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Ancora sul tifo

Piccolo spin-off sul discorso-tifo che ho provato ad analizzare qui .

• La mia esperienza è stata: tifoso prima, non-tifoso poi. Sia perché credo di non potermelo permettere vista la professione che esercito, sia perché ritengo che lo sport si goda meglio così.
• Per “tifoso” intendo specificamente una persona che ritiene l’evento sportivo una specie di ordalia il cui risultato determina la vittoria del Bene (la sua squadra) sul Male (l’avversario). E quando questo non succede giustifica l’evento addossandone la colpa ad altro/altri o scaricando una rabbia primigenia sul Bene che è stato inadeguato. E vede gli avversari come il Male o il Nemico, invece che come un’asticella con cui misurarsi. Uno insomma che parte dalla tesi, la “mia” squadra è meglio, e poi risale ai fatti. Cioè il contrario di quello che deve fare un giornalista.
• Nessuno è privo di pulsioni e simpatie, e neppure si pretende che lo sia. Non lo è il Giudice in Camera di Consiglio, ma non per questo può fare condannare un innocente. Non lo è il medico in sala operatoria, ma non può certo fare morire uno che non stima o curarlo peggio di un amico. Per fortuna con la penna ed il microfono si fanno danni meno gravi, ma la prospettiva è analoga.
• E’ ben diversa cosa sviluppare ammirazione per dei grandi sportivi e/o costruire una rete di rapporti che aiuta nella professione. L’idea è però quella di non trattare diversamente gli amici, di impostare un rapporto leale di stima e non di “io-ti-proteggo-e-tu-mi-dai-le-notizie” che è anche peggio del tifo.
• Il tifo è concetto sdoganato, ritenuto assolutamente fisiologico. Il talk-show col giornalista juventino e quello milanista per par condicio assomiglia sinistramente a quello col giornalista di destra e quello di sinistra. Sarò un fesso, ma continuo a pensare che juventini, milanisti, di destra e di sinistra siano e debbano essere Conte, Allegri, Alfano e Bersani, non dei giornalisti.
• Essendo concetto sdoganato, non viene combattuto nelle redazioni e negli spogliatoi, ma addirittura tacitamente incoraggiato (al di là delle vuote affermazioni di principio). Automatico quindi che i non-addetti ai lavori ritengano il tifo una condicio sine qua non per esercitare la professione. Assunto nel quale confluisce la leggerissima tendenza generale a coltivare una cultura del sospetto degna di Padre Pintacuda.
• Il risultato è che la partita prosegue fuori dal campo e viene giocata da giornalisti pro e giornalisti contro, da spettatori che inneggiano a Tizio e vituperano Caio a seconda della squadra per cui tifa. E’ la cultura dell’appartenenza, in cui si viene giudicati per la casacca e non per i contenuti. Col massimo rispetto di tutti, è una cultura che credo si debba respingere. Quanto sia capace di farlo non lo so, ma la buona volontà provo a mettercela.

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8 Comments

  1. Andrea Andrea

    leggo ora e condivido… anche se la precisazione sul tifo deteriore andrebbe a mio modo di vedere messa più in evidenza… tra le altre cose butto lì una considerazione: spesso si generalizza dicendo “juventini ladri”, “interisti perdenti”, “laziali fascisti”/”livornesi comunisti”, etc.. premesso che mi si rivolta lo stomaco solo a scriverlo, mi piacerebbe comunque sapere se il tifare per una o l’altra squadra è così forte nel nostro paese da modificare il nostro modo di pensare (ovviamente in modo più profondo rispetto alle generalizzazioni sopra citate), considerando gli stimoli che questa “scelta” fa subire…

  2. leone leone

    Beppe Viola uno dei piu’ grandi giornalisti sportivi che mi ricordi, aveva un senso dell’ironia incredibile, una qualità che tanti giornalisti che si prendono troppo sul serio dovrebbero avere, bene Bepep era tifoso del Milan, e io che sono interista lo reputo unoi dei piu’ grandi, allora dipende come si tifa, se lo si fa con intelligenza come una simpatia, una preferenza va bene, se lo si fa alla Biscardi …….

