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Gara 1, impressioni sparse

La Finale NBA è appena cominciata. Al di là delle dichiarazioni ufficiali, quasi sempre forzatamente di facciata, Gara 1 è tradizionalmente una ripresa di studio. Più che mai se le squadre si conoscono poco e se, come in questo caso, quella con la panchina più corta viene da una serie massacrante a livello psicologico e decide per vari motivi (emicrania di James Jones inclusa) di usare poco o nullòa le riserve.

Il primo giocatore a diventare protagonista è statao Shane Battier, che ha sfruttato bene la “marcatura” di Ibaka per far male a OKC col tiro da 3. Nei 26 minuti in cui c’erano in campo Battier ed Ibaka il plus/minus su 36 minuti ha detto +2,8 Miami, salvo diventare un terrificante -18.0 quando in campo c’era il prodotto di Duke ma non il congolese. Possibile che Brooks possa/voglia tenerne conto da gara 2 in poi.

Detto questo, è evidente la scelta dei Thunder di non effettuare recuperi difensivi “forti” sui tiratori. Più volte la difesa di OKC ha commesso quello che nel football si chiama “overpursuit”, cioè attaccare con troppa foga la palla col risultato di finire irrimediabilmente tagliati fuori dal gioco. I tiri di Chalmers, Battier e compagnia sono e saranno disponibili. Potrebbe essere un motivo per provare James Jones, grande specialista.

 

Molto si è parlato della scelta di Spoelstra di iniziare con James su Perkins. La cosa da NON fare è valutare queste cselte sulla base della teoria. In pratica l’idea era quella di annullare i terrificanti blocchi del nativo di Beaumont, permettendo a Lebron James (il naturale difensore su Durant) di cambiare in quella situazione. L’idea era e rimane validissima, ma OKC ha controbattuto non fermandosi alla ricezione di Durant ma giocando di seguito un pick and roll (per esempio col gioco “single rub”, blocco pindown e pick and roll centrale a seguire). Su questo pick and roll Miami cambiava ancora, col risultato che qualche volta Wade è finito su Durant in un terrificante mismatch. Mismatch che si è ripetuto nel finale, quando a bloccare per Durant Brooks ha mandato ripetutamente Fisher, proveniente a sua volta da un’uscita da due blocchi sul lato opposto. Il risultato è statao quello di coinvolgere nell’azione Battier e Wade, escludendo quindi Lebron dalla possibilità di giocare su KD. In più, quei blocchi sono terrificanti quando fatti da Fisher e/o Harden e/o Westbrook, e spesso risultano in un loro canestro facile. Possib ile anche qui che Spoelstra scelga qualcosa di diverso dal cambio, ma l’idea era abbastanza plausibile. Immagini al seguente link: http://www.youtube.com/watch?v=VYqT9sYRaJ4

Dopo un iniziale successo, schiacciata su rimessa laterale ed altro canestro, il gioco preferito degli Heat ultima maniera (“Thumb up stack”, un pick and roll alto giocato con due uomini a bloccare, uno dei quali “rolla” mentre l’altro “poppa”) ha smesso di produrre dividendi. OKC ha infatto utilizzato la sua straordinaria duttilità per cambi a tre che hanno negato efficacia alla giocata. La considerazione è interessante perché molti osservatori hanno criticato la scelta di Spoelstra di cambiare nella ripresa sui pick and roll dopo aver difeso nel primo tempo con uno show così pronunciato da sfociare spesso nel raddoppio vero e proprio. La chiave è stata la prima azione del secondo tempo, quando Kevin Durant ha segnato una tripla con 4 metri di spazio a seguito di assist di Ibaka. Il congolese ha sfruttato nella situazione l’abilità di Westbrook nel fargli arrivare la palla col cosiddetto “pocket pass”, quello cioè che passa tra i due difensori. Ibaka è stato un fattore nel primo tempo, ricevendo ben 6 palloni del genere e sfruttandoli in maniera significativa. 3/3 per 6 punti (con una schiacciata ed un fallo subito) quando dopo la ricezione ha attaccato il ferro, 0/3 quando invece si è accontentato di un jumper, per quanto davvero di qualità. Quella prima azione della ripresa (Short roll di Ibaka, attesa dell’aiuto di Battier, riapertura per KD e tripla) ha indotto Spoelstra a rifugiarsi nei cambi, per evitare di andare in inferiorità numerica perdendo di vista il numero 35. Alla luce del coinvolgimento di Ibaka, della peggiorata qualità a livello di angoli del difensore in aiuto e della maggiore consapevolezza di Westbrook, mi pare a posteriori una scelta logica. Che ha pagato dividendi solo a tratti, perché Westbrook ha avuto la lucidità più volte di attaccare il cambio, prima di accontentarsi nel quarto periodo di tre tiri da fuori (2 sbagliati ed uno entrato con assistenza degli Dei del basket). Ma che non può essere sbranata solo perché Miami ha subito 55 punti negli ultimi 43 possessi difensivi o perché OKC è andata a punti in 21 degli ultimi 29 possessi offensivi.

