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Pensieri a raffica (su GMAC-Premiata)

– Ovviamente sarebbe meglio parlare di molti argomenti. Ma quel che è successo oggi al PalaDozza merita una trattazione ampia, perché trattasi di questione complessa e composita.
– Si parte da un presupposto: nessun episodio vale 40 minuti, per cui i 39 minuti, 58 secondi e 83 centesimi che hanno preceduto la rimessa di Minard hanno un senso pieno. Nessuno vuole togliere dei meriti alla GMAC, che si è portata in vantaggio con un canestro clamoroso di Achara, ha ripreso la partita per i capelli ed è anch’essa vittima dell’ultimo macroscopico errore, avendo basato la propria difesa sul convincimento che mancassero 13 centesimi (così hanno detto loro gli arbitri).
– Ciò detto, non si può fare a meno di ricostruire passo per passo quanto successo dopo il parabolone dello scozzese, perché ci sono tantissime fattispecie da chiarire e altrettante domande da porsi.
– Dunque, Achara segna il canestro del +1. Come da regolamento il cronometro si ferma, mancano 1 secondo e 17 centesimi. La panchina della Premiata, come ovvio, si precipita al tavolo per chiedere un time-out. Nel frastuono la circostanza, comprensibilmente, sfugge ai giocatori marchigiani e agli arbitri. Minard rimette, il cronometro riparte. Presumibile, ma qui manca la sicurezza, che a farlo partire sia il precision time di un arbitro, visto che al tavolo tutti si stanno sbracciando per segnalare il minuto di sospensione e che l’arbitro più lontano dalla palla e più vicino al tavolo (Caiazza) segnala con altrettanta decisione che il gioco è fermo perché è stata chiesta sospensione. La palla arriva a Vasiliadis, che se ne libera prima della sirena. Mentre la palla è in aria però il cronometro si ferma senza motivo alcuno, con 13 centesimi da giocare. E’ il secondo errore, perché il tempo non doveva ripartire causa time-out, ma ancor di più non doveva essere fermato con la palla in aria, palla che al termine di una lunghissima parabola tocca il ferro e cade in campo.
– Achara si abbraccia con mezza Bologna, sembra che la gara sia finita ma finita non è. C’è quel 13 centesimi sul cronometro. E c’è il tavolo che segnala la richiesta di un time-out. Tola arriva al tavolo ed immediatamente segnala in maniera inequivocabile che la sospensione è concessa.
– Le panchine si avvicinano a chiedere lumi, ed a loro viene detto che bisogna giocare 13 centesimi, perché questo avrebbe segnalato il tavolo. A questo punto la Fortitudo schiera la propria difesa a protezione dell’area, perché con poco più di un decimo a disposizione non si può effettuare nei tempi un catch and shoot (ricevi e tira) ma solo un tap (una deviazione volante stile palleggiatore del volley). Nella confusione qualcosa si perde sulla panchina della Premiata: Finelli sa che mancano 13 centesimi ma l’informazione non arriva ai giocatori, almeno non a tutti. Non a Minard, che riceve a centro campo, si gira e segna la tripla pensando di avere circa 1 secondo. Gli arbitri annullano immediatamente, Minard si guarda intorno sconcertato ma non trova grande soddisfazione, perché anche la sua panchina partiva dal presupposto che mancassero 13 centesimi e non 1 e 17.
– Durante tutto il lunghissimo time-out sul cronometro sono apparsi i seguenti numeri: 13 (centesimi), 1:00 (1 minuto ? 1 secondo ?), nulla.
– Fin qui la ricostruzione, da qui i commenti. Partendo dall’ultima circostanza segnalata: se davvero i 13 centesimi fossero stati così pacifici, come mai gli ufficiali di campo hanno cancellato il 13 dal cronometro facendo giocare (incredibile !) l’ultima azione con il cronometro spento ? Già questa macroscopica contraddizione ci porta a capire la portata dell’accaduto
– Come si può continuare a giocare con cronometri non ri-programmabili ? Facendo una rimessa senza cronometro ? Nel 2009 ? Dopo che già nel 2005 al Palalido tra AJ e Benetton si era scivolati sulla stessa buccia di banana (salvo che Treviso aveva poi sbagliato l’ultimo tiro) ? Dopo che ad Avellino in Eurolega si sono giocate 2 (!!!) azioni nella gara contro l’Unicaja tirando a indovinare sul tempo mancante ? Sorry, è inaccettabile
– La partita, dopo il miracolo di Achara, poteva finire solo in due modi. Time-out non concesso, e quindi gara finita con errore di Vasiliadis, indipendentemente dall’erroneo stop dato al cronometro a 13 centesimi dal termine. Oppure, time-out Premiata e rimessa a 1 e 17. Siccome il time-out è stato concesso, barrare B, senza esitazioni
– Con l’uso del time code (applausi al camion SKY che ha emulato quello della TNT in un famoso Detroit-Orlando di playoff) si è stabilito che Minard si è liberato della palla in meno di un secondo (quindi certo meno di 1 e 17). Più o meno tra quando ha ricevuto e quando la palla ha lasciato la sua mano sono passati 20 fotogrammi, che equivalgono a circa 83 centesimi, comunque meno di 1 e 17 di sicuro. Occhio però, è una ricostruzione di grande valore giornalistico ma che vale poco in pratica, perché la Fortitudo ha organizzato la sua rimessa pensando a 13 e non 1 e 17.
