Credo sia stata una buona Final 8. Non eccelsa, con limiti in tutti quelli che l’hanno animata. Ma tutto sommato la dimostrazione che, parole che rubo ad un presidente di società, “abbiamo per le mani una bomba”, cioè un prodotto favoloso. Un concetto che ritengo centratissimo. Ma bisogna stare attenti a dove esplode questa bomba.
La partita meno incerta alla fine è stata forse MPS-NGC, eppure Cantù pound per pound mi è parsa la squadra migliore della manifestazione, nel senso che ha provato con il lavoro di squadra a superare un’oggettiva inferiorità.
La Final 8 è una bellissima formula, affascinante ed emotivamente validissima. Ovviamente l’esito tecnico è relativo, perché assegnare un trofeo in 3 partite nell’ambito di 4 giorni tra squadre non abituate a giocare a questo ritmo non è necessariamente un giudizio divino. Il che non sminuisce il valore dei risultati, anzi. Prova però a dare un contributo nel contestualizzarli.
La Lottomatica ad esempio ha giocato una partita decisamente piatta nel primo tempo contro La Fortezza. La sconfitta non è casuale, personalmente dubito che le caratteristiche di Douglas siano le più adatte per superare le manchevolezze, ma è tutta speculazione. Solo il tempo ci dirà la verità, ma l’impressione è che quando è costretta a giocare a metà campo, come avviene in gare del genere, la squadra mostri la corda di un playmaking limitato. Ha giocatori che possono risolvere, giocatori che possono eseguire ma non necessariamente il personale ideale per fare quelle letture che continuano a distinguere Siena dal resto del lotto. Questione di personale ma soprattutto di tempo, inteso come quello (poco) passato insieme con questo allenatore. Che non merita di essere esaltato o depresso troppo presto, ma giudicato quando avrà avuto il tempo necessario a dare la sua impronta alla squadra.
La Premiata è organizzata in maniera assai meticolosa in campo come fuori. Il roster è lungo il giusto, ed in gare del genere questo si sente. Certe volte Garris rende la squadra prigioniera del suo ritmo e Hunter è uno strano giocatore, enorme ma molto più a suo agio di destrezza che di potenza. Minard ha giocato proprio male ma in stagione ha fatto benissimo, sono curioso di vederlo tra poco alla rivincita contro la Benetton (molto importante per il futuro dei marchigiani)
Dico questo pensando un po’ a Boykins, che contro Moss e McIntyre in campionato aveva racimolato due figure magrissime. La competitività di uno scricciolo del genere, se ha giocato così tanto in NBA, deve essere altissima, e in questo weekend ne abbiamo avuto la riprova. La Fortezza riparte da lì e da un Langford scintillante. Ora deve anch’essa migliorare a metà campo, riuscire a sfruttare bene Ford anche quando si gioca a ritmi lenti (come in finale, come nei playoff). Come Gentile, Boniciolli è un allenatore, non un mago. Come Gentile, sappiamo giù che è capace di dare delle sferzate positive alle squadre e non ha paura di prendere delle decisioni. Ora diamo appuntamento anche a lui tra 2-3 mesi, per vedere che Virtus arriverà ai playoff.
Avellino ha confermato di non avere oggi i nervi per resistere 40 minuti. Nel primo tempo contro la Banca Tercas ha dato l’impressione di valere 10 punti più dell’avversario ma è andata al riposo sul pareggio, e pur rimanendo vicino nella ripresa non ha mai dato davvero l’impressione di potercela fare. Il roster è eccellente nome per nome, la chimica tecnica invece inferiore a quella magica della passata stagione. Il che è perfettamente normale, perché non sempre tutte le ciambelle devono riuscire col buco (anche se gli ingredienti sono buoni)
Teramo ha fatto la semifinale, l’ha giocata fino in fondo e merita tutti gli applausi che ha preso. Poeta è un ragazzo eccezionale, e sono sicuro che capirà che prendere una facciata come quella che Langford e soci gli hanno assestato è più utile che giocare bene contro avversari di medio livello. Solo la competizione ti può spingere ad innalzare il rendimento, il che vale per lui e per la squadra, cui auguro di non accontentarsi di quegli applausi.
