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Italians

I fatti sono al di là dell’accordo e del consenso. Un’opinione sgradita può essere discussa, respinta, o si può giungere a un compromesso su di essa, ma i fatti sgraditi possiedono un’esasperata ostinazione che può essere scossa soltanto dalle pure e semplici menzogne

Hannah Arendt

Al link http://www.corrieredellosport.it/video/altri_sport/2009/11/10-17094/Petrucci%20sul%20basket%20italiano trovate le dichiarazioni al Corriere dello Sport di Gianni Petrucci. In un post precedente ho lasciato libero sfogo ai vostri commenti, qui provo a dire la mia a ruota libera. Cercando di argomentare un po’ se avete la pazienza e la voglia di seguirmi. Perché l’ultima cosa che mi interessa è distribuire ragioni e torti, anzi. E seguendo la citazione della pensatrice tedesca di cui sopra (riportata recentemente da Antonio Ingroia nel suo interessantissimo libro) cercherò di tenere i fatti ben distinti dalle opinioni e dagli artifici retorici.

L’obiettivo è provare a ragionare su un tema complesso che attraversa parecchi territori in maniera del tutto trasversale. Cosa dice Petrucci in soldoni ? Che finchè ci saranno troppi stranieri (interi quintetti) “il basket italiano non farà mai dei passi avanti”. Per questo si professa tifoso di Roma e Treviso, o meglio dei loro investimenti sugli italiani. Se vi interessa (spero di no) il mio parere ve lo anticipo: non penso che le vittorie di Siena valgano meno perché sono impiegati pochi giocatori italiani a tutti gli effetti e non penso che il presidente del CONI debba trattenersi dal prendere una posizione netta o che il suo tifo orienti/influenzi in alcun modo l’esito delle partite.

Ma il mio ben poco illuminato parere conta poco. Ben di più contano i fatti nella loro testardaggine ed ostinazione. E’ un fatto che il minutaggio e l’impatto dei giocatori italiani sia limitato rispetto agli stranieri. Nella tabella sotto trovate una prima, assai empirica, misurazione.

MINUTI  ITALIANI

PUNTI ITALIANI

% MIN

% PTI

AV

54

7

4,3%

1,4%

VA

656

198

54,7%

45,4%

TV

204

49

16,7%

9,8%

MI

379

99

29,7%

20,8%

SI

188

57

15,7%

10,9%

CE

345

148

27,6%

27,7%

FE

122

17

10,0%

3,9%

BI

472

94

38,5%

20,1%

68

37

5,6%

8,2%

ROMA

366

114

29,9%

23,1%

MGR

311

86

25,9%

18,8%

NA

120

9

12,0%

3,4%

TE

399

144

33,3%

31,0%

PS

286

68

23,8%

15,4%

BO

119

41

9,7%

9,0%

CR

253

88

24,7%

19,6%

TOTALE

4342

1256

22,7%

17,1%

Ho preso in considerazione solo giocatori italiani al 100 % (niente Lauwers, niente Stonerook e niente Metreveli per fare 3 esempi). In sostanza 4/5 della nostra serie A sono stranieri, o perlomeno non italiani in senso stretto. Non so e soprattutto non voglio dire se sia un bene od un male in assoluto.

E’ un fatto che a Roma e Treviso le sorti di Lottomatica e Benetton vengano decise in larghissima parte dal rendimento di giocatori non-italiani, anche se i dati possono cambiare un po’ con la crescita di Hackett e il rientro di Vitali. Ma credo sia meglio interrogarsi su cause ed effetti invece che cercare  nei numeri la verità.

Quando il presidente del CONI parla di “passi indietro” a cosa si riferisce esattamente ? Dovrebbe dirlo lui, ma possiamo ipotizzare che la prima cosa che gli passa per la testa sia il rendimento della Nazionale A. Che peraltro utilizza 12 giocatori, di cui 8-9 entrano nella vera e propria rotazione. E senza infortuni il minutaggio a livello di club dei 3 più importanti non dipende da quello che decide la FIP a livello di eleggibilità (mi riferisco ai tre ragazzi NBA). Ma sarà poi corretto stabilire un nesso causale tra i minuti giocati in serie A e il rendimento in Nazionale di un giocatore ? Io dico di no, ma opinioni difformi sono benvenute.

Dico di no perché queste equazioni non sono bugie ma hanno le gambe corte. Sarebbe come sostenere che siccome prime sono Siena ed Avellino, chi fa giocare gli italiani perde. In realtà non esiste una verità assoluta e neppure un signore che sul passaporto abbia scritto “Giocatore” alla voce nome ed “Italiano” a quella sotto.

Detto questo, certo che stare in campo è propedeutico al miglioramento, ci mancherebbe. Ma trattasi di condizione necessaria e non sufficiente. Anche perché in chiave azzurra stiamo parlando di un livello altissimo, in cui non basta giocare e migliorare ma bisogna farlo contro una competizione (in allenamento e partita) che ti prepari ad affrontare quegli impegni.

