Terremoto in casa Sebastiani. Patricio Prato non è partito con il resto della squadra alla volta di Treviso dove domani (sabato, alle 20,30) la Solsonica affronterà la Benetton al PalaVerde. E intanto dal fronte societario arrivano notizie tutt’altro che rassicuranti. Il presidente Gaetano Papalia ha convocato per lunedì prossimo a Rieti il Consiglio d’Amministrazione con un ordine del giorno che non ha bisogno di commenti: messa in liquidazione o cessione del titolo sportivo, eventuale acquisizione di un titolo di Serie A dilettanti e, di conseguenza, ipotesi di rescissione del contratto di sponsorizzazione con la Solsonica.
Per dirla in altri termini, quella in corso potrebbe essere l’ultima stagione del club reatino nel massimo campionato italiano. Una porta, però, è rimasta aperta. La convocazione, con il relativo ordine del giorno, è stata infatti inoltrata per conoscenza all’intera classe politica locale, reatina e regionale, parlamentari compresi. Perché? Nella lettera, dopo aver ringraziato tutti per gli sforzi profusi, Papalia tira però anche le somme di un’esperienza amministrativa che, al di là dei risultati conseguiti sul campo e del seguito del pubblico, non è più in grado di sostenere i costi della Serie A. L’ennesima richiesta d’aiuto? «No, ho sempre considerato il basket un fenomeno di grande impatto sociale in una realtà come Rieti. Questa comunicazione, pertanto, è solo un atto dovuto nei confronti delle istituzioni istituzioni locali, che non cambia la situazione: alla decisione che sarà presa lunedì non ci sono alternative».
E per completare il quadro, altra benzina sul fuoco la butta pure il caso Patricio Prato. Il capitano della Sebastiani, come conferma lo stesso Papalia, non è partito con la squadra per Treviso. «Sono stato informato che il giocatore non è salito sul pullman per Fiumicino, per ora posso dire solo questo», spiega il presidente. Di sicuro non è stato un problema di natura fisica a determinare la decisione dell’argentino sul quale, è notizia delle ultime ore, ha messo gli occhi la Ngc Cantù, che punterebbe a chiudere rapidamente la trattativa. Comunque vada a finire per la Sebastiani c’è però già una certezza: domani (sabato) al PalaVerde la Solsonica dovrà fare a meno del suo capitano. E non è uno scherzo.
Matteo Boniciolli sarà regolarmente alla guida della Virtus Bologna domani sera ad Avellino nella gara che vedrà opposta la sua squadra all’Air Avellino. Dopo che la società aveva comunicato nella giornata di giovedì la decisione di rinunciare alla presenza dell’allenatore temendo un clima ostile nei confronti del coach che nella scorsa stagione ha allenato Avellino conducendola alla vittoria in Coppa Italia e alla Eurolega, ieri la ricomposizione del caso: merito di una una telefonata chiarificatrice in mattinata tra il patron della Virtus Claudio Sabatini e il Presidente dell’Air Avellino Vincenzo Ercolino e all’intervento del Presidente della Lega Basket Valentino Renzi che, con una nota dove invitava la Virtus a rivedere la sua posizione, ha contribuito a chiarire le rispettive posizioni. “Alla fine ha prevalso il buon senso – ha detto Renzi intervenendo alla trasmissione ‘Fare Basket’ insieme a Claudio Sabatini – Il dialogo serve sempre e aiuta a superare i problemi: ora mi auguro che si parli solo della gara e dello spettacolo che saprà assicurare”.
Solo i cretini non cambiano mai idea. Solo che cambiare sempre idea rischia di diventare una tattica. Lungi dal coltivare la cultura del sospetto, ma la prossima mossa di Sabatini non la commenterò prima di 72 ore
Tutto quello che è successo non autorizza un singolo insulto a chicchessia domani. Se davvero ci saranno zero insulti (ed eventualmente molto dissenso per chi vuole esprimerlo) si sarà fatto un passo avanti
C’è ancora troppa negatività in giro, troppe vesti strappate, troppa voglia di accusare gli altri, troppo moralismo. E’ un’osservazione del tutto personale, dettata da mera sensibilità. Ma io la vedo così
Il problema non è dire chi ha vinto in questa vicenda, men che meno chi ha più ragione o meno torto di chi. E’ usarla per fare da spartiacque tra l’età del sospetto, del malanimo e dell’insulto e quella del dialogo non melenso, del confronto, del lieto fine non obbligatorio ma della possibilità di prendere queste cose per quel che sono, cioè passione ed intrattenimento
La cultura dell’emergenza e le risposte in extremis avrebbero fatto il loro tempo. Si poteva risolvere tutto almeno 3 mesi fa, anche sei.
In una nota dell’agenzia Spr si legge che «dopo l’invito ricevuto dal presidente della Lega Basket Valentino Renzi, la Virtus Bologna ha deciso di rivedere la propria decisione di rinunciare al proprio allenatore Matteo Boniciolli sul campo di Avellino. Boniciolli, pertanto, siederà regolarmente in panchina».
Gli Original Fans intendono manifestare ancora una volta e in modo ufficiale la profonda delusione e la grande amarezza per l’esito delle Final Eight di Coppa Italia, ritenendo di essere stati forse gli unici ad averci creduto fino in fondo, sperando in una decisiva prova di orgoglio della squadra e pensando di avere di fronte uomini veri prima ancora che giocatori. Una squadra che nonostante le indiscusse potenzialità sulla carta non ha dimostrato sul campo quello che vale, apparsa agli occhi di tutti senza grinta, svuotata di energie, in alcuni momenti amorfa e probabilmente appagata, ma di cosa, ci chiediamo? Un squadra, un team che non fa onore ai tanti sacrifici di una tifoseria sempre presente in Italia ed in Europa, sempre pronta ad applaudire anche la peggiore prestazione pur di incoraggiare e sostenere il gruppo in momenti di difficoltà, sempre vicina e pronta a comprendere chiunque ed ogni cosa. Una squadra che non fa onore al nome di una città che ha sempre conquistato e meritato importanti risultati sul campo e che ha raggiunto gloriosi traguardi. Una squadra infine che non fa onore neanche ai sacrifici della società. Alla luce di ciò non intendendo più fare sconti a nessuno, affinché ciascuno rifletta sulle proprie responsabilità in modo consapevole a cominciare proprio da noi tifosi e nel rispetto dei ruoli, invitiamo la società a prendere adeguati e tempestivi provvedimenti al fine anche di superare eventuali contrasti interni che si riflettono inevitabilmente sulle prestazioni della squadra. Squadra e team a cui noi O.F. abbiamo scritto una lettera dai toni molto accesi e questo perché crediamo che ci sono mille forme di protesta che non sempre devono essere manifestate in modo plateale. Una protesta civile, insomma! Una protesta, da qui alla fine del campionato, che deve tramutarsi in fischi in occasione di prestazioni negative, al termine di ogni partita (per non dare alibi a nessuno), se non si notano progressi tecnici e caratteriali.
Per quanto riguarda in particolare noi O.F., comunichiamo che durante la prossima partita casalinga di sabato sera contro la Virus Bologna, ci saremmo astenuti volentieri dal tifo, ma nello stesso tempo, consapevoli nonostante tutto dell’importanza della partita e della rilevanza che la stessa assume anche emotivamente, per la presenza in panchina di Boniciolli, riteniamo di assumerci la responsabilità di sostenere ancora una volta i colori della nostra città.
Direttivo Original Fans Avellino
Virtus Pallacanestro Bologna preso atto che alla vigilia dell’incontro Air Avellino-La Fortezza si sta diffondendo un clima ostile nei confronti del coach Matteo Boniciolli, ha deciso di rinunciare alla presenza dell’allenatore. E’ una decisione dettata dalla volontà di preservare lo spirito di festa che dovrebbe accompagnare ogni sfida sportiva.
Comunicato del 26/02/2009
In merito al comunicato stampa diramato dalla società Virtus Bologna e relativo alla mancata presenza in panchina nella prossima gara di campionato di sabato sera del coach Matteo Boniciolli, gli Original Fans, nel sentirsi profondamente offesi dalle parole espresse, in considerazione di un presunto “clima ostile” instauratosi nei confronti del coach stesso, e ritenendo di essersi contraddistinti sempre ed ovunque per l’estrema correttezza, sportività e civiltà, esprimono tutta la loro amarezza per tali dichiarazioni, volte non solo a denigrare l’intero tifo biancoverde, dandone un’immagine assolutamente distorta, ma anche e soprattutto a denigrare, ancora una volta, il rispetto e la dignità di un’intera città, che ben conosce “ lo spirito di festa che deve accompagnare ogni sfida sportiva” e che sa dare il giusto peso alle rivalità in un clima mai sopra le righe, cosa di cui dovrebbe esserne più che mai consapevole lo stesso Boniciolli che ha vissuto per ben due anni a contatto con la città e i suoi tifosi.
Direttivo Original Fans Avellino
Il sindaco Giuseppe Galasso, nell’apprendere l’annuncio della Virtus Bologna di rinunciare alla presenza in panchina dell’allenatore Matteo Boniciolli, in occasione della gara di campionato in programma sabato prossimo al Paladelmauro, non condivide la decisione della società felsinea, che ritiene lesiva per l’immagine della città di Avellino.
“Non comprendo la decisione della Virtus Bologna – commenta il primo cittadino di Avellino – . Non è annunciando urbi et orbi, a 48 ore dal match, l’assenza dell’allenatore in panchina che si preserva “lo spirito di festa che dovrebbe accompagnare ogni sfida sportiva”. Posso rassicurare l’ambiente bolognese che qui ad Avellino il clima è quello che si respira alla vigilia di ogni match, né più né meno. Coach Boniciolli, che ha vissuto una lunga e piacevole esperienza ad Avellino, ben conosce quale è lo spirito che anima i tifosi di questa città. Uno spirito fatto di passione e attaccamento ai colori sociali che mai, nella storia dello sport avellinese, ha travalicato i canoni della correttezza, come lo stesso patron della Virtus ha potuto verificare personalmente in occasione della Final Eight di Coppa Italia, non più tardi di una settimana fa.Oltre che alla città di Avellino, una tale decisione rappresenta un duro colpo all’immagine dello sport tout court, inferto proprio da chi vanta una lunga e nobile tradizione cestistica, vive di sport e dovrebbe difenderne i valori.Invito, pertanto, coach Boniciolli a ripensarci – conclude il sindaco Galasso -: vorrei poterlo salutare ed abbracciare personalmente sulla panchina del Paladelmauro”.
Da SKY Sport
Sabatini fa quello che ritiene opportuno, io posso assicurare che Boniciolli verrà trattato come qualsiasi allenatore avversario. Non posso proibire qualche fischio di qualche tifoso ma da lunedì imploro il pubblico di ignorare tutto quanto si è detto, siamo uomini di sport e gente pulita. Eravamo ai playoff con Roma, di punto in bianco Matteo è venuto a dirmi che non sarebbe rimasto perché i figli lo consideravano un grande allenatore ma non un grande papà. Se dopo 5 mesi decide di andare ad allenare avrebbe dovuto alzare il telefono e dirmelo.
Vincenzo Ercolino
Provo profondo rammarico per la situazione incredibile che si è determinata. Ho lavorato 2 anni ad Avellino, passando dal ripescaggio alla qualificazione per l’Eurolega e conquistando una Coppa Italia. Me ne sono andato per stare più tempo con la famiglia e sono rimasto 5 mesi a casa. Su di me sono state dette cose spiacevoli, poi io ho usato una parola sbagliata per definire la temperatura del palasport, ma me ne sono scusato immediatamente. Da lì sono successe altre cose spiacevoli, soprattutto il tentativo di deferirmi per slealtà, una ferita gravissima per chi vive lo sport come me. Il clima attorno al mio ritorno ad Avellino si è esacerbato, siti e comunicati hanno espresso toni per cui non sembrava più una partita di basket ma solo il ritorno di Boniciolli ad Avellino per criticarlo piuttosto che insultarlo. Il mio proprietario per tutelare la mia incolumità fisica e far sì che fosse solo una partita di basket senza toni drammatici mi ha detto che sarebbe stato meglio evitare di presentarmi, una decisione che dopo discussioni e sofferenze non posso che rispettare. Provo un grande rammarico per questa situazione che non c’entra niente con lo sport e con i due anni magnifici trascorsi ad Avellino. Non ho avvisato Ercolino prima di andare a Bologna, ma lui, per cui nutro immutato affetto, non ricorda che circa 10 giorni dopo la mia partenza da Avellino presentando Markovski dopo avermi lasciato tra le lacrime, disse che era un bene per la città che me ne fossi andato perché non poteva dire delle cose su di me. Per quanto io sia francescanamente indotto al perdono, dopo quell’episodio non consideravo il rapporto tale da dovergli notificare, a 5 mesi di distanza, che avevo accettato l’offerta di un altro club, cosa che invece ho detto alle persone a me vicine.
