Diritto sportivo

Le riflessioni (parola grossa …) sulla wild card che trovate sotto hanno alimentato un dibattito interessante. Mi piace portare all’attenzione generale un forbito ed interessante post di Edoardo (spero sia il nome vero) che non gradisce il mio approccio. Ovviamente la questione è complessa e ricca di sfaccettature, ma da qualche parte, per discuterne, bisogna partire. Riporto allora il post e la mia risposta di getto, quasi sicuro che possa essere un punto di partenza di nuove discussioni.

EDOARDO

Che non ci sia vizio ideologico è difficile da sostenere:” il basket professionistico DEVE essere trattato come un’azienda”, “E si abitua la gente a guardare le partite, a capire questo sport ed a comprarlo, come una qualsiasi forma di intrattenimento” ed infine “Che è banale: i professionisti sono tali, si autodeterminano e vengono giudicati solo dal mercato.
Il mito del mercato e della sua capacità di selezionare e individuare i migliori è frutto di schemi precostituiti. Gli Americani sin dalla fine del XIX secolo lo avevano capito (Sherman act): il mercato senza regole è un “bellum omnium contra omnes”, in altre parole un luogo dove vige la regola del più forte. Lo statuto della FIP, che in quanto federazione di vertice ha potere di riconoscere solo associazioni che si INFORMANO ai suoi principi istituzionali nei loro statuti, porta avanti come scopo sociale: “La Federazione Italiana Pallacanestro è un’Associazione con personalità giuridica di diritto privato che non persegue fini di lucro.”, “La FIP è stata costituita nel 1921 allo scopo di promuovere, regolare e sviluppare lo sport della pallacanestro in Italia, nel rispetto dei principi costituzionali” ed ancora “Le finalità istituzionali sono attuate nel rispetto dei principi di democrazia “.
Dovrebbe essere chiaro, da questo quadro normativo, che tutto il mondo della pallacanestro è informato da principi morali-etici in particolare uno, mutuato direttamente dalla nostra Carta Costituzionale: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” dove “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge”, bene nell’ambito cestistico questo assunto va così letto “Il mondo cestitico è una comunità democratica fondata sul lavoro(in campo sul parquet), dove le squadre sono uguali a prescindere dagli investimenti fatti”. Ne discende come corollario che istituti come la wild-card vanno contro tali disposizioni. La democrazia costituzionale è un luogo dove “NON su tutto si può decidere”, come il fatto appunto che promozioni e retrocessioni non siano il premio di “lavoro” e fatica, ma di transazioni commerciali. Ancora, in altre parole, si può affermare il principio per il quale: “Le società di basket non possono rinunciare al lavoro ed al verdetto del campo, sostituendolo con negozi (giuridici) dove si scambiano soldi per diritti (tutto da dimostrare che diritto qui si possa parlare)”.
Il mercato non c’entra niente: l’unico giudice è il campo e le uniche possibilità di vincere sono il lavoro e il sudore, non i soldi.

FLAVIO

Certo che c’è un vizio ideologico, ma nel discorso qui sopra. Se la difesa della democrazia passa attraverso chi gioca in un campionato siamo veramente alla fine della parabola. Come per quella crescenza di una volta, direi che la democrazia è una cosa seria e possiamo lasciarla dove sta (male purtroppo, ma è un altro discorso). Provo a riassumere: con McIntyre e Papaloukas si produce una pallacanestro migliore che con me e te. Per averli, è una democratica legge di mercato, bisogna pagare più degli altri. Per farlo servono i soldini, che poi recuperi facendo pagare a spettatori, sponsor e radio/TV ancora + soldini. Nel 1921, a naso, non era così. Se si vuole fare qualcosa di utile per lo sport che amo, sempre a naso, bisogna far vedere Papaloukas e McIntyre. La Costituzione non ci aiuta purtroppo da questo punto di vista, come non aiuta i lavoratori che finiscono in CIG perchè le loro aziende vengono amministrate male. La Costituzione deve mettere persone e aziende sullo stesso piano, poi sul campo (proprio come sul parquet) qualcuno gioca meglio degli altri, anche tramite lavoro e sudore. Far giocare quelli che hanno 20 milioni di monte-salari (tutti certi a inizio stagione) con quelli che arrivano forse ad 1 incerto è abominevole, altro che diritto sportivo. Anche se lo sport, per fortuna, produce una volta ogni tanto delle meravigliose sorprese che mi e ci commuovono. Ma con Kakà vinci più che con Abate, fidati. E Kakà è meglio se gioca con e contro altri Kakà. Sempre che non sia anti-costituzionale …. Questo è quel che penso io, non certo il Vangelo. Ma non può essere confutato ergendosi a ultimi baluardi di non so che cosa. Neppure quando viene fatto in palese buona fede (cosa che non avviene spessissimo nell’ambiente). Grazie dell’attenzione, peace and love

40 thoughts on “Diritto sportivo

  1. xchè alcune persone trasformano ogni singolo argomento in una critica verso l’ NBA (che non mi sembra abbia nulla a che fare con i problemi, e grossi, del basket italiano)? Patetico. Tra l’ altro, questi criticoni del sistema americano, dell’ NBA ecc. pare si divertino ad ignorare il fatto che gli americani abbiano dominato le ultime Olimpiadi (vincendo con uno scarto medio di 27 punti a partita); e, proprio questa sera, il Real Madrid (una delle principali candidate a vincere l’ Eurolega) è stata letteralmente demolita dagli Utah Jazz, squadra che ha appena iniziato la preparazione per la nuova stagione. Per non parlare delle scoppole che ha preso il Partizan Belgrado questa settimana in due partite di prestagione giocate negli USA. Quindi, da appassionato di basket USA, tutti questi discorsi contro il sistema americano (che, secondo alcuni utenti di questo forum, “farebbe vomitare”) o contro i giocatori americani che, secondo alcuni ignorantoni, pensano solo allo show e a nient’ altro (cosa che è stata ampiamente smentita durante le ultime Olimpiadi) mi fanno girare i cosiddetti. Senza offesa.

  2. questioni di lana caprina francamente…
    sport e professionismo sono concetti che possono risultare complementari solo per chi ha meno di 18 anni, per chi nasce e muore ingenuo e per chi ha interesse che ciò sia creduto possibile per non far fermare la giostra…
    Flavio, in percentuale quanti Americani spaccano uno spogliatoio per una partita persa e quanti infilano le cuffiette di ordinanza ridendo e fottendosene altamente?
    Cominciamo a chiamare la disciplina per quello che è… e cioè uno show…
    In tal senso tutto i discorsi fileranno lisci come l’olio.

  3. Vero, per questo sostengo che è necessario rivedere strutturalmente il sistema. Giocare a calcio da noi è facile perché puoi farlo in mezzo alla strada con un pallone e due pietre per fare le porte. Giocare a basket significa avere dei campetti, delle strutture che in Italia è difficilissimo vedere, soprattutto aperte a tutti, senza passare per oratori o scuole. Nel mio paese in Sardegna ci sono 2 campi da calcio, uno da tennis usato per il calcetto e uno da basket ritrasformato in campo da calcetto e inutilizzato. Ecco qual è la differenza. Il basket ha bisogno di strutture, già dal basso.

  4. Caro Flavio,

    siamo proprio sicuri sicuri che quelli che mettono 20 milioni di monte stipendi sul piatto (più immagino tutte le altre spese), a fine stagione ne abbiano incassati di più da pubblico, tv, merchandising, etc…? Io ho come la sensazione che le solite protagoniste dell’Eurolega raggiungano il pareggio di bilancio solo grazie a pesanti iniezioni di liquidità da parte di propietari (o sponsor, o mecenati che dir si voglia), senza i quali i Papaloukas e i McIntyre giocherebbero da qualche altra parte, o più probabilmente giocherebbero per meno soldi. Sinceramente non credo che un sistema del genere sia sano, e da portare ad esempio.

    In più c’è da dire che i Papaloukas e i McIntyre non escono mica dall’uovo di Pasqua: qualcuno gli avrà insegnato a giocare a basket, e li avrà spinti a diventare quello che sono. Ecco, personalmente nel nostro campionato mi piacerebbe vedere società organizzate che fanno crescere i fenomeni di domani, piuttosto che propietari danarosi (ammesso che si trovino…) disposti a investire a fondo perso qualche decina di milioni.

    Dimenticavo: se il basket non viene promosso e fatto conoscere anche ai “profani”, il pubblico sarebbe più o meno sempre lo stesso anche se si riuscisse a portare in Italia Kobe Bryant e LeBron James.

  5. Ok la FIP, dato il suo attuale statuto, non potrebbe perseguire scopi di lucro. E allora? Può comunque svolgere attività che producono guadagno e distribuirlo per i propri fini (in breve: promozione della pallacanestro). Dunque può benissimo inserirsi in un sistema economico, non solo etico, di promozione sportiva. La Wild Card è un insulto a entrambe le componenti di tale sistema: dal lato economico perché non privilegia la competizione (che si fa sul campo, comprando giocatori, e mettendo insieme una squadra che sia la migliore possibile); dal lato sportivo perché non si è mai visto che una squadra perdente paghi chi ha il diritto di salire di categoria per tenersi il posto.
    Il ruolo della FIP dovrebbe essere quello di grande manovratore per tutti, con tutte le squadre allo stesso livello di diritti. E le risorse che la FIP riesce a trarre dai suoi guadagni equamente ridistribuite fra tutte le società. La disparità la si abbia dal lato sportivo (squadre più o meno forti) e dal lato privato (grandi e piccoli imprenditori). Ma a livello di “federazione” siano tutte uguali, con lo stesso peso, con gli stessi diritti e doveri.
    Poi, si vuole realizzare una lega dei migliori? La si faccia, si stabiliscano dei parametri economici (perché senza soldi non si costruisce una squadra competitiva) e lavorativi (impegno nella promozione dello sport, strutture, camp e altro) per farne parte. Ci saranno sempre squadre da ultimo posto, più scarse, più povere, come ci sono ovunque, ma almeno potranno garantire qualcosa dal lato economico e sportivo. E qui entrerebbe in gioco il sistema Nba. Incassi equamente ripartiti, i giovani migliori alle squadre peggiori dell’anno prima, contrattazione unica per tutti, distribuzione mediatica capillare ecc. ecc. Tutte le società sotto un unica bandiera per poter contrattare a livello di distribuzione. E poi, più in basso, altre leghe minori, sviluppate con lo stesso criterio, magari con squadre affiliate ai grandi club, unite alle scuole e alle squadrette, dove visionare e poi far crescere i giovani talenti per poi lanciarli nel campionato che conta.
    Non è una trasformazione che si farebbe dall’oggi al domani, è chiaro. E’ la trasformazione di un sistema che oggi è allo sbando perché manca unità di intenti, mancano la capacità, la possibilità e la volontà di realizzare progetti a lungo termine.
    E’ il male dell’imprenditoria italiana: volere tutto e subito, senza aspettare, senza fatica. Ma, anche nel’ imprenditoria sportiva, chi si sacrifica, chi lotta, chi tiene duro,chi progetta, riuscirà sempre ad avere una società che duri nel tempo, e che lasci un bel ricordo di se a tutti gli appassionati.

  6. Penso che le posizioni si avvicinino man mano che discutiamo.
    Anche io sono d’accordo per quanto riguarda “salary cap” e “luxury tax”.
    Io mi permetto di suggerire anche un minimo di redistribuzione delle risorse economiche a fine stagione, da parte della Lega, sulla base dei bilanci societari.
    Naturalmente facendone beneficiare solo chi non si sia indebitato volntariamente.
    Con questi tre accorgimenti sicuramente avremo più competizione in campo.
    No invece alla wild-card, perchè permette di aggirare con accordi monetari il verdetto del campo, e ciò non fa parte della natura dello sport.
    Almeno della mia visione dello sport.

  7. E io che ho detto? Nel mio post precedente ho scritto “…introdurre un tetto salariale e magari anche una luxury tax sarebbe secondo me sacrosanto per mettere tutte le società in grado di competere sullo stesso livello economico, o almeno provare a farlo…”. Mi pare che le nostre posizioni siano esattamente uguali.
    Dico solo che secondo me in questo la Costituzione non c’entra assolutamente niente, così come la parola “eugenetica”, che è stata tirata in ballo a sproposito. C’entra, invece, l’equità competitiva, che in questo modo sarebbe assicurata, come lo è nella NBA. Sta poi alle varie società investire i soldi nella maniera giusta ingaggiando giocatori che fanno vincere i titoli.

  8. la wild card sono daccordo ke è una bella cavolata. tuttavia edoardo penso ke la fip a riguardo del discorso “atalanta” l’unica cosa ke possa spalmare per tutte le società di serie A in parti uguali sono i diritti TV, tuttavia è un argomento ke ATTENZIONE riguarda esclusivamente le Lega Basket. i guadagni privati delle società è giusto ke rimangano nelle proprie casse…..
    penso poi ke se il presidente dell’atalanta voglia investire per costruire una buona squadra possa farlo perkè tutti i presidenti di squadre di calcio(e basket) hanno tranquillamente la disponibiltà economica è kiaro ke ci vuole un progetto serio. non ultimo la fiorentina ke dalla C2 in 5 anni è arrivata in champions togliendosi anke grosse soddisfazioni…..
    i salary cap ci può stare se questo venga poi allargato a tutta l’europa, quindi impossibile vedete voi il CSKA, Maccabi, Barca e Pana costrette a dare un salario max io no! queste sono società che possono spendere e comprare i giocatori migliori ed è giusto ke la facciano se possono(altro discorso se si indebitano)
    ….penso quindi ke alla base di tutto sia necessario un progetto vedi siena(fiorentina) questo credo ke nel basket sia ancora possibile inquanto girano molto meno soldi ke nel calcio. il lavoro sia nella relta ke nello sport paga…..poi ripeto è ovvio ke è necessario ke ci sia bisogno di un presidente(azienda) ke abbia voglia di investire, perkè se arrivi alla fine della stagione e dici ragazzi per l’anno prossimo non ci sono soldi per il mercato(vedi roma,bologna nel calcio), io penso allora vendi ke cosa ci stai a fare?!

  9. Facciamo un esempio chiaro ed esemplificativo.
    Poniamoci nei panni di un tifoso dell’Atalanta(nulla di personale, solo un riferimento ad una realtà sportiva dove non ci sono capitali da investire come nell’Inter; anche qui niente di personale).
    Bene. Il tifoso dell’Atalanta con una vocazione riflessiva e filosofica, si chiede: “Come può la mia squadra del cuore, che ha un patrimonio di 10 soldi, fare parte di un campionato dove si confronta con realtà che hanno un patrimonio di 100 soldi? Come si GIUSTIFICA tale confronto?”(con tutte le differenze che ciò comporta in termini di: giocatori da poter ingaggiare, salari da poter pagare, strutture di allenamento di un determinato tipo e non di un altro, staff medico, alimentazione, cliniche, dirigenza, etc. etc. etc.).
    L’unica GIUSTIFICAZIONE, caro tifoso dell’atalanta, a che l’Inter e l’Atalanta facciano parte dello stesso torneo è che: la Federazione-Associazione, che organizza lo stesso e persegue istituzionalmente l’interesse a che rimanga un minimo di competizione-parità delle armi all’interno di esso, dovrebbe ridistribuire queste risorse economiche, col fine di promuovere la competizione NON sul piano dei soldi, MA sul piano del campo(ricordo che la FIP non ha fine di lucro, cioè nasce non per aiutare le squadre a fare soldi, bensì ad organizzare un torneo credibile).
    Se c’è accordo su questo punto, possiamo avere tre approcci: 1)liberale: all’Atalanta lasciamo 10 e all’Inter 100 e che la prima si arrangi; 2)comunista: diamo 50 all’una e all’altra; 3)sociale: diamo 30 all’Atalanta e 70 all’Inter.
    Inutile dire quanto sia importante in un “luogo” dove si compete tra individui(come lo sport), non dico la parità delle armi, ma perlomeno un minimo di ridistribuzione delle risorse che, se non altro, gioverebbe solo ad innalzare il livello della competizione(terzo approccio quindi).
    Se così non è, se cioè la Federazione si limitasse sole a fare il calendario del torneo e lasciasse tutto com’è, al tifoso dell’atalanta gli si dovrebbe rispondere che una GIUSTIFICAZIONE a tale competizione tra lei e l’Inter non c’è e che forse è meglio, se vuole un pò di SANO SPORT alla pari, che si faccia un torneo con altre del suo stesso livello economico.
    Si arriverà così ad un punto dove(come sosteneva Flavio) i Kakà giocano con i Kakà e gli Abate giocano con gli Abate.
    Io credo che nessuno voglia questo e credo che gli uomini di buon senso abbiano come scopo di vita quello di aiutare il prossimo, e di eliminare (nel limite del possibile: 30 e 70, non 50 e 50) le differenze tra gli stessi, nello sport poi.
    Inutile dire che la wild-card è agli antipodi della mia posizione.

  10. Caro Edoardo, io nel merito c’ero entrato, visto che – ripeto – avevi parlato di “etica nei salari”. Sei stato tu, poi, a correggere te stesso dicendo che invece non parlavi di etica.
    Quanto alla Costituzione, io sono laureato in tutt’altro, quindi di diritto pubblico non ci capisco una beata mazza. Mi tocca, allora, ragionare usando il buon senso. E il buon senso mi fa dire che è ovvio che i più bravi, quelli che “fanno vendere bene” il prodotto, guadagnino più degli altri. E questo non succede soltanto nelle leghe maggiori ma anche nelle nostre minors. E non c’è nulla di anticostituzionale in questo così come non c’è nulla di anticostituzionale nel fatto che in un’azienda – ad esempio – metalmeccanica ci sia l’ultimo degli operai che guadagna a stento quanto gli basta per arrivare a fine mese e il primo dei quadri dirigenti che prende fior di milioni di euro all’anno. Giusto? Ingiusto? Non lo so e non è questo il luogo per parlarne. Ma rassegnati: le cose vanno così ovunque ci sia un “prodotto” da vendere, che sia un’autombile o un campionato di basket.
    La Costituzione – parlo sempre da profano – dice che l’operaio e il dirigente, il giovane e il vecchio, il caucasico e l’aborigeno, il ricco e il povero ecc. sono uguali di fronte alla legge, ma questo significa semplicemente che tutti devono rispettare la legge e se non lo fanno pagano allo stesso modo. O almeno è così che dovrebbe essere, anche se nel nostro Paese troppe volte così non è. Correggimi se sbaglio, vsto che ne sai più di me.
    Tornando al basket, poi, ripeto che introdurre un tetto salariale e magari anche una luxury tax sarebbe secondo me sacrosanto per mettere tutte le società in grado di competere sullo stesso livello economico, o almeno provare a farlo. Questi sarebbero, a mio parere, interventi da fare. La wild card no.