La Benetton ha tenuto Siena in sospeso per 40 minuti dopo aver giocato tre quarti onestamente scialbissimi contro Montegranaro. Il male e il bene della squadra sono separati da un confine sottilissimo, quello tra la disciplina e l’essere pedissequi. Non una squadra atletica od esplosiva (Neal a parte), neppure un po’. Dopo la Coppa Italia comincia una nuova stagione, visto che invece che Dixon/Markovic il ruolo più delicato è affidato a Wood/Bulleri. Se questi due si ritrovano, c’è tra poco un’altra Final 8 per fare almeno un passo in più
Di Siena c’è poco da dire di nuovo, avrebbe fatto notizia solo con una sconfitta e non l’ha incassata. A livello di mentalità è il gruppo migliore che abbia mai visto, quando Pianigiani ha parlato “di una squadra costretta dal suo grado di talento a pensare molto” ha operato una sintesi perfetta.
A questo punto la disamina, velocissima, della Coppa Italia sarebbe finita. E invece finita non è, perché molti di quelli che sono arrivati fino a qui sono stupiti di non aver ancora letto qualcosa sull’arbitraggio della finale (e non solo). Su Siena e sulla questione della sudditanza psicologica. Sulla dietrologia che secondo tanti deve regnare nell’interpretare quel che succede sotto canestro. So già che affrontare l’argomento è difficile, perché anche scrivendo 100 cartelle non riuscirei ad affrontarlo per intero. E poi si parla di percezioni e interpretazioni più che di fatti, mica è facile. Partiamo dall’arbitraggio, che almeno è una questione tecnica. O almeno tale dovrebbe essere. Chi vuole fare processi alle intenzioni, chi ha verità precostituite, chi sa (o crede di sapere) a quali più o meno perverse logiche obbediscano i fischietti, può saltare questa parte. In breve, io ho visto un paio di arbitri di livello altissimo (Lamonica e Facchini tanto per non far nomi), un altro paio solidissimi ed altri un gradino sotto. Alcune partite tenute in mano ed altre meno, alcune condotte più lineari dal punto di vista tecnico ed altre meno. Cioè quello mi aspettavo da un settore che viene gestito in maniera encomiabile e professionale ma non sufficientemente professionistica per poter dare la necessaria credibilità a chi poi affronta col fischietto in bocca la prova del campo. La gestione politica della classe arbitrale è un male del nostro basket di vertice, in assoluto. La scarsa trasparenza generale non rende giustizia al grandissimo e coscienzioso impegno dei tanti singoli, e scarsa trasparenza va inteso in senso letterale, non lato. Attorno al lavoro degli arbitri (e non solo) si avverte una tensione enorme da parte di moltissimi addetti ai lavori. Una tensione che non può che trasferirsi a tanti (troppi) appassionati. Legata soprattutto a Siena (oggi, ieri Bologna, l’altro ieri Milano, il giorno prima Cantù e Varese). Allo (stra)potere di chi vince che secondo molti, checché ne vogliano ammettere pubblicamente, affascina e strega media e fischietti, diventando causa e/o effetto delle vittorie in questione. Penso che questa partita si giochi sul terreno della credibilità, proprio come quella degli arbitri. In un mondo perfetto, non esisterebbero pre-giudizi, ma solo giudizi. Avere ragione 99 volte non dovrebbe significare automaticamente averla la centesima. Insomma, tutti andremmo giudicati per quel che facciamo, non per i risultati del passato. Ovvio, il mondo perfetto non è. Come forse qualcuno sa, ho vestito la maglietta grigia, da giovanissimo (quindi una vita fa), sui campi di periferia. Forse non tutti sanno che più tardi ho avuto un’altra breve avventura amatoriale da allenatore. Interrotta per mancanza di tempo e per un altro motivo. Non dover più sentire, nel mio piccolissimo, commenti salaci sul condizionamento psicologico esercitato da un commentatore televisivo (avessi detto ….) sugli arbitri. “Vi lasciano menare (o vincere o protestare) perché ci sei tu”. Quanto ci ho sofferto, e ci sto male ancora oggi stupidamente. A questo punto mi verrebbe facile identificarmi con Simone Pianigiani, che si irrigidisce (ricco eufemismo) ogni volta che sente discorsi su sudditanza e dintorni. Non posso farlo perché le due situazioni non hanno alcun punto