Matteo Boniciolli
Verso la famiglia Ercolino provo simpatia ed andrò ad Avellino. Il nostro allenatore ha cominciato sbagliando un’intervista ma si è scusato subito. Spero di pranzare o cenare con gli Ercolino sabato, c’è simpatia tra le due società. Ma anche ieri il comunicato dei tifosi non mi fa ritenere che ci possa essere quell’atmosfera di festa e gioia, come nella Final 8 di Casalecchio, necessaria per l’evento sportivo. Mi dispiace si sia enfatizzata la decisione, ma per il bene di tutti non voglio creare tensione. Ho 4 allenatori, Zorzi condurrà la squadra e ci sarò anche io
Claudio Sabatini
Dunque sabato sera ad Avellino non ci sarà Matteo Boniciolli. Potrei dire che è una sconfitta per tutti, e lo è. O che è colpa di tutti, e lo è, compresi quelli come me che dovevano tirare fuori prima l’argomento, denunciare prima quel clima che si andava guastando, disinnescare prima tutta la situazione. Ma così me la caverei troppo a buon mercato. Credo, ed è una posizione del tutto personale, che sia giunto il momento di tirare una riga, decisa, marcando bene due zone di territorio. Di qui quelli che hanno a cuore la sorte di questo giocattolo, di là gli altri. Di qui quelli che ritengono che avere ragione non autorizzi a insultare (figuriamoci toccare) chiunque, di là gli altri. Di qui quelli che capiscono che chi fa il professionista risponde al suo datore di lavoro ed alla propria etica, di là quelli che credono che pagando un biglietto od essendo osservatori più o meno privilegiati si acquisiscano quote azionarie delle società sportive. A forza di giustificare tutto e tutti, quella riga è finita fuori dal campo, e a me non sta bene. Niente vesti strappate, tutti possono e devono esprimere la propria opinione ed il proprio eventuale dissenso. Oltre non si va. Quindi il solo poter ipotizzare o paventare che ci possano essere delle conseguenze nell’andare a lavorare significa che siamo fuori da quel campo. Interessa che tutta la città e la tifoseria di Avellino garantiscano che non sarebbe successo niente, e personalmente non vedo perché non dovremmo crederci. Ma nessuno provi a dire che si sarebbe trattato di un’altra normale giornata in ufficio. O peggio ancora che sia solo un caso che riguarda Avellino. E poi il punto non è questo, lasciamo stare per un attimo il caso di specie. Perché dovremmo considerare “normale” un pieno di insulti per l’allenatore X che va a lavorare nella città Y ? E perché se oltre al “normale” (??????) “odio” (????) “sportivo” (?????) ci sono altre “ragioni” (????) per prendersela con qualcuno allora è possibile l’escalation ? Non c’è alcunchè di normale, sportivo e ragionato in tutto questo. Nulla.
Conosco da tanti anni Matteo Boniciolli, lo considero una persona di valore e di valori. Non uno che ha sempre ragione e non ha difetti, ma uno che vive con passione le cose che fa. Conosco molto meno la famiglia Ercolino, ma non ho un motivo per dubitare della bontà delle intenzioni che la animano, e mi sono emozionato nel vedere la Coppa Italia 2008, non poco. Non tifo per nessuno in questa sede, e tutta questa fretta di giudicare e condannare non l’ho. I motivi per cui più volte le due parti durante questa storia “ci sono rimaste male” non sono conoscibili per intero dall’esterno. Forse se Ercolino avesse esposto le sue ragioni durante la conferenza stampa di addio sarebbe stato meglio, forse se non volessimo sempre evitare le questioni spinose non arriveremmo a pungerci. Errori ne ha fatti anche Boniciolli, uno acclarato. Di certo non dovrebbero esistere doppi binari, i documenti che regolano i rapporti tra le parti dovrebbero avere una sola natura, quella ufficiale, un solo luogo di deposito e due firme (o è troppo semplice ?). Ma ancora, non è questo il punto. I protagonisti di questa vicenda fanno bene a prendere le posizioni che ritengono di dover prendere, noi possiamo registrarle ed esprimere eventuali opinioni. Ma dobbiamo pensare SOPRATTUTTO al principio generale, che certo non dipende da chi ha eventualmente più ragione tra Boniciolli ed Ercolino. Ed il principio è questo: devono cambiare mentalità, regole ed abitudini per arrivare ad un basket migliore. Quella riga di cui sopra deve essere ricalcata più volte, chi lavora deve essere messo in condizione di farlo, su questo non si discute e non si transige. Il calcio può comodamente rimanere dov’è. Il generale clima di omertà e rinvio alle calende greche deve cessare. I finti custodi del tempio possono accomodarsi a teatro, dove far finta è arte. Se qualcosa non va lo si dica subito, con nomi e cognomi, in contraddittorio civile anche se intenso. Le opinioni tecniche siano tali, NON è obbligatorio avere una scuderia per parlare di basket. Poi ognuno rimane convinto delle proprie ragioni e si va in campo. Lì, e fuori, la lealtà non è un optional ma un dovere. Se qualcuno non la pratica, deve essere punito VELOCEMENTE (a patto che la violazione sia comprovata e non si tratti di una pioggia di accuse delegittimanti al grido di “tanto peggio tanto meglio”). Si può parlare di tutto, anzi, si deve. Di sudditanza, di riconoscenza, di contratti e di scritture private, di mutui e tasse, di ammissioni ed esclusioni, di cronometri e falli. Ma sempre ricordandosi che la buona fede è come l’innocenza, presunta fino a prova contraria. E che quelli che vogliono sporcare tutto, avvelenare il clima e fare il pieno di negatività possono anche accomodarsi fuori. Nessuno deve riconoscersi in questo ritratto, men che mai i protagonisti di questa vicenda. Tutti dobbiamo invece riconoscere che siamo all’anno zero, e non perché c’è Santoro nelle vicinanze. Siamo allo sbando ideologico del basket italiano. E mi fa incazzare, perché so quanto valgano tanti dei protagonisti della nostra pallacanestro. Secondo voi Messina e Scariolo, per dire, non amerebbero mangiare due spaghetti come si deve, salutare gli amici e i familiari tutti i giorni e godersi il Bel Paese ? Ma sentendo che non c’è mai pace tra gli ulivi non si guarderanno bene dal tornare in mezzo a noi ? Se volete possiamo andare avanti, spostare ancora quella riga, dividerci in amici di Boniciolli vs. amici di Ercolino, pro-Mens Sana vs. chi odia il Palio, metropolitani contro provinciali. Dare la colpa alla FIP e alla Lega (peraltro sempre trionfalmente brillanti nella loro assenza), agli agenti, all’AIAP, ai tifosi, agli ultrà, ai giornalisti, ai custodi del palazzetto. Non siamo così bravi da poter trovare responsabilità singole invece. Facciamo male tutti assieme, e se ognuno dicesse un piccolo “basta !” a questo andazzo, magari cominceremmo a venirne fuori. Il posto libero in panchina sabato è una libera scelta della Virtus che non va imputata ad Avellino ma che Avellino non deve necessariamente vagliare. Facciamo che sia solo un simbolo, non un ulteriore motivo di divisione. E che prestissimo, magari ai playoff, chi si sente in disaccordo con qualcuno possa andare a manifestarlo senza il minimo eccesso e la minima rabbia. Cambiamo per favore, possiamo farlo.
Credo sia stata una buona Final 8. Non eccelsa, con limiti in tutti quelli che l’hanno animata. Ma tutto sommato la dimostrazione che, parole che rubo ad un presidente di società, “abbiamo per le mani una bomba”, cioè un prodotto favoloso. Un concetto che ritengo centratissimo. Ma bisogna stare attenti a dove esplode questa bomba.
La partita meno incerta alla fine è stata forse MPS-NGC, eppure Cantù pound per pound mi è parsa la squadra migliore della manifestazione, nel senso che ha provato con il lavoro di squadra a superare un’oggettiva inferiorità.
La Final 8 è una bellissima formula, affascinante ed emotivamente validissima. Ovviamente l’esito tecnico è relativo, perché assegnare un trofeo in 3 partite nell’ambito di 4 giorni tra squadre non abituate a giocare a questo ritmo non è necessariamente un giudizio divino. Il che non sminuisce il valore dei risultati, anzi. Prova però a dare un contributo nel contestualizzarli.
La Lottomatica ad esempio ha giocato una partita decisamente piatta nel primo tempo contro La Fortezza. La sconfitta non è casuale, personalmente dubito che le caratteristiche di Douglas siano le più adatte per superare le manchevolezze, ma è tutta speculazione. Solo il tempo ci dirà la verità, ma l’impressione è che quando è costretta a giocare a metà campo, come avviene in gare del genere, la squadra mostri la corda di un playmaking limitato. Ha giocatori che possono risolvere, giocatori che possono eseguire ma non necessariamente il personale ideale per fare quelle letture che continuano a distinguere Siena dal resto del lotto. Questione di personale ma soprattutto di tempo, inteso come quello (poco) passato insieme con questo allenatore. Che non merita di essere esaltato o depresso troppo presto, ma giudicato quando avrà avuto il tempo necessario a dare la sua impronta alla squadra.
La Premiata è organizzata in maniera assai meticolosa in campo come fuori. Il roster è lungo il giusto, ed in gare del genere questo si sente. Certe volte Garris rende la squadra prigioniera del suo ritmo e Hunter è uno strano giocatore, enorme ma molto più a suo agio di destrezza che di potenza. Minard ha giocato proprio male ma in stagione ha fatto benissimo, sono curioso di vederlo tra poco alla rivincita contro la Benetton (molto importante per il futuro dei marchigiani)
Dico questo pensando un po’ a Boykins, che contro Moss e McIntyre in campionato aveva racimolato due figure magrissime. La competitività di uno scricciolo del genere, se ha giocato così tanto in NBA, deve essere altissima, e in questo weekend ne abbiamo avuto la riprova. La Fortezza riparte da lì e da un Langford scintillante. Ora deve anch’essa migliorare a metà campo, riuscire a sfruttare bene Ford anche quando si gioca a ritmi lenti (come in finale, come nei playoff). Come Gentile, Boniciolli è un allenatore, non un mago. Come Gentile, sappiamo giù che è capace di dare delle sferzate positive alle squadre e non ha paura di prendere delle decisioni. Ora diamo appuntamento anche a lui tra 2-3 mesi, per vedere che Virtus arriverà ai playoff.
Avellino ha confermato di non avere oggi i nervi per resistere 40 minuti. Nel primo tempo contro la Banca Tercas ha dato l’impressione di valere 10 punti più dell’avversario ma è andata al riposo sul pareggio, e pur rimanendo vicino nella ripresa non ha mai dato davvero l’impressione di potercela fare. Il roster è eccellente nome per nome, la chimica tecnica invece inferiore a quella magica della passata stagione. Il che è perfettamente normale, perché non sempre tutte le ciambelle devono riuscire col buco (anche se gli ingredienti sono buoni)
Teramo ha fatto la semifinale, l’ha giocata fino in fondo e merita tutti gli applausi che ha preso. Poeta è un ragazzo eccezionale, e sono sicuro che capirà che prendere una facciata come quella che Langford e soci gli hanno assestato è più utile che giocare bene contro avversari di medio livello. Solo la competizione ti può spingere ad innalzare il rendimento, il che vale per lui e per la squadra, cui auguro di non accontentarsi di quegli applausi.
La Benetton ha tenuto Siena in sospeso per 40 minuti dopo aver giocato tre quarti onestamente scialbissimi contro Montegranaro. Il male e il bene della squadra sono separati da un confine sottilissimo, quello tra la disciplina e l’essere pedissequi. Non una squadra atletica od esplosiva (Neal a parte), neppure un po’. Dopo la Coppa Italia comincia una nuova stagione, visto che invece che Dixon/Markovic il ruolo più delicato è affidato a Wood/Bulleri. Se questi due si ritrovano, c’è tra poco un’altra Final 8 per fare almeno un passo in più
Di Siena c’è poco da dire di nuovo, avrebbe fatto notizia solo con una sconfitta e non l’ha incassata. A livello di mentalità è il gruppo migliore che abbia mai visto, quando Pianigiani ha parlato “di una squadra costretta dal suo grado di talento a pensare molto” ha operato una sintesi perfetta.