Tipo quella che ci si trova di fronte nella NBA. Accetto scommesse: entro 2-3 anni la Nazionale guidata da Gallo-Beli-Mago farà un grande risultato. Tipo quelli raggiunti da Gasol-Gasol-Fernandez per dire.

Attenzione, non sto cercando, magari in maniera discreta, di stabilire a mia volta un nesso causale arbitrario tra giocare nell’NBA e vincere con la Nazionale. Concetto, quello del vincere, che poi andrebbe qualificato meglio. La Francia di Parker-Diaw-Turiaf è vincente perché ci ha sculacciato a Pau o perdente perché in Polonia si è suicidata vincendo una partita ? E vale la pena di perdere il sonno per una competizione che poi premia chi perde per posizionarsi nella parte “giusta” del tabellone ?

Ma torniamo a bomba. Prima di divagare stavo sostenendo solo che assieme al minutaggio un altro elemento necessario per formare una Nazionale forte è quello di dare competizione adeguata a chi deve migliorare. Fermiamoci un attimo però, perché ci sono delle cose più rilevanti della mera analisi tecnica. Estrapolo dallo statuto del CONI:

4-bis. Il CONI detta principi ed emana regolamenti in tema di tesseramento e utilizzazione degli atleti di provenienza estera al fine di promuovere la competitività delle squadre nazionali, di salvaguardare il patrimonio sportivo nazionale e di tutelare i vivai giovanili.

5. Il CONI, nell’ambito dell’ordinamento sportivo, detta principi per conciliare la dimensione economica dello sport con la sua inalienabile dimensione popolare,sociale, educativa e culturale.

Mi sbaglierò, ma ho idea che siamo arrivati al cuore del problema. Chi agisce all’interno di quell’articolo 4-bis accetta scientemente di sottostare a queste regole. Si può discutere, ed abbiamo provato a farlo sopra, su quali siano le migliori maniere di promuovere la competitività delle Nazionali. Ma se il CONI pensa davvero che ci sia una correlazione diretta tra i minuti in serie A degli eleggibili e le loro prestazioni estive con la maglia azzurra, ha il diritto ed il dovere di ribaltare d’imperio quella proporzione ed imporre che almeno i 4/5 del nostro campionato abbiamo passaporto ed eleggibilità per la nazionale. Forzo l’assunto per farvi cogliere meglio la contraddizione che esplode nell’articolo 5.

Oggi, addì 2009, la dimensione educativa e culturale dello sport, valore che ritengo fondamentale, NON si concilia con la sua dimensione economica. Sono piani differenti, rette parallele che non si incontreranno mai. E’ ora di fare i conti con la realtà, e vale per il CONI e per chi rimane sotto il suo cappello. Il nocciolo della questione è tutto qui, non altrove.

Per fare sport professionistico ad alto livello oggi servono risorse, perché di impresa si tratta. Le imprese prosperano secondo la misura dei buoni investimenti che sono in grado di fare. Ma nello sport, fatta salva qualche eccezione, non si configura il concetto di investimento, che stando al dizionario sarebbe “l’impiego di un capitale al fine di ottenerne profitto o il reimpiego del risparmio per l’acquisizione di nuovi strumenti produttivi”. Vengono immessi nel sistema, per motivi variegati, soldi. A volte molti soldi. Ma non vengono investiti soldi, vengono spesi nel tentativo di vincere delle partite, che è altra cosa.

Contesto quindi, su base del tutto soggettiva, che quelli di Roma, Treviso, Siena e tutte le altre siano investimenti in senso stretto. Se lo fossero non ci sarebbe molto margine per la discussione. Perché un’impresa, se ha un’alternativa, non si fa imporre condizioni da un ente esterno che non è in condizione di imporle. Ed in linea di principio non risulta che l’ombrello del CONI sia obbligatorio per chi vuole fare sport. Come io posso organizzare una partita tra amici noleggiando il campo e comprando il pallone, lo stesso vale per degli eventuali signori che volessero consorziarsi per fare una lega professionistica (non mi sfuggono le difficoltà culturali e politiche, sia ben chiaro).

Non auspico di per sé una Lega del genere. Ma certo sarebbe più coerente rispetto a questa guerra di posizione che non produce alcun tipo di movimento in avanti o indietro. Sono perfettamente d’accordo con Petrucci sulla totale assenza di passi avanti (meno sulle cause). Questo è l’andamento degli spettatori in serie A nelle ultime 4 stagioni:

STAGIONE

SPETTATORI

05-06

3859

06-07

3739

07-08

3854

08-09

3886

Sorry, ma non mi sembra che là fuori siano così appassionati da quello che facciamo o da quanti italiani, stranieri o comunitari siano eleggibili per la serie A. Il dato di per sé non è scoraggiante, ma il trend è tecnicamente di stagnazione. Portando l’attenzione su questo versante, non vi sembrano lontanissime le considerazioni iniziali ?

