In occasione di una recente riunione a Zagabria, la FIBA ha ufficializzato la sua interpretazione sulla giocata di petto effettuata nel derby di Bologna da Huertas
Domanda 1: “Avrei un quesito da proporre: Rimessa per la Squadra A. giocatore A6 dice al suo compagno A5 incaricato alla rimessa di ‘passargli’ la palla sul petto. Quindi A5 rimette la palla e A6 la stoppa di petto. Come ci si comporta nel far partire il cronometro di gara ed i 24” ?” Risposta: Al momento, toccare la palla con una parte del corpo che non sia tra quelle indicate come “illegali” dall’art.13 del regolamento (pugno o qualsiasi parte della gamba) deve intendersi azione legale. Non si discute, poi, se il tocco è accidentale, involontario. In tali casi, quindi, il cronometro di gara deve partire non appena la palla tocca o viene toccata dal giocatore in campo.Rimane da chiarire la partenza del conteggio per la regola dei 24” e degli 8”, se ci trovassimo in zona difensiva. Va considerato che, per queste sue regole, il conteggio arbitrale deve partire nel momento in cui il giocatore in campo ottiene il controllo della palla, non essendo sufficiente un semplice tocco.Quindi, dopo lo stop di petto da parte di A6, la palla finirà a terra ed il conteggio per le regole in questione inizierà soltanto nel momento in cui A6, o un altro qualunque giocatore, entrerà in possesso della palla, trattenendola o palleggiandola. (Interpretazione FIBA, aprile 2009)
Bisogna imparare che un chiarimento come questo va accettato disciplinatamente. Da oggi è chiaro che la giocata di Huertas è regolare, e se posso invito caldamente allenatori e giocatori a considerarla perchè ha un notevole valore. Non sembri però in contraddizione quanto segue: a modestissimo avviso dello scrivente giocare intenzionalmente la palla con qualcosa di diverso dalle mani è palesemente in contrasto con lo spirito di questo gioco. Idem dicasi per il tentativo di eludere, sfruttando un “bug” del regolamento, lo spirito della regola dei 24 secondi. Mi pare chiaro che il regolamento non preveda espressamente la violazione di petto perchè a nessuno, se non con fini di aggiramento delle regole stesse, è mai venuto in mente di giocare la palla col petto. Ed interpretare il regolamento senza dare preminenza alla difesa dello spirito del gioco va contro gli interessi di questo gioco, e rappresenta un altro capitolo di gestione politica della cosa cestistica. Mi permetto di aggiungere: se si può di petto, si può anche di testa. E in Interregionale ci sono parecchi calciatori che non fanno troppa fatica a fare 28 metri di campo con petto e testa. Vogliamo dire che anche questa azione è regolare ?
Provo a spiegare perchè la contraddizione è solo apparente: portare la mia posizione sull’argomento non significa discutere la legittimità dell’interpretazione. Se domani mai fossi in panchina od in campo ed un mio avversario facesse la giocata alla Huertas, non avrei motivo di appulcrare verbo. Dico questo, per allargare un attimo il discorso. Sento sempre più confusione quando si parla di arbitri ed arbitraggi. Le notizie da Reggio Calabria e dintorni non aiutano, ma non avere fiducia nell’intera categoria per errori di singoli (che vanno dimostrati e se dimostrati vanno sanzionati con estrema durezza) sarebbe sfascismo da quattro soldi. La questione però è seria, perchè di fiducia in giro negli arbitri ne percepisco pochissima. Cosa di cui mi dolgo estremamente. Ma che non mi induce a tacere sull’argomento, bensì a fare l’esatto contrario. La teoria “meno se ne parla meglio è” può portare solo ad un peggioramento della parte sana della categoria, ovverosia della quasi totalità della stessa. Discutere di tecnica fa bene, in primis agli arbitri. L’attenzione agli episodi significa coglierne il valore didascalico, non creare una gogna per il colpevole. Fare, anche dall’interno della categoria, opera di insabbiamento significa mostrare una debolezza che si ritorce contro chi poi va in campo e cerca, non a caso, di “evitare problemi”. I grandi arbitri non sono quelli che non sbagliano mai, ma quelli che riducono il margine di errore. E soprattutto si dannano per averlo fatto ma riescono a conviverci con quell’errore, che in fin dei conti li migliora stimolandoli a far meglio. E tutto fanno i grandi arbitri tranne che farne apposta un altro di errore, per “rimettere a posto le cose”, così son contenti tutti. Perchè questo, senza dirlo, chiedono in moltissimi: facciamo pari e patta, dai, cosa vi costa ? Aggiungo, i grandi arbitri sono anche quelli che non dipendono dal livello della partita che arbitrano, che non cercano la designazione prestigiosa ma solo di dare il loro massimo anche in Seconda Divisione. Se comunque domani qualcuno si sente più intitolato da un errore di un fischietto o dai fatti di Reggio Calabria ad insultare un arbitro, sappia che si sbaglia, e molto. Ma dire che la colpa di quell’insulto è di chi discute dell’errore o riporta i fatti è proprio da vigliacchi. Quasi come insultare o colpire un arbitro.