A questo punto la disamina, velocissima, della Coppa Italia sarebbe finita. E invece finita non è, perché molti di quelli che sono arrivati fino a qui sono stupiti di non aver ancora letto qualcosa sull’arbitraggio della finale (e non solo). Su Siena e sulla questione della sudditanza psicologica. Sulla dietrologia che secondo tanti deve regnare nell’interpretare quel che succede sotto canestro. So già che affrontare l’argomento è difficile, perché anche scrivendo 100 cartelle non riuscirei ad affrontarlo per intero. E poi si parla di percezioni e interpretazioni più che di fatti, mica è facile. Partiamo dall’arbitraggio, che almeno è una questione tecnica. O almeno tale dovrebbe essere. Chi vuole fare processi alle intenzioni, chi ha verità precostituite, chi sa (o crede di sapere) a quali più o meno perverse logiche obbediscano i fischietti, può saltare questa parte. In breve, io ho visto un paio di arbitri di livello altissimo (Lamonica e Facchini tanto per non far nomi), un altro paio solidissimi ed altri un gradino sotto. Alcune partite tenute in mano ed altre meno, alcune condotte più lineari dal punto di vista tecnico ed altre meno. Cioè quello mi aspettavo da un settore che viene gestito in maniera encomiabile e professionale ma non sufficientemente professionistica per poter dare la necessaria credibilità a chi poi affronta col fischietto in bocca la prova del campo. La gestione politica della classe arbitrale è un male del nostro basket di vertice, in assoluto. La scarsa trasparenza generale non rende giustizia al grandissimo e coscienzioso impegno dei tanti singoli, e scarsa trasparenza va inteso in senso letterale, non lato. Attorno al lavoro degli arbitri (e non solo) si avverte una tensione enorme da parte di moltissimi addetti ai lavori. Una tensione che non può che trasferirsi a tanti (troppi) appassionati. Legata soprattutto a Siena (oggi, ieri Bologna, l’altro ieri Milano, il giorno prima Cantù e Varese). Allo (stra)potere di chi vince che secondo molti, checché ne vogliano ammettere pubblicamente, affascina e strega media e fischietti, diventando causa e/o effetto delle vittorie in questione. Penso che questa partita si giochi sul terreno della credibilità, proprio come quella degli arbitri. In un mondo perfetto, non esisterebbero pre-giudizi, ma solo giudizi. Avere ragione 99 volte non dovrebbe significare automaticamente averla la centesima. Insomma, tutti andremmo giudicati per quel che facciamo, non per i risultati del passato. Ovvio, il mondo perfetto non è. Come forse qualcuno sa, ho vestito la maglietta grigia, da giovanissimo (quindi una vita fa), sui campi di periferia. Forse non tutti sanno che più tardi ho avuto un’altra breve avventura amatoriale da allenatore. Interrotta per mancanza di tempo e per un altro motivo. Non dover più sentire, nel mio piccolissimo, commenti salaci sul condizionamento psicologico esercitato da un commentatore televisivo (avessi detto ….) sugli arbitri. “Vi lasciano menare (o vincere o protestare) perché ci sei tu”. Quanto ci ho sofferto, e ci sto male ancora oggi stupidamente. A questo punto mi verrebbe facile identificarmi con Simone Pianigiani, che si irrigidisce (ricco eufemismo) ogni volta che sente discorsi su sudditanza e dintorni. Non posso farlo perché le due situazioni non hanno alcun punto di contatto. Se non che lui è perfettamente sincero e giustificato quando dice che sostenere che esista una componente di favori arbitrali nei successi della Mens Sana equivale a sminuire quei successi, in cui lui (e Minucci, e i giocatori e lo staff fino all’ultimo impiegato) hanno impegnato ed investito così tanto. E’ un punto di vista che condivido, come ho detto. Ma né io né Simone possiamo sapere come e quanto quelle vittorie meritatissime si riflettano sulla psiche di chi guarda, commenta ed arbitra. Io penso che un riflesso ci sia, anzi ne sono sicuro. E penso che tutti dovremmo semplicemente prenderne atto sulla scorta dell’esperienza di chi è stato dalle due parti della barricata. Se qualcuno pensa che tra Kobe e Sun Ye non ci sia differenza vive sulla luna. L’anno scorso Danilo Gallinari portava a casa almeno 2-3 falli a partita immeritati perché “cercati”. Quest’anno da rookie non porta a casa neppure quelli macroscopici. Se come credo diventerà un giocatore NBA importante, a un certo punto tornerà ad avere “rispetto” da parte degli arbitri. Significa che è giusto così ? No, bisogna tendere verso un mondo perfetto. Bisogna parlarne, e tanto. In maniera costruttiva però. Perché se qualcuno vuole ridurre Kobe, Danilo o Siena alla sudditanza psicologica sulla luna ci vive lui. Michael Jordan, i Celtics degli anni ’60 e la grande Milano intimidivano. Ma sono stati esempi di grandissimo basket. La chiave ? Riuscire a discuterne con calma, lucidità, puntualizzando. Avendo nel mirino quel mondo perfetto e capendo che arbitri più forti rendono più forti tutti, in primis chi vince. Per quello zero che capisco, a basket chi vince ha meritato, punto. Vogliamo arbitri più forti ? Si investano soldi. Senza discorsi interessati, pregiudizievoli, dietrologici. Soldi in istruttori e istruzione, tecnologia e formazione. Più soldi girano e più, con buona pace di tutti i parrucconi, l’esito sportivo è tutelato, perché crescono le professionalità. Chi vince in questo paese ha sempre ragione in pubblico e torto in privato, perché è più comodo così. Chi vince potrebbe fare una volta un beau geste e lavorare seriamente in questa direzione. Chi perde potrebbe evitare di farsi prendere dalla tentazione di spiegare tutto con la facile scorciatoia della teoria del complotto.
E chi commenta ? Io parlo di me e solo di me. Chi commenta è soggetto a pressioni, condizionamenti, alcune innocenti, altre un po’ meno (ma non pensate a scenari apocalittici, sareste fuori luogo). Chi scrive commenta in TV, e quando lo fa live è soggetto ad un margine di errore elevatissimo. Cerca di minimizzarlo con l’applicazione e lo studio, vivendo di dubbi ma esprimendo opinioni perché glielo richiede il mestiere che fa. Prova a ricostruire quel che vede, senza possibilità di essere oggettivo ma provando intellettualmente ad essere il più obiettivo possibile. Per esempio, rivedendo oggi venti volte il palleggio di Boykins ho capito che non si trattava di infrazione ma di un palleggio stranissimo, con la stessa mano. Che visto a velocità normale dà invece l’impressione di essere un tocco con la sinistra prima che la palla abbia ri-toccato terra. Durante la gara (impallato) non avevo visto alcunché, e al termine della stessa non ero in grado neppure di esprimere un parere sull’episodio. Live non avevo notato neppure l’intervento di Stonerook sulla penetrazione di Vukcevic. Quando mi è stato rimandato in replay durante il post-partita, ho chiesto che fosse mandato in onda. Visto a velocità normale mi pareva un intervento irregolare di Shaun, e volevo tornare sull’episodio. Vedendo però l’azione fotogramma per fotogramma, sono giunto in diretta (e lo confermo qui) alla conclusione che quella di Stonerook sia una posizione legale. Non ho la pretesa che sia la verità, ma io la vedo così. E mi baso su questi passi del regolamento:
Il principio del cilindro è definito come lo spazio all’interno di un cilindro immaginario occupato da un giocatore sul terreno
di gioco. Include lo spazio sopra il giocatore ed è limitato
- Davanti dal palmo delle mani,
• Dietro dai glutei, e
• Lateralmente dai margini esterni delle braccia e delle gambe.
Le mani e le braccia possono essere estese in avanti, ma non oltre la posizione dei piedi con le braccia piegate all’altezza dei gomiti,in modo che gli avambracci e le mani siano sollevati. La distanza tra i piedi del giocatore sarà proporzionale alla sua altezza. Durante la gara, ciascun giocatore ha il diritto ad occupare una qualsiasi posizione (cilindro) sul terreno di gioco a condizione che non sia già occupata da un avversario. Un difensore stabilisce una posizione iniziale di difesa legale quando:
• Sta fronteggiando il suo avversario, e
• Ha entrambi i piedi sul terreno di gioco.
Nel marcare un giocatore che controlla la palla (trattenendola o palleggiando), non devono essere considerati gli elementi di tempo e di distanza. Il giocatore con la palla deve aspettarsi di essere marcato e, quindi, deve essere preparato a fermarsi o a cambiare direzione,ogni qualvolta un avversario assume una posizione iniziale di difesa legale davanti a lui, persino se ciò è fatto entro una frazione di secondo. Il difensore deve stabilire una posizione iniziale di difesa legale,senza causare contatti con il corpo prima di assumere la sua posizione.
Questi principi sono chiari, ma possono solo orientare nel valutare quel contatto (e tutti gli altri !). Sono sicuro che anche grandi conoscitori del gioco potrebbero utilizzarli per stabilire che è fallo di Stonerook (senza contare che fosse stato fischiato fallo a McIntyre non sarei stato d’accordo ma non mi sarei scandalizzato). E’ la natura di questo gioco. Si potevano fischiare falli a Domercant e Stonerook anche sull’ultima azione. Il non-fischio per me ci sta, ma è un altro dibattito sul sesso degli angeli, per affrontarlo ci vuole la mente sgombra dagli armamentari para-ideologici. E’ un gioco complesso, inarbitrabile, fatto per dividere nelle interpretazioni. Basta non permettersi di dire che dietro le interpretazioni c’è qualcosa. Se qualcuno vuole sacrificare la propria indipendenza di giudizio è libero di farlo. Nessuno può invece permettersi di postulare questa “svendita” per chiunque, a pioggia. Almeno non per me, sorry. Credo che questo blog sia un tentativo di dimostrare la volontà di discutere, chiarire, capire e confrontarsi, anche su posizioni diverse. Basta non dire che una cosa è stata detta per interesse o pregiudizio. Per amicizia o tifo. Perché è falso, spudoratamente. Perché svilisce tutto, vittorie e sconfitte, commenti e decisioni arbitrali. E chi non vuole sforzarsi di capire non va compreso, avallato, magari lisciato perché fa parte di una maggioranza (o di una minoranza ma rumorosa). Va dialetticamente combattuto, perché solo chi vive di dubbi può accettare le altrui posizioni. E chi ha solo certezze, farebbe meglio a costruirle sui fatti, non sulla sabbia.
Sarebbe bello domani avviare un dibattito vero, serio e costruttivo. Che non insabbi e non infanghi. Che non semplicizzi e non faccia di tutta l’erba un fascio. Con dentro tutti gli operatori del settore. Per Siena e le avversarie, per gli arbitri e i giornalisti, per gli allenatori e i giocatori. Facciamolo, basta volerlo e rispettare le opinioni di tutti
· Devo scappare, c’è l’ASG. Sarò … telegrafico
· Nate Robinson è pazzo
· Rudy meritava di più, molto di più
· L’Armani Jeans per l’ennesima volta deve andare sotto di 20 per cominciare a giocare
· Mi sbaglierò, ma Douglas non permette a Roma di migliorare nel suo tallone d’Achille, la dipendenza da Becirovic
· La Banca Tercas in casa sembra la Cantù del primo Sacripanti, trova sempre un modo per vincere
· Come e dove Siena riesca sempre a rigenerare la propria cattiveria agonistica, non lo so
· L’All Star Saturday è poca cosa, ma il packaging è di livello altissimo
· Domani a Phoenix sotterrano definitivamente i resti della squadra più divertente del nuovo millennio
· Non ero a Caserta mercoledì. Ma concentrarsi sulla differenza tra spintoni e schiaffi non mi pare centralissimo
· Non ero a Roma giovedì, ma riunire una Commissione di avvocati per dire che un reclamo è inammissibile nell’era digitale è ridicolo
· La Premiata domenica scorsa non aveva vinto la partita, ed i 2 punti della GMAC sono legittimi. Ma se il secondo e 04 che manca deve scomparire dalle analisi perché non c’è una regola che se ne occupi allora imito Scalfaro, non ci sto
· Anche perché neppure la prossima volta ci sarà quella regola
· E l’appello a chi ha sbagliato a farsi vedere e sentire non è stato raccolto da nessuno.
· Gli arbitri sono abbandonati a sé stessi, e chi fa finta di proteggerli accumulando sabbia su tutto quel che succede e suggerendo che non bisogna far rumore per avere un risarcimento fa il loro male
· Il concetto di anti-sportivo è impossibile da fissare, ma sembra non interessi a nessuno
· Il concetto di blocco irregolare è ancora più ballerino
· Vado a fare la telecronaca, peace and love
La Commissione Giudicante Nazionale ha dichiarato inammissibile il ricorso della Premiata Sutor Montegranaro avverso il risultato della gara del campionato di Serie A GMAC Fortitudo Pallacanestro Bologna – Premiata Sutor Basket Montegranaro di domenica 8 febbraio.
