Chi ha ragione ?

Provo a buttare giù altre due considerazioni sul cosiddetto caso Bargnani-Recalcati. Spinto in parte da alcune critiche e soprattutto dalla necessità di fissare qualche altro punto di questa vicenda. La critica è, se capisco bene, che dire “occhio, tutto è relativo e complesso”  altro non è che un modo per dribblare le scomode domande che sono oggi sulla bocca di tutti. Invece di fare questa filosofia spicciola, mi sembra sia la sostanza, perché non hai il coraggio di dire che Recalcati è bollito e/o Bargnani è una figa fredda ? Almeno una di queste due cose, vivaddio, DEVE essere veraEcco, forse questo è un mio problema. Ma di fronte alla scelte obbligate tendo a scappare, a rifiutare l’ostacolo. Credo e spero di farlo dopo un’analisi ma non posso esserne sicuro. Forse è vigliaccheria, forse una posa. Posso solo assicurare che il problema me lo pongo seriamente, anche se l’auto-indulgenza è sempre dietro l’angolo. Ma in questo caso rimango sostanzialmente della mia idea originale, ed ora provo a (ri)spiegare perché, con qualche integrazione

Se volete a tutti i costi una scelta sulla libertà o meno di Barabba, non mi costa molto dire che il Recalcati ed il Bargnani di Pau sono licenziabili per giusta causa. Costa poco, anzi è gratis. Ed è pure difendibilissima come asserzione, per quello che si è visto uno ha allenato male e l’altro ha giocato peggio (o viceversa, cambia poco).

Solo che l’asserzione è incompleta, decontestualizzata e relativa alla parte (limitata) che noi vediamo dall’esterno. E in special modo a due partite, aggiungiamoci Cagliari, giocate ad agosto tra una squadra senza vissuto comune ed una che per lunghi anni ha preso a calci con accanimento un talento fuori dal comune e dal mondo. Prenderle come riferimento assoluto e giudizio divino non si può.

Figuriamoci, dico io, se si possono prendere a riferimento per una campagna pro o contro Tizio o Caio. Soprattutto quando Tizio e Caio sono comunque professionisti di alto livello come in questo caso. Permettemi, non dico l’Italia delle prime due gare di Lulea (col meno 33 contro la Francia che prendeva a calci il suo talento) ma quella della prima fase olimpica giocava male, ma male davvero. Con lo stesso allenatore che in quelle manifestazioni ha battuto Parker con Lamma (non è vero, ma è affascinante) e che ha fermato Arroyo e Jasikevicius, imprendibili per il Dream Team.

Il che non vale all’allenatore un’esenzione sine die dalle critiche, ci mancherebbe. Da fuori si notano, rispetto al passato, una diversa e minore consistenza dello staff, una certa incapacità di rinnovarsi, un bagaglio limitato a livello di preparazione della partita. Tutti fattori indubbi, presenti non da oggi nel repertorio di un allenatore che ha vinto tre scudetti con tre squadre diverse. Se vi ricordate bene, a Varese lo criticavano per questo, e non parlo di media o tifosi. Volete che vi dica che quelle critiche avevano un fondamento ? Ma certo che ve lo dico, nessun problema.

Ma se poi vinci lo scudetto (3-0 alla Benetton di Obradovic) significa che qualcosa alla tua squadra hai dato. Se non mi pongo questo problema sono superficiale, come se dicessi che queste vittorie da sole significano perfezione eterna. Certo, una squadra con veterani, con forte leadership, anche con fortissime tensioni interne (come quella) è più adatta a raggiungere un risultato con questo tipo di guida tecnica. Recalcati ha vinto il primo scudetto di Siena e Fortitudo, trasformando quelle critiche in benzina, in forza. Usandole per creare quella che in USA si chiama “bunker mentality”. Ma si trattava di gruppi con un certo chilometraggio, più congeniali a lui a livello generazionale.

La instabile e giovane nazionale di questi anni non ha nulla di quella che si era formata con le delusioni di Sydney ed Antalya, dove l’allenatore era lo stesso della benedetta notte di Parigi. E quello che ci ha portato al meraviglioso argento di Barcellona non può sentire o leggere il nome Karlsruhe senza avvertire una fitta al cuore. Allora un coach vale l’altro ? No, mai e poi mai. Ma in competizioni per nazionali il “click” tra coach e squadra può non nascere, indipendentemente dalla bontà dell’allenatore in questione e dalla volontà dei giocatori.

Volete che vi dica che tra Recalcati e questo gruppo non nascerà ? Posso anche dirvelo, da fuori a oggi sembra così se due indizi fanno una prova. Ma anche qui bisogna elaborare. Il più veterano dei giocatori italiani si chiama Danilo Gallinari ed in azzurro l’abbiamo visto solo quando non si giocava per le varie argenterie. Ecco per esempio un giocatore che non avrebbe quei problemi specifici di “mancanza di linea” denunciati da Bargnani, uno che si trova a meraviglia con uno piuttosto convinto che si può vincere con un approccio di un certo tipo, per certi versi recalcatiano (absit iniuria verbis per tutti e due). Poi con Nash e Basile va meglio che con Nate Robinson e Giachetti, anche qui assolutamente absit iniuria verbis.

Allora abbasso il Mago e viva Gallo che ci ridà il Charly vincente ? Nossignori, sorry di deludervi e di sembrare codardo one more time. Un minuto e 32 secondi di parole (chiare anzi chiarissime) si prestano a varie interpretazioni. Secondo me una possibile è che ad Andrea questo giochino interessa più di quel che pensiamo noi da fuori. Un’altra è che interrogato su quel disastro indifendibile abbia trovato una sua spiegazione. Che non va sposata o rigettata in toto ma presa come uno spunto interessante.

Non chiedetemi di criticare chi dice (o fa capire) ai media quel che pensa, sarebbe un po’ stonato rispetto al lavoro che faccio. Cavalcare però l’ “attacco” (che non ritengo tale) di Recalcati a Bargnani del 15 agosto e/o quello a parti invertite e virgolette ripetute del mese dopo, è troppo comodo e semplicistico. Personalmente solidarizzo con tutti e due, presi in mezzo tra le rispettive convinzioni e le opportunità. Ma naturalmente delle cose sono state dette per libera scelta, senza manipolazioni. Ed esprimono un sicuro malessere (peraltro evidentissimo dal campo). O se non è un malessere è una divergenza di opinioni, una distanza marcata.

Che ora è ancor più nota di prima (posto che chi non l’aveva notata o non ne era sia pure per sommi capi a conoscenza era su qualche pianeta lontano nelle estati 2007 e 2009). La mia posizione pratica è che non conta chi ha ragione. Conta l’opinione di chi ha la responsabilità per valutare se questa distanza sia riducibile o meno. Anche perché questo soggetto, che si chiami Meneghin o Consiglio federale, ha anche accesso a fascicoli che vanno ben oltre le partite giocate e le pur indicative dichiarazioni ufficiali. L’opinione di questo soggetto si forma su elementi ben più probanti dei nostri. E se io fossi in questo soggetto non mi sentirei mai di dover fare una scelta tra Recalcati e Bargnani, ma solo ed unicamente una valutazione sugli assetti complessivi futuri di una squadra che ha evidenti problemi in campo ed attorno allo stesso. Ammetterli è il primo passo per risolverli, fare il gioco della torre il metodo sicuro per il fallimento.

Prima delle conclusioni, qualche altra perla filosofica. A: non esiste una dicotomia tra gioco libero e gioco organizzato. O meglio non è nel numero dei giochi o delle chiamate che si può ravvisare questa dicotomia. Ci sono squadre con due giochi organizzate in maniera fantastica e squadre con 80 giochi senza uno straccio di organizzazione. E’ questione di concetti, non di numero di segnali. E’ questione di avere una filosofia in cui i giocatori credono, una mediazione ragionata tra le loro propensioni e le convinzioni dell’allenatore. Di concetti in queste tre stagioni se ne sono onestamente visti pochi e ripetitivi, ma il problema non è ampliarne la quantità bensì farli sedimentare nel vissuto dei giocatori. Ci sono squadre che di giochi ne hanno tantissimi e vanno ancor più in confusione se è per quello (per informazioni chiedere di Nelson Don a Belinelli Marco, SG in Persiceto).

Una debolezza, ammessa, di Bargnani è nel non eccellere nelle uscite dallo spartito. Una di Recalcati è nel dipendere troppo da quelle uscite. Due debolezze che non si sposano, un problema tecnico (come con Mitchell …). Non una guerra di religione. Se ne potrebbe anche parlare, se solo non dovesse essere implicito che alla fine deve esserci un vincitore in azzurro ed uno sconfitto in croce. Ma la decisione tocca a chi ne ha la responsabilità.

B: chiaramente nessun giocatore può interamente imputare il suo fallimento ad un allenatore. Idem dicasi per il viceversa. Ed è per questo che dico che dover dare ragione a uno dei due significa negare che il problema è più vasto e più complesso perchè riguarda un gioco di squadra nel senso più pieno del termine. Ma di certo tenere sotto traccia queste dinamiche non aiuta, per cui si potrebbe vedere la parte piena del bicchiere e sfruttare il risalto mediatico per arrivare ad un confronto franco. Davanti o lontano da microfoni e taccuini è scelta per uomini vaccinati.

Finalino: se qualcuno è arrivato fino a qui complimenti, io mi sono perso. Eppure ci sono tante cose che ancora mi sembra di non aver detto. Tra queste non c’è il “chi ha ragione”. E non per codardia ….

30 thoughts on “Chi ha ragione ?

