• A Biella partita non bellissima, pur nell’equilibrio. Difficile peraltro sperare in meglio con squadre che assomigliano a cantieri ed in cui bastano due infortuni per ritardare ulteriormente il processo di formazione di quel terreno comune che fa la differenza sempre e comunque (Siena docet)
• Un tema che ci si trova spesso ad affrontare è quello del conformismo tecnico, vedi fisionomie assai somiglianti tra le squadre. Il problema non si esaurisce in un ripetersi di giochi d’attacco (peraltro non necessariamente piacevole). Si tratta di una latitanza di concetti, di cambi di ritmo, di variazioni sul tema. Tutte quelle cose cioè che, guarda caso, si possono raggiungere solo con tempo, familiarità, lavoro, stabilità
• Il controsenso ed il paradosso della situazione è che parlando in generale questa generazione di allenatori dipenderebbe ancor più delle precedenti da questa stabilità. E invece deve fare i conti con poco tempo e poca pazienza, sempre parlando in generale. E con giudizi basati solo sul risultato dell’ultimo quarto, neppure dell’ultima partita
• Un altro tema classico è l’assenza del playmaker. Denunciata alle prime difficoltà da chi nel selezionare i giocatori chiede prima se attaccano sul pick and roll e poi la percentuale da 3. Ora, i giocatori che eccellono in queste due categorie difficilmente sono anche delle cime in termini di lettura della gara. Altrimenti i Knicks ed altre 20 squadre NBA (quelle senza Chris Paul, Tony Parker o similari) avrebbero già catturato il fenomeno in questione. Faccio un nome a titolo di esempio, quello di Joe Smith. Per avere uno che attacca e tira come il biellese di lungo corso bisogna sacrificare certe altre cose. Che magari, in linea teorica, possono essere surrogate da altri giocatori, in altri ruoli.
• Ieri al Palalido Milano ha offerto una prova non particolarmente più brillante di quella di Varese. La sostanza non sarebbe diversa anche se oggi il record fosse 2-0 o 0-2 (possibilissimi entrambi i casi). La sostanza è sempre quella, una squadra che soffre dei mali di cui sopra, come parecchie altre. Due playmaker che tali non sono se non nell’accezione “moderna”. Ma che risultano per ora poco efficaci soprattutto quando cerchi di combinarli con altri 8 che a loro volta sono più bravi a produrre per loro che ad elevare il livello dei compagni. Se date un’occhiata allo scout non vi sfuggiranno gli 8 assist di Finley, apparentemente in antitesi con questa teoria. Ma c’è assist ed assist, e quello che veramente permette di fare il salto di qualità è quello che non nasce da un’iniziativa individuale (peraltro sempre positiva di per sé stesso) ma da un sistema che coinvolga 5 giocatori, e non solo i 2 (forse 3 col primo aiuto) della classica situazione di pick and roll a gioco rotto
• Ciò detto, non invidio Piero Bucchi quando nel quarto periodo deve fare una scelta di personale a dir poco delicato. 5 giocano, gli altri stanno seduti. Lui deve sceglierli prima di vedere come giocano, a differenza di chi giudica ex post. Non è una difesa, solo una constatazione. Chi non gradisce le scelte può e deve manifestarlo, ma ho paura che il problema sia proprio trovarsi di fronte a quelle scelte. Ieri Rocca (-16 di plus/minus), Mordente (-14), Mancinelli (-9) hanno facilitato questo compito assieme all’infortunio di Viggiano. Ma l’impressione guardando la partita è che quei tre giocatori, quelli che hanno avuto cifre migliori e lo staff tecnico siano sulla stessa barca. Molto più di quanto le singole componenti di questa equazione riescano ad ammettere, perchè si percepisce quanto sia difficile trovare ritmo per i singoli ed in quintetti ma al tempo stesso è obbligatorio e logico dare una chance a tutti. Più avanti, dopo esperimenti ed analisi, qualcuno dovrà sacrificarsi, qualcuno dovrà essere sacrificato, ma comunque ci vuole del tempo per poter motivare le scelte. Bisognerà che tutti se ne diano un po’, magari pensando che anche nella passata stagione l’inizio non fu rose e fiori

Perfettamente d’accordo con te Marco. Nel basket, come in altre discipline (mi viene in mente il tennis), non si vince e non si perde per un fichio, un canestro, una nastro o una volée sbagliata.