Ma le dichiarazioni di Petrucci hanno avuto (ed avranno) forza mediatica soprattutto per i riferimenti alla società leader in Italia. Che controbatte citando gli scudetti giovanili e il lodevole impegno in iniziative come Basketball Generation.

Ma vedere tutta questa complessa faccenda solo in questa chiave mi entusiasma zero. Il che non toglie che si debba fare un piccolo riassunto delle puntate precedenti. A Madrid nel 2008 il presidente del CONI consolava così l’MPS rimontata dal Maccabi nella semifinale di Eurolega

«Siete un vanto per la nostra pallacanestro. Mi congratulo con voi, anche per come avete accettato il verdetto del campo, con rispetto nonostante la delusione. Dovete essere orgogliosi, come lo siamo noi, perché avete riportato il basket italiano in Europa. Vorrei ringraziare Siena per tutto quello che ha fatto, per aver riportato l’Italia in Europa dopo quattro anni di assenza. La sua progettualità e organizzazione ha avuto meritatamente anche questa ribalta europea e vi assicuro che ha raccolto grande consenso. Rimane l’amarezza per la sconfitta, ma Siena ne è uscita a testa alta facendo fare bella figura a tutto il basket italiano».

Chiaro che c’è una dissonanza con le dichiarazioni da cui siamo partiti. Ancor più chiaro che bollare come deludente un’Eurolega non vinta sia sbagliato, senza se e ma. Non si può fare riferimento solo a chi arriva primo, nel senso che dal 2003 ad oggi Siena è stata stabilmente una grandissima d’Europa anche se di Coppe non ne ha alzate. Sono sicuro che Petrucci lo sa ed ha semplicemente cercato di forzare un po’ la realtà per sottolineare un punto che gli sta a cuore. In realtà tra quei complimenti del 2008 e le sferzate della settimana scorsa sta la querelle relativa alla presunta candidatura di Simone Pianigiani alla panchina della nazionale. Se vi interessa qui, qui, qui e qui trovate botte e risposte.

Possibile che in un anno siano cambiate così tante cose ? Fatico non poco a crederci ma rimango ai fatti ed alle posizioni ufficiali. Che comprendono anche un riferimento del massimo esponente CONI ad un salary cap all’italiana, a dir poco improbabile. Come ben poco interessanti ritengo le lamentazioni di chi paga tanto gli italiani e poi si lagna dei loro salari e agenti.

La farò troppo facile, ma per me è così: CONI e Lega non sono due istituzioni che si danno battaglia in un teatro politico. O meglio, lo sono ma non dovrebbero esserlo. Semplicemente perché i motivi di contrasto non sono sanabili per questa via. La stagnazione di cui si è parlato non si combatte con il palleggio delle responsabilità ma con un modello compiuto, adatto al nuovo millennio e che comprenda la Nazionale e la Federazione ma in una posizione diversa da quella che era congruente nel secolo scorso.

Avere più del 20 % di giocatori italiani in campo in serie A dovrebbe essere un obiettivo per chiunque speri di vendere meglio il prodotto. Devono essere in grado però di dimostrare il loro maggior valore rispetto ai concorrenti, perché il protezionismo non ha mai prodotto altro che devianze, speculazioni e controindicazioni.

Rispetto al passato ci sono meno giocatori nostrani solo e solamente perché non ci sono più le condizioni economiche che all’epoca del cartellino favorivano la loro produzione. E perché 20 anni fa, rispetto all’epoca di Facebook, il mondo era un po’ più piccolo e la circolazione di persone ed idee un filo più difficile. Indietro non si torna, ma sul primo versante si potrebbe lavorare con intelligenza, quella che non manca ai protagonisti della nostra storia.

Chiudo con un’intervista di Flavio Vanetti al Presidente della FIP dell’epoca. Penso serva a capire  quanta (poca) strada abbiamo fatto. 17 novembre 1992, roba di appena ieri ….

