Lo so, tra la favolosa settimana di Devotion e l’All Star Weekend, proprio di non-basket o quasi-basket mi devo mettere a parlare ? Scusate, ma è più forte di me. E poi questo Google rischia di rovinare il mondo. Per esempio da una ricerca effettuata ha “sputato fuori” questi due documenti:
16.11.2009
L’assemblea ha anche deliberato che, non appena lo consentiranno le norme federali, la nuova denominazione della società sarà Nuova Basket Napoli s.r.l. E’ stata inoltre inviata alla Comtec la documentazione che attesta il rispetto del parametro Patrimonio/Indebitamento.
10.02.2010
La Commissione Giudicante Nazionale della Federazione Italiana Pallacanestro ha inibito Gaetano Papalia, Presidente della società Nuova AMG Sebastiani Basket per 3 anni e 4 mesi (art. 43,d Regolamento di Giustizia, Atti di frode sportiva) e ha applicato alla società Nuova AMG Sebastiani Basket la penalizzazione di punti 8 da scontarsi nell’anno sportivo 2010/2011 (art. 44 Regolamento di Giustizia, Responsabilità oggettiva per atti di frode sportiva). Il procuratore federale Roberto Alabiso, venuto a conoscenza della sentenza, ha preannunciato l’impugnazione della stessa e il ricorso alla Corte federale.
Il diciottesimo turno del massimo campionato di basket prevede per domani lo scontro che il sito ufficiale della Lega presenta sotto il seguente “marquee”
NUOVA AMG SEBASTIANI – CANADIAN SOLAR BOLOGNA
Si gioca al Pala Barbuto di Napoli, ma la fu Martos e mancata Nuova Basket Napoli da qualche giorno ha assunto, in sede FIP e Lega, la denominazione coatta riportata qui sopra. Nuova AMG Sebastiani Basket, senza città, apolide e reietta.
Alle 17 degli sfortunati ragazzi, che meriterebbero più attenzione da parte nostra, se la vedranno con professionisti che decideranno se assestare loro 80, 100 o 120 punti di scarto. Dei tifosi, attorno a quell’ora, penseranno fuggevolmente alla Coppa Italia del 2006, alle notti magiche di Eurolega della stagione successiva e alle speranze di quest’estate, naturalmente prima di tornare alle proprie occupazioni. Perché al PalaBarbuto, come dire, difficilmente ci sarà il tutto esaurito. Per le 18 e 15, quando andranno in campo le altre, sarà già tutto finito. Addetti ai lavori e no daranno un’occhiata allo scout, registreranno le ennesime statistiche impazzite e farsesche e torneranno ad occuparsi delle altre partite, mentre la squadra apolide tornerà ad essere inghiottita dal buio
Ora, c’è una forma che è sostanza, e per questo va rispettata massimamente. E c’è una forma che invece sostanza non è, o lo è assai meno. Ed è in questa categoria che tenderei a mettere le questioni relative alla denominazione. Con buona pace e massimo rispetto delle motivazioni, che diamo per scontato essere ultra-legittime e cogenti, se tutto quello che si riesce a fare è squalificare Papalia, penalizzarlo per la prossima stagione e far sparire la dizione “Napoli” dalla denominazione della società credo che ci siano limiti precisi nel sistema di controllo.
Ripeto, non mi interessa in sé la questione del nome. Ed ho massimo ed autentico rispetto per l’attività di tutte le parti protagoniste della vicenda. Ma c’è una cosa che manca clamorosamente. E non è l’ammissione di colpa o di presa di responsabilità rispetto a questa vicenda che non possiamo definire incredibile solo perché è davanti ai nostri occhi (e ci rimane).
No, quello che manca non è una ricostruzione di quel che è successo, già che “scurdammoce o’passato” lo dicono proprio a Napoli, città che a quanto so io è ancora segnata sulla carta geografica. Quello che manca è un pronunciamento serio e deciso rivolto al futuro. Che possa fare di Napoli l’ultima tappa di un circuito perverso che si è sviluppato in questi anni attraverso Bologna, Pesaro, Montecatini, Roseto, Capo d’Orlando e molte altre piazze.
Sì, lo so, ognuna di queste situazioni è diversa. In ognuno di questi casi non si poteva fare diversamente seguendo le regole. Già, le regole. Come se fosse una questione di forma e non di sostanza. La forma segue le regole e si appiattisce sulle stesse, la sostanza le scrive in modo che siano al passo coi tempi.
Per me non è più complicato di così. Ora, se chiamare in un modo invece che un altro una squadra o pronunciare o meno il nome di una città aiutasse, saremmo tutti d’accordo. E invece è solo di pedissequo formalismo, di una lavata di mani pilatesca. Di scacciare cioè con una formale obbedienza a regole vuote (scritte troppo tempo fa e per realtà non professionistiche) la fastidiosa presenza di un enorme elefante in mezzo alla stanza.
Un atteggiamento che ritroviamo in un’altra vicenda soffocata, quella di arbitropoli/baskettopoli/raccomandopoli. Un’altra vicenda in cui la versione ufficiale è che hanno sbagliato dei singoli ed è tutto finito. E chi vuole tornare a parlarne, chi vuole capire, viene fatto passare come un cacciatore di streghe, un visionario, un traditore della patria cestistica. Quando a tenerla viva lontano dall’ufficialità e dai riflettori sono le decine di verità diverse raccontate da “chi sa”, troppo spesso pro domo sua. Tanto le regole sono state osservate, le mele marce sono state eliminate dalla cesta e adesso è tutto a posto. Scusate, a me non basta. Questo modo di procedere non mi rassicura, anzi. Ma sicuramente sarà colpa mia.
Per sommi capi, partirei innanzitutto dalla regola
Nessun giocatore deve toccare la palla dopo che la stessa ha toccato l’anello, mentre ha ancora la possibilità di entrare nel canestro, dopo che il segnale acustico del cronometro di gara ha suonato per la fine di un periodo, mentre la palla è in volo per un tiro a canestro su azione. Devono essere applicate tutte le restrizioni relative all’interferenza sul tentativo di realizzazione e sul canestro.
Per decidere se la deviazione di Roberts sia o meno legale bisogna quindi valutare se la palla avesse o meno la possibilità di entrare. Anticipo che il mio giudizio coincide con quello degli arbitri in campo, cioè che questa possibilità non ci fosse e quindi che si tratti di un tocco regolare. Rimane un tocco assai malaccorto, perchè a sirena suonata i giocatori dovrebbero essere consci che toccare la palla rappresenta un rischio altissimo e non può dare alcun beneficio. Ovviamente nessuno può dire con certezza in questo caso se quella palla avesse o meno possibilità di entrare, siamo nel campo della valutazione personale e sarebbe accettabile anche quella di chi sostiene che questa possibilità l’avesse. Nello spirito della regola deve però essere una possibilità autentica, e non solo teorica.
Un passo avanti: relativamente agli interminabili minuti passati davanti alla postazione dell’Instant Replay vanno fatti alcuni distinguo. Il primo è che non è assolutamente possibile che la valutazione delle immagini da parte degli arbitri avvenga con i due allenatori ed altre diecine, se non centinaia di persone nei pressi. Meno che mai se poi con gli allenatori inizia una discussione prima che la decisione venga finalizzata. Gli allenatori hanno diritto sacrosanto a conoscere la decisione immediatamente e a conoscerne le motivazioni, ma non possono certo partecipare al processo in cui si forma il convincimento. So bene che gli arbitri decidono quello che è più giusto, ma ugualmente trovo personalmente non accettabile che lo facciano in mezzo a tutte quelle persone. Il secondo, più importante, è che a 0.00 sul cronometro gli arbitri hanno la possibilità di controllare le immagini, e farlo ha sempre una sua valenza positiva. Si ricordi però che non possono prendere una decisione al di fuori dei casi espressamente previsti, e cioè validità di un canestro, infrazione di 24 secondi o fallo (le ultime due fattispecie solo per quel che concerne il loro precedere o meno la fine della gara). Quindi, se anche vedendo quelle immagini gli arbitri avessero ritenuto che si trattasse di un’interferenza NON avrebbero potuto eseguire il cosiddetto “overrule”, cioè cambiare la decisione
Da ultimo, c’è un motivo per cui la NBA ha considerato di ammettere l’interferenza tra le fattispecie assoggetate ad Instant Replay e poi ha scartato l’idea. Si tratta di una regola composita, fatta di circostanze oggettive (poche) e non oggettive. Tra le prime metterei solo la rilevazione del contatto tra palla e ferro o palla e tabellone ove rileva. Per il resto (parabola ascendente/discendente, possibilità di entrare nel canestro) il mezzo televisivo NON offre un’indicazione univoca. Rimango quindi ancora sorpreso da come per la nostra serie A si sia invece ritenuto di mettere le circostanze di interferenza tout court tra quelle da Instant Replay, nonostante non comparissero (dopo essere state discusse e scartate per lo stesso motivo addotto dalla NBA 5 anni più tardi) nella stesura originale della regola.
Chiusura: non capisco il fondamento del ricorso del Barcellona, ma naturalmente sono padronissimi di farlo. Per quel nulla che capisco però senza una singola possibilità che possa evnire accolto
Sia permesso una piccola aggiunta sotto forma di commento alla risposta del Presidente del CIA alla lettera del suo omologo AIAP, vicenda che potete, se lo volete, ricostruire per intero sul blog.
