Lo so, tra la favolosa settimana di Devotion e l’All Star Weekend, proprio di non-basket o quasi-basket mi devo mettere a parlare ? Scusate, ma è più forte di me. E poi questo Google rischia di rovinare il mondo. Per esempio da una ricerca effettuata ha “sputato fuori” questi due documenti:
16.11.2009
L’assemblea ha anche deliberato che, non appena lo consentiranno le norme federali, la nuova denominazione della società sarà Nuova Basket Napoli s.r.l. E’ stata inoltre inviata alla Comtec la documentazione che attesta il rispetto del parametro Patrimonio/Indebitamento.
10.02.2010
La Commissione Giudicante Nazionale della Federazione Italiana Pallacanestro ha inibito Gaetano Papalia, Presidente della società Nuova AMG Sebastiani Basket per 3 anni e 4 mesi (art. 43,d Regolamento di Giustizia, Atti di frode sportiva) e ha applicato alla società Nuova AMG Sebastiani Basket la penalizzazione di punti 8 da scontarsi nell’anno sportivo 2010/2011 (art. 44 Regolamento di Giustizia, Responsabilità oggettiva per atti di frode sportiva). Il procuratore federale Roberto Alabiso, venuto a conoscenza della sentenza, ha preannunciato l’impugnazione della stessa e il ricorso alla Corte federale.
Il diciottesimo turno del massimo campionato di basket prevede per domani lo scontro che il sito ufficiale della Lega presenta sotto il seguente “marquee”
NUOVA AMG SEBASTIANI – CANADIAN SOLAR BOLOGNA
Si gioca al Pala Barbuto di Napoli, ma la fu Martos e mancata Nuova Basket Napoli da qualche giorno ha assunto, in sede FIP e Lega, la denominazione coatta riportata qui sopra. Nuova AMG Sebastiani Basket, senza città, apolide e reietta.
Alle 17 degli sfortunati ragazzi, che meriterebbero più attenzione da parte nostra, se la vedranno con professionisti che decideranno se assestare loro 80, 100 o 120 punti di scarto. Dei tifosi, attorno a quell’ora, penseranno fuggevolmente alla Coppa Italia del 2006, alle notti magiche di Eurolega della stagione successiva e alle speranze di quest’estate, naturalmente prima di tornare alle proprie occupazioni. Perché al PalaBarbuto, come dire, difficilmente ci sarà il tutto esaurito. Per le 18 e 15, quando andranno in campo le altre, sarà già tutto finito. Addetti ai lavori e no daranno un’occhiata allo scout, registreranno le ennesime statistiche impazzite e farsesche e torneranno ad occuparsi delle altre partite, mentre la squadra apolide tornerà ad essere inghiottita dal buio
Ora, c’è una forma che è sostanza, e per questo va rispettata massimamente. E c’è una forma che invece sostanza non è, o lo è assai meno. Ed è in questa categoria che tenderei a mettere le questioni relative alla denominazione. Con buona pace e massimo rispetto delle motivazioni, che diamo per scontato essere ultra-legittime e cogenti, se tutto quello che si riesce a fare è squalificare Papalia, penalizzarlo per la prossima stagione e far sparire la dizione “Napoli” dalla denominazione della società credo che ci siano limiti precisi nel sistema di controllo.
Ripeto, non mi interessa in sé la questione del nome. Ed ho massimo ed autentico rispetto per l’attività di tutte le parti protagoniste della vicenda. Ma c’è una cosa che manca clamorosamente. E non è l’ammissione di colpa o di presa di responsabilità rispetto a questa vicenda che non possiamo definire incredibile solo perché è davanti ai nostri occhi (e ci rimane).
No, quello che manca non è una ricostruzione di quel che è successo, già che “scurdammoce o’passato” lo dicono proprio a Napoli, città che a quanto so io è ancora segnata sulla carta geografica. Quello che manca è un pronunciamento serio e deciso rivolto al futuro. Che possa fare di Napoli l’ultima tappa di un circuito perverso che si è sviluppato in questi anni attraverso Bologna, Pesaro, Montecatini, Roseto, Capo d’Orlando e molte altre piazze.
Sì, lo so, ognuna di queste situazioni è diversa. In ognuno di questi casi non si poteva fare diversamente seguendo le regole. Già, le regole. Come se fosse una questione di forma e non di sostanza. La forma segue le regole e si appiattisce sulle stesse, la sostanza le scrive in modo che siano al passo coi tempi.
Per me non è più complicato di così. Ora, se chiamare in un modo invece che un altro una squadra o pronunciare o meno il nome di una città aiutasse, saremmo tutti d’accordo. E invece è solo di pedissequo formalismo, di una lavata di mani pilatesca. Di scacciare cioè con una formale obbedienza a regole vuote (scritte troppo tempo fa e per realtà non professionistiche) la fastidiosa presenza di un enorme elefante in mezzo alla stanza.
Un atteggiamento che ritroviamo in un’altra vicenda soffocata, quella di arbitropoli/baskettopoli/raccomandopoli. Un’altra vicenda in cui la versione ufficiale è che hanno sbagliato dei singoli ed è tutto finito. E chi vuole tornare a parlarne, chi vuole capire, viene fatto passare come un cacciatore di streghe, un visionario, un traditore della patria cestistica. Quando a tenerla viva lontano dall’ufficialità e dai riflettori sono le decine di verità diverse raccontate da “chi sa”, troppo spesso pro domo sua. Tanto le regole sono state osservate, le mele marce sono state eliminate dalla cesta e adesso è tutto a posto. Scusate, a me non basta. Questo modo di procedere non mi rassicura, anzi. Ma sicuramente sarà colpa mia.
Sia permesso una piccola aggiunta sotto forma di commento alla risposta del Presidente del CIA alla lettera del suo omologo AIAP, vicenda che potete, se lo volete, ricostruire per intero sul blog.
Pare chiaro, dai due documenti, che resta difficile parlare di identità di vedute. Su una cosa però sembra si raggiunga un qualche grado di convergenza. Sabetta parla infatti di come “i violenti attacchi mediatici ai quali tutta la categoria è stata esposta hanno creato un clima di forte disagio per tutti gli arbitri che alla domenica si recano sui campi e sono oggetto di pressioni enormi a causa di insulti e accuse senza che essi siano mai stati dichiarati colpevoli di alcunché. Sul tema (delicatissimo), l’AIAP, al fine di proteggere i diritti degli arbitri coinvolti, ha ritenuto che la scelta migliore fosse quella di assumere un atteggiamento concreto, attento solo ai fatti, lavorando in silenzio senza prestare il fianco a inutili polemiche mediatiche che avrebbero avuto il solo esito di danneggiare ulteriormente l’immagine degli arbitri e dell’intero movimento“.
Tola invece ci informa che “una volta informato il Consiglio Direttivo CIA, ho chiesto ai designatori dei campionati interessati di “revocare” alcune partite di arbitri che erano presenti nei verbali delle intercettazioni, al solo fine – desidero ancora sottolinearlo – di proteggerli e di salvaguardarli da un’eventuale (e probabile) fuga di notizie, a cui siamo stati abituati troppo spesso negli ultimi tempi, sui giornali, fuga di notizie, poi di fatto puntualmente verificatasi. Ho personalmente contattato tutti i tesserati coinvolti, spiegando i motivi della revoca e chiedendo in maniera riservata i chiarimenti tramite e-mail. Ricorderà certamente le interviste da me rilasciate ai microfoni di Sky, nelle quali non ho mai fatto nomi e ho chiaramente difeso la categoria arbitrale, a mio modo e nei miei desideri tutelandola da paventate strumentalizzazioni dei media“.
Ora, quod Deus avertat che il sottoscritto possa cadere nella trappola di una difesa corporativistica della sua categoria, anzi. Anche io, come Tola, ho evitato di fare i nomi degli arbitri “sospesi/revocati” pur conoscendoli bene (come mezza Italia dei canestri) e raccontando una gara in cui due di loro erano impegnati in campo. L’ho fatto perchè si trattava di vicenda non delineata, perchè non avevo a disposizione tutte le carte, perchè non avrebbe aggiunto alcunchè al contenuto giornalistico della partita e, last but not least, per il rispetto dovuto ad una categoria di cui ho fatto parte. Ed ho anche evitato di rilevare che, per quanto a me constava, la sospensione negata nell’intervallo era invece stata irrogata
Sì, perchè delle sospensioni, come ora apprendiamo nero su bianco, ci sono state. Quelle stesse sospensioni che, anche questo è nero su bianco, sono state volontariamente negate in diretta dai microfoni di SKY. Nessuno scandalo, per carità. Credo per davvero alle giustificazioni addotte, all’ottima fede ed alla voglia di proteggere la categoria in un momento delicato. Con tutto questo si tratta chiaramente di una dichiarazione non veritiera, il che mi sembra non troppo gradevole (in questi casi un corretto rapporto con i media vorrebbe l’uso del “no comment” al posto di parole tecnicamente mendaci).
Ma paventare una strumentalizzazione tout court da parte di questi terribili media capaci di violenti attacchi, se devo dire la verità, mi piace ancora meno. In primis perchè io non sono il signor Flavio Media e non ci sto, neppure minimamente, a farmi appiccicare addosso un’etichetta di categoria. Io strumentalizzazioni cerco di non farne, e sono anche abbastanza sicuro di riuscirci. Capisco che la lettera non si riferisce direttamente a me (o magari sì, non è il punto). Ma queste generalizzazioni, questi fasci di erbe così diverse lasciamoli ai superficiali, ai complottisti, a quelli che insultano gli arbitri e non comprendono l’abnegazione e lo spirito di sacrificio che contraddistingue la stragrande maggioranza della categoria. Che se poi domani di una strumentalizzazione mi macchiassi (ed è possibile), gradirei sentirmela rinfacciare per nome e cognome, perchè spererei di non essere così coniglio da evitare di assumerne paternità e responsabilità.
Punto e a capo. Non è una polemica con Tola, Sabetta, il CIA o l’AIAP. Personalmente ho il massimo rispetto per persone ed istituzioni del mondo arbitrale e lo rivendico con forza. Il che non può impedirmi di rilevare che se non si vogliono fughe di notizie esiste un semplice ed infallibile metodo. Basta non far circolare documenti e notizie che possono provenire solo e solamente dall’interno di quel mondo. Come l’arbitro ha il dovere di applicare il regolamento a prescindere dai suoi convincimenti, il giornalista ha l’obbligo di rendere pubblici i fatti di cui viene a conoscenza.
Non ho un’opinione sul merito delle due lettere, e onestamente neppure mi interessa averla (miracolo !). Sono fatti interni di categoria, di cui è giusto discutano gli associati liberamente. Ho invece opinioni, siccome i miracoli non vanno in coppia, sul contesto generale della vicenda. Della vicenda scoperchiata a Reggio Calabria abbiamo saputo poco, pochissimo. Non lo dico perchè presumo che ci sia chissà che cosa, anzi, sono convinto del contrario. Ma a oggi non è stata data una comunicazione vera, completa e univoca su responsabilità accertate od in via di accertamento e, soprattutto, sugli indirizzi da porre in essere per rinnovare la categoria.
Queste lettere, rese pubbliche in tempo reale, contengono (come altri documenti) riferimenti tra le righe a circostanze su cui hanno già indagato almeno due procure, quella della Repubblica di Reggio Calabria e quella federale. Mettere a disposizione tutto il materiale pubblico relativo a questa vicenda avrebbe permesso di formarsi un’opinione indipendente e libera. Avvisi di fine indagini, contestazioni alle parti, sentenze di condanna, atti di difesa. Sono atti già oggetto di legittima discovery, solo che nessuno si è preso la briga di raggrupparli per quell’opinione pubblica che ha diritto di sapere se qualcuno ha sbagliato e perchè. E invece si cerca di attendere, girare attorno, vedere se il tempo non passa invano. Peccato
Non si vorrebbero quei documenti e chiarimenti per costruire una forca o palleggiare la responsabilità di quel che è successo tra varie persone o istituzioni. Ma solo e solamente per delimitare bene il perimetro di una vicenda che non si può liquidare addossandola a qualche pecora nera ed ai complotti mediatici. Ribadisco con forza che dal materiale parziale che abbiamo conosciuto esce un’inequivocabile necessità di riforma morale e materiale della categoria, oltre che responsabilità che vanno puntualmente precisate in capo ai singoli. Non significa che sono tutti corrotti, che c’è un Grande Vecchio, che so che è stato nascosto qualcosa, che presto usciranno altre intercettazioni, altre squalifiche o altri insabbiamenti.
Non so proprio nulla e nulla quindi adombro. Credo però di sapere che non si esce da questa situazione tramite raffiche di fuoco amico che si incrociano in tutte le direzioni. Queste sì portano chi segue la vicenda a pensare al peggio, a generalizzare e, laddove ci sia una precisa volontà, a strumentalizzare. A me invece piacerebbe sentire una volta per tutte come stanno le cose. Non ho un’opinione sulla gravità della colpa di chi ha telefonato chiedendo o suggerendo delle cose, ma nel momento in cui la circostanza diventa pubblica ho paura che sia appropriato prendere un decisione in un senso o nell’altro e quindi dedicarsi ai problemi TECNICI della categoria, ferma da anni al palo e adusa a sistemi che non sono più al passo con un gioco che si evolve a ritmi vertiginosi
Detto da uno che si è disperato per aver perso le scarpe a Morbegno ed aver lasciato, causa sospensione di una gara, la tuta a Sedriano, ho paura che le problematiche di chi deve arbitrare Eze e Petravicius piuttosto che Ere e Vukcevic facciano fatica ad essere gestite assieme a quelle relative a visite mediche e materiale. Ripeto, non provate ad accusarmi di insensibilità verso arbitri giovani e di categorie minori. Ma non si può, parere personale, occuparsi assieme degli uni e degli altri. Esigenze diverse, attenzioni diverse, tutto diverso. Così, tanto per dirne una delle cento che mi vengono in mente per migliorare in futuro
Spero di non leggere altre lettere in linguaggio burocratico e sottilmente polemico. Ovviamente se mi capiteranno in mano ne prenderò atto come dovere di ufficio. Ma spero che presto tutti quelli che spendono tempo e passione nel mondo arbitrale possano chiarirsi le idee e chiarile a noi. Decidere che per i professionisti ci devono essere i professionisti ad arbitrare, giudicare, insegnare, valutare. E questo lo devono stimolare le società, che invece son bravissime solo a nascondersi dietro qualche mignolo. Chi sta sotto le categorie principali non vale di meno, anzi. Ma va gestito con altri criteri, facendogli capire che si può essere importanti anche senza diventare Facchini o Cicoria. Buon weekend a tutti quelli che vanno in campo, ben oltre la retorica, sono con tutti voi
In merito all’avvenuto sorteggio delle Final Eight di Coppa Italia, avvenuto a sorpresa oggi pomeriggio in coda all’Assemblea di Lega, la societa S.S. SUTOR SRL desidera rendere noto che il sorteggio non era assolutamente all’ordine del giorno dell’Assemblea odierna, cui la società era presente con delega affidata a Pallacanestro Biella per indisposizione del proprio rappresentante. S.S. SUTOR desidera sottolineare in primis la mancanza di forma nei confronti della società, che non è stata avvertita nè interpellata riguardo l’effettuazione del sorteggio; quindi l’ennesima brutta figura di cui questa Lega, che non è stata capace di dare al sorteggio la visibilità riscontratasi in altre occasioni. Pensavamo di far parte di una Lega professionistica, siamo di fronte a procedure non degne nemmeno di una lega dilettantistica: pare siano stati usati il sacchetto e i bussolotti della tombola di Natale. Non riteniamo salvaguardati sacrifici, investimenti, passione di un club come il nostro che ha festeggiato ieri lo storico traguardo delle quattro partecipazioni consecutive a questa manifestazione. La società si riserva sin d’ora l’ipotesi per eventuali impugnazioni del sorteggio e la partecipazione o meno alla manifestazione: vogliamo specificare che tale presa di posizione non deriva dall’accoppiamento con la squadra più attrezzata del lotto, la Montepaschi Siena, ma dalla percezione di una totale mancanza di rispetto nei confronti della Sutor e del suo piccolo, grande mondo.
Nonostante Toto Bulgheroni e la sua famiglia abbiano lasciato il mondo basket già da parecchi anni, non passa mese senza che il suo nome venga ributtato al centro della contesa cestistica. Tanti addetti ai lavori – allenatori, giornalisti, dirigenti, ex-giocatori – a più riprese lo tirano per la giacca indicandolo, come candidato possibile e spesso unico, per una poltrona prestigiosa: presidente di Lega, della Federazione, consulente di qualsivoglia organismo e chi più ne ha più ne metta. Toto, talvolta stupito per questo tardivo rigurgito di consensi, con la gentilezza e la signorilità che gli sono propri, risponde a tutti, con fermezza, la stessa cosa: «Grazie, ma ho già dato!». Tuttavia, per nostra fortuna, strappargli un parere sul campionato in corso e sui temi generali del nostro basket è ancora possibile e Toto, con estrema disponibilità dice: «Il campionato è, ahinoi, poco attraente perchè polarizzato intorno a Siena e dietro alla MPS si annaspa. In questa stagione pensavo che Milano, Roma, Bologna potessero recitare un po’ meglio il ruolo di potenziali rivali dei toscani invece, da quel che si vede, sembra tutto già deciso dalla strapotere tecnico e fisico di Siena». – Che cosa pensa del livello di gioco espresso? «In generale si gioca ad un livello piuttosto basso, forse perché gli allenatori non hanno a disposizione squadre sulle quali costruire un progetto e lavorare sul medio-lungo periodo. L’esito delle partite, Siena a parte, è frequentemente lasciato nelle mani dei singoli e sotto il profilo estestico credo che la nostra pallacanestro sia un po’ involuta». – Da “aficionado” sempre presente a Masnago, qual è il suo giudizio sulla Cimberio? «Ad onore e merito di coach Pillastrini, devo sottolineare che il tecnico di Varese è uno dei pochi che lavora molto per dare un’identità di squadra al suo gioco. Sfortunatamente “Pilla” è stato costretto a cambiare in corsa passando da un assetto con Slay, ad un altro con Reynolds ed ora a quello con Mc Grath. Poi, Varese deve fare i conti con Childress che sotto il profilo della continuità non è quello visto gli anni passati, mentre sotto canestro, nonostante Co-tani metta grinta, Galanda esperienza, Tusek peso, onestamente mi sembra manchi qualcosa». – Lei manca al basket da tanti anni: quale la riflessione che più spesso le è capitato di fare a proposito del basket tricolore? «Una riflessione che comprende un paio di domande, peraltro più volte espresse, alle quali non ho mai ricevuto uno straccio di risposta. Mi piacerebbe che il movimento, una volta per tutte, si interrogasse e buttasse la verità in piazza: società, quanto perdete ogni anno? Come fate a stare ancora in piedi in un mondo che non dà alcun ritorno? Domande pesantissime, me ne rendo conto ma, quasi toccato il fondo, sarebbe meglio che i responsabili – Federa- zione e Lega, con l’egida del CONI – si mettessero insieme e iniziassero a lavorare con un solo interesse: il bene della pallacanestro. Poi, se davvero l’intenzione di tutti è di proseguire in ottica professionistica, è bene si sappia che l’unico, il solo esempio da seguire è quello dei campionati professionistici americani. David Stern, Commissioner NBA e mio caro amico, è letteralmente sconvolto da come mai, in Italia, ma anche in Europa, non ci sia stato ancora nessuno che, armato di tanta umiltà, abbia avuto almeno la voglia di provare a copiare il modello e mettere in pratica le lezioni che vengono dalla NBA, MLB, NHL, NFL. In quei campionati professionistici, organizzati alla perfezione, guadagnano tutti da un “prodotto” che, da anni, funziona, genera profitti, interessi, attenzione planetaria e nel tempo, la storia lo dimostra, si rivaluta. Noi, in questo periodo, ci siamo inventati formule astruse scimmiottando l’esempio “malato” del calcio. E le conseguenze, purtroppo, oggi sono sotto gli occhi di tutti…». Massimo Turconi
Nella tabella sopra trovate i dati relativi al plus/minus netto (noto anche come “Roland Rating”) per il Monte dei Paschi, aggiornati a questo turno di campionato. Si tratta della differenza tra due quantità, il plus/minus con un giocatore in campo diviso per i minuti giocati e moltiplicato per 40 (in modo da normalizzarlo) e il plus/minus della squadra senza quel giocatore, diviso per i suoi minuti in panchina e moltiplicato per 40.
Nel caso (limite) di una squadra che ha appena eguagliato i Lakers dei record (33 vittorie consecutive, molte con larghissimo scarto), considerare il plus/minus “classico” lascia davvero il tempo che trova. Questa è infatti la classifica desunta dal sito della Lega Basket
Pos
Atleta
Squadra
+/-
1
Stonerook Shaun
Montepaschi SI
219
2
Hawkins David
Montepaschi SI
194
3
Sato Romain
Montepaschi SI
158
4
Zisis Nikolaos
Montepaschi SI
154
5
Eze Benjamin
Montepaschi SI
153
6
Mc Intyre Terrell
Montepaschi SI
137
7
Domercant Henry
Montepaschi SI
132
8
Lavrinovic Ksistof
Montepaschi SI
125
E allora diventa necessario tenere in considerazione sia i minuti giocati che il rendimento del singolo giocatore non in assoluto bensì rispetto a quello che il bulldozer biancoverde fa senza di lui. Ne viene fuori uno Stonerook dominante e un Sato in negativo, ma sono dati che vanno presi con le molle perché tante partite di Siena hanno un andamento particolare e quando sei avanti di 20-30-40 punti i riferimenti sono molto tenui. Il che non toglie che valga la pena di sviscerare la portentosa macchina da guerra senese in ogni sua sfaccettatura
Domenica ho pubblicato qui i dati relativi ai Four Factors (le 4 statistiche più importanti per definire il rendimento delle squadre) in chiave offensiva. Chi volesse avere delle delucidazioni sulla formula può andare a http://www.basketball-reference.com/about/factors.html. Di seguito trovate invece i dati relativi alla difesa (le colonne di seguito rappresentano la % “reale” concessa, il tasso di palle perse degli attacchi avversari, la frequenza in lunetta degli avversari e la % di rimbalzo difensivo). Siena, che è stra-ultima per % di rimbalzo difensivo, guida il gruppo
In riferimento a quanto pubblicato dai media sul trasferimento temporaneo di attività della Martos da Rieti a Napoli, la Fip precisa che se la società è stata iscritta al Campionato di Serie A è unicamente perché questa possedeva all’epoca tutti i requisiti necessari richiesti dalla Comtec e dalla Lega di serie A.Non risulta che all’epoca la cosa sia stata stigmatizzata.Per quanto riguarda l’aspetto puramente tecnico, questo è al di fuori delle responsabilità istituzionali della Fip e, se pur nella piena consapevolezza di tutti i possibili significati per uno scarto così ampio fra due club di serie A, non si comprende come si possa istituire un rapporto causa-effetto tra il presidente Meneghin, i consiglieri federali, e la recente sconfitta di 40 punti della società reatina oggi a Napoli.
Per i meno attenti e quelli che non eccellono nell’arte di leggere tra le righe, si tratta di una risposta a un commento della Gazzetta dello Sport che puntava il dito sulla, come dire, scarsa competitività della Martos e sull’opportunità di includerla nel novero delle 16 squadre di serie A. Il terreno è scivoloso, ma al netto delle osservazioni stilistiche sull’opportunità di rispondere per comunicati stampa alla stampa (un circuito un po’ chiuso), qualcosa va pur detto. Da una sconfitta di 40 od 80 punti non si desume alcunchè, e chi perde ha diritto allo stesso rispetto di chi vince. Così come il rispetto per i tanti amanti del basket partenopei è intatto, ed ispira anzi quanto segue. Ma nell’ambiente tutti sappiamo benissimo cosa dicono le “voci di dentro” di Napoli e cosa dicevano quelle di Rieti nella passata stagione. Può essere interamente possibile che tutto quello che “si dice” non sia vero. Non è materiale che basti a istituire un processo, men che meno sommario. Basta però e avanza per mettere l’onere della prova sulle spalle di una società che al momento, per chi come noi guarda da fuori, non offre palesemente sufficienti garanzie tecniche ed economiche per fare parte della serie A. E siccome questi temi erano sul tappeto pari pari l’estate scorsa, sarebbe stato meglio evitare i formalismi, le interpretazioni giuridiche (peraltro assai forzate) di fumosi ed anacronistici regolamenti, i pareri non vincolanti e il falso trionfalismo per il ritorno del basket in una grande città. Il problema, ancora una volta, non è l’attuale Martos o chi la rappresenta oggi. E’ un problema di sistema, di garanzie, di serietà di fondo e sostanza. Di non fare gli struzzi, di volere per davvero fare un salto di qualità. Un problema che riguarda TUTTO il sistema, non una sua parte, anche se in questo momento le contraddizioni esplodono soprattutto in quel di Napoli. Se si potesse risolvere questo problema con un comunicato stampa sarebbe bello, ma purtroppo non è così. Ed alzare il livello della musica, notoriamente, non servì a dimenticarsi dell’impatto con l’iceberg ….
Scusate il disturbo ….
Lo so, tra la favolosa settimana di Devotion e l’All Star Weekend, proprio di non-basket o quasi-basket mi devo mettere a parlare ? Scusate, ma è più forte di me. E poi questo Google rischia di rovinare il mondo. Per esempio da una ricerca effettuata ha “sputato fuori” questi due documenti:
16.11.2009
L’assemblea ha anche deliberato che, non appena lo consentiranno le norme federali, la nuova denominazione della società sarà Nuova Basket Napoli s.r.l. E’ stata inoltre inviata alla Comtec la documentazione che attesta il rispetto del parametro Patrimonio/Indebitamento.
10.02.2010
La Commissione Giudicante Nazionale della Federazione Italiana Pallacanestro ha inibito Gaetano Papalia, Presidente della società Nuova AMG Sebastiani Basket per 3 anni e 4 mesi (art. 43,d Regolamento di Giustizia, Atti di frode sportiva) e ha applicato alla società Nuova AMG Sebastiani Basket la penalizzazione di punti 8 da scontarsi nell’anno sportivo 2010/2011 (art. 44 Regolamento di Giustizia, Responsabilità oggettiva per atti di frode sportiva). Il procuratore federale Roberto Alabiso, venuto a conoscenza della sentenza, ha preannunciato l’impugnazione della stessa e il ricorso alla Corte federale.
Il diciottesimo turno del massimo campionato di basket prevede per domani lo scontro che il sito ufficiale della Lega presenta sotto il seguente “marquee”
NUOVA AMG SEBASTIANI – CANADIAN SOLAR BOLOGNA
Si gioca al Pala Barbuto di Napoli, ma la fu Martos e mancata Nuova Basket Napoli da qualche giorno ha assunto, in sede FIP e Lega, la denominazione coatta riportata qui sopra. Nuova AMG Sebastiani Basket, senza città, apolide e reietta.
Alle 17 degli sfortunati ragazzi, che meriterebbero più attenzione da parte nostra, se la vedranno con professionisti che decideranno se assestare loro 80, 100 o 120 punti di scarto. Dei tifosi, attorno a quell’ora, penseranno fuggevolmente alla Coppa Italia del 2006, alle notti magiche di Eurolega della stagione successiva e alle speranze di quest’estate, naturalmente prima di tornare alle proprie occupazioni. Perché al PalaBarbuto, come dire, difficilmente ci sarà il tutto esaurito. Per le 18 e 15, quando andranno in campo le altre, sarà già tutto finito. Addetti ai lavori e no daranno un’occhiata allo scout, registreranno le ennesime statistiche impazzite e farsesche e torneranno ad occuparsi delle altre partite, mentre la squadra apolide tornerà ad essere inghiottita dal buio
Ora, c’è una forma che è sostanza, e per questo va rispettata massimamente. E c’è una forma che invece sostanza non è, o lo è assai meno. Ed è in questa categoria che tenderei a mettere le questioni relative alla denominazione. Con buona pace e massimo rispetto delle motivazioni, che diamo per scontato essere ultra-legittime e cogenti, se tutto quello che si riesce a fare è squalificare Papalia, penalizzarlo per la prossima stagione e far sparire la dizione “Napoli” dalla denominazione della società credo che ci siano limiti precisi nel sistema di controllo.
Ripeto, non mi interessa in sé la questione del nome. Ed ho massimo ed autentico rispetto per l’attività di tutte le parti protagoniste della vicenda. Ma c’è una cosa che manca clamorosamente. E non è l’ammissione di colpa o di presa di responsabilità rispetto a questa vicenda che non possiamo definire incredibile solo perché è davanti ai nostri occhi (e ci rimane).
No, quello che manca non è una ricostruzione di quel che è successo, già che “scurdammoce o’passato” lo dicono proprio a Napoli, città che a quanto so io è ancora segnata sulla carta geografica. Quello che manca è un pronunciamento serio e deciso rivolto al futuro. Che possa fare di Napoli l’ultima tappa di un circuito perverso che si è sviluppato in questi anni attraverso Bologna, Pesaro, Montecatini, Roseto, Capo d’Orlando e molte altre piazze.
Sì, lo so, ognuna di queste situazioni è diversa. In ognuno di questi casi non si poteva fare diversamente seguendo le regole. Già, le regole. Come se fosse una questione di forma e non di sostanza. La forma segue le regole e si appiattisce sulle stesse, la sostanza le scrive in modo che siano al passo coi tempi.
Per me non è più complicato di così. Ora, se chiamare in un modo invece che un altro una squadra o pronunciare o meno il nome di una città aiutasse, saremmo tutti d’accordo. E invece è solo di pedissequo formalismo, di una lavata di mani pilatesca. Di scacciare cioè con una formale obbedienza a regole vuote (scritte troppo tempo fa e per realtà non professionistiche) la fastidiosa presenza di un enorme elefante in mezzo alla stanza.
Un atteggiamento che ritroviamo in un’altra vicenda soffocata, quella di arbitropoli/baskettopoli/raccomandopoli. Un’altra vicenda in cui la versione ufficiale è che hanno sbagliato dei singoli ed è tutto finito. E chi vuole tornare a parlarne, chi vuole capire, viene fatto passare come un cacciatore di streghe, un visionario, un traditore della patria cestistica. Quando a tenerla viva lontano dall’ufficialità e dai riflettori sono le decine di verità diverse raccontate da “chi sa”, troppo spesso pro domo sua. Tanto le regole sono state osservate, le mele marce sono state eliminate dalla cesta e adesso è tutto a posto. Scusate, a me non basta. Questo modo di procedere non mi rassicura, anzi. Ma sicuramente sarà colpa mia.
Un commento alle parole di Tola
Sia permesso una piccola aggiunta sotto forma di commento alla risposta del Presidente del CIA alla lettera del suo omologo AIAP, vicenda che potete, se lo volete, ricostruire per intero sul blog.
Pare chiaro, dai due documenti, che resta difficile parlare di identità di vedute. Su una cosa però sembra si raggiunga un qualche grado di convergenza. Sabetta parla infatti di come “i violenti attacchi mediatici ai quali tutta la categoria è stata esposta hanno creato un clima di forte disagio per tutti gli arbitri che alla domenica si recano sui campi e sono oggetto di pressioni enormi a causa di insulti e accuse senza che essi siano mai stati dichiarati colpevoli di alcunché. Sul tema (delicatissimo), l’AIAP, al fine di proteggere i diritti degli arbitri coinvolti, ha ritenuto che la scelta migliore fosse quella di assumere un atteggiamento concreto, attento solo ai fatti, lavorando in silenzio senza prestare il fianco a inutili polemiche mediatiche che avrebbero avuto il solo esito di danneggiare ulteriormente l’immagine degli arbitri e dell’intero movimento“.
Tola invece ci informa che “una volta informato il Consiglio Direttivo CIA, ho chiesto ai designatori dei campionati interessati di “revocare” alcune partite di arbitri che erano presenti nei verbali delle intercettazioni, al solo fine – desidero ancora sottolinearlo – di proteggerli e di salvaguardarli da un’eventuale (e probabile) fuga di notizie, a cui siamo stati abituati troppo spesso negli ultimi tempi, sui giornali, fuga di notizie, poi di fatto puntualmente verificatasi. Ho personalmente contattato tutti i tesserati coinvolti, spiegando i motivi della revoca e chiedendo in maniera riservata i chiarimenti tramite e-mail. Ricorderà certamente le interviste da me rilasciate ai microfoni di Sky, nelle quali non ho mai fatto nomi e ho chiaramente difeso la categoria arbitrale, a mio modo e nei miei desideri tutelandola da paventate strumentalizzazioni dei media“.
Ora, quod Deus avertat che il sottoscritto possa cadere nella trappola di una difesa corporativistica della sua categoria, anzi. Anche io, come Tola, ho evitato di fare i nomi degli arbitri “sospesi/revocati” pur conoscendoli bene (come mezza Italia dei canestri) e raccontando una gara in cui due di loro erano impegnati in campo. L’ho fatto perchè si trattava di vicenda non delineata, perchè non avevo a disposizione tutte le carte, perchè non avrebbe aggiunto alcunchè al contenuto giornalistico della partita e, last but not least, per il rispetto dovuto ad una categoria di cui ho fatto parte. Ed ho anche evitato di rilevare che, per quanto a me constava, la sospensione negata nell’intervallo era invece stata irrogata
Sì, perchè delle sospensioni, come ora apprendiamo nero su bianco, ci sono state. Quelle stesse sospensioni che, anche questo è nero su bianco, sono state volontariamente negate in diretta dai microfoni di SKY. Nessuno scandalo, per carità. Credo per davvero alle giustificazioni addotte, all’ottima fede ed alla voglia di proteggere la categoria in un momento delicato. Con tutto questo si tratta chiaramente di una dichiarazione non veritiera, il che mi sembra non troppo gradevole (in questi casi un corretto rapporto con i media vorrebbe l’uso del “no comment” al posto di parole tecnicamente mendaci).
Ma paventare una strumentalizzazione tout court da parte di questi terribili media capaci di violenti attacchi, se devo dire la verità, mi piace ancora meno. In primis perchè io non sono il signor Flavio Media e non ci sto, neppure minimamente, a farmi appiccicare addosso un’etichetta di categoria. Io strumentalizzazioni cerco di non farne, e sono anche abbastanza sicuro di riuscirci. Capisco che la lettera non si riferisce direttamente a me (o magari sì, non è il punto). Ma queste generalizzazioni, questi fasci di erbe così diverse lasciamoli ai superficiali, ai complottisti, a quelli che insultano gli arbitri e non comprendono l’abnegazione e lo spirito di sacrificio che contraddistingue la stragrande maggioranza della categoria. Che se poi domani di una strumentalizzazione mi macchiassi (ed è possibile), gradirei sentirmela rinfacciare per nome e cognome, perchè spererei di non essere così coniglio da evitare di assumerne paternità e responsabilità.
Punto e a capo. Non è una polemica con Tola, Sabetta, il CIA o l’AIAP. Personalmente ho il massimo rispetto per persone ed istituzioni del mondo arbitrale e lo rivendico con forza. Il che non può impedirmi di rilevare che se non si vogliono fughe di notizie esiste un semplice ed infallibile metodo. Basta non far circolare documenti e notizie che possono provenire solo e solamente dall’interno di quel mondo. Come l’arbitro ha il dovere di applicare il regolamento a prescindere dai suoi convincimenti, il giornalista ha l’obbligo di rendere pubblici i fatti di cui viene a conoscenza.
Non ho un’opinione sul merito delle due lettere, e onestamente neppure mi interessa averla (miracolo !). Sono fatti interni di categoria, di cui è giusto discutano gli associati liberamente. Ho invece opinioni, siccome i miracoli non vanno in coppia, sul contesto generale della vicenda. Della vicenda scoperchiata a Reggio Calabria abbiamo saputo poco, pochissimo. Non lo dico perchè presumo che ci sia chissà che cosa, anzi, sono convinto del contrario. Ma a oggi non è stata data una comunicazione vera, completa e univoca su responsabilità accertate od in via di accertamento e, soprattutto, sugli indirizzi da porre in essere per rinnovare la categoria.
Queste lettere, rese pubbliche in tempo reale, contengono (come altri documenti) riferimenti tra le righe a circostanze su cui hanno già indagato almeno due procure, quella della Repubblica di Reggio Calabria e quella federale. Mettere a disposizione tutto il materiale pubblico relativo a questa vicenda avrebbe permesso di formarsi un’opinione indipendente e libera. Avvisi di fine indagini, contestazioni alle parti, sentenze di condanna, atti di difesa. Sono atti già oggetto di legittima discovery, solo che nessuno si è preso la briga di raggrupparli per quell’opinione pubblica che ha diritto di sapere se qualcuno ha sbagliato e perchè. E invece si cerca di attendere, girare attorno, vedere se il tempo non passa invano. Peccato
Non si vorrebbero quei documenti e chiarimenti per costruire una forca o palleggiare la responsabilità di quel che è successo tra varie persone o istituzioni. Ma solo e solamente per delimitare bene il perimetro di una vicenda che non si può liquidare addossandola a qualche pecora nera ed ai complotti mediatici. Ribadisco con forza che dal materiale parziale che abbiamo conosciuto esce un’inequivocabile necessità di riforma morale e materiale della categoria, oltre che responsabilità che vanno puntualmente precisate in capo ai singoli. Non significa che sono tutti corrotti, che c’è un Grande Vecchio, che so che è stato nascosto qualcosa, che presto usciranno altre intercettazioni, altre squalifiche o altri insabbiamenti.
Non so proprio nulla e nulla quindi adombro. Credo però di sapere che non si esce da questa situazione tramite raffiche di fuoco amico che si incrociano in tutte le direzioni. Queste sì portano chi segue la vicenda a pensare al peggio, a generalizzare e, laddove ci sia una precisa volontà, a strumentalizzare. A me invece piacerebbe sentire una volta per tutte come stanno le cose. Non ho un’opinione sulla gravità della colpa di chi ha telefonato chiedendo o suggerendo delle cose, ma nel momento in cui la circostanza diventa pubblica ho paura che sia appropriato prendere un decisione in un senso o nell’altro e quindi dedicarsi ai problemi TECNICI della categoria, ferma da anni al palo e adusa a sistemi che non sono più al passo con un gioco che si evolve a ritmi vertiginosi
Detto da uno che si è disperato per aver perso le scarpe a Morbegno ed aver lasciato, causa sospensione di una gara, la tuta a Sedriano, ho paura che le problematiche di chi deve arbitrare Eze e Petravicius piuttosto che Ere e Vukcevic facciano fatica ad essere gestite assieme a quelle relative a visite mediche e materiale. Ripeto, non provate ad accusarmi di insensibilità verso arbitri giovani e di categorie minori. Ma non si può, parere personale, occuparsi assieme degli uni e degli altri. Esigenze diverse, attenzioni diverse, tutto diverso. Così, tanto per dirne una delle cento che mi vengono in mente per migliorare in futuro
Spero di non leggere altre lettere in linguaggio burocratico e sottilmente polemico. Ovviamente se mi capiteranno in mano ne prenderò atto come dovere di ufficio. Ma spero che presto tutti quelli che spendono tempo e passione nel mondo arbitrale possano chiarirsi le idee e chiarile a noi. Decidere che per i professionisti ci devono essere i professionisti ad arbitrare, giudicare, insegnare, valutare. E questo lo devono stimolare le società, che invece son bravissime solo a nascondersi dietro qualche mignolo. Chi sta sotto le categorie principali non vale di meno, anzi. Ma va gestito con altri criteri, facendogli capire che si può essere importanti anche senza diventare Facchini o Cicoria. Buon weekend a tutti quelli che vanno in campo, ben oltre la retorica, sono con tutti voi
Montegranaro non ci sta
In merito all’avvenuto sorteggio delle Final Eight di Coppa Italia, avvenuto a sorpresa oggi pomeriggio in coda all’Assemblea di Lega, la societa S.S. SUTOR SRL desidera rendere noto che il sorteggio non era assolutamente all’ordine del giorno dell’Assemblea odierna, cui la società era presente con delega affidata a Pallacanestro Biella per indisposizione del proprio rappresentante. S.S. SUTOR desidera sottolineare in primis la mancanza di forma nei confronti della società, che non è stata avvertita nè interpellata riguardo l’effettuazione del sorteggio; quindi l’ennesima brutta figura di cui questa Lega, che non è stata capace di dare al sorteggio la visibilità riscontratasi in altre occasioni. Pensavamo di far parte di una Lega professionistica, siamo di fronte a procedure non degne nemmeno di una lega dilettantistica: pare siano stati usati il sacchetto e i bussolotti della tombola di Natale. Non riteniamo salvaguardati sacrifici, investimenti, passione di un club come il nostro che ha festeggiato ieri lo storico traguardo delle quattro partecipazioni consecutive a questa manifestazione. La società si riserva sin d’ora l’ipotesi per eventuali impugnazioni del sorteggio e la partecipazione o meno alla manifestazione: vogliamo specificare che tale presa di posizione non deriva dall’accoppiamento con la squadra più attrezzata del lotto, la Montepaschi Siena, ma dalla percezione di una totale mancanza di rispetto nei confronti della Sutor e del suo piccolo, grande mondo.
Verso Roma-Caserta
LA DIFFERENZA
Ibby vs. T-Mac
Distribuzione
Punti per possesso
–
TARDO TRIPLISTA
Fabio Di Bella
–
CROSA VS. MICHE
Punti per possesso
–
ATTACCHI DA CORSA
Possessi in transizione
INCIDENZA
PPP
12%
1.27
12%
1.24
12%
1.12
12%
1.38
11%
1.36
Pepsi: 9 % (12° posto), 1,07 punti per possesso
–
DIFESE CONTRO
Punti per possesso concessi
–
EBI ERE
Vittorie: 17,6 punti, 18,0 valutazione
Sconfitte: 9,8 punti, 4,0 valutazione
JUMAINE JONES
Casa: 52 % da 3
Fuori: 31 %
FABIO DI BELLA
Casa: 2,0 falli commessi
Fuori: 3,4
AARON DOORNEKAMP
Casa: 3,6 punti col 36 % da 3
Fuori: 6,7 punti col 53 % da 3
ANDREA MICHELORI
Casa: 30/35 ai liberi
Fuori: 13/29 prima di oggi
CLAUDE MARQUIS
Casa: 8/13 ai liberi
Fuori: 2/6 prima di oggi
TIM BOWERS
Prima di oggi ha finalizzato 62 pick and roll con un tiro (0,81 punti per possesso)
e 49 con un passaggio (1,43 punti per possesso)
KENNEDY WINSTON
Vittorie: 4,0 liberi tentati
Sconfitte: 2,1
IBRAHIM JAABER
Casa: 1,9 palle perse
Fuori: 3,1
ANDREA CROSARIOL
Casa: 7,1 tiri tentati
Fuori: 3,1
LUCA VITALI
Casa: 2,5 assist
Fuori: 0,4
ANGELO GIGLI
Vittorie: 43 % da 3
Sconfitte: 14 %
HERVE TOURE
Casa: 58 % da 2
Fuori: 75 %
ANDRE HUTSON
In post basso: subisce fallo nel 2 % dei possessi
In roll: subisce fallo nel 12,5 % dei possessi
RICKY MINARD
In sospensione (64 % del suo attacco): 45,2 % “reale”
In 1 contro 1 (36 % del suo attacco): 37,5 %
Parole sante
Nonostante Toto Bulgheroni e la sua famiglia abbiano lasciato il mondo basket già da parecchi anni, non passa mese senza che il suo nome venga ributtato al centro della contesa cestistica. Tanti addetti ai lavori – allenatori, giornalisti, dirigenti, ex-giocatori – a più riprese lo tirano per la giacca indicandolo, come candidato possibile e spesso unico, per una poltrona prestigiosa: presidente di Lega, della Federazione, consulente di qualsivoglia organismo e chi più ne ha più ne metta. Toto, talvolta stupito per questo tardivo rigurgito di consensi, con la gentilezza e la signorilità che gli sono propri, risponde a tutti, con fermezza, la stessa cosa: «Grazie, ma ho già dato!». Tuttavia, per nostra fortuna, strappargli un parere sul campionato in corso e sui temi generali del nostro basket è ancora possibile e Toto, con estrema disponibilità dice: «Il campionato è, ahinoi, poco attraente perchè polarizzato intorno a Siena e dietro alla MPS si annaspa. In questa stagione pensavo che Milano, Roma, Bologna potessero recitare un po’ meglio il ruolo di potenziali rivali dei toscani invece, da quel che si vede, sembra tutto già deciso dalla strapotere tecnico e fisico di Siena». – Che cosa pensa del livello di gioco espresso? «In generale si gioca ad un livello piuttosto basso, forse perché gli allenatori non hanno a disposizione squadre sulle quali costruire un progetto e lavorare sul medio-lungo periodo. L’esito delle partite, Siena a parte, è frequentemente lasciato nelle mani dei singoli e sotto il profilo estestico credo che la nostra pallacanestro sia un po’ involuta». – Da “aficionado” sempre presente a Masnago, qual è il suo giudizio sulla Cimberio? «Ad onore e merito di coach Pillastrini, devo sottolineare che il tecnico di Varese è uno dei pochi che lavora molto per dare un’identità di squadra al suo gioco. Sfortunatamente “Pilla” è stato costretto a cambiare in corsa passando da un assetto con Slay, ad un altro con Reynolds ed ora a quello con Mc Grath. Poi, Varese deve fare i conti con Childress che sotto il profilo della continuità non è quello visto gli anni passati, mentre sotto canestro, nonostante Co-tani metta grinta, Galanda esperienza, Tusek peso, onestamente mi sembra manchi qualcosa». – Lei manca al basket da tanti anni: quale la riflessione che più spesso le è capitato di fare a proposito del basket tricolore? «Una riflessione che comprende un paio di domande, peraltro più volte espresse, alle quali non ho mai ricevuto uno straccio di risposta. Mi piacerebbe che il movimento, una volta per tutte, si interrogasse e buttasse la verità in piazza: società, quanto perdete ogni anno? Come fate a stare ancora in piedi in un mondo che non dà alcun ritorno? Domande pesantissime, me ne rendo conto ma, quasi toccato il fondo, sarebbe meglio che i responsabili – Federa- zione e Lega, con l’egida del CONI – si mettessero insieme e iniziassero a lavorare con un solo interesse: il bene della pallacanestro. Poi, se davvero l’intenzione di tutti è di proseguire in ottica professionistica, è bene si sappia che l’unico, il solo esempio da seguire è quello dei campionati professionistici americani. David Stern, Commissioner NBA e mio caro amico, è letteralmente sconvolto da come mai, in Italia, ma anche in Europa, non ci sia stato ancora nessuno che, armato di tanta umiltà, abbia avuto almeno la voglia di provare a copiare il modello e mettere in pratica le lezioni che vengono dalla NBA, MLB, NHL, NFL. In quei campionati professionistici, organizzati alla perfezione, guadagnano tutti da un “prodotto” che, da anni, funziona, genera profitti, interessi, attenzione planetaria e nel tempo, la storia lo dimostra, si rivaluta. Noi, in questo periodo, ci siamo inventati formule astruse scimmiottando l’esempio “malato” del calcio. E le conseguenze, purtroppo, oggi sono sotto gli occhi di tutti…». Massimo Turconi
Le due Virtus danno i numeri
IL PESO DELLE TRIPLE
Incidenza del tiro da 3 sui possessi offensivi
Tiri da 3
Possessi
Incidenza
330
1113,5
29,6%
329
1124
29,3%
328
1122,5
29,2%
327
1131,5
28,9%
302
1068
28,3%
323
1148,5
28,1%
299
1124
26,6%
287
1086,5
26,4%
295
1134,5
26,0%
275
1074
25,6%
293
1150
25,5%
268
1124
23,8%
269
1137
23,7%
250
1086
23,0%
255
1131,5
22,5%
226
1064
21,2%
—-
DIFESE DA CORSA
Punti per possesso concessi in transizione
Lottomatica: 11° posto (1,26 punti per possesso concessi)
——
LE PIU’ EFFICACI
OER-DER (differenza tra quoziente punti/possessi offensivo e difensivo)
OER
DER
1,084
0,776
0,308
0,957
0,876
0,081
0,96
0,886
0,074
0,912
0,855
0,057
0,964
0,913
0,051
0,934
0,886
0,048
0,915
0,875
0,04
0,962
0,936
0,026
0,944
0,924
0,02
0,879
0,883
-0,004
0,936
0,957
-0,021
0,893
0,957
-0,064
0,883
0,963
-0,08
0,886
0,979
-0,093
0,873
0,987
-0,114
0,711
1,048
-0,337
—–
I MASTINI
% “reale” concessa al diretto avversario
——-
QUESTIONE DI LATO
Andre Hutson in post basso
Con la mano destra: 7/19 (36,8 %)
Con la mano sinistra: 8/13 (61,5 %)
—–
DAVID MOSS
In casa: 58 % da 2 e 48 % da 3
Fuori: 37 % da 2 e 20 % da 3
DUSAN VUKCEVIC
In casa: 11,7 valutazione
Fuori: 5,8
DIEGO FAJARDO
In casa: 3,2 liberi tentati (63,2 % di realizzazione)
Fuori: 1,4 tentativi (85,7 %)
PETTERI KOPONEN
Nelle vittorie: 59 % da 3
Nelle sconfitte: 19 %
LEROY HURD
In casa: 36 % da 2 e 21 % da 3
Fuori: 46 % da 2 e 45 % da 3
ANDRE COLLINS
Prima di stasera ha finalizzato 15 azioni di pick and roll (3 con tiri e 12 con passaggi)
MICHELE MAGGIOLI
In post basso (35 % del suo attacco): 68,2 % al tiro, 1,21 punti per possesso
VIKTOR SANIKIDZE
Prima di stasera ha concesso al suo avversario diretto in post basso un canestro su 7 tentativi
KENNEDY WINSTON
In casa: 19 % da 3, 65 % ai liberi
Fuori: 52 % da 3, 86 % ai liberi
IBRAHIM JAABER
Nelle vittorie: 50 % da 3
Nelle sconfitte: 26 %
ANDRE HUTSON
In casa: 100 % su 2,2 liberi tentati
Fuori: 71 % su 4,0 tentativi
RICKY MINARD
In casa: 26 % da 3 e 61 % ai liberi
Fuori: 50 % da 3 e 80 % ai liberi
ANDREA CROSARIOL
In post basso (27 % del suo attacco): 43 % al tiro
In roll (21 % del suo attacco): 73 %
ANGELO GIGLI
In sospensione: 6/16 al tiro (47 % “reale”)
In 1 contro 1: 9/11 (82 %)
LUCA VITALI
Prima di stasera 12/19 al tiro piazzato sugli scarichi (94,7 % “reale”)
Plus/Minus, quando è il netto che conta
MIN CON
MIN SENZA
PM con
PM senza
PM/40 m con
PM/40 m senza
NETTO
EZE
265
215
128
124
19,3
23,1
-3,7
MCINTYRE
290
190
150
102
20,7
21,5
-0,8
STONEROOK
292
188
199
53
27,3
11,3
16,0
HAWKINS
313
167
169
83
21,6
19,9
1,7
LAVRINOVIC
209
191
138
93
26,4
19,5
6,9
SATO
310
170
138
114
17,8
26,8
-9,0
DOMERCANT
200
280
118
134
23,6
19,1
4,5
ZISIS
215
265
138
114
25,7
17,2
8,5
Nella tabella sopra trovate i dati relativi al plus/minus netto (noto anche come “Roland Rating”) per il Monte dei Paschi, aggiornati a questo turno di campionato. Si tratta della differenza tra due quantità, il plus/minus con un giocatore in campo diviso per i minuti giocati e moltiplicato per 40 (in modo da normalizzarlo) e il plus/minus della squadra senza quel giocatore, diviso per i suoi minuti in panchina e moltiplicato per 40.
Nel caso (limite) di una squadra che ha appena eguagliato i Lakers dei record (33 vittorie consecutive, molte con larghissimo scarto), considerare il plus/minus “classico” lascia davvero il tempo che trova. Questa è infatti la classifica desunta dal sito della Lega Basket
Pos
Atleta
Squadra
+/-
1
Stonerook Shaun
Montepaschi SI
219
2
Hawkins David
Montepaschi SI
194
3
Sato Romain
Montepaschi SI
158
4
Zisis Nikolaos
Montepaschi SI
154
5
Eze Benjamin
Montepaschi SI
153
6
Mc Intyre Terrell
Montepaschi SI
137
7
Domercant Henry
Montepaschi SI
132
8
Lavrinovic Ksistof
Montepaschi SI
125
E allora diventa necessario tenere in considerazione sia i minuti giocati che il rendimento del singolo giocatore non in assoluto bensì rispetto a quello che il bulldozer biancoverde fa senza di lui. Ne viene fuori uno Stonerook dominante e un Sato in negativo, ma sono dati che vanno presi con le molle perché tante partite di Siena hanno un andamento particolare e quando sei avanti di 20-30-40 punti i riferimenti sono molto tenui. Il che non toglie che valga la pena di sviscerare la portentosa macchina da guerra senese in ogni sua sfaccettatura
Gli specialisti
TIRI DA 2
TIRI DA 3
0
10
100,0%
7
42
85,7%
6
33
84,6%
4
20
83,3%
2
9
81,8%
7
29
80,6%
6
23
79,3%
3
11
78,6%
5
16
76,2%
5
14
73,7%
13
36
73,5%
7
18
72,0%
15
38
71,7%
16
40
71,4%
17
40
70,2%
13
29
69,0%
11
23
67,6%
26
54
67,5%
11
22
66,7%
16
31
66,0%
17
28
62,2%
25
41
62,1%
13
21
61,8%
17
26
60,5%
28
41
59,4%
37
51
58,0%
Four Factors, la parola alla difesa
Domenica ho pubblicato qui i dati relativi ai Four Factors (le 4 statistiche più importanti per definire il rendimento delle squadre) in chiave offensiva. Chi volesse avere delle delucidazioni sulla formula può andare a http://www.basketball-reference.com/about/factors.html. Di seguito trovate invece i dati relativi alla difesa (le colonne di seguito rappresentano la % “reale” concessa, il tasso di palle perse degli attacchi avversari, la frequenza in lunetta degli avversari e la % di rimbalzo difensivo). Siena, che è stra-ultima per % di rimbalzo difensivo, guida il gruppo
0,465
0,219
0,113
0,643
27,68
0,464
0,165
0,127
0,659
29,52
0,516
0,187
0,079
0,66
30,35
0,509
0,152
0,109
0,659
31,38
0,513
0,174
0,13
0,667
31,46
0,538
0,193
0,087
0,683
31,66
0,506
0,159
0,145
0,674
31,92
0,495
0,146
0,133
0,713
32,41
0,524
0,158
0,117
0,686
32,49
0,548
0,169
0,125
0,661
32,79
0,544
0,163
0,13
0,694
33,52
0,589
0,183
0,104
0,664
33,83
0,534
0,152
0,092
0,755
34,04
0,544
0,178
0,13
0,748
34,22
0,571
0,12
0,091
0,671
34,63
0,589
0,178
0,137
0,696
35,09
Napoli, basta con gli struzzi
Ieri la FIP ha emesso il seguente comunicato:
In riferimento a quanto pubblicato dai media sul trasferimento temporaneo di attività della Martos da Rieti a Napoli, la Fip precisa che se la società è stata iscritta al Campionato di Serie A è unicamente perché questa possedeva all’epoca tutti i requisiti necessari richiesti dalla Comtec e dalla Lega di serie A.Non risulta che all’epoca la cosa sia stata stigmatizzata.Per quanto riguarda l’aspetto puramente tecnico, questo è al di fuori delle responsabilità istituzionali della Fip e, se pur nella piena consapevolezza di tutti i possibili significati per uno scarto così ampio fra due club di serie A, non si comprende come si possa istituire un rapporto causa-effetto tra il presidente Meneghin, i consiglieri federali, e la recente sconfitta di 40 punti della società reatina oggi a Napoli.
Per i meno attenti e quelli che non eccellono nell’arte di leggere tra le righe, si tratta di una risposta a un commento della Gazzetta dello Sport che puntava il dito sulla, come dire, scarsa competitività della Martos e sull’opportunità di includerla nel novero delle 16 squadre di serie A. Il terreno è scivoloso, ma al netto delle osservazioni stilistiche sull’opportunità di rispondere per comunicati stampa alla stampa (un circuito un po’ chiuso), qualcosa va pur detto. Da una sconfitta di 40 od 80 punti non si desume alcunchè, e chi perde ha diritto allo stesso rispetto di chi vince. Così come il rispetto per i tanti amanti del basket partenopei è intatto, ed ispira anzi quanto segue. Ma nell’ambiente tutti sappiamo benissimo cosa dicono le “voci di dentro” di Napoli e cosa dicevano quelle di Rieti nella passata stagione. Può essere interamente possibile che tutto quello che “si dice” non sia vero. Non è materiale che basti a istituire un processo, men che meno sommario. Basta però e avanza per mettere l’onere della prova sulle spalle di una società che al momento, per chi come noi guarda da fuori, non offre palesemente sufficienti garanzie tecniche ed economiche per fare parte della serie A. E siccome questi temi erano sul tappeto pari pari l’estate scorsa, sarebbe stato meglio evitare i formalismi, le interpretazioni giuridiche (peraltro assai forzate) di fumosi ed anacronistici regolamenti, i pareri non vincolanti e il falso trionfalismo per il ritorno del basket in una grande città. Il problema, ancora una volta, non è l’attuale Martos o chi la rappresenta oggi. E’ un problema di sistema, di garanzie, di serietà di fondo e sostanza. Di non fare gli struzzi, di volere per davvero fare un salto di qualità. Un problema che riguarda TUTTO il sistema, non una sua parte, anche se in questo momento le contraddizioni esplodono soprattutto in quel di Napoli. Se si potesse risolvere questo problema con un comunicato stampa sarebbe bello, ma purtroppo non è così. Ed alzare il livello della musica, notoriamente, non servì a dimenticarsi dell’impatto con l’iceberg ….