Gianni Petrucci, è necessario copiare dal calcio, in senso lato? “Certo, e’ una “macchina” che funziona, nella quale vige la certezza del diritto”. . Ma il pallone resta un moloch inattaccabile. “Questo non esclude che si possa e si debba avvicinarlo. Il basket e’ uno degli sport piu’ praticati al mondo, piu’ del calcio. In Italia e’ ancora sottovalutato, ma puo’ imporsi e colmare parte dello storico divario che accusa. Serve uno shock, serve fare notizia e conquistarsi credibilita’ con la programmazione. Erasmo da Rotterdam sosteneva che a volte occorre galoppare una follia. La mia sara’ dimostrare, diciamo entro un paio d’ anni, che i tesserati aumentano; che il calcio sara’ solo cinque e non dieci volte piu’ grande; che porteremo, o riporteremo, la pallacanestro di A in citta’ importanti, come Bari, Genova, Palermo, Cagliari”. . Basket, ultimamente sinonimo di miliardi e follie. “In questo si e’ legato al calcio, senza avere gli stessi ritorni e le stesse possibilita’ . Non e’ una situazione irreparabile, ma un po’ di buon senso non guastera’ . E non sembri una tirata d’ orecchi a chi ha investito tanto, forse esagerando: a costoro chiedo di continuare a crederci. Non se ne pentiranno”. . Quale l’ errore piu’ grave della pallacanestro in questi anni? “Si e’ fermata senza avvertire il senso dei tempi moderni; non ha creato personaggi “da prima pagina” dopo Meneghin e Marzorati”. . E ha pure dimenticato il mondo della scuola. “Questo e’ un male di tutto lo sport, con poche eccezioni. Si e’ sbagliato il linguaggio d’ approccio: ci riproveremo”. . Uno o due stranieri? “Due non sono troppi: i campioni sbocciano comunque”. . Quale potrebbe essere l’ uomo-copertina della futura Italia? “Sento parlare di Rusconi, Pittis e di altri giovani. Ma non li conosco e non voglio giudicarli al buio. Che si facciano avanti, tuttavia”. . Violenza, droga e doping. “Sul tema violenza, soprattutto tra tifosi, portero’ l’ esperienza di anni di calcio, dove il fenomeno e’ ben piu’ grave. Droga e doping: il basket mi pare “pulito”, ma di questo parlero’ con gli esperti”. . Provincia o grande centro per sviluppare il basket? Meglio i campionati nazionali o pensare a potenziare quelli continentali? “La provincia “tira” piu’ della citta’ , ma quest’ ultima e’ fondamentale.

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36 Comments

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    D’accordo con Pandolfo al 100% sul fatto che bisogna riformare i campionati giovanili e le serie minori, ma resta il punto che un giovane non migliora se non gioca contro i migliori con anche le dovute responsabilità.
    30 anni fa sono cresciuti Meneghin Marzorati etc.etc perchè giocavano contro gli americani e imparavano da loro anche se erano più scarsi .
    Con la logica di adesso nessun giocatore italiano di allora avrebbe mai giocato.
    Ci sarebbero stati 5 Morse o Yelverton per squadra proprio quello che sta succedendo attualmente.

  23. volevo far notare al tranqui, che i suoi schemini sono interessanti, pero’ non prendono in considerazione RULLO, WIECK…IL POLACCO, MARTINONI, LOSCHI … e non vado piu’ giu’ di categoria.
    Ammetto, sono di parte benettoniana, ma questi sono giocatori a tutti gli effetti italiani che stanno giocando in serie A ( a parte Loschi) e che fanno tutti parte del progetto Benetton ……
    Quindi tutto non si riduce a risultati attuali, nei confronti della nazionale intendo, ma di programmazione futura e il ruolo di treviso èindubbiamente diverso da milano o roma ( magari anche altri obbiettivi ) dove giocano atleti fatti e finiti ( e devo dire anche finiti male – cit. da tifoso ).
    saluti e ci vediamo da OMBRE ROSSE.

  24. anconasud anconasud

    Mi sa che c’ha ragione prato81: la maggior parte delle dichirazioni (già perchè di provvedimenti o misure se ne vedono pochini) dei signori del CONI e delle varie federazioni è spesso di natura propagandistica e politica.

  25. Pandolfo Pandolfo

    A me sempre tutto molto semplice. Anzi, visto che citiamo la Arendt, la prendo filosofica anch’io.
    Pericle perse la guerra del Peloponneso e destinò Atene alla fine del suo periodo di massima gloria quando si rifiutò di combattere Sparta in campo aperto, preferendo rinchiudersi entro le mura della città. Cosa accadde? Accadde che la cittadinanza di Atene fu consumata dalla peste e battuta dal tempo; dalla paura degli spartani e non dagli spartani stessi. Pericle stesso si ammalò e morì.

    Dico questo perchè il problema dello sport italiano, e quindi del basket italiano, non è la presenza di stranieri, ma la mancanza di competitività. La competitività si costruisce e si recupera con la preparazione e la pianificazione, non con le quote protezionistiche. Per avere giocatori italiani nelle squadre che vincono, serve formare giocatori italiani di qualità. E lo si fa coltivando le categorie giovanili e le serie inferiori. Magari ristrutturandole, per tenerle al passo coi tempi.

    D’altra parte, cosa rimane dello sport, se si elimina l’equità delle condizioni di partecipazione alla competizione? Se si istituiscono regole diseguali per italiani e stranieri, nel mondo di oggi, non è forse già negare la competizione stessa? La competizione non è solo fra squadre, ma anche fra giocatori e anche fra compagni di squadra. Così è lo sport e così deve essere.
    Chi giocherebbe a un tavolo di poker in cui un avversario può avere 5 carte più degli altri?