Per chiudere, e ribadire quanto il paese legale sia lontano da quello reale, vi copio la seconda risposa ai quesiti tecnici. Credo non ci sia bisogno di aggiungere molto (non è che bisognerebbe dare un’occhiata a qualche altra situazione più importante pr favorire il pubblico pagante ?)
Domanda 2: “Desidererei sapere cosa prevede esattamente il Regolamento in merito all’uso da parte dei giocatori di sottomaglie e sottopantaloncini.” Risposta: Nel Regolamento si coglie assolutamente l’essenza della norma, ovvero uniformare le divise di gioco degli atleti, rendere facilmente identificabile, durante la velocità del gioco, in presenza di giocatori grandi e grossi che si raccolgono in piccoli spazi, il componente di una squadra piuttosto che dell’altra. Rendere visivamente migliore e più ordinato lo spettacolo proposto al pubblico pagante.La FIBA modifica il Regolamento sulla base di quanto viene proposto dalla tecnologia e dal progresso, applicati ad uno sport all’avanguardia e costantemente in evoluzione come il basket,considerando sempre la salvaguardia del bene primario del nostro sport: gli atleti/e.Le divise di gioco devono essere funzionali e non costituire fonte di pericolo o danno fisico per gli atleti; si pensi, ad esempio, alla probabilità di infilare una mano o le dita dentro la manica di un avversario o compagno, durante un’azione di gioco, con conseguenti danni fisici per entrambi.Infatti, rarissimi erano i casi di squadre che presentavano maglie da gioco con le maniche,
poiché, in generale, queste infastidiscono i giocatori stessi. Un piccolo passo indietro di pochi mesi. Nella stesura del Regolamento Tecnico FIBA 2006, in vigore fino al 30 settembre 2008,l’articolo 4.3.1 consentiva e regolamentava l’utilizzo da parte dei giocatori di:
• Le T-shirt, indipendentemente da come siano, non sono permesse sotto la maglia senza una formale richiesta medica scritta. Se questa richiesta viene accettata, la T-shirt deve essere dello stesso colore predominante della maglia. Questo punto è stato cancellato nel Regolamento 2008, proprio alla luce delle considerazioni sopra enunciate. Pertanto nessun altro tipo di indumento può essere indossato al di fuori della maglia di gioco. La considerazione che l’uso di sottomaglie possa avere una valenza terapeutica e/o preventiva
ha portato successivamente all’interpretazione che consente l’utilizzo di sottomaglie, non di T-shirt, che però abbiano lo stesso profilo della maglia, e lo stesso colore, per ovvie ragioni. Il fatto, poi, che debbano essere corredate da certificazione medica è a salvaguardia e tutela dell’atleta stesso. Né la FIP, né gli arbitri possono arrogarsi la presunzione di impedire al giocatore di utilizzare un indumento, sotto prescrizione medica, purché conforme alle direttive.E’ ovvio che in presenza di uniformi da gioco aderenti, che nascondano completamente l’abbigliamento di sotto, anche quando l’atleta è in dinamico movimento, il problema venga bypassato.Questo si pone solo per quelle maglie molto larghe da cui fuoriescano i più variopinti ed estemporanei indumenti, magari adattati artigianalmente con alcuni colpi di forbice.Il sottopantaloncino elastico, perfettamente aderente al corpo, assolutamente funzionale e non pericoloso non è vietato da alcuna norma; infatti, nello stesso articolo del Regolamento ne viene specificata esclusivamente la colorazione:• Scaldamuscoli che fuoriescano dai pantaloncini possono essere indossati a condizione che siano dello stesso colore dei pantaloncini. Quindi, purché dello stesso colore dei pantaloncini, presidi scaldamuscoli possono essere indossati senza necessità di alcuna prescrizione medica.
Invece, qualora un giocatore debba utilizzare calzamaglie elastiche contenutive, per motivi sanitari o terapeutici, deve produrre all’arbitro formale richiesta medica scritta, comprovante la necessità di utilizzo dello specifico presidio sanitario.