di contatto. Se non che lui è perfettamente sincero e giustificato quando dice che sostenere che esista una componente di favori arbitrali nei successi della Mens Sana equivale a sminuire quei successi, in cui lui (e Minucci, e i giocatori e lo staff fino all’ultimo impiegato) hanno impegnato ed investito così tanto. E’ un punto di vista che condivido, come ho detto. Ma né io né Simone possiamo sapere come e quanto quelle vittorie meritatissime si riflettano sulla psiche di chi guarda, commenta ed arbitra. Io penso che un riflesso ci sia, anzi ne sono sicuro. E penso che tutti dovremmo semplicemente prenderne atto sulla scorta dell’esperienza di chi è stato dalle due parti della barricata. Se qualcuno pensa che tra Kobe e Sun Ye non ci sia differenza vive sulla luna. L’anno scorso Danilo Gallinari portava a casa almeno 2-3 falli a partita immeritati perché “cercati”. Quest’anno da rookie non porta a casa neppure quelli macroscopici. Se come credo diventerà un giocatore NBA importante, a un certo punto tornerà ad avere “rispetto” da parte degli arbitri. Significa che è giusto così ? No, bisogna tendere verso un mondo perfetto. Bisogna parlarne, e tanto. In maniera costruttiva però. Perché se qualcuno vuole ridurre Kobe, Danilo o Siena alla sudditanza psicologica sulla luna ci vive lui. Michael Jordan, i Celtics degli anni ’60 e la grande Milano intimidivano. Ma sono stati esempi di grandissimo basket. La chiave ? Riuscire a discuterne con calma, lucidità, puntualizzando. Avendo nel mirino quel mondo perfetto e capendo che arbitri più forti rendono più forti tutti, in primis chi vince. Per quello zero che capisco, a basket chi vince ha meritato, punto. Vogliamo arbitri più forti ? Si investano soldi. Senza discorsi interessati, pregiudizievoli, dietrologici. Soldi in istruttori e istruzione, tecnologia e formazione. Più soldi girano e più, con buona pace di tutti i parrucconi, l’esito sportivo è tutelato, perché crescono le professionalità. Chi vince in questo paese ha sempre ragione in pubblico e torto in privato, perché è più comodo così. Chi vince potrebbe fare una volta un beau geste e lavorare seriamente in questa direzione. Chi perde potrebbe evitare di farsi prendere dalla tentazione di spiegare tutto con la facile scorciatoia della teoria del complotto.
E chi commenta ? Io parlo di me e solo di me. Chi commenta è soggetto a pressioni, condizionamenti, alcune innocenti, altre un po’ meno (ma non pensate a scenari apocalittici, sareste fuori luogo). Chi scrive commenta in TV, e quando lo fa live è soggetto ad un margine di errore elevatissimo. Cerca di minimizzarlo con l’applicazione e lo studio, vivendo di dubbi ma esprimendo opinioni perché glielo richiede il mestiere che fa. Prova a ricostruire quel che vede, senza possibilità di essere oggettivo ma provando intellettualmente ad essere il più obiettivo possibile. Per esempio, rivedendo oggi venti volte il palleggio di Boykins ho capito che non si trattava di infrazione ma di un palleggio stranissimo, con la stessa mano. Che visto a velocità normale dà invece l’impressione di essere un tocco con la sinistra prima che la palla abbia ri-toccato terra. Durante la gara (impallato) non avevo visto alcunché, e al termine della stessa non ero in grado neppure di esprimere un parere sull’episodio. Live non avevo notato neppure l’intervento di Stonerook sulla penetrazione di Vukcevic. Quando mi è stato rimandato in replay durante il post-partita, ho chiesto che fosse mandato in onda. Visto a velocità normale mi pareva un intervento irregolare di Shaun, e volevo tornare sull’episodio. Vedendo però l’azione fotogramma per fotogramma, sono giunto in diretta (e lo confermo qui) alla conclusione che quella di Stonerook sia una posizione legale. Non ho la pretesa che sia la verità, ma io la vedo così. E mi baso su questi passi del regolamento:
Il principio del cilindro è definito come lo spazio all’interno di un cilindro immaginario occupato da un giocatore sul terreno
di gioco. Include lo spazio sopra il giocatore ed è limitato
- Davanti dal palmo delle mani,
• Dietro dai glutei, e
• Lateralmente dai margini esterni delle braccia e delle gambe.
