Dopo Italia-Francia

Qualche “bullet” a raffica sulla gara di Cagliari :

• E’ corretto sostenere che perdere di 3 non è la fine del mondo e che non chiude le porte della Polonia come una vittoria di analogo margine non le avrebbe aperte. Ciò detto coach Catalano è sempre lì a ricordarci che vincere è appena meglio che perdere ….
• Scusate la franchezza e la superficialità, ma la partita è stata proprio brutta. Il che dimostra un’altra incredibile forza di questo sport: una gara brutta può tenerti lì per 45 minuti filati. Quale altra disciplina può permettersi un lusso simile ?
• Semplice impressione, ma mi pare che alla acclarata assenza di conflitti nel gruppo non corrisponda automaticamente il fatto che un Gruppo nell’accezione più larga del termine esista davvero. Tradotto: tutti hanno la massima disponibilità, profondono il massimo impegno e si comportano in maniera massimamente lodevole. Ma non è scoccata quella scintilla che crea un effetto moltiplicatore rispetto al valore dei singoli. Non è una critica, per un semplice motivo. Detta scintilla non è programmabile, non esiste un manuale che insegna a generarla. Ma riuscire senza il suo contributo a superare il gap che ci divide dai francesi è difficile, penso impossibile. A volte (spesso) una sconfitta può aiutare più di una vittoria a crearla, a patto che la si guardi in faccia senza timori e negazionismi.
• Il punto precedente ci porta di corsa alla coppia B & B di futuro domicilio canadese. Chiaro, i riferimenti tecnici del gruppo sono loro (vedi i pick and roll finali diretti tra i due). Ma che lo siano anche dal punto di vista emotivo è tutto da dimostrare (anzi, non lo sono e basta). Il loro vissuto in Nazionale non è sufficiente per farsi carico di un compito delicatissimo, quello della leadership di una squadra che sta assieme poco e non ha ancora raggiunto risultati significativi su cui contare nei momenti di difficoltà. Non si tratta di gettargli la croce addosso e neppure di imbastire processi. Il sommesso consiglio per i due è di provare a studiare da leader, migliorando giorno per giorno, un passettino alla volta. Capendo che il carattere si può violentare fino a un certo punto ma che leader si può anche diventare con l’esempio tecnico, giocando in maniera più cerebrale (cestisticamente parlando). Se lo faranno avranno raggiunto un risultato importante, un salto di qualità che non è riassumibile da alcuna statistica. Quello di giocare con in mente un solo obiettivo, la vittoria della squadra. Il che non è, come erroneamente si potrebbe credere, un fatto di volontà. E men che meno di fare più passaggi e meno tiri. Bisogna sapere come si trasmette agli altri questa fondamentale caratteristica, perché volerla trasmettere non è sufficiente.
• Lo scarto finale e la reale possibilità di vincere non devono trarre in inganno. La Francia ha interpretato malissimo la partita, tirando i remi in barca sul +11 quando avrebbe avuto esattamente l’interesse contrario, cioè quello di tenere il ritmo alto. Presumo i bleus abbiano pensato che limitare i danni fosse l’imperativo categorico della serata, ma per farlo hanno giocato la partita che avevano messo in preventivo i loro avversari. Esempio: di certo Recalcati ed il suo staff si aspettavano un po’ di pressing da una squadra con simili atleti e su un campo così piccolo, ed invece in 45 minuti la Francia non ha mai allungato realmente la propria difesa. Difficile che questo succeda a Pau, non foss’altro che per la componente ambientale. Difficile anche che i tre tiri più importanti della serata li prenda da fuori il pur ottimo Florent Pietrus. Ragion per cui in casa dei galletti non ci si potrà permettere un’altra partenza ad handycap senza pagare pesantissimo dazio. E non solo per il recupero di Parker.
• Da un punto di vista tecnico direi che i due difetti maggiori stanno nella difesa e nell’attacco a metà campo. Come dire che migliorando la prima si potrebbe fare qualcosa per il secondo, cioè schierarlo un po’ di meno. Sono bastate un paio di scorribande di Mancinelli per mostrare come un’accelerata ogni tanto non possa che far bene ad una squadra che ha lunghi veloci ed atipici. Ma per correre bisogna difendere. E per difendere bisogna giocare di squadra. Il lato debole è stato in Sardegna un concetto rimasto sulla carta (mi rimane in mente un canestro di Batum senza qualsivoglia aiuto ed un doppio rimbalzo offensivo di Diaw senza che nessuno si avvicinasse). Se non si risolve questo problema tutto il resto è accademia, anche perché certo non la si può mettere sull’atletismo puro. Quanto all’attacco a metà campo, è mancato completamente il concetto di ritmo. Ogni passaggio ed ogni taglio aveva una cesura rispetto al movimento precedente, invece di un processo fluido in cui nell’istante in cui sta per finire una cosa comincia l’altra. Questione di decimi, forse centesimi. Ma chiaramente avvertibili dalla tribuna e tali da facilitare di molto il compito della difesa. E in quanto frazioni di secondo, non così banali da sistemare ….
• 110 e lode al pubblico di Cagliari, all’ambiente in cui si è giocato ed all’organizzazione. Emissari NBA di alto livello hanno sottolineato l’alto livello di quanto fatto nel capoluogo sardo in piena estate. Non son punti in classifica ma conta ugualmente molto
• Dulcis in fundo, anzi venenum in cauda, il trito e ritrito discorso degli italiani e del loro utilizzo nelle squadre di club. Molto se ne è parlato e ancora di più se ne riparlerà in caso di eliminazione. Ben venga il dibattito a patto che lo si faccia spogliandosi di ogni preconcetto. Il risultato di Cagliari ha origini tecniche e specifiche ben chiare per quelli che vogliono vedere. Cercare di spiegarlo con acrobazie intellettuali e pregiudizi non sarà condiviso da questa rubrica nel massimo rispetto delle posizioni individuali. Sperando di non doverne riparlare in profondità ma essendo quasi sicuri del contrario.

26 Risposte a “Dopo Italia-Francia”

  1. Alessio scrive:

    Flavio fai qualcosa!!!Parla con qualcuno!!!Mandiamo via Recalcati!!!