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Pensieri a raffica

– Senza aver visto la partita sono molto impressionato dalla vittoria di Siena a Treviso. A Zagabria il Monte dei Paschi aveva perso soprattutto per qualche buon tiro sbagliato, ma questa è una diagnosi facile da fare stando all’esterno, meno per certi versi dal di dentro. Credere davvero che sia così, come dimostra l’autorità con cui la squadra è passata al Palaverde, significa avere una mentalità vincente al di là dei luoghi comuni e dei risultati
– Impossibile riconoscere a livello di approccio l’Armani Jeans della Futurshow Station rispetto a quella vista giovedì sera al Forum contro l’orribile Olympiacos. Forse il fatto è tutto lì, quando questa squadra, normale per certi versi, ha il coltello tra i denti se la gioca, quando è sedata, no. Il dibattito però verte ora attorno alla questione del turnover, resosi necessario con l’arrivo di Hollis Price. La questione è naturalmente complessa, ma per sommi capi gli elementi mi sembrano: 1) Se l’alternativa è tra Thomas e Sow, come è, si tratta di tirare la coperta da una parte o dall’altra. Ma sempre di scoprirsi si tratta, almeno fino a quando non rientrerà Mordente. 2) Al momento della gara contro La Fortezza Sow era l’unico non-MPS, assieme a Datome, tra i primi 10 per plus/minus lordo al minuto. Dicasi plus/minus lordo la prestazione della squadra durante la permanenza in campo di un singolo giocatore. Ma il dato, anche calcolato al minuto, rimane grezzo. Perché ad esempio fare +10 in una partita vinta di 40 è meno significativo che fare -3 in una persa di 30. Ecco allora il plus/minus netto, che mette in relazione i parziali di una squadra con quel giocatore in campo rispetto a quello che succede quando è in panchina. Se Tizio ha +10 e la partita finisce di 25 a favore della sua squadra significa che la squadra senza di lui ha fatto +15. Aggiustate tutto per tenere conto dei minuti giocati ed avrete un indice abbastanza significativo dell’impatto di un dato giocatore sulla sua squadra. Ebbene, per Sow i dati così parametrati sono ancora più positivi. Il suo indice era +31,8 prima della gara contro la Virtus (per fare un raffronto, quello di Rocca era +2,8). 3) Mason Rocca ha chiuso la gara di Bologna con -1 di plus/minus. Il che porta il suo totale stagionale nelle gare senza la presenza di Sow a +62. Quando invece a roster c’è il senegalese il suo saldo è -72. 4) Contro la difesa dell’Armani Jeans Ford ha preso solo due tiri davvero dal post basso, sbagliandone uno contro Katelynas e segnando invece un fade away contro Rocca. Il resto del suo (notevole) fatturato è venuto da trasformazione di scarichi giocando sulla linea di fondo (4 canestri) e contropiede/transizione (2 canestri). 5) Pape Sow è un giocatore molto attivo, ma la scorsa stagione stoppava un tiro ogni 60 minuti, e finora viaggia ad un’inchiodata ogni 39. Il che non toglie che per Ford è più difficile finire uno scarico contro di lui (che stoppi o meno) che non contro gli altri lunghi di Bucchi. Morale della lunga tiritera (e vi faccio grazia di altre 10 possibili argomentazioni): ogni scelta presenta i suoi pro e contro (ha il suo plus/minus netto ….). Solo che questa va valutata nel medio-lungo e quando sarà chiaro se Price è giocatore che incide o meno, se Thomas con la nuova versione e senza problemi fisici può giovarsi della presenza del figlio di Desire e come i compagni rispondono al nuovo assetto. Dico senza mezzi termini che una squadra così povera di un certo tipo di atletismo non può privarsi a cuor leggero di Sow, anche alla luce di alcuni dei dati di cui sopra. Ma allo stesso modo non si può tirare una conclusione dopo una partita.
– Il discorso di cui sopra mi porta a due rapide considerazioni da sviluppare in futuro. La prima: il gioco di post basso è una variabile scarsamente importante nel repertorio di giocatori che vent’anni fa non lo avrebbero abbandonato mai e poi mai. Crosariol, grande emergente, trae dal post basso il 6 % del proprio attacco, Eze il 15, Brezec il 20, Ford il 27 (ma con risultati enormemente inferiori rispetto ad altre situazioni) come Brandon Brown. Nessuno di questi arriva al 30 %, e sono abbastanza sicuro che per i loro padri e nipoti non si stava sotto il 70. La seconda: difficile per come si gioca oggi limitarsi a dire che Tizio è meglio di Caio. Dipende dai compagni, dal sistema, dal contesto. L’Olympiacos giocatore per giocatore è una clamorosa compilation di fuoriclasse. Quei fuoriclasse, assieme, giocano non male ma malissimo. Ergo, aggiungendone altri non si aiutano quelli che ci sono. Perché a volte si progredisce levando qualche giocatore (e non aggiungendolo). Oppure dando più spazio ad uno leggermente inferiore in teoria ma più adatto ad esaltare il rendimento collettivo. Il problema è che indovinare la miscela giusta è questione di competenza, fortuna e tempo, in parti uguali. La prima si può anche avere, ma se la seconda non ti aiuta ed il terzo non te lo dai si fa fatica
– Per dire, mi pare che Teramo sia una squadra soprattutto sintonizzata sulla stessa lunghezza d’onda più che capace di demolire fisicamente o tecnicamente tutti gli avversari. Ma sono le squadre che oggi vincono, spesso in volata, magari contro un’avversaria che meritava tanto come Biella (by the way, terrificante il finale di Gist)
– C’è sempre grande agitazione nella zona medio-bassa della classifica, molto ampia. Al momento il discorso-retrocessione riguarda almeno 8 squadre, la metà del lotto. Facile fare i filosofi con le paure altrui, ma chi per primo si fa prendere dal panico o rimescola una volta di troppo le carte diventa davvero un candidato alla discesa in Legadue
– Visto un bellissimo Real-Barcellona, di enorme pathos. Oggi, a parte la sconfitta, i blau-grana sono numero 1 in Europa per qualità, ma la strada per arrivare in fondo è lunghissima.

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