  3. manu1602 manu1602

    Cultura dell’appartenenza… credo sia all’origine di ogni vecchia guerra (perche all’origine di quelle nuove vi è il denaro).
    Vivo lo sport, e soprattutto la pallacanestro, come arte da apprezzare.
    Mi piacerebbe andare in un palazzetto in Italia e poter applaudire a qualcosa di bello fatto dalla squadra ospite, ma rischio puntualmente non dico la rissa, ma una sicura discussione con qualcuno (in qualunque settore del palazzo) e perciò queste emozioni tocca tenersele per se.
    Ecco è proprio questo che non va, e rivendico il mio diritto a “godere” degli spettacoli sportivi dal vivo in santa pace ed emozionandomi.
    Vedere vincere la mens sana è 10 ma vedere una bella partita è 10000.
    Ps: miami ha ritirato il 23 di jordan al ritiro, vi immaginate l’inter che ritira il 10 di Del Piero in onore al grande giocatore??

  4. Andrea Andrea

    “Per “tifoso” intendo specificamente una persona che ritiene l’evento sportivo una specie di ordalia il cui risultato determina la vittoria del Bene (la sua squadra) sul Male (l’avversario). E quando questo non succede giustifica l’evento addossandone la colpa ad altro/altri o scaricando una rabbia primigenia sul Bene che è stato inadeguato. ”

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    Purtroppo questo è il motivo per cui leggo meno e sempre meno le sezioni dei commenti su molti siti di basket, ormai piene di tifosi curvaioli di parte che, appunto, vedono la vittoria dell’avversario come il male e ogni volta che la propria squadra perde è colpa sistematica degli arbitri o di qualche oscuro complotto. Questo modo di tifare e di vedere le cose mi fa, senza mezzi termini, schifo e nessuno potrà farmi cambiare idea in merito.

    Personalmente non ho più intenzione di perdere il mio tempo a leggere idiozie dette/scritte da persone frustrate che non sanno godersi la bellezza di questo sport a tutti i livelli, dalle minors fino all’NBA. Come dici tu, Flavio, il tifo è una malattia. Il tifo “cattivo”, quello di cui ho parlato, si intende.

  5. Carlocux Carlocux

    Penso si possa essere buoni o mediocri giornalisti (ma anche chirurghi o giudici) pur tifando in maniera intelligente per una squadra. Quello che non sopporto è il tifo”contro”.

  6. enrico enrico

    Quando si parla di tifo bisogna fare le dovute distinzioni, c’è quello buono e quello cattivo, non tutti vanno a palazzo per insultare arbitri e giocatori, c’è anche chi si emoziona per la propria squadra senza denigrare nessuno, il problema non è il tifo ma il rispetto per il prossimo, siamo nella società della maleducazione, un fenomeno che va combattuto da subito da piccoli, ma a volte il tifo è un modo di unirsi di vivere assieme passioni , di fare gruppo tra persone che cercano semplicemente uno svago, chi è rompiscatole lo è a prescindere dalla squadra e dal tifo, c’è molto lavoro da fare dal punto di vista educativo , il tifo è solo una conseguenza.

  7. Alu Alu

    Identificare il tifoso come colui che acriticamente e con malafede sostiene la propria squadra e denigra gli avversari mi sembra sbagliato; se è vero che ci sono alcune persone che vivono il tifo in questo modo, è anche vero che ce ne sono moltissime altre che non si mettono il paraocchi quando guardano la squadra per cui tifano e che non derogano alla propria onestà intellettuale quando si tratta della squadra per cui tengono. Secondo me in questi termini la questione è mal posta: semmai sarebbe più utile distinguere tra coloro che parlano in malafede e offendono gli avversari (a me danno molto fastidio anche i fischi, non parliamo degli insulti) e coloro che, pur tifando e pur vivendo delle rivalità sportive, rimangono lucidi e onesti. Ma identificare il tifo con l’impossibilità di essere lucidi e onesti è una cosa con cui sono in totale disaccordo. Per quanto riguarda i giornalisti a me non dà fastidio alcuno il fatto che tifino per una certa squadra se questo aspetto non pregiudica la loro onestà intellettuale (cosa che non sempre avviene, è vero); semmai per me sono irritanti i casi in cui l’aspetto del tifo viene calcato in modo parossistico e appunto con malafede. Ma sono comunque molti i casi in cui giornalisti che tifano rimangono lucidi e onesti, come per esempio Federico Buffa, tifoso del Milan e dei Clippers, al quale non mi sembra proprio che il tifo ottenebri il giudizio.

    • Flavio Tranquillo Flavio Tranquillo

      Non identifico il tifoso così, sto identificando così il tifo deteriore. Ci sta la precisazione

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