Al link http://www.youtube.com/watch?v=D3HLWyAToqI le immagini di quanto successo domenica ed il commento TV. A seguire invece quello scritto, meno schiavo dei tempi televisivi. Avvertenze per l’uso: lo sforzo fatto è quello di farsi domande e suggerire risposte. Il dibattito che si auspica è quello anche vivace ma relativo a come devono essere amministrate in futuro situazioni complesse come queste.Tra l’altro a quest’altro link http://acbtv.acb.com/video/291 si vede chiaramente che Huertas, in maglia Bilbao, aveva già provato, con successo la giocata, approvata espressamente dagli arbitri ACB
Se non è nemesi questa … Ancora il PalaDozza, ancora la Fortitudo, ancora una questione di orologio, ma questa diversa per genesi, distanza dalla sirena e meccanica dell’errore di cronometraggio. Succede che a 30 e 82 dalla fine del derby, Huertas pensi di mettere in pratica gli insegnamenti di Aito, stoppando la palla col petto al fine di far partire il cronometro (come dovrebbe avvenire perchè la palla colpisce un giocatore in campo) ma non i 24 secondi (perché quelli partono solo quando un giocatore è in controllo di una palla viva, e certo toccare col corpo la palla non configura controllo). Il problema è che per proteggere la sfera il brasiliano volta le terga al tavolo. L’arbitro Paternicò e il cronometrista non si accorgono del contatto tra palla e petto, Huertas con grandi gesti cerca di metterli sulla pista giusta ma dopo 4 secondi si arrende all’evidenza e raccoglie la palla, anche se Boykins, ignaro di tutto, non considera neppure lontanamente l’idea di pressare o rubare.
Quello che accade dopo è irrilevante, come il tiro di Minard dell’8 febbraio. Non si può speculare su quello che sarebbe accaduto, ma solo su quello che è successo durante quei 4 secondi. Se invece che 30 sul cronometro ci fosse stato 26 o 22, attacco e difesa si sarebbero comportate in maniera diversa, o almeno ne avrebbero avuto tutte le possibilità. Il che rende sbagliato collegare quello che è successo dopo, col cronometro a 30, con quello che sarebbe forse successo con un altro cronometro (tra l’altro se il cronometro fosse partito, come era necessario, Huertas non avrebbe certo raccolto il pallone fino almeno a 24 secondi dalla fine, in modo da avere l’ultimo possesso).
Meglio dunque concentrarci su quello stop di petto, per capire quali domande solleva. La prima è: si può giocare la palla intenzionalmente col petto ? Andiamo come Nino Frassica al regolamento (poi ci torneremo)
Art. 13 Come si gioca la palla
13.1 Definizione
Durante la gara, la palla viene giocata solo con la/le mano/i e può essere passata, tirata, deviata, rotolata o palleggiata in qualunque direzione, nei limiti consentiti da questo Regolamento.
13.2 Regola
13.2.1 Un giocatore non deve correre con la palla, deliberatamente calciarla o bloccarla con qualsiasi parte della gamba o colpirla con il pugno. Comunque, entrare in contatto o toccare accidentalmente la palla con qualsiasi parte della gamba non costituisce violazione.
Un’infrazione all’Art. 13.2 costituisce una violazione.
Il punto 1 sembra chiaro, la palla viene giocata solo con le mani (“hands only” nella versione originale). Il che sembrerebbe chiaramente escludere la possibilità di giocarla con un’altra parte del corpo, dalla testa alle spalle, dalle orecchie al naso. Ma il punto 2 parla espressamente di gamba e pugno, non delle altre parti del corpo. Un caso piuttosto complesso, perchè a livello di spirito del gioco non credo sia in dubbio che giocare la palla col petto (o la testa) non faccia parte del basket. Ma a livello di interpretazione puntuale del regolamento, manca quell’ indicazione (“un’infrazione all’Art. 13.2 costituisce una violazione”) che permette di far entrare la situazione nel novero delle violazioni. Anche perché
Art. 22 Violazioni
22.1 Definizione
Una violazione è un’infrazione alle regole.
Azzardo: prima di Aito, nessuno ha mai pensato che sarebbe stato necessario specificare che colpire di petto o di testa la palla è una violazione. Magari invece no, ma solo i legislatori ce lo possono dire. Nelle more della loro comunicazione, converrà dare un’interpretazione la più autentica possibile.
Perché la giocata nella sua concezione è semplicemente geniale. Io la farei cercando di deviare il pallone con le mani, ma ovviamente toccarla col petto spezza sul nascere le possibilità che ti venga accreditato il controllo della palla, così definito dal regolamento
Art. 14 Controllo della palla
14.1 Il controllo della palla da parte di una squadra inizia quando un giocatore di quella squadra ha il controllo di una palla viva,poiché trattiene o palleggia o ha a disposizione una palla viva.
Il che rileva alla luce di un altro articolo
Art. 29 Ventiquattro secondi
29.1 Regola
29.1.1 Ogniqualvolta un giocatore acquisisce il controllo di una palla viva sul terreno, la sua squadra deve effettuare un tiro a canestro entro ventiquattro (24) secondi.
Quindi se toccare la palla col petto è legale e non costituisce violazione (personalmente ritengo sia un grosso “se” ma ci serve per andare avanti) l’amministrazione corretta della giocata è: parte il cronometro, resta fermo l’orologio dei 24 secondi.
Arriviamo all’ultimo punto della questione, il collegamento cioè con i fatti dell’8 febbraio. Naturalmente si tratta di due errori diversissimi da tutti i punti di vista, ma l’effetto è identico. E’ stata alterata la durata del tempo di gioco rispetto ai 10 minuti previsti dal regolamento. Il che rileva alla luce del seguente passo della motivazione della sentenza che ordina la ripetizione della gara GMAC-Premiata
IL RIMEDIO PER L’ACCERTATA DURATA IRREGOLARE DELLA GARA NON PUO’ CHE ESSERE LA RIPETIZIONE DELLA PARTITA
Sillogismo: anche questa gara ha avuto una durata irregolare rispetto ai 10 minuti per quarto indicati dal regolamento, quindi anche questa, se fosse stata oggetto di ricorso, sarebbe stata fatta ripetere, almeno da quei giudici. Il fatto che in quel caso si sia aggiunto lo spegnimento, volontario, del cronometro, non differenzia nella sostanza i due casi. Come non li differenzia da altre 10 o 20 gare di questo campionato (come minimo).