  1. Il metodo “Bargnani” è quantomeno discutibile. Avesse dato un contributo significativo potrebbe, forse, esprimersi come ha fatto. Avendo steccato non può dare la colpa al direttore d’orchestra.
    Mi pare poco serio.
    Il problema è che Recalcati ha presentato una squadra non all’altezza, senza testa, affidata alle iniziative di singoli che non hanno la capacità di caricarsi in spalla la squadra nei momenti di difficoltà. Giocare i palloni importanti 1 conto 5 lo possono fare in pochi, certo non Belinelli e Bargnani.
    Tuttavia la scelta mi pare obbligata. Non credo che lo “strappo” sia in alcun modo ricucibile e nessuno di buon senso potrebbe ipotizzare di lasciare a casa i pochi giocatori validi (lo sarebbero ancora di più se si assumessero le loro responsabilità) per salvare l’allenatore.
    Bargnani ne abbiamo uno. Allenatori in grado di fare meglio di quanto è stato fatto, molti.

  2. Caro Flavio, cari tutti,

    gli argomenti per uscire dal recinto del “cerchiobottismo” (bonariamene detto :-) ) a mio parere ci sono tutti ed hanno un buon fondamento razionale.

    In Italia c’è un annoso problema di scarsità di giocatori, e questo è ben noto alle cronache. Questi 10-15 giocatori che ruotano intorno al gruppo del Additional Round sono, bene o male, quelli che costituiranno il “core” della nazionale italiana per i prossimi 10 anni.

    Conosciamo le loro caratteristiche fisiche, tecniche e mentali: sono (mediamente) giovani, in maggioranza non capaci di improvvisare fuori dallo spartito (con l’eccezione forse di Vitali), non hanno la “cazzimma” agonistica dei Basile, Pozzecco, Galanda che gli anno preceduti (anche se, sul piano della personalità, qualcosina ci si puo’ aspettare da gente come lo stesso Vitali ed Hackett), ma hanno in alcuni elementi caratteristiche fisiche (Gigli, Crosariol, Datome) e tecniche (Bargnani, Gallinari e Belinelli) assolutamente di primo livello vis à vis i pari ruolo ed età europei.

    Al contrario, l’assioma della scarsità non vale per (alcuni) nostri allenatori, che sono ormai universalmente apprezzati in Europa e anche in NBA. Vogliamo un allenatore che sia un mago a far crescere i giovani (Tanjevic) ? Oppure uno che faccia di organizzazione e difesa la Bibbia del gioco dei nostri (Messina) ? Vogliamo un genio della tattica (Lardo) ? Ne cerchiamo uno esperto e carismatico (Scariolo) ? Oppure un giovane emergente (Pianegiani) ?

    Lo scenario attuale delle risorse sul quale il basket italiano può contare è chiaro. I fatti sono testardi, abbiamo grande cultura vincente, sia in termini di tattica che tecnica, fra i nosti allenatori, non tanto possiamo vantare sul parco giocatori. Ma il gruppo attuale della nazionale è a dir poco intrigante, se non altro per il potenziale immenso che questi ragazzi nascondono.

    L’analisi dei fatti dice quindi che per sfruttare questo potenziale, nel breve-medio periodo, occorre fare una scelta chiara sulla guida tecnica, e questo necessariamente significa sostituire Recalcati. Facciamolo in modo di riconoscergli gli onori e i meriti, con signorilità e gratitudine per tutto quello che ha fatto per la causa azzurra. Ma è arrivato proprio il momento di cambiare, visto che ne abbiamo tutte le risorse e le opportunità…

  3. Ho appena letto il commento di Massiom.. condivido anche quanto da lui detto. Via Recalcati, punto.

  4. Caro Flavio,

    perdonami, vedo che prosegui con il cerchiobottismo. Mettiamola così: Recalcati ha in mano questo gruppo, bene o male, da almeno due anni. Intendo un gruppo con pregi e difetti ben chiari: ha due giocatori ad un livello potenziale altissimo, ma contemporaneamente caratterialmente troppo deboli per essere veri leader; non disponde di un vero play con la sufficiente esperienza, e nemmeno di un centro “vecchia maniera”; ha un evidente problema di amalgama generazionale fra trentenni vicini alla bollitura e ventenni (o poco più) inesperti.
    Bene, penso che siamo d’accordo nel dire che in questi due anni Recalcati non ha minimamente capito come gestire e far fruttare questo gruppo. E’ andato avanti con le sue solite armi: attacchi semplici, difesa aggressiva, e tanto affidamento sulla trance agonistica nei momenti caldi. Solo che questo già stava cominciando a non funzionare più con il gruppo che ne ha tratto maggiore vantaggio, quello dei Basile e dei Galanda; applicarlo alla nazionale attuale è una stupidaggine.

    Tutto qui, non penso ci sia bisogno di dire altro. Non ci interessa dire se Recalcati sia un buon o un cattivo allenatore; è sufficiente riconoscere che Recalcati non è un allenatore in grado di gestire il gruppo attuale, e purtroppo non ne abbiamo un’altro a disposizione.
    Certamente la questione non si riduce a un Recalcati vs. Bargnani; ed è vero che se uno ha allenato male, l’altro ha giocato peggio. La differenza è che Recalcati continuerà ad allenare male questa nazionale, che ci sia o non ci sia Bargnani; mentre quest’ultimo potrebbe anche rendere in maniera più decente con un altro coach in panchina.