  26. Prato81 Prato81

    Caro Flavio, ma fosse che fosse che Petrucci in quanto uomo politico non ne capisce un piffero di nulla, parla come tale e “va col vento” a seconda delle circostanze: Siena perde in Eurolega ed è un peccato ma anche un vanto per il basket italiano risorto in Europa grazie alla MPS, viviamo l’ondata razzista e forse è il caso di limitare gli stranieri nelle squadre. Insomma il solito pagnottismo senza ragionamenti e progettualità tipicissimo della classe amministrante italiana? Nel mondo del basket poi queste cose sono sotto una lente d’ingrandimento che ci permette di notarne anche le bizzarrie, tanto nei commenti quanto nelle scelte federali.
    Al di là dei tuoi validissimi ragionamenti (e dal mio punto di vista anche condivisibili), non potrebbe essere tutto più semplice? Petrucci non credo passi le sue giornate a tormentarsi sul come rendere più competitiva la nazionale o il movimento cestistico. Gli viene chiesta una cosa e lui dà la risposta più ovvia e meno pericolosa… tanto delle sue parole… non resta traccia. Come per i 4/5 degli assessori allo sport, dei presidenti di regione e province e dei ministri e affini…

  27. fortitudino fortitudino

    1) mah io non so voi, ma vedo una mancanza di autostima di alcuni talenti italiani, io credo che per uno come d’ercole fare i 12esimo a siena non sia la massima aspirazione. Non so se l’abbiate mai visto giocare, e nn intendo i 2 min nel garbage time…. l’anno scorso cn udine smazzava assist meravigliosi quando giocava, fino a un high di 10 assist. Kruger, reynolds, rowland… credete siano meglio di lui ?

    2) un plauso a bechi che sta facendo giocare aradori, in questo momento miglior italiano e tra i primi 10 della lega.

    3) Gino cuccarolo pivot di 2,20 gioca in b1 perchè ha avuto la “sfortuna” di essere italiano. In qualsivoglia paese che abbia una cultura cestistica un 2,20 verrebbe seguito passo dopo passo in allenamento, verrebbe fatto allenare coi pesi per metter su muscoli, verrebbe seguito un po come ha fatto ewing con howard (senza voler azzardare paragoni), ma in Italia no. Come ve lo spiegate?

  28. Provo anche io a dare un mio contributo alla questione. La prendo da lontano perché si è parlato di investimenti. Dunque parto da un dato sociale-politico-imprenditoriale. Dal Nord-Est Italia, dove mi trovo ora, partono la maggior parte delle richieste di ri-italianizzazione dell’Italia. Il Nord-Est Italia è anche il bacino dove c’è il più alto impiego di manodopera straniera e di trasferimenti di aziende all’estero, la qual cosa non può far altro che generare aspettative lavorative negli stranieri. Tutti stufi degli stranieri finché non fanno comodo. Poi prevalgono sempre le ragioni che si chiamano Euro, alla faccia del nazionalismo vero o presunto tale.
    Anni fa, quando Luca Cordero di Montezemolo era presidente di Confindustria, aveva una ricetta efficace contro la crisi: ci faceva la testa a pallone col made in Italy, poi i gadget della sua Ferrari venivano fabbricati a Taiwan, quindi non erano made in Italy. I conti non tornano.
    Chiedo scusa per essere partito da due dati che forse possono apparire inutili e fuori luogo ma spiegano il perché dei due pensieri diversi riconducibili a Petrucci in due momenti diversi. Una giorno gli stranieri fanno comodo perché danno lustro all’Italia (o fanno guadagnare l’impresa), il giorno dopo sono farina del diavolo, mandati sulla Terra per rubare spazio agli italiani e rovinare l’Italia intera.
    Messo da parte questo punto vengo al mio pensiero sul tema specifico. Ha ragione Flavio quando sostiene (se ho ben capito) che in Italia manca un sistema che crei la competizione in grado di far emergere i talenti nostrani. Bene (anzi, male), ma io penso che questo sistema manchi perché l’imprenditore sportivo non ha nessun interesse nel crearlo: negli stranieri trova la pappa pronta senza bisogno di dover costruire un progetto di crescita. Ne trova quanti ne vuole, disposti a spostarsi e scaricabili all’occorrenza. Non è un problema (o almeno non soltanto) di un italiano che non cresce, è un problema di un giocatore in se considerato che non può crescere. Nel 90% dei casi non esiste una progettazione a medio-lungo termine. Nessuno ha interesse nello sviluppo di un talento. Meglio spendere per uno già pronto e sostituibile se non funziona. L’imprenditoria sportiva soffre dello stesso male dell’intera imprenditoria italiana: volere tutto e subito, partenze a razzo e guadagni veloci.
    Ecco perché vincolare le squadre a un numero minimo di italiani in campo, magari under 25 (come accade nelle leghe minori calcistiche per gli under 18), può essere un correttivo. E’ un idea antipatica, me ne rendo conto, ma forse è l’unico sistema per costringere gli imprenditori sportivi a pianificare la crescita di alcuni dei propri giocatori: siccome nessuno prende esempi di gestione dai Minnesota Y’Wolves, per avere dei risultati (anche minimi, come la salvezza) le squadre avranno interesse a schierare sempre dei giocatori di buon livello, in grado di garantire una certa costanza di prestazioni. Se tutte le squadre dovessero garantire sempre la presenza di un giovane italiano in campo, ci sarebbe competizione almeno fra due di essi per ogni squadra, presumendo che non siano tutti super fenomeni da posto fisso prima dei 25. E la dove ce ne fosse uno (di fenomeno), il suo sostituto sarebbe comunque invogliato a crescere per rimpiazzare al meglio il compagno. Magari qualche illuminato inizierebbe a cercare nelle leghe minori, creare affiliazioni con squadre che facciano da vivaio.
    Da qui si creerebbe un serbatoio di giocatori giovani di buon livello da affiancare a quelli con esperienza e con più talento. Poi a chi dirige la Nazionale spetta creare un gruppo solido, impostare gerarchie e dare un gioco (quest’ultimo latita da troppo tempo per continuare a dare fiducia a Recalcati).
    En passant rilevo come il livello di pubblico crescerebbe se una buona nazionale raggiungesse buoni livelli di gioco e avesse una diffusione mediatica molto maggiore, non relegata a Rai Sport Più. O il campionato italiano, almeno un paio di partite alla settimana, fosse visibile anche in chiaro. Qui dovrebbe entrare in gioco la Lega con iniziative, proposte e investimenti, perché un prodotto che interessa a un bacino di persone più ampio porta più guadagni se ben gestito e ben distribuito.
    Chiedo scusa per la lunghezza e spero di aver espresso, almeno in parte e per quanto possibile in un commento in un blog, il mio punto di vista.