Ma il problema, per l’ennesima volta, è di carattere generale. La vicenda del ricorso di Montegranaro è censurabile per i tempi, inaccettabili, e per i modi, il rigetto dei DVD e delle foto prodotte dalle parti, con cui si è arrivati al verdetto. Non interessa qui censurare l’operato dei rispettabilissimi giudici, ma il processo cui si arriva a quel verdetto. Che Montegranaro dovesse giocare quel secondo e 04 non è in discussione. Una volta che non lo ha giocato, dovrebbero assolutamente subentrare le seguenti esigenze:
Preservare quanto regolarmente successo fino alla richiesta del time-out della Premiata
Stabilire chi ha commesso i numerosissimi errori da quel momento in poi
Dare in tempi brevissimi un verdetto finale
Spiegarne in maniera chiara e trasparente le motivazioni
Irrogare le eventuale sanzioni per chi ha umanamente sbagliato
Tutto questo è incompatibile con le modalità con cui viene amministrata la “giustizia sportiva” ed il settore arbitrale, che per l’ennesima volta merita fiducia, non in bianco ma motivata dalla voglia e dalla passione che porta ogni giorno sui campi. Col massimo rispetto delle parti, la cosa più importante sarebbe lavorare per il futuro. Se domani nessuno è in grado di ricostruire quanto deve essere rimesso sul cronometro, qual è la procedura da seguire ? Se giovedì Diamantidis o Prigioni o Reyes toccano il pallone con la testa od il petto, c’è infrazione o no ? Ma già, è lo stesso mondo che scrive una regola sul fallo antisportivo, non se la chiarisce neppure minimamente e poi si lamenta stracciandosi le vesti quando un antisportivo dubbio viene fischiato contro. E’ l’ora del salto di qualità: o lo facciamo tutti assieme, o andiamo avanti in questo suk sempre più difficile da gestire.
La Virtus ha vinto meritatamente il derby n. 103. Di più, ha dimostrato grande sportività nel rimandare in campo Terry dopo l’episodio della monetina anziché mettere in cassaforte il risultato puntando su un facile ricorso. Eppure, c’è un altro particolare a cui prestare attenzione: nemmeno il derby (come Fortitudo-Montegranaro, o Avellino-Virtus, e chissà quante altre) non è durato esattamente 40′. Un errore arbitrale a 30″ dalla fine ha infatti fatto partire il cronometro con 4″ esatti di ritardo. Dunque, l’ultima azione bianconera sarebbe dovuta durare 6″ anziché 10″, con tutte le possibili conseguenze del caso.
Sia chiaro, non è in discussione il risultato del derby, già omologato senza alcun preannuncio di ricorso. Ed è giustissimo così. Allo stesso modo però è innegabile che ci sia stato un errore arbitrale, e se la motivazione della Corte Federale sulla sentenza della partita Fortitudo-Montegranaro è stata incentrata proprio sul fatto che si è giocato 1″04 (un secondo e quattro centesimi) in meno dei 40′ regolamentari, cosa si dovrebbe dire ora di questi 4″ (quattro secondi) in più giocati di fatto nel derby rispetto al cronometro? Vediamo in dettaglio il caso in questione:
A 30″82 dal termine della partita, sulla rimessa dal fondo effettuata da Gordon, Huertas “stoppa” il pallone con il petto, con l’intento di far partire il cronometro generale ma non ancora quello dei 24″ che deve scattare soltanto quando il giocatore fa partire il possesso prendendo il pallone con le mani. L’arbitro Paternicò, pur essendo ad un metro da Huertas, non fa scattare il cronometro generale finché il giocatore non tocca il pallone con le mani. Risultato: dal momento in cui la palla è stata toccata da Huertas diventando “viva” a quando è partito il cronometro, sono stati giocati 4″ in più, che di fatto hanno allungato il derby rispetto ai 40′. In altre parole, il tiro-vittoria segnato da Vukcevic è avvenuto esattamente dopo 40’02″ del derby.
Va detto – per spiegare meglio quest’ultima azione – che Marcelinho aveva già utilizzato regolarmente la stessa tattica in un’azione praticamente analoga del campionato spagnolo: rimessa a 32″ dalla fine del terzo quarto, tocco di petto e addirittura 7″ guadagnati rispetto alla partenza del cronometro dei 24″, togliendo così di fatto l’ultimo possesso ai rivali. Allo stesso modo l’ha utilizzata sia in Eurolega che in una finale internazionale giovanile il suo compagno di squadra ai tempi di Badalona Ricky Rubio, facendo lecitamente pensare che si tratti di un insegnamento ricevuto da entrambi da parte di coach Aito.
Dunque? Sia il finale con Montegranaro che quello con la Virtus sono stati contraddistinti da due errori arbitrali. Che ci sono sempre stati e sempre ci saranno, con l’unica garanzia sportiva (fino alla decisione della Corte Federale) dell’insindacabilità del loro operato. Non a caso, anche l’aiuto (enorme) dell’instant replay nelle partite di playoff riprese da Sky viene fornito agli arbitri e da loro valutato.
Ribadiamo, questo non vuole essere da parte della Fortitudo un attacco agli arbitri, che possono umanamente sbagliare così come avviene per giocatori e allenatori. Finora però, faceva tutto parte del gioco. Ci chiediamo unicamente perché nel caso di Fortitudo-Montegranaro la Corte Federale abbia applicato un criterio completamente opposto.
Pervis Pasco ha lasciato la Sebastiani ed è già in Belgio, ad Ostenda, dove continuerà la sua avventura europea. E’ una vera e propria mazzata sulla testa del club reatino a poche ore dall’incontro tra il presidente Gaetano Papalia e il governatore del Lazio, Piero Marrazzo, in programma oggi, in Regione, nel primo pomeriggio. Indipendentemente dall’esito del confronto e dal fatto che il contributo («promesso» ad inizio stagione secondo lo stesso Papalia) dovesse essere alla fine approvato, la stagione della Solsonica rischia di fatto di finire qui. Senza un pivot di ruolo, ipotizzare una salvezza sul campo è obbiettivamente impossibile. E l’addio di Pasco aprirà quasi certamente allo smantellamento totale della squadra. Non avrebbe del resto senso continuare a pagare gli stipendi fino a fine stagione ad una squadra che, ridotta di fatto a sei rotazioni, non ha più l’ossatura minima necessaria per reggere il confronto con le altre squadre della Serie A. Il rischio ora è che, in qualche modo, il nuovo scenario aperto in casa Sebastiani dalla “fuga” di Pasco, possa in qualche modo incidere anche sulla decisione della Regione Lazio, dal momento che il contributo oggetto d’esame doveva servire a garantire la regolare conclusione del campionato in corso. Analizzando la situazione, l’unica strada logica da percorrere sembrerebbe scontata: liberare i giocatori, abbattendo i costi, chiudere la stagione con gli juniores dando per scontata una retrocessione che, anche diversamente, sarebbe a questo punto più che probabile. Un finale tutt’altro che lieto che getterebbe per altro nuove ombre su un campionato evidentemente falsato dal forfait in corsa di una sua partecipante.
