Le riflessioni (parola grossa …) sulla wild card che trovate sotto hanno alimentato un dibattito interessante. Mi piace portare all’attenzione generale un forbito ed interessante post di Edoardo (spero sia il nome vero) che non gradisce il mio approccio. Ovviamente la questione è complessa e ricca di sfaccettature, ma da qualche parte, per discuterne, bisogna partire. Riporto allora il post e la mia risposta di getto, quasi sicuro che possa essere un punto di partenza di nuove discussioni.
EDOARDO
Che non ci sia vizio ideologico è difficile da sostenere:” il basket professionistico DEVE essere trattato come un’azienda”, “E si abitua la gente a guardare le partite, a capire questo sport ed a comprarlo, come una qualsiasi forma di intrattenimento” ed infine “Che è banale: i professionisti sono tali, si autodeterminano e vengono giudicati solo dal mercato.
Il mito del mercato e della sua capacità di selezionare e individuare i migliori è frutto di schemi precostituiti. Gli Americani sin dalla fine del XIX secolo lo avevano capito (Sherman act): il mercato senza regole è un “bellum omnium contra omnes”, in altre parole un luogo dove vige la regola del più forte. Lo statuto della FIP, che in quanto federazione di vertice ha potere di riconoscere solo associazioni che si INFORMANO ai suoi principi istituzionali nei loro statuti, porta avanti come scopo sociale: “La Federazione Italiana Pallacanestro è un’Associazione con personalità giuridica di diritto privato che non persegue fini di lucro.”, “La FIP è stata costituita nel 1921 allo scopo di promuovere, regolare e sviluppare lo sport della pallacanestro in Italia, nel rispetto dei principi costituzionali” ed ancora “Le finalità istituzionali sono attuate nel rispetto dei principi di democrazia “.
Dovrebbe essere chiaro, da questo quadro normativo, che tutto il mondo della pallacanestro è informato da principi morali-etici in particolare uno, mutuato direttamente dalla nostra Carta Costituzionale: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” dove “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge”, bene nell’ambito cestistico questo assunto va così letto “Il mondo cestitico è una comunità democratica fondata sul lavoro(in campo sul parquet), dove le squadre sono uguali a prescindere dagli investimenti fatti”. Ne discende come corollario che istituti come la wild-card vanno contro tali disposizioni. La democrazia costituzionale è un luogo dove “NON su tutto si può decidere”, come il fatto appunto che promozioni e retrocessioni non siano il premio di “lavoro” e fatica, ma di transazioni commerciali. Ancora, in altre parole, si può affermare il principio per il quale: “Le società di basket non possono rinunciare al lavoro ed al verdetto del campo, sostituendolo con negozi (giuridici) dove si scambiano soldi per diritti (tutto da dimostrare che diritto qui si possa parlare)”.
Il mercato non c’entra niente: l’unico giudice è il campo e le uniche possibilità di vincere sono il lavoro e il sudore, non i soldi.
FLAVIO
Certo che c’è un vizio ideologico, ma nel discorso qui sopra. Se la difesa della democrazia passa attraverso chi gioca in un campionato siamo veramente alla fine della parabola. Come per quella crescenza di una volta, direi che la democrazia è una cosa seria e possiamo lasciarla dove sta (male purtroppo, ma è un altro discorso). Provo a riassumere: con McIntyre e Papaloukas si produce una pallacanestro migliore che con me e te. Per averli, è una democratica legge di mercato, bisogna pagare più degli altri. Per farlo servono i soldini, che poi recuperi facendo pagare a spettatori, sponsor e radio/TV ancora + soldini. Nel 1921, a naso, non era così. Se si vuole fare qualcosa di utile per lo sport che amo, sempre a naso, bisogna far vedere Papaloukas e McIntyre. La Costituzione non ci aiuta purtroppo da questo punto di vista, come non aiuta i lavoratori che finiscono in CIG perchè le loro aziende vengono amministrate male. La Costituzione deve mettere persone e aziende sullo stesso piano, poi sul campo (proprio come sul parquet) qualcuno gioca meglio degli altri, anche tramite lavoro e sudore. Far giocare quelli che hanno 20 milioni di monte-salari (tutti certi a inizio stagione) con quelli che arrivano forse ad 1 incerto è abominevole, altro che diritto sportivo. Anche se lo sport, per fortuna, produce una volta ogni tanto delle meravigliose sorprese che mi e ci commuovono. Ma con Kakà vinci più che con Abate, fidati. E Kakà è meglio se gioca con e contro altri Kakà. Sempre che non sia anti-costituzionale …. Questo è quel che penso io, non certo il Vangelo. Ma non può essere confutato ergendosi a ultimi baluardi di non so che cosa. Neppure quando viene fatto in palese buona fede (cosa che non avviene spessissimo nell’ambiente). Grazie dell’attenzione, peace and love


Ma perché andare a scomodare la politica per una questione decisamente più spiccia?