  29. Sorush Sorush

    Apprendo dal video realizzato per il Corriere dello Sport che Gianni Petrucci, presidente CONI e de facto presidente FIP (a meno che non si voglia credere che Dino Meneghin abbia proprio potere decisionale), rosica per ogni vittoria senese (quando Siena è l’unica squadra italiana ad aver raggiunto le Final Four di Eurolega dal 2005 in poi) ed elogia Roma per il suo investire sugli italiani, passando poi a criticare le modalità di vittoria degli scudetti giovanili ed elogiando pure Treviso (giustamente, nel secondo quarto della partita contro Roma in campo vi erano ’92 Gentile, ’87 Hackett e ’90 Sandri oltre al ’90 lituano Motiejunas) e Biella, i cui italiani di formazione (Aradori, Chessa, Garri e Soragna) hanno giocato nelle prime 5 partite di campionato per il 39,0% dei minuti disponibili.
    Inoltre afferma che le italiane non vincono le Coppe, quando l’anno scorso (anche se alla mancata presenza di Meneghin che preferiva andare a vedere una partita di Lega2, seppur importante come Varese-Veroli che ha dato la promozione alla squadra di casa) la Virtus Bologna ha vinto l’Eurochallenge, che sarà la terza coppa per importanza d’Europa ma sempre trofeo è.

    Queste sono le argomentazioni del presidente CONI de facto presidente FIP, peccato che la realtà informa che:
    a. nella Serie A italiana su 16 squadre e considerando 10 giocatori per ogni squadra gli italiani sono 68, 42,5% dei giocatori totali e depurati dei passaportati sono 52, 32,5%.
    Mentre nella tanto decantata da qualche organo federale e di stampa ACB (massima divisione spagnola) su 18 squadre e considerando 10 giocatori per ogni squadra gli spagnoli sono 66, 36,7% dei giocatori totali, e depurati dei passaportati sono 55, 30,6%.
    Senza andare a guardare i campionati minori nel dettaglio, ma informando esclusivamente che in LEB il Breogan Lugo gioca con 4 stranieri e 2 passaportati spagnoli (quando il limite della Lega2 italiana è di 3 stranieri e 1 passaportato), e in LEB2 Huesca gioca con 4 stranieri mentre nella nostra B1 possono giocare giocatori italiani oppure aventi svolto anni di giovanili nel nostro Paese oppure arrivati in Italia prima del 2002.
    Critichiamo Barcelona, Real Madrid, Unicaja Malaga, CB Granada, Murcia, Valladolid perché fanno giocare pochi spagnoli?