Se invece i problemi hanno un nome ed un cognome (Facchini, sta volta ma ogni volta ci sarebbe un nome da fare), allora mi sa che ci conviene starcene un po’ tutti a casa…i proprietari e gli sponsors per primi.
Il discorso della stabilità è veramente interessante, e per altro richiederebbe un sacco di spazio per essere discusso…..
E’ chiaro che nemmeno Ettore Messina o Zelimir Obradovic avrebbero seri problemi nel far rendere al top le proprie squadre, se all’inizio di ogni stagione fossero costretti a cambiare metà o più del roster, vedendo regolarmente partire i giocatori più positivi. Ma temo che, con il sistema attuale, le squadre italiane abbiano poco scampo a questo destino.
Ogni anno a settembre si assiste alla rivoluzione di tutti i roster (tranne quello senese), principalmente per due motivi: la necessità di liberarsi di giocatori che si sono rivelati inferiori alle attese, o quella di sostituire giocatori buoni prelevati da squadre più ricche e ambiziose. Il che si traduce sostanzialmente in due macro problemi: da un lato le scarse disponibilità economiche della maggior parte delle squadre italiane, rispetto sia alle 2/3 ricche di casa nostra, sia soprattutto rispetto agli altri campionati; e la scarsa competenza di parte dei dirigenti.
A conti fatti, l’unica squadra che ha saputo fare scelte oculate, e ha i soldi per trattenere giocatori ambiti dalle migliori franchigie, è Siena; le altre o investono male il proprio budget (Milano, Roma, Treviso), oppure non hanno la disponibilità per trattenere giocatori che dopo un anno chiedono adeguamenti sostanziosi del contratto.
Soluzioni al problema non se ne vedono: la professionalità dei dirigenti tende a decrescere costantemente; soldi continueranno a girarne pochi, quindi a meno di non rinunciare al professionismo e tornare ai vecchi cartellini, i giocatori migliori continueranno a migrare verso Spagna, Grecia, Russia, ecc ecc. Ergo, tutti i non senesi dovranno continuare ad essere contenti se si riesce a trattenere un potenziale campione sino a fine stagione
@alessandro: certo che si sa il motivo ed ha un nome ed un cognome:
FABIO FACCHINI.
Vergonoso.
Ma saremo mai capaci di uscire dalla logica di “guarda quel fischio” “Guarda quel canestro convalidato”, ma guardiamo il basket giocato se invece si pensa che sia solo un discorso legato agli arbitri stiamocene a casa o almeno se io lo pensassi lo farei.
ron slay, 46 di valutazione contro milano, 2 su 10 al tiro e 4 palle perse contro teramo. Discontinuo?
due tecnici prima dell inizio della partita a lideka e brienza…si sa il motivo??
Ciao Flavio,
come l’hai vista(se l’hai vista) lo scempio di fischi fatti durante Treviso-Roma?
Non dovrebbe essere il basket ed i giocatori in campo i protagonisti?
La gente paga per vedere canestri..o fischi arbitrali ad ogni sospiro(perchè di contatti beh..io ne ho visti pochini).
E sempre sul tema dell’istant-replay..il canestro di Kus(che ha cambiato l’inerzia della gara) era buono oppure no?
Dai replay di Sky pare di no.Però quel canestro ha cambiato l’inerzia della gara.o no?
per tutti i nostalgici,meglio che l’eurolega sia passata a sportitalia.ho appena visto la programmazione:oltre alle italiane vedremo khimki-real madrid e fenerbahce-barcellona.forse i telecronisti saranno inferiori,ma chi se ne importa… mi sto già fregando le mani
Flavio ma vogliamo dire 2 parole su quello che il Sig.Facchini ha combinato a Cantu prima della palla a 2???
Si è totalmente perso il senso della decenza
Per quanto riguarda l’assenza di PM ci sarebbe un candidato ancora a spasso,da Coney Island NY, diciamo controverso caratterialmente ma di talento enorme.Per referenze citofonare D’Antoni…:D
Ciao Flavio, scusa se mi permetto di divagare dai sempre interessanti temi che hai proposto; volevo chiederti, alle porte dell’avvio della Eurolega, un parere su Roma, sul suo “stato di salute” e sulle capacità di affrontare quel girone.Temo che la prima in casa col Caja Laboral si rivelerà una disfatta..