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Aspettando Kobe

Operazione Bryant, affare Kobe, progetto KB 24. Già le definizioni fanno capire che di tratta di roba grossa, epocale. E in attesa che venga varata una Commissione d’inchiesta sul fenomeno, mi piacerebbe dire alcune cose su una vicenda che immagino terrà banco ancora a lungo, comunque si concluda.
Dico subito che, a differenza di quando questa vicenda è iniziata, ritengo che ci siano chance concrete di vedere Bryant a Bologna nel prossimo week-end. Dovendomi basare per professione su quello che riesco a mettere insieme tra voci, conferme, smentite, deduzioni, conoscenza del background e collegamenti, era difficile ritenere probabile l’arrivo di un 33enne reduce da un’operazione al ginocchio in una squadra italiana che lo contatta su Facebook e pubblicizza i minimi dettagli dell’offerta senza che dalla controparte arrivi segnale alcuno.
Ora dall’altra parte i segnali sono arrivati, in abbondanza, anche se non manifesti. E da qui, dichiarando la mia genuina sorpresa, bisogna partire. Cercando di spiegarsi perché una cosa oggettivamente improbabile, almeno guardando il contesto, diventi probabile. E rimarcando che essere arrivati fin qui è un’impresa straordinaria da parte di chi ha trattato.
Una prima spiegazione potrebbe essere quella “sentimentale”. Kobe in Italia ha passato un periodo che segna, quello della pre-adolescenza. Da noi ha amici e conoscenti, gradisce cibo e costumi, paesaggi ed abitudini. Personalmente mi convince zero, ma non ho elementi per scartarla a priori e comunque potrebbe benissimo trattarsi di un movente “secondario”, come quello di ricevere comunque un congruo guiderdone.
Ma il nocciolo della questione non può che essere collegato alla serrata in corso negli USA. Vicenda sulla quale siamo davvero a secco di informazioni credibili perché trattasi di war-game di altissimo livello. Giocato su un tavolo per giocatori di professione cui siedono solo Stern ed i proprietari, i giocatori ed i loro agenti (convitati di pietra).
Noi siamo fuori, e riceviamo feed-back che sono interessati ed inaffidabili, oltreché contrastanti tra di loro. Ma per il solo fatto che quella è una partita da (almeno) 800 milioni di dollari e questa da 3, non c’è dubbio su quale sia quella che viene prima nell’orientare le scelte di agenti e giocatori (occhio ai primi, in subbuglio).
Mi sembra di sentire i pochissimi che sono arrivati fino a qui chiedersi “OK, bella filosofia. Ma tu sei a favore o contro?”.
Ecco, io ritengo che porre la questione in simili termini sia sprovvisto di senso alcuno, anzia sia un po’ da trinariciuti.
Personalmente ricordo con emozione quando Chicco Fischetto, compagno di Joe a Reggio Emilia, ci disse che il nostro aveva chance di NBA. O la gara delle schiacciate di Cleveland, l’All Star Game di New York, l’incredibile supplementare di Indianapolis, gli 81, i buzzer beater, la caduta e la risalita, la convivenza col dito rotto (che ritengo una delle prime 5 imprese sportive all-time).
Quindi, se chiedete a me quanto avrei piacere di vedere Kobe Bryant in un cinema vicino a casa la risposta è “muchissimo”. E, atteso che repetita iuvant, vi esimo dallo spiegarmi che le ricadute mediatico-pubblicitarie del suo arrivo sarebbero enormi, perché sono reduce da aver visto Via del Corso impazzire per lui. E quando dico “impazzire” vi prego di credermi.
Quindi sì, il giocatore, l’uomo, il brand ed il fenomeno pubblicitario sono fuori scala, di un altro pianeta, ci arrivo anche io.
Ma spero sia ugualmente possibile porsi davanti a questa prospettiva in maniera laica, e non para-religiosa. Non sono né a favore né contro, elementarmente. E neppure mi porrei il problema di etichettare il tutto come un bene o un male per il “movimento” (le virgolette sono molto maliziose). E’ un’operazione di mercato fatta tra liberi uomini in libero Stato, di cui noi possiamo (e vogliamo) investigare circostanze, ricadute e sviluppi.
A patto che farlo non comporti l’automatica iscrizione al partito dei cattivi, perché altrimenti come le formiche nel mio piccolo mi incazzo un po’.
Perché non è peccato farsi delle domande e provare ad analizzare degli scenari. Anzi, è un dovere per chi commenta. Soprattutto quando l’operazione, per la sua onerosità, prende una piega particolare. Pretendendo in sostanza che vengano piegate a sé le esigenze di molti altri componenti la “Lega” (le virgolette sono ultra-maliziose).
Potrebbe anche valerne la pena in linea teorica, ci mancherebbe. Ma non a priori, bensì solo dopo una solida analisi e per libero convincimento. Non cioè sotto il ricatto morale che bolla gli oppositori come traditori della patria senza riguardo per il marketing e la modernità. Questo si chiama provincialismo e manicheismo, come minimo, e non voglio tirare in mezzo altre categorie più serie che pure avrebbero diritto di cittadinanza.
Trovo del tutto normale, e gradevole, che una società punti a prendere Bryant.
Trovo straordinario che Sabatini sia ancora in gioco in questa partita che, come detto, mi pareva ingiocabile, chapeau. Sempre ricordandosi che per capire cosa stia succedendo dobbiamo soprattutto guardare al lock-out, e non nei termini del “si accordano-non si accordano”, ultra-riduttivi rispetto alle enormi complessità della vicenda.
Ma poi arriva anche il momento in cui dobbiamo guardare al nostro interno, e decidere se è lecito fare pressione sulle altre squadre della nostra “Lega” perché si rimettano alla volontà della Virtus e facilitino il lieto fine della vicenda. E no, credo non sia lecito farlo.
E’ giustissimo ricordare e ricordarci che quello è Kobe, con tutto quel che ne consegue. E’ ancor più giusto collaborare con la Virtus nei limiti del buon senso. Non lo è invece far diventare bersaglio delle ire dei tifosi assetati di Kobe chi non si assoggetta alle condizioni richieste dalla Virtus. A meno che l’operazione non sia gestita in toto (rischi e benefici) dalla comunità in quanto tale attraverso i suoi rappresentanti. Se invece a farlo è una squadra, penso lo faccia nel proprio (legittimo !!!) interesse e quindi debba confrontarsi col mercato ed accettarne gli insindacabili esiti.
Se insomma l’operazione la gestisse la Lega, mi aspetterei che organizzasse un Kobe-tour separato dal campionato, in cui l’aspetto agonistico è del tutto secondario. Non ci sarebbero vincoli di alcun tipo, né tecnici, né regolamentari né commerciali, con effetti benefici anche sulla massimizzazione dei profitti (niente posti già venduti in abbonamento, niente contratti con TV e sponsor già in essere). E prima di venirmi a dire che la cosa perderebbe di appeal, guardatevi le foto di Via del Corso, dove in migliaia lo hanno aspettato per ore solo per vederselo passare davanti. L’uomo cui affiderei questo progetto ? Solo e soltanto Claudio Sabatini, ma col mandato espresso di tutti.
Se invece, come è il caso, la forza di perseguire un obiettivo del genere l’ha avuta un singolo, massimo merito a lui. Ma questo fattore e l’inserimento del Kobe-tour nel campionato italiano di serie A, presenta problemi e questioni. Tanti problemi e tante questioni, di natura variegata assai.
Prendiamo a simbolo quella del calendario, perché presenta aspetti di valenza generale.
Da che mondo è mondo, un criterio indiscutibile della compilazione del calendario è che le prime due e le ultime due giornate di un girone debbano presentare un’alternanza tra gare casalinghe ed esterne per tutte le partecipanti. A volerlo sono esigenze di carattere tecnico e sportivo incontrovertibili, che non ritengo siano sovvertibili per alcun motivo, salvo quello lapalissiano che TUTTE le altre squadre della “Lega” acconsentano o che lo si faccia per un interesse collettivo superiore.
Ora, mi pare di capire che la prima condizione non sia occorsa e che non venga ravvisato nella seconda l’interesse della Virtus a garantirsi due incassi immediati (il primo presumo extra-abbonamenti) per finanziare la complessa operazione con un cash-flow iniziale importante.
Se le due gare iniziali in casa sono il cosiddetto “deal-breaker”, cioè la condizione da cui dipende la chiusura del contratto, non bisogna vivere la faccenda come una guerra santa, con i buoni che vogliono regalarci l’occasione della vita ed i vecchi cattivi miopi che non capiscono la portata del regalo.
Cercate di sforzarvi, tenete lontano per un attimo i flash del Mamba che entra nel vostro palazzetto e vi delizia, anche se capisco quanto sia difficile. Rimanete laici e lucidi, e capirete che ci sono motivi seri per rispondere picche nell’esercizio della libertà di impresa (come ce ne sono ovviamente per dare il semaforo verde allo sconquasso del calendario).
Ma ridurre tutto solo a quei flash è assurdo e controproducente. E lo stesso vale per decidere a priori che le prime “X” avversarie della Virtus saranno squadre selezionate in base alla capienza del proprio impianto e non al meccanismo casuale generato dal computer.
Ve la metto in termini NBA: ha molto senso mettere Kobe contro Shaq o Kobe contro Lebron a Natale su ABC quando son tutti in casa, ma non ne avrebbe far giocare 8 gare in 8 notti ad una squadra (e non alle altre) per pur nobilissimi motivi commerciali.
Miope invece, e molto, è ragionare solo su un aspetto delle vicende e subordinare a questo tutto il resto. Metta Sabatini la sua straordinaria capacità di visionario al servizio dell’operazione Bryant, senza però esigere dagli altri la condivisione obbligata dei rischi e la rinuncia ad oggettivi criteri di regolarità del campionato. Ambedue le strade devono essere percorse per libera scelta, non sotto il giogo di una sommaria gogna mediatica.
E convinca magari tutti a fare più marketing strategico e meno marketing operativo, perché non c’è Kobe (che gli Dei del basket lo benedicano) in grado di riparare le paurose crepe strutturali della baracca, che si poggia su fondamenta debolissime.
Una baracca che, ironia della sorte, spessissimo deride l’NBA per la sua ricerca di show-business bollandola con l’appellativo ironico di “circo”. Salvo imitarne gli aspetti più superficiali e meno importanti alla prima occasione in cui un evento esogeno e limitato nel tempo, il lock-out, gliene porge la possibilità.
Aspettando con trepidazione l’esordio di Kobe, continuo a ritenere che ragionare sia un diritto/dovere, anche a costo di sbagliare.

Flavio Tranquillo

Published inHomepagePensieri a raffica

22 Comments

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  6. Paco Paco

    Ciao Falvio,
    io credo che il guaio, se così possiamo chiamarlo, è che tutti (Sabatini in primis) si sono mossi in ritardo, con troppo ritardo.
    Non che fosse colpa loro, d’altronde come iniziare una trattativa del genere senza la certezza che il lock out divenisse realtà? Perché passare ore e ore al tavolo delle trattative senza la convizione che potesse portare da qualche parte?
    Fatto sta che il campionato è iniziato col suo bel calendario, gli abbonamenti sono stati già fatti e consegnati, senza parlare dei palazzetti, che quelli sono e quelli resteranno, pur potendo riempire San Siro e Camp Nou messi insieme, venisse davvero Kobe a svernare per qualche partita. Per la prima volta nella mia vita (!) non sono d’accordo con te. Pensare ad un Kobe Tour durante il campionato avrebbe avuto poco senso…anzi…avrebbe attirato ben poco Kobe. La possibilità di giocare in altre squadre durante il lock out serve di sicuro a rimpinguare conti in banca che sembrano infiniti, ma soprattutto (almeno spero) per tenersi allenati e fisicamente pronti a tornare negli USA. Andare in giro a firmare autografi e far palleggiare bimbi di 5 anni non credo rientri nella possibile definizione di “Italian Summer League”. Trovo invece grandiosa l’idea di altro tuo blogger, tal Antonio, ha avuto un’idea che sarebbe stata davvero geniale, e che avrebbe portato alla ribalta non Bologna e Sabatini ma il basket italiano in generale: trovare un gruppo giocatori disposti a venire in italia e provare a inserirli nelle squadre in base a esigenze di giocatori e squadre. Tutto il movimento ne avrebbe giovato e tutte le squadre avrebbero avuto la propria stella da mettere in mostra. Certo, un’operazione del genere non la metti su in 3 settimane…ma Sabatini ha dimostrato che se si hanno idee e progetti, anche vedere Kobe a Casale non sarebbe stata poi fabtascienza.

    Andrea

  7. Tarabas Tarabas

    il punto di vista di Flavio è molto condivisibile, il “rifiuto” di Cremona e Varese molto comprensibile……ma i commenti dei tifosi appassionati contro la venuta di Kobe in quanto “circo” che falserebbe il campionato è ridicola!!! Chi ama uno sport vuole vedere il meglio dal vivo!!!! Kobe o Lebron, Federer o Nadal, Bolt, Messi, ecc, chi non vorrebbe vederli dal vivo?????

  8. maistros maistros

    La vicenda Bryant credo sia sicuramente servita ad attirare attenzione attorno al basket, vedere giornali totalmente all’oscuro di questo sport dedicare articoli è già qualcosa.
    Rimango dell’idea che Bologna può chiedere ma non pretendere la collaborazione degli altri club.
    faccio l’esempio della mia squadra la Dinamo , a cui Sabatini in caso di partita al palaserradimigni chiederebbe metà dell’incasso, ma giustamente si sentirebbe rispondere picche in quanto il tutto esaurito ( visti i 3300 abbonati) si farebbe lo stesso Kobe o non Kobe questo per spiegare che ognuno ha le sue motivazioni per non approvare il progetto…

  9. A me sinceramente questa operazione (come tutte quelle riguardanti giocatori NBA che andranno via appena il lockout sarà concluso) non mi piace…penso che falsi un campionato, lo falsi per la squadra che prende la stella NBA e che poi dopo X partite lo perde costringendola a risistemare la squadra (senza tra l’altro una chiara programmazione), e lo falsi per gli avversari (vuoi mettere giocare contro Bryant, Deron Williams o Kirilenko o non averli contro?)…penso che lo falsi perchè il giocatore in questione può (volontariamente o no) venire a passeggiare piuttosto che giocare perchè rischia un infortunio (pensatea cosa succederebbe se Bryant si infortunasse…penso che la LegaBasket potrebbe tranquillamente chiudere)…penso che lo si falsi quando si deve stilare e/o modificare un calendario solo per un giocatore (anche il più grande di tutti)…penso che FIBA e NBA si dovevano mettere d’accordo per impedire quello che sta succedendo…i giocatori sotto contratto NBA dovevano rimanere negli USA…avrei accettato solo i rookie e i free agent (a quelli nessuno nega ancora di fare quello che vogliono)…

  10. Faz Faz

    Caro Flavio, fortuna che c’è ancora qualcuno come te che affronta le questioni senza esser pronto a imbracciare spada e scudo in difesa del fronte pro o del fronte contro.
    Naturalmente sottoscrivo il tuo articolo appieno e convintamente.
    Detto questo, per vedere kobe nel nostro Belpaese son pronto seduta stante a soprassedere su regole di principi sportivi e regolarità di un baraccone di cialtroni dissennati che si fa chiamare Lega A, già affossato da tempo nella credibilità da scandali incredibili e grotteschi (tanto per citarne alcuni? arbitri e scommesse, napoli, venezia e ahimè i dolori della mia sventurata fortitudo…).
    non vedo quali danni possa creare al decantato movimento l’operazione kobe, e del resto non ne vedo neache i benefici a lungo termine, nel momento in cui poi i trentacinque giorni saranno passati e il nostro MVP torna a casa. Quindi perchè non farcelo gustare per qualche settimana?
    Grande Flavio, continua così!

  11. Alberto Alberto

    Gentile Flavio,
    Condivido le tue parole.
    Parafrasando (e scusandomi per disturbare) Churchill, direi che ogni popolo ha il basket che si merita.
    Sabatini ha avuto una ottima idea nel contattare Kobe e cercare di portarlo a giocare in Italia, seppure per poco tempo probabilmente. D’altra parte pero’, se voleva il sostegno della “lega”, tecnico ed economico, avrebbe dovuto chiederlo prima. Kobe in Italia rendera’ un grande servizio al basket italiano, ma la “lega” ha perso un’occasione d’oro con il lockout NBA. In un paese 1) calcio-centrico e 2) a corto di quattrini le squadre della “lega” avrebbero potuto unire le forze e fare una proposta comune non a uno solo ma a un gruppo di giocatori NBA per portarli in Italia in squadre diverse.
    Sarebbe stata una win-win situation: i giocatori NBA possono guadagnare durante il lockout e tenersi in allenamento in una sorta di summer league in salsa italiana e il basket italiano avrebbe avuto un grande ritorno di immagine che avrebbe potuto, pensiero ardito, addirittura spingere molti ragazzi ad avvicinarsi a questo sport e magari avere dei buoni vivai da qui a qualche anno.
    Sono convinto che nello sport dove le emozioni giocano un grande ruolo vedere qualcosa di bello dal vivo (e non in televisione) possa spingere i ragazzi all’emulazione nel senso piu’ positivo del termine e far scoprire alle persone che passare un paio d’ore in un palazzetto il sabato e la domenica puo’ essere divertente.
    So che “fare sistema” (parola abusata) e’ difficile, ma cosa e’ la lega se non un “sistema” di squadre che dovrebbero competere sul campo ma aiutarsi fuori se vogliono far veramente un salto di qualita’. E certi proprietari potrebbero persino ritrovarsi – sorpresa sorpresa – con una squadra il cui valore aumenta e diventa un asset e non un hobby al meglio, una fonte di risparmi fiscali alla peggio.
    E invece di aspettare il prossimo lockout perche’ non pensare a un sistema per portare giovani talenti americani qui da noi? Chi pensa che porterebbero via spazio ai nostri giovani si sbaglia secondo me, sarebbero invece portatori di una mentalita’ e un modo di praticare questo sport che e’ difficile da spiegare restando da soli da questa parte della pozza.
    Rock on!
    Alberto

  12. Slevin Kelevra Slevin Kelevra

    Chissà se in Italia fischieranno i passi a Kobe

  13. Stavrogin Stavrogin

    Articolo un po’ prolisso eh? Potevi semplicemente dire quello che pensi: cioè che quest’operazione è una buffonata. Un circo messo in piedi da Sabatini per il proprio interesse, che non darebbe ALCUN vantaggio al basket italiano (non vedo come possa risolvere i propri problemi importando l’NBA per un mese). Che Sabatini o la Lega o chi per loro facciano il proprio Kobe-Tour facendoselo pagare dal pubblico ci sta, che lo chiamino Campionato Professionistico decisamente NO.

  14. Alberto Alberto

    Flavio,
    Condivido quello che hai scritto.
    Parafrasando (e chiedendo scusa per scomodare) Churchill, ogni popolo ha il basket che si merita.
    E il basket italiano somiglia all’italia: tutti vogliono fare soldi ma usando preferibilmente i soldi altrui.
    Sabatini e’ stato bravo a contattare e Kobe e avere, immagino, il suo assenso ufficioso, ma se voleva una mano da tutti avrebbe dovuto chiederla prima di iniziare l’operazione, non a meta’ strada usando come leva la disponibilita’ dello stesso Kobe e l’effeto mediatico che tu stesso hai fatto notare.
    D’altronde per far funzionare uno sport come il basket in un paese come l’italia che e’ 1) calcio-centrico e 2) a corto di quattrini fare sistema non e’ un’alternativa ma una necessita’.
    Interessante sarebbe stato ad esempio se la Lega, e non le squadre individualmente, si fossero andare a proporre ai giocatori NBA per farli venire in Italia (es. Kobe a Bologna, Gallo a Milano, Deron Williams a Roma etc) e mettessero insieme i soldi. Il risultato poteva essere 2-3 mesi di gran basket “spalmato” in tutta la penisola che magari fa venire voglia alla gente di vederlo un po’ di piu’.

    E questo poteva essere una mossa di carattere straordinario. Quella di carattere ordinario potrebbe essere quella di fare un accordo con la NBA per convincere giocatori non-drafted o che non possono/vogliono andare al college perche’ non vengono pagati a venire in Italia a giocare. Per far crescere i vivai dei giovani giocatori italiani bisogna convincere i ragazzi a giocare questo sport, e se loro potessero vedere quanto puo’ essere bello e di qualita’ dietro l’angolo e non solo in televisione allora si’ si potrebbe creare un circolo virtuoso qualita’ del gioco – viabilita’ economica – ritorno di pubblico

  15. Alessandro Alessandro

    Se Simone Sandri ti chiama maestro e Zeno Pisani definisce questo il miglior articolo sulla storia Kobe-Virtus, chi sono io per contraddirli? A parte gli scherzi, si sentiva la mancanza di un tuo ampio intervento argomentato e non costretto in poche righe.
    Sarò tedioso, ma ripeterò questo commento anche su Facebook perchè ho l’impressione che qua tu ci bazzichi poco ormai…

  16. giorgio drizzo giorgio drizzo

    Sta cosa è una vaccata, lo sa anche lui, ma non vuole dirlo apertamente, quindi la prende larghissima.

  17. Luca Luca

    Cia Flavio. Secondo me il problema è un altro. Bologna vuole mettere sotto contratto Kobe? Benissimo, lo faccia, e metta in atto pure il “circo” mediatico che ne sussegue con la tanto proclamata “visibilità” del basket italiano. Il contratto dura un mese? Due? Affari loro. Lo pagano 1 milione? 10 milioni? Affari loro. Ma tu, Virtus Bologna non puoi chiedere alla Lega che il calendario sia fatto ad hoc per te, e che Bologna debba giocare 10 partite in un mese perchè ha preso Bryant,. Non puoi pretendere che le altre Società debbano contribuire a coprire le spese assicurative e in più darti metà dell’ingaggio perchè altrimenti non ti porto Kobe a giocare e ci “perde” il basket italiano!!! Prendi Bryant, lo paghi quanto vuoi e giochi con Kobe a Sassari, Cremona o Cantù come ti impone il calendario. Punto. Immaginati se domani mattina Pesaro annuncia di aver messo sotto contratto LeBron James per 30 giorni. Cosa facciamo? Si rifà di nuovo tutto il calendario? Già Lega e Fip escono male dalla vicenda Venezia, adesso a 5 giorni dall’inizio del campionato nemmeno si conosce il calendario, con quei tifosi che si sono abbonati che nemmeno sanno quando la propria squadra giocherà in casa…. dai, siamo al limite della buffonata, altro che Bryant…..

  18. andrea andrea

    Ciao Flavio, il tuo invito al ragionamento mi sembra perfetto, ma c’è una pregiudiziale di fondo che secondo me manca ai tuoi pensieri: questo campionato, senza calendario a meno di una settimana dell’ inizio, è regolare ? Questa Lega, con l’ affaire Venezia non ha perso per l’ ennesima volta credibilità ? Come può un qualsivoglia presidente appellarsi alle regole quando dall’ estate 2003, “casualmente”, è espressamente VIETATO un campionato dispari ?
    Ciao,
    Andrea

  19. Fabrizio Fabrizio

    Ciao Flavio,
    premesso che seguo il basket dal lontano 1986 (se non ricordo male)…Italia1 finale Boston Lakers…sono uno di quelli che resta sveglio al mese di giugno per vedere in diretta le Finals con lo sguardo incredulo di tutti quelli che mi dicono che “esistono i video registratori”…
    premesso che ho giocato per 15 anni a basket e seguo Varese da 23 anni (sono abbonato da sempre)…
    fatte queste premesse è chiaro che vedere dal vivo uno come Kobe sarebbe bellissimo….un sogno…
    Cosa stia esattamente succedendo non l’ho ancora ben capito…leggendo qua e là…giornali locali e news on-line…c’è molta confusione…
    Non mi piace però sentire passare anche su TG nazionali la news che per colpa di Varese sia a rischio la “venuta” in Italia di Kobe…
    Varese è una società gloriosa che combatte ogni anno in un “mondo” basket diventato sempre più difficile…proprio quel “mondo” nel quale la Virtus BO anni fa ha smesso di pagare stipendi ai giocatori ed è sparita dal calendario professionistico…
    Che Sabatini abbia avuto la genialità di provare a fare quello che gli altri non avrebbero neanche sognato…tanto di cappello…
    Che per permettere a Sabatini di metter in scena il suo circo “temporaneo”…io debba andare un altra città per vedere la squadra della quale sono abbonato…pagare il prezzo del biglietto che lui vuole…e rimborsargli anche parte dell’incasso…mi pare eccessivo…la classica sbruffonata alla quale è giusto opporsi…il Sig. Sabatini vuol fare il fenomeno a casa degli altri con i soldi degli altri…
    Ma scusa…perchè allora la Armani jeans (con Gallianari) non fa lo stesso ? Se passa il concetto che portare un giocatore di “nome” significa dettare le regole…allora anche Varese quando va in trasferta è autorizzata a chiedere dei soldi perchè porta Justin Hurtt… 🙂

    Mi pare che qui siano tutti impazziti e mi pare anche che Sabatini stia mettendo ampiamente le mani avanti per potersi districare da un polverone che lui ha messo in piendi…e che potrebbe portare a niente…quindi dare colpa agli altri è il classico atteggiamento i chi si rende conto di averla fatta grossa….

    Cmq se alla vine dovesse anche venire in Italia…ben venuto KOBE….ma scambiare il campionato italiano per un tour degli HarlemGlobtrotters … mi pare troppo…

  20. Andrea Andrea

    Mi fa piacere vedere che Flavio ha ricominciato a scrivere sul questo sito. Spero che continui perchè è uno dei pochissimi giornalisti di basket italiani che quando parla SA di cosa sta parlando, a differenza di certi altri tipetti là fuori che non voglio neanche nominare (mi riferisco a quei tipi che criticano Flavio Tranquillo e Federico Buffa per gelosia appena possono…ancora senza fare nomi).

    Sono d’accordo con la stragrande maggioranza delle cose che hai detto.

    Grande Flavio.

  21. Giovanni Giovanni

    Caro Flavio, non posso che trovarmi d’accordo con le tue parole! Si benissimo che l’opportunitá di vedere Kobe dal vivo e unica
    Ed irripetibile, e se l’operazione andrà a buon fine partirò sicuramente alla ricerca di un biglietto x andarlo ad ammirare! Ma sinceramente non capisco perché le altre societá debbano contribuire a rafforzare una avversaria!!! Credo che venga meno lo spirito di competizione alla base del campionato! Esprimo tutta la mia stima nei tuoi confronti poiché in questi giorni parlar “male” dell’ affare Kobe e considerato quasi blasfemo…
    Un caro saluto
    Giovanni, tifoso di basket, fan di Kobe

  22. Sirio Campolungo Sirio Campolungo

    Condivido molto di come la pensi, ma non tutto. Per quanto il mio parere di tifoso e appassionato di basket possa destare il tuo interesse, ritengo l’operazione Kobe un mero business mediatico che avrebbe più contro che pro in Italia. La palla-a-balzello nostrana vive, suo malgrado, un periodo di “down” nei confronti delle super potenze europee che ci spettinano, salvo rarissime eccezioni, ogni anno e ci spogliano di tutti i migliori giocatori. Siena, fino ad oggi, Milano, da domani (?), sono i nostri baluardi estremi nella battaglia contro le super corazzate di straniero idioma. L’operazione Kobe porterebbe un interesse mediatico enorme all’interno del palinsesto televisivo e giornalistico di proporzioni megalitiche, ma al tempo stesso, produrrà, al suo termine un effetto boomerang mostruooooso! Una volta che il grandissimo KB24, dopo aver deliziato (…forse, ci ricordiamo il precampionato dello scorso anno, l’1 su 22 a Londra?) platee e palati affamati di bel basket e stanchi di vedere partite noiose come Siena Cantù (io non ci capisco niente, voldì, ma a me è piaciuta molto anche quella!), quando, dicevo, tornerà a casina sua, nella sua bella città de Gli Angeli, chi se ne fregherà più del campionato Italico? Non sarebbe meglio investire magari un paio di spicci per cercarsi giocatori che per 5 mesi d’america a scaldare panchine o poltroncine, se ne restano volentieri a giocare da protagonisti per cercare di vincere qualcosa qui? Non sono contro l’operazione Kobe, ci mancherebbe, ma quanto ci si merita? Perché non portare giocatori in scadenza che posso fare un pensierino a restare? Utopico, forse, ma Paul, Chandler, Odom, Artest (o come si chiama ora…), MANU, no? Sarebbe bellissimo, uno per squadra, per non far torto a nessuno, per non sconvolgere calendari (quella è la vera utopia), per renderlo nuovamente credibile, incredibile, meravigliosamente bello!

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