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Napoli, una pagina nera

Le opinioni, separate dai fatti. La prima, sulla scorta di Ligabue-Pelù-Jovanotti, è “Mai Più”. Mai più una cosa che si trascina nell’ombra un mese a un mese dall’inizio della stagione. Mai più una squadra ammessa a metà luglio, inquisita a metà agosto ed esclusa (virtualmente o meno lo sapremo venerdì) a metà settembre. Mai più una “giustizia sportiva” (non sono virgolette denigratorie ma si riferiscono al fatto che questo istituto è tecnicamente anacronistico). Mai più professionisti che lavorano non sapendo se tutto sta per finire o meno. Mai più struzzi che mettono la testa sotto la sabbia per anni e poi la tirano fuori all’improvviso. Mai più i comunicati alle 23:00 per aggirare i giornali del giorno dopo. Mai più una seduta di Consiglio Federale come il 31 agosto 2003 o come il 20 settembre 2008. Prima. Prima dovete, dobbiamo svegliarci.

E invece lo rivedremo il B-movie di un sistema che fa finta di non vedere cosa succede a Bologna o Pesaro (ed è comico, perché lo sapevamo tutti per filo e per segno cosa stava succedendo, proprio come a Napoli). E poi a latte versato si straccia le vesti e fa finta di sorprendersi impancandosi lui stesso a moralizzatore (con che faccia ?). Cancellando quel valore sportivo ed economico che gli americani chiamano franchigia (e noi che pensiamo di essere più furbi ed intelligenti li prendiamo anche in giro, pensa te). In un turbinio di pressioni, pissi pissi bao bao e sotterfugi onestamente degni di miglior causa. Ripeto che non ho la presunzione di valutare nel merito tecnico la sentenza e quello che seguirà. Anche perché di questa vicenda noi che siamo fuori dal Palazzo non sappiamo assolutamente alcunchè, alla faccia di trasparenza e credibilità. Penso però di sapere che tra quando è stata ammessa al campionato ed oggi Napoli non ha cambiato la sua posizione. Decidere ora di farle giocare per scherzo la prossima stagione (a meno 15 di questo si tratterebbe) è un danno al sistema. Del farla fuori, come credo possa fare il Consiglio Federale di venerdì se capisco bene l’arcano riferimento all’articolo 30, abbiamo già parlato. E il bello che non sappiamo neppure se invece questi 15 punti siano destinati a scendere, rendendo possibile l’operazione-salvezza. Uno, nessuno, centomila. Come nel caso Lorbek, chi scrive le regole si scorda (colposamente o dolosamente fa poca differenza) di farle osservare. Ma poi esce fuori dall’armadio uno scheletro ed allora ecco lo stesso sistema (e non parlo solo di FIP) pronto a prendere decisioni severe ma giuste nel nome della Legge. A malincuore, ben s’intende.

No, io dico che non ci siamo. Dico che decisioni del genere dovrebbero prenderle uomini che possano valutare tutte le conseguenze di quel fanno, nell’interesse (quello vero, quello alto) della comunità del basket professionistico, dove centinaia di persone si guadagnano da vivere. Nei tempi giusti, perché qui siamo fuori tempo massimo come Malabrocca. Il che non significa che si debba perdonare la frode (di questo parla la sentenza), anzi. E’ solo che la struttura CONI-FIP-Lega non tiene più, non è in grado di governare processi complessi e cerca solo ed unicamente soluzioni politiche e tardive a qualsiasi problema. Il fatto che questa soluzione sia eventualmente perfetta in punta di diritto, scusate, non mi consola.

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