggi è in pericolo. E allora bisogna sicuramente, e il giornalismo da questo punto di vista, un giornalismo di qualità può sicuramente intervenire, deve tenere alta la guardia e l’attenzione su questi problemi, mentre invece si è limitato soltanto a una cronaca. Non basta, ci vuole qualcosa in più, perché l’uditorio deve essere informato sui fatti che avvengono ma poi deve essere adeguatamente informato in modo da partecipare perché è tutto un sistema in cui tutti debbono partecipare, non soltanto una parte e quindi l’autorità sportiva o l’autorità giudiziaria, anche la collettività. Mi piace ricordare, e ho finito, una sentenza recentissima, io l’avevo già sostenuta nella sentenza calciopoli del 2015, ma ce ne è stata un’altra di quest’anno di altro collega della mia stessa ex sezione di appartenenza che ha a chiare lettere affermato il principio della risarcibilità del danno da parte degli spettatori traditi dal risultato alterato in campo e quindi ha ammesso la legittimità della costituzione di parte civile e il diritto al risarcimento del danno. Anche qua io ho un articolo in preparazione di commento a questa sentenza, però è un passo in avanti nel senso che è un coinvolgimento diretto anche della collettività nella gestione dell’attività sportiva che è comunque una cosa pubblica. Non ho altro.

Dott. Conte:     Allora, ringrazio anche Renato Grillo per.. anche lui per il suo appassionato intervento, credo che da questo convegno, da questa ora o poco più che abbiamo passato insieme sia venuta fuori una assunzione di responsabilità e una consapevolezza da parte di tutti noi. E devo dire che io ogni volta che mi trovo a parlare un po’ come Flavio in questa aula magna poi non posso che, soltanto per la foto che abbiamo di fronte, ricordare come l’assunzione di responsabilità da parte di ognuno di noi, il riuscire a fare qualcosa in più quotidianamente e non soltanto nel nostro rispettivo ruolo ma anche proprio come semplici cittadini sia un aspetto assolutamente basilare della nostra esistenza. Però ci tengo a dare la parola a Flavio per la conclusione perché credo che insomma questa giornata di oggi possa avere un po’ arricchito tutti, spero, visto che nessuno è andato via, non so se per la ragione dei crediti formativi che non vi danno se non uscite, però.. insomma se non spegniamo le luci, ma dico siamo quasi alla conclusione quindi lascio la parola a Flavio.

  1. Tranquillo: Per non più di 30 secondi, i tempi televisivi. Direi che forse una possibile ulteriore risposta a “c’è spazio per un giornalismo di inchiesta in questo settore?” sia è necessario dotarsi di una preparazione in termini economici in grado di lavorare su dati. Parlo dei bilanci, ma non solo dei bilanci, che parlano. I bilanci delle società sportive secondo me parlano, non permettono naturalmente di fare facili equivalenze, vedo una posta e allora presumo che ci sia un reato, una malversazione o un comportamento deviante, questo naturalmente è qualunquismo, però ci sono svariate poste che non sono singole ma sono tipiche di interi settori che portano a farsi quelle famose domande. Secondo me assieme a tutti i territori che abbiamo attraversato, quello della competenza specifica è importante e dire tu sei giornalista sportivo, parli di pallacanestro e devi conoscere la pallacanestro, okay, corretto, non può essere sufficiente per dire mamma quanto è complicato giudicare se un marchio può essere registrato a bilancio per 8 milioni, per un milione o per 4 milioni. Certo che è complicato, certo che è complicato capire che cosa è lecito, che cosa non è lecito, che cosa è forse lecito o forse non lecito, però tirarsi indietro non dal punto di vista del coraggio ma dal punto di vista di “no, questo non lo studio perché devo guardare una partita, perché da me vogliono sentire solamente considerazioni sul pick and roll o sulla difesa del post basso” è una di quelle maniere per cui non si sviluppa quel tipo di giornalismo a cui tutti vorremmo tendere, tutti dovremmo tendere ma tutti giustamente in questo momento, guardando qualsiasi giornalista, incluso quello che sta parlando, dicono sì, sì, bravo, tu parli ma la credibilità della tua categoria qual è? È bassa, è molto molto bassa. Credo che ammetterlo e non fare la difesa corporativa che pur sarebbe facile perché ci sono argomenti preconfezionati sia un primo passo per alzarla non in termini di immagine, non per prendere un applauso in più ma per fare meglio il proprio lavoro. E per farlo meglio è anche questione di metodo, non è solo questione di coraggio, non tutti per fortuna si trovano di fronte ai dilemmi che per esempio si sono trovati di fronte le 24 vittime innocenti della criminalità organizzata che facevano i giornalisti, non c’è bisogno di tutto questo coraggio, c’è bisogno di metodo e c’è bisogno di spingersi da soli e magari essere spinti nella direzione giusta. Spero e credo che anche passare qualche mezz’ora parlare di questo sia una di queste maniere di andare nella direzione giusta. Grazie davvero.

Dott. Conte:     Allora, veramente grazie a tutti di cuore, grazie a Flavio per il libro e buona sera a tutti.

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