Pare chiaro, dai due documenti, che resta difficile parlare di identità di vedute. Su una cosa però sembra si raggiunga un qualche grado di convergenza. Sabetta parla infatti di come “i violenti attacchi mediatici ai quali tutta la categoria è stata esposta hanno creato un clima di forte disagio per tutti gli arbitri che alla domenica si recano sui campi e sono oggetto di pressioni enormi a causa di insulti e accuse senza che essi siano mai stati dichiarati colpevoli di alcunché. Sul tema (delicatissimo), l’AIAP, al fine di proteggere i diritti degli arbitri coinvolti, ha ritenuto che la scelta migliore fosse quella di assumere un atteggiamento concreto, attento solo ai fatti, lavorando in silenzio senza prestare il fianco a inutili polemiche mediatiche che avrebbero avuto il solo esito di danneggiare ulteriormente l’immagine degli arbitri e dell’intero movimento“.
Tola invece ci informa che “una volta informato il Consiglio Direttivo CIA, ho chiesto ai designatori dei campionati interessati di “revocare” alcune partite di arbitri che erano presenti nei verbali delle intercettazioni, al solo fine – desidero ancora sottolinearlo – di proteggerli e di salvaguardarli da un’eventuale (e probabile) fuga di notizie, a cui siamo stati abituati troppo spesso negli ultimi tempi, sui giornali, fuga di notizie, poi di fatto puntualmente verificatasi. Ho personalmente contattato tutti i tesserati coinvolti, spiegando i motivi della revoca e chiedendo in maniera riservata i chiarimenti tramite e-mail. Ricorderà certamente le interviste da me rilasciate ai microfoni di Sky, nelle quali non ho mai fatto nomi e ho chiaramente difeso la categoria arbitrale, a mio modo e nei miei desideri tutelandola da paventate strumentalizzazioni dei media“.
Ora, quod Deus avertat che il sottoscritto possa cadere nella trappola di una difesa corporativistica della sua categoria, anzi. Anche io, come Tola, ho evitato di fare i nomi degli arbitri “sospesi/revocati” pur conoscendoli bene (come mezza Italia dei canestri) e raccontando una gara in cui due di loro erano impegnati in campo. L’ho fatto perchè si trattava di vicenda non delineata, perchè non avevo a disposizione tutte le carte, perchè non avrebbe aggiunto alcunchè al contenuto giornalistico della partita e, last but not least, per il rispetto dovuto ad una categoria di cui ho fatto parte. Ed ho anche evitato di rilevare che, per quanto a me constava, la sospensione negata nell’intervallo era invece stata irrogata
Sì, perchè delle sospensioni, come ora apprendiamo nero su bianco, ci sono state. Quelle stesse sospensioni che, anche questo è nero su bianco, sono state volontariamente negate in diretta dai microfoni di SKY. Nessuno scandalo, per carità. Credo per davvero alle giustificazioni addotte, all’ottima fede ed alla voglia di proteggere la categoria in un momento delicato. Con tutto questo si tratta chiaramente di una dichiarazione non veritiera, il che mi sembra non troppo gradevole (in questi casi un corretto rapporto con i media vorrebbe l’uso del “no comment” al posto di parole tecnicamente mendaci).
Ma paventare una strumentalizzazione tout court da parte di questi terribili media capaci di violenti attacchi, se devo dire la verità, mi piace ancora meno. In primis perchè io non sono il signor Flavio Media e non ci sto, neppure minimamente, a farmi appiccicare addosso un’etichetta di categoria. Io strumentalizzazioni cerco di non farne, e sono anche abbastanza sicuro di riuscirci. Capisco che la lettera non si riferisce direttamente a me (o magari sì, non è il punto). Ma queste generalizzazioni, questi fasci di erbe così diverse lasciamoli ai superficiali, ai complottisti, a quelli che insultano gli arbitri e non comprendono l’abnegazione e lo spirito di sacrificio che contraddistingue la stragrande maggioranza della categoria. Che se poi domani di una strumentalizzazione mi macchiassi (ed è possibile), gradirei sentirmela rinfacciare per nome e cognome, perchè spererei di non essere così coniglio da evitare di assumerne paternità e responsabilità.
Punto e a capo. Non è una polemica con Tola, Sabetta, il CIA o l’AIAP. Personalmente ho il massimo rispetto per persone ed istituzioni del mondo arbitrale e lo rivendico con forza. Il che non può impedirmi di rilevare che se non si vogliono fughe di notizie esiste un semplice ed infallibile metodo. Basta non far circolare documenti e notizie che possono provenire solo e solamente dall’interno di quel mondo. Come l’arbitro ha il dovere di applicare il regolamento a prescindere dai suoi convincimenti, il giornalista ha l’obbligo di rendere pubblici i fatti di cui viene a conoscenza.
Non ho un’opinione sul merito delle due lettere, e onestamente neppure mi interessa averla (miracolo !). Sono fatti interni di categoria, di cui è giusto discutano gli associati liberamente. Ho invece opinioni, siccome i miracoli non vanno in coppia, sul contesto generale della vicenda. Della vicenda scoperchiata a Reggio Calabria abbiamo saputo poco, pochissimo. Non lo dico perchè presumo che ci sia chissà che cosa, anzi, sono convinto del contrario. Ma a oggi non è stata data una comunicazione vera, completa e univoca su responsabilità accertate od in via di accertamento e, soprattutto, sugli indirizzi da porre in essere per rinnovare la categoria.
Queste lettere, rese pubbliche in tempo reale, contengono (come altri documenti) riferimenti tra le righe a circostanze su cui hanno già indagato almeno due procure, quella della Repubblica di Reggio Calabria e quella federale. Mettere a disposizione tutto il materiale pubblico relativo a questa vicenda avrebbe permesso di formarsi un’opinione indipendente e libera. Avvisi di fine indagini, contestazioni alle parti, sentenze di condanna, atti di difesa. Sono atti già oggetto di legittima discovery, solo che nessuno si è preso la briga di raggrupparli per quell’opinione pubblica che ha diritto di sapere se qualcuno ha sbagliato e perchè. E invece si cerca di attendere, girare attorno, vedere se il tempo non passa invano. Peccato
Non si vorrebbero quei documenti e chiarimenti per costruire una forca o palleggiare la responsabilità di quel che è successo tra varie persone o istituzioni. Ma solo e solamente per delimitare bene il perimetro di una vicenda che non si può liquidare addossandola a qualche pecora nera ed ai complotti mediatici. Ribadisco con forza che dal materiale parziale che abbiamo conosciuto esce un’inequivocabile necessità di riforma morale e materiale della categoria, oltre che responsabilità che vanno puntualmente precisate in capo ai singoli. Non significa che sono tutti corrotti, che c’è un Grande Vecchio, che so che è stato nascosto qualcosa, che presto usciranno altre intercettazioni, altre squalifiche o altri insabbiamenti.
Non so proprio nulla e nulla quindi adombro. Credo però di sapere che non si esce da questa situazione tramite raffiche di fuoco amico che si incrociano in tutte le direzioni. Queste sì portano chi segue la vicenda a pensare al peggio, a generalizzare e, laddove ci sia una precisa volontà, a strumentalizzare. A me invece piacerebbe sentire una volta per tutte come stanno le cose. Non ho un’opinione sulla gravità della colpa di chi ha telefonato chiedendo o suggerendo delle cose, ma nel momento in cui la circostanza diventa pubblica ho paura che sia appropriato prendere un decisione in un senso o nell’altro e quindi dedicarsi ai problemi TECNICI della categoria, ferma da anni al palo e adusa a sistemi che non sono più al passo con un gioco che si evolve a ritmi vertiginosi
Detto da uno che si è disperato per aver perso le scarpe a Morbegno ed aver lasciato, causa sospensione di una gara, la tuta a Sedriano, ho paura che le problematiche di chi deve arbitrare Eze e Petravicius piuttosto che Ere e Vukcevic facciano fatica ad essere gestite assieme a quelle relative a visite mediche e materiale. Ripeto, non provate ad accusarmi di insensibilità verso arbitri giovani e di categorie minori. Ma non si può, parere personale, occuparsi assieme degli uni e degli altri. Esigenze diverse, attenzioni diverse, tutto diverso. Così, tanto per dirne una delle cento che mi vengono in mente per migliorare in futuro
Spero di non leggere altre lettere in linguaggio burocratico e sottilmente polemico. Ovviamente se mi capiteranno in mano ne prenderò atto come dovere di ufficio. Ma spero che presto tutti quelli che spendono tempo e passione nel mondo arbitrale possano chiarirsi le idee e chiarile a noi. Decidere che per i professionisti ci devono essere i professionisti ad arbitrare, giudicare, insegnare, valutare. E questo lo devono stimolare le società, che invece son bravissime solo a nascondersi dietro qualche mignolo. Chi sta sotto le categorie principali non vale di meno, anzi. Ma va gestito con altri criteri, facendogli capire che si può essere importanti anche senza diventare Facchini o Cicoria. Buon weekend a tutti quelli che vanno in campo, ben oltre la retorica, sono con tutti voi
Nel contributo l’immagine dello storico “quasi-canestro” ripresa da sotto. Un contributo che non arriva dalle telecamere RAI ma da quelle dell’allora Koper-Capodistria, poi confluite nell’archivio Telepiù-SKY. L’attenzione va concentrata sul tabellone in alto dietro il canestro opposto, che compare dopo il passaggio di Fantozzi quando l’operatore allarga. Purtroppo non c’è maniera di discernere le cifre sul cronometro, ma un provvidenziale particolare ci aiuta a far luce sulla vicenda. Ad un certo punto infatti una parte del tabellone, quella che ospita credo i falli di squadra, si mette a lampeggiare. Con quel tipo di apparato questo avviene quando il tempo è scaduto, in automatico. Nella terza (lentissima) ripetizione avete la dimostrazione che a lampeggiamento iniziato la palla è ancora saldamente nelle mani di Forti e Meneghin è ancora lontano dal provocare il contatto falloso. Ergo, la partita era finita in quel momento, e come vedete si tratta di un tempo abbastanza considerevole, diciamo nell’ordine certamente di qualche decimo. Molto più nettamente rispetto al tiro di Douglas per esempio. Se infatti rivedete una seconda volta il tutto, nella quarta ripetizione avete la chiara percezione che si blocchi lo scorrere del tempo sul cronometro prima che Forti si liberi del pallone. Da notare anche come D’Antoni, Aldi, Faina e Pessina imbocchino subito la strada verso lo spogliatoio festanti dopo essersi voltati verso l’arbitro.
scriviamo la presente al fine di portare alla Vostra attenzione il pensiero dell’Associazione Italiana Arbitri Pallacanestro (AIAP) circa l’azione del CIA e del suo Presidente in relazione agli avvenimenti accaduti sino a questo punto della presente stagione sportiva.
Innanzitutto, prima delle considerazioni di merito, riteniamo fondamentale premettere che l’AIAP aveva accolto con grande speranza e fiducia l’insediamento del nuovo CIA, assumendo da subito nei suoi confronti un atteggiamento collaborativo, aperto ad un dialogo costruttivo e propositivo su tutti i temi che interessano il mondo arbitrale.
Purtroppo, mentre su tale linea abbiamo riscontrato apprezzamento dagli Organi Federali e dal Presidente della Federazione in particolare che ha avuto nei nostri riguardi una grande disponibilità all’ascolto, non possiamo dire che lo stesso sia avvenuto da parte del Presidente del CIA, il quale invece, fin dall’inizio del suo mandato ha dimostrato una scarsa disponibilità al dialogo e all’ascolto, assumendo un atteggiamento troppo autoritario nei confronti degli arbitri e che è parso quasi ostruzionistico e delegittimante nei confronti dell’Associazione (della quale lui stesso è stato Presidente sino a pochi mesi fa!).
Ciò posto, l’AIAP evidenzia alcune problematiche di merito che stanno determinando un diffuso malcontento ed una forte preoccupazione fra gli arbitri:
Raduni di metà campionato: Il CIA ha comunicato che ai raduni che si svolgeranno in occasione delle finali di coppa Italia di Legauno e Legadue parteciperanno solo gli arbitri designati per dirigere tali competizioni. L’AIAP ritiene invece, che tutti gli arbitri debbano partecipare al fine di mantenere un aggiornamento e una crescita tecnica comune a tutti coloro che sono chiamati a dirigere la medesima categoria.
Rimborso visita medica: abbiamo appreso che dall’anno venturo, per assunti motivi di bilancio, la visita medica di abilitazione allo sport agonistico verrà rimborsata solo agli arbitri che frequenteranno il primo corso. L’AIAP esprime ferma contrarietà a questa ipotesi che sembra particolarmente iniqua e contraria al buon senso. In ogni caso, qualora effettivamente il bilancio non permetta il rimborso a tutti gli arbitri, si propone come estrema ratio di mantenerlo almeno fino alla categoria B dilettanti, con esclusione di quelle superiori.
Prove atletiche: la data dello svolgimento delle prove atletiche per gli arbitri professionisti dell’Emilia-Romagna è stata comunicata ai convocati non rispettando il termine minimo di 20 giorni di preavviso stabilito dai regolamenti. L’Associazione, elogiando la professionalità e la disponibilità dei tesserati che hanno comunque risposto alla convocazione senza polemiche, sottolinea che in futuro il termine regolamentare di preavviso dovrà essere scrupolosamente rispettato.
Valutazioni: Nonostante l’AIAP abbia reso noto ai propri associati e a chi l’ha contattata le modalità di svolgimento del Consiglio CIA nel quale sono state formate le graduatorie di metà campionato, ad oggi vi è una diffusa perplessità degli arbitri (specialmente delle categorie dilettantistiche), in relazione al metodo seguito per la formazione delle suddette graduatorie. Pertanto, l’Associazione segnala al CIA che sarebbe opportuno fornire ulteriori chiarimenti circa i criteri adottati per giungere alla composizione delle fasce di merito, con particolare riferimento alla valenza dei rapporti degli osservatori.
Provvedimenti disciplinari: con riferimento alle indagini che la Procura della Repubblica di Reggio Calabria sta conducendo e a quelle svolte sugli stessi temi dalla Procura Federale, l’AIAP esprime totale disaccordo circa la condotta tenuta dal Presidente CIA.
I violenti attacchi mediatici ai quali tutta la categoria è stata esposta hanno creato un clima di forte disagio per tutti gli arbitri che alla domenica si recano sui campi e sono oggetto di pressioni enormi a causa di insulti e accuse senza che essi siano mai stati dichiarati colpevoli di alcunché.
Sul tema (delicatissimo), l’AIAP, al fine di proteggere i diritti degli arbitri coinvolti, ha ritenuto che la scelta migliore fosse quella di assumere un atteggiamento concreto, attento solo ai fatti, lavorando in silenzio senza prestare il fianco a inutili polemiche mediatiche che avrebbero avuto il solo esito di danneggiare ulteriormente l’immagine degli arbitri e dell’intero movimento.
L’Associazione ha sempre espresso fiducia nel lavoro degli inquirenti affinché venissero garantite la chiarezza e la trasparenza del movimento attraverso l’accertamento di eventuali responsabilità collegate a condotte illecite. Contestualmente però, essa ha da subito dichiarato di rifiutare in modo netto e inequivocabile il clima di sospetto che tende a colpevolizzare gli uomini prima che a loro carico sia emesso un provvedimento di condanna dagli organi di giustizia competenti.
L’AIAP si sarebbe aspettata che il CIA assumesse la stessa linea garantista e invece il suo Presidente ha adottato provvedimenti di sospensione degli arbitri o di revoca delle designazioni senza accertarsi della fondatezza degli elementi loro contestati e senza nemmeno averli ascoltati per chiedere loro chiarimenti.
Anche di fronte all’ennesimo provvedimento di assoluzione di molti colleghi emanato in data 21 gennaio u.s. dalla Procura Federale, il CIA non ha rilasciato dichiarazioni in loro favore.
Pertanto, alla luce di quanto esposto e della considerazione che oggi il CIA e il suo Presidente sono espressione diretta della volontà degli arbitri elettori e che con loro deve sussistere un necessario rapporto di fiducia, appare chiaro che il perdurare di tale linea di condotta costringerà l’AIAP a porre in discussione tale rapporto.
L’Assemblea della Lega Basket Serie A che si è riunita oggi a Bologna ha deciso di accettare la candidatura della società Scandone Avellino ad organizzare la edizione 2010 della Coppa Italia Final Eight che si svolgerà al PalaDelMauro
LEGA BASKET (comunicato ufficiale 30 novembre 2009)
Sono stato il primo a complimentarmi con Avellino dopo l’annuncio della Lega, ma quel comunicato era sbagliato perché in realtà si era votato solo per decidere se giocare in una sede neutra o consegnare l’organizzazione ad un club. Da allora la situazione è cambiata. Gli alleati di Avellino sono pericolosi, pensano che non votando il bilancio otterranno la restituzione della tassa di ingresso, ma personalmente spero che il bilancio continui a non essere approvato, così mettiamo in liquidazione questa Lega che non serve davvero a nulla. Il presidente Renzi sono settimane che tenta di trovare una mediazione, ma non ci è riuscito, segno che non sa fare molto bene il suo lavoro. Spero che lunedì si trovi una soluzione, ma comunque vada Bologna è pronta ad organizzare le Final Eight in 8 giorni
CLAUDIO SABATINI
E’ una situazione davvero complicata, ci vorrebbe il mago di Arcella per capire come va a finire lunedì. Noi saremo con Avellino, ma si rischia che l’assegnazione sia effettuata per un voto (al momento la società irpina conta su 7 dei 16 voti). Ho la sensazione che i grandi club abbiamo preparato un colpo di mano, non tanto per colpire l’Air, ma per delegittimare il presidente Renzi
ARIO COSTA
La Lega ha assegnato l’organizzazione ad Avellino lo scorso 30 novembre, lunedì in Assemblea si tratterà solo di una formalità, altrimenti purtroppo saremo costretti ad agire per vie legali per tutelare il nostro nome e quello di tutta la città di Avellino. In questi anni il pubblico irpino ha dimostrato la competenza e la passione che mette nel seguire il basket, quindi anche se ci fosse una finale Siena-Milano (ipotizzata da Sabatini) il PaladelMauro sarebbe gremito di tifosi. La Lega è la rappresentazione dei club, se non funziona vuol dire che le società non funzionano. Possiamo discutere se e come ristrutturarla, ma è un argomento che non può essere utilizzato per toglierci le Final Eight
LUIGI ERCOLINO
Stanotte penseremo se ritirare la candidatura di Avellino per l’organizzazione delle Final Eight di Coppa Italia. Domani nell’Assemblea della Lega sarà la mia ultima apparizione, perché dopo mi dimetterò dal mio ruolo societario visto che non ha alcun senso rappresentare la nostra società in questa Lega. In un altro contesto, presenteremmo una proposta diversa da quella dello scorso novembre, visto che ora i tempi per organizzare la manifestazione si sono sensibilmente ridotti e non certo per colpa di Avellino
LUIGI ERCOLINO
L’Assemblea della Lega Basket Serie A che si è riunita oggi a Bologna ha approvato alla unanimità il bilancio consuntivo chiuso al 30 giugno 2009 e il bilancio preventivo per la stagione 2009-10. Allo stesso tempo ha deciso, sempre all’unanimità, di affidare alla società Scandone Avellino la organizzazione della edizione 2010 della Final Eight di Coppa Italia che si svolgerà al PalaDelMauro dal 18 al 21 febbraio. Successivamente si è proceduto al sorteggio per abbinare alle quattro formazioni teste di serie le altre quattro squadre qualificate alla Final Eight. Nel tabellone alto la Montepaschi Siena, prima classificata, affronterà la Sigma Coatings Montegranaro mentre la NGC Cantù, quarta classificata, affronterà l’Angelico Biella. Nel tabellone basso la terza classificata Armani Jeans Milano affronterà l’Air Avellino mentre la seconda classificata Pepsi Caserta affronterà la Canadian Solar Bologna.
LEGA BASKET (comunicato ufficiale 25 gennaio 2010)
Siamo stati scelti all’unanimità come sede delle Final Eight dopo una discussione aperta questa mattina nella riunione di Lega. Per noi è una enorme soddisfazione ma, adesso mi aspetto il supporto di tutti per fare un’importante manifestazione
VINCENZO ERCOLINO
Non riteniamo sia stata adottata una procedura adeguata per il sorteggio degli accoppiamenti, Marco Cannella non è stato nemmeno avvertito dell’effettuazione dello stesso. Roba da cinema horror o da scherzi a parte
Verso Angelico-NGC
DA 2 O DA 3 ?
ANGELICO
NGC
33,7 (16°)
TIRI DA 2 TENTATI
37,8 (5°)
53,9 (9°)
% DA 2
54,8 (5°)
24,9 (2°)
TIRI DA 3 TENTATI
18,3 (16°)
40,1 (4°)
% DA 3
41,8 (2°)
C’E’ DUE E DUE …..
Distribuzione e rendimento del tiro da 2 punti
NB: tra parentesi PPP (punti per possesso)
C’E’ SOSPENSIONE E SOSPENSIONE ….
LIBERI GALEOTTI
Scusate il disturbo ….
Lo so, tra la favolosa settimana di Devotion e l’All Star Weekend, proprio di non-basket o quasi-basket mi devo mettere a parlare ? Scusate, ma è più forte di me. E poi questo Google rischia di rovinare il mondo. Per esempio da una ricerca effettuata ha “sputato fuori” questi due documenti:
16.11.2009
L’assemblea ha anche deliberato che, non appena lo consentiranno le norme federali, la nuova denominazione della società sarà Nuova Basket Napoli s.r.l. E’ stata inoltre inviata alla Comtec la documentazione che attesta il rispetto del parametro Patrimonio/Indebitamento.
10.02.2010
La Commissione Giudicante Nazionale della Federazione Italiana Pallacanestro ha inibito Gaetano Papalia, Presidente della società Nuova AMG Sebastiani Basket per 3 anni e 4 mesi (art. 43,d Regolamento di Giustizia, Atti di frode sportiva) e ha applicato alla società Nuova AMG Sebastiani Basket la penalizzazione di punti 8 da scontarsi nell’anno sportivo 2010/2011 (art. 44 Regolamento di Giustizia, Responsabilità oggettiva per atti di frode sportiva). Il procuratore federale Roberto Alabiso, venuto a conoscenza della sentenza, ha preannunciato l’impugnazione della stessa e il ricorso alla Corte federale.
Il diciottesimo turno del massimo campionato di basket prevede per domani lo scontro che il sito ufficiale della Lega presenta sotto il seguente “marquee”
NUOVA AMG SEBASTIANI – CANADIAN SOLAR BOLOGNA
Si gioca al Pala Barbuto di Napoli, ma la fu Martos e mancata Nuova Basket Napoli da qualche giorno ha assunto, in sede FIP e Lega, la denominazione coatta riportata qui sopra. Nuova AMG Sebastiani Basket, senza città, apolide e reietta.
Alle 17 degli sfortunati ragazzi, che meriterebbero più attenzione da parte nostra, se la vedranno con professionisti che decideranno se assestare loro 80, 100 o 120 punti di scarto. Dei tifosi, attorno a quell’ora, penseranno fuggevolmente alla Coppa Italia del 2006, alle notti magiche di Eurolega della stagione successiva e alle speranze di quest’estate, naturalmente prima di tornare alle proprie occupazioni. Perché al PalaBarbuto, come dire, difficilmente ci sarà il tutto esaurito. Per le 18 e 15, quando andranno in campo le altre, sarà già tutto finito. Addetti ai lavori e no daranno un’occhiata allo scout, registreranno le ennesime statistiche impazzite e farsesche e torneranno ad occuparsi delle altre partite, mentre la squadra apolide tornerà ad essere inghiottita dal buio
Ora, c’è una forma che è sostanza, e per questo va rispettata massimamente. E c’è una forma che invece sostanza non è, o lo è assai meno. Ed è in questa categoria che tenderei a mettere le questioni relative alla denominazione. Con buona pace e massimo rispetto delle motivazioni, che diamo per scontato essere ultra-legittime e cogenti, se tutto quello che si riesce a fare è squalificare Papalia, penalizzarlo per la prossima stagione e far sparire la dizione “Napoli” dalla denominazione della società credo che ci siano limiti precisi nel sistema di controllo.
Ripeto, non mi interessa in sé la questione del nome. Ed ho massimo ed autentico rispetto per l’attività di tutte le parti protagoniste della vicenda. Ma c’è una cosa che manca clamorosamente. E non è l’ammissione di colpa o di presa di responsabilità rispetto a questa vicenda che non possiamo definire incredibile solo perché è davanti ai nostri occhi (e ci rimane).
No, quello che manca non è una ricostruzione di quel che è successo, già che “scurdammoce o’passato” lo dicono proprio a Napoli, città che a quanto so io è ancora segnata sulla carta geografica. Quello che manca è un pronunciamento serio e deciso rivolto al futuro. Che possa fare di Napoli l’ultima tappa di un circuito perverso che si è sviluppato in questi anni attraverso Bologna, Pesaro, Montecatini, Roseto, Capo d’Orlando e molte altre piazze.
Sì, lo so, ognuna di queste situazioni è diversa. In ognuno di questi casi non si poteva fare diversamente seguendo le regole. Già, le regole. Come se fosse una questione di forma e non di sostanza. La forma segue le regole e si appiattisce sulle stesse, la sostanza le scrive in modo che siano al passo coi tempi.
Per me non è più complicato di così. Ora, se chiamare in un modo invece che un altro una squadra o pronunciare o meno il nome di una città aiutasse, saremmo tutti d’accordo. E invece è solo di pedissequo formalismo, di una lavata di mani pilatesca. Di scacciare cioè con una formale obbedienza a regole vuote (scritte troppo tempo fa e per realtà non professionistiche) la fastidiosa presenza di un enorme elefante in mezzo alla stanza.
Un atteggiamento che ritroviamo in un’altra vicenda soffocata, quella di arbitropoli/baskettopoli/raccomandopoli. Un’altra vicenda in cui la versione ufficiale è che hanno sbagliato dei singoli ed è tutto finito. E chi vuole tornare a parlarne, chi vuole capire, viene fatto passare come un cacciatore di streghe, un visionario, un traditore della patria cestistica. Quando a tenerla viva lontano dall’ufficialità e dai riflettori sono le decine di verità diverse raccontate da “chi sa”, troppo spesso pro domo sua. Tanto le regole sono state osservate, le mele marce sono state eliminate dalla cesta e adesso è tutto a posto. Scusate, a me non basta. Questo modo di procedere non mi rassicura, anzi. Ma sicuramente sarà colpa mia.
Troppo bravi
Instant a Belgrado
In tanti mi hanno chiesto un parere sull’ultima azione di Partizan-Barcellona
Per sommi capi, partirei innanzitutto dalla regola
Nessun giocatore deve toccare la palla dopo che la stessa ha toccato l’anello, mentre ha ancora la possibilità di entrare nel canestro, dopo che il segnale acustico del cronometro di gara ha suonato per la fine di un periodo, mentre la palla è in volo per un tiro a canestro su azione. Devono essere applicate tutte le restrizioni relative all’interferenza sul tentativo di realizzazione e sul canestro.
Per decidere se la deviazione di Roberts sia o meno legale bisogna quindi valutare se la palla avesse o meno la possibilità di entrare. Anticipo che il mio giudizio coincide con quello degli arbitri in campo, cioè che questa possibilità non ci fosse e quindi che si tratti di un tocco regolare. Rimane un tocco assai malaccorto, perchè a sirena suonata i giocatori dovrebbero essere consci che toccare la palla rappresenta un rischio altissimo e non può dare alcun beneficio. Ovviamente nessuno può dire con certezza in questo caso se quella palla avesse o meno possibilità di entrare, siamo nel campo della valutazione personale e sarebbe accettabile anche quella di chi sostiene che questa possibilità l’avesse. Nello spirito della regola deve però essere una possibilità autentica, e non solo teorica.
Un passo avanti: relativamente agli interminabili minuti passati davanti alla postazione dell’Instant Replay vanno fatti alcuni distinguo. Il primo è che non è assolutamente possibile che la valutazione delle immagini da parte degli arbitri avvenga con i due allenatori ed altre diecine, se non centinaia di persone nei pressi. Meno che mai se poi con gli allenatori inizia una discussione prima che la decisione venga finalizzata. Gli allenatori hanno diritto sacrosanto a conoscere la decisione immediatamente e a conoscerne le motivazioni, ma non possono certo partecipare al processo in cui si forma il convincimento. So bene che gli arbitri decidono quello che è più giusto, ma ugualmente trovo personalmente non accettabile che lo facciano in mezzo a tutte quelle persone. Il secondo, più importante, è che a 0.00 sul cronometro gli arbitri hanno la possibilità di controllare le immagini, e farlo ha sempre una sua valenza positiva. Si ricordi però che non possono prendere una decisione al di fuori dei casi espressamente previsti, e cioè validità di un canestro, infrazione di 24 secondi o fallo (le ultime due fattispecie solo per quel che concerne il loro precedere o meno la fine della gara). Quindi, se anche vedendo quelle immagini gli arbitri avessero ritenuto che si trattasse di un’interferenza NON avrebbero potuto eseguire il cosiddetto “overrule”, cioè cambiare la decisione
Da ultimo, c’è un motivo per cui la NBA ha considerato di ammettere l’interferenza tra le fattispecie assoggetate ad Instant Replay e poi ha scartato l’idea. Si tratta di una regola composita, fatta di circostanze oggettive (poche) e non oggettive. Tra le prime metterei solo la rilevazione del contatto tra palla e ferro o palla e tabellone ove rileva. Per il resto (parabola ascendente/discendente, possibilità di entrare nel canestro) il mezzo televisivo NON offre un’indicazione univoca. Rimango quindi ancora sorpreso da come per la nostra serie A si sia invece ritenuto di mettere le circostanze di interferenza tout court tra quelle da Instant Replay, nonostante non comparissero (dopo essere state discusse e scartate per lo stesso motivo addotto dalla NBA 5 anni più tardi) nella stesura originale della regola.
Chiusura: non capisco il fondamento del ricorso del Barcellona, ma naturalmente sono padronissimi di farlo. Per quel nulla che capisco però senza una singola possibilità che possa evnire accolto
Un commento alle parole di Tola
Sia permesso una piccola aggiunta sotto forma di commento alla risposta del Presidente del CIA alla lettera del suo omologo AIAP, vicenda che potete, se lo volete, ricostruire per intero sul blog.
Pare chiaro, dai due documenti, che resta difficile parlare di identità di vedute. Su una cosa però sembra si raggiunga un qualche grado di convergenza. Sabetta parla infatti di come “i violenti attacchi mediatici ai quali tutta la categoria è stata esposta hanno creato un clima di forte disagio per tutti gli arbitri che alla domenica si recano sui campi e sono oggetto di pressioni enormi a causa di insulti e accuse senza che essi siano mai stati dichiarati colpevoli di alcunché. Sul tema (delicatissimo), l’AIAP, al fine di proteggere i diritti degli arbitri coinvolti, ha ritenuto che la scelta migliore fosse quella di assumere un atteggiamento concreto, attento solo ai fatti, lavorando in silenzio senza prestare il fianco a inutili polemiche mediatiche che avrebbero avuto il solo esito di danneggiare ulteriormente l’immagine degli arbitri e dell’intero movimento“.
Tola invece ci informa che “una volta informato il Consiglio Direttivo CIA, ho chiesto ai designatori dei campionati interessati di “revocare” alcune partite di arbitri che erano presenti nei verbali delle intercettazioni, al solo fine – desidero ancora sottolinearlo – di proteggerli e di salvaguardarli da un’eventuale (e probabile) fuga di notizie, a cui siamo stati abituati troppo spesso negli ultimi tempi, sui giornali, fuga di notizie, poi di fatto puntualmente verificatasi. Ho personalmente contattato tutti i tesserati coinvolti, spiegando i motivi della revoca e chiedendo in maniera riservata i chiarimenti tramite e-mail. Ricorderà certamente le interviste da me rilasciate ai microfoni di Sky, nelle quali non ho mai fatto nomi e ho chiaramente difeso la categoria arbitrale, a mio modo e nei miei desideri tutelandola da paventate strumentalizzazioni dei media“.
Ora, quod Deus avertat che il sottoscritto possa cadere nella trappola di una difesa corporativistica della sua categoria, anzi. Anche io, come Tola, ho evitato di fare i nomi degli arbitri “sospesi/revocati” pur conoscendoli bene (come mezza Italia dei canestri) e raccontando una gara in cui due di loro erano impegnati in campo. L’ho fatto perchè si trattava di vicenda non delineata, perchè non avevo a disposizione tutte le carte, perchè non avrebbe aggiunto alcunchè al contenuto giornalistico della partita e, last but not least, per il rispetto dovuto ad una categoria di cui ho fatto parte. Ed ho anche evitato di rilevare che, per quanto a me constava, la sospensione negata nell’intervallo era invece stata irrogata
Sì, perchè delle sospensioni, come ora apprendiamo nero su bianco, ci sono state. Quelle stesse sospensioni che, anche questo è nero su bianco, sono state volontariamente negate in diretta dai microfoni di SKY. Nessuno scandalo, per carità. Credo per davvero alle giustificazioni addotte, all’ottima fede ed alla voglia di proteggere la categoria in un momento delicato. Con tutto questo si tratta chiaramente di una dichiarazione non veritiera, il che mi sembra non troppo gradevole (in questi casi un corretto rapporto con i media vorrebbe l’uso del “no comment” al posto di parole tecnicamente mendaci).
Ma paventare una strumentalizzazione tout court da parte di questi terribili media capaci di violenti attacchi, se devo dire la verità, mi piace ancora meno. In primis perchè io non sono il signor Flavio Media e non ci sto, neppure minimamente, a farmi appiccicare addosso un’etichetta di categoria. Io strumentalizzazioni cerco di non farne, e sono anche abbastanza sicuro di riuscirci. Capisco che la lettera non si riferisce direttamente a me (o magari sì, non è il punto). Ma queste generalizzazioni, questi fasci di erbe così diverse lasciamoli ai superficiali, ai complottisti, a quelli che insultano gli arbitri e non comprendono l’abnegazione e lo spirito di sacrificio che contraddistingue la stragrande maggioranza della categoria. Che se poi domani di una strumentalizzazione mi macchiassi (ed è possibile), gradirei sentirmela rinfacciare per nome e cognome, perchè spererei di non essere così coniglio da evitare di assumerne paternità e responsabilità.
Punto e a capo. Non è una polemica con Tola, Sabetta, il CIA o l’AIAP. Personalmente ho il massimo rispetto per persone ed istituzioni del mondo arbitrale e lo rivendico con forza. Il che non può impedirmi di rilevare che se non si vogliono fughe di notizie esiste un semplice ed infallibile metodo. Basta non far circolare documenti e notizie che possono provenire solo e solamente dall’interno di quel mondo. Come l’arbitro ha il dovere di applicare il regolamento a prescindere dai suoi convincimenti, il giornalista ha l’obbligo di rendere pubblici i fatti di cui viene a conoscenza.
Non ho un’opinione sul merito delle due lettere, e onestamente neppure mi interessa averla (miracolo !). Sono fatti interni di categoria, di cui è giusto discutano gli associati liberamente. Ho invece opinioni, siccome i miracoli non vanno in coppia, sul contesto generale della vicenda. Della vicenda scoperchiata a Reggio Calabria abbiamo saputo poco, pochissimo. Non lo dico perchè presumo che ci sia chissà che cosa, anzi, sono convinto del contrario. Ma a oggi non è stata data una comunicazione vera, completa e univoca su responsabilità accertate od in via di accertamento e, soprattutto, sugli indirizzi da porre in essere per rinnovare la categoria.
Queste lettere, rese pubbliche in tempo reale, contengono (come altri documenti) riferimenti tra le righe a circostanze su cui hanno già indagato almeno due procure, quella della Repubblica di Reggio Calabria e quella federale. Mettere a disposizione tutto il materiale pubblico relativo a questa vicenda avrebbe permesso di formarsi un’opinione indipendente e libera. Avvisi di fine indagini, contestazioni alle parti, sentenze di condanna, atti di difesa. Sono atti già oggetto di legittima discovery, solo che nessuno si è preso la briga di raggrupparli per quell’opinione pubblica che ha diritto di sapere se qualcuno ha sbagliato e perchè. E invece si cerca di attendere, girare attorno, vedere se il tempo non passa invano. Peccato
Non si vorrebbero quei documenti e chiarimenti per costruire una forca o palleggiare la responsabilità di quel che è successo tra varie persone o istituzioni. Ma solo e solamente per delimitare bene il perimetro di una vicenda che non si può liquidare addossandola a qualche pecora nera ed ai complotti mediatici. Ribadisco con forza che dal materiale parziale che abbiamo conosciuto esce un’inequivocabile necessità di riforma morale e materiale della categoria, oltre che responsabilità che vanno puntualmente precisate in capo ai singoli. Non significa che sono tutti corrotti, che c’è un Grande Vecchio, che so che è stato nascosto qualcosa, che presto usciranno altre intercettazioni, altre squalifiche o altri insabbiamenti.
Non so proprio nulla e nulla quindi adombro. Credo però di sapere che non si esce da questa situazione tramite raffiche di fuoco amico che si incrociano in tutte le direzioni. Queste sì portano chi segue la vicenda a pensare al peggio, a generalizzare e, laddove ci sia una precisa volontà, a strumentalizzare. A me invece piacerebbe sentire una volta per tutte come stanno le cose. Non ho un’opinione sulla gravità della colpa di chi ha telefonato chiedendo o suggerendo delle cose, ma nel momento in cui la circostanza diventa pubblica ho paura che sia appropriato prendere un decisione in un senso o nell’altro e quindi dedicarsi ai problemi TECNICI della categoria, ferma da anni al palo e adusa a sistemi che non sono più al passo con un gioco che si evolve a ritmi vertiginosi
Detto da uno che si è disperato per aver perso le scarpe a Morbegno ed aver lasciato, causa sospensione di una gara, la tuta a Sedriano, ho paura che le problematiche di chi deve arbitrare Eze e Petravicius piuttosto che Ere e Vukcevic facciano fatica ad essere gestite assieme a quelle relative a visite mediche e materiale. Ripeto, non provate ad accusarmi di insensibilità verso arbitri giovani e di categorie minori. Ma non si può, parere personale, occuparsi assieme degli uni e degli altri. Esigenze diverse, attenzioni diverse, tutto diverso. Così, tanto per dirne una delle cento che mi vengono in mente per migliorare in futuro
Spero di non leggere altre lettere in linguaggio burocratico e sottilmente polemico. Ovviamente se mi capiteranno in mano ne prenderò atto come dovere di ufficio. Ma spero che presto tutti quelli che spendono tempo e passione nel mondo arbitrale possano chiarirsi le idee e chiarile a noi. Decidere che per i professionisti ci devono essere i professionisti ad arbitrare, giudicare, insegnare, valutare. E questo lo devono stimolare le società, che invece son bravissime solo a nascondersi dietro qualche mignolo. Chi sta sotto le categorie principali non vale di meno, anzi. Ma va gestito con altri criteri, facendogli capire che si può essere importanti anche senza diventare Facchini o Cicoria. Buon weekend a tutti quelli che vanno in campo, ben oltre la retorica, sono con tutti voi
La risposta di Tola
Egregio Sig. Presidente,
ho preso atto delle considerazioni da Lei espresse nella sua lettera del 25 gennaio u.s.
Non posso non osservare preliminarmente che nulla di quanto dettagliatamente elencato
mi aveva accennato nei precedenti colloqui telefonici tra noi intercorsi; mi spiace non
avere avuto la possibilità di affrontare preliminarmente e congiuntamente i punti in
discussione.
Ritengo peraltro corretto fornirLe tutti i chiarimenti richiesti.
RADUNI META’ CAMPIONATO. Sono certo che ricorderà che più volte si è discusso
sulla utilità o meno di svolgere un raduno arbitrale in occasione delle Finali di Coppa,
avendo purtroppo constatato che molti tra gli arbitri non designati manifestavano
“insofferenza”; per costoro il tutto si esauriva nell’ascoltare una riunione tecnica di
mezza giornata, dopo aver effettuato le prove atletiche mattutine, ma senza il necessario
coinvolgimento.
E’ per questo motivo che ho ritenuto opportuno – anche in qualità di Responsabile del
Settore Arbitri e concordemente con il Consiglio tutto – di ridurre la spesa per il citato
raduno, convogliando il “risparmio” ad ulteriore beneficio della Scuola Arbitrale
Permanente, ritenuta da tutti la più efficace novità per l’addestramento dei giovani
talenti arbitrali del futuro.
Purtroppo le esigenze di bilancio ed il ridimensionamento dell’assegnazione per l’Esercizio
corrente, ci impongono delle scelte ed in questo caso abbiamo ritenuto di puntare risorse
sui giovani.
Gli arbitri delle serie professionistiche – pur costituendo il vertice ed il frutto tangibile di
tutti gli investimenti già profusi – sono e sono stati oggetto già di tante risorse utilizzate e
quindi ci appare ragionevole investire, in questo caso, sulle altre categorie.
Ciò non significa che gli arbitri delle serie professionistiche non debbano essere qualificati
attraverso il lavoro e la formazione, temi che sono uno dei perni fondamentali di questo
CIA.
A tal fine, a parte la estensione del sistema del Class-marker (risposte ai quiz teorici)
anche agli arbitri delle serie professionistiche, siamo già al lavoro per organizzare un
mini-raduno tecnico a tutti gli arbitri di vertice (Serie A e Lega2 assieme), tentando di
attingere a tutte le residue disponibilità economiche del Comitato e senza
ridimensionamenti del budget destinato agli Arbitri delle Serie Dilettantistiche.
RIMBORSO VISITA MEDICA. La questione rimborsi visita medica è stata oggetto di
discussione della Consulta Regionale Fip svoltasi pochi giorni fa ed a cui non ero
presente; si è manifestata da parte della Consulta la volontà di richiedere al prossimo
Consiglio Federale di riesaminare tale delibera, che oggettivamente crea non poche
ripercussioni.
Della Vostra proposta avrò modo di parlare con i rappresentanti del Consiglio Federale e
con gli organi amministrativi della Federazione, anche al fine di comprendere appieno la
situazione e proporre le soluzioni adeguate. Resta il fatto che se occorre operare dei tagli
su alcuni elementi, è necessario che tutti siano responsabili e che siano fissate delle
priorità: è ferma intenzione del Consiglio CIA tutelare in particolar modo gli investimenti
sulle categorie inferiori, sui giovani talenti e sulla loro formazione arbitrale. La questione,
ad ogni modo, è più complessa di quel che sembra dal momento che investe aspetti
economici generali di cui non potremo non tenere conto.
PROVE ATLETICHE. L’argomento specifico è stato affrontato invero telefonicamente sia
con Lei sia con il Sig. Gianluca Sardella.
Ad entrambi avevo rappresentato i motivi per cui non sono stati rispettati i 20 giorni di
preavviso per Bologna, dettati dalla esigenza della FIBA, che aveva richiesto di ricevere
entro data tassativa dal CIA la lista degli arbitri che avevano superato i test atletici.
Vista l’urgenza della richiesta, il CIA ha dovuto convocare gli arbitri delle serie
professionistiche appartenenti alla regione Emilia-Romagna con soli 13 giorni di
preavviso; la cosa, per quanto compete a questo CIA, non e’ destinata a ripetersi.
VALUTAZIONI. Desidero preliminarmente ricordare, come noto a Lei e a tutto il
Consiglio AIAP, che la decisione di modificare radicalmente i rapporti arbitrali è stata
deliberata dal Consiglio Direttivo CIA il giorno 14/08/09, riunione a cui anche Lei ha
partecipato.
I motivi alla base della forte scelta (responsabilizzare gli Osservatori su un lavoro di
valutazione più tecnico ed approfondito, eliminare i “voti” più volte ahimè abusati,
premiare i meritevoli, etc) sono stati più volte partecipati a tutti e da tutti condivisi.
Anche la previsione di una Commissione Valutazioni, che ampiamente rappresentasse
ogni possibile e qualificata componente tecnica, e’ stata operata nella logica di garantire
equilibrato e non superficiale giudizio di merito delle prestazioni arbitrali ed ai loro
contorni tecnico-comportamentali, in funzione di evidenziare e far emergere eccellenze e
potenzialità.
L’operato della Commissione, che si e’ già riunita 2 volte (l’ultima in occasione del
recente Consiglio Direttivo CIA a Bologna il 9 e 10 Gennaio u.s.), e’ basato sull’ esame
sintetico di quanto già analiticamente affrontato in tema di lettura dei rapporti degli
Osservatori (tra essi gli Istruttori e i Designatori di ciascun Campionato), sviluppando in
particolare quanto esplicitato nei “commenti” del rapporto e aggiungendo il contributo
dei rilievi sulle “potenzialità” di ogni arbitro, non tralasciando di considerare – per il
Campionato di Serie C dilettanti – i rapporti dei “Tutor”, nella cui opera noi e Voi
crediamo.
Il tutto per creare i piu’ efficaci presupposti di una base squisitamente tecnica di
valutazione, selezione e classificazione, oltremodo necessaria per un Organismo sportivo,
che non può prescindere da analisi meritocratiche per il bene della Pallacanestro tutta.
Alla citata piu’ recente riunione del Consiglio Direttivo CIA del 09-10/01/10, nel corso del
quale sono state stilate le “fasce” degli arbitri dei rispettivi campionati di appartenenza,
erano graditi presenti i rappresentanti AIAP, per i colleghi della Lega2 il Sig. Gabriele
Bettini, e per le restanti liste dei colleghi dei campionati dilettanti il Sig. Gianluca
Sardella, anche a testimonianza del desiderio del CIA di condividere con l’Associazione le
“novità” operative.
Invero, entrambi i rappresentanti AIAP, a cui esplicitamente – pur non previsto – e’ stato
richiesto un parere proprio perché fosse condiviso il “modus operandi”), non hanno
evidenziato alcun comportamento non conforme alle regole o non palese, anzi hanno
espresso frasi di apprezzamento per il lavoro svolto dalla Commissione.
Ciò non toglie che siamo disponibili a qualsiasi forma di contributo costruttivo affinché
l’intento (che crediamo ancora comune) di trasparenza e professionalità delle valutazioni,
possa essere perseguito ancora più efficacemente e al riparo da ombre o sospetti che
farebbero il male di tutto il movimento.
Tutta l’attività della Commissione è durata complessivamente 8 ore e, registrata su file
audio, è a Sua disposizione, qualora Lo desideri.
PROVVEDIMENTI DISCIPLINARI. Parlare di questa vicenda, infine, mi costa
un’estrema fatica, considerati i valori di trasparenza e lealtà in cui credo fermamente.
Ciò nonostante, occorre chiarire -spero definitivamente- la questione.
Mi perdonerà se riepilogo la cronologia degli accadimenti.
A fine dicembre ho ricevuto un plico inerente (in tutto o in parte non so) alcune
“intercettazioni telefoniche” della Procura della Repubblica di Reggio Calabria in merito ai
noti fatti; ho provveduto ad informare gli organi competenti, trasmettendo gli
incartamenti, per obbligo impostomi dalle Norme.
Una volta informato il Consiglio Direttivo CIA, ho chiesto ai designatori dei campionati
interessati di “revocare” alcune partite di arbitri che erano presenti nei verbali delle
intercettazioni, al solo fine – desidero ancora sottolinearlo – di proteggerli e di
salvaguardarli da un’eventuale (e probabile) fuga di notizie, a cui siamo stati abituati
troppo spesso negli ultimi tempi, sui giornali, fuga di notizie, poi di fatto puntualmente
verificatasi.
Ho personalmente contattato tutti i tesserati coinvolti, spiegando i motivi della revoca e
chiedendo in maniera riservata i chiarimenti tramite e-mail.
Ricorderà certamente le interviste da me rilasciate ai microfoni di Sky, nelle quali non ho
mai fatto nomi e ho chiaramente difeso la categoria arbitrale, a mio modo e nei miei
desideri tutelandola da paventate strumentalizzazioni dei media.
Ho ritenuto di operare per fini meritevoli di apprezzamento, cosciente del giudizio degli
Organi Competenti in caso di errore.
Ho ritenuto peraltro che le designazioni che ho suggerito di modificare non si fossero
ancora perfezionate, stante la previsione di cui al punto 4 della lettera di incarico che gli
arbitri delle serie professionistiche hanno sottoscritto ad inizio campionato (“la
designazione si intenderà perfezionata con la comunicazione dell’ufficio designazione e
del CIA…”). Se ne arguisce che per la efficacia della designazione occorre anche l’avallo
del CIA, non solo dei designatori.
Cio’ posto, non posso non evidenziare di essermi dispiaciuto dell’ incontro avuto (a me
non preventivamente partecipato) da una delegazione dell’Associazione con il Presidente
Federale, così come mi dispiaccio del fatto che di tale evento (per cause e ad iniziativa a
me non note) ne sia venuta (o portata?) a conoscenza la Stampa (Gazzetta dello Sport),
che dell’abusato diritto di cronaca a volte può fare un uso non propriamente gratificante
per la Categoria degli Arbitri.
Mi permetta, in ultimo, di porre una domanda a Lei e a tutto il Consiglio Direttivo AIAP:
ha Codesta Associazione, in forza del codice etico-comportamentale e dei principi
fondamentali dell’etica sportiva in esso richiamati, mosso dei passi nei confronti degli
Associati coinvolti nelle intercettazioni? Sarei felice di apprendere che ha chiesto loro – e
ottenuto – dei chiarimenti, a cui credo comunque siano tenuti per i principi del vincolo
Associativo.
Concludo con l’auspicio che possano diventare patrimonio comune di conoscenza e di
condivisione tutte le attività che il CIA sta svolgendo e ha in programma di svolgere, in
piena armonia e per il bene di tutti gli Arbitri e della Pallacanestro, pronti a discuterne
assieme – con l’Associazione così come con ogni Componente della Federazione e del
Movimento intero – affinché il futuro sia scevro da pregiudizi, riserve mentali, preconcetti
ed ogni altra forma di ostacolo allo sviluppo tecnico della Categoria.
Cordiali saluti.
Il Presidente del CIA
f.to Luciano Tola
Livorno-Milano 1989, il documento
Nel contributo l’immagine dello storico “quasi-canestro” ripresa da sotto. Un contributo che non arriva dalle telecamere RAI ma da quelle dell’allora Koper-Capodistria, poi confluite nell’archivio Telepiù-SKY. L’attenzione va concentrata sul tabellone in alto dietro il canestro opposto, che compare dopo il passaggio di Fantozzi quando l’operatore allarga. Purtroppo non c’è maniera di discernere le cifre sul cronometro, ma un provvidenziale particolare ci aiuta a far luce sulla vicenda. Ad un certo punto infatti una parte del tabellone, quella che ospita credo i falli di squadra, si mette a lampeggiare. Con quel tipo di apparato questo avviene quando il tempo è scaduto, in automatico. Nella terza (lentissima) ripetizione avete la dimostrazione che a lampeggiamento iniziato la palla è ancora saldamente nelle mani di Forti e Meneghin è ancora lontano dal provocare il contatto falloso. Ergo, la partita era finita in quel momento, e come vedete si tratta di un tempo abbastanza considerevole, diciamo nell’ordine certamente di qualche decimo. Molto più nettamente rispetto al tiro di Douglas per esempio. Se infatti rivedete una seconda volta il tutto, nella quarta ripetizione avete la chiara percezione che si blocchi lo scorrere del tempo sul cronometro prima che Forti si liberi del pallone. Da notare anche come D’Antoni, Aldi, Faina e Pessina imbocchino subito la strada verso lo spogliatoio festanti dopo essersi voltati verso l’arbitro.
Le cifre dell’andata
TOP ATTACCANTI
Punti per possesso (minimo 100 possessi)
1
Lavrinovic
1,25
2
Sato
1,21
3
Hawkins
1,20
4
Leunen
1,15
5
Zisis
1,14
6
Domercant
1,14
7
Petravicius
1,13
8
Aradori
1,12
9
Hoover
1,11
10
Koponen
1,11
TOP DIFENSORI
Punti per possesso concessi (minimo 60 possessi)
1
Stonerook
0,61
2
Joe Smith
0,62
3
Sato
0,66
4
Akyol
0,67
5
Galanda
0,68
6
Bowers
0,71
7
Hawkins
0,71
8
Hackett
0,71
9
Maestranzi
0,72
10
Diener
0,73
ECONOMI E SPRECONI
Palle perse/possessi (minimo 60 possessi)
I migliori
1
Akyol
6,7 %
2
Lauwers
7,5 %
3
Jobey Thomas
7,9 %
4
Troy Bell
9,0 %
5
Sakota
9,2 %
I peggiori
1
Vitali
32,4 %
2
Childress
29,1 %
3
Jerry Green
27,4 %
4
Crosariol
25,3 %
5
Marques Green
25,2 %
ATO- AFTER TIME OUT
Prima colonna: punti per possesso nelle azioni offensive subito dopo una sospensione
Seconda colonna: punti per possesso nelle azioni difensive subito dopo una sospensione
Terza colonna: differenza
GITANTI IN LUNETTA
Prima colonna: liberi tentati
Seconda: possessi offensivi
Terza: liberi tentati avversari
Quarta: possessi difensivi
Quinta: (liberi tentati/possessi offensivi*100)-(liberi tentati avversari-possessi difensivi*100)
304
1234
234
1266
6,15
334
1299
280
1321
4,52
360
1324
305
1331,5
4,28
311
1313,5
260
1297
3,63
331
1288,5
300
1281
2,27
282
1240
277
1285,5
1,19
302
1320
281
1239,5
0,21
316
1302
313
1296,5
0,13
293
1290,5
305
1294,5
-0,86
284
1255
310
1258
-2,01
319
1251,5
355
1269,5
-2,47
279
1293,5
308
1280
-2,49
284
1278
316
1256
-2,94
175
1248,5
222
1308
-2,96
259
1316,5
312
1282
-4,66
292
1300
367
1288,5
-6,02
L’AIAP scende in campo
Spettabile Comitato Italiano Arbitri,
scriviamo la presente al fine di portare alla Vostra attenzione il pensiero dell’Associazione Italiana Arbitri Pallacanestro (AIAP) circa l’azione del CIA e del suo Presidente in relazione agli avvenimenti accaduti sino a questo punto della presente stagione sportiva.
Innanzitutto, prima delle considerazioni di merito, riteniamo fondamentale premettere che l’AIAP aveva accolto con grande speranza e fiducia l’insediamento del nuovo CIA, assumendo da subito nei suoi confronti un atteggiamento collaborativo, aperto ad un dialogo costruttivo e propositivo su tutti i temi che interessano il mondo arbitrale.
Purtroppo, mentre su tale linea abbiamo riscontrato apprezzamento dagli Organi Federali e dal Presidente della Federazione in particolare che ha avuto nei nostri riguardi una grande disponibilità all’ascolto, non possiamo dire che lo stesso sia avvenuto da parte del Presidente del CIA, il quale invece, fin dall’inizio del suo mandato ha dimostrato una scarsa disponibilità al dialogo e all’ascolto, assumendo un atteggiamento troppo autoritario nei confronti degli arbitri e che è parso quasi ostruzionistico e delegittimante nei confronti dell’Associazione (della quale lui stesso è stato Presidente sino a pochi mesi fa!).
Ciò posto, l’AIAP evidenzia alcune problematiche di merito che stanno determinando un diffuso malcontento ed una forte preoccupazione fra gli arbitri:
Raduni di metà campionato: Il CIA ha comunicato che ai raduni che si svolgeranno in occasione delle finali di coppa Italia di Legauno e Legadue parteciperanno solo gli arbitri designati per dirigere tali competizioni. L’AIAP ritiene invece, che tutti gli arbitri debbano partecipare al fine di mantenere un aggiornamento e una crescita tecnica comune a tutti coloro che sono chiamati a dirigere la medesima categoria.
Rimborso visita medica: abbiamo appreso che dall’anno venturo, per assunti motivi di bilancio, la visita medica di abilitazione allo sport agonistico verrà rimborsata solo agli arbitri che frequenteranno il primo corso. L’AIAP esprime ferma contrarietà a questa ipotesi che sembra particolarmente iniqua e contraria al buon senso. In ogni caso, qualora effettivamente il bilancio non permetta il rimborso a tutti gli arbitri, si propone come estrema ratio di mantenerlo almeno fino alla categoria B dilettanti, con esclusione di quelle superiori.
Prove atletiche: la data dello svolgimento delle prove atletiche per gli arbitri professionisti dell’Emilia-Romagna è stata comunicata ai convocati non rispettando il termine minimo di 20 giorni di preavviso stabilito dai regolamenti. L’Associazione, elogiando la professionalità e la disponibilità dei tesserati che hanno comunque risposto alla convocazione senza polemiche, sottolinea che in futuro il termine regolamentare di preavviso dovrà essere scrupolosamente rispettato.
Valutazioni: Nonostante l’AIAP abbia reso noto ai propri associati e a chi l’ha contattata le modalità di svolgimento del Consiglio CIA nel quale sono state formate le graduatorie di metà campionato, ad oggi vi è una diffusa perplessità degli arbitri (specialmente delle categorie dilettantistiche), in relazione al metodo seguito per la formazione delle suddette graduatorie. Pertanto, l’Associazione segnala al CIA che sarebbe opportuno fornire ulteriori chiarimenti circa i criteri adottati per giungere alla composizione delle fasce di merito, con particolare riferimento alla valenza dei rapporti degli osservatori.
Provvedimenti disciplinari: con riferimento alle indagini che la Procura della Repubblica di Reggio Calabria sta conducendo e a quelle svolte sugli stessi temi dalla Procura Federale, l’AIAP esprime totale disaccordo circa la condotta tenuta dal Presidente CIA.
I violenti attacchi mediatici ai quali tutta la categoria è stata esposta hanno creato un clima di forte disagio per tutti gli arbitri che alla domenica si recano sui campi e sono oggetto di pressioni enormi a causa di insulti e accuse senza che essi siano mai stati dichiarati colpevoli di alcunché.
Sul tema (delicatissimo), l’AIAP, al fine di proteggere i diritti degli arbitri coinvolti, ha ritenuto che la scelta migliore fosse quella di assumere un atteggiamento concreto, attento solo ai fatti, lavorando in silenzio senza prestare il fianco a inutili polemiche mediatiche che avrebbero avuto il solo esito di danneggiare ulteriormente l’immagine degli arbitri e dell’intero movimento.
L’Associazione ha sempre espresso fiducia nel lavoro degli inquirenti affinché venissero garantite la chiarezza e la trasparenza del movimento attraverso l’accertamento di eventuali responsabilità collegate a condotte illecite. Contestualmente però, essa ha da subito dichiarato di rifiutare in modo netto e inequivocabile il clima di sospetto che tende a colpevolizzare gli uomini prima che a loro carico sia emesso un provvedimento di condanna dagli organi di giustizia competenti.
L’AIAP si sarebbe aspettata che il CIA assumesse la stessa linea garantista e invece il suo Presidente ha adottato provvedimenti di sospensione degli arbitri o di revoca delle designazioni senza accertarsi della fondatezza degli elementi loro contestati e senza nemmeno averli ascoltati per chiedere loro chiarimenti.
Anche di fronte all’ennesimo provvedimento di assoluzione di molti colleghi emanato in data 21 gennaio u.s. dalla Procura Federale, il CIA non ha rilasciato dichiarazioni in loro favore.
Pertanto, alla luce di quanto esposto e della considerazione che oggi il CIA e il suo Presidente sono espressione diretta della volontà degli arbitri elettori e che con loro deve sussistere un necessario rapporto di fiducia, appare chiaro che il perdurare di tale linea di condotta costringerà l’AIAP a porre in discussione tale rapporto.
Associazione Italiana Arbitri Pallacanestro
Il Presidente
Enrico Sabetta
Copia e incolla
L’Assemblea della Lega Basket Serie A che si è riunita oggi a Bologna ha deciso di accettare la candidatura della società Scandone Avellino ad organizzare la edizione 2010 della Coppa Italia Final Eight che si svolgerà al PalaDelMauro
LEGA BASKET (comunicato ufficiale 30 novembre 2009)
Sono stato il primo a complimentarmi con Avellino dopo l’annuncio della Lega, ma quel comunicato era sbagliato perché in realtà si era votato solo per decidere se giocare in una sede neutra o consegnare l’organizzazione ad un club. Da allora la situazione è cambiata. Gli alleati di Avellino sono pericolosi, pensano che non votando il bilancio otterranno la restituzione della tassa di ingresso, ma personalmente spero che il bilancio continui a non essere approvato, così mettiamo in liquidazione questa Lega che non serve davvero a nulla. Il presidente Renzi sono settimane che tenta di trovare una mediazione, ma non ci è riuscito, segno che non sa fare molto bene il suo lavoro. Spero che lunedì si trovi una soluzione, ma comunque vada Bologna è pronta ad organizzare le Final Eight in 8 giorni
CLAUDIO SABATINI
E’ una situazione davvero complicata, ci vorrebbe il mago di Arcella per capire come va a finire lunedì. Noi saremo con Avellino, ma si rischia che l’assegnazione sia effettuata per un voto (al momento la società irpina conta su 7 dei 16 voti). Ho la sensazione che i grandi club abbiamo preparato un colpo di mano, non tanto per colpire l’Air, ma per delegittimare il presidente Renzi
ARIO COSTA
La Lega ha assegnato l’organizzazione ad Avellino lo scorso 30 novembre, lunedì in Assemblea si tratterà solo di una formalità, altrimenti purtroppo saremo costretti ad agire per vie legali per tutelare il nostro nome e quello di tutta la città di Avellino. In questi anni il pubblico irpino ha dimostrato la competenza e la passione che mette nel seguire il basket, quindi anche se ci fosse una finale Siena-Milano (ipotizzata da Sabatini) il PaladelMauro sarebbe gremito di tifosi. La Lega è la rappresentazione dei club, se non funziona vuol dire che le società non funzionano. Possiamo discutere se e come ristrutturarla, ma è un argomento che non può essere utilizzato per toglierci le Final Eight
LUIGI ERCOLINO
Stanotte penseremo se ritirare la candidatura di Avellino per l’organizzazione delle Final Eight di Coppa Italia. Domani nell’Assemblea della Lega sarà la mia ultima apparizione, perché dopo mi dimetterò dal mio ruolo societario visto che non ha alcun senso rappresentare la nostra società in questa Lega. In un altro contesto, presenteremmo una proposta diversa da quella dello scorso novembre, visto che ora i tempi per organizzare la manifestazione si sono sensibilmente ridotti e non certo per colpa di Avellino
LUIGI ERCOLINO
L’Assemblea della Lega Basket Serie A che si è riunita oggi a Bologna ha approvato alla unanimità il bilancio consuntivo chiuso al 30 giugno 2009 e il bilancio preventivo per la stagione 2009-10. Allo stesso tempo ha deciso, sempre all’unanimità, di affidare alla società Scandone Avellino la organizzazione della edizione 2010 della Final Eight di Coppa Italia che si svolgerà al PalaDelMauro dal 18 al 21 febbraio. Successivamente si è proceduto al sorteggio per abbinare alle quattro formazioni teste di serie le altre quattro squadre qualificate alla Final Eight. Nel tabellone alto la Montepaschi Siena, prima classificata, affronterà la Sigma Coatings Montegranaro mentre la NGC Cantù, quarta classificata, affronterà l’Angelico Biella. Nel tabellone basso la terza classificata Armani Jeans Milano affronterà l’Air Avellino mentre la seconda classificata Pepsi Caserta affronterà la Canadian Solar Bologna.
LEGA BASKET (comunicato ufficiale 25 gennaio 2010)
Siamo stati scelti all’unanimità come sede delle Final Eight dopo una discussione aperta questa mattina nella riunione di Lega. Per noi è una enorme soddisfazione ma, adesso mi aspetto il supporto di tutti per fare un’importante manifestazione
VINCENZO ERCOLINO
Non riteniamo sia stata adottata una procedura adeguata per il sorteggio degli accoppiamenti, Marco Cannella non è stato nemmeno avvertito dell’effettuazione dello stesso. Roba da cinema horror o da scherzi a parte
GIANMARIA VACIRCA