Dopo aver ricostruito nei dettagli tutto quel che è successo a Bologna, ho fatto un sogno. E ho sognato qualcuno, (anzi molti, tutti assieme) arrivare alla stessa conclusione. E’ stato commesso un errore macroscopico. Dopo averlo ammesso nelle singole responsabilità individuali, almeno un arbitro ed un ufficiale di campo hanno partecipato all’ enorme errore, ho sognato che tutto questo mondo assieme fa le seguenti cose:
Dice bravo pubblicamente a chi ha sbagliato, comprendendo l’errore e lodando la franchezza di chi lo ammette
Rende pubbliche le circostanze in modo che dalla mancata comunicazione “interna” nella squadra di arbitri ed UDC possano guardarsi quelli che si ritroveranno in futuro nelle stesse difficoltà
Si pone il problema pressante di come tutelare GMAC e Premiata. E senza piangere sul latte versato, in poche ore (senza aspettare commissioni, procuratori ed altre mal riuscite imitazioni della giustizia) arriva alla conclusione che si deve ripartire da un secondo e 17 (ormai perfino il calcio ripete le gare sospese per nebbia dal momento dell’interruzione !!!!!). Basta avere un DVD, se è necessario lo offre la ditta
Organizza un bell’happening infrasettimanale. Biglietto a 1 euro, incasso in beneficenza. In anteprima il secondo e 17, a seguire una bella amichevole. Con gli stessi arbitri. Ed alla fine tutti assieme a celebrare un nuovo clima, più sereno e trasparente
Capisce che senza i cronometri ri-programmabili in serie A non si può giocare. E siccome dovevamo saperlo da almeno 5 anni, corre ai ripari precipitosamente
Capisce che dove è possibile bisogna poter ricorrere alle immagini televisive per ricostruire situazioni confuse, che si possono sempre determinare. E fa in modo che si possa sempre: è solo questione di soldi, meglio spenderli quando serve
Cerca per una volta i media e spiega senza reticenze la posizione delle “istituzioni” , perchè dire le cose è molto meglio che nasconderle
Un bel sogno. Il problema, naturalmente, è risvegliarsi, assordato dal silenzio che c’è intorno ad un caso di cui si stanno occupando solo “le parti” ……
PS: svegliatomi e pungolato da vari messaggi, direi che si potrebbe anche da svegli mettere mano alle modalità di richiesta del time-out (dare la possibilità ai giocatori di chiamarlo ?). Ma non vorrei mettere troppa carne al fuoco ….
PPS: leggo ora che il presidente della Lega Valentino Renzi dice che “il verdetto non può basarsi su una tecnologia che a volte c’è ed a volte non c’è”. Trovo rispettabile la sua opinione ma mi permetta di dissentire, e non certo perchè nello specifico la tecnologia è stata fornita da SKY. E’ una questione di principio: se, e bisogna decidere se è così, si può sanare un errore, bisogna farlo senza esitare. Non farlo perchè non si possono sanare gli altri rende il tutto peggiore. Si sani questo, se si giunge alla conclusione che le immagini rendono inevitabile, e poi si lavori per sanare tutti gli altri in futuro. Sperando che sia un dialogo costruttivo
PPPS: non cadete nel tranello di pensare che sia una vicenda Fortitudo vs. Sutor. E ancora peggio che rappresentare dei punti di vista significhi doversi schierare automaticamente a favore di uno dei due club (e implicitamente contro l’altro). Bisogna smetterla di esigere che tutti abbiano un interesse od una bandiera sotto la quale essere inquadrati. La questione non è se ha vinto la GMAC o la Premiata, o quello che deve decidere giovedì la CGN. Si tratta di decidere se andare avanti così, testa sotto la sabbia, o voltare pagina. La contrapposizione è tra chi vuole fare un passo avanti uscendo da certe logiche e chi non vuole farlo.
A questo link trovate le parole di oggi del coach della Scandone. Ho come idea che se ne riparlerà ….
L’antefatto (di domenica sera) è invece qui:
www.atripaldanews.it/
- Ovviamente sarebbe meglio parlare di molti argomenti. Ma quel che è successo oggi al PalaDozza merita una trattazione ampia, perché trattasi di questione complessa e composita.
- Si parte da un presupposto: nessun episodio vale 40 minuti, per cui i 39 minuti, 58 secondi e 83 centesimi che hanno preceduto la rimessa di Minard hanno un senso pieno. Nessuno vuole togliere dei meriti alla GMAC, che si è portata in vantaggio con un canestro clamoroso di Achara, ha ripreso la partita per i capelli ed è anch’essa vittima dell’ultimo macroscopico errore, avendo basato la propria difesa sul convincimento che mancassero 13 centesimi (così hanno detto loro gli arbitri).
- Ciò detto, non si può fare a meno di ricostruire passo per passo quanto successo dopo il parabolone dello scozzese, perché ci sono tantissime fattispecie da chiarire e altrettante domande da porsi.
- Dunque, Achara segna il canestro del +1. Come da regolamento il cronometro si ferma, mancano 1 secondo e 17 centesimi. La panchina della Premiata, come ovvio, si precipita al tavolo per chiedere un time-out. Nel frastuono la circostanza, comprensibilmente, sfugge ai giocatori marchigiani e agli arbitri. Minard rimette, il cronometro riparte. Presumibile, ma qui manca la sicurezza, che a farlo partire sia il precision time di un arbitro, visto che al tavolo tutti si stanno sbracciando per segnalare il minuto di sospensione e che l’arbitro più lontano dalla palla e più vicino al tavolo (Caiazza) segnala con altrettanta decisione che il gioco è fermo perché è stata chiesta sospensione. La palla arriva a Vasiliadis, che se ne libera prima della sirena. Mentre la palla è in aria però il cronometro si ferma senza motivo alcuno, con 13 centesimi da giocare. E’ il secondo errore, perché il tempo non doveva ripartire causa time-out, ma ancor di più non doveva essere fermato con la palla in aria, palla che al termine di una lunghissima parabola tocca il ferro e cade in campo.
- Achara si abbraccia con mezza Bologna, sembra che la gara sia finita ma finita non è. C’è quel 13 centesimi sul cronometro. E c’è il tavolo che segnala la richiesta di un time-out. Tola arriva al tavolo ed immediatamente segnala in maniera inequivocabile che la sospensione è concessa.
- Le panchine si avvicinano a chiedere lumi, ed a loro viene detto che bisogna giocare 13 centesimi, perché questo avrebbe segnalato il tavolo. A questo punto la Fortitudo schiera la propria difesa a protezione dell’area, perché con poco più di un decimo a disposizione non si può effettuare nei tempi un catch and shoot (ricevi e tira) ma solo un tap (una deviazione volante stile palleggiatore del volley). Nella confusione qualcosa si perde sulla panchina della Premiata: Finelli sa che mancano 13 centesimi ma l’informazione non arriva ai giocatori, almeno non a tutti. Non a Minard, che riceve a centro campo, si gira e segna la tripla pensando di avere circa 1 secondo. Gli arbitri annullano immediatamente, Minard si guarda intorno sconcertato ma non trova grande soddisfazione, perché anche la sua panchina partiva dal presupposto che mancassero 13 centesimi e non 1 e 17.
- Durante tutto il lunghissimo time-out sul cronometro sono apparsi i seguenti numeri: 13 (centesimi), 1:00 (1 minuto ? 1 secondo ?), nulla.
- Fin qui la ricostruzione, da qui i commenti. Partendo dall’ultima circostanza segnalata: se davvero i 13 centesimi fossero stati così pacifici, come mai gli ufficiali di campo hanno cancellato il 13 dal cronometro facendo giocare (incredibile !) l’ultima azione con il cronometro spento ? Già questa macroscopica contraddizione ci porta a capire la portata dell’accaduto
- Come si può continuare a giocare con cronometri non ri-programmabili ? Facendo una rimessa senza cronometro ? Nel 2009 ? Dopo che già nel 2005 al Palalido tra AJ e Benetton si era scivolati sulla stessa buccia di banana (salvo che Treviso aveva poi sbagliato l’ultimo tiro) ? Dopo che ad Avellino in Eurolega si sono giocate 2 (!!!) azioni nella gara contro l’Unicaja tirando a indovinare sul tempo mancante ? Sorry, è inaccettabile
- La partita, dopo il miracolo di Achara, poteva finire solo in due modi. Time-out non concesso, e quindi gara finita con errore di Vasiliadis, indipendentemente dall’erroneo stop dato al cronometro a 13 centesimi dal termine. Oppure, time-out Premiata e rimessa a 1 e 17. Siccome il time-out è stato concesso, barrare B, senza esitazioni
- Con l’uso del time code (applausi al camion SKY che ha emulato quello della TNT in un famoso Detroit-Orlando di playoff) si è stabilito che Minard si è liberato della palla in meno di un secondo (quindi certo meno di 1 e 17). Più o meno tra quando ha ricevuto e quando la palla ha lasciato la sua mano sono passati 20 fotogrammi, che equivalgono a circa 83 centesimi, comunque meno di 1 e 17 di sicuro. Occhio però, è una ricostruzione di grande valore giornalistico ma che vale poco in pratica, perché la Fortitudo ha organizzato la sua rimessa pensando a 13 e non 1 e 17.
- Giocare senza cronometro, fa sì che non si possa usare l’instant replay neppure ove esso sia in vigore. Pensate se gli arbitri avessero deciso che mancava 1 e 17 e se Minard o chi per lui avesse segnato. Chi avrebbe deciso ed in base a cosa se convalidare o meno ? Nella NBA dopo quel Detroit-Orlando è stato sancito che ogni volta che il cronometro non parte quando dovrebbe partire o viceversa si può risalire al tempo da rimettere sull’orologio tramite instant replay. Almeno per Coppa Italia e playoff, vogliamo copiare questo provvedimento ?
- Nell’interesse della trasparenza, sarebbe meglio sapere in tempi brevi chi ha rimesso in moto il cronometro (errore comprensibile dato il frastuono) e chi lo ha fermato. Con la nuova tecnologia possono aver fatto una cosa e l’altra uno dei 3 arbitri od il cronometrista. Non si tratta di trovare il colpevole, tanto la squadra nel suo complesso (3 arbitri e 3 UDC) ha purtroppo già perso. Commettendo un errore, anzi due. Gli errori sono umani e vanno sempre giustificati e perdonati. Non ammetterli o peggio cercare di coprirli o palleggiarseli invece non merita alcuna indulgenza
- Come finirà ? Non ne ho idea. In Eurolega sono state ripetute partite per cattiva gestione del cronometro (TAU-AEK) e perché era stato fatto un errore sulla sirena (la Fortitudo nella passata ULEB Cup). Chiari, uno dei 3 arbitri della gara di mezzogiorno, era in campo a Istanbul quando la terna concesse un canestro vincente sulla sirena di Solomon. Seguendo le proteste del Lietuvos Rytas gli arbitri si sobbarcarono il viaggio fino al camion della TV, dove in maniera irrituale ma ben dentro lo spirito del gioco e della giustizia, rilevarono l’effettiva non validità del canestro. Stop alle docce e via al supplementare, giocato senza pubblico a mezz’ora abbondante dalla sirena dei regolamentari. Meglio che dare una vittoria non meritata, e chi se ne frega di regole anacronistiche e parruccone.
- Ciò detto, qui la casistica è diversa. Posso dirvi con una certa sicurezza che in NBA si ritroverebbero nello stesso palasport, metterebbero 1 e 17 sul cronometro, e si riprenderebbe con una rimessa a metà campo per la Premiata sotto di 1. A me pare una soluzione (già sperimentata per errato conteggio di falli ad Atlanta e in D-League) di grande civiltà sportiva. Il modo cioè di contenere al massimo le conseguenze dell’errore, non privando le due squadre di quanto fatto fin lì e facendo rigiocare il giusto tempo mancante. Ma sono anche sicuro che questa sicuramente NON sarà la decisione presa
- Forse ripeteranno la partita, forse no. Il problema però è più ampio. Domani bisognerebbe cominciare a lavorare per fare due cose: la prima, dotarsi di attrezzature valide (leggi cronometri ri-programmabili). La seconda, fare ricorso al video ogni volta che serve e si può. Ogni volta che è utile insomma. L’ultima cosa che avrei voluto personalmente è del traffico vicino alla nostra postazione per ricostruire l’accaduto. Ma se fosse stato l’unico modo di giocare quell’1 e 17, meglio che niente.
- Inoltre sarebbe meglio allertare tutti sul fatto che in una circostanza del genere una panchina chiama sempre e comunque il time-out. Sarebbe bastato che un giocatore od un arbitro si voltasse verso il tavolo, e forse tutto questo non sarebbe successo
- Insomma, si tratterebbe di non fermarsi all’episodio ed alle decisioni connesse ma andare oltre, per migliorare, per crescere. Tutti insieme. Senza caccia al colpevole, senza dietrologie, senza decisioni aumm’ aumm’ o peggio ancora promesse di futuri risarcimenti ai danneggiati. Ripeto, sbagliare è umano, lo facciamo tutti. Trovando la forza di ammettere e spiegare gli errori e ripartendo da quelli per emendarsi, il movimento farebbe una grande cosa. Sempre che esista questo movimento ….
