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Del fallo tattico

Nel Basket Room di oggi, lunedì 11 gennaio 2016, proveremo a parlare di fallo tattico. I tempi di una trasmissione televisiva sono contingentati, per cui provo a delineare la questione qui, senza i dovuti vincoli di tempo che sussistono davanti alle telecamere. La fattispecie di cui vorrei parlare è quella del fallo che ferma il contropiede sul nascere, diciamo nella metà campo offensiva della squadra difensiva. E’ un fallo sempre più frequente, che ha già fatto nascere un dibattito che noi, nel nostro piccolo, vorremmo continuare ad alimentare senza alcuna pretesa di imporre soluzioni ma solo di esporre opinioni. Se io commetto un fallo volontariamente prima che l’azione si sviluppi (sul rimbalzo, sull’apertura, oppure a centrocampo) quasi sempre non lo faccio perché ho valutato che sono destinato a subire un canestro facile da parte degli avversari. Una valutazione del genere può arrivare solo più avanti, quando l’eventuale superiorità numerica può davvero portare a un canestro facile. Restringiamo perciò il campo della nostra analisi a questo tipo di fallo, che potremmo chiamare preventivo. La mia proposta è di guardarlo sotto varie angolazioni.

 

SCELTA TATTICA

 

Come tutte le scelte anche questa è discutibile, nel senso che non si può bocciare o promuovere a prescindere. Il vantaggio conseguito con questo fallo volontario è chiaro, non correre il rischio di subire un canestro in contropiede. Non pensate solamente a una schiacciata o lay-up, anche una tripla con superiorità numerica è un pericolo reale quando l’attacco ha un vantaggio e la difesa protegge il ferro e lascia scoperta la linea del tiro da 3. Un altro vantaggio è la perdita di ritmo per l’attacco, specie se qust’ultimo ha difficoltà a metà campo e gradisce correre. Svantaggi? Intanto un fallo, che oltre ad appesantire la situazione di chi lo commette avvicina gli avversari al bonus. Poi il fatto che nella mente di più di un giocatore meno propenso alla fatica il fallo tattico costituisca una più che valida alternativa al tornare indietro e difendere. Circostanza, quest’ultima, che assume maggiore importanza nelle categorie giovanili, perché incentivare una cattiva abitudine non pare pratica sana. Ci sono mille altre sfumature, ma la sostanza è questa, il peso di vantaggi e svantaggi che comporta il fallo tattico è soggettivo, e ognuno deve trovare la sua quadra. Trovo però un filo conformista che ormai tutti vi ricorrano in maniera acritica e generalizzata. Prendo i dati NBA (perché sono gli unici di cui dispongo) e vedo che in situazioni di transizione la squadra che segna di più per singolo possesso fa 1,20 (Cleveland) e quella peggiore (Chicago) 0,98. Sono numeri buoni ma che non fanno pensare che automaticamente a ogni transizione ci sia un canestro. Per darvi un’idea, la situazione più vantaggiosa a metà campo, i tagli, produce un range che va tra l’1,29 dei Clippers e l’1,04 di Philadelphia (ma va?). Eppure non ho mai visto uno battuto su un taglio prendere per la maglia l’avversario. Se non, per essere ancora più rigorosi nell’esempio, fare un fallo sull’avversario prima che cominci un taglio per paura che poi lo finisca segnando. Io credo che il fallo tattico per fermare un contropiede senza superiorità numerica sia una scelta rispettabile, ma non la condivido e non la applicherei per libera scelta, indipendentemente dalle altre implicazioni. Solo per dire che non darei per scontato che convenga così tanto, e mi piacerebbe discutere sul punto.

 

SPETTACOLO

 

Con questo termine si designa un qualcosa che non si vuole o riesce a definire meglio. Certo, per uno spettatore casuale una partita con duemila interruzioni è meno spettacolare di una che si ferma ogni 3 secondi, ma non mi pare la questione principale. Più realisticamente, il fallo di cui stiamo parlando cancella un numero considerevole (a volte in doppia cifra) di azioni che piacerebbe a tutti, spettatori casuali o meno, vedere. Basta per sanzionarlo in maniera diversa dagli altri? Certo che no. Avanza però per porsi la questione, senza pregiudizi. A meno di non considerare lo spettacolo un’americanata del circo chiamato NBA e il fallo tattico parte integrante del vero basket, quello giocato qui. Questa diffusa credenza, che chiamarla teoria è esagerato, fa a pugni con i fatti prima che con qualsiasi altra cosa. L’Hack-a-Shaq non è stato inventato qui, e neppure i falli sui vari Splitter, Jordan, Howard e compagni che hanno avuto un ruolo così importante negli ultimi playoff. Mentre scrivo queste righe ho appena finito di commentare un Clippers-Pelicans che ha visto una lunga serie di falli finali sul rimbalzista difensivo, in modo da aggirare il fallo “away from the play” vietato negli ultimi due minuti per garantire una durata congrua ai finali di gara. Voglio dire, i falli tattici non sono esclusiva di alcuno, da questa e dall’altra parte dell’Oceano allenatori preparatissimi fanno decine di scelte in ogni partita che possono comportare un fallo speso scientemente per conseguire un legittimo vantaggio. Che però il fallo che spegne il contropiede sia un fallo che toglie bellezza e contenuto al gioco è cosa certa. Si tratta, appunto, di stabilire se la lesione allo spettacolo (che non è cosa di cui vergognarsi visto che se nessuno guardasse faremmo tutti un altro lavoro) sia o meno meritevole di un diverso trattamento. Per arrivarci dobbiamo prendere in considerazione un terzo profilo della questione.

 

 

REGOLE E SANZIONI

 

Recita il regolamento:

 

Un fallo antisportivo è un contatto falloso di un giocatore che, a giudizio dell’arbitro, è:

  • Non un legittimo tentativo di giocare direttamente la palla nello spirito e nell’intento delle regole.
  • Un contatto eccessivo, duro causato da un giocatore in un tentativo di giocare la palla.
  • Un contatto del difensore da dietro o lateralmente su un avversario in un tentativo di bloccare il contropiede e non c’è alcun avversario tra l’attaccante e il canestro avversario.

 Gli arbitri devono interpretare i falli antisportivi coerentemente durante l’intero arco della gara, giudicando soltanto l’azione.

 

Saltando a piedi pari la questione del fallo duro, su cui non c’è discussione, l’articolo 37 ci offre interessanti spunti di riflessione. Ci dice, infatti, che non accetta che una squadra che si è messa in condizione di non avere un difensore tra la palla e il canestro faccia fallo da dietro o lateralmente per risolvere la situazione. E’ evidente che la ratio è quella di non permettere a chi ha sbagliato in precedenza di coprire l’errore in maniera troppo disinvolta e vantaggiosa. Quindi, risolvere il problema di un canestro facile dell’avversario che si profila all’orizzonte con un fallo volontario non è visto di buon occhio dal legislatore FIBA. Che peraltro va oltre, punendo in maniera molto più pesante del normale il fallo commesso “non nel tentativo di giocare direttamenbte la palla nello spirito e nell’intento delle regole”. E’ mia opinione, non certezza, che nello spirito e nell’intento delle regole non ci sia la possibilità di cancellare un errore che potenzialmente può portare a due o tre punti facili (seguo la teoria degli allenatori che giustificano così il fallo tattico) con un fallo che in assenza di bonus per gli avversari porta a una semplice rimessa laterale. Ritengo, insomma, che non sia necessario definire una nuova fattispecie per punire il fallo tattico che ferma il contropiede, ma solo interpretare l’articolo 37 in modo da ricomprendervi il fallo in questione. Qualcuno dirà che sarebbe una sanzione eccessiva per un fallo apparentemente innocente, io invece sostengo (senza granitiche certezze ma con decisione) che si possano applicare nel caso di specie le giuridiche “aggravanti per futili motivi”. Se uno blocca un contropiede non ancora sviluppato e alza il braccio per invitarmi a fischiare, credo sia proprio al di fuori dello spirito del gioco. La soluzione che propongo non è quella GIUSTA, ma solo quella che IMHO contempera al meglio tutte le esigenze. Qual è, obietterà ancora qualcuno, la differenza con il fallo volontario che faccio sotto di 5 a un minuto dalla fine? La differenza è che quel fallo è dettato dalla situazione, perché commetterlo, come quelli dei Pelicans contro i Clippers, mi fa risparmiare tempo e speculare legittimamente sulle eventuali carenze nei fondamentali di un avversario. E’ la stessa cosa di passare dietro sui pick and roll contro un cattivo tiratore o mandare a destra un mancino senza mano debole. Trovo che invece il fallo tattico che ferma un non-contropiede sul 23-22 sia diverso per sua natura, e quindi la mia proposta è prendere in esame seriamente la possibilità di disincentivarlo, prima che il suo uso si estenda ulteriormente. Definendolo come intenzionale oppure, proposta forse troppo avveniristica, punendolo come il fallo “away from the play” dell’NBA, 1 libero e palla che rimane a chi l’ha subito. Posso certamente sbagliare, e non pretendo alcunchè. Spero solo e soltanto di innescare una discussione che è nell’aria, indefinita, da troppo tempo.

 

Peace and love

Published inUncategorized

3 Comments

  1. Quello che non capisco è perché, invece di impedire i falli “Hack-a-chicchessia”, che vanno ingiustamente a vantaggio di chi non sa tirare i liberi, non si considera quel fallo come un intenzionale (essendolo platealmente) e lo si punisce con tiri liberi e possesso.

  2. Ros Ros

    il canestro preso in transizione, soprattutto da 3 punti, ha un peso diverso rispetto a quello subito su tagli e altre situazioni di gioco: emotivo, tattico, di ritmo. In una parola di inerzia.

  3. […] condividendo molto di quanto pubblicato da Flavio Tranquillo sul suo blog nell’articolo “Del fatto tattico” lunedì […]

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