Era uno di noi. Faceva l’allenatore, ma avrebbe potuto fare l’arbitro, il giornalista, il dirigente. Qualsiasi cosa per stare vicino al basket, lo sport che amiamo tutti. Lo amava anche lui, Giovanni Papini, toscano DOC. Inutile dire altre cose, chi lo conosceva rimpiange già la sua voglia di imparare, insegnare, discutere basket. Cerchiamo di onorare la sua memoria già da oggi, battendoci tutti assieme per quel basket migliore che lui sognava. Ciao Giovanni
Una maniera “ideale” per avvicinarsi ai playoff di Devotion ? Perdere 122-117 dopo 4 (!!!!) supplementari come il Barcellona, fatto secco dal Manresa, squadra a dir poco malmessa dal punto di vista finanziario
La Fortezza aggiunge pepe al finale di stagione superando la Lottomatica in virtù del 2-0. Si va verso una volata non da poco per il secondo posto, e le vittorie esterne di Treviso e Milano rilanciano le ambizioni di Benetton ed Armani Jeans
La Virtus (Bologna) quando corre fa paura. Per correre deve difendere, ovvio. Ma un’altra chiave è usare la panchina per mantenere tutti il più brillanti possibile. Quei minuti dei Koponen, Chiacig e compagnia sono tutt’altro che marginali
La Virtus (Roma) mi sembra soffra molto dell’assenza di Becirovic, ma un colpo di sfortuna in una stagione ci sta. Non è la prima volta che Brezec va fuori controllo coi nervi. La squadra rimane molto forte, anche se in generale tra pane (talento) e denti (solidità) non si riesce mai a fare la coppia. In certi momenti sembra addirittura che la squadra sia divisa (solo idealmente) in due tra quintetti operai con relativa qualità e quintetti dal potenziale devastante ma spesso inesploso
Teramo ha perso smalto, il che all’interno di una stagione ci sta. Il dopo Coppa Italia è spesso non facile da gestire per chi è molto felice di essersi qualificato, e basta guardare alle difficoltà di Cantù per rendersene conto. Giocare a un ritmo solo non si può, e bene fa Capobianco a lavorare per far rendere la squadra anche ad un più basso numero di giri (leggi possessi). Solo che ora in certi momenti l’impressione è che la Banca Tercas tenda un po’ a camminare, anche mentalmente. Ciò detto, aver giocato i supplementari a Pesaro in una giornata tragica al tiro e l’aver rimontato con 4 panchinari in campo è segno di vitalità
La Scavo-Spar porta a casa la vittoria, e ciò basta ed avanza ad una squadra senza Hurd che sul finire dei regolamentari ha perso Zukauskas per infortunio e Akindele per falli. Hicks e Curry han messo 54 punti in 2 equamente distribuiti, il 65 % del fatturato totale.Tanti tiratori, Akindele sempre sopra il ferro e molta garra. Ma anche due playmaker con voglia ma non tante idee sotto pressione e difficoltà nel finire le partite (anche se vincere il supplementare per come si era messa equivale ad un’impresa)
Mentre scrivo guardo Danny Hackett. Molto molto solido. Ottima taglia, vede il gioco, testa alta. Tiro sotto la media, idem i cambi di ritmo. A naso, ottima presa per una squadra forte, difende ed ha mentalità. Se deve fare la stella, mmmmm
Ho sognato che dopo i consulti e la strada che i dottori decideranno di prendere, la stagione NBA 2009-2010 sarà quella del trionfo di Danilo Gallinari in NBA. Magari non devo neppure svegliarmi ed ho già gli occhi aperti ….
I playoff NBA si avvicinano, e molti scaldano i motori. Intrigante l’Est con 3 squadre da corsa, più difficile da leggere l’Ovest finchè non si riappalesa il concittadino di Cerella. Sensazione poco ragionata: quello là non fa perdere i Cavs.
Per un vecchietto come me che ricorda l’NCAA d’antan non è facile adattarsi ad un livello più basso, dovuto semplicemente al fatto che ormai l’eccezione sono quelli buoni che si fermano per il secondo anno.
La Corte Federale della Fip ha accolto il ricorso della Premiata Sutor Montegranaro e non ha omologato il risultato di GMAC Fortitudo-Premiata Sutor Montegranaro dello scorso 8 febbraio, disponendone la ripetizione” (dal sito ufficiale della Fip). Dunque, la partita che la Fortitudo vinse sul campo 74-73 ma che le immagini di Sky dimostrarono essere durata 1” e 4 centesimi in meno del tempo regolamentare, è stata ritenuta irregolare e verrà ripetuta!
“Per Montegranaro è un successo che va ben oltre la possibilità di tornare sul parquet del PalaDozza – sono state le prime parole di un emozionato e felice Enrico Cassì, l’avvocato Ragusano che ha difeso con successo le ragioni della Sutor nei 2 gradi di giustizia – perché un centro così piccolo ha dimostrato di sapersi far rispettare contro tutto e contro tutti. Questa è una sentenza storica per la quale bisogna dare atto alla Fip di essere stata in grado di rimediare ad una palese ingiustizia, lanciando un segnale forte anche alle altre Federazioni. In Italia un fatto del genere non s’era mai registrato, in nessuna disciplina e questo fa di sì che da oggi Montegranaro non sia più un piccolo club”.
Dello stesso tenore anche le dichiarazioni dei dirigenti della S. S. Sutor, a partire dal Presidente Tiziano Basso dal Sud Africa dove si trovava al momento della notizia: “è una sentenza che dimostra che abbiamo percorso una strada giusta, una strada della verità. E’ giusto così”. A Basso fa eco l’Amministratore Delegato Marco Cannella: “siamo ovviamente molto soddisfatti per la decisione assunta dalla Corte Federale e riconosciamo che per prenderla c’è voluto un bel coraggio che però crediamo farà bene a tutto il movimento. La soddisfazione è enorme per Montegranaro ma anche per tutto il basket Italiano”.
Il General Manager Gianmaria Vacirca, pessimista ancora pochi minuti prima di prendere un aereo che dopo l’udienza a Roma lo ha portato in Sicilia, si è detto “preda di una grande emozione. E’ una cosa – ha voluto sottolineare – che premia intelletto, ragione ed è un passo avanti decisivo per il futuro del nostro gioco. Una sentenza storica per la quale ringrazio il nostro avvocato Cassì che oltre alla professionalità ci ha messo passione ed ardore. Una sentenza che premia anche la Società che a questo esito ha creduto fino in fondo e che è stata sempre presente a tutte le udienze tenute. Credo che da oggi il nome di Cassì sarà ricordato”!
Dunque, GMAC-Premiata si rigiocherà. Non si conosce ancora la data (che dovrà essere stabilita dalla Lega), né le modalità ma di certo si tornerà al PalaDozza per rigiocare un confronto che adesso farà molto discutere (e non solo la gente del basket). Forse, se le regole più antiquate del basket verranno aggiornate, sarà per quella straordinaria magia di Ricky Minard, capace di fare canestro da circa 10 metri, utilizzando meno di un secondo di tempo (come Sky ha abbondantemente testimoniato) per riuscirci e provocando così un precedente destinato a diventare storia.