Mentre l’orchestrina suona più forte …
www.rietisport.it
Terremoto in casa Sebastiani. Patricio Prato non è partito con il resto della squadra alla volta di Treviso dove domani (sabato, alle 20,30) la Solsonica affronterà la Benetton al PalaVerde. E intanto dal fronte societario arrivano notizie tutt’altro che rassicuranti. Il presidente Gaetano Papalia ha convocato per lunedì prossimo a Rieti il Consiglio d’Amministrazione con un ordine del giorno che non ha bisogno di commenti: messa in liquidazione o cessione del titolo sportivo, eventuale acquisizione di un titolo di Serie A dilettanti e, di conseguenza, ipotesi di rescissione del contratto di sponsorizzazione con la Solsonica.
Per dirla in altri termini, quella in corso potrebbe essere l’ultima stagione del club reatino nel massimo campionato italiano. Una porta, però, è rimasta aperta. La convocazione, con il relativo ordine del giorno, è stata infatti inoltrata per conoscenza all’intera classe politica locale, reatina e regionale, parlamentari compresi. Perché? Nella lettera, dopo aver ringraziato tutti per gli sforzi profusi, Papalia tira però anche le somme di un’esperienza amministrativa che, al di là dei risultati conseguiti sul campo e del seguito del pubblico, non è più in grado di sostenere i costi della Serie A. L’ennesima richiesta d’aiuto? «No, ho sempre considerato il basket un fenomeno di grande impatto sociale in una realtà come Rieti. Questa comunicazione, pertanto, è solo un atto dovuto nei confronti delle istituzioni istituzioni locali, che non cambia la situazione: alla decisione che sarà presa lunedì non ci sono alternative».
E per completare il quadro, altra benzina sul fuoco la butta pure il caso Patricio Prato. Il capitano della Sebastiani, come conferma lo stesso Papalia, non è partito con la squadra per Treviso. «Sono stato informato che il giocatore non è salito sul pullman per Fiumicino, per ora posso dire solo questo», spiega il presidente. Di sicuro non è stato un problema di natura fisica a determinare la decisione dell’argentino sul quale, è notizia delle ultime ore, ha messo gli occhi la Ngc Cantù, che punterebbe a chiudere rapidamente la trattativa. Comunque vada a finire per la Sebastiani c’è però già una certezza: domani (sabato) al PalaVerde la Solsonica dovrà fare a meno del suo capitano. E non è uno scherzo.
Note a margine
Matteo Boniciolli sarà regolarmente alla guida della Virtus Bologna domani sera ad Avellino nella gara che vedrà opposta la sua squadra all’Air Avellino. Dopo che la società aveva comunicato nella giornata di giovedì la decisione di rinunciare alla presenza dell’allenatore temendo un clima ostile nei confronti del coach che nella scorsa stagione ha allenato Avellino conducendola alla vittoria in Coppa Italia e alla Eurolega, ieri la ricomposizione del caso: merito di una una telefonata chiarificatrice in mattinata tra il patron della Virtus Claudio Sabatini e il Presidente dell’Air Avellino Vincenzo Ercolino e all’intervento del Presidente della Lega Basket Valentino Renzi che, con una nota dove invitava la Virtus a rivedere la sua posizione, ha contribuito a chiarire le rispettive posizioni. “Alla fine ha prevalso il buon senso – ha detto Renzi intervenendo alla trasmissione ‘Fare Basket’ insieme a Claudio Sabatini – Il dialogo serve sempre e aiuta a superare i problemi: ora mi auguro che si parli solo della gara e dello spettacolo che saprà assicurare”.
Solo i cretini non cambiano mai idea. Solo che cambiare sempre idea rischia di diventare una tattica. Lungi dal coltivare la cultura del sospetto, ma la prossima mossa di Sabatini non la commenterò prima di 72 ore
Tutto quello che è successo non autorizza un singolo insulto a chicchessia domani. Se davvero ci saranno zero insulti (ed eventualmente molto dissenso per chi vuole esprimerlo) si sarà fatto un passo avanti
C’è ancora troppa negatività in giro, troppe vesti strappate, troppa voglia di accusare gli altri, troppo moralismo. E’ un’osservazione del tutto personale, dettata da mera sensibilità. Ma io la vedo così
Il problema non è dire chi ha vinto in questa vicenda, men che meno chi ha più ragione o meno torto di chi. E’ usarla per fare da spartiacque tra l’età del sospetto, del malanimo e dell’insulto e quella del dialogo non melenso, del confronto, del lieto fine non obbligatorio ma della possibilità di prendere queste cose per quel che sono, cioè passione ed intrattenimento
La cultura dell’emergenza e le risposte in extremis avrebbero fatto il loro tempo. Si poteva risolvere tutto almeno 3 mesi fa, anche sei.
Retromarcia
In una nota dell’agenzia Spr si legge che «dopo l’invito ricevuto dal presidente della Lega Basket Valentino Renzi, la Virtus Bologna ha deciso di rivedere la propria decisione di rinunciare al proprio allenatore Matteo Boniciolli sul campo di Avellino. Boniciolli, pertanto, siederà regolarmente in panchina».
Basta !
Comunicato del 25/02/2009
Gli Original Fans intendono manifestare ancora una volta e in modo ufficiale la profonda delusione e la grande amarezza per l’esito delle Final Eight di Coppa Italia, ritenendo di essere stati forse gli unici ad averci creduto fino in fondo, sperando in una decisiva prova di orgoglio della squadra e pensando di avere di fronte uomini veri prima ancora che giocatori. Una squadra che nonostante le indiscusse potenzialità sulla carta non ha dimostrato sul campo quello che vale, apparsa agli occhi di tutti senza grinta, svuotata di energie, in alcuni momenti amorfa e probabilmente appagata, ma di cosa, ci chiediamo? Un squadra, un team che non fa onore ai tanti sacrifici di una tifoseria sempre presente in Italia ed in Europa, sempre pronta ad applaudire anche la peggiore prestazione pur di incoraggiare e sostenere il gruppo in momenti di difficoltà, sempre vicina e pronta a comprendere chiunque ed ogni cosa. Una squadra che non fa onore al nome di una città che ha sempre conquistato e meritato importanti risultati sul campo e che ha raggiunto gloriosi traguardi. Una squadra infine che non fa onore neanche ai sacrifici della società. Alla luce di ciò non intendendo più fare sconti a nessuno, affinché ciascuno rifletta sulle proprie responsabilità in modo consapevole a cominciare proprio da noi tifosi e nel rispetto dei ruoli, invitiamo la società a prendere adeguati e tempestivi provvedimenti al fine anche di superare eventuali contrasti interni che si riflettono inevitabilmente sulle prestazioni della squadra. Squadra e team a cui noi O.F. abbiamo scritto una lettera dai toni molto accesi e questo perché crediamo che ci sono mille forme di protesta che non sempre devono essere manifestate in modo plateale. Una protesta civile, insomma! Una protesta, da qui alla fine del campionato, che deve tramutarsi in fischi in occasione di prestazioni negative, al termine di ogni partita (per non dare alibi a nessuno), se non si notano progressi tecnici e caratteriali.
Per quanto riguarda in particolare noi O.F., comunichiamo che durante la prossima partita casalinga di sabato sera contro la Virus Bologna, ci saremmo astenuti volentieri dal tifo, ma nello stesso tempo, consapevoli nonostante tutto dell’importanza della partita e della rilevanza che la stessa assume anche emotivamente, per la presenza in panchina di Boniciolli, riteniamo di assumerci la responsabilità di sostenere ancora una volta i colori della nostra città.
Direttivo Original Fans Avellino
Virtus Pallacanestro Bologna preso atto che alla vigilia dell’incontro Air Avellino-La Fortezza si sta diffondendo un clima ostile nei confronti del coach Matteo Boniciolli, ha deciso di rinunciare alla presenza dell’allenatore. E’ una decisione dettata dalla volontà di preservare lo spirito di festa che dovrebbe accompagnare ogni sfida sportiva.
Comunicato del 26/02/2009
In merito al comunicato stampa diramato dalla società Virtus Bologna e relativo alla mancata presenza in panchina nella prossima gara di campionato di sabato sera del coach Matteo Boniciolli, gli Original Fans, nel sentirsi profondamente offesi dalle parole espresse, in considerazione di un presunto “clima ostile” instauratosi nei confronti del coach stesso, e ritenendo di essersi contraddistinti sempre ed ovunque per l’estrema correttezza, sportività e civiltà, esprimono tutta la loro amarezza per tali dichiarazioni, volte non solo a denigrare l’intero tifo biancoverde, dandone un’immagine assolutamente distorta, ma anche e soprattutto a denigrare, ancora una volta, il rispetto e la dignità di un’intera città, che ben conosce “ lo spirito di festa che deve accompagnare ogni sfida sportiva” e che sa dare il giusto peso alle rivalità in un clima mai sopra le righe, cosa di cui dovrebbe esserne più che mai consapevole lo stesso Boniciolli che ha vissuto per ben due anni a contatto con la città e i suoi tifosi.
Direttivo Original Fans Avellino
Il sindaco Giuseppe Galasso, nell’apprendere l’annuncio della Virtus Bologna di rinunciare alla presenza in panchina dell’allenatore Matteo Boniciolli, in occasione della gara di campionato in programma sabato prossimo al Paladelmauro, non condivide la decisione della società felsinea, che ritiene lesiva per l’immagine della città di Avellino.
“Non comprendo la decisione della Virtus Bologna – commenta il primo cittadino di Avellino – . Non è annunciando urbi et orbi, a 48 ore dal match, l’assenza dell’allenatore in panchina che si preserva “lo spirito di festa che dovrebbe accompagnare ogni sfida sportiva”. Posso rassicurare l’ambiente bolognese che qui ad Avellino il clima è quello che si respira alla vigilia di ogni match, né più né meno. Coach Boniciolli, che ha vissuto una lunga e piacevole esperienza ad Avellino, ben conosce quale è lo spirito che anima i tifosi di questa città. Uno spirito fatto di passione e attaccamento ai colori sociali che mai, nella storia dello sport avellinese, ha travalicato i canoni della correttezza, come lo stesso patron della Virtus ha potuto verificare personalmente in occasione della Final Eight di Coppa Italia, non più tardi di una settimana fa.Oltre che alla città di Avellino, una tale decisione rappresenta un duro colpo all’immagine dello sport tout court, inferto proprio da chi vanta una lunga e nobile tradizione cestistica, vive di sport e dovrebbe difenderne i valori.Invito, pertanto, coach Boniciolli a ripensarci – conclude il sindaco Galasso -: vorrei poterlo salutare ed abbracciare personalmente sulla panchina del Paladelmauro”.
Da SKY Sport
Sabatini fa quello che ritiene opportuno, io posso assicurare che Boniciolli verrà trattato come qualsiasi allenatore avversario. Non posso proibire qualche fischio di qualche tifoso ma da lunedì imploro il pubblico di ignorare tutto quanto si è detto, siamo uomini di sport e gente pulita. Eravamo ai playoff con Roma, di punto in bianco Matteo è venuto a dirmi che non sarebbe rimasto perché i figli lo consideravano un grande allenatore ma non un grande papà. Se dopo 5 mesi decide di andare ad allenare avrebbe dovuto alzare il telefono e dirmelo.
Vincenzo Ercolino
Provo profondo rammarico per la situazione incredibile che si è determinata. Ho lavorato 2 anni ad Avellino, passando dal ripescaggio alla qualificazione per l’Eurolega e conquistando una Coppa Italia. Me ne sono andato per stare più tempo con la famiglia e sono rimasto 5 mesi a casa. Su di me sono state dette cose spiacevoli, poi io ho usato una parola sbagliata per definire la temperatura del palasport, ma me ne sono scusato immediatamente. Da lì sono successe altre cose spiacevoli, soprattutto il tentativo di deferirmi per slealtà, una ferita gravissima per chi vive lo sport come me. Il clima attorno al mio ritorno ad Avellino si è esacerbato, siti e comunicati hanno espresso toni per cui non sembrava più una partita di basket ma solo il ritorno di Boniciolli ad Avellino per criticarlo piuttosto che insultarlo. Il mio proprietario per tutelare la mia incolumità fisica e far sì che fosse solo una partita di basket senza toni drammatici mi ha detto che sarebbe stato meglio evitare di presentarmi, una decisione che dopo discussioni e sofferenze non posso che rispettare. Provo un grande rammarico per questa situazione che non c’entra niente con lo sport e con i due anni magnifici trascorsi ad Avellino. Non ho avvisato Ercolino prima di andare a Bologna, ma lui, per cui nutro immutato affetto, non ricorda che circa 10 giorni dopo la mia partenza da Avellino presentando Markovski dopo avermi lasciato tra le lacrime, disse che era un bene per la città che me ne fossi andato perché non poteva dire delle cose su di me. Per quanto io sia francescanamente indotto al perdono, dopo quell’episodio non consideravo il rapporto tale da dovergli notificare, a 5 mesi di distanza, che avevo accettato l’offerta di un altro club, cosa che invece ho detto alle persone a me vicine.