Stop di petto e dintorni
In occasione di una recente riunione a Zagabria, la FIBA ha ufficializzato la sua interpretazione sulla giocata di petto effettuata nel derby di Bologna da Huertas
Domanda 1: “Avrei un quesito da proporre: Rimessa per la Squadra A. giocatore A6 dice al suo compagno A5 incaricato alla rimessa di ‘passargli’ la palla sul petto. Quindi A5 rimette la palla e A6 la stoppa di petto. Come ci si comporta nel far partire il cronometro di gara ed i 24” ?” Risposta: Al momento, toccare la palla con una parte del corpo che non sia tra quelle indicate come “illegali” dall’art.13 del regolamento (pugno o qualsiasi parte della gamba) deve intendersi azione legale. Non si discute, poi, se il tocco è accidentale, involontario. In tali casi, quindi, il cronometro di gara deve partire non appena la palla tocca o viene toccata dal giocatore in campo.Rimane da chiarire la partenza del conteggio per la regola dei 24” e degli 8”, se ci trovassimo in zona difensiva. Va considerato che, per queste sue regole, il conteggio arbitrale deve partire nel momento in cui il giocatore in campo ottiene il controllo della palla, non essendo sufficiente un semplice tocco.Quindi, dopo lo stop di petto da parte di A6, la palla finirà a terra ed il conteggio per le regole in questione inizierà soltanto nel momento in cui A6, o un altro qualunque giocatore, entrerà in possesso della palla, trattenendola o palleggiandola. (Interpretazione FIBA, aprile 2009)
Bisogna imparare che un chiarimento come questo va accettato disciplinatamente. Da oggi è chiaro che la giocata di Huertas è regolare, e se posso invito caldamente allenatori e giocatori a considerarla perchè ha un notevole valore. Non sembri però in contraddizione quanto segue: a modestissimo avviso dello scrivente giocare intenzionalmente la palla con qualcosa di diverso dalle mani è palesemente in contrasto con lo spirito di questo gioco. Idem dicasi per il tentativo di eludere, sfruttando un “bug” del regolamento, lo spirito della regola dei 24 secondi. Mi pare chiaro che il regolamento non preveda espressamente la violazione di petto perchè a nessuno, se non con fini di aggiramento delle regole stesse, è mai venuto in mente di giocare la palla col petto. Ed interpretare il regolamento senza dare preminenza alla difesa dello spirito del gioco va contro gli interessi di questo gioco, e rappresenta un altro capitolo di gestione politica della cosa cestistica. Mi permetto di aggiungere: se si può di petto, si può anche di testa. E in Interregionale ci sono parecchi calciatori che non fanno troppa fatica a fare 28 metri di campo con petto e testa. Vogliamo dire che anche questa azione è regolare ?
Provo a spiegare perchè la contraddizione è solo apparente: portare la mia posizione sull’argomento non significa discutere la legittimità dell’interpretazione. Se domani mai fossi in panchina od in campo ed un mio avversario facesse la giocata alla Huertas, non avrei motivo di appulcrare verbo. Dico questo, per allargare un attimo il discorso. Sento sempre più confusione quando si parla di arbitri ed arbitraggi. Le notizie da Reggio Calabria e dintorni non aiutano, ma non avere fiducia nell’intera categoria per errori di singoli (che vanno dimostrati e se dimostrati vanno sanzionati con estrema durezza) sarebbe sfascismo da quattro soldi. La questione però è seria, perchè di fiducia in giro negli arbitri ne percepisco pochissima. Cosa di cui mi dolgo estremamente. Ma che non mi induce a tacere sull’argomento, bensì a fare l’esatto contrario. La teoria “meno se ne parla meglio è” può portare solo ad un peggioramento della parte sana della categoria, ovverosia della quasi totalità della stessa. Discutere di tecnica fa bene, in primis agli arbitri. L’attenzione agli episodi significa coglierne il valore didascalico, non creare una gogna per il colpevole. Fare, anche dall’interno della categoria, opera di insabbiamento significa mostrare una debolezza che si ritorce contro chi poi va in campo e cerca, non a caso, di “evitare problemi”. I grandi arbitri non sono quelli che non sbagliano mai, ma quelli che riducono il margine di errore. E soprattutto si dannano per averlo fatto ma riescono a conviverci con quell’errore, che in fin dei conti li migliora stimolandoli a far meglio. E tutto fanno i grandi arbitri tranne che farne apposta un altro di errore, per “rimettere a posto le cose”, così son contenti tutti. Perchè questo, senza dirlo, chiedono in moltissimi: facciamo pari e patta, dai, cosa vi costa ? Aggiungo, i grandi arbitri sono anche quelli che non dipendono dal livello della partita che arbitrano, che non cercano la designazione prestigiosa ma solo di dare il loro massimo anche in Seconda Divisione. Se comunque domani qualcuno si sente più intitolato da un errore di un fischietto o dai fatti di Reggio Calabria ad insultare un arbitro, sappia che si sbaglia, e molto. Ma dire che la colpa di quell’insulto è di chi discute dell’errore o riporta i fatti è proprio da vigliacchi. Quasi come insultare o colpire un arbitro.