Le mani e le braccia possono essere estese in avanti, ma non oltre la posizione dei piedi con le braccia piegate all’altezza dei gomiti,in modo che gli avambracci e le mani siano sollevati. La distanza tra i piedi del giocatore sarà proporzionale alla sua altezza. Durante la gara, ciascun giocatore ha il diritto ad occupare una qualsiasi posizione (cilindro) sul terreno di gioco a condizione che non sia già occupata da un avversario. Un difensore stabilisce una posizione iniziale di difesa legale quando:
• Sta fronteggiando il suo avversario, e
• Ha entrambi i piedi sul terreno di gioco.
Nel marcare un giocatore che controlla la palla (trattenendola o palleggiando), non devono essere considerati gli elementi di tempo e di distanza. Il giocatore con la palla deve aspettarsi di essere marcato e, quindi, deve essere preparato a fermarsi o a cambiare direzione,ogni qualvolta un avversario assume una posizione iniziale di difesa legale davanti a lui, persino se ciò è fatto entro una frazione di secondo. Il difensore deve stabilire una posizione iniziale di difesa legale,senza causare contatti con il corpo prima di assumere la sua posizione.
Questi principi sono chiari, ma possono solo orientare nel valutare quel contatto (e tutti gli altri !). Sono sicuro che anche grandi conoscitori del gioco potrebbero utilizzarli per stabilire che è fallo di Stonerook (senza contare che fosse stato fischiato fallo a McIntyre non sarei stato d’accordo ma non mi sarei scandalizzato). E’ la natura di questo gioco. Si potevano fischiare falli a Domercant e Stonerook anche sull’ultima azione. Il non-fischio per me ci sta, ma è un altro dibattito sul sesso degli angeli, per affrontarlo ci vuole la mente sgombra dagli armamentari para-ideologici. E’ un gioco complesso, inarbitrabile, fatto per dividere nelle interpretazioni. Basta non permettersi di dire che dietro le interpretazioni c’è qualcosa. Se qualcuno vuole sacrificare la propria indipendenza di giudizio è libero di farlo. Nessuno può invece permettersi di postulare questa “svendita” per chiunque, a pioggia. Almeno non per me, sorry. Credo che questo blog sia un tentativo di dimostrare la volontà di discutere, chiarire, capire e confrontarsi, anche su posizioni diverse. Basta non dire che una cosa è stata detta per interesse o pregiudizio. Per amicizia o tifo. Perché è falso, spudoratamente. Perché svilisce tutto, vittorie e sconfitte, commenti e decisioni arbitrali. E chi non vuole sforzarsi di capire non va compreso, avallato, magari lisciato perché fa parte di una maggioranza (o di una minoranza ma rumorosa). Va dialetticamente combattuto, perché solo chi vive di dubbi può accettare le altrui posizioni. E chi ha solo certezze, farebbe meglio a costruirle sui fatti, non sulla sabbia.
Sarebbe bello domani avviare un dibattito vero, serio e costruttivo. Che non insabbi e non infanghi. Che non semplicizzi e non faccia di tutta l’erba un fascio. Con dentro tutti gli operatori del settore. Per Siena e le avversarie, per gli arbitri e i giornalisti, per gli allenatori e i giocatori. Facciamolo, basta volerlo e rispettare le opinioni di tutti
Pensieri a raffica
Credo sia stata una buona Final 8. Non eccelsa, con limiti in tutti quelli che l’hanno animata. Ma tutto sommato la dimostrazione che, parole che rubo ad un presidente di società, “abbiamo per le mani una bomba”, cioè un prodotto favoloso. Un concetto che ritengo centratissimo. Ma bisogna stare attenti a dove esplode questa bomba.