Matteo Boniciolli
Verso la famiglia Ercolino provo simpatia ed andrò ad Avellino. Il nostro allenatore ha cominciato sbagliando un’intervista ma si è scusato subito. Spero di pranzare o cenare con gli Ercolino sabato, c’è simpatia tra le due società. Ma anche ieri il comunicato dei tifosi non mi fa ritenere che ci possa essere quell’atmosfera di festa e gioia, come nella Final 8 di Casalecchio, necessaria per l’evento sportivo. Mi dispiace si sia enfatizzata la decisione, ma per il bene di tutti non voglio creare tensione. Ho 4 allenatori, Zorzi condurrà la squadra e ci sarò anche io
Claudio Sabatini
Dunque sabato sera ad Avellino non ci sarà Matteo Boniciolli. Potrei dire che è una sconfitta per tutti, e lo è. O che è colpa di tutti, e lo è, compresi quelli come me che dovevano tirare fuori prima l’argomento, denunciare prima quel clima che si andava guastando, disinnescare prima tutta la situazione. Ma così me la caverei troppo a buon mercato. Credo, ed è una posizione del tutto personale, che sia giunto il momento di tirare una riga, decisa, marcando bene due zone di territorio. Di qui quelli che hanno a cuore la sorte di questo giocattolo, di là gli altri. Di qui quelli che ritengono che avere ragione non autorizzi a insultare (figuriamoci toccare) chiunque, di là gli altri. Di qui quelli che capiscono che chi fa il professionista risponde al suo datore di lavoro ed alla propria etica, di là quelli che credono che pagando un biglietto od essendo osservatori più o meno privilegiati si acquisiscano quote azionarie delle società sportive. A forza di giustificare tutto e tutti, quella riga è finita fuori dal campo, e a me non sta bene. Niente vesti strappate, tutti possono e devono esprimere la propria opinione ed il proprio eventuale dissenso. Oltre non si va. Quindi il solo poter ipotizzare o paventare che ci possano essere delle conseguenze nell’andare a lavorare significa che siamo fuori da quel campo. Interessa che tutta la città e la tifoseria di Avellino garantiscano che non sarebbe successo niente, e personalmente non vedo perché non dovremmo crederci. Ma nessuno provi a dire che si sarebbe trattato di un’altra normale giornata in ufficio. O peggio ancora che sia solo un caso che riguarda Avellino. E poi il punto non è questo, lasciamo stare per un attimo il caso di specie. Perché dovremmo considerare “normale” un pieno di insulti per l’allenatore X che va a lavorare nella città Y ? E perché se oltre al “normale” (??????) “odio” (????) “sportivo” (?????) ci sono altre “ragioni” (????) per prendersela con qualcuno allora è possibile l’escalation ? Non c’è alcunchè di normale, sportivo e ragionato in tutto questo. Nulla.
Conosco da tanti anni Matteo Boniciolli, lo considero una persona di valore e di valori. Non uno che ha sempre ragione e non ha difetti, ma uno che vive con passione le cose che fa. Conosco molto meno la famiglia Ercolino, ma non ho un motivo per dubitare della bontà delle intenzioni che la animano, e mi sono emozionato nel vedere la Coppa Italia 2008, non poco. Non tifo per nessuno in questa sede, e tutta questa fretta di giudicare e condannare non l’ho. I motivi per cui più volte le due parti durante questa storia “ci sono rimaste male” non sono conoscibili per intero dall’esterno. Forse se Ercolino avesse esposto le sue ragioni durante la conferenza stampa di addio sarebbe stato meglio, forse se non volessimo sempre evitare le questioni spinose non arriveremmo a pungerci. Errori ne ha fatti anche Boniciolli, uno acclarato. Di certo non dovrebbero esistere doppi binari, i documenti che regolano i rapporti tra le parti dovrebbero avere una sola natura, quella ufficiale, un solo luogo di deposito e due firme (o è troppo semplice ?). Ma ancora, non è questo il punto. I protagonisti di questa vicenda fanno bene a prendere le posizioni che ritengono di dover prendere, noi possiamo registrarle ed esprimere eventuali opinioni. Ma dobbiamo pensare SOPRATTUTTO al principio generale, che certo non dipende da chi ha eventualmente più ragione tra Boniciolli ed Ercolino. Ed il principio è questo: devono cambiare mentalità, regole ed abitudini per arrivare ad un basket migliore. Quella riga di cui sopra deve essere ricalcata più volte, chi lavora deve essere messo in condizione di farlo, su questo non si discute e non si transige. Il calcio può comodamente rimanere dov’è. Il generale clima di omertà e rinvio alle calende greche deve cessare. I finti custodi del tempio possono accomodarsi a teatro, dove far finta è arte. Se qualcosa non va lo si dica subito, con nomi e cognomi, in contraddittorio civile anche se intenso. Le opinioni tecniche siano tali, NON è obbligatorio avere una scuderia per parlare di basket. Poi ognuno rimane convinto delle proprie ragioni e si va in campo. Lì, e fuori, la lealtà non è un optional ma un dovere. Se qualcuno non la pratica, deve essere punito VELOCEMENTE (a patto che la violazione sia comprovata e non si tratti di una pioggia di accuse delegittimanti al grido di “tanto peggio tanto meglio”). Si può parlare di tutto, anzi, si deve. Di sudditanza, di riconoscenza, di contratti e di scritture private, di mutui e tasse, di ammissioni ed esclusioni, di cronometri e falli. Ma sempre ricordandosi che la buona fede è come l’innocenza, presunta fino a prova contraria. E che quelli che vogliono sporcare tutto, avvelenare il clima e fare il pieno di negatività possono anche accomodarsi fuori. Nessuno deve riconoscersi in questo ritratto, men che mai i protagonisti di questa vicenda. Tutti dobbiamo invece riconoscere che siamo all’anno zero, e non perché c’è Santoro nelle vicinanze. Siamo allo sbando ideologico del basket italiano. E mi fa incazzare, perché so quanto valgano tanti dei protagonisti della nostra pallacanestro. Secondo voi Messina e Scariolo, per dire, non amerebbero mangiare due spaghetti come si deve, salutare gli amici e i familiari tutti i giorni e godersi il Bel Paese ? Ma sentendo che non c’è mai pace tra gli ulivi non si guarderanno bene dal tornare in mezzo a noi ? Se volete possiamo andare avanti, spostare ancora quella riga, dividerci in amici di Boniciolli vs. amici di Ercolino, pro-Mens Sana vs. chi odia il Palio, metropolitani contro provinciali. Dare la colpa alla FIP e alla Lega (peraltro sempre trionfalmente brillanti nella loro assenza), agli agenti, all’AIAP, ai tifosi, agli ultrà, ai giornalisti, ai custodi del palazzetto. Non siamo così bravi da poter trovare responsabilità singole invece. Facciamo male tutti assieme, e se ognuno dicesse un piccolo “basta !” a questo andazzo, magari cominceremmo a venirne fuori. Il posto libero in panchina sabato è una libera scelta della Virtus che non va imputata ad Avellino ma che Avellino non deve necessariamente vagliare. Facciamo che sia solo un simbolo, non un ulteriore motivo di divisione. E che prestissimo, magari ai playoff, chi si sente in disaccordo con qualcuno possa andare a manifestarlo senza il minimo eccesso e la minima rabbia. Cambiamo per favore, possiamo farlo.
Pensieri a raffica
Credo sia stata una buona Final 8. Non eccelsa, con limiti in tutti quelli che l’hanno animata. Ma tutto sommato la dimostrazione che, parole che rubo ad un presidente di società, “abbiamo per le mani una bomba”, cioè un prodotto favoloso. Un concetto che ritengo centratissimo. Ma bisogna stare attenti a dove esplode questa bomba.
La partita meno incerta alla fine è stata forse MPS-NGC, eppure Cantù pound per pound mi è parsa la squadra migliore della manifestazione, nel senso che ha provato con il lavoro di squadra a superare un’oggettiva inferiorità.
La Final 8 è una bellissima formula, affascinante ed emotivamente validissima. Ovviamente l’esito tecnico è relativo, perché assegnare un trofeo in 3 partite nell’ambito di 4 giorni tra squadre non abituate a giocare a questo ritmo non è necessariamente un giudizio divino. Il che non sminuisce il valore dei risultati, anzi. Prova però a dare un contributo nel contestualizzarli.
La Lottomatica ad esempio ha giocato una partita decisamente piatta nel primo tempo contro La Fortezza. La sconfitta non è casuale, personalmente dubito che le caratteristiche di Douglas siano le più adatte per superare le manchevolezze, ma è tutta speculazione. Solo il tempo ci dirà la verità, ma l’impressione è che quando è costretta a giocare a metà campo, come avviene in gare del genere, la squadra mostri la corda di un playmaking limitato. Ha giocatori che possono risolvere, giocatori che possono eseguire ma non necessariamente il personale ideale per fare quelle letture che continuano a distinguere Siena dal resto del lotto. Questione di personale ma soprattutto di tempo, inteso come quello (poco) passato insieme con questo allenatore. Che non merita di essere esaltato o depresso troppo presto, ma giudicato quando avrà avuto il tempo necessario a dare la sua impronta alla squadra.
La Premiata è organizzata in maniera assai meticolosa in campo come fuori. Il roster è lungo il giusto, ed in gare del genere questo si sente. Certe volte Garris rende la squadra prigioniera del suo ritmo e Hunter è uno strano giocatore, enorme ma molto più a suo agio di destrezza che di potenza. Minard ha giocato proprio male ma in stagione ha fatto benissimo, sono curioso di vederlo tra poco alla rivincita contro la Benetton (molto importante per il futuro dei marchigiani)
Dico questo pensando un po’ a Boykins, che contro Moss e McIntyre in campionato aveva racimolato due figure magrissime. La competitività di uno scricciolo del genere, se ha giocato così tanto in NBA, deve essere altissima, e in questo weekend ne abbiamo avuto la riprova. La Fortezza riparte da lì e da un Langford scintillante. Ora deve anch’essa migliorare a metà campo, riuscire a sfruttare bene Ford anche quando si gioca a ritmi lenti (come in finale, come nei playoff). Come Gentile, Boniciolli è un allenatore, non un mago. Come Gentile, sappiamo giù che è capace di dare delle sferzate positive alle squadre e non ha paura di prendere delle decisioni. Ora diamo appuntamento anche a lui tra 2-3 mesi, per vedere che Virtus arriverà ai playoff.
Avellino ha confermato di non avere oggi i nervi per resistere 40 minuti. Nel primo tempo contro la Banca Tercas ha dato l’impressione di valere 10 punti più dell’avversario ma è andata al riposo sul pareggio, e pur rimanendo vicino nella ripresa non ha mai dato davvero l’impressione di potercela fare. Il roster è eccellente nome per nome, la chimica tecnica invece inferiore a quella magica della passata stagione. Il che è perfettamente normale, perché non sempre tutte le ciambelle devono riuscire col buco (anche se gli ingredienti sono buoni)
Teramo ha fatto la semifinale, l’ha giocata fino in fondo e merita tutti gli applausi che ha preso. Poeta è un ragazzo eccezionale, e sono sicuro che capirà che prendere una facciata come quella che Langford e soci gli hanno assestato è più utile che giocare bene contro avversari di medio livello. Solo la competizione ti può spingere ad innalzare il rendimento, il che vale per lui e per la squadra, cui auguro di non accontentarsi di quegli applausi.
La Benetton ha tenuto Siena in sospeso per 40 minuti dopo aver giocato tre quarti onestamente scialbissimi contro Montegranaro. Il male e il bene della squadra sono separati da un confine sottilissimo, quello tra la disciplina e l’essere pedissequi. Non una squadra atletica od esplosiva (Neal a parte), neppure un po’. Dopo la Coppa Italia comincia una nuova stagione, visto che invece che Dixon/Markovic il ruolo più delicato è affidato a Wood/Bulleri. Se questi due si ritrovano, c’è tra poco un’altra Final 8 per fare almeno un passo in più
Di Siena c’è poco da dire di nuovo, avrebbe fatto notizia solo con una sconfitta e non l’ha incassata. A livello di mentalità è il gruppo migliore che abbia mai visto, quando Pianigiani ha parlato “di una squadra costretta dal suo grado di talento a pensare molto” ha operato una sintesi perfetta.
