Qualche altra modesta riflessione in ordine sparso sull’infausto sabato:
A quanto si può apprendere la Camera di Conciliazione del CONI si riunirà il 26 settembre, per cui quel giorno il verdetto sportivo sarà definitivo. Quod Deus avertat, ma dopo per Napoli e Capo d’Orlando resta solo il TAR, con quel che ne consegue
C’è da fare un nuovo calendario, ma non sappiamo ancora con quali date e quali principi. Ci sarebbe da capire che fine fanno le persone che non troveranno altrove un nuovo posto di lavoro. Si potrebbe anche spiegare più nei dettagli cosa è successo veramente, in modo che la discussione sulla legittimità della decisione nel merito non sia simile a quella sul sesso degli angeli.
Invece di pensare se il Presidente FIP Tizio è meglio di Caio o peggio di Sempronio o se debba arrivare il commissariamento bisognerebbe capire se un’istituzione con le caratteristiche della Federazione debba e/o possa dettare le regole per un gruppo di investitori che decide di fare sport professionistico. La mia risposta sarebbe “assolutamente no”, perché le regole per quegli investitori le fa il mercato, perché questa istituzione ha culturalmente diversa estrazione e dovrebbe avere diversa mission (creare cioè le condizioni per un autentico sviluppo di base di questo splendido sport) e perché decidere dove deve andare la macchina quando la benzina la pagano altri mi sembra poco carino. Ma il “sarebbe” è riferito alla natura di questi “investitori”, i primi a non sapere come e perché dovrebbero assumersi la responsabilità di pilotare quella macchina. La vera e unica alternativa è la creazione di un’autorità terza, di una Lega con la “L” maiuscola, espressione degli investitori ma non legata ai capricci ed ai pasticci dell’assemblea generale bensì al principio imprenditoriale della ricerca della miglior performance a tutti i livelli. Non un altro organo politico dove l’unica politica praticata è quella dei veti incrociati, dell’ostruzionismo e del tiro al soggetto debole. Non serve acquistare spazi sui giornali per spiegare le proprie ragioni, manco si trattasse di una tornata elettorale decisa dal consenso popolare. Per ogni riferimento citofonare NBA, presso Olympic Tower, New York. Campa cavallo …..
Se si ragionasse così, la cosa più importante sarebbe migliorare il livello del prodotto che si vende, il basket professionistico. Pubblico, media e sponsor sono disposti a pagare di più solo per uno spettacolo di miglior livello. Quindi migliori giocatori, migliori allenatori, migliori arbitri, migliori arene, eccetera. Fatti, non quelle altre cose dell’amico di Valentino. Stiamo ai giocatori. Come possono migliorare se l’investimento tecnico su di loro è nullo e la competizione (unica condizione di crescita) viene depressa da decisioni politiche che mirano a creare delle riserve anti-storiche e corporative ? E stiamo alle risorse. Che senso può avere una decisione come quella relativa al 3+3 che NON aumenta il numero degli italiani (stando ai miei vaghi ricordi scolastici 3+3 eguaglia 4+2 …) e in compenso draga risorse perché un europeo costa molto di più di un americano di pari livello ?
Certo, tutto viene fatto per il bene della Nazionale, come no. Scusate la franchezza, ma è una panzana, che sia detta in buona fede o che sia ispirata da qualche interesse particolare. O qualcuno pensa veramente che per superare Stojkov, Nemeth e Muurinen nel non cale generale sia il caso di azzoppare ulteriormente una serie A già malata ? O che 3+3 rispetto a qualsiasi altra formula (peraltro ridiscussa prima di entrare in vigore) si traduca in qualche punto di vantaggio per i ragazzi di Recalcati ?
Se fosse possibile, detto da uomo del Sud, sarebbe meglio non sentire che vengono date connotazioni geografiche a questa decisione. Lasciamo magari queste cose agli esponenti della Lega Nord che si sono espressi per “difendere” gli interessi di Varese (?????). Abbiamo già abbastanza motivi per discutere senza entrare in questo cul-de-sac che ci allontana dal nocciolo della questione.
Sunday bloody sunday
Qualche altra modesta riflessione in ordine sparso sull’infausto sabato:
A quanto si può apprendere la Camera di Conciliazione del CONI si riunirà il 26 settembre, per cui quel giorno il verdetto sportivo sarà definitivo. Quod Deus avertat, ma dopo per Napoli e Capo d’Orlando resta solo il TAR, con quel che ne consegue
C’è da fare un nuovo calendario, ma non sappiamo ancora con quali date e quali principi. Ci sarebbe da capire che fine fanno le persone che non troveranno altrove un nuovo posto di lavoro. Si potrebbe anche spiegare più nei dettagli cosa è successo veramente, in modo che la discussione sulla legittimità della decisione nel merito non sia simile a quella sul sesso degli angeli.
Invece di pensare se il Presidente FIP Tizio è meglio di Caio o peggio di Sempronio o se debba arrivare il commissariamento bisognerebbe capire se un’istituzione con le caratteristiche della Federazione debba e/o possa dettare le regole per un gruppo di investitori che decide di fare sport professionistico. La mia risposta sarebbe “assolutamente no”, perché le regole per quegli investitori le fa il mercato, perché questa istituzione ha culturalmente diversa estrazione e dovrebbe avere diversa mission (creare cioè le condizioni per un autentico sviluppo di base di questo splendido sport) e perché decidere dove deve andare la macchina quando la benzina la pagano altri mi sembra poco carino. Ma il “sarebbe” è riferito alla natura di questi “investitori”, i primi a non sapere come e perché dovrebbero assumersi la responsabilità di pilotare quella macchina. La vera e unica alternativa è la creazione di un’autorità terza, di una Lega con la “L” maiuscola, espressione degli investitori ma non legata ai capricci ed ai pasticci dell’assemblea generale bensì al principio imprenditoriale della ricerca della miglior performance a tutti i livelli. Non un altro organo politico dove l’unica politica praticata è quella dei veti incrociati, dell’ostruzionismo e del tiro al soggetto debole. Non serve acquistare spazi sui giornali per spiegare le proprie ragioni, manco si trattasse di una tornata elettorale decisa dal consenso popolare. Per ogni riferimento citofonare NBA, presso Olympic Tower, New York. Campa cavallo …..
Se si ragionasse così, la cosa più importante sarebbe migliorare il livello del prodotto che si vende, il basket professionistico. Pubblico, media e sponsor sono disposti a pagare di più solo per uno spettacolo di miglior livello. Quindi migliori giocatori, migliori allenatori, migliori arbitri, migliori arene, eccetera. Fatti, non quelle altre cose dell’amico di Valentino. Stiamo ai giocatori. Come possono migliorare se l’investimento tecnico su di loro è nullo e la competizione (unica condizione di crescita) viene depressa da decisioni politiche che mirano a creare delle riserve anti-storiche e corporative ? E stiamo alle risorse. Che senso può avere una decisione come quella relativa al 3+3 che NON aumenta il numero degli italiani (stando ai miei vaghi ricordi scolastici 3+3 eguaglia 4+2 …) e in compenso draga risorse perché un europeo costa molto di più di un americano di pari livello ?
Certo, tutto viene fatto per il bene della Nazionale, come no. Scusate la franchezza, ma è una panzana, che sia detta in buona fede o che sia ispirata da qualche interesse particolare. O qualcuno pensa veramente che per superare Stojkov, Nemeth e Muurinen nel non cale generale sia il caso di azzoppare ulteriormente una serie A già malata ? O che 3+3 rispetto a qualsiasi altra formula (peraltro ridiscussa prima di entrare in vigore) si traduca in qualche punto di vantaggio per i ragazzi di Recalcati ?
Se fosse possibile, detto da uomo del Sud, sarebbe meglio non sentire che vengono date connotazioni geografiche a questa decisione. Lasciamo magari queste cose agli esponenti della Lega Nord che si sono espressi per “difendere” gli interessi di Varese (?????). Abbiamo già abbastanza motivi per discutere senza entrare in questo cul-de-sac che ci allontana dal nocciolo della questione.
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