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Di football, chiamate e altri mondi

Diffiderei dei milioni di offensive coordinator che sapevano quale fosse la chiamata “giusta” sull’intercetto. La discussione che mi interessa è quella generale, quella che parte dall’ “insuperabile” presupposto che siccome un passaggio è più rischioso di una corsa è stata una chiamata suicida, a maggior ragione con dei time-out in tasca. Spero che nessun essere senziente possa ritenere che simili sconvolgenti verità non abbiano fatto parte del processo decisionale dei Seahawks: fino a lì ci arrivano anche loro, fidatevi. Solo che sono pagati per prendere decisioni che vadano un po’ oltre i livelli superficiali, che tengano cioè in considerazione più variabili oltre al “buon senso”. E’ possibile che la complessità della situazione per come la vedevano loro (goal-line defense, percentuale di successo di un pass play in quella situazione, ecc.) possa avergli fatto perdere di vista la corretta valutazione del rischio? Sì, è quasi certo che sia così. E’ ovvio che se potessero tornare indietro farebbero probabilmente diverso, indipendentemente dal capolavoro di Butler (componente di un reparto fino a quel momento distrutto dai lanci alti di Russell Wilson). Questo non fa della chiamata in sè la decisione di un idiota da mettere all’indice a vita. Ci vogliono molte componenti, oltre alla chiamata oggettivamente rivedibile, per costruire un intercetto: un capolavoro difensivo, un paio di errori offensivi e molto molto altro, assieme a una robusta dose di destino (o sfiga che sia). E soprattutto ci sono 59 e passa minuti prima che contano tanto quanto quell’azione, che ci piaccia o meno. Personalmente, nella mia infinita modestia e incompetenza, trovo criticabile l’assenza di coraggio nelle chiamate sul +10, quando i Pats mi sembravano abbastanza in ginocchio. Lì Seattle è stata forse fin troppo piatta nel chiamare tre corse di fila, quando un primo down avrebbe forse definitivamente fiaccato gli avversari. Laddove “forse”, sia ben chiaro, è la parola-chiave. Avessero vinto i Seahawks, sarebbe stato anche per l’incredibile ricezione di Kearse, che avrebbe fatto passare Carroll e Bevell per due geni laddove sempre di destino (o culo) si è trattato. Ripeto, è un discorso di metodo. Molti avranno notato dichiarazioni di giocatori dei Seahawks che lasciavano abbondantemente trasparire irritazione per la decisione presa. Piangere sul latte versato è un lusso che i giocatori possono permettersi, proprio come i commentatori e gli osservatori. E’ la grande differenza con chi invece è pagato per versare quel latte, sotto immensa pressione, con pochissimo tempo e con mille variabili nella testa. Salvo essere giudicato ex post solo e soltanto sulla base del risultato (che alla fine del primo tempo è stato di rara brillantezza). L’allenatore è solitario quando decide, trova compagnia se gli va bene (per merito precipuo dei giocatori) ed è ancora più solo se gli va male. A Bevell e Carroll è andata malissimo, non c’è dubbio. Saper guardare però oltre le ovvietà e oltre i singoli episodi è una maniera importante di interpretare i fenomeni. Anzi, è l’unica maniera, IMHO.

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3 Comments

  1. Roberto Roberto

    Aggiungo: gli infortuni e gli acciacchi della Legion of Boom di Seattle hanno pesato. Questa é una difesa semplicemente più forte di ogni attacco che ha affrontato: anche del gioco noioso dei Pats. Ma in partita secca contano tanto fattori, figurarsi quelli fisici.

  2. Roberto Roberto

    In stagione Lynch su 5 tentativi di corsa da 1yd é andato in TD una sola volta. Wilson mai intercettato da quella distanza e sono stati 61 in totale i TD realizzati da 1yd su lancio quest’anno. Torna in mente la partita del turno precedente con Green Bay che per tre volte da 1yd dà la palla al suo running back senza risultati. Flavio, é evidente che molti stiano commentando con banalità e senza analisi dei fattori. La chiamata ci stava e probabilmente riproposta per 10 volte 9 andrebbe a buon fine (e lo dice uno che avrebbe chiamato il fake su Lynch per la corsa di Wilson: azione riproposta molte volte dai Seahawks, proprio perché la chiamata su Beats Mode é la più scontata e così si può ingannare la difesa avversaria). Ma ripeto scelta condivisibile con solo l’esito errato. Peccato: ci si rifarà tra un anno. Every setback has a major comeback.
    P.S. Wilson resta un clutch player conne pochi in questo gioco. Non sarà una giocata a cambiare questo fatto.

  3. Mario Nizzoli Mario Nizzoli

    Sono in parte daccordo. Credo che ci potesse stare un pass per poter avere a disposizione il tempo per fare 3 tentativi (2do,3zo ed eventuale 4to down) però mi sarei aspettato perlomeno un fade out, dato che come fai presente tu la secondaria di NE era stata battuta da lanci alti. Comunque non mi sento didifendere la scelta, anche se non così assurda in fondo, anche se, da tifoso Patriots, all’intercetto ho esultato come quando a 17 anni mi hanno regalato la canotta del mio idolo Charles Barkley…

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