    b. la tanto decantata Roma presenta come italiani Giachetti, Gigli, Tonolli, Crosariol, Datome e Vitali.
    Giachetti è vivaio Livorno e gioca 14.6′ grazie anche all’assenza di Vitali, back-up designato nel ruolo di play
    Gigli è vivaio Fortitudo Roma ma da minorenne si è trasferito a Reggio Emilia per poi passare a Treviso ed essere preso a Roma. Inoltre anche lui è sotto i 20′ d’impiego
    Tonolli ha giocato 13′ in 5 partite
    Crosariol è il quarto lungo (dietro Hutson, Gigli e Touré) e ha fatto le giovanili tra Piove di Sacco e Treviso, per poi trasferirsi negli Stati Uniti per l’ultimo anno di high school e per l’NCAA giocata a Fairleigh Dickinson
    Datome è prodotto della vituperata (da Petrucci) Mens Sana Siena
    Vitali è prodotto della Virtus Bologna, poi finito alla vituperata (da Petrucci) Mens Sana Siena, poi lasciata per Montegranaro con cui ha iniziato ad avere spazio.
    Urge inoltre ricordare che la tanto esaltata (da Petrucci) Virtus Roma, ha prodotto negli ultimi 10 anni:
    Manuel Del Brocco (ora in B1 a Ruvo di Puglia)
    Riccardo Santolamazza (ora in B2 ad Anagni)
    Michele Iannuzzi (ora in B2 a Siracusa)
    Francesco Basili (ora in B2 a Bernalda)
    Daniele Bonessio (ora in B1 a Barcellona Pozzo di Gotto)
    Marco Bini (ora in B2 alla Tiber Roma)
    Luca Anselmi (ora in B1 ad Omegna)
    Massimiliano Di Stazio (ora in B2 a Gualdo Tadino)
    Giacomo Chiminello (ora in B2 alla Tiber Roma)
    Yuri Porcaro (ora in C1 ad Aprilia)
    Oleksandr Kushchev (ora in B1 ad Omegna)
    Viene il sospetto che alla FIP degli investimenti delle società nelle giovanili frega un tubo, l’importante è sovrapagare gli italiani (quanti stranieri possono dire di prendere di più di Mordente, giocatore da 5 punti di media e partito in quintetto 1 volta in 44 partite con la maglia di Milano?) per fare contento il presidente CONI/FIP e per tentare di dare dei giocatori ad una Nazionale i cui problemi certamente non nascono dal sottoutilizzo degli italiani (che per l’appunto in Nazionale dimostrano di valere una 20esima posizione europea) ma dalla mancata produzione di essi, e la Virtus Roma è caso eclatante.
    Perché Petrucci non esalta invece della Virtus Roma che spende 3 milioni di € totali per pagare degli italiani la Stella Azzurra Roma che sta facendo un ottimo campionato in B2 utilizzando 9 giocatori under-20 più il solo Verderosa, peraltro prodotto dalle proprie giovanili, e che fa giocare ad altri giovani il campionato di C1 col nome di Minerva Roma? Forse perché questi giocatori giocano (bene e tanto) in B2 piuttosto che scaldare le panchine di Serie A, e quindi Petrucci manco li conosce?

    c. perché Petrucci (visto che nominalmente non è il presidente della FIP) non critica la FIP stessa? Che ammette la Fortitudo Bologna in sovrannumero (dopo aver tentato di escludere Osimo che per telefono aveva detto di essere in una situazione economica difficile) pur oberata di debiti e a forte rischio di non concludere il campionato, solo perché la Fortitudo ha a proprio carico un lodo con l’allenatore israeliano Sharon Drucker per 350k€ che, in caso di fallimento Fortitudo, la stessa FIP sarebbe costretta a pagare?
    Che ammette il trasferimento temporaneo di attività per mancata messa a norma del palasport della Nuova Sebastiani Basket, scippata dal proprietario alla città di Rieti (che ne finanziava lautamente l’attività) e portata a Napoli con maggiori promesse poi non mantenute (tanto che la squadra versa in condizioni vergognose e forse non finirà l’anno)? Perché la FIP dopo una critica del vostro giornale si sente in dovere di scusarsi, col più classico dei excusatio non petita, accusatio manifesta?
    Che cambia ogni 3×2 i regolamenti, dagli stranieri nel campionato in Serie A, al format dei campionati LNP (ci sarebbe da discutere ampiamente sulle modalità di ripescaggio, dove Marostica viene ripescata nel girone B della B2 pur essendoci già il numero di squadre richiesto e poi viene spostata nel girone A perché ne mancava una), alle regole su svincoli a parametro (dove produrre 3 giocatori di C1 è più fruttuoso di produrre un giocatore di Serie A) ed under obbligatori, lasciando poi giocare in C2 con 2 americani lautamente pagati?
    Che non riesce a decidersi sul destino della Nazionale, oberata dal contrattone dato a Recalcati che giustamente promette il trattamento economico stipulato per contratto?
    Che promuove la porcata dei crediti PAO recuperabili tramite assegno, come se la bravura di un allenatore può essere mercificata con la propria disponibilità economica?

    Forse perché la FIP è sempre stata proprio territorio di caccia e che in realtà del basket nazionale non frega un tubo, preferendo slogan demagogici per soddisfare i nostalgici degli anni ’80 (quando si avevano i capelli del proprio colore naturale e non grigi/bianchi) e perseguendo nella filosofia del raccattare il maggior numero possibile di euro, dando poi la colpa di tutto al nemico straniero. (in questo caso i giocatori che danno lustro alle squadre italiane, a meno che non si voglia credere che sostituendo McIntyre e Lavrinovic con Vitali e Garri Siena possa ugualmente vincere una partita di playoff Eurolega ad Atene, sul campo dei campioni d’Europa)

