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Discutendo su Facebook

Non tutti hanno Facebook. Che non è una cosa buona, né cattiva, di per sé stessa. Ma certo ha il merito di permettere discussioni con tante persone. Un’occasione mi è data dalle dichiarazioni di Max Menetti, stimabilissimo coach di Reggio Emilia, dopo gara-4 persa contro la Mens Sana

Coach Menetti. ” credo che ci siano state due partite, la prima fino al fallo tecnico di Silns, la seconda dopo e da li non ho più rivisto la mia squadra; mi sento moltro frustrato per l’episodio, in quanto (ribadendo in modo veemente) la stoppata di Silns era regolare ed il tecnico è stato dato per una banale reazione (mani nei capelli n.d.r.), punendo così un giovane più del dovuto massacrandolo con un tecnico pesantissimo; se l’avessero fischitao ad un “senatore” me la sarei presa ma non così tanto, così mi fa arrabbiare e non lo accetto. Ora nella testa del nostro giocatore c’è il pensiero “ho fatto perdere la mia squadra”, scusate lo sfogo ma questo proprio non lo accetto”.

 

Proprio usando il social network, ho cercato di esprimere perché trovo l’analisi non condivisibile

Flavio Tranquillo Comprendo benissimo gli sfoghi e le amarezze. Rispetto tantissimo le opinioni. Sono lontanissimo dai playoff italiani, ho poco tempo e modo di seguirli. Ugualmente mi interessa la valenza generale del discorso. Ovviamente NON era fallo. Aggiungo: se stesse a me, per una reazione del genere NON darei un fallo tecnico. Ma come Menetti con estrema onestà ammette, è chiaro per tutti che mettersi le mani nei capelli è sanzionato con questo provvedimento. Condivisibile o meno (ed io NON condivido se interessa) ita est. A questo punto abbiamo un problema di carattere generale, quello del senso delle regole. Data una regola, per derogare deve esserci un motivo forte. Il “buon senso” non è tale. Chi doveva decidere se dare o meno un tecnico per mani nei capelli ha deciso per il sì. Chi applica la regola DEVE essere regolare nella sua applicazione. Non può derogare per buon senso, età anagrafica, nazionalità o altro. Oltretutto, e qui secondo me sta il problema, non si può chiedere espressamente una diversa applicazione a seconda del grado di innocenza del giocatore. E’ proprio sbagliato concettualmente, e non parlo di basket ma di un piano superiore. Spero che si riuscirà a discutere di questo, e non se fosse fallo (non lo era mai) o si dovesse dare il tecnico (sì, lo dice Menetti in primis). Il senso di responsabilità del custode delle regole sta nel NON trattare diversamente chi è soggetto alle regole stesse. Violare il principio di eguaglianza, non importa la motivazione, è sbagliato e pericoloso di per sè.

Flavio Tranquillo Aggiungo: l’episodio è importantissimo nell’economia della gara. Ma mancavano 15 minuti malcontati alla fine. Anche questo, a livello metodologico, va migliorato. Non ci si può fermare su un episodio e spiegare con quello 40 minuti. Neppure quando oggettivamente pesa tanto come questo. “Tanto” però non significa “tutto”

 

Da qui è partita una discussione che per me ha valenze che vanno assai al di là di una partita di basket, soprattutto di quella specifica gara. Mi fa piacere copiarvele perché si abbia un quadro generale del pensiero sull’argomento. Che io ritengo troppe volte viziato da errori metodologici, sempre nel massimo rispetto di tutte le posizioni, soprattutto quelle che non condivido

 

 

 

COMMENTO: Di fondo c’è che se Menetti agisce così per creare pressione sulla terna di gara 5, atteggiamento furbesco ma in voga dai tempi di Peterson-Bianchini e quindi accettabile…se lo fa perché davvero crede in quello che dice, allora il problema è più profondo ed il fatto che lui stesso si contraddica (era tecnico, ma non doveva) non fa che aumentare la nebbia…

 

Flavio Tranquillo Che l’atteggiamento furbesco, del tutto eventuale, sia accettabile è una cosa che sta bene a te. A me, eventualmente ripeto, manco per niente. SE fosse, e sottolineo “se”, furbesco, a me NON va bene. Il fine NON giustifica i mezzi

 

COMMENTO Secondo me il problema è solo uno e vale per tutte le categorie ( dalla A alla prima divisione ) ossia perché la stessa reazione ( mani nei capelli, braccia larghe, etc etc ) non viene sanzionata allo stesso modo ovunque e sempre?