– Giocare senza cronometro, fa sì che non si possa usare l’instant replay neppure ove esso sia in vigore. Pensate se gli arbitri avessero deciso che mancava 1 e 17 e se Minard o chi per lui avesse segnato. Chi avrebbe deciso ed in base a cosa se convalidare o meno ? Nella NBA dopo quel Detroit-Orlando è stato sancito che ogni volta che il cronometro non parte quando dovrebbe partire o viceversa si può risalire al tempo da rimettere sull’orologio tramite instant replay. Almeno per Coppa Italia e playoff, vogliamo copiare questo provvedimento ?
– Nell’interesse della trasparenza, sarebbe meglio sapere in tempi brevi chi ha rimesso in moto il cronometro (errore comprensibile dato il frastuono) e chi lo ha fermato. Con la nuova tecnologia possono aver fatto una cosa e l’altra uno dei 3 arbitri od il cronometrista. Non si tratta di trovare il colpevole, tanto la squadra nel suo complesso (3 arbitri e 3 UDC) ha purtroppo già perso. Commettendo un errore, anzi due. Gli errori sono umani e vanno sempre giustificati e perdonati. Non ammetterli o peggio cercare di coprirli o palleggiarseli invece non merita alcuna indulgenza
– Come finirà ? Non ne ho idea. In Eurolega sono state ripetute partite per cattiva gestione del cronometro (TAU-AEK) e perché era stato fatto un errore sulla sirena (la Fortitudo nella passata ULEB Cup). Chiari, uno dei 3 arbitri della gara di mezzogiorno, era in campo a Istanbul quando la terna concesse un canestro vincente sulla sirena di Solomon. Seguendo le proteste del Lietuvos Rytas gli arbitri si sobbarcarono il viaggio fino al camion della TV, dove in maniera irrituale ma ben dentro lo spirito del gioco e della giustizia, rilevarono l’effettiva non validità del canestro. Stop alle docce e via al supplementare, giocato senza pubblico a mezz’ora abbondante dalla sirena dei regolamentari. Meglio che dare una vittoria non meritata, e chi se ne frega di regole anacronistiche e parruccone.
– Ciò detto, qui la casistica è diversa. Posso dirvi con una certa sicurezza che in NBA si ritroverebbero nello stesso palasport, metterebbero 1 e 17 sul cronometro, e si riprenderebbe con una rimessa a metà campo per la Premiata sotto di 1. A me pare una soluzione (già sperimentata per errato conteggio di falli ad Atlanta e in D-League) di grande civiltà sportiva. Il modo cioè di contenere al massimo le conseguenze dell’errore, non privando le due squadre di quanto fatto fin lì e facendo rigiocare il giusto tempo mancante. Ma sono anche sicuro che questa sicuramente NON sarà la decisione presa
– Forse ripeteranno la partita, forse no. Il problema però è più ampio. Domani bisognerebbe cominciare a lavorare per fare due cose: la prima, dotarsi di attrezzature valide (leggi cronometri ri-programmabili). La seconda, fare ricorso al video ogni volta che serve e si può. Ogni volta che è utile insomma. L’ultima cosa che avrei voluto personalmente è del traffico vicino alla nostra postazione per ricostruire l’accaduto. Ma se fosse stato l’unico modo di giocare quell’1 e 17, meglio che niente.
– Inoltre sarebbe meglio allertare tutti sul fatto che in una circostanza del genere una panchina chiama sempre e comunque il time-out. Sarebbe bastato che un giocatore od un arbitro si voltasse verso il tavolo, e forse tutto questo non sarebbe successo
– Insomma, si tratterebbe di non fermarsi all’episodio ed alle decisioni connesse ma andare oltre, per migliorare, per crescere. Tutti insieme. Senza caccia al colpevole, senza dietrologie, senza decisioni aumm’ aumm’ o peggio ancora promesse di futuri risarcimenti ai danneggiati. Ripeto, sbagliare è umano, lo facciamo tutti. Trovando la forza di ammettere e spiegare gli errori e ripartendo da quelli per emendarsi, il movimento farebbe una grande cosa. Sempre che esista questo movimento ….

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