Per chiudere, e ribadire quanto il paese legale sia lontano da quello reale, vi copio la seconda risposa ai quesiti tecnici. Credo non ci sia bisogno di aggiungere molto (non è che bisognerebbe dare un’occhiata a qualche altra situazione più importante pr favorire il pubblico pagante ?)
Domanda 2: “Desidererei sapere cosa prevede esattamente il Regolamento in merito all’uso da parte dei giocatori di sottomaglie e sottopantaloncini.” Risposta: Nel Regolamento si coglie assolutamente l’essenza della norma, ovvero uniformare le divise di gioco degli atleti, rendere facilmente identificabile, durante la velocità del gioco, in presenza di giocatori grandi e grossi che si raccolgono in piccoli spazi, il componente di una squadra piuttosto che dell’altra. Rendere visivamente migliore e più ordinato lo spettacolo proposto al pubblico pagante.La FIBA modifica il Regolamento sulla base di quanto viene proposto dalla tecnologia e dal progresso, applicati ad uno sport all’avanguardia e costantemente in evoluzione come il basket,considerando sempre la salvaguardia del bene primario del nostro sport: gli atleti/e.Le divise di gioco devono essere funzionali e non costituire fonte di pericolo o danno fisico per gli atleti; si pensi, ad esempio, alla probabilità di infilare una mano o le dita dentro la manica di un avversario o compagno, durante un’azione di gioco, con conseguenti danni fisici per entrambi.Infatti, rarissimi erano i casi di squadre che presentavano maglie da gioco con le maniche,
poiché, in generale, queste infastidiscono i giocatori stessi. Un piccolo passo indietro di pochi mesi. Nella stesura del Regolamento Tecnico FIBA 2006, in vigore fino al 30 settembre 2008,l’articolo 4.3.1 consentiva e regolamentava l’utilizzo da parte dei giocatori di:
• Le T-shirt, indipendentemente da come siano, non sono permesse sotto la maglia senza una formale richiesta medica scritta. Se questa richiesta viene accettata, la T-shirt deve essere dello stesso colore predominante della maglia. Questo punto è stato cancellato nel Regolamento 2008, proprio alla luce delle considerazioni sopra enunciate. Pertanto nessun altro tipo di indumento può essere indossato al di fuori della maglia di gioco. La considerazione che l’uso di sottomaglie possa avere una valenza terapeutica e/o preventiva
ha portato successivamente all’interpretazione che consente l’utilizzo di sottomaglie, non di T-shirt, che però abbiano lo stesso profilo della maglia, e lo stesso colore, per ovvie ragioni. Il fatto, poi, che debbano essere corredate da certificazione medica è a salvaguardia e tutela dell’atleta stesso. Né la FIP, né gli arbitri possono arrogarsi la presunzione di impedire al giocatore di utilizzare un indumento, sotto prescrizione medica, purché conforme alle direttive.E’ ovvio che in presenza di uniformi da gioco aderenti, che nascondano completamente l’abbigliamento di sotto, anche quando l’atleta è in dinamico movimento, il problema venga bypassato.Questo si pone solo per quelle maglie molto larghe da cui fuoriescano i più variopinti ed estemporanei indumenti, magari adattati artigianalmente con alcuni colpi di forbice.Il sottopantaloncino elastico, perfettamente aderente al corpo, assolutamente funzionale e non pericoloso non è vietato da alcuna norma; infatti, nello stesso articolo del Regolamento ne viene specificata esclusivamente la colorazione:• Scaldamuscoli che fuoriescano dai pantaloncini possono essere indossati a condizione che siano dello stesso colore dei pantaloncini. Quindi, purché dello stesso colore dei pantaloncini, presidi scaldamuscoli possono essere indossati senza necessità di alcuna prescrizione medica.
Invece, qualora un giocatore debba utilizzare calzamaglie elastiche contenutive, per motivi sanitari o terapeutici, deve produrre all’arbitro formale richiesta medica scritta, comprovante la necessità di utilizzo dello specifico presidio sanitario.