Negli USA ci sono 47 metropolitan areas (togliendone alcune perché vicine ad aree metropolitane più grandi e togliendo Las Vegas per ovvi motivi) con una popolazione di almeno 1 milione di abitanti, quindi adatte a supportare una franchigia pro. Infatti ci sono esempi di metro areas che non hanno franchigie in una determinata lega pro (Los Angeles non ha il football ad esempio, Seattle e Baltimore non hanno il basket, Portland non ha né baseball né football…).
In Italia quante sono? Quanto pubblico possono fare?
E’ inutile parlare di modello americano se la nostra Pittsburgh è Biella.
Se c’è un modello da seguire è quello spagnolo, non quello americano: ma mi rendo conto di essere anch’io fuori dalla realtà se Sassari è la società più odiata dalle altre tifoserie di Lega2, le stesse tifoserie che guardano con ammirazione all’ACB; ma quanti soldi pubblici ha incassato l’Obradoiro/Xacobeo:BS per fare la ACB dal nulla, dopo la famosa causa vinta?
In effetti, la Costituzione non c’entra, dal punto di vista tecnico. Ma lo spirito che anima le carte fondamentali di nazioni così diverse come quella italiana e quella statunitense e che continua a indirizzarne le espressioni culturali (una delle quali è lo sport), quello c’entra eccome. E’ un problema che si legge perfettamente nel dibattito attualmente acceso in USA intorno alla riforma dell’assistenza sanitaria.
E’ davvero possibile immaginare applicabile un sistema simile a quello NBA in un contesto socio-culturale come quello italiano? La differenza fra una cultura liberal-individualistica, come quella americana, e una fortemente influenzata da varie forme di socialismo e statalismo, come quella italiana e molte altre europee, è davvero superabile con una semplice riforma delle regole? Nel caso in cui non sia così, è possibile creare una nuova via italiana?
Io gradirei un sistema come quello americano, ma dubito che possa avere successo.
ma si tira in ballo la costituzione per il basket??dove ci sarebbero ben altri problemi nel mondo di tutti i giorni dove applicarla.
Invece c’entra eccome eccone alcuni esempi.
Innanzitutto meritocrazia = sale e scende chi se lo guadagna sul campo.
Inoltre non è possibile che si scontrino nella stessa lega squadre con capitali assurdi e squadre che non si possono permettere di pagare stipendi = uguaglianza o perlomeno tentativo di ridistribuire le risorse economiche.
Bisognerebbe tutelare le squadre ed i giocatori più deboli, invece di sostenere che i Kakà e meglio che giochino con i Kakà. Questa, nella migliore delle ipotesi, è “EUGENETICA” del basket attraverso i soldi, abominevole!!!
sì, è incomprensibile, la Costituzione non c’entra nulla
Senza scomodare filosofi vari (stiamo parlando di cose molto più semplici), e tornando all’argomento prettamente cestistico (sia per quanto riguarda il sistema chiuso auspicato da Tranquillo, sia per quanto riguarda l’introduzione della wildcard) Tranquillo dimentica tre cose:
a. che la FIP non può assumersi il ruolo di HS e College; non può assumerlo perché mentre HS e College operano essenzialmente per il loro bene, la FIP deve operare per il suo bene; che non è necessariamente produrre più giocatori italiani di alto livello possibili ma può anche essere quello di piazzare la gente “giusta” nel posto “giusto”, secondo la logica clientelare che domina questo Paese e che dominerà anche con una tal riforma.