 

Flavio Tranquillo Perdonatemi, ma come è possibile chiedere che siccome altri (o lo stesso arbitro) hanno sbagliato prima e/o altrove allora debba sbagliare anche questo?

 

COMMENTO Anche in Italia per legge si dovevano cacciare gli insegnanti ebrei da scuole ed impieghi pubblici. Ma davvero volete sostenere che un fischio sbagliato che ha dato 5 punti potenziali subito e palla in mano, non ha influito sulla gara? Questo altro enorme potere dato in mano ad una pletora di persone inadeguate, quali sono gli arbitri odierni, li fa diventare ancora di più i protagonisti della gara, senza che questi abbiano un quinto delle competenze e della personalità di Facchini, che però li deve giudicare, e che quindi li porta ad avere solo la parte deteriore dei suoi atteggiamenti.

 

Flavio Tranquillo Davvero ha influito, e molto (credevo si capisse). Davvero non ha deciso da solo. Davvero invece siamo ancora al solito mezzuccio delle leggi razziali per dimostrare che la legalità è vuota? QUELLE regole erano illegittime ed antidemocratiche nella genesi, QUESTE no. Anche quelle che non mi piacciono, come questa. Rispettarle PROPRIO perchè non mi piacciono è un punto d’onore. La, eventuale, inadeguatezza delle persone che le applicano è tutt’altro piano. Ma se non li mischiamo non siamo contenti

 

 

COMMENTO Flavio scusami, ma queste “regole” non sono illegittime? Non è illegittimo rovinare uno spettacolo con invenzioni cervellotiche del genere, perchè non si parla di interpretazione dello sfondamento o del piede perno sul giro dorsale, ma di una ipotetica mancanza di rispetto verso quelli che si credono i veri protagonisti di un match di basket.

 

Flavio Tranquillo Mi devi perdonare, ma stai vaneggiando. Le regole sono illegittime quando espressione din un potere ottenuto con la violenza (leggi razziali, nazismo, fascismo). Quando espressione di una libera scelta (nel caso affiliazione alla FIP, che non mi pare sia obbligatoria a memoria) sono legittime. Se legittime, vanno applicate da chi, nel caso l’arbitro, ha il dovere di farle applicare (alternativa=mischione generale).

 

COMMENTO Quello di mettersi le mani nei capelli è andare a muso duro? Ok, va bene, come Melli che discute con Banchi immagino.

 

Flavio Tranquillo Ancora una volta, se posso dire, manca lo sforzo di giudicare il fatto SOLO nella sua oggettività E per la sua valenza generale. Invece è tutto un “sì, però la volta prima, la volta dopo, Tizio e Caio”. E’ sbagliato come metodologia

 

COMMENTO si vabbeh Flavio è sbagliato come metodologia ma è umano, quindi direi nel caso specifico l’arbitro ha applicato il regolamento, in seconda battuta il regolamento è da rivedere e scusami, ma è quello che fa piu’ incazzare giocatori, allenatori, presidenti, dirigenti e tifosi, il problema principale e quello su cui bisognerebbe fare un ragionamento molto profondo è perché si vede così tanta disomogeneità in questo tipo di valutazioni ( ed esistono persone preposte a verificare che ciò non avvenga ed ad intervenire con chi non si uniforma agli standard dettati )

Published inSerie A

4 Comments

  1. enrico enrico

    il fischio sul tiro da tre punti è un errore umano, che si deve accettare, quello che non si può accettare è il susseguente tecnico su una timida protesta , bisogna sempre stare attenti con i tecnici, perché sono 2 tiri e possesso, ci possono stare su una reazione plateale che mette in cattiva luce l’arbitro , ma non mi sembra questo il caso, per essere onesti fino in fondo bisognerebbe dire che White nella partita in questione ha protestato varie volte andando oltre il fallo tecnico non sanzionato.