Il vero problema degli Heat non è decidere quale difesa giocare sui pick and roll, già che tutte sono parimenti attaccabili e dipendono dall’intensità e dalla varietà con cui vengono fatte e soprattutto alternate. Bensì quello di tenere 1 contro 1. Wade non andrebbe criticato per il 7/19 ma perché non è mai stato in condizione di rallentare Westbrook. Idem dicasi per Lebron James, che rispetto ad abitudini e possibilità ha concesso troppe volte di entrare in area agli avversari. Miami ha preso 31 tiri in area e 28 long-2, laddove OKC ha concluso 41 volte “in the paint” ed ha limitato i long 2 a 19. Se questi numeri non cambiano, allora sì che la serie è compromessa per Miami.

Andiamo nel dettaglio vedendo la sequenza dei 16 “long-2” presi veramente in prossimità della linea del tiro da 3 (oltre 5 metri) . Nella prima colonna trovate il numero di passaggi che hanno portato a quel tiro (considerato da quando si è cominciato o ricominciato ad attaccare) e nell’ultima i tiri che sono stati presi “in ritmo”, cioè ricevendo e tirando in un movimento solo

PASSAGGI % IN RITMO
0 Sbagliato 0/1 No
1 Segnato 1/2 Sì
0 Sbagliato 1/3 No
1 Segnato 2/4 Sì
2 Segnato 3/5 Sì
3 Sbagliato 3/6 No
0 Sbagliato 3/7 No
0 Sbagliato 3/8 No
0 Sbagliato 3/9 No
0 Sbagliato 3/10 No
0 Fallo subito 4/11 No
1 Sbagliato 4/12 Sì
0 Sbagliato 4/13 No
0 Sbagliato 4/14 No
1 Segnato 5/15 Sì
1 Segnato 6/16 No

Abbastanza facile vedere che non si tratta di puntare l’indice sul long-2 in quanto tale ma sul long-2 che scaturisce da poco movimento di uomini e palla e che non viene preso in ritmo.

Aggiungo: se i tempi e i modi degli aiuti sono questi, fioccheranno schiacciate di Collison, Ibaka e Perkins piuttosto che canestri in taglio di Harden e Sefolosha, come sulla testa dei difensori degli Spurs, già puniti dalle ricezioni in prossimità della linea di fondo dei mobili ed esplosivi lunghi dei Thunder, pronti a punire gli aiuti prematuri sui Big 3. In questo i continui cambi e accoppiamenti incrociati hanno effettivamente nuociuto a Miami. Laddove invece dall’altra parte, soprattutto nel quarto periodo, Collison è stato straordinario nel NON aiutare se non all’ultimo momento (vedi Duncan) contribuendo a più di un errore in penetrazione di Wade e James.

In una partita in cui i punti in contropiede hanno detto OKC 24-4 (pur giocando al basso numero di 88 possessi), ovvio che il controllo del ritmo assurga a livelli di importanza assoluta. 1) Miami deve riconoscere meglio le situazioni di transizione difensiva. Accoppiarsi prima indipendentemente dal match-up previsto e far mettere le gambe in spalla al tiratore in angolo, che non può muoversi quando il rimbalzo è stato controllato ma deve farlo quando la palla è in volo. 2) Per fermare il contropiede avversario, la cosa migliore è martellare il pallone in post basso e avere successo in questa situazione. Miami ha provato più volte a mandare in post basso le sue due stelle con il gioco “Push 2 down” (per Wade) e “Push 3 down” (per James), ma OKC ha decisamente prevalso anche se ha raddoppiato solo in una situazione (primo tempo, sull’unico post basso della gara di Bosh, tripla di Chalmers il risultato). Questo il dettaglio:

• Lebron James: 10 volte in post basso, 0/3 nei tiri da fuori fronteggiando, 4/7 andando dentro l’ area (4 falli subiti, uno con canestro segnato)
• Dwyane Wade: 0/2 (ambedue tiri frontali)
• Chris Bosh: 1/1 (la triplla di Chalmers già raccontata)

Pare di poter dire che ci sono tutti i motivi per considerare questa fase di gioco fondamentale. Miami deve “gettonare” di più Bosh, avere di più da Lebron e da Wade e possibilmente indurre anche Brooks a considerare l’ipotesi di un raddoppio. Da notare che in tutto e per tutto OKC ha giocato 4 post bassi in tutta Gara 1.

Altra grande chiave è stata quella dei rimbalzi offensivi, con Miami che deve preoccuparsi non tanto del 10-7 del dato “semplice” ma del 26,3 di percentuale di rimbalzo offensivo degli avversari rispetto al proprio 17,5.

Una cosa che ha funzionato molto bene per gli Heat: le ricezioni al gomito di James con buona attività sul lato debole (stagger) che hanno permesso a LBJ di andare forte a canestro, soprattutto con la mano sinistra che mi pare gli venga costantemente concessa.

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7 Comments

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  5. MAMBONE MAMBONE

    Ciao Flavio. Bello quest articolo. Non sembra nemmeno scritto dalla stessa persona che dopo gara 5 con Boston diceva analizzava: “le Born James ha il braccino”. Ora che il braccino si è a quanto pare allungato, spero si continui a parlare di basket davvero. Grazie

  6. marco esposito marco esposito

    bella analisi, ma troppo tecnica, alla fine vince chi ne ha di più, e MIA alla fine era sulle gambe, e non solo per Boston, ma per il ritmo di OKC, se Westbrook non spadella è dura per tutti.E a gara 1 non si è iscritto il barba…

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