La difesa contro il pick ‘n roll dei Chicago Bulls è un buon mezzo per entrare in un sistema al momento senza eguali nel panorama mondiale. Quello che impressiona è la capacità della squadra di Thibodeau di essere sempre uguale a sé stessa, un traguardo che non può essere raggiunto senza dedicare molto tempo al lavoro difensivo e senza fare della difesa una merce di scambio con chi vuole avere minuti indipendentemente dal cognome e dallo stipendio.
Quello che stanno facendo i Bulls è rovesciare i termini comuni. Ovvio, avere Rose non guasta, ci mancherebbe. Ma intanto anche un MVP partecipa attivamente alla fase difensiva e tramite questa viene valutato internamente. E poi di giocatori talentuosi ce ne sono tanti anche in squadre perdenti (cfr. Washington tanto per fare un nome). Chicago dimostra però come sia del tutto possibile chiedere loro di giocare davvero due metà campo. E come questo porti dei risultati tangibili nella colonna delle “vittorie”.
Balza all’occhio come i Bulls siano al numero 2 pur commettendo meno di 5 falli ogni 100 possessi. Un altro indicatore che ci dice come la loro sia una difesa che esegue, non solamente aggressiva. Una difesa che mira alla sostanza e non all’apparenza, e che produce risultati.
Nel video vengono sottolineati quattro aspetti che si ritrovano continuamente :
1) SHRINK THE FLOOR (“RESTRINGI IL CAMPO”). I cinque difensori si muovono continuamente per mostrare a chi ha la palla un campo più stretto, più affollato. Un campo che sconsiglia penetrazioni e passaggi corti e penetranti, costringendo quindi a muovere la palla in maniera assai meno pericolosa per la difesa
2) HELP THE HELPER (“AIUTA CHI AIUTA”). Per raggiungere il primo obiettivo bisogna aiutare molto e spesso. Ma chi aiuta sembra legato da una cordicella (“string” è il termine inglese) con i compagni, che a loro volta aiutano chi aiuta. Guardate la finezza nel primo esempio di Gibson, numero 22, che tocca il tagliante, per fargli comunque sentire l’aiuto e disorientarlo quel decimo di secondo che spesso paralizza l’attaccante.
3) FUNNELING (“INDIRIZZARE LA PALLA”). Quando la difesa riesce a mandare la palla sul lato, poi vuole tenerla su quel lato ed applicare i primi due concetti. Ne consegue che spesso non è il palleggiatore a decidere dove si va. E quando il campo finisce o sta per finire il numero di difensori attorno alla palla è sempre nutrito.
4) CONTESTING (“DISTURBARE IL TIRO”). La scelta è di concedere qualcosa. Sostanzialmente un tiro da fuori area ma non da 3. Che però può essere contestato anche poco ed all’ultimo momento da chi è in ritardo. Perché anche i piccoli dettagli contano. Ed anche solo passare vicino al tiratore, come nell’ultimo esempio contro i Lakers, ha il suo valore.


Che squadra fantastica.. ne sono innamorato…
Perfetto, come al solito. A confermare il tutto, se ce ne fosse bisogno, é il minutaggio di Noah, in netto calo, e Boozer nel quarto quarto nelle ultime partite: 0!!!
Giocano Asik e Gibson che danno piu garanzie in difesa.
Ciao Grande Flavio
Disamina perfetta nei dettagli (come sempre del resto). Penso che al di là di quello che si fa (“help the helper”, “funneling” ecc.), quello che fa la differenza è il sistema. Ovvero 12 giocatori più tutto lo staff (dal presidente al “magazziniere”) che credono in certe regole e che valorizzano certe idee di come affrontare le varie situazioni che gli avversari ti mettono di fronte.
E’ la fame di non voler mai concedere nulla di facile agli avversarsi che fa la differenza. Se li osservi ti danno la sensazione che gli avversari dovranno inventarsi qualcosa di eccezionale per segnare.