  11. Dopo aver estenuato tutti con il mio pensiero, vorrei ringraziare Flavio
    per un fulgido esempio di democrazia.
    Questo sito infatti rende possibile a tutti esprimere la loro opinione.
    Nel giorno della manifestazione a Roma per il diritto all’informazone penso sia carino dare merito a FLavio di questa sua bella attività.
    Il confronto anche se porta a contrasti è sempre positivo.
    Grazie Flavio. Grazie a chi ha voglia di discutere; la discussione è il luogo dove nascono le soluzioni migliori. Staremo a vedere.

  12. “L’iniziativa economica privata è libera.
    Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
    La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.” ART. 41 COSTITUZIONE.
    Questa è la soluzione ai vostri-nostri problemi. Non esiste mercato senza regole. Non esiste competizione senza ridistribuzione delle risorse.
    Il mercato nello sport c’è, questo è un dato di fatto. Ed allora che rispetti i nostri valori di civiltà.
    Se poi gli Americani non lo fanno è un problema loro.
    Invece di seguire loro su ogni cosa, prendiamo una strada nostra e diventiamone fieri sostenitori.
    Saluti.

  13. Mi sembra che qui si stia un pò degenerando. Citazioni di Rosseau, applicazione “un pò troppo” Analogica di principi costituzionali (sono laureato in legge e, lasciamelo dire, il ragionamento è capzioso il suo). Democraticità. I migliori prendono stipendi più elevati? Mi sembra il minimo. Che poi ci siano giocatori che guadagnano più del dovuto rispetto alle loro qualità è altro discorso (Pronto? Casa James? C’è Jerome?). Se una società non se la sente di sostenere spese troppo elevate causa passaggio di categoria ha il sacrosanto diritto di astenersi Ma Applicare il modello americano in Europa è pura utopia, per logiche di mercato e società. Solo il mondo del Calcio avrebbe le potenzialità per creare una superliga Europea (cosa peraltro irrealizzabile causa FIFA). Che la Wild-card non sia la soluzione, tutti d’accordo, ma è un palliativo che qualcosa fa. Tanto alla fine a ragione Rasheed, BALL DON’T LIE. Magari le bugie le dice qualcun altro

  14. C’è un vizio di forma in entrambe le posizioni: vi siete limitati a controbattere l’opinione dell’avversario, senza pensare che ne esiste una terza che mette d’accordo entrambi.
    Si può sempre costituire una Lega professionistica che stia al di fuori della FIP, e renderla _libero mercato_.
    Quanto libero poi possa essere, ce lo può insergnare l’esperienza della NBA, dove si parte dai salary cap, per arrivare a settimane in cui il commissioner interviene ogni 46 secondi netti per sistemare la rava e la fava.
    Il mercato libero invocato da Adam Smith non esiste nell’economia reale, e non esiste nel suo sottoinsieme economia del basket.
    Però la suddetta Lega (perché lo scrivo maiuscolo?) potrebbe essere un punto di partenza, se messa in mani manageriali capaci.

    [nota a margine editabile: il testo bianco su sfondo nero è illeggibile]

  15. edoardo più ke democrazia nel basket stai parlando di comunismo nel basket. io penso ke se una società e qiundi un presidente ke non paga i giocatori(dipendenti) non debba essere aiutata dalla fip o dalla lega perkè vuol dire ke ha lavorato male e ha purtoppo soltanto la possibilità di fallire……
    se società come siena hanno dei budget molto più elevati rispetto ad altre vuol dire ke hanno più introiti e sicuramente un bacino di utenza molto più ampio di altre…..
    io penso ke i giocatori più forti debbano giocare con i giocatori più forti, in questo modo migliora il gioco del basket, aumentano gli spettatori e di conseguenza aumentano gli sponsor e quindi aumentano i soldi per investire……
    bisogna ke le società abbiano un progetto valido, vedi siena è arrivata al grande basket negli anni 2000 prima era una piccola società come molte altre……e ovvio però ke è necessario anke un presidente ke abbia voglia di investire e non come tipo sabatini ke gli interessa solo guadagnar soldi……..