b. il sistema USA si regge sul fatto che tutte le franchigie dei 4 sport dominanti hanno una loro base di pubblico comunque e dovunque, da Green Bay che fa 100000 abitanti ma dove la lista d’attesa per l’abbonamento ai Packers è stata stimata in 105 anni se entri in lista in questo momento, a New York dove hanno – se consideriamo anche il New Jersey – 9 franchigie ma ad avere problemi di pubblico forse sono 2 (Nets ed Islanders), sempre considerato che noi, dove Treviso fa 2400 persone per un preliminare d’Eurolega, i loro problemi di pubblico ce li sogniamo. Pubblico che continuano a fare anche in stagioni negative/ultranegative (attendance Detroit Lions dell’anno scorso nell’ultima partita interna? 49309, seppur con TV blackout)
Un’eventuale Effe 2000 Genova nella massima serie, farebbe forse 4-5000 persone il primo anno (ma io mi terrei molto più cauto), ma nelle ultime partite di una stagione da 5-6 vittorie quante ne farebbe? 1000? (come fece Scafati sul finir di due stagioni fa o Udine sul finir della stagione scorsa)
c. che siamo finiti a parlare di un sistema completamente nuovo a seguito di un’introduzione, quella della wildcard, che è una boiata pazzesca perché non solo va contro lo spirito sportivo di “se mi va male l’anno retrocedo, se mi va bene l’anno salgo”, ma in nessun modo è di beneficio al movimento italiano, in quanto non comporta maggior pubblico, maggiori diritti TV, maggior produzione di giocatori.
Mi limito solo a dire che nei forum preferirei vedere delle risposte nel MERITO delle questioni sollevate dagli intervenienti.
I valori della nostra Costituzione nel basket. E’ così incomprensibile da capire?
@ edoardo: allora probabilmente ti sei spiegato male, visto che nel tuo post delle 20:03 di ieri hai parlato di “etica nei salari”.
plutone, ovviamente, non plutonio…è la stanchezza dopo un allenamento, appunto
ti rispondo solo con un esempio, flavio, perchè non è mia intenzione minimamente di metterla sul personale (sei dai del troll a qualcuno però lo stai facendo tu in primis, mi verrebbe da dire, ma è solo by the way), qui sono ospite, è casa tua, quindi mi limito a questo:
penso ai migliori prospetti americani che, attirati dal dorato mondo NBA, saltano a piè pari o quasi il college (che sicuramente li trasformerebbe in giocatori migliori, e dunque ne guadagnerebbe tutto il movimento americano ed il livello del basket in generale) per andare a monetizzare in nba? credo che non ci sia bisogno di fare nomi, e senza nemmeno voler accennare al fatto che comunque alla fine anche quelli che vanno per un anno o due al college di riffa o di raffa i soldi li prendono…
come vedi, ho saltato a piè pari il discorso etica o valori (la vediamo diversamente, non c’è altro da dire, concetti come attaccamento alla maglia, ad un progetto, magari ad un’idea di pallacanestro non esistono più in america, o vuoi dirmi che le trade nba sono libero giuoco degli attori del mercato?) e l’ho messa sul tecnico, che è il TUO punto, quello secondo cui l’aziendalizzazione porterebbe con sè il miglioramento della qualità del gioco: non è così, o almeno non è così automatico come sembreresti far intendere tu…
p.s. questa però non riesco proprio a tenemerla: più crescono gli interessi, più cresce la correttezza? ma dove caro flavio, su plutonio? io la vedo esattamente al contrario, e sinceramente non so come faccia tu anche solo a pensare una cosa del genere…esempio degli arbitri che si vendono le partite? o dei giocatori che scommettono? e non mi dire che sono poche mele marce che sbagliano, perchè le mele marce aumentano quando aumentano il giro dei soldi…vabbè la chiudo, penso si sia capito come la penso. bene comunque parlarne.
ad maiora
La verità sta nel mezzo? Banale?