Dal sito della Fortitudo Bologna
La Fortitudo Pallacanestro esprime sconcerto e stupore per la decisione assunta in data odierna dalla Corte Federale della F.I.P., con la quale è stata disposta la ripetizione della gara vinta sul campo contro la Premiata Montegranaro.
Pur rispettando le istituzioni giustiziali sportive, non ci si può esimere dal far rilevare che le deposizioni rese da tutti i tre arbitri della gara concordano nel senso che, a tutto voler concedere, si è verificato un errore tecnico non correggibile, giustificato peraltro dalla fulminea ripresa del gioco ad opera della stessa squadra di Montegranaro.
Inoltre, la Corte Federale ha evidentemente ritenuto di potersi attribuire un potere straordinario di annullamento della gara, in quanto il Regolamento Esecutivo della F.I.P. contempla la ripetizione solo per l’ipotesi in cui venga accertato l’irregolare funzionamento delle attrezzature principali e, contemporaneamente, anche di quelle di riserva.
La decisione della Corte, in ogni caso, si presenta vistosamente illegittima anche sul piano procedurale, poiché, a tenore dell’articolo 79, comma 11, lettera d), del Regolamento di Giustizia, qualora l’Organo di Giustizia d’Appello ritenga insussistente l’inammissibilità del reclamo dichiarata dall’Organo di primo grado, non può in alcun modo decidere la controversia, ma deve rinviare gli atti all’Organo che ha emesso la decisione stessa, per un nuovo esame del merito, in ossequio al principio del doppio grado di giustizia sportiva.
Per questa ragione, la Fortitudo Pallacanestro ha già conferito mandato al proprio legale al fine di impugnare dinanzi ai competenti Organi l’illegittima decisione della Corte Federale, e riserva altresì ogni opportuna azione a riguardo, anche a tutela dell’immagine del sodalizio
IL COMMENTO
Bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno ? Difficile dirlo, soprattutto difficile dirlo adesso. La sentenza si può discutere, ma va nel senso di quella che ha portato a ripetere altre partite di Eurolega e ULEB Cup in passato. In quei casi era stato convalidato un canestro risultato non valido dopo l’esame del video, qui il caso è diverso, non foss’altro perché il video non è stato esaminato. E prima di tornare al merito, permettete di sottolineare questo fatto. Esatto, nel corso delle udienze non si è esaminato il video della partita in oggetto. Nel 2009 !!!! Parimenti inaccettabile è che sia passato un mese e mezzo per ordinare la ripetizione, che avrebbe chiaramente avuto maggior senso senza Scales ed Ivanov ed in condizioni le più possibili simili a quelle dell’8 febbraio. Come detto, io avrei fatto ripetere solo il secondo e 17 da cui si sarebbe dovuti ripartire, anche per rispetto a quello che le due squadre avevano fatto nei precedenti 39 minuti e 58 secondi abbondanti. Nessuna delle due soluzioni è perfetta, ma una volta fatto l’errore, si tratta solo di scegliere il minore tra due mali. E la scelta è ovviamente soggettiva. Immagino, pur non avendo letto il dispositivo, che sia stata accolta la tesi che è stato giocato un pezzo di partita (13 centesimi) senza l’attrezzatura necessaria, leggi cronometro e sirena. Tutti sappiamo benissimo che il cronometro era perfettamente funzionante e che è stato spento per l’impossibilità di ri-programmarlo dopo aver deciso (erroneamente) di far giocare 13 centesimi e non 1 e 17 (che si sarebbero giocati con un’altra situazione “artigianale”, cioè il cronometro a 1:00). Ma in punta di diritto effettivamente si è giocato senza due elementi imprescindibili per il basket. Solo che non è solo in punta di diritto che si possono prendere queste decisioni. Stiamo parlando di basket, e la tecnica cestistica dovrebbe essere pesantemente coinvolta in valutazioni del genere. Continuiamo a seguire il filo degli insegnamenti che questo caso ci fornisce: mai più senza cronometri ri-programmabili, mai più tempi biblici, mai più sentenze senza guardare il video. Ma invece se domenica dovesse ri-succedere, saremmo da capo. E questo è maledettamente serio, significa che il sistema non genera gli anticorpi per difendersi dagli errori, per ammettere gli errori, per trarre lezioni dagli errori. Genera invece una naturale tendenza a nascondere gli errori, ad alimentare equivoci, a rinviare decisioni. Il che rileva più delle legittime posizioni di parte, almeno a livello generale. Per il resto, occorre aspettare le motivazioni. E’ possibile, usando semplicemente la desunzione logica, che l’arbitro Chiari abbia portato parole nuove rispetto alle precedenti testimonianze. E’ l’arbitro che le immagini mostrano dire inequivocabilmente a tutti “manca 1 e 17”, e c’è da pensare che abbia ricordato questo fatto (ed altri) alla Corte. Almeno un ufficiale di campo non ha aiutato gli arbitri, ed anche qui molto più dell’errore importerebbe sottolineare il valore di una corretta collaborazione in momenti così concitati. Insomma, restano aspetti da chiarire, ma quel che è più importante, restano (tanti) progressi da compiere. Non ultimo l’inserimento di tecnici del basket in questi collegi, con il massimo rispetto per gli uomini di legge. Non è una vittoria della Premiata ed una sconfitta della GMAC. E’ una sconfitta di tutti che può diventare una vittoria se e solo se servirà a qualcosa tramite gli insegnamenti che fornisce.
La Corte Federale della Fip ha accolto il ricorso della Premiata Sutor Montegranaro e non ha omologato il risultato di GMAC Fortitudo-Premiata Sutor Montegranaro dello scorso 8 febbraio.
Il disappunto dei giocatori per il ritardato accredito sui loro conti correnti bancari della prima tranche di corrispettivi concordati può essere comprensibile, mentre non riteniamo giustificabile l’astensione volontaria dagli allenamenti. A liberare gli atleti dai loro obblighi contrattuali sarebbe stata l’eventuale insolvenza, entro il 27 marzo p.v., del saldo delle competenze in scadenza al 31 marzo 2009.
In relazione all’impegno assunto concernente l’acconto previsto per la scorsa settimana, la Società ha provveduto giovedì 12 marzo u.s. all’emissione di bonifici (obbligandosi in tal modo al pagamento) corrispondenti alle somme convenute, disponendo il trasferimento delle somme con valuta, da parte della banca di emissione, contestuale alla data dell’effettivo accredito sul conto corrente della Società del consistente finanziamento che, con ennesimo sacrificio personale, i soci hanno reso disponibile attraverso la smobilizzazione di propri investimenti in titoli presso i propri istituti di credito. La procedura adottata, che non aveva alternative, è soggetta a tempi tecnici imprecisabili ma di durata ragionevolmente “sopportabile”. La consegna ai destinatari della copia cartacea dei bonifici bancari è un atto di impegno che, se disatteso oltre un eccessivo termine, esporrebbe i soci ad una pubblica e gravissima perdita di immagine personale, ipotesi che non consentiamo a nessuno di avanzare.
Lo smisurato sforzo che la “proprietà” sta compiendo in presenza di una crisi economica che ha determinato il vuoto intorno alla Società, dovrebbe essere oggetto di apprezzamento o, quanto meno, di rispettosa comprensione per chi alle proprie spalle ha una storia di assoluta correttezza e di generale stima professionale ed umana.
Tuttavia, l’amarezza provocata da quest’ultima presa di posizione della squadra, non ci esime dal rivolgere a tutti i nostri collaboratori (staff amministrativo, staff tecnico e giocatori) un sentito ringraziamento per l’encomiabile impegno e la eccellente capacità finora dimostrata, conseguendo straordinari successi e riscuotendo l’ammirazione di tutta l’Italia cestistica.
Confidiamo in un ulteriore e rapido chiarimento della vicenda nel corso dell’odierno confronto interno, del cui esito daremo immediata notizia.
NUOVA AMG SEBASTIANI BASKET – Ufficio Stampa
Siano permesse due rapide parole di commento. Il problema del sistema è che una vicenda del genere può andare in scena e trascinarsi da mesi senza che intervenga nessuno a tutela della credibilità del sistema stesso. Non importa qui stabilire responsabilità ed importi mancanti. Importa sancire il principio che mancare di un euro o di un giorno rispetto al pattuito mina alle fondamenta tutto l’edificio, danneggia in maniera fortissima TUTTI quelli che fanno basket professionistico in Italia. Siccome quello di Rieti non è il primo caso, siccome non è l’unico neppure in questa stagione e siccome fior di importanti società in passato sono scomparse dopo aver attraversato periodi del genere, non si può che rimarcare quanto segue:
1) Grande solidarietà a tutta la Rieti cestistica, giocatori, allenatori, tifosi, addetti ai lavori. Parlando di chi è sotto contratto, senza polemica, tra apprezzare lo sforzo e prendere il salario pattuito c’è una bella differenza. Come tra prenderlo oggi, tra due mesi o tra due anni. A confermare la fattispecie dei mancati pagamenti è il comunicato ufficiale, e certo non sfuggirà a nessuno la differenza tra un ordine di bonifico e l’accreditamento dello stesso. Invocare pubblicamente (per fare pressione ?) la comprensione è una strada incomprensibile ed indifendibile. Se poi invece si vuol dire che, in assenza di regole all’interno del Far West, si vuol chiedere a chi è disposto di restare e lavorare aspettando il futuro, questo si può fare. Ma non certo pretendere. E non è necessario farlo pubblicamente, è una libera scelta di un privato. Che in una normale dinamica di mondo del lavoro deve essere in grado di svincolarsi immediatamente da un contratto che non viene rispettato. Ma siamo all’ABC, sono sicuro che queste cose possiamo darle per scontate.
2) E’ assurdo che il sistema non sia in grado di accertare prontamente un mancato pagamento e non abbia posto in essere meccanismi a protezione di sè stesso. Significa che ad irrogare i pagamenti dovrebbe essere la Lega, che diventerebbe così anche in tempo reale il garante dela mancata corresponsione degli stessi, attingendo a fondi preventivamente accantonati. Non volete che sia la Lega ? La FIP ? Un soggetto terzo ? Un fondo di solidarietà ? Chi volete voi, ma qualcuno. Perchè se vendi un campionato di A con 16 squadre deve essere un campionato omogeneo, in cui si garantisce che le condizioni fondamentali valgono per tutte e 16 (si gioca 5 contro 5, un massimo di tot extra-comunitari, i contratti sono pagati, ecc ecc.)
3) Le recenti vittorie della NSB e la voglia di chi le ha costruite di ottenerle rimangono nella storia di questo campionato e nella storia professionale dei protagonisti. Nessuno sarà mai in grado di cancellarle
4) Ciò detto, il campionato è chiaramente irregolare (o se non vi piace meno regolare) nel momento in cui un singolo allenamento programmato non viene tenuto perchè i giocatori si rifiutano di farlo. E’ successo, tante volte ed in tanti posti, ieri ed oggi. Chi ha voltato la testa dall’altra parte non si è reso conto che non ha protetto una consociata ma fatto perdere credibilità all’intero sistema.
5) Il diritto sportivo è già morto e seppellito da tempo. Napoli e Capo d’Orlando NON sono retrocesse, ma non mi risultano in serie A. Idem dicasi in passato per Vuelle e Virtus Bologna. Volete andare avanti con questo sistema autolesionistico e farisaico ? Perfetto, ognuno è libero di decidere del proprio destino. A patto che le cose vengano chiamate col proprio nome
Sull’argomento, eccellente pezzo del NY Times segnalato da un utente
Basketball in the United States has changed in myriad ways over the decades, from flat-footed set shots to dunks, from crotch-hugging uniforms to baggy knee-length shorts, from the dominance of American players to the recent infusion of international stars.
But one thing has remained remarkably constant: the rate at which players make free throws.
Since the mid-1960s, college men’s players have made about 69 percent of free throws, the unguarded 15-foot, 1-point shot awarded after a foul. In 1965, the rate was 69 percent. This season, as teams scramble for bids to the N.C.A.A. tournament, it was 68.8. It has dropped as low as 67.1 but never topped 70.
In the National Basketball Association, the average has been roughly 75 percent for more than 50 years. Players in college women’s basketball and the W.N.B.A. reached similar plateaus — about equal to the men — and stuck there.
The general expectation in sports is that performance improves over time. Future athletes will surely be faster, throw farther, jump higher. But free-throw shooting represents a stubbornly peculiar athletic endeavor. As a group, players have not gotten better. Nor have they become worse.
“It’s unbelievable,” Larry Wright, an adjunct professor of statistics at Columbia, said as he studied the year-by-year averages. “There’s almost no difference. Fifty years. This is mind-boggling.”
There are measures in other sports that have shown similar consistency, like golf scores or batting averages, but none of them are as straightforward as lobbing a ball toward a basket.
The consistency of free-throw percentages stands out when contrasted with field-goal shooting over all. In men’s college basketball, field-goal percentage was below 40 percent until 1960, then climbed steadily to 48.1 in 1984, still the highest on record. The long-range 3-point shot was introduced in 1986, and the overall shooting percentage has settled in at about 44 percent.
Utah is as good as anyplace to untangle the numbers. It is home to three of the top 10 free-throw shooting teams in men’s Division I — No. 1 Southern Utah (80.5 percent), No. 4 Utah (78.5 percent before Tuesday’s game against New Mexico) and No. 7 Utah Valley (77.0 percent, but not officially recognized by the N.C.A.A. because the program is in its final season of provisional status as a Division I team).
In the middle of Southern Utah’s high-paced basketball scrimmage here last week, Coach Roger Reid stopped everything.
Players knew what to do. Their chests heaving in exhaustion, they silently lined up and shot free throws. A miss meant a sprint around the court.
“A lot of coaches give it lip service, but when you say that games are won and lost at the free-throw line, you better back it up,” said Reid, who understands that individual players and teams can improve free-throw shooting through better technique and repetition. When Reid arrived at Southern Utah two years ago, he inherited a team that ranked 217th in free-throw percentage.
There is little correlation between free-throw percentages and winning percentages. Only one of the 25 best shooting teams, No. 2 North Carolina, is also in the latest Associated Press top 25 rankings. Southern Utah has a losing record.
That is why, despite accounting for more than 20 percent of scoring in men’s college basketball and just below 20 percent in the N.B.A., free throws receive a fraction of the attention from coaches, players and fans. That is, until something considered free proves costly.
Last season, Memphis was 38-2 despite making only 61 percent of its free throws, missing an average of nearly 10 a game. The Tigers lost the national championship game after missing 4 of 5 free throws in the final 72 seconds against Kansas, which had made a late 3-point shot to tie the game and won in overtime.
This season, Utah outshot opponents from the line in overtime victories over Brigham Young and Colorado State, and 1-point victories over Gonzaga and New Mexico. Those victories will probably carry Utah (20-8) to the N.C.A.A. tournament.
Ray Stefani, a professor emeritus at California State University, Long Beach, is an expert in the statistical analysis of sports. Widespread improvement over time in any sport, he said, depends on a combination of four factors: physiology (the size and fitness of athletes, perhaps aided by performance-enhancing drugs), technology or innovation (things like the advent of rowing machines to train rowers, and the Fosbury Flop in high jumping), coaching (changes in strategy) and equipment (like the clap skate in speedskating or fiberglass poles in pole vaulting).
Those factors can help explain why swimming records seemingly fall at every international event, runners broke through the four-minute-mile barrier, field-goal kickers are more accurate than ever, bowling a 300 game is not as unlikely as it once was, and home run numbers surged in major league baseball.
“There are not a lot of those four things that would help in free-throw shooting,” Stefani said.
Strength, for example, is not a significant advantage. W.N.B.A. players have outshot their N.B.A. counterparts twice in the past three years, and women in college have been close to the men’s average for two decades.
There has not been a serious innovation in the way free throws have been shot for 50 years. The few still using a one-hand set shot from the chest, or even an underhand style, generally gave way to a flat-footed version of the burgeoning over-the-head jump shot. And although international players have helped the free-throw rate — Wright, the Columbia statistician, calculated that foreign-born players in the N.B.A. this season are shooting about 1.4 percentage points higher than their American-born counterparts — it cannot fully explain why the league is threatening the record high of 77.1, set in 1974.
Equipment, too, is virtually unchanged from 50 years ago. There have been only slight alterations to the ball, the rims and the backboards.
That leaves only one of Stefani’s four factors that might reasonably affect free-throw averages: coaching.
Coaches admit to baselines of acceptability for their players and teams. The average, apparently, is about 75 percent in the N.B.A. and 69 percent in college basketball. When numbers slip, time is devoted to improvement. When they rebound, the game’s other facets take precedence.
“A lot of coaches don’t want to spend time on it in practice,” said Blake Ahearn, a former Missouri State player who is the N.C.A.A.’s leader in career free-throw percentage (94.6) and now leads the N.B.A. Development League as a guard for the Dakota Wizards. “They want to work on defenses and offenses and schemes.”
But even practice has never made perfect. The general rule is that players, in games, shoot 10 percentage points below their practice average. The difference is pressure and fatigue, hard to replicate in an empty arena.
Utah Valley and Chicago State were tied with a minute left in last week’s game in Orem, Utah. About two-thirds of a winning team’s points in the final minute typically come from the free-throw line, which is why Utah Valley wanted the ball in Ryan Toolson’s hands. His career free-throw average is 94 percent.
Toolson was fouled on a drive with 51 seconds left. Swish, swish.
He was fouled with 18 seconds left. Swish, swish.
He was fouled with 9 seconds left. Swish, bonk.
The crowd murmured. The game was momentarily in doubt. But after Utah Valley escaped with a victory, thanks to two more free throws, Coach Dick Hunsaker praised Toolson as Mr. Clutch.
“Except that free throw,” Toolson whispered to himself.
Stop di petto, altre immagini
Al link http://www.youtube.com/watch?v=9PWbN-7Luug il primo colpo di petto di Rubio e l’imitazione di Pepe Sanchez
Il caso Huertas (per chi vuole provare a capire)
Al link http://www.youtube.com/watch?v=D3HLWyAToqI le immagini di quanto successo domenica ed il commento TV. A seguire invece quello scritto, meno schiavo dei tempi televisivi. Avvertenze per l’uso: lo sforzo fatto è quello di farsi domande e suggerire risposte. Il dibattito che si auspica è quello anche vivace ma relativo a come devono essere amministrate in futuro situazioni complesse come queste.Tra l’altro a quest’altro link http://acbtv.acb.com/video/291 si vede chiaramente che Huertas, in maglia Bilbao, aveva già provato, con successo la giocata, approvata espressamente dagli arbitri ACB
Se non è nemesi questa … Ancora il PalaDozza, ancora la Fortitudo, ancora una questione di orologio, ma questa diversa per genesi, distanza dalla sirena e meccanica dell’errore di cronometraggio. Succede che a 30 e 82 dalla fine del derby, Huertas pensi di mettere in pratica gli insegnamenti di Aito, stoppando la palla col petto al fine di far partire il cronometro (come dovrebbe avvenire perchè la palla colpisce un giocatore in campo) ma non i 24 secondi (perché quelli partono solo quando un giocatore è in controllo di una palla viva, e certo toccare col corpo la palla non configura controllo). Il problema è che per proteggere la sfera il brasiliano volta le terga al tavolo. L’arbitro Paternicò e il cronometrista non si accorgono del contatto tra palla e petto, Huertas con grandi gesti cerca di metterli sulla pista giusta ma dopo 4 secondi si arrende all’evidenza e raccoglie la palla, anche se Boykins, ignaro di tutto, non considera neppure lontanamente l’idea di pressare o rubare.
Quello che accade dopo è irrilevante, come il tiro di Minard dell’8 febbraio. Non si può speculare su quello che sarebbe accaduto, ma solo su quello che è successo durante quei 4 secondi. Se invece che 30 sul cronometro ci fosse stato 26 o 22, attacco e difesa si sarebbero comportate in maniera diversa, o almeno ne avrebbero avuto tutte le possibilità. Il che rende sbagliato collegare quello che è successo dopo, col cronometro a 30, con quello che sarebbe forse successo con un altro cronometro (tra l’altro se il cronometro fosse partito, come era necessario, Huertas non avrebbe certo raccolto il pallone fino almeno a 24 secondi dalla fine, in modo da avere l’ultimo possesso).
Meglio dunque concentrarci su quello stop di petto, per capire quali domande solleva. La prima è: si può giocare la palla intenzionalmente col petto ? Andiamo come Nino Frassica al regolamento (poi ci torneremo)
Art. 13 Come si gioca la palla
13.1 Definizione
Durante la gara, la palla viene giocata solo con la/le mano/i e può essere passata, tirata, deviata, rotolata o palleggiata in qualunque direzione, nei limiti consentiti da questo Regolamento.
13.2 Regola
13.2.1 Un giocatore non deve correre con la palla, deliberatamente calciarla o bloccarla con qualsiasi parte della gamba o colpirla con il pugno. Comunque, entrare in contatto o toccare accidentalmente la palla con qualsiasi parte della gamba non costituisce violazione.
Un’infrazione all’Art. 13.2 costituisce una violazione.
Il punto 1 sembra chiaro, la palla viene giocata solo con le mani (“hands only” nella versione originale). Il che sembrerebbe chiaramente escludere la possibilità di giocarla con un’altra parte del corpo, dalla testa alle spalle, dalle orecchie al naso. Ma il punto 2 parla espressamente di gamba e pugno, non delle altre parti del corpo. Un caso piuttosto complesso, perchè a livello di spirito del gioco non credo sia in dubbio che giocare la palla col petto (o la testa) non faccia parte del basket. Ma a livello di interpretazione puntuale del regolamento, manca quell’ indicazione (“un’infrazione all’Art. 13.2 costituisce una violazione”) che permette di far entrare la situazione nel novero delle violazioni. Anche perché
Art. 22 Violazioni
22.1 Definizione
Una violazione è un’infrazione alle regole.
Azzardo: prima di Aito, nessuno ha mai pensato che sarebbe stato necessario specificare che colpire di petto o di testa la palla è una violazione. Magari invece no, ma solo i legislatori ce lo possono dire. Nelle more della loro comunicazione, converrà dare un’interpretazione la più autentica possibile.
Perché la giocata nella sua concezione è semplicemente geniale. Io la farei cercando di deviare il pallone con le mani, ma ovviamente toccarla col petto spezza sul nascere le possibilità che ti venga accreditato il controllo della palla, così definito dal regolamento
Art. 14 Controllo della palla
14.1 Il controllo della palla da parte di una squadra inizia quando un giocatore di quella squadra ha il controllo di una palla viva,poiché trattiene o palleggia o ha a disposizione una palla viva.
Il che rileva alla luce di un altro articolo
Art. 29 Ventiquattro secondi
29.1 Regola
29.1.1 Ogniqualvolta un giocatore acquisisce il controllo di una palla viva sul terreno, la sua squadra deve effettuare un tiro a canestro entro ventiquattro (24) secondi.
Quindi se toccare la palla col petto è legale e non costituisce violazione (personalmente ritengo sia un grosso “se” ma ci serve per andare avanti) l’amministrazione corretta della giocata è: parte il cronometro, resta fermo l’orologio dei 24 secondi.
Arriviamo all’ultimo punto della questione, il collegamento cioè con i fatti dell’8 febbraio. Naturalmente si tratta di due errori diversissimi da tutti i punti di vista, ma l’effetto è identico. E’ stata alterata la durata del tempo di gioco rispetto ai 10 minuti previsti dal regolamento. Il che rileva alla luce del seguente passo della motivazione della sentenza che ordina la ripetizione della gara GMAC-Premiata
IL RIMEDIO PER L’ACCERTATA DURATA IRREGOLARE DELLA GARA NON PUO’ CHE ESSERE LA RIPETIZIONE DELLA PARTITA
Sillogismo: anche questa gara ha avuto una durata irregolare rispetto ai 10 minuti per quarto indicati dal regolamento, quindi anche questa, se fosse stata oggetto di ricorso, sarebbe stata fatta ripetere, almeno da quei giudici. Il fatto che in quel caso si sia aggiunto lo spegnimento, volontario, del cronometro, non differenzia nella sostanza i due casi. Come non li differenzia da altre 10 o 20 gare di questo campionato (come minimo).
Ma il problema, per l’ennesima volta, è di carattere generale. La vicenda del ricorso di Montegranaro è censurabile per i tempi, inaccettabili, e per i modi, il rigetto dei DVD e delle foto prodotte dalle parti, con cui si è arrivati al verdetto. Non interessa qui censurare l’operato dei rispettabilissimi giudici, ma il processo cui si arriva a quel verdetto. Che Montegranaro dovesse giocare quel secondo e 04 non è in discussione. Una volta che non lo ha giocato, dovrebbero assolutamente subentrare le seguenti esigenze:
Preservare quanto regolarmente successo fino alla richiesta del time-out della Premiata
Stabilire chi ha commesso i numerosissimi errori da quel momento in poi
Dare in tempi brevissimi un verdetto finale
Spiegarne in maniera chiara e trasparente le motivazioni
Irrogare le eventuale sanzioni per chi ha umanamente sbagliato
Tutto questo è incompatibile con le modalità con cui viene amministrata la “giustizia sportiva” ed il settore arbitrale, che per l’ennesima volta merita fiducia, non in bianco ma motivata dalla voglia e dalla passione che porta ogni giorno sui campi. Col massimo rispetto delle parti, la cosa più importante sarebbe lavorare per il futuro. Se domani nessuno è in grado di ricostruire quanto deve essere rimesso sul cronometro, qual è la procedura da seguire ? Se giovedì Diamantidis o Prigioni o Reyes toccano il pallone con la testa od il petto, c’è infrazione o no ? Ma già, è lo stesso mondo che scrive una regola sul fallo antisportivo, non se la chiarisce neppure minimamente e poi si lamenta stracciandosi le vesti quando un antisportivo dubbio viene fischiato contro. E’ l’ora del salto di qualità: o lo facciamo tutti assieme, o andiamo avanti in questo suk sempre più difficile da gestire.
Comunicato Fortitudo
La Virtus ha vinto meritatamente il derby n. 103. Di più, ha dimostrato grande sportività nel rimandare in campo Terry dopo l’episodio della monetina anziché mettere in cassaforte il risultato puntando su un facile ricorso. Eppure, c’è un altro particolare a cui prestare attenzione: nemmeno il derby (come Fortitudo-Montegranaro, o Avellino-Virtus, e chissà quante altre) non è durato esattamente 40′. Un errore arbitrale a 30″ dalla fine ha infatti fatto partire il cronometro con 4″ esatti di ritardo. Dunque, l’ultima azione bianconera sarebbe dovuta durare 6″ anziché 10″, con tutte le possibili conseguenze del caso.
Sia chiaro, non è in discussione il risultato del derby, già omologato senza alcun preannuncio di ricorso. Ed è giustissimo così. Allo stesso modo però è innegabile che ci sia stato un errore arbitrale, e se la motivazione della Corte Federale sulla sentenza della partita Fortitudo-Montegranaro è stata incentrata proprio sul fatto che si è giocato 1″04 (un secondo e quattro centesimi) in meno dei 40′ regolamentari, cosa si dovrebbe dire ora di questi 4″ (quattro secondi) in più giocati di fatto nel derby rispetto al cronometro? Vediamo in dettaglio il caso in questione:
A 30″82 dal termine della partita, sulla rimessa dal fondo effettuata da Gordon, Huertas “stoppa” il pallone con il petto, con l’intento di far partire il cronometro generale ma non ancora quello dei 24″ che deve scattare soltanto quando il giocatore fa partire il possesso prendendo il pallone con le mani. L’arbitro Paternicò, pur essendo ad un metro da Huertas, non fa scattare il cronometro generale finché il giocatore non tocca il pallone con le mani. Risultato: dal momento in cui la palla è stata toccata da Huertas diventando “viva” a quando è partito il cronometro, sono stati giocati 4″ in più, che di fatto hanno allungato il derby rispetto ai 40′. In altre parole, il tiro-vittoria segnato da Vukcevic è avvenuto esattamente dopo 40’02″ del derby.
Va detto – per spiegare meglio quest’ultima azione – che Marcelinho aveva già utilizzato regolarmente la stessa tattica in un’azione praticamente analoga del campionato spagnolo: rimessa a 32″ dalla fine del terzo quarto, tocco di petto e addirittura 7″ guadagnati rispetto alla partenza del cronometro dei 24″, togliendo così di fatto l’ultimo possesso ai rivali. Allo stesso modo l’ha utilizzata sia in Eurolega che in una finale internazionale giovanile il suo compagno di squadra ai tempi di Badalona Ricky Rubio, facendo lecitamente pensare che si tratti di un insegnamento ricevuto da entrambi da parte di coach Aito.
Dunque? Sia il finale con Montegranaro che quello con la Virtus sono stati contraddistinti da due errori arbitrali. Che ci sono sempre stati e sempre ci saranno, con l’unica garanzia sportiva (fino alla decisione della Corte Federale) dell’insindacabilità del loro operato. Non a caso, anche l’aiuto (enorme) dell’instant replay nelle partite di playoff riprese da Sky viene fornito agli arbitri e da loro valutato.
Ribadiamo, questo non vuole essere da parte della Fortitudo un attacco agli arbitri, che possono umanamente sbagliare così come avviene per giocatori e allenatori. Finora però, faceva tutto parte del gioco. Ci chiediamo unicamente perché nel caso di Fortitudo-Montegranaro la Corte Federale abbia applicato un criterio completamente opposto.
Pasco a Ostenda
da www.rietisport.it
Pervis Pasco ha lasciato la Sebastiani ed è già in Belgio, ad Ostenda, dove continuerà la sua avventura europea. E’ una vera e propria mazzata sulla testa del club reatino a poche ore dall’incontro tra il presidente Gaetano Papalia e il governatore del Lazio, Piero Marrazzo, in programma oggi, in Regione, nel primo pomeriggio. Indipendentemente dall’esito del confronto e dal fatto che il contributo («promesso» ad inizio stagione secondo lo stesso Papalia) dovesse essere alla fine approvato, la stagione della Solsonica rischia di fatto di finire qui. Senza un pivot di ruolo, ipotizzare una salvezza sul campo è obbiettivamente impossibile. E l’addio di Pasco aprirà quasi certamente allo smantellamento totale della squadra. Non avrebbe del resto senso continuare a pagare gli stipendi fino a fine stagione ad una squadra che, ridotta di fatto a sei rotazioni, non ha più l’ossatura minima necessaria per reggere il confronto con le altre squadre della Serie A. Il rischio ora è che, in qualche modo, il nuovo scenario aperto in casa Sebastiani dalla “fuga” di Pasco, possa in qualche modo incidere anche sulla decisione della Regione Lazio, dal momento che il contributo oggetto d’esame doveva servire a garantire la regolare conclusione del campionato in corso. Analizzando la situazione, l’unica strada logica da percorrere sembrerebbe scontata: liberare i giocatori, abbattendo i costi, chiudere la stagione con gli juniores dando per scontata una retrocessione che, anche diversamente, sarebbe a questo punto più che probabile. Un finale tutt’altro che lieto che getterebbe per altro nuove ombre su un campionato evidentemente falsato dal forfait in corsa di una sua partecipante.
Giovanni Papini, se ne va uno di noi
Era uno di noi. Faceva l’allenatore, ma avrebbe potuto fare l’arbitro, il giornalista, il dirigente. Qualsiasi cosa per stare vicino al basket, lo sport che amiamo tutti. Lo amava anche lui, Giovanni Papini, toscano DOC. Inutile dire altre cose, chi lo conosceva rimpiange già la sua voglia di imparare, insegnare, discutere basket. Cerchiamo di onorare la sua memoria già da oggi, battendoci tutti assieme per quel basket migliore che lui sognava. Ciao Giovanni
Pensieri a raffica
Una maniera “ideale” per avvicinarsi ai playoff di Devotion ? Perdere 122-117 dopo 4 (!!!!) supplementari come il Barcellona, fatto secco dal Manresa, squadra a dir poco malmessa dal punto di vista finanziario
La Fortezza aggiunge pepe al finale di stagione superando la Lottomatica in virtù del 2-0. Si va verso una volata non da poco per il secondo posto, e le vittorie esterne di Treviso e Milano rilanciano le ambizioni di Benetton ed Armani Jeans
La Virtus (Bologna) quando corre fa paura. Per correre deve difendere, ovvio. Ma un’altra chiave è usare la panchina per mantenere tutti il più brillanti possibile. Quei minuti dei Koponen, Chiacig e compagnia sono tutt’altro che marginali
La Virtus (Roma) mi sembra soffra molto dell’assenza di Becirovic, ma un colpo di sfortuna in una stagione ci sta. Non è la prima volta che Brezec va fuori controllo coi nervi. La squadra rimane molto forte, anche se in generale tra pane (talento) e denti (solidità) non si riesce mai a fare la coppia. In certi momenti sembra addirittura che la squadra sia divisa (solo idealmente) in due tra quintetti operai con relativa qualità e quintetti dal potenziale devastante ma spesso inesploso
Teramo ha perso smalto, il che all’interno di una stagione ci sta. Il dopo Coppa Italia è spesso non facile da gestire per chi è molto felice di essersi qualificato, e basta guardare alle difficoltà di Cantù per rendersene conto. Giocare a un ritmo solo non si può, e bene fa Capobianco a lavorare per far rendere la squadra anche ad un più basso numero di giri (leggi possessi). Solo che ora in certi momenti l’impressione è che la Banca Tercas tenda un po’ a camminare, anche mentalmente. Ciò detto, aver giocato i supplementari a Pesaro in una giornata tragica al tiro e l’aver rimontato con 4 panchinari in campo è segno di vitalità
La Scavo-Spar porta a casa la vittoria, e ciò basta ed avanza ad una squadra senza Hurd che sul finire dei regolamentari ha perso Zukauskas per infortunio e Akindele per falli. Hicks e Curry han messo 54 punti in 2 equamente distribuiti, il 65 % del fatturato totale.Tanti tiratