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Milano e il post (video)

Non c’è dubbio che le difficoltà di Milano siano uno dei temi “caldi” del momento. La mia impressione a caldo, dopo la gara di Varese, è che le difficoltà maggiori arrivino dalla metà campo offensiva, per poi trasferirsi in quella difensiva. Prima di addentrarsi nell’analisi, credo valga la pena di esaminare un paio di punti.

 

Il primo è relativo alla situazione psicologica della squadra. Termini come ansia, paura, tensione, sfiducia  e pressione vengono suggeriti per spiegare le difficoltà dell’Olimpia. Da fuori, mi sembra del tutto impossibile sapere come si sentono i giocatori in campo. Ma, sempre da fuori e con questo preciso limite, credo si avverta chiaramente un “qualcosa” di non strettamente cestistico che non permette alla squadra di esprimere le sue potenzialità. Scarterei il termine “paura”, che mi pare ingiustificato. Per tutti gli altri, bisognerebbe chiedere ai diretti interessati.

La questione numero 2 viene posta dalla famosa “vox populi” in questi (più o meno) termini: “possibile che Scariolo sia un bidone ? E’ solo colpa sua ?”.  No, non è un bidone. E non lo sono nemmeno Nicholas (direi ormai in arrivo), Bouroussis e Fotsis. Non impazzisco per Cook e Giachetti come coppia, ma che possa essere competitiva a livello di campionato italiano (e che NON abbia paura) è pacifico. Rocca e Mancinelli hanno fatto comunque due finali da protagonisti, e Melli e Radosevic interessavano a mezza Europa. Dunque no, bidoni non ce ne sono. Men che meno l’allenatore bi-campione europeo. Che di sicuro non sta ottenendo risultati tecnici pari alle attese ed al potenziale della squadra. Che di sicuro starà sbagliando qualcosa a livello di approccio e di scelte. E che, opinione personale da questa estate, ha contribuito in maniera decisiva a costruire una squadra con poca “leadership tecnica” e senza il giocatore (o ancora meglio “i giocatori”) capaci di procurare un vantaggio all’attacco.

 

Tornando a bomba, qui manca qualcosa in attacco. Anche a causa di un accesso dibattito pubblico in conferenza stampa, una delle questioni sollevate è relativa alla distribuzione dei tiri ed al lavoro che viene fatto per portare la palla vicino a canestro. A Varese Milano ha tirato col 69 % su 16 tiri da 2 e col 27 % su 30 tiri da 3, ma ovviamente il dato non può essere semplicemente preso ed utilizzato a supporto di una tesi. Senza avere ancora rivisto la gara, a memoria ricordo un numero notevole di “buoni” tiri da 3 sbagliato nel primo tempo, non a caso chiuso a 44 punti ed in vantaggio, sia pure di un solo punto. Ricordo invece qualche tiro “facile” sbagliato nel secondo tempo, laddove “facile” e “buono” indicano due cose diverse.

Su quantità e distribuzione può aiutare l’analisi per quarto dei tiri, mentre sulla qualità il modesto contributo che possono dare le cifre sta nel rapporto tra assist e palle perse.

  TIRI DA 2 TIRI DA 3 TIRI LIBERI ASSIST/PERSE
1° QUARTO 1/1 5/9 8/9 7/6
2° QUARTO 4/6 1/7 8/12 4/4
3° QUARTO 1/3 0/7 2/4 1/8
4° QUARTO 5/6 2/7 0/0 4/4

 

 

 

Una cosa, chiaramente, è tirare 16 triple a fronte di 21 liberi ed un rapporto assist/perse di 11/10. Un’altra, tutt’affatto diversa, , tirarne 14 a fronte di 4 liberi ed un 5/13 in quel rapporto. Per dire che comunque il secondo tempo dell’EA 7 a varese è stato davvero poca cosa. E che è difficilmente spiegabile a fronte di un primo quarto in cui lo shock post-Pana era stato avvertito (19-7 Varese) ed apparentemente superato. Detta molto grossolanamente, pare una squadra con alti troppo alti e (troppi) bassi troppo bassi.

 

Ora proviamo a concentrarci sul discorso post basso, rimandando ad un altro futuro post il delicato discorso sui pick and roll. Che il basket sia fatto solo di post bassi e triple e che i primi incarnino il bene ed i secondi il male è ovviamente tutt’altro che vero. Il basket offensivo del 2012 è equilibrio, è spaziature ed è fluidità. Non è un mistero che Sergio Scariolo sia convinto che mettere la palla dentro presto sia una cosa da fare sempre e comunque. Personalmente ho sentito sostenere dallo stesso coach bresciano in un interessante clinic il concetto che in ogni azione a metà campo deve esserci un passaggio dentro il più presto possibile, per dire quanto alta sia la sensibilità di Don Sergio sulla questione. E infatti, non a caso, Milano è una squadra che il post basso lo pratica molto. Inclusi i passaggi che ne derivano, l’11,9 % dell’attacco milanese deriva da questa soluzione. Solo Caserta (col 12%) produce più attacco dell’Olimpia dal post basso. Roma, Siena e Teramo sono le uniche altre oltre il 10 %. Bologna fa benino in classifica col 5,5 %, Casale malino col 3,4 %. Per dire semplicemente che il “quanto” conta molto, ma il “come” assai di più.

Ed allora andiamo a vedere un po’ questo “come”. Partendo dalle situazioni di post basso in cui il tiro viene preso direttamente. Siccome l’obiettivo di Milano mi pare quello di superare Siena, potrebbe essere interessante paragonare le due squadre da questo punto di vista.

 

 

EA 7

MPS
67,4 PUNTI/100 POSS. 89,3
39,1 % TIRO 48,1
22,0 % PALLE PERSE 18,1

Come si vede facilmente, il post basso “direct” (come lo chiamano nell’NBA) e comunque le conclusioni da quell’area del campo non sono particolarmente remunerative per Milano, che in termini di punti su 100 possessi in questa specialità fa meglio solamente di Cremona e Casale Monferrato. I motivi sono molteplici e molto difficili da investigare dall’esterno. Si potrebbe banalizzare e dire che soprattutto Bouroussis non sta facendo bene. Si potrebbe aggiungere che mancano Hairston e Gallinari, che spesso avevano proibitivi vantaggi sull’avversario diretto. Si potrebbe discettare a lungo di come troppo spesso sia laborioso l’arrivo della palla in post basso e di come, soprattutto ultimamente, la palla in questione arrivi tardi e malino.

Se ne facciamo una questione individuale, questa è la classifica dei migliori giocatori di post basso della Lega che giochino almeno 2 possessi a partita sulle “tacche”:

 

 

POSS.                                PUNTI/100 POSS.
1 Diawara 3,3 116,1
2 Tusek 2,0 112,5
3 D.Ivanov 2,2 100,0
4 Slokar 3,0 98,1
5 Crosariol 2,2 97,4
6 D. Andersen 5,3 95,3
7 A. Smith 4,4 82,4
8 Ju. Jones 3,1 75,5
9 B. Brown 2,4 74,4
10 Mancinelli 2,8 73,3
11 Amoroso 3,9 71,4
12 Bouroussis 3,8 70,2

 

 

 

 

Sono molti, insomma, i giocatori che producono di più (molto di più) di quello che stanno facendo i due milanesi. Ma questo, per fortuna aggiungo, è uno sport di squadra. Ed altri dati, che servono solo a corroborare o meno delle impressioni avute durante la visione delle partite, ci dicono che il problema non è (o perlomeno non è solo) il rendimento dei singoli. Sono i dati che sui riferiscono a cosa succede quando il pallone esce dal post basso e l’attacco chiude l’azione altrove. Qui le cose sono diverse:

 

 

 

 

POSS.                  PUNTI/100 POSS. 
1 D. Andersen 1,4 139,1
2 Diawara 1,2 130,0
3 Mancinelli 1,4 127,3
4 Bouroussis 1,4 109,5

 

 

 

Forse abbiamo identificato un dato interessante. Proviamo ad approfondirlo ulteriormente, mettendo a confronto per ciascuno dei due le situazioni in cui ricevono e tirano in post basso con quelle in cui riaprono e tira qualcun altro dal perimetro

MANCINELLI

 

 

POST BASSO  RIAPERTURA
75,0 P.TI/100 POSS. 127,3
35,3 % TIRO 81,3*
9,1 % PERSE 22,7
 * PERCENTUALE “REALE”
BOUROUSSIS

 

 

POST BASSO  RIAPERTURA
71,7 PUNTI/100 POSS. 109,5
44,1 % AL TIRO 67,9*
18,9 % PALLE PERSE 19,0

* PERCENTUALE “REALE”

 

 

 

Allora abbiamo risolto tutto, basta cacciare fuori qualche pallone in più dal post basso e questa è la pietra filosofale ? Ma certo che no, neppure io riuscirei a fermarmi ad una banalità del genere. E’ vero però che abbiamo identificato con l’aiuto delle cifre dei possessi di post basso più produttivi degli altri, perlomeno per i giocatori ed il contesto oggi dell’EA 7. E sono possessi, non a caso, in cui il pallone arriva in post con un “engry pass” più secco, con un po’ di movimento in più ed un po’ prima. Insomma, la differenza è tra passare da un punto A ad un punto B e poi andare 1 contro 1 dal post basso ed entrare nel gioco in movimento, mettere la palla dentro, avere movimento (magari tramite uno split o similare) e quindi sfruttare sul perimetro (se serve anche con 2-3 passaggi) la preoccupazione che incute nella difesa la ricezione in post basso. Ed è una differenza enorme.

 

Col video, sotto trovate il link, è ancora più semplice capire che andare in post basso con 10 se non 15 secondi sui 24 e da lì non impegnare oltre la difesa, senza avere Shaq conviene molto relativamente. Se invece c’è la pazienza necessaria per costruire da lì in poi, prima o poi anche i post bassi diretti avranno successi.

 

Senza nulla togliere a nessuno, il post basso diretto di Mancinelli sul lato sbagliato contro Siena a meno di due minuti dalla fine e con l’MPS in rimonta, non rappresenta proprio il non plus ultra. E non perché il tiro è stato sbagliato o i numeri sono contro di lui, o meglio non solo. Si tratta soprattutto di giocare una pallacanestro equilibrata e che impegni la difesa, cercando di costruire il famoso vantaggio e poi dilatandolo od almeno mantenendolo fino alla conclusione.

 

Prossima puntata: il pick and roll. In attesa di JR Bremer, o chi per lui, che da questo punto di vista dovrebbe aiutare. Ma come abbiamo visto, non è questione di singoli !

Qui il video 

 

 

 

Published inHomepageSerie A

15 Comments

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  7. Si è chiuso sul punteggio di 2-0 per il Milan il primo tempo della sfida dell’Artemio Franchi di Siena tra la squadra di casa e i rossoneri. Dopo una prima fase di studio tra le due squadre, i rossoneri grazie ad un Antonio Cassano in grande spolvero, prendono in mano le redini del gioco e trovano il doppio vantaggio nell’arco di 180” a cavallo tra il 24′ e il 27′ proprio con il barese, lesto a mettere dentro una corta respinta di Brkic e con lo svedese che con un missile terra-aria dal basso verso l’alto fa secco il portiere serbo della Robur. Milan compassato a tratti, riscopre l’importanza del tridente titolare.

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  9. ivan ivan

    ciao flavio io credo siano tutti buoni giocatori ma diventano ottimi in dei sistemi di gioco ben precisi e a milano non c’è ancora erano tutte armi di corredo a altri giochi esempio nicholas stava la x farsi trovare libero e tirare da 3 qui lo vedo spesso cercare di creare tiri non è più nelle sue corde idem fotsis e da fuori sembra non ci sia la voglia di essere squadra non c’è sacrificio ed unione
    mi piacerebbe sapere cosa ne pensi ciao salutami la tua grande spalla l’avvocato un sogno tornate presto voi di sky non si possono vedere così le partite uffi uffi

  10. madmat madmat

    Solo un commento al tuo articolo:

    Amen!

  11. Luca Luca

    Concordo con Umberto:

    L’-1vs1 statico in post non e’ la specialita’ di Ioannis Bourousis. Non ha l’impatto fisico per fare “sportellate”, è un lungo piu’ tecnico: http://www.youtube.com/watch?v=4wCfmsh-Y_4

    Quando viene raddoppiatto o quando viene un po’ menato perde palla o non segna.

  12. analisi secondo me davvero ottima. Ormai nel basket moderno le situazioni statiche producono davvero poco e oltre a rallenatre il gioco diventano sempre più prevedibili.
    Giusto dare palla in post basso ma poi da li va creato qualcosa con un tagliante, con un apertura o con una circolazione ma di certo le situazioni statiche non sono percorribili a meno che tu non abbia un Nowitzky, uno Shaquille O ‘Neal però in grande forma…perchè se non sono i nforma faticano anche loro! Gli altri 4 giocatori devono fare qualcosa per aiutare chi sta giocando in post.
    Scariolo per me quindi dovrebbe favorire un po piu di gioco sul pick and roll e cavalcare le situazioni che ne conseguono da esse soprattutto visto che giocatori come Fotsis e Nicholas lo hanno praticato con Obradovic per moltissime stagioni e che Bourussis di certo lo sa giocare.

  13. Davide Davide

    Analisi interessante.
    Credo che però che prima della tattica (di cui non si può far a meno di parlare quando si tratta di pallacanestro) occorra discutere della condizione mentale dei giocatori.
    Non credo si tratti di un fatto di “paura” o di pressione visto che nel recente passato “qualcosa” l’hanno vinta. Sono daccordo sul fatto della sfiducia come del resto è evidente che ci sia in una situazione come quella che stanno vivendo i giocatori della EA7.
    Io prima di tutti questi termini, però, farei leva su un’altra concezione che secondo me è quello che veramente manca nell’ambiente di Milano e cioè EMPATIA.
    Ovvero, secondo me, manca la capacità da parte dei giocatori (e forse anche dello staff) di comprendere in modo immediato i pensieri, gli stati d’animo e le situazioni emozionali degli altri membri della squadra.
    Magari mi sbaglio ma a me sembra più questo e meno il dibattito tattico il vero problema dell’EA7.
    Cioè io nei panni di Scariolo sarei più proccupato di questo tipo di problematica piuttosto degli “aggiustamenti” che sul campo posso comunque fare.
    Ma, appunto, magari mi sbaglio…
    Ciao Fla grazie per i tuoi contributi.

  14. Pizzi oh Pizzi oh

    Analisi favolosa, as ever. Ma imho è inutile parlare di concetti tattici se più della metà della squadra metterebbe sotto con la macchina l’allenatore. Giocatori che, tra parentesi, sono consapevoli che a pagare saranno loro e non certo il coach, causa contrattone.

  15. Umberto Umberto

    Salve Flavio Tranquillo
    Sono Umberto ed ho 27 anni.
    Leggendo la sua analisi precisa e puntuale sul gioco in post basso di milano, con curiosità mi sono fiondato a visionare il filmato. Siamo sicuri che si puo parlare di post basso quando un giocatore prende spalle a canestro la palla a 1metro dall’area dei 3 secondi? Perchè ok l’attacco statico che porta brutti tiri ;ok le mancate riaperture peró il problema nell’85% delle azioni selezionate e concluse o con un brutto tiro o una palla persa nascono da un post basso che non è un post basso: quindi spaziatura che non aiuta l’attacco.Situazioni in cui forse fronteggiare avrebbe portato un vantaggio maggiore ma qui usciamo dal seminato. Tornando al post ho notato che le riaperture per un buon tiro piazzato vengono fatte da “piccoli” che probabilmente avendo piu dimestichezza con gioco rapido e di ribaltamenti e meno confidenza con le tacche dell’area muovono meglio e piu velocemente la palla.
    Inoltre pensando alle amichevoli dell’italia contro la grecia di questA estate mi ricordo un bouroussis pressoche inarrestabile venendo da situazioni dinamiche come il pick and roll sia come bloccante diretto sia dal lato debole dopo una sponda. Costringerlo a situazioni statiche solo per passare da un post basso che alla fine non lo è , costringerlo ad attaccare da fermo, forse non la sua arma migliore lo limita probabilemente anche nel passaggio perchè non inserito in un ritmo e stile di gioco(quello statico di un post basso non proprio cosi basso e profondo) a lui congeniale.
    La ringrazio in anticipo
    Cordiali saluti
    Umberto

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