quello detto da vittorio è pura e semplice verità
L NBA avrà pure i suoi difetto ma ha portato il basket a essere lo sport più seguito mentre in europa tolta la Grecia il basket è considerato meno di zero e serve soltanto per toppare i buchi lasciati dal calcio.Detto questo nell’epoca del DIO soldo dove tutto è ricondotto al guadagno parlare di super stipendi mi sembra banale,scontato ;il mondo è cosi e cosi è lo sport senza tirare in ballo costituzioni e altre robe del genere.Parlo da tifoso canturino dove ogni anno sappiamo che contro squadre con 10 volte il nostro budget non c’è speranza o almeno speriamo di vincere qualche partita ma fondamentalmente si lotta per non retrocedere;quindi ben venga il modello NBA in europa considerando le città con piu tradizione e passione.Concludo che le wild card sono delle garanzie a quelle nazionali che toppano una conpetizione( Lituania quest’anno) affinchè si garantisca una competizione maggiore nell’torneo successivo,anche pagando perche vedere la Polonia all europeo al posto dell’Italia è veramente deprimente,paragoniamo Gortat o logan a gallinari e bargnani??vogliamo paragonare un mondiale con gallinari e belinelli con tutto il rispetto con stefanov??
cordiali saluti
Caro Vittorio, forse non sono stato chiaro non è una questione di etica; è un obbligo giuridico che discende direttamente dalla Costituzione. Se ti interessa: primi dodici articoli e articoli dal 41 al 47.
Per il rispetto di tutti ognuno non può accumulare ricchezze all’infinito, per questo che il nostro sistema tributario è progressivo ad esempio.
Portare queste regole nel basket è così difficile?
Intervengo sulla questione etica per dire che chi fa certi discorsi, purtroppo, li fa solo perché riguardano gli altri e non sé stesso.
Mi spiego: se io so fare molto bene qualcosa (naturalmente entro i limiti di ciò che è consentito dalle leggi) e trovo qualcuno che mi paga profumatamente per farlo, io quei soldi li prendo dal primo all’ultimo e li considero guadagnati onestamente e meritatamente. Tutti noi ragioniamo così e chi dice che pagare milioni di euro uno che gioca a basket o a cacio è poco etico dovrebbe chiedersi se la penserebbe allo stesso modo qualora la persona ad essere pagata fior di quattrini per giocare a calcio o a basket fosse egli stesso.
La moralità, secondo me, non c’entre nulla con i salari ma solo col rispetto delle regole del gioco dei principi che si insegnano (o si dovrebbero insegnare) a chi pratica uno sport. E in questo senso c’è molta più moralità nella NBA che in uno qualunque dei nostri campionati giovanili (qualcuno ha mai visto come si comportano sugli spalti i genitori dei ragazzi che sono in campo?).
Che poi si debba trovare un modo di limitare i salari è sacrosanto: non per questioni etiche, ma per cercare di salvaguardare quello che è il principio base di ogni sport: l’equità competitiva. Nella NBA ci sono riusciti da anni, da questa parte dell’oceano, almeno per il momento, è pura utopia.
Certo le premesse storiche e riferimenti giuridici sono un pò lunghi e non rendono agevole capire il mio pensiero.
Spero di essere più chiaro: semplicemente, in Italia(ma dovrebbe essere così nel mondo intero), ogni cosa che si fa deve rispettare le regole.
Il basket anche. Ho parlato della necessità che ci sia una etica nei salari, nelle squadre, nelle federazioni, in tutto insomma. Questa etica è imposta dalla nostra regola fondamentale(la Costituzione appunto primi dodici articoli).
Gli USA conoscono bene i principi che l’hanno ispirata, ed uno su tutti è importante la “solidarietà”. Anche nel basket si può portare questo valore, bastano regole che impongono sobrietà nei confronti di chi può permettersi di meno e che cerca con il lavoro di sopperire alle mancanze economiche.
La wild-card, i salari stratosferici e realtà simili non rispondono a questa necessità-dovere.
Grazie ancora, stavolta spero di essere stato il più chiaro possibile.
onestamente adesso mi sono perso .. io nn sento la mia dignità offesa dai guadagni di chicchessia, solo per dirne una …. ma in generale stai uscendo dalla discussione, nn vorrei offendere ma sa di troll .. torna tra noi, dai
Mi dispiace ma la risposta di Flavio non mi sembra all’altezza delle sue capacità. Non esiste una vito più buona o meno buona, questo oramai da John Stuat Mill in avanti lo sanno tutti.