La partita meno incerta alla fine è stata forse MPS-NGC, eppure Cantù pound per pound mi è parsa la squadra migliore della manifestazione, nel senso che ha provato con il lavoro di squadra a superare un’oggettiva inferiorità.
La Final 8 è una bellissima formula, affascinante ed emotivamente validissima. Ovviamente l’esito tecnico è relativo, perché assegnare un trofeo in 3 partite nell’ambito di 4 giorni tra squadre non abituate a giocare a questo ritmo non è necessariamente un giudizio divino. Il che non sminuisce il valore dei risultati, anzi. Prova però a dare un contributo nel contestualizzarli.
La Lottomatica ad esempio ha giocato una partita decisamente piatta nel primo tempo contro La Fortezza. La sconfitta non è casuale, personalmente dubito che le caratteristiche di Douglas siano le più adatte per superare le manchevolezze, ma è tutta speculazione. Solo il tempo ci dirà la verità, ma l’impressione è che quando è costretta a giocare a metà campo, come avviene in gare del genere, la squadra mostri la corda di un playmaking limitato. Ha giocatori che possono risolvere, giocatori che possono eseguire ma non necessariamente il personale ideale per fare quelle letture che continuano a distinguere Siena dal resto del lotto. Questione di personale ma soprattutto di tempo, inteso come quello (poco) passato insieme con questo allenatore. Che non merita di essere esaltato o depresso troppo presto, ma giudicato quando avrà avuto il tempo necessario a dare la sua impronta alla squadra.
La Premiata è organizzata in maniera assai meticolosa in campo come fuori. Il roster è lungo il giusto, ed in gare del genere questo si sente. Certe volte Garris rende la squadra prigioniera del suo ritmo e Hunter è uno strano giocatore, enorme ma molto più a suo agio di destrezza che di potenza. Minard ha giocato proprio male ma in stagione ha fatto benissimo, sono curioso di vederlo tra poco alla rivincita contro la Benetton (molto importante per il futuro dei marchigiani)
Dico questo pensando un po’ a Boykins, che contro Moss e McIntyre in campionato aveva racimolato due figure magrissime. La competitività di uno scricciolo del genere, se ha giocato così tanto in NBA, deve essere altissima, e in questo weekend ne abbiamo avuto la riprova. La Fortezza riparte da lì e da un Langford scintillante. Ora deve anch’essa migliorare a metà campo, riuscire a sfruttare bene Ford anche quando si gioca a ritmi lenti (come in finale, come nei playoff). Come Gentile, Boniciolli è un allenatore, non un mago. Come Gentile, sappiamo giù che è capace di dare delle sferzate positive alle squadre e non ha paura di prendere delle decisioni. Ora diamo appuntamento anche a lui tra 2-3 mesi, per vedere che Virtus arriverà ai playoff.
Avellino ha confermato di non avere oggi i nervi per resistere 40 minuti. Nel primo tempo contro la Banca Tercas ha dato l’impressione di valere 10 punti più dell’avversario ma è andata al riposo sul pareggio, e pur rimanendo vicino nella ripresa non ha mai dato davvero l’impressione di potercela fare. Il roster è eccellente nome per nome, la chimica tecnica invece inferiore a quella magica della passata stagione. Il che è perfettamente normale, perché non sempre tutte le ciambelle devono riuscire col buco (anche se gli ingredienti sono buoni)
Teramo ha fatto la semifinale, l’ha giocata fino in fondo e merita tutti gli applausi che ha preso. Poeta è un ragazzo eccezionale, e sono sicuro che capirà che prendere una facciata come quella che Langford e soci gli hanno assestato è più utile che giocare bene contro avversari di medio livello. Solo la competizione ti può spingere ad innalzare il rendimento, il che vale per lui e per la squadra, cui auguro di non accontentarsi di quegli applausi.