    Perché non si comincia a sostenere la verità, e cioè che il sistema attuale opprime fiscalmente le società italiane e rende improduttivo investire sul settore giovanile? E che è pura demagogia parlare di troppi stranieri, quando poi le Nazionali italiane U18 e U16 non sono tra le prime 8 d’Europa e che i giocatori nel passaggio tra giovanili e senior devono stare per regolamento a fare i 10-11-12esimi in A invece che poter giocare nei campionati minori? E che sono le società come Treviso, Reggio Emilia, le 2 senesi (Mens Sana e Virtus), Stella Azzurra Roma, Biella, Rimini e Pesaro a dare lustro al basket italiano invece che le Milano e Roma e chiunque paga (troppo) svincolati prodotti da giovanili altrui?
    Forse perché fa comodo, non si disturba il calcio ed altri sport che regalano medaglie all’Italia? Forse perché ammettere che la politica che regola il basket italiano ha fallito su tutta la linea (e il numero di società che ogni anno fallisce è alto, molto alto, troppo alto) ma che cambiare linea significherebbe affermare principi meritocratici e non burocratici, laddove la FIP è specialista?

    Non lo so, certo è che proseguendo su questa linea la 20esima Nazionale europea produrrà il 20esimo campionato europeo. E non saremo certo contenti di vedere una Siena uscire al primo girone di Eurolega invece che fare quarti di finale o Final Four, con budget peraltro minore di chi poi le Final Four le vince.

  30. Alessandro Alessandro

    Caro Flavio, il minutaggio degli italiani deve tener conto oltre che dei minuti giocati anche dei tiri tentati e in che condizioni.
    Vediamo in certe partite che l’italiano è in campo ma a tirare ci pensano gli altri e al primo errore sei sostituito, sono solo delle pedine.
    Sono d’accordo con Loris, cerco sembre di vedere se qualche italiano ha fatto qualcosa di buono. Aradori è buono ma se restava a Milano o a Roma non giocava più, non acquisiva sicurezza nei suoi mezzi.
    Chiaramente non dobbiamo imporre di far giocare italiani scarsi, ma dobbiamo pretendere che vengano messe le basi per la creazione nel futuro di giocatori italiani di buon livello.
    La nazionale in Italia è quella che ti spinge allla visibilità (vedi in questi giorni il rugby) ma poi devi essere in grado di avere continuità nei risultati. Belinelli, Gallinari, Bargani etc etc ti possono spingere a qualche risultato, ma dopo devono esserci altri giocatori di identico livello e quindi bisogna creare le condizioni perchè questo succeda
    E’ queste condizioni che non stiamo creando , ed è proprio quello che Petrucci vuole evidenziare.

  31. Come sempre in sintonia con te… C’è solo una cosa all’interno delle parole di Petrucci che io condivido, almeno in parte, e cioè che la presenza di italiani aumenterebbe il pubblico, aumenterebbe l’attenzione che c’è in Italia per il basket. Penso di fare questo ragionamente perchè non tifo realmente per nessuna squadra, seguo solamente il bel basket, ma non ti nego che preferisco mille volte guardare Mancinelli piuttosto che Hall, preferisco vedere Vitali guidare Roma e Hackett Treviso, e ancora amo vedere un giovane italiano come il Beli ai tempi che entra e piazza 4 bombe in un quarto… Datome in contropiede lo preferisco a Jabar e vedere Ress e Carraretto entrare nella squadra più forte d’Europa e cambiare ritmo alla partita è sempre una soddisfazione… in poche parole ho sempre preferito guardare le partite con presenza italiana notevole… Roma ha molti italiani quest’anno e anche se la tua tabella non lo evidenzia, quando guardo i giallorossi giocare posso sperare di vedere i “miei” giocatori fare una giocata spettacolare, quando guardo Avellino invece non provo nessuna soddsfazione… quando vado a vedere i tabellini delle partite non mi interessa quanti punti ha fatto Jones, ma mi soffermo sempre su Aradori(forte forte lui!!!). In questi termini il discorso di Petrucci può essere corretto, tuttavia il problema nazionale non si risolve facendo giocare italiani scarsi, perchè per quanto potranno migliorare, sempre scarsi resteranno… Amoroso e Poeta contro la Francia ne sono stati l’esempio, hanno giocato tutto l’anno eppure non hanno visto la palla… Alla fine di tutto questo dico che la penso come te, la nostra nazionale con un nuovo allenatore e guidata da quei tre di là, da Mancinelli, Vitali, Hackett, Aradori, Datome, Crosariol, Maggioli, Gigli, Poeta, Amoroso farà nel giro dei prossimi anni qualcosa di grande!!!

  32. Massimo Massimo

    Ciao Flavio, confesso di non essere riuscito ad arrivare in fondo alla tua analisi…la riprenderò con calma questa sera.

    Ho però da tempo una curiosità, che forse tu puoi aiutarmi a soddisfare: negli altri campionati europei (Spagna, Francia, Grecia…) esistono regole simili per salvaguardare l’impiego dei giocatori autoctoni, e/o per limitare l’utlizzo dei giocatori extracomunitari? E se si, come funzionano?

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