Esiste però la possibilità che un collettività-comunità-gruppo di persone, decida di riunirsi e di affermare che all’interno di questa spazio per certi comportamenti non possano esserci.
Il mondo intero dopo la tragedie delle grandi guerre l’ha fatto con la carta dell’ONU(il fatto poi che i valori in essa contenuti non siano ancora pienamente effettivi e garantiti) uguaglianza e dignità sociale per tutti gli esseri umani.
Il basket questo passo di civiltà ancora non l’ha fatto. Ed è per questo che flavio suggerisce la tecnica della wild-card per accappararsi le prestazioni dei migliori giocatori, mentre una regolamentazione che ponesse un limite hai salari renderebbe di fatto il mondo un “unicum”, senza questa decuplicazione dei guadagni di questi atleti che è offensiva della dignità umana.
Il sillogismo è semplice: la Costituzione impone questa regolamentazione(vedi precedente intervento); la FIP informa la sua azione ai principi della Costituzione= la FIP(e le associazioni da lei riconosciute) debbono “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto l’uguaglianza delle persone(atleti).
Oggi viviamo in una comunità che ha fatto di questo principio etico, un principio giuridico: è come un contratto è la FIP se non lo ottempera si rende inadempiente nei confronti di se stessa(perchè viola il suo statuto) e nei confronti dei terzi.
E così dovrebbe accadere su scala planetaria, USA permettendo.
Ancora grazie per la pazienza e grazie a Flavio per il forum e le sue opinioni; possibilmente vorrei sapere in merito cosa ne pensa grazie.
Piccola postilla: per vendere bene un prodotto servono proprio quei meccanismi di riequilibrio (draft, salary cap, luxury tax) che mi sembrano più in essere dove ci sono tanti soldi che non dove ce ne sono pochi ….
Ovviamente la risposta “calda” è che prima di ergersi in cattedra bisognerebbe assicurarsi del titoli del maestro per insegnare “purezza sportiva” e che si stia parlando ad un allievo alle prime armi, e solo poi (eventualmente) esercitare la nobile professione dell’insegnamento. Ma questo è appunto un fatto puramente dialettico, si può e si deve andare oltre. L’etica e gli altri valori che sono parte integrante dello sport non sono assolutamente in relazione, diretta od inversa, con gli stipendi di chi gioca o la quantità di denaro investita. Ci sono comportamenti per nulla etici in persone che fanno il torneo dei bar o la corsetta parrocchiale e fulgidi esempi di sportività in chi vince il campionato NBA o la Premier League. E viceversa naturalmente. Se vogliamo andare su questo terreno, più crescono gli interessi più dovrebbero crescere i controlli e i deterrenti, con vantaggi per la correttezza del tutto. Che comunque si può ottenere solo e soltanto con una prevalenza di valori culturali sui disvalori, non certo eliminando il denaro dall’equazione. Con il dovuto rispetto, potete provare a farmi passare per un amorale materialista, ma senza conoscermi e basandosi su patenti pregiudizi ideologici fate un po’ fatica a riuscirci (e mi fate anche incazzare, detto sempre con rispetto). I due binari sono tali, non si incrociano. Essere o meno etici non ha nulla a che fare con la qualità del prodotto. Che dipende evidentemente da quella degli investimenti a livello professionistico. Un livello che con gli amatori non ha nulla a che vedere, posto che deve rispettare quel grande patrimonio che è lo sport amatoriale. Sì, lo sport professionistico è una forma di intrattenimento. Tornatore con una mini DV e la mia recitazione “Baaria” non lo porta a casa, anche se ha in mente una bella storia. Se, come e quanto eventualmente debba scendere a compromessi per farlo non ha a che fare con quanti soldi ci vogliono per assemblare un film del genere. Ma con la disponibilità delle persone a scendere a compromessi. Che è tale anche in contesti molto ma molto meno “danarosi” della NBA. Questa non è una difesa apodittica del modello americano rispetto a quello europeo. Se però pensate che il campionato svizzero sia più morale di quello italiano che è più morale della NBA perchè pagano meno i giocatori, siete sulla luna. E’ una questione che ha tantissimi aspetti, ma chi dice che la NBA è meno sport di altri campionati perchè guadagnano molto fa un’operazione basata su pregiudiziali ideologiche. Che personalmente mi piacciono davvero poco, anzi punto
L’unica soluzione vera per portare uguaglianza=democrazia nel basket non è quella di una lega planetaria, bensì l’istituzione di una Autorità Garante che vigili sul rispetto delle condizioni poste a regolamentazione del settore dei salari.
In parole semplici, la potestà per un professionista di giocare in una lega, è un potere che la legge gli riconosce(possiamo dire potere “per lege”) in quanto sia sub-ordinato alla legge(potere sub lege). Ovvero, prendendo spunto ancora una volta dalla Costituzione(che vorrei precisare: costituisce un modello di organizzazione di una comunità che può essere riprodotto in scala in piccole realtà, come quella del basket appunto), possiamo afferamre: “l’iniziativa economica è libera(il diritto di giocare a basket), ma non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o la dignità umana” (art. 41 Cost.).
Ciò significa che anche le prestazioni sportive dei campioni di basket sono un qualcosa riconosciuto dalla legge in quanto rispettino determinate condizioni (utilità sociale e dignità umana).
Ora pare a tutti chiaro che una legge mondiale fissata con lo scopo di rendere praticabili i salari di certi campioni, gioverebbe a tutti e non nuocerebbe sicuramente, in primis, ai diretti interessati (l’utilità marginale di guadagnare 20 milioni di dollari piuttosto chè 21 è pari a zero).
Lo sport è per lege in quanto sub lege: è così anche il basket. Anche all’interno degli stessi professionisti (su questo punto mi è stata data ragione dallo stesso Flavio) vi deve essere una dignità: Kaka prende, non so 15 milioni di euro, e Pedone nemmeno uno; è evidente che qui c’è una violazione della massima Platonica che prima ho riportato.
Parlare di una legge universale sui salari con un’autorità garante sembra una soluzione vincente, d’altronde è quello che si è fatto nell’ambito del commercio mondiale (Diritto Antitrust).
Gli americani, nella cui dichiarazione d’indipendenza enunciano il principio di uguaglianza degli esseri umani, devono sedersi a tavolino con il resto del mondo e affrontare il problema; in caso contrario queste dichiarazioni etiche rischiano di diventare una lustra ideologica (mi riferisco anche alla frase di Federico Buffa che riporta la triste metafora moderna degli americani che seguono solo le loro regole).
Grazie per la pazienza e la lunghezza dell’intervento, spero di aver aggiunto al dibattitto un punto di vista interessante.
stavo scrivendo un post lunghissimo e piuttosto caotico, che si puo’ riassumere in:
personalmente trovo che l’idea di pallacanestro, e di sport in generale, che esce fuori dal tuo post sulla wild card e’ lontana anni luce dalla mia.
Tu vuoi un modello NBA o simil-NBA, a me quel modello fa semplicemente vomitare, lo ritengo tutt’altro tranne che sport, spettacolo intrattenimento fatturato etc.etc.etc. ma non sport.
la proposta di mercificare i meriti sportivi (perche’ di questo si tratta, chiamiamo le cose col loro nome) si inserisce appieno, ed in questo edoardo ha ragionissimo, in un piu’ generale processo di mercificazione di qualsiasi bene o utilita’ della nostra vita quotidiana, che sia il nostro corpo la nostra liberta’ intellettuale la nostra fatica la nostra stessa vita.
Ed e’ esattamente con la politica dei piccoli passi che questa ideologia mercatoria ha preso piede in quasi tutte le societa’ occidentali. Per cui ben fa Edoardo a usare parole forti, ad evocare principi fondamentali, perche’ la difesa di questi passa in ogni aspetto della nostra vita, dallo sport al resto.
La tua chiosa finale e’ dunque, come spesso, da manuale: ‘Ma [quello che io dico] non può essere confutato ergendosi a ultimi baluardi di non so che cosa’…
quel non so che cosa, caro flavio, e’ l’idea stessa di sport, di passione, impegno sacrificio etica etc.etc. che un modello simil-americano eliminerebbe senza se e senza ma. Avremmo forse di nuovo un team italiano in grado di vincere l’eurolega? si, senza dubbio. But it’s worthy, rispetto a quello che andremo a perdere (le favole piccole o grandi che tu citi come fossero incidenti di percorso ma che invece sono la precipua dimostrazione che sport e professionismo possono andare di pari passo senza scadere nella aziendalizzazione)?
cari saluti
paolo
Il mercato ha bisogno di regole, sennò vince sempre il più forte dal punto di vista economico dici Edoardo… giustamente, ma questo è un concetto che credo ormai sia stratificato a tutti i livelli della società moderna. Tornare indietro? Io lo vedo come un concetto utopico. Lo sport in generale è ormai schiavo di questo tipo di cultura. Le regole vengono stabilite da chi ha in mano i soldi e quindi ha il potere. Servirebbe una rivoluzione sociale per tornare indietro, ma non vedo la gente pronta a “combattere” per questi ideali, o comunque ce n’è troppo poca. E poi fare tante regole e vederle raggirate, forse è anche più deprimente!
Dibattito molto interessante, non c’è dubbio. Sono d’accordo con Edoardo nel dire che il mercato vada comunque regolamentato, perchè a mio avviso il libero mercato funziona veramente solo se adeguatamente disciplinato, magari con poche e semplici norme. Lasciando un momento da parte la democrazia e la costituzione, credo sia opportuno soffermarsi sul ruolo dello sport. È necessario trovare un connubio tra la concezione sociale dello sport, cioè di momento precipuamente formante e ricreativo, con quella che fa dello sport una professione a tutti gli effetti e in quanto tale sottoposta al meccanismo del libero mercato. Quindi i principi che possono essere alla base del basket giovanile e amatoriale, che sono poi quelli che inspirarono la FIP, non possono oggigiorno costituire l’asse portante di un movimento che, è inutile negarlo, oggigiorno non vive solo per un, seppur nobilissimo, scopo sociale. A mio modo di vedere è d’uopo rendersi conto che in sostanza si è dinnanzi ad un bivio: o si continua su questa linea,cercando di distribuire in modo il più omogeneo possibile le risorse, ben sapendo che comunque nello stesso campionato ci saranno cospicue differenze di budget, oppure si pensi seriamente ad un superlega, magari di carattere internazionale, anche se personalmente ritengo che quest’ultima opzione sia ad oggi di difficile, per non dire impossibile, attuazione.
Una soluzione di questo tipo sarebbe una vera e propria rivoluzione copernicana, ma utopica per motivi storici e culturali prima che logistici. Negli USA c’è un principio ben radicato, magari non sempre attuato, che è la possibilità per tutti di partire da un livello simile nella competizione, sociale come sportiva. In Europa, specie in Italia, funziona in modo un po’ diverso.
PS: Flavio, d’accordo che Kakà è Kakà, ma Abate mi sembra comunque un giocatorino mica male e lo dico da milanista
Di fatti quello che credo, è che la soluzione a questo problema dei salari passi soltanto per una intesa, costituzionalizzazione, accordo, di livello planetario (il riferimento agli USA è immancabile) su un massimo dei salari. Perchè come dice Platone, nelle “Leggi”: Noi proclamiamo che in uno Stato…non ha da esservi nè una troppa dura miseria in alcuni dei suoi cittadini, nè una eccessiva ricchezza in altri…all’una e all’altra dunque il legislatore ponga dei limiti”.
Questo è quello che una Federazione Mondiale del basket dovrebbe fare, se volesse essere veramente democratica, nei confronti dei suoi atleti.
Aggiungerei un passo di Rousseau: “Nessun cittadino sia tanto opulneto da poterne comprare un altro e nessuno tanto povero da essere costretto a vendersi” (dal Contratto sociale).
Il mercato ha bisogno di regole, sennò vince sempre il più forte dal punto di vista economico: il paese che ha più soldi fa vedere i giocatori più bravi-più pagati. NO!!! I giocatori bravi sono un bene di tutti e non di chi ha più soldi.
Peace and love.