La Benetton ha tenuto Siena in sospeso per 40 minuti dopo aver giocato tre quarti onestamente scialbissimi contro Montegranaro. Il male e il bene della squadra sono separati da un confine sottilissimo, quello tra la disciplina e l’essere pedissequi. Non una squadra atletica od esplosiva (Neal a parte), neppure un po’. Dopo la Coppa Italia comincia una nuova stagione, visto che invece che Dixon/Markovic il ruolo più delicato è affidato a Wood/Bulleri. Se questi due si ritrovano, c’è tra poco un’altra Final 8 per fare almeno un passo in più
Di Siena c’è poco da dire di nuovo, avrebbe fatto notizia solo con una sconfitta e non l’ha incassata. A livello di mentalità è il gruppo migliore che abbia mai visto, quando Pianigiani ha parlato “di una squadra costretta dal suo grado di talento a pensare molto” ha operato una sintesi perfetta.
A questo punto la disamina, velocissima, della Coppa Italia sarebbe finita. E invece finita non è, perché molti di quelli che sono arrivati fino a qui sono stupiti di non aver ancora letto qualcosa sull’arbitraggio della finale (e non solo). Su Siena e sulla questione della sudditanza psicologica. Sulla dietrologia che secondo tanti deve regnare nell’interpretare quel che succede sotto canestro. So già che affrontare l’argomento è difficile, perché anche scrivendo 100 cartelle non riuscirei ad affrontarlo per intero. E poi si parla di percezioni e interpretazioni più che di fatti, mica è facile. Partiamo dall’arbitraggio, che almeno è una questione tecnica. O almeno tale dovrebbe essere. Chi vuole fare processi alle intenzioni, chi ha verità precostituite, chi sa (o crede di sapere) a quali più o meno perverse logiche obbediscano i fischietti, può saltare questa parte. In breve, io ho visto un paio di arbitri di livello altissimo (Lamonica e Facchini tanto per non far nomi), un altro paio solidissimi ed altri un gradino sotto. Alcune partite tenute in mano ed altre meno, alcune condotte più lineari dal punto di vista tecnico ed altre meno. Cioè quello mi aspettavo da un settore che viene gestito in maniera encomiabile e professionale ma non sufficientemente professionistica per poter dare la necessaria credibilità a chi poi affronta col fischietto in bocca la prova del campo. La gestione politica della classe arbitrale è un male del nostro basket di vertice, in assoluto. La scarsa trasparenza generale non rende giustizia al grandissimo e coscienzioso impegno dei tanti singoli, e scarsa trasparenza va inteso in senso letterale, non lato. Attorno al lavoro degli arbitri (e non solo) si avverte una tensione enorme da parte di moltissimi addetti ai lavori. Una tensione che non può che trasferirsi a tanti (troppi) appassionati. Legata soprattutto a Siena (oggi, ieri Bologna, l’altro ieri Milano, il giorno prima Cantù e Varese). Allo (stra)potere di chi vince che secondo molti, checché ne vogliano ammettere pubblicamente, affascina e strega media e fischietti, diventando causa e/o effetto delle vittorie in questione. Penso che questa partita si giochi sul terreno della credibilità, proprio come quella degli arbitri. In un mondo perfetto, non esisterebbero pre-giudizi, ma solo giudizi. Avere ragione 99 volte non dovrebbe significare automaticamente averla la centesima. Insomma, tutti andremmo giudicati per quel che facciamo, non per i risultati del passato. Ovvio, il mondo perfetto non è. Come forse qualcuno sa, ho vestito la maglietta grigia, da giovanissimo (quindi una vita fa), sui campi di periferia. Forse non tutti sanno che più tardi ho avuto un’altra breve avventura amatoriale da allenatore. Interrotta per mancanza di tempo e per un altro motivo. Non dover più sentire, nel mio piccolissimo, commenti salaci sul condizionamento psicologico esercitato da un commentatore televisivo (avessi detto ….) sugli arbitri. “Vi lasciano menare (o vincere o protestare) perché ci sei tu”. Quanto ci ho sofferto, e ci sto male ancora oggi stupidamente. A questo punto mi verrebbe facile identificarmi con Simone Pianigiani, che si irrigidisce (ricco eufemismo) ogni volta che sente discorsi su sudditanza e dintorni. Non posso farlo perché le due situazioni non hanno alcun punto