FILO DIRETTO

Pensieri a raffica

  • Ho visto MPS-Fenerbahce. Credo, con rispetto, che si tratti di due estremi, la squadra che fa di più rispetto al valore teorico dei singoli e quella che viceversa raggiunge il minimo nel rapporto teoria-pratica. Sarebbe facile discendere alla conclusione che da una parte è merito e dall’altra colpa dell’allenatore. Io invece, che certo condivido molte più idee con Pianigiani che con Tanjevic, ritengo che sia solo apparentemente logico questo modo di procedere. Che una squadra non diventa grande senza un grande allenatore, ma non tutti i grandi allenatori sono sufficienti per creare una grande squadra. Il che non toglie che il Fenerbahce giochi in maniera veramente impresentabile per atteggiamento e sviluppo, e che siano bastati due raddoppi e due canestri di Lavrinovic per affondare una banda di giocatori dal livello teorico e lo stipendio decupli rispetto alla voglia di giocare insieme. Cosa di cui l’allenatore deve essere responsabile of course, ma solo nella sua quota-parte
  • Analogamente mi pare poco corretto a livello di metodo pensare a Boniciolli come ad un pranoterapeuta del canestro che impone le mani ai discepoli smarriti e li guarisce dal mal sottile. Matteo, che certo condivide molte più idee di Tanjevic rispetto a me, ha portato il suo robusto mattoncino. E sfruttato la famosa “scossa”. E la profondità del roster. Nonché gli oggettivi demeriti dei suoi avversari lombardi. Non può essere tutto merito suo (e per converso un disastro di quel Gentile che esordì nella stagione precedente con 9 vittorie di fila). E ancora meno può essere solo un caso. Le proporzioni in cui tutti questi ingredienti pesano nella mini-striscia capitolina potremo definirle solo col tempo. Posto che se l’obiettivo è quello di non finire sotto l’ottavo posto per non perdere la licenza di Eurolega (che non è più triennale ma indefinita nel tempo) a me pare che la Lottomatica sia la più attrezzata a sfidare in finale Siena (tabellone permettendo). E non solo perché ha battuto un’AJ così piatta che più piatta non si può
  • Tornare sul caso-Napoli non è facile. Ma non è facile neppure nasconderlo. Ripeto rapidamente i concetti: indipendentemente da quanto prevedibile fosse il finale della vicenda, a questo siamo, ad un finale. I titoli di coda sono già scorsi per intero, la luce è stata riaccesa e la gente ha lasciato il cinema. Ora si tratta di trovare chi lo dice a voce alta e lo sancisce. Detto con profondo rispetto, non me ne frega alcunché delle regole e di quello di dicono rispetto al permettere che questo scempio prosegua. A meno 8, senza risorse, con una vicenda di falsi da chiarire e giocatori che l’ ormai ex-allenatore, vittima incolpevole, deve elogiare per numero di maglia in conferenza stampa, la scritta “game over” la verga il buon senso, altro che regole. Mi verrebbe facile scagliarmi contro alcune delle cose dette da Papalia nell’intervista a Stefano Valenti. Se vi incuriosisce leggetela qui . Mi interessa invece sapere altro, tipo cosa si pensa di fare per evitare in futuro cose del genere. Come riscrivere non le regole ma la cultura di questo giochino, così dilettantesco e caciarone da non ricordarsi che la sua salute dipende da concetti noiosi ma ineludibili come investimenti, economicità, rispetto delle scadenze, risorse, ecc. E dalla serietà delle persone, che si misura nell’affrontare con onestà intellettuale gli errori, e non nell’evitare di commetterli
  • Durante le feste abbiamo anche versato lacrime di coccodrillo per non aver benedetto le feste con abbondanti dosi di basket in campo e sui media. Il pianto del giorno dopo d’altronde è da sempre una specialità nazionale. E poi, chi dovrebbe prendere in mano le redini della cosa e dire adesso si fa così” ? Chi, la Federazione, la Lega, il CONI, i dirigenti di società ? Chi ?????? Quelli che stiamo aspettando sul caso-Napoli ? Quelli che hanno reso possibile il non-tesseramento di un giocatore (nell’epoca del Wi-Fi) per la chiusura di un ufficio ? Quelli che stanno gestendo Baskettopoli in questa maniera ?
  • Prima di chiudere con la già citata Baskettopoli, è meglio ricordare a tutti noi che stiamo aspettando Godot. Beckett sarebbe orgoglioso di un mondo in cui tutti si accusano a vicenda di azioni ed omissioni con toni grandguignoleschi senza mai prendersi una singola responsabilità. Neppure quando succedono cose di enorme gravità (pur nella loro non-serietà).

Come appunto Baskettopoli, che documenti di varie istituzioni statali fotografano così:

Un’indagine della Polizia postale e della comunicazioni durata circa 2 anni, coordinata dalla Procura di Reggio,  che ha portato alla contestazione di gravi responsabilità penali nei confronti dei vertici pro-tempore del Comitato Italiano Arbitri, organo tecnico della Federazione Italiana pallacanestro e di circa 80 tra arbitri e designatori arbitrali.

Ai vertici, pro tempore, del Comitato Italiano Arbitri GARIBOTTI GIOVANNI, Presidente, GIOVANNI BATTISTA MONTELLA, responsabile del Settore Commissari Speciali, ALESSANDRO CAMPERA, designatore dei Commissari Speciali e MASSIMO CUOMO, Designatore degli arbitri di serie C maschile, vengono contestati i reati previsti e puniti dagli artt. 416-323 c.p. ed art. 1 co.1, L. 401/89 (associazione per delinquere finalizzata all’abuso d’ufficio ed alla frode in competizioni sportive); ai restanti indagati, a vario titolo, i reati di abuso d’ufficio e frode in competizioni sportive, in concorso. Già il 28/04/09 a Garibotti, Montella e Campera era stata notificata, la misura cautelare interdittiva della sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio, emessa dal G.I.P. di Reggio Calabria dott.ssa Kate Tassone.

L’attenzione dapprima si era incentrata sulla modalità e la tempistica nelle decisioni sui voti da attribuire agli arbitri da parte dei vertici del Comitato Italiano Arbitri. Va evidenziato che tali decisioni erano determinanti per l’avanzamento in carriera di alcuni e per la penalizzazione e retrocessione di altri. Dallo sviluppo delle indagini è emerso in modo chiaro che il sistema era fortemente influenzato dai predetti, i quali penalizzavano gli arbitri non consenzienti alle loro indicazioni, facendoli retrocedere ed invece favorendo quegli arbitri che si attenevano alle disposizioni ricevute. Detto sistema ha peraltro consentito ai quattro responsabili, attraverso arbitri consenzienti, di favorire alcune squadre a danno di altre, determinando promozioni e retrocessioni di compagini sportive. Gli incontri oggetto d’indagine, allo stato, riguardano alcune squadre delle regioni Toscana, Umbria e Sicilia, militanti nei campionati nazionali di serie B e C.

L’attività illecita ha lo scopo di creare una categoria di arbiri compiacenti e ragionevolmente più disponibili verso eventuali richieste dirette a pilotare gli incontri”.

Gli indagati consegnano al giudice e alla collettività uno spaccato desolante del malaffare che sembra avvelenare. in base all’evidenza disponibile, anche quello che piacerebbe pensare come il tempio della meritocrazia pura, dell’agonismo di olimpica memoria, il luogo del “vince il migliore”. E ancora: “L’illecito è stato ed è posto in essere dai tutori delle regole, dai controllori e via via sempre più su in una girandola di cinismo e spregiudicatezza che, oltre al rispetto delle regole, sembra aver travolto anche il senso del pudore”.

Toti: “So per certo che sono sotto osservazione anche partite di serie più importanti. Spero che la verità venga a galla”

Parole, precise e pesanti, evidentemente legate in gran parte a dei fatti (alcuni già accertati). Tutti da circoscrivere e definire nelle sedi designate. Per l’ennesima volta, SOPRATTUTTO per confermare che la stragrande maggioranza della categoria è da sostenere con convinzione, a tutti i livelli. Ma non è che per questo, o per quieto vivere o per altri motivi si possa far finta che sia una barzelletta. Sì, quasi tutti abbiamo reagito in ritardo, lo scrivente per primo. Sì, prima che la Gazzetta ci facesse due pagine non abbiamo colto la portata del disastro, mea maxima culpa. Ciò detto, il problema non è il ritardo nel registrarlo ma il disastro in questione. Di giochetti col dito e la luna ci intendiamo abbastanza per non farci irretire. E che tra le righe ci tocchi sentire che “non c’è rilevanza penale”, che comunque “le cose faranno il proprio corso”, che “sono esagerazioni mediatiche”, che “è roba solo delle minors”, beh, è davvero un po’ troppo.

E’ anche troppo creare un partito trasversale per togliere i riflettori dalle cose importanti ed illuminarne altre, per illuminare qualche possibile colpevole più di altri o comunque per far perdere di vista la valenza generale della vicenda cercando uno o più capri espiatori che a propria volta hanno sempre la chance di mega-chiamate in correità, magari pubbliche ed indistinte (altra grande specialità tricolore).

Invece, il Godot di cui sopra dovrebbe arrivare, farci un compendio completo di tutto quello che è stato rilevato dalla Procura tramite le intercettazioni, dirci chi è già stato dichiarato colpevole e, ahimè, escluderlo per sempre (mica a tempo !) da un ambito così delicato. Non per giustizialismo, ma perché quelle carte trasudano di violazioni dell’etica sportiva che non possono essere addebitate ad uno sbandamento momentaneo.

Ma questa (molto ipotetica) azione, sarebbe solo un misero atto dovuto. Una parte infinitesimale della rivoluzione valoriale che dovrebbe avviarsi per lo shock di leggere quelle cose. Così come i legittimi interessi dei danneggiati (arbitri retrocessi o non promossi, squadre dove accertato) vanno tenuti nel massimo conto. Ma idealmente nei vari procedimenti la costituzione di parte civile più importante è quella di tutti gli appassionati, non di un singolo o della FIP (bizzarra posizione tra l’altro …). Chi è stato danneggiato va risarcito presto e bene, come giusta deve essere la misura delle pene. Ma l’interesse comune è più importante di quelli singoli, pur meritevoli della massima tutela. Punire chi ha sbagliato e risarcire chi ne ha diritto, senza caccia alle streghe ed esagerati sensi di colpa. E poi ?

E poi cambiare. In meglio. Uscire dalle tenebre, dalla politica, dal carrierismo, dalle rendite di posizione che infestano un’attività così nobilmente declinata da tanti sportivi veri che sacrificano tempo e affetti per permettere al basket di esistere. Dare risposte franche ed oneste, dirette ed esaustive. E darle nei tempi e modi giusti, in maniera completa, almeno quando si decide di farlo. Prendo due esempi di cui ci si è occupati recentemente.

Il primo è relativo alla vicenda Cicoria-Siena, di cui trovate ampio resoconto in post precedenti. Ampio non per fare del sensazionalismo o sussurrare chissà che. Solo perché le intercettazioni attraversano il territorio delle designazioni ed è nostro dovere chiedere delucidazioni, un’interpretazione autentica che tenga appunto lontane quelle interessate e capziose, da qualsiasi parte provengano. La risposta arriva dopo qualche giorno tramite l’intervista alla Gazzetta dello Sport di uno dei due designatori, Colucci, che si allinea alla spiegazione data dall’abbonato senese (http://www.menssanabasket.it/site/detailNews.aspx?K=2522). Ma Colucci e in generale la FIP (o il CIA) ci devono perdonare se ci permettiamo di fare delle considerazioni, senza avere alcun motivo per dubitare della versione sua e del signor Vettori.

  1. Se le cose stanno esattamente così (nel senso che non c’è qualcos’altro da sapere), quale punizione è stata comminata all’autore di un gesto così grave ? Un arbitro che fa una cosa del genere deve star fermo a lungo secondo me, non essere semplicemente tenuto lontano dal campo in cui è avvenuta. Almeno, io la vedo così e mi piacerebbe conoscere l’opinione dei suoi responsabili (che so essere diversi dai designatori).
  2. Quattro anni di assenza da un campo non sono un’anomalia per un arbitro che era stato ritenuto in grado di dirigere la gara 4 di una serie la cui gara 1 (stando a Vettori e Colucci) si sarebbe conclusa in quella maniera ? Si badi bene, a scanso di agitatori di dita in agguato, quando parlo di anomalia non mi riferisco a qualcosa di losco o torbido, men che mai volto ad alterare l’esito di gare. Mi riferisco al criterio di designazione e soprattutto al fatto che tutto sia stato tenuto sottotraccia per quattro lunghi anni senza che mai l’argomento venisse affrontato. Laddove una rapida e chiara pubblicità avrebbe disinnescato sul nascere qualsiasi dubbio

La seconda vicenda ha avuto il suo corso nel weekend. Sabato il collega Enrico Campana pubblicava su “Il Cittadino” uno circostanziato articolo in cui tra le altre cose si affermava che

E purtroppo si torna a giocare con una coda di inchiesta che tocca livelli alti, con possibili filoni e ramificazioni, ma non riguardante i club. Si tratta di un “malaffare”, come lo si descrive, del sistema arbitrale che sembra un castello di carte. La lettura natalizia approfondita degli atti della procura di Reggio Calabria “sdoganati” dall’ufficio legale della Federbasket ha riservato amare sorprese e l’immediato intervento del presidente del Comitato Italiano Arbitro. Sarebbero coinvolti 3 arbitri di A, 2 di Lega Due, un commissario di A, un commissario di Lega Due ed altri arbitri e commissari delle serie minori fra i quali addirittura un dipendente della federazione che opera nella A dilettanti. E inoltre due presidenti di Comitati regionali, uno dei nord e uno del sud, quindi anche la stessa struttura federale periferica negli ultimi tempi oggetto di ipotesi di riforma. Lo scenario dei tre casi principali sarebbe quello di raccomandazioni, un malvezzo però un po’ spinto. Un arbitro avrebbe raccomandato un proprio collega di A1 del quale è molto amico per dirigere gare più importanti. Un altro voleva aiutare un famigliare a far carriera nei campionati minori. Il caso più grave che configura una possibile forma di tentativo di illecito, è il colloquio in cui si perora la causa per salvare una squadra ligure in una partita delicata del campionato dilettanti. Squadra che sulla carta partiva battuta, come si ascolterebbe nelle intercettazioni, e invece sorprendentemente risultò vincitrice. Luciano Tola si sarebbe mosso tempestivamente,e il 31 dicembre avrebbe informato chi di dovere. Il quale sembra non fosse a conoscenza di questo “livello maggiore”!. Il Procuratore Federale disporrà per lunedì i provvedimenti del caso per riaprire il fascicolo che riguarda già 41 indagati per “abuso di ufficio e frode sportiva nei campionati di B e C per favorire alcuni arbitri”.
Da parte sua il presidente dell’Aiap (Enrico Sabetta, succeduto a Luciano Tola) ha indetto una riunione straordinaria per sabato 2 gennaio al PalaBarbuto di Napoli, come si legge sul sito dove l’ordine del giorno era “Inchiesta di Reggio Calabria, Comunicazioni del presidente, Varie ed eventuali). Due dei tre fischietti “pizzicati” nell’indagine della procura reggina per il filone delle carriere arbitrali taroccate – per ora tutti fatti senza rilevanza penale, ma gravi per la Magna Charta sportiva che sancisce l’obbligo della correttezza e lealtà sportiva – scenderebbero addirittura in campo questa domenica in una partita molto delicata. Lunedì la Procura federale annuncerà l’apertura dell’inchiesta-bis, e dovrebbe scattare una sospensione cautelativa di un mese per procedere agli interrogatori. La cosa fa rumore, ma era nell’aria da tempo. Troppe polemiche aspre sugli arbitraggi si sono lette ed ascoltate, soprattutto da parte di alcuni presidenti. Si vociferava di veti, anche di arbitri aventiniani (l’enigmatico semiritiro di Reatto, ufficialmente per stare vicino alla moglie). E Roma ritenendosi colpita avrebbe da parte sua presentato addirittura un esposto alla Procura di Reggio Calabria. Se il Procuratore Alabiso risconterà fatti o comportamentali lesivi sull’operato dei tre arbitri in termini di condotta antisportiva, si prospetta una punizione esemplare .

Permettetemi di ritenere che un collega di questa esperienza non sia in grado di partorire un pezzo con riferimenti così precisi se non ha avuto notizie ritenute affidabili da fonti confidenziali. Lette queste parole, come altri, mi sono messo alla ricerca di conferme o smentite, ed ho trovato soprattutto le prime. Anche perché inserendo in un motore di ricerca i nomi degli arbitri di serie A che sarebbero stati sospesi (giravano vorticosamente nell’ambiente) si ottengono questi risultati:

Carmelo Paternicò è stato sentito in relazione ad una telefonata tra lui e Garibotti nella quale Paternicò avrebbe sollecitato la designazione di un commissario “benevolo” nella valutazione del fratello di un altro arbitro di serie A, Renato Capurro, arbitro della A dilettanti.

Esempio dagli atti del Gip: “L’arbitro Enrico Sabetta chiama Montella per raccomandare Laura (Russo)”.

Anche qui, colpa mia e di altri aver “scoperto” la vicenda tardi. La questione relativa a Paternicò viaggiava in rete a inizio maggio, e riesce naturale pensare che se avesse avuto una qualsiasi rilevanza provvedimenti sarebbero stati presi ben prima del gennaio 2010. Voglio dire, qualcuno lo avrà pur sentito nel merito (come gli altri). Probabilmente per giungere alla conclusione che si trattava di una sollecitazione priva di risvolti irregolari, perché se io chiamo il mio direttore e gli dico che forse Mamoli o De Rosa meritano più attenzione spero di non fare alcunché di disdicevole e che il direttore decida per i fatti suoi. Ma indipendentemente dal merito, qui rileva sapere come mai queste faccende vengano fuori così tardi ed in maniera così abborracciata. E soprattutto come mai vengano fuori con questa indiscutibile evidenza e poi vengano “smentite” (????) così dalla FIP dopo che il presidente del CIA aveva parlato di “esagerazioni mediatiche” nell’intervallo di Lottomatica-AJ (dove in campo c’erano Paternicò e Capurro)

“Allo stato attuale non c’e’ nessuna iniziativa di sospensioni per questi arbitri”. Lo afferma la Federazione Italiana Pallacanestro. La Fip smentisce cosi’ quanto pubblicato dalla Gazzetta dello Sport sulla sospensione di tre arbitri di Serie A (Paternico’, Sabetta e Capurro) e due di Lega2 (Beneduce e Perretti) perche’ citati nelle intercettazioni della Procura di Reggio Calabria relative all’inchiesta su alcune partite minori, dalla A dilettanti in giu’, di alcuni campionati italiani. La Fip ha avviato un accertamento interno per capire come sono venuti fuori i nomi di questi arbitri per i quali – precisa la federazione che domani pubblicherà un comunicato ufficiale sulla vicenda – “non c’è nessun coinvolgimento di responsabilità per quanto concerne la giustizia sportiva”

La fuga di notizie no, dai. Non fateci un comunicato sulla fuga di notizie, come se al Cittadino o alla Gazzetta ci fosse gente che pedina, intercetta o spia. O come se a professionisti di quel livello potesse venire in mente di precostituire dal nulla un falso su una cosa così specifica. Dai ragazzi, siamo seri. Chi domenica non ha sentito questa storia da varie fonti (tutte rigorosamente provenienti di prima mano dall’interno della categoria arbitrale) vive in un altro ambiente o su diverso pianeta.

E poi, se neghi una cosa che chiaramente ha un fondamento, annunci comunicati per giovedì (ovverosia 5 giorni il Cittadino, 3 dopo la Gazzetta) e parli di complotti mediatici ottieni un solo risultato. Che è quello di far pensare che c’è qualcosa di grosso da coprire. E che questo obiettivo venga raggiunto scientemente o meno è irrilevante. Io processi alle intenzioni non ne faccio, ed anche se mi appassiona molto la ricerca di Verità e Giustizia in altri e più importanti ambiti, rifuggo dalla voglia di giocare all’agente segreto. Per cui, ad esempio, non annetto significato alcuno all’assenza di quei nomi dalle designazioni per il prossimo turno. Potrebbero essere infortunati o non designati per scelta tecnica, non mi interessa. Ma chiedere chiarezza e fatti invece di suggerimenti interessati e depistaggi mi pare il minimo, specialmente perché, lo ripeto, è roba vecchia ed al 999 per mille irrilevante !

Uno degli aspetti terribili della vicenda è indurre a credere (per millantare credito da parte di qualcuno, per deviazione culturale, per “colpa” di Calciopoli o altro ancora) che dalle designazioni dipendano i risultati. Il mio maestro Aldo Giordani, requiescat in pace, ne era convinto. A costo di svegliarmi tra poco nel Paese delle Meraviglie io respingo in toto questo modo di procedere in assenza di fatti in senso contrario. Ma questa è proprio la scellerata impostazione che si respira nelle pagine non già dei meravigliosi Superbasket d’epoca dove il magico Jordan firmava le lettere con pseudonimi degni di D’Annunzio (Melo Sgrulli, Baia Domizia, ecc. ). No, sono le pagine riempite dalla polizia postale di Reggio Calabria che trasudano di questo modo deteriore di intendere l’arbitraggio, di queste dietrologie, di queste povertà morali ed etiche. Ed è un modo di ragionare che fa troppi proseliti tra addetti e non ai lavori.

E allora voglio chiudere con un sogno. Che domani si smetta coi sussurri e le grida, coi dossier sbandierati (senza mai produrli), le chiamate in correità, le vesti strappate coi buoi già a chilometri dalla stalla, il vittimismo, il minimalismo, il sensazionalismo e le invidie di piccolo cabotaggio. Che si presentino davanti all’opinione pubblica tutti assieme, Petrucci, Meneghin, Tola, Alabiso, Colucci, Paronelli, Renzi, Paternicò, Sabetta, Capurro, Cicoria ed altri 10. Per chiudere definitivamente i conti col passato, magari anche senza accordo tra di loro, un confronto civile ed onesto sarebbe un passo avanti, non uno scandalo. Per dire stop ai pagamenti rateali di questi debiti che tutti assieme abbiamo maturato nei confronti di chi ama la pallacanestro. E per spiegare come nel futuro si riparte eventualmente dagli stessi nomi ma NON dagli stessi presupposti. Che il problema si risolve facendo un salto di qualità culturale a tutto tondo, che significa anche accettare i risultati e gli errori in quanto tali o astenersi dal fare sport. Già, un sogno ……

Sport e cultura

La cultura, vocabolario alla mano, può essere definita come quel patrimonio sociale di un gruppo umano, trasmesso di generazione in generazione, che comprende conoscenze, credenze, fantasie, ideologie, simboli, norme, valori, nonché le disposizioni all’azione che da tutti questi derivano e che si concretizzano in schemi e tecniche d’attività tipici di ogni società. E che c’azzecca col basket, avrà pensato più di qualcuno ? Io dico che ci azzecca, e non solo perché lo sport è chiaramente una fondamentale forma di cultura.

Una cultura formata dai comportamenti di chi in questo gruppo umano vive. Cito un grande giocatore e grande uomo, Steve Nash, che parla del suo vero Amore commentando l’episodio Henry

My point to people is they act as though he left his house that morning (planning) that he was going to handball and win the game. The ball came over 15 peoples’ heads, skipped on a wet grass and hit his arm. Whether he made a reaction to handball or not, we’re talking about a split second. I don’t think you can hang someone for murder when they just put their hand up. Manslaughter, maybe. It’s a reaction. and anyone in that situation would’ve done that. We could always say, ‘He celebrated after,’ and did all that. When there are 80,000 people in your country that are erupting as you made the World Cup, I’d like to see how many of us would tell everyone to sit down and actually hand him the ball. It’s the referee’s job.” “It’s hypocritical. It’s a shame that that’s what happened. My family’s English (his parents moved to South Africa two years before he was born). In England and Ireland, you’re taught from a young age not to cheat, not to dive, not to do anything that would gain an unfair advantage. The English, and I’ll say, ‘We English,’ expect everyone to be that way but the truth is the rest of the world is taught to do the opposite. Get any advantage you can. For the English and Irish to turn around and hold everyone up to their standards is unrealistic.


Una spiegazione interessantissima, anche dal punto di vista antropologico. Certo, chi è senza peccato scagli la prima pietra. E il magico Steve ha ragione a dire che tutti quelli che si sono scagliati sul suo amico francese non avrebbero mai avuto il coraggio di dire “è vero, ho fatto fallo di mano apposta”. Ma ugualmente bisogna tendere all’utopia, sperare che tra 10 o 100 anni ammettere qualcosa contro i propri interessi sarà normale, virtuoso, accettato. Senza assediare magari per due ore chi fa uno sforzo di verità e giustizia ….

Ebbene, io dico che tutti noi della comunità dei canestri siamo responsabili in quota-parte di alcuni dis-valori che fanno parte della nostra cultura. Ed il fatto che siano meno rilevanti rispetto al calcio non può e non deve consolarci. Non sto puntando il dito contro una o più persone e mi faccio carico della mia rilevante quota-parte di responsabilità. Ma la cultura si può costruire o ri-costruire, e questo potrebbe essere il momento di farlo.

Mi rendo conto che il discorso potrebbe suonare reboante o velleitario, ma il dibattito culturale è una delle cose più stimolanti che ci possano essere, e non mi va di rinunciarci. Il principale disvalore che riscontro è credere che il risultato sia l’unico obiettivo cui tendere. “Il fine giustifica i mezzi” è una frase tremenda, orribile. L’elogio della furbizia è tutto tranne che condivisibile, e nessuna persona dotata di senso della Giustizia e della Democrazia vorrebbe mai vivere sotto il giogo di quel Principe. Esagerato, direte voi, ma cosa c’entra con quel meraviglioso balletto che si celebra nei 28 x 15 di parquet ? Un po’ c’entra, credetemi.

Non è nostalgia di De Coubertin e non è superficiale buonismo. Ma che tutto debba essere retto dal principio “chi vince ha sempre ragione” è francamente insopportabile, in più di un senso. Intanto, in linea di principio, competere in maniera equa è molto più importante che vincere. E per “equo” non mi riferisco ad una formale osservanza del dettato di regolamenti spesso vuoti ed anacronistici. Intendo semmai una autentica adesione al principio che è preferibile perdere comportandosi rettamente che vincere in maniera anti-etica.

Non risulta alcunché di simile nella nostra serie A ? Verissimo, ma non mi basta. Ho troppa paura di un ambiente (quello sportivo in generale) che mette in croce chi si fa fare un gol per riparare un torto subito, esalta la figura dei maneggioni e non riesce a sconfiggere (anzi ….) una piaga come quella del doping. Certo, al momento nel basket di vertice non c’è traccia di comportamenti simili e personalmente ho zero elementi per credere il contrario. Ma non possiamo far finta che quello che leggete sotto (dal sito di Gazzetta) sia accaduto in un altro paese ….

Intercettazioni squallide, per livello morale e “culturale”. Addirittura Garibotti utilizza il figlio Matteo per sistemare le partite. Dice all’arbitro Rosi che “Cecina deve vincere” ricordandogli che avrà il commissario (cioè voti alti) se la gara andrà come previsto. E quando ancora al Cecina capita un arbitro “vero”, e il loro dirigente si arrabbia, Garibotti dice al telefono: “Ha ragione quello del Cecina ad incazzarsi, gli diciamo cazzo che gli mandiamo gli arbitri a favore, e poi gli fanno così, ma vaffanculo dai…”. Così anche per la squadra di Porto Empedocle: favori in cambio di cosa, oltre che soggiorni e cene di pesce?


Sì, responsabilità individuali, chiaro. Ma sempre a livello culturale, ce ne siamo preoccupati a sufficienza ? Io personalmente no, lo dico con dispiacere. Nel basket italiano non esiste un Principe, ma non per questo è meno grave la generale tolleranza (invidia ?) per chi prova a vedere se le regole e prima ancora i princìpi che le informano sono flessibili. Se si piegano cioè  a interpretazioni speciose ed aggiramenti. Siamo sicuri che tutti condanneremmo un eventuale Principe ? Non è che invece sotto sotto tutti pensiamo che se uno è in grado di “aiutare” la propria causa fa bene a farlo (salvo trasformarci in Savonarola nel momento della scoperta degli “aiuti”) ? E addirittura che i più bravi sono quelli che lo fanno meglio ?

Non sto denunciando qualcosa in maniera criptica, sia ben chiaro. Sto solo dicendo che prevenire è meglio che curare, e che migliorare gli anticorpi del sistema non sarebbe una cattiva idea (inchiesta di Reggio Calabria docet). E poi la non-cultura del risultato si estrinseca anche in cose meno gravi e più sfuggenti. Siamo in grado di parlare bene, per una volta, di un allenatore o un giocatore che han perso una partita od un campionato ? O di sottolineare gli errori o le mancanze di chi invece ha vinto ? Ancora, personalmente non abbastanza. Il basket è un gioco di squadra, in cui il risultato finale è solo la sintesi di tantissimi elementi. Partire dal risultato per poi cercare di trovare i motivi che lo hanno determinato è un’operazione scorretta in senso stretto. Ma è la tentazione cui tutti cediamo, perché …. così fan tutti.

Siamo capaci di andare oltre i dati, oltre le statistiche, oltre la logica comune ? Anche qui, non abbastanza. Pensiamo agli arbitri, al loro ruolo, così delicato e significativo. Quelli coinvolti nella vergogna su cui indagano a Reggio Calabria non vanno mischiati con la parte sana della categoria. Quella che andrebbe aiutata da tutti in quanto “male necessario”, già che tutti ne faremmo volentieri e meno ma senza non si può giocare. Li aiutiamo gli arbitri ? O gli chiediamo di cavarsela, di essere politicamente corretti prima che coraggiosi ? Io dico la seconda. Tecnicamente i nostri fischietti devono migliorare, questo è indubbio. Ma per farlo ci vogliono professionalità, cioè in ultima analisi soldi. Un paradigma importante, perché personalmente rifuggo da quelli che vogliono farci credere che sono proprio i soldi a portare la corruzione della morale. Troppo comodo, troppo banale. Semmai, provoco, è esattamente il contrario.

Chi non rispetta l’etica sportiva non può accusare i soldi o le tentazioni. Deve prendersela con sé stesso. E tenere gli arbitri in questo eterno limbo tra professionismo e dilettantismo, scaricare barili sulla e dalla Federazione significa solo non voler fare un passo avanti. Accettare il risultato si deve e si può. Ma per farlo davvero bisognerebbe anche prima aver fatto tutti gli sforzi possibili ed immaginabili per ridurre il margine di errore comunque insito nel gioco.

Vogliamo aiutare gli arbitri ? Cominciamo a valutare le loro decisioni solo con la tecnica e non con la dietrologia da spettatori o giornalisti. Proseguiamo con un comportamento da parte degli allenatori meno plateale e meno volto a trarre un vantaggio (sicuramente minimo) dal loro condizionamento. E finiamo trasmettendo ai giocatori la cultura che buttarsi per terra o usare dei trucchi per fare qualcosa di non legale e/o attriubuirlo all’avversario è un comportamento anti-etico, e non ne vale la pena neppure se aumenta le chance di vittoria. Naturale, chi arbitra deve intanto aiutarsi da solo, e non certo giustificare le proprie carenze tramite quelle degli altri.

Il risultato è importante, fondamentale. La stordente bellezza dello sport sta nello stimolare sacrifici incredibili in nome della Dea Nike, della Vittoria. Tutti noi amanti di questa gioia della vita ci immedesimiamo in chi vince e vuole farlo, Ma non a tutti i costi, e neppure a prezzo di realizzo. Altrimenti che gusto c’è ? Più princìpi e meno Principi, insomma. A volte è questione di accenti ….

Pensieri a raffica

• Le generalizzazioni sono sempre sbagliate e parziali. Ma non posso negare che finora in Italia ho visto partite accese ed equilibrate, giocatori solidi e intensi ed allenatori organizzati e rigorosi. Unico assente il bel basket. Inteso come basket vario, teso al progresso tramite una visione e giocato con autentica voglia. Insomma con quegli elementi che sono inversamente proporzionali alla fretta nel giudicare e giudicarsi che fa delle squadre quantità sempre più incerte ed instabili. Che non possono esprimere quel basket che vorrei vedere io. Peccato, perché non è questione di soldi ma di metodo ….
• A proposito di soldi: sappiamo bene che ci sono forti differenza di budget tra alcune formazioni e che questi “delta” finanziari sono alla radice di alcuni gap tecnici. Se volessimo discuterne seriamente potremmo (dovremmo) porci il problema di come riequilibrare il sistema. Siccome però questa volontà e questa capacità non c’è, agli attori della vicenda tocca prendere ogni partita per quello che è, senza tirare in ballo ogni volta valutazioni presuntive sulla spesa altrui. Sarebbe bello che parlando (ahimè ancora) per generalizzazioni ci si scordasse della relativa competitività economica del nostro sistema. O che perlomeno la si facesse diventare uno stimolo ad utilizzare in maniera sana e virtuosa l’italica arte di arrangiarsi.
• Anche perché se proprio dobbiamo parlare di soldi, potremmo applicarci con maggior costrutto a rinforzare le garanzie in termini di adempimenti verso i dipendenti (specie quelli in canotta e mutande). Materia nella quale le insufficienze sono trasversali e sistematiche.
• Due squadre biancoverdi in testa, ma una fa più notizia dell’altra. Avellino mi stupisce non certo rispetto al valore dei singoli, che ritenevo sulla griglia da seconda-terza fila, ma rispetto a come quei singoli riescono a giocare insieme fin dall’inizio. La prova è che la squadra riesce ad ammortizzare le stecche di qualche tenore grazie alla forza del coro. Merito ovviamente della disponibilità dei giocatori, del lavoro dello staff tecnico e della forza della società. Fossi negli avversari mi spaventerei un po’ perché il ritorno di Akyol potrebbe coincidere con il consolidamento dell’intesa Brown-Nelson, una coppia di esterni che quando riuscirà a lavorare con regolarità all’unisono marcherà una differenza seria con buona parte della concorrenza. Questo non significa che i lupi possano mettere la “perfect season” nel novero degli obiettivi raggiungibili. Ma che questo 6-0 non sia casuale è del tutto pacifico
• I 55 di Jennings contro Golden State (o quel che ne rimane) hanno colpito non poco l’opinione pubblica dei canestri. Le considerazioni al riguardo potrebbero essere migliaia, a partire dal relativo valore della difesa (o presunta tale) dei Warriors. In generale ribadisco che non mi baloccherei troppo con le (enormi) differenze tecniche, ambientali e culturali tra i due modelli di basket e società sportiva. E meno ancora sulla distanza siderale tra le statistiche del BJ romano e quelle del rookie wisconsiniano. Anche prima delle mirabolanti recenti prove non potevamo ignorare la velocità del ragazzo, il suo trattamento di palla e la forte personalità rispetto all’età. Poi è diverso partire da un contesto che ti chiede di adattarti ad una realtà lontana anni luce dal tuo background ed uno, molto più vicino alle tue corde, che ti impone addirittura di essere protagonista. Ci sarebbero altre mille cose da dire, ma da questo novero escluderei l’assunto che siccome nell’NBA finisce sempre 130-125 non difende nessuno. Certo, squadre come Golden State, Toronto, New York, la stessa Milwaukee, Phoenix, giocano in una certa maniera. Ma chi pensa che con le regole NBA il Prokom o l’Orleans le terrebbero a 75 ha bevuto roba di qualità infima.
• Ultima cosa: ho la sensazione che prima o poi ci capiterà di vedere una partita che si concluderà con un canestro, potenzialmente decisivo, sulla sirena. Magari mi sbaglierò e questa malaccorta previsione servirà ad esorcizzare il pericolo. Ma a livello di caso di scuola l’ipotesi rimane valida. Possibile che a nessuno venga in mente di mettere mano alla materia ? Abbiamo fatto un incredibile e provvidenziale salto in avanti nel 2004, e gli Dei del basket hanno scelto Ruben Douglas per farcelo capire. Possibile che a distanza di 5 anni a nessuno venga in mente di rimettere mano a quel sistema ? Di fare un vero e serio investimento per varare un instant replay per tutte le gare di campionato (almeno per il caso del canestro decisivo) ? Di dare un’occhiata alle circostanze in cui si può far ricorso allo strumento (tranne l’interferenza sono quelle frettolosamente disegnate nel settembre 2004 sull’onda del “facciamo l’eperimento”) ?

Pensieri a raffica

• A Biella partita non bellissima, pur nell’equilibrio. Difficile peraltro sperare in meglio con squadre che assomigliano a cantieri ed in cui bastano due infortuni per ritardare ulteriormente il processo di formazione di quel terreno comune che fa la differenza sempre e comunque (Siena docet)
• Un tema che ci si trova spesso ad affrontare è quello del conformismo tecnico, vedi fisionomie assai somiglianti tra le squadre. Il problema non si esaurisce in un ripetersi di giochi d’attacco (peraltro non necessariamente piacevole). Si tratta di una latitanza di concetti, di cambi di ritmo, di variazioni sul tema. Tutte quelle cose cioè che, guarda caso, si possono raggiungere solo con tempo, familiarità, lavoro, stabilità
• Il controsenso ed il paradosso della situazione è che parlando in generale questa generazione di allenatori dipenderebbe ancor più delle precedenti da questa stabilità. E invece deve fare i conti con poco tempo e poca pazienza, sempre parlando in generale. E con giudizi basati solo sul risultato dell’ultimo quarto, neppure dell’ultima partita
• Un altro tema classico è l’assenza del playmaker. Denunciata alle prime difficoltà da chi nel selezionare i giocatori chiede prima se attaccano sul pick and roll e poi la percentuale da 3. Ora, i giocatori che eccellono in queste due categorie difficilmente sono anche delle cime in termini di lettura della gara. Altrimenti i Knicks ed altre 20 squadre NBA (quelle senza Chris Paul, Tony Parker o similari) avrebbero già catturato il fenomeno in questione. Faccio un nome a titolo di esempio, quello di Joe Smith. Per avere uno che attacca e tira come il biellese di lungo corso bisogna sacrificare certe altre cose. Che magari, in linea teorica, possono essere surrogate da altri giocatori, in altri ruoli.
• Ieri al Palalido Milano ha offerto una prova non particolarmente più brillante di quella di Varese. La sostanza non sarebbe diversa anche se oggi il record fosse 2-0 o 0-2 (possibilissimi entrambi i casi). La sostanza è sempre quella, una squadra che soffre dei mali di cui sopra, come parecchie altre. Due playmaker che tali non sono se non nell’accezione “moderna”. Ma che risultano per ora poco efficaci soprattutto quando cerchi di combinarli con altri 8 che a loro volta sono più bravi a produrre per loro che ad elevare il livello dei compagni. Se date un’occhiata allo scout non vi sfuggiranno gli 8 assist di Finley, apparentemente in antitesi con questa teoria. Ma c’è assist ed assist, e quello che veramente permette di fare il salto di qualità è quello che non nasce da un’iniziativa individuale (peraltro sempre positiva di per sé stesso) ma da un sistema che coinvolga 5 giocatori, e non solo i 2 (forse 3 col primo aiuto) della classica situazione di pick and roll a gioco rotto
• Ciò detto, non invidio Piero Bucchi quando nel quarto periodo deve fare una scelta di personale a dir poco delicato. 5 giocano, gli altri stanno seduti. Lui deve sceglierli prima di vedere come giocano, a differenza di chi giudica ex post. Non è una difesa, solo una constatazione. Chi non gradisce le scelte può e deve manifestarlo, ma ho paura che il problema sia proprio trovarsi di fronte a quelle scelte. Ieri Rocca (-16 di plus/minus), Mordente (-14), Mancinelli (-9) hanno facilitato questo compito assieme all’infortunio di Viggiano. Ma l’impressione guardando la partita è che quei tre giocatori, quelli che hanno avuto cifre migliori e lo staff tecnico siano sulla stessa barca. Molto più di quanto le singole componenti di questa equazione riescano ad ammettere, perchè si percepisce quanto sia difficile trovare ritmo per i singoli ed in quintetti ma al tempo stesso è obbligatorio e logico dare una chance a tutti.  Più avanti, dopo esperimenti ed analisi, qualcuno dovrà sacrificarsi, qualcuno dovrà essere sacrificato, ma comunque ci vuole del tempo per poter motivare le scelte. Bisognerà che tutti se ne diano un po’, magari pensando che anche nella passata stagione l’inizio non fu rose e fiori

Pensieri a raffica

  • Per ora tutte vittorie in casa: una rondine non fa primavera ma è una prima tendenza. E non è da escludere che possa essere abbastanza duratura.
  • Usando l’accetta, propongo una tripartizione del lotto delle contendenti. Una squadra più uguale delle altre, per ora assolutamente fuori dalla portata delle altre (ma lo scudetto di assegna con l’afa di giugno). Un numero di 3-4-5 squadre che si assesteranno alle sue spalle (Milano e Roma mi sembra possano finire qui assieme a qualcun altro). Un gruppone con tutte le altre, divise di pochissimo e pericolose per tutti (fatta sempre salva l’eccezione di cui sopra). Un paio di queste andranno ai playoff col vento in poppa, un paio retrocederanno.
  • AJ molto poco eccitante a Varese, ma dare giudizi oggi sarebbe davvero sciocco. Rimane il dubbio di una squadra con tre giocatori tra il 2 e l’1 (Finley-Bulleri-Mordente) e altri tre tra il 4 ed il 3 (Hall-Mancinelli-Maciulis). Con due centri che nascono e si sentono titolari e per caratteristiche hanno bisogno di minutaggi lunghi per dare il meglio. Con Acker che sembra piovuto da Plutone. Con delle gerarchie difficilissime da disegnare. Un esempio ? Viggiano è il decimo uomo più forte d’Europa, ma non è detto che quando la distanza tra il primo ed il decimo è così ridotta sia necessariamente un bene. Soprattutto quando stabilire chi sia il primo è così difficile.
  • Il che non significa che debbano suonare le campane a morto o che siano arrivate alla Cassazione delle sentenze definitive. Intanto a basket ci sono anche gli avversari (e tra poco ne parleremo). E poi solo il tempo fa le squadre. Ricordo che il primo scudetto dell’era Peterson arrivò nonostante un meno 15 casalingo all’esordio contro una Rieti maramalda ed ogni tipo di difficoltà nel girone di andata. E basta tornare all’inizio della passata stagione per capire come le prime proiezioni siano fin troppo instabili per essere prese a riferimento.
  • Già gli avversari. Come detto, le squadre del gruppone sono toste e decise a vendere cara la pelle con tutti. Se poi magari ne prendi una in casa, a inizio stagione, con due veterani come Childress e Slay freschi e motivati, beh, perdere è una reale possibilità. La Cimberio ha superato i falli di Galanda e il calo di zuccheri del terzo quarto, un segnale molto incoraggiante per un gruppo che invece non ha dubbi su chi siano i primi 5-6 e gli altri (meditate …).
  • Slay, con un’altra testa, oggi sarebbe a Barcellona, Mosca o Atene. A fine gara Pillastrini mi ha detto che quando c’è fisicamente e mentalmente vale uno Smodis, e non è un’esagerazione.
  • Ho visto poco di Ferrara-Teramo, ma a naso mi è parsa una bella partita. Apprezzo molto i due allenatori, di cui risentiremo parlare.
  • Ho visto Roma-Cremona, e onestamente metterei ambedue nella categoria “rivedibili”. Jaaber ha tutto per diventare quello che servirebbe a Milano, un trascinatore tecnico ed emotivo. Il che è da collegare soprattutto alla continuità nella sua militanza ed a quel discorso sulo tempo già fatto. Per il resto la Lottomatica è un cantiere aperto con buona disponibilità degli operai. La Vanoli ha qualità e talento ma se Rowland e Bell non riescono a giocare per sé e per gli altri è grigia (l’avete già sentita questa, vero ?).
  • Bene a fine serata Avellino, travolgente a tratti. L’Air ha giocatori di grandissima qualità, e se Szewczyk è questo (15 punti e 27 di valutazione) con Troutman la coppia di lunghi è di primissima. Akyol è onestamente un giocatore di classe superiore e la coppia Brown-Nelson di ordinario ha solo i cognomi.

Benetton e dintorni

  • Non una bella Benetton a Riga, poco ma sicuro. Ma perdere di 5, con sciocchezza finale di Kus, giocando male e tirando peggio dice molto della disponibilità a provarci della squadra. Prevedibile che Cartier Martin abbia bisogno di tempo, che Neal sia molto più punta che trequartista, che i giovani siano giovani. Se posso dire, prevedibile anche che il livello di attese su Hackett sia ingestibile da un ragazzo con relativa esperienza e ancora meno conoscenza diretta del basket professionistico. Se Daniel deve misurarsi con un contratto importante come quello che ha e con le (infondate) speranze NBA, dovrà portare oltre la metà campo una soma pesantissima oltre la palla. Francamente troppo per uno che qualche mese fa era a USC, non al Panathinaikos. In queste condizioni la miglior soluzione, più ancora di Kus, diventa De Nicolao. Guarda caso uno che ha aspettative pari a zero e gioca leggero (peraltro con due sfere d’acciaio al posto giusto, complimenti). Continue reading

(Very) Wild Card

Ce li ricordiamo in campo assieme, esaltarci in quel magico 1983 azzurro tra forbici, canestri e medaglie. Forse sono in assoluto i giocatori che più hanno incarnato il concetto di “sputare sangue” di petersoniana memoria. Ora si trovano, da Presidenti, su posizioni lontane. Il che di per sé non rappresenta alcun problema, anzi. La vexata quaestio riguarda le cosiddette wild (nomen omen …) card. Le posizioni ? Eccole Continue reading

Rubio al Barcellona

Di seguito il pezzo scritto di getto per SS24 dopo il passaggio di Ricky Rubio al Barcellona per 3,7 milioni di euro (buyout record)

Per un enfant prodige europeo nato il 21 ottobre 1990, la notte del draft dovrebbe essere quella in cui si tocca il cielo con un dito, in cui il sogno diventa realtà. Per Ricard Rubio detto Ricky invece, mettersi il cappellino dei Minnesota Timberwolves davanti a David Stern ha segnato l’inizio di una specie di intrigo internazionale che ha coinvolto due continenti ed un numero imprecisato di squadre e persone. Una storia che oggi ha scritto un capitolo importante ma non definitivo, l’approdo al Barcellona. Ricapitoliamo: il nostro decide Continue reading