  2. StepBack StepBack

    Alle scuole arbitri della Federazione insegnano che tre secondi e palla accompagnata/passi si fischiano quando “creano un vantaggio sull’avversario”. Intuitivamente: i passi a centrocampo con avversario che non pressa transeat; lo spregiudicato uso del piede perno in post basso, senza del quale non si sarebbe battuto il difensore, si fischia. Stessa regola, giustissima applicazione della stessa secondo “buon senso”.
    Quanto al trattamento riservato ai Venerabili Maestri rispetto ai Rookies è evidente a chiunque abbia mai messo piede in un palazzetto. Sono un tifoso casertano abbastanza anziano da ricordarsi Gallinari Padre. Iniziava a malmenare Oscar dal tunnel d’ingresso e faceva il quinto fallo al 7° minuto. Al ritmo di un fallo fischiato ogni cinque, il buon Vittorio concludeva regolarmente le partite. Vittorio Gallinari, che giocava nell’Olimpia Milano e non negli scugnizzi casertani, era considerato “un gran difensore”, non l’efferato picchiatore dalla mano di granito che era. Quando si parla di asettica uniformità nell’applicare le regole bisogna sempre contestualizzare.

  3. Caro Flavio,

    concordo con te su tutto il discorso sul singolo episodio: in quel contesto la regola c’è (che ci piaccia o meno) e va applicata/accettata senza pretendere deroghe.

    Concordo un po’ meno quando chiedi di isolare il solo episodio per effettuare un’analisi e provo a spiegare perché: in tutti i contesti in cui vigono delle regole se queste sono applicate in modo disomogeneo a parità di condizioni (banalmente un fallo simile fischiato a me ma non fischiato a te)quelle regole legittime perdono valore, forza e in parte legittimità. A fronte di un’applicazione percepita come troppo soggettiva è normale che chi ‘subisce’ l’applicazione rigorosa (e corretta) della regola guardi ai casi in cui così non è stato e ne chieda conto. Questo è un problema serio nelle dinamiche della legalità (in tutti i campi), ancora di più quando le decisioni devono essere prese in pochi secondi (o in frazioni di secondo).

    A presto!

  4. Alu Alu

    Prescindendo dall’episodio in questione (che non ho neanche visto), mi sembra invece interessante il problema generale, che io dividerei in due parti: il rispetto delle regole e la cultura sportiva. Per quanto riguarda il primo punto, non sono d’accordo con il fatto che le regole, se non sono frutto di un potere ottenuto con la violenza, debbano essere acriticamente rispettate. Tanto per fare un esempio lo stesso Hitler fu eletto democraticamente oppure anche la guerra in Vietnam e la relativa chiamata alla leva fu approvata da istituzioni democratiche. Il tema della disobbedienza civile secondo me prescinde dalla legittimità del potere ed è invece legato alle convinzioni morali profonde degli individui. Per questo motivo metterei l’accento su fattori culturali: a mio modo di vedere il problema non è non rispettare le regole in quanto tali, ma la consapevolezza che se non rispetto le regole allora danneggio la collettività, percezione che in Italia (per motivi storici) mi sembra minore rispetto ad altri Paesi.
    Passando all’aspetto sportivo, parte del problema secondo me è data dal fatto che siamo tutti (chi più chi meno) avvelenati dalla retorica del successo. Impegnarsi al massimo e fare quanto è in proprio potere per vincere e ottenere la vittoria sono aspetti del tutto distinti che mi sembra vengano spesso confusi. In ambito sportivo (ma anche sociale) conta solo chi vince, ma io credo che questa fantomatica meritocrazia (alla fine vince sempre il migliore) sia del tutto mistificatoria, sia perché non tutti partono dallo stesso livello con le stesse risorse, sia per i fattori aleatori che influenzano qualunque tipo di competizione (compresi gli errori arbitrali). Se crediamo che lo sport debba essere portatore di valori positivi, allora secondo me la vittoria dovrebbe essere un aspetto secondario, mentre dovrebbero essere più rilevanti la correttezza, l’impegno, l’organizzazione ecc.

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