di contatto. Se non che lui è perfettamente sincero e giustificato quando dice che sostenere che esista una componente di favori arbitrali nei successi della Mens Sana equivale a sminuire quei successi, in cui lui (e Minucci, e i giocatori e lo staff fino all’ultimo impiegato) hanno impegnato ed investito così tanto. E’ un punto di vista che condivido, come ho detto. Ma né io né Simone possiamo sapere come e quanto quelle vittorie meritatissime si riflettano sulla psiche di chi guarda, commenta ed arbitra. Io penso che un riflesso ci sia, anzi ne sono sicuro. E penso che tutti dovremmo semplicemente prenderne atto sulla scorta dell’esperienza di chi è stato dalle due parti della barricata. Se qualcuno pensa che tra Kobe e Sun Ye non ci sia differenza vive sulla luna. L’anno scorso Danilo Gallinari portava a casa almeno 2-3 falli a partita immeritati perché “cercati”. Quest’anno da rookie non porta a casa neppure quelli macroscopici. Se come credo diventerà un giocatore NBA importante, a un certo punto tornerà ad avere “rispetto” da parte degli arbitri. Significa che è giusto così ? No, bisogna tendere verso un mondo perfetto. Bisogna parlarne, e tanto. In maniera costruttiva però. Perché se qualcuno vuole ridurre Kobe, Danilo o Siena alla sudditanza psicologica sulla luna ci vive lui. Michael Jordan, i Celtics degli anni ’60 e la grande Milano intimidivano. Ma sono stati esempi di grandissimo basket. La chiave ? Riuscire a discuterne con calma, lucidità, puntualizzando. Avendo nel mirino quel mondo perfetto e capendo che arbitri più forti rendono più forti tutti, in primis chi vince. Per quello zero che capisco, a basket chi vince ha meritato, punto. Vogliamo arbitri più forti ? Si investano soldi. Senza discorsi interessati, pregiudizievoli, dietrologici. Soldi in istruttori e istruzione, tecnologia e formazione. Più soldi girano e più, con buona pace di tutti i parrucconi, l’esito sportivo è tutelato, perché crescono le professionalità. Chi vince in questo paese ha sempre ragione in pubblico e torto in privato, perché è più comodo così. Chi vince potrebbe fare una volta un beau geste e lavorare seriamente in questa direzione. Chi perde potrebbe evitare di farsi prendere dalla tentazione di spiegare tutto con la facile scorciatoia della teoria del complotto.
E chi commenta ? Io parlo di me e solo di me. Chi commenta è soggetto a pressioni, condizionamenti, alcune innocenti, altre un po’ meno (ma non pensate a scenari apocalittici, sareste fuori luogo). Chi scrive commenta in TV, e quando lo fa live è soggetto ad un margine di errore elevatissimo. Cerca di minimizzarlo con l’applicazione e lo studio, vivendo di dubbi ma esprimendo opinioni perché glielo richiede il mestiere che fa. Prova a ricostruire quel che vede, senza possibilità di essere oggettivo ma provando intellettualmente ad essere il più obiettivo possibile. Per esempio, rivedendo oggi venti volte il palleggio di Boykins ho capito che non si trattava di infrazione ma di un palleggio stranissimo, con la stessa mano. Che visto a velocità normale dà invece l’impressione di essere un tocco con la sinistra prima che la palla abbia ri-toccato terra. Durante la gara (impallato) non avevo visto alcunché, e al termine della stessa non ero in grado neppure di esprimere un parere sull’episodio. Live non avevo notato neppure l’intervento di Stonerook sulla penetrazione di Vukcevic. Quando mi è stato rimandato in replay durante il post-partita, ho chiesto che fosse mandato in onda. Visto a velocità normale mi pareva un intervento irregolare di Shaun, e volevo tornare sull’episodio. Vedendo però l’azione fotogramma per fotogramma, sono giunto in diretta (e lo confermo qui) alla conclusione che quella di Stonerook sia una posizione legale. Non ho la pretesa che sia la verità, ma io la vedo così. E mi baso su questi passi del regolamento:
Il principio del cilindro è definito come lo spazio all’interno di un cilindro immaginario occupato da un giocatore sul terreno
di gioco. Include lo spazio sopra il giocatore ed è limitato
- Davanti dal palmo delle mani,
• Dietro dai glutei, e
• Lateralmente dai margini esterni delle braccia e delle gambe.
Le mani e le braccia possono essere estese in avanti, ma non oltre la posizione dei piedi con le braccia piegate all’altezza dei gomiti,in modo che gli avambracci e le mani siano sollevati. La distanza tra i piedi del giocatore sarà proporzionale alla sua altezza. Durante la gara, ciascun giocatore ha il diritto ad occupare una qualsiasi posizione (cilindro) sul terreno di gioco a condizione che non sia già occupata da un avversario. Un difensore stabilisce una posizione iniziale di difesa legale quando:
• Sta fronteggiando il suo avversario, e
• Ha entrambi i piedi sul terreno di gioco.
Nel marcare un giocatore che controlla la palla (trattenendola o palleggiando), non devono essere considerati gli elementi di tempo e di distanza. Il giocatore con la palla deve aspettarsi di essere marcato e, quindi, deve essere preparato a fermarsi o a cambiare direzione,ogni qualvolta un avversario assume una posizione iniziale di difesa legale davanti a lui, persino se ciò è fatto entro una frazione di secondo. Il difensore deve stabilire una posizione iniziale di difesa legale,senza causare contatti con il corpo prima di assumere la sua posizione.
Questi principi sono chiari, ma possono solo orientare nel valutare quel contatto (e tutti gli altri !). Sono sicuro che anche grandi conoscitori del gioco potrebbero utilizzarli per stabilire che è fallo di Stonerook (senza contare che fosse stato fischiato fallo a McIntyre non sarei stato d’accordo ma non mi sarei scandalizzato). E’ la natura di questo gioco. Si potevano fischiare falli a Domercant e Stonerook anche sull’ultima azione. Il non-fischio per me ci sta, ma è un altro dibattito sul sesso degli angeli, per affrontarlo ci vuole la mente sgombra dagli armamentari para-ideologici. E’ un gioco complesso, inarbitrabile, fatto per dividere nelle interpretazioni. Basta non permettersi di dire che dietro le interpretazioni c’è qualcosa. Se qualcuno vuole sacrificare la propria indipendenza di giudizio è libero di farlo. Nessuno può invece permettersi di postulare questa “svendita” per chiunque, a pioggia. Almeno non per me, sorry. Credo che questo blog sia un tentativo di dimostrare la volontà di discutere, chiarire, capire e confrontarsi, anche su posizioni diverse. Basta non dire che una cosa è stata detta per interesse o pregiudizio. Per amicizia o tifo. Perché è falso, spudoratamente. Perché svilisce tutto, vittorie e sconfitte, commenti e decisioni arbitrali. E chi non vuole sforzarsi di capire non va compreso, avallato, magari lisciato perché fa parte di una maggioranza (o di una minoranza ma rumorosa). Va dialetticamente combattuto, perché solo chi vive di dubbi può accettare le altrui posizioni. E chi ha solo certezze, farebbe meglio a costruirle sui fatti, non sulla sabbia.
Sarebbe bello domani avviare un dibattito vero, serio e costruttivo. Che non insabbi e non infanghi. Che non semplicizzi e non faccia di tutta l’erba un fascio. Con dentro tutti gli operatori del settore. Per Siena e le avversarie, per gli arbitri e i giornalisti, per gli allenatori e i giocatori. Facciamolo, basta volerlo e rispettare le opinioni di tutti