A questo punto la disamina, velocissima, della Coppa Italia sarebbe finita. E invece finita non è, perché molti di quelli che sono arrivati fino a qui sono stupiti di non aver ancora letto qualcosa sull’arbitraggio della finale (e non solo). Su Siena e sulla questione della sudditanza psicologica. Sulla dietrologia che secondo tanti deve regnare nell’interpretare quel che succede sotto canestro. So già che affrontare l’argomento è difficile, perché anche scrivendo 100 cartelle non riuscirei ad affrontarlo per intero. E poi si parla di percezioni e interpretazioni più che di fatti, mica è facile. Partiamo dall’arbitraggio, che almeno è una questione tecnica. O almeno tale dovrebbe essere. Chi vuole fare processi alle intenzioni, chi ha verità precostituite, chi sa (o crede di sapere) a quali più o meno perverse logiche obbediscano i fischietti, può saltare questa parte. In breve, io ho visto un paio di arbitri di livello altissimo (Lamonica e Facchini tanto per non far nomi), un altro paio solidissimi ed altri un gradino sotto. Alcune partite tenute in mano ed altre meno, alcune condotte più lineari dal punto di vista tecnico ed altre meno. Cioè quello mi aspettavo da un settore che viene gestito in maniera encomiabile e professionale ma non sufficientemente professionistica per poter dare la necessaria credibilità a chi poi affronta col fischietto in bocca la prova del campo. La gestione politica della classe arbitrale è un male del nostro basket di vertice, in assoluto. La scarsa trasparenza generale non rende giustizia al grandissimo e coscienzioso impegno dei tanti singoli, e scarsa trasparenza va inteso in senso letterale, non lato. Attorno al lavoro degli arbitri (e non solo) si avverte una tensione enorme da parte di moltissimi addetti ai lavori. Una tensione che non può che trasferirsi a tanti (troppi) appassionati. Legata soprattutto a Siena (oggi, ieri Bologna, l’altro ieri Milano, il giorno prima Cantù e Varese). Allo (stra)potere di chi vince che secondo molti, checché ne vogliano ammettere pubblicamente, affascina e strega media e fischietti, diventando causa e/o effetto delle vittorie in questione. Penso che questa partita si giochi sul terreno della credibilità, proprio come quella degli arbitri. In un mondo perfetto, non esisterebbero pre-giudizi, ma solo giudizi. Avere ragione 99 volte non dovrebbe significare automaticamente averla la centesima. Insomma, tutti andremmo giudicati per quel che facciamo, non per i risultati del passato. Ovvio, il mondo perfetto non è. Come forse qualcuno sa, ho vestito la maglietta grigia, da giovanissimo (quindi una vita fa), sui campi di periferia. Forse non tutti sanno che più tardi ho avuto un’altra breve avventura amatoriale da allenatore. Interrotta per mancanza di tempo e per un altro motivo. Non dover più sentire, nel mio piccolissimo, commenti salaci sul condizionamento psicologico esercitato da un commentatore televisivo (avessi detto ….) sugli arbitri. “Vi lasciano menare (o vincere o protestare) perché ci sei tu”. Quanto ci ho sofferto, e ci sto male ancora oggi stupidamente. A questo punto mi verrebbe facile identificarmi con Simone Pianigiani, che si irrigidisce (ricco eufemismo) ogni volta che sente discorsi su sudditanza e dintorni. Non posso farlo perché le due situazioni non hanno alcun punto di contatto. Se non che lui è perfettamente sincero e giustificato quando dice che sostenere che esista una componente di favori arbitrali nei successi della Mens Sana equivale a sminuire quei successi, in cui lui (e Minucci, e i giocatori e lo staff fino all’ultimo impiegato) hanno impegnato ed investito così tanto. E’ un punto di vista che condivido, come ho detto. Ma né io né Simone possiamo sapere come e quanto quelle vittorie meritatissime si riflettano sulla psiche di chi guarda, commenta ed arbitra. Io penso che un riflesso ci sia, anzi ne sono sicuro. E penso che tutti dovremmo semplicemente prenderne atto sulla scorta dell’esperienza di chi è stato dalle due parti della barricata. Se qualcuno pensa che tra Kobe e Sun Ye non ci sia differenza vive sulla luna. L’anno scorso Danilo Gallinari portava a casa almeno 2-3 falli a partita immeritati perché “cercati”. Quest’anno da rookie non porta a casa neppure quelli macroscopici. Se come credo diventerà un giocatore NBA importante, a un certo punto tornerà ad avere “rispetto” da parte degli arbitri. Significa che è giusto così ? No, bisogna tendere verso un mondo perfetto. Bisogna parlarne, e tanto. In maniera costruttiva però. Perché se qualcuno vuole ridurre Kobe, Danilo o Siena alla sudditanza psicologica sulla luna ci vive lui. Michael Jordan, i Celtics degli anni ’60 e la grande Milano intimidivano. Ma sono stati esempi di grandissimo basket. La chiave ? Riuscire a discuterne con calma, lucidità, puntualizzando. Avendo nel mirino quel mondo perfetto e capendo che arbitri più forti rendono più forti tutti, in primis chi vince. Per quello zero che capisco, a basket chi vince ha meritato, punto. Vogliamo arbitri più forti ? Si investano soldi. Senza discorsi interessati, pregiudizievoli, dietrologici. Soldi in istruttori e istruzione, tecnologia e formazione. Più soldi girano e più, con buona pace di tutti i parrucconi, l’esito sportivo è tutelato, perché crescono le professionalità. Chi vince in questo paese ha sempre ragione in pubblico e torto in privato, perché è più comodo così. Chi vince potrebbe fare una volta un beau geste e lavorare seriamente in questa direzione. Chi perde potrebbe evitare di farsi prendere dalla tentazione di spiegare tutto con la facile scorciatoia della teoria del complotto.
E chi commenta ? Io parlo di me e solo di me. Chi commenta è soggetto a pressioni, condizionamenti, alcune innocenti, altre un po’ meno (ma non pensate a scenari apocalittici, sareste fuori luogo). Chi scrive commenta in TV, e quando lo fa live è soggetto ad un margine di errore elevatissimo. Cerca di minimizzarlo con l’applicazione e lo studio, vivendo di dubbi ma esprimendo opinioni perché glielo richiede il mestiere che fa. Prova a ricostruire quel che vede, senza possibilità di essere oggettivo ma provando intellettualmente ad essere il più obiettivo possibile. Per esempio, rivedendo oggi venti volte il palleggio di Boykins ho capito che non si trattava di infrazione ma di un palleggio stranissimo, con la stessa mano. Che visto a velocità normale dà invece l’impressione di essere un tocco con la sinistra prima che la palla abbia ri-toccato terra. Durante la gara (impallato) non avevo visto alcunché, e al termine della stessa non ero in grado neppure di esprimere un parere sull’episodio. Live non avevo notato neppure l’intervento di Stonerook sulla penetrazione di Vukcevic. Quando mi è stato rimandato in replay durante il post-partita, ho chiesto che fosse mandato in onda. Visto a velocità normale mi pareva un intervento irregolare di Shaun, e volevo tornare sull’episodio. Vedendo però l’azione fotogramma per fotogramma, sono giunto in diretta (e lo confermo qui) alla conclusione che quella di Stonerook sia una posizione legale. Non ho la pretesa che sia la verità, ma io la vedo così. E mi baso su questi passi del regolamento:
Il principio del cilindro è definito come lo spazio all’interno di un cilindro immaginario occupato da un giocatore sul terreno
di gioco. Include lo spazio sopra il giocatore ed è limitato
- Davanti dal palmo delle mani,
• Dietro dai glutei, e
• Lateralmente dai margini esterni delle braccia e delle gambe.
Le mani e le braccia possono essere estese in avanti, ma non oltre la posizione dei piedi con le braccia piegate all’altezza dei gomiti,in modo che gli avambracci e le mani siano sollevati. La distanza tra i piedi del giocatore sarà proporzionale alla sua altezza. Durante la gara, ciascun giocatore ha il diritto ad occupare una qualsiasi posizione (cilindro) sul terreno di gioco a condizione che non sia già occupata da un avversario. Un difensore stabilisce una posizione iniziale di difesa legale quando:
• Sta fronteggiando il suo avversario, e
• Ha entrambi i piedi sul terreno di gioco.
Nel marcare un giocatore che controlla la palla (trattenendola o palleggiando), non devono essere considerati gli elementi di tempo e di distanza. Il giocatore con la palla deve aspettarsi di essere marcato e, quindi, deve essere preparato a fermarsi o a cambiare direzione,ogni qualvolta un avversario assume una posizione iniziale di difesa legale davanti a lui, persino se ciò è fatto entro una frazione di secondo. Il difensore deve stabilire una posizione iniziale di difesa legale,senza causare contatti con il corpo prima di assumere la sua posizione.
Questi principi sono chiari, ma possono solo orientare nel valutare quel contatto (e tutti gli altri !). Sono sicuro che anche grandi conoscitori del gioco potrebbero utilizzarli per stabilire che è fallo di Stonerook (senza contare che fosse stato fischiato fallo a McIntyre non sarei stato d’accordo ma non mi sarei scandalizzato). E’ la natura di questo gioco. Si potevano fischiare falli a Domercant e Stonerook anche sull’ultima azione. Il non-fischio per me ci sta, ma è un altro dibattito sul sesso degli angeli, per affrontarlo ci vuole la mente sgombra dagli armamentari para-ideologici. E’ un gioco complesso, inarbitrabile, fatto per dividere nelle interpretazioni. Basta non permettersi di dire che dietro le interpretazioni c’è qualcosa. Se qualcuno vuole sacrificare la propria indipendenza di giudizio è libero di farlo. Nessuno può invece permettersi di postulare questa “svendita” per chiunque, a pioggia. Almeno non per me, sorry. Credo che questo blog sia un tentativo di dimostrare la volontà di discutere, chiarire, capire e confrontarsi, anche su posizioni diverse. Basta non dire che una cosa è stata detta per interesse o pregiudizio. Per amicizia o tifo. Perché è falso, spudoratamente. Perché svilisce tutto, vittorie e sconfitte, commenti e decisioni arbitrali. E chi non vuole sforzarsi di capire non va compreso, avallato, magari lisciato perché fa parte di una maggioranza (o di una minoranza ma rumorosa). Va dialetticamente combattuto, perché solo chi vive di dubbi può accettare le altrui posizioni. E chi ha solo certezze, farebbe meglio a costruirle sui fatti, non sulla sabbia.
Sarebbe bello domani avviare un dibattito vero, serio e costruttivo. Che non insabbi e non infanghi. Che non semplicizzi e non faccia di tutta l’erba un fascio. Con dentro tutti gli operatori del settore. Per Siena e le avversarie, per gli arbitri e i giornalisti, per gli allenatori e i giocatori. Facciamolo, basta volerlo e rispettare le opinioni di tutti
Pensieri a raffica
· Devo scappare, c’è l’ASG. Sarò … telegrafico
· Nate Robinson è pazzo
· Rudy meritava di più, molto di più
· L’Armani Jeans per l’ennesima volta deve andare sotto di 20 per cominciare a giocare
· Mi sbaglierò, ma Douglas non permette a Roma di migliorare nel suo tallone d’Achille, la dipendenza da Becirovic
· La Banca Tercas in casa sembra la Cantù del primo Sacripanti, trova sempre un modo per vincere
· Come e dove Siena riesca sempre a rigenerare la propria cattiveria agonistica, non lo so
· L’All Star Saturday è poca cosa, ma il packaging è di livello altissimo
· Domani a Phoenix sotterrano definitivamente i resti della squadra più divertente del nuovo millennio
· Non ero a Caserta mercoledì. Ma concentrarsi sulla differenza tra spintoni e schiaffi non mi pare centralissimo
· Non ero a Roma giovedì, ma riunire una Commissione di avvocati per dire che un reclamo è inammissibile nell’era digitale è ridicolo
· La Premiata domenica scorsa non aveva vinto la partita, ed i 2 punti della GMAC sono legittimi. Ma se il secondo e 04 che manca deve scomparire dalle analisi perché non c’è una regola che se ne occupi allora imito Scalfaro, non ci sto
· Anche perché neppure la prossima volta ci sarà quella regola
· E l’appello a chi ha sbagliato a farsi vedere e sentire non è stato raccolto da nessuno.
· Gli arbitri sono abbandonati a sé stessi, e chi fa finta di proteggerli accumulando sabbia su tutto quel che succede e suggerendo che non bisogna far rumore per avere un risarcimento fa il loro male
· Il concetto di anti-sportivo è impossibile da fissare, ma sembra non interessi a nessuno
· Il concetto di blocco irregolare è ancora più ballerino
· Vado a fare la telecronaca, peace and love
Il ricorso è inammissibile
La Commissione Giudicante Nazionale ha dichiarato inammissibile il ricorso della Premiata Sutor Montegranaro avverso il risultato della gara del campionato di Serie A GMAC Fortitudo Pallacanestro Bologna – Premiata Sutor Basket Montegranaro di domenica 8 febbraio.
Un sogno
Dopo aver ricostruito nei dettagli tutto quel che è successo a Bologna, ho fatto un sogno. E ho sognato qualcuno, (anzi molti, tutti assieme) arrivare alla stessa conclusione. E’ stato commesso un errore macroscopico. Dopo averlo ammesso nelle singole responsabilità individuali, almeno un arbitro ed un ufficiale di campo hanno partecipato all’ enorme errore, ho sognato che tutto questo mondo assieme fa le seguenti cose:
Dice bravo pubblicamente a chi ha sbagliato, comprendendo l’errore e lodando la franchezza di chi lo ammette
Rende pubbliche le circostanze in modo che dalla mancata comunicazione “interna” nella squadra di arbitri ed UDC possano guardarsi quelli che si ritroveranno in futuro nelle stesse difficoltà
Si pone il problema pressante di come tutelare GMAC e Premiata. E senza piangere sul latte versato, in poche ore (senza aspettare commissioni, procuratori ed altre mal riuscite imitazioni della giustizia) arriva alla conclusione che si deve ripartire da un secondo e 17 (ormai perfino il calcio ripete le gare sospese per nebbia dal momento dell’interruzione !!!!!). Basta avere un DVD, se è necessario lo offre la ditta
Organizza un bell’happening infrasettimanale. Biglietto a 1 euro, incasso in beneficenza. In anteprima il secondo e 17, a seguire una bella amichevole. Con gli stessi arbitri. Ed alla fine tutti assieme a celebrare un nuovo clima, più sereno e trasparente
Capisce che senza i cronometri ri-programmabili in serie A non si può giocare. E siccome dovevamo saperlo da almeno 5 anni, corre ai ripari precipitosamente
Capisce che dove è possibile bisogna poter ricorrere alle immagini televisive per ricostruire situazioni confuse, che si possono sempre determinare. E fa in modo che si possa sempre: è solo questione di soldi, meglio spenderli quando serve
Cerca per una volta i media e spiega senza reticenze la posizione delle “istituzioni” , perchè dire le cose è molto meglio che nasconderle
Un bel sogno. Il problema, naturalmente, è risvegliarsi, assordato dal silenzio che c’è intorno ad un caso di cui si stanno occupando solo “le parti” ……
PS: svegliatomi e pungolato da vari messaggi, direi che si potrebbe anche da svegli mettere mano alle modalità di richiesta del time-out (dare la possibilità ai giocatori di chiamarlo ?). Ma non vorrei mettere troppa carne al fuoco ….
PPS: leggo ora che il presidente della Lega Valentino Renzi dice che “il verdetto non può basarsi su una tecnologia che a volte c’è ed a volte non c’è”. Trovo rispettabile la sua opinione ma mi permetta di dissentire, e non certo perchè nello specifico la tecnologia è stata fornita da SKY. E’ una questione di principio: se, e bisogna decidere se è così, si può sanare un errore, bisogna farlo senza esitare. Non farlo perchè non si possono sanare gli altri rende il tutto peggiore. Si sani questo, se si giunge alla conclusione che le immagini rendono inevitabile, e poi si lavori per sanare tutti gli altri in futuro. Sperando che sia un dialogo costruttivo
PPPS: non cadete nel tranello di pensare che sia una vicenda Fortitudo vs. Sutor. E ancora peggio che rappresentare dei punti di vista significhi doversi schierare automaticamente a favore di uno dei due club (e implicitamente contro l’altro). Bisogna smetterla di esigere che tutti abbiano un interesse od una bandiera sotto la quale essere inquadrati. La questione non è se ha vinto la GMAC o la Premiata, o quello che deve decidere giovedì la CGN. Si tratta di decidere se andare avanti così, testa sotto la sabbia, o voltare pagina. La contrapposizione è tra chi vuole fare un passo avanti uscendo da certe logiche e chi non vuole farlo.
Zare Markovski senza peli sulla lingua
http://www.avellinofans.net/sito09/pagine/show01.php?id=2816&action=news
A questo link trovate le parole di oggi del coach della Scandone. Ho come idea che se ne riparlerà ….
L’antefatto (di domenica sera) è invece qui:
www.atripaldanews.it/
Pensieri a raffica (su GMAC-Premiata)
- Ovviamente sarebbe meglio parlare di molti argomenti. Ma quel che è successo oggi al PalaDozza merita una trattazione ampia, perché trattasi di questione complessa e composita.
- Si parte da un presupposto: nessun episodio vale 40 minuti, per cui i 39 minuti, 58 secondi e 83 centesimi che hanno preceduto la rimessa di Minard hanno un senso pieno. Nessuno vuole togliere dei meriti alla GMAC, che si è portata in vantaggio con un canestro clamoroso di Achara, ha ripreso la partita per i capelli ed è anch’essa vittima dell’ultimo macroscopico errore, avendo basato la propria difesa sul convincimento che mancassero 13 centesimi (così hanno detto loro gli arbitri).
- Ciò detto, non si può fare a meno di ricostruire passo per passo quanto successo dopo il parabolone dello scozzese, perché ci sono tantissime fattispecie da chiarire e altrettante domande da porsi.
- Dunque, Achara segna il canestro del +1. Come da regolamento il cronometro si ferma, mancano 1 secondo e 17 centesimi. La panchina della Premiata, come ovvio, si precipita al tavolo per chiedere un time-out. Nel frastuono la circostanza, comprensibilmente, sfugge ai giocatori marchigiani e agli arbitri. Minard rimette, il cronometro riparte. Presumibile, ma qui manca la sicurezza, che a farlo partire sia il precision time di un arbitro, visto che al tavolo tutti si stanno sbracciando per segnalare il minuto di sospensione e che l’arbitro più lontano dalla palla e più vicino al tavolo (Caiazza) segnala con altrettanta decisione che il gioco è fermo perché è stata chiesta sospensione. La palla arriva a Vasiliadis, che se ne libera prima della sirena. Mentre la palla è in aria però il cronometro si ferma senza motivo alcuno, con 13 centesimi da giocare. E’ il secondo errore, perché il tempo non doveva ripartire causa time-out, ma ancor di più non doveva essere fermato con la palla in aria, palla che al termine di una lunghissima parabola tocca il ferro e cade in campo.
- Achara si abbraccia con mezza Bologna, sembra che la gara sia finita ma finita non è. C’è quel 13 centesimi sul cronometro. E c’è il tavolo che segnala la richiesta di un time-out. Tola arriva al tavolo ed immediatamente segnala in maniera inequivocabile che la sospensione è concessa.
- Le panchine si avvicinano a chiedere lumi, ed a loro viene detto che bisogna giocare 13 centesimi, perché questo avrebbe segnalato il tavolo. A questo punto la Fortitudo schiera la propria difesa a protezione dell’area, perché con poco più di un decimo a disposizione non si può effettuare nei tempi un catch and shoot (ricevi e tira) ma solo un tap (una deviazione volante stile palleggiatore del volley). Nella confusione qualcosa si perde sulla panchina della Premiata: Finelli sa che mancano 13 centesimi ma l’informazione non arriva ai giocatori, almeno non a tutti. Non a Minard, che riceve a centro campo, si gira e segna la tripla pensando di avere circa 1 secondo. Gli arbitri annullano immediatamente, Minard si guarda intorno sconcertato ma non trova grande soddisfazione, perché anche la sua panchina partiva dal presupposto che mancassero 13 centesimi e non 1 e 17.
- Durante tutto il lunghissimo time-out sul cronometro sono apparsi i seguenti numeri: 13 (centesimi), 1:00 (1 minuto ? 1 secondo ?), nulla.
- Fin qui la ricostruzione, da qui i commenti. Partendo dall’ultima circostanza segnalata: se davvero i 13 centesimi fossero stati così pacifici, come mai gli ufficiali di campo hanno cancellato il 13 dal cronometro facendo giocare (incredibile !) l’ultima azione con il cronometro spento ? Già questa macroscopica contraddizione ci porta a capire la portata dell’accaduto
- Come si può continuare a giocare con cronometri non ri-programmabili ? Facendo una rimessa senza cronometro ? Nel 2009 ? Dopo che già nel 2005 al Palalido tra AJ e Benetton si era scivolati sulla stessa buccia di banana (salvo che Treviso aveva poi sbagliato l’ultimo tiro) ? Dopo che ad Avellino in Eurolega si sono giocate 2 (!!!) azioni nella gara contro l’Unicaja tirando a indovinare sul tempo mancante ? Sorry, è inaccettabile
- La partita, dopo il miracolo di Achara, poteva finire solo in due modi. Time-out non concesso, e quindi gara finita con errore di Vasiliadis, indipendentemente dall’erroneo stop dato al cronometro a 13 centesimi dal termine. Oppure, time-out Premiata e rimessa a 1 e 17. Siccome il time-out è stato concesso, barrare B, senza esitazioni
- Con l’uso del time code (applausi al camion SKY che ha emulato quello della TNT in un famoso Detroit-Orlando di playoff) si è stabilito che Minard si è liberato della palla in meno di un secondo (quindi certo meno di 1 e 17). Più o meno tra quando ha ricevuto e quando la palla ha lasciato la sua mano sono passati 20 fotogrammi, che equivalgono a circa 83 centesimi, comunque meno di 1 e 17 di sicuro. Occhio però, è una ricostruzione di grande valore giornalistico ma che vale poco in pratica, perché la Fortitudo ha organizzato la sua rimessa pensando a 13 e non 1 e 17.
- Giocare senza cronometro, fa sì che non si possa usare l’instant replay neppure ove esso sia in vigore. Pensate se gli arbitri avessero deciso che mancava 1 e 17 e se Minard o chi per lui avesse segnato. Chi avrebbe deciso ed in base a cosa se convalidare o meno ? Nella NBA dopo quel Detroit-Orlando è stato sancito che ogni volta che il cronometro non parte quando dovrebbe partire o viceversa si può risalire al tempo da rimettere sull’orologio tramite instant replay. Almeno per Coppa Italia e playoff, vogliamo copiare questo provvedimento ?
- Nell’interesse della trasparenza, sarebbe meglio sapere in tempi brevi chi ha rimesso in moto il cronometro (errore comprensibile dato il frastuono) e chi lo ha fermato. Con la nuova tecnologia possono aver fatto una cosa e l’altra uno dei 3 arbitri od il cronometrista. Non si tratta di trovare il colpevole, tanto la squadra nel suo complesso (3 arbitri e 3 UDC) ha purtroppo già perso. Commettendo un errore, anzi due. Gli errori sono umani e vanno sempre giustificati e perdonati. Non ammetterli o peggio cercare di coprirli o palleggiarseli invece non merita alcuna indulgenza
- Come finirà ? Non ne ho idea. In Eurolega sono state ripetute partite per cattiva gestione del cronometro (TAU-AEK) e perché era stato fatto un errore sulla sirena (la Fortitudo nella passata ULEB Cup). Chiari, uno dei 3 arbitri della gara di mezzogiorno, era in campo a Istanbul quando la terna concesse un canestro vincente sulla sirena di Solomon. Seguendo le proteste del Lietuvos Rytas gli arbitri si sobbarcarono il viaggio fino al camion della TV, dove in maniera irrituale ma ben dentro lo spirito del gioco e della giustizia, rilevarono l’effettiva non validità del canestro. Stop alle docce e via al supplementare, giocato senza pubblico a mezz’ora abbondante dalla sirena dei regolamentari. Meglio che dare una vittoria non meritata, e chi se ne frega di regole anacronistiche e parruccone.
- Ciò detto, qui la casistica è diversa. Posso dirvi con una certa sicurezza che in NBA si ritroverebbero nello stesso palasport, metterebbero 1 e 17 sul cronometro, e si riprenderebbe con una rimessa a metà campo per la Premiata sotto di 1. A me pare una soluzione (già sperimentata per errato conteggio di falli ad Atlanta e in D-League) di grande civiltà sportiva. Il modo cioè di contenere al massimo le conseguenze dell’errore, non privando le due squadre di quanto fatto fin lì e facendo rigiocare il giusto tempo mancante. Ma sono anche sicuro che questa sicuramente NON sarà la decisione presa
- Forse ripeteranno la partita, forse no. Il problema però è più ampio. Domani bisognerebbe cominciare a lavorare per fare due cose: la prima, dotarsi di attrezzature valide (leggi cronometri ri-programmabili). La seconda, fare ricorso al video ogni volta che serve e si può. Ogni volta che è utile insomma. L’ultima cosa che avrei voluto personalmente è del traffico vicino alla nostra postazione per ricostruire l’accaduto. Ma se fosse stato l’unico modo di giocare quell’1 e 17, meglio che niente.
- Inoltre sarebbe meglio allertare tutti sul fatto che in una circostanza del genere una panchina chiama sempre e comunque il time-out. Sarebbe bastato che un giocatore od un arbitro si voltasse verso il tavolo, e forse tutto questo non sarebbe successo
- Insomma, si tratterebbe di non fermarsi all’episodio ed alle decisioni connesse ma andare oltre, per migliorare, per crescere. Tutti insieme. Senza caccia al colpevole, senza dietrologie, senza decisioni aumm’ aumm’ o peggio ancora promesse di futuri risarcimenti ai danneggiati. Ripeto, sbagliare è umano, lo facciamo tutti. Trovando la forza di ammettere e spiegare gli errori e ripartendo da quelli per emendarsi, il movimento farebbe una grande cosa. Sempre che esista questo movimento ….