Le dichiarazioni di Andrea Bargnani sull’avventura estiva in azzurro riaprono un fronte “caldo”, quello relativo alla guida tecnica della squadra Nazionale. Che siano parole destinate ad alimentare discussioni mi è apparso chiaro fin da ieri, quando sono state pronunciate dal Mago durante un’intervista tesa a preparare uno speciale che andrà in onda su SKY prima della nuova stagione NBA. Discussioni, non polemiche.
Perché lavare i panni sporchi in famiglia è sacrosanto finchè si gioca, ma quando si fanno i bilanci un dibattito pubblico può essere salutare se ne sai gestire i lati positivi. Tenere sotto traccia fatti e sentimenti che nell’ambiente tutti conoscono non è di solito un’idea sana, la polvere sotto il tappeto non sparisce. Non è una critica alla legittima scelta di Reclacati e della FIP di non replicare (almeno al momento per quel che ne so io). E’ solo un invito a non farsi trascinare dall’emotività, a non dividersi tra quelli che dicono “cacciate Recalcati, con lui Bargnani non rende” e quelli che controbattono “ma cosa parla quello lì che non ha fatto un canestro”.
Se vi riconoscete in una di queste due posizioni siete voi pure democraticamente liberi di farlo, ci mancherebbe. Ma una terza posizione (rigorosamente in minuscolo) è sviluppabile. E parte da un presupposto, considerare la squadra nazionale una squadra di pallacanestro. Diverso da un club per molte specificità ma una squadra, semplicemente. Non un fenomeno esoterico, il prodotto di un non meglio specificato “movimento”, il risultato per sommatoria di altrettanto generiche “componenti”. Una squadra, che si allena poco insieme, fuori stagione, e si gioca il suo destino spesso in 1-2 partite massimo. In cui allenatore e giocatori vanno sempre giudicati cum grano salis, perché il rischio di esaltarli o deprimerli a dismisura è sempre dietro l’angolo.
Ritornando a bomba, montare polemiche non serve a nulla, discutere magari sì. Altrimenti dovremmo rifarci al dopo-partita a Pau. Se inserite in un motore di ricerca i dati, questo è il primo titolo che viene sputato fuori
Francia-Italia, il post partita: Recalcati attacca Bargnani
Anche qui, come nel caso di specie, non è esattamente così, ma quel “non ho parole” di certo qualche traccia lo ha lasciato, al pari delle dichiarazioni uscite oggi. Non è questione di chi attacca chi, e men che mai di stabilire se uno attacchi l’altro. Non ho mai parlato di Recalcati con Bargnani e al di fuori dell’ufficialità ieri, neppure viceversa. Ma mi pare si parta da un feeling che non è mai nato, o perlomeno non ha preso gran quota.
Colpa di chi non ho idea né voglio averla. Lo potrebbe dire solo uno che ha partecipato a due stagioni di attività ed ha valutato da dentro questo rapporto. Noi da fuori ci possiamo fare solo un’idea sui fatti, che mi sembrano riassumibili ed interpretabili così:
• Come detto niente feeling
• Andrea ha detto una grande verità quando ha sottolineato di essere assai miglior esecutore di precise volontà che non interpretatore (se solo esistesse questa parola) di una traccia
• Coach Recalcati allena credendo nelle tracce, nella libera iniziativa e nella semplicità sia quando vince scudetti e medaglie che quando cicca tre manifestazioni di fila
• Quindi i due non collimano tecnicamente, come non necessariamente collimano sul piano caratteriale e generazionale
• Il problema della squadra nazionale NON è riducibile alla guida tecnica ed a quanti canestri segna o non segna Bargnani, perché questo non è tennis o sci, ma uno sport di squadra
• C’è un diffuso problema di credibilità dell’intero club Italia presso l’opinione pubblica (transeat) e verso l’interno. Oggi chi veste quella maglia nonostante sia animato dalle migliori intenzioni (cfr. Bargnani) non riesce a superare quelle difficoltà che a Lulea ed Atene sono state la benzina di un motore che per cilindrata (leggi talento) non valeva quello di oggi. Perché ha poche sicurezze, perché si vive troppo di emotività e politica e poco di costruttività e basket
• Se si conviene che il problema è questo, non si può dare allo stesso una soluzione, appunto, “politica”. Non si può cioè dividersi in chi propone il nome di Tizio, chi l’allontanamento di Caio e chi spara su varie sezioni di un’autentica Croce Rossa solo sperando di favorire un proprio cavallo in altalenante fede. Bisogna dare a chi ce l’ha la responsabilità di affrontare problemi macroscopici, come sono SEMPRE quelli che emergono dalle interviste. Bisogna cioè guardare in faccia una realtà che comprende un dissidio tecnico tra Bargnani (non solo) e l’allenatore ma non si esaurisce qui. Ma chissà perché, ho la netta impressione che invece la si guarderà nel modo più superficiale.

ma perchè, vi risulta che io sia presidente FIP o CONI ?
Caro Flavio,
solitamente apprezzo molto i tuoi interventi, ma questa volta hai scritto un sacco di parole senza dire niente. Questo tuo esempio di cerchiobottismo mi lascia abbastanza perplesso: hai fatto un’ottima disamina della situazione, ma ti sei limitato a concludere con un generico e abbastanza ignave “bisogna che chi di dovere si prenda le proprie responsabilità”.
Faccio a te la domanda che mi piacerebbe tanto fare a Meneghin: appurato che i giocatori sono questi, e dando per assodato che l’allenatore della nazionale non cambierà, quali misure possono essere (verranno) attuate per porre rimedio a questo trend imbarazzate di risultati della nazionale? In Gallinari we trust? Oppure siamo tutti convinti che fra tot anni il nostro campionato sfornerà fior di campioni, grazie alle imposizioni sui giocatori italiani a referto?
Auguro a Meneghin e a chi entrerà nel merito della questione Nazionale e delle decisioni legate al movimento cestistico italiano, di avere il “senso d’urgenza” del momento, senaza per questo perndere decisioni drastiche o precipitose. Visto il tempo che sta passando, possiamo stare sereni sul “precipitose”….
Mi piacerebbe vedere sulla panchina italiana Pianigiani o un altro coach in rampa di lancio, che porti entusiasmo e – condivido qualche opinione altrui – non a tempo pieno.
Flavio, trovo le analisi sempre puntuali, competenti e profonde. Mi preoccupo se chi sta lavorando per il basket italiano si fermerà alle prime due qualità.
Io non rientro nè nella categoria dell’impreparazione nè dello scarso impegno del maghetto…
Ritengo che la polemica tra i due soggetti sia del tutto pretestuosa e che non ha nulla a che vedere col basket giocato… C’è sotto una lotta di poltrone che poco m’interessa.
La verità è che Quest’Italia può battere Questa Francia (gli europei non ce li fanno vedere, ma in qualche modo si fa) non più di due volte su 10 anche con Messina in panchina. E’ vero che Bargnani ha un talento che dal vivo poche volte mi è capitato di ammirare… Ero al Palaverde per Treviso – Napoli, guardo questo coso di tre metri, appena diciottenne, che fa arresto e tiro da tre e mi viene un infarto… Purtroppo il ragazzo in questione ha poi dimostrato ed ampiamente di avere la carica agonistica di un tonno in scatola… Che questa Italia abbia talento significa davvero poco se i giocatori non hanno qualità agonistiche degne di tale definizione…
Danilo Gallinari è un’eccezione, speriamo sia sano, un anno d’inattività non è poco… Ma Danilo ha mani e palle per giocare a pallacanestro ad altissimi livelli.
Con questo non posso difendere un allenatore che nel quarto quarto della finale olimpica mi preferisce Rombaldoni a Pozzecco… poi si l’argento, l’europeo… ma quelli che andavno in campo erano gente con le palle…. poi che basile, pozzecco, etc abbiano meno talento di questi qui mica è tanto certo…
In concluisione tra i due preferisco il nulla.
P.S. Caro Flavio, ti voglio bene da quel lontano giorno di una trasmissione di tele+ (o una cosa del genere) nella quale dicesti che Walter Berry era l’americano venuto in Italia con più talento.
Capisco la tua posizione, caro Flavio, ma credo sia opportuno, avendo toccato il fondo (speriamo), assumere un atteggiamento chiaro che magari si rivelerà sbagliato, piuttosto che rimanere in questa situazione di stallo. Tutti colpevoli, nessun colpevole.
Io vorrei aggiungere un paio di elementi al dibattito, nella speranza che possano contribuire ad arricchirlo, a costo di andare a toccare qualche tabù:
1) Detto papale papale, credo che Meneghin, monumento del nostro basket, il più grande giocatore italiano di sempre, sia “unfit” , inadatto a governare la federazione soprattutto in una fase così delicata. Sappiamo tutti che per essere un buon fantino non è necessario aver fatto il cavallo.
2) Al di là delle critiche qui fatte al Recalcati allenatore, molte delle quali anch’io condivido, mi sembra un gravissimo errore scegliere un coach a tempo pieno (scelta peraltro in controtendenza rispetto alle big europee). Anche l’allenatore deve essere allenato: come si può pretendere che chi allena tre-quattro gare ufficiali all’anno possa essere pronto a prendere decisioni fulminee quanto un collega che ne fa cinquanta o sessanta? Non dico che siamo fuori dagli Europei pe questo, ma credo che tutti abbiano notato una certa difficoltà da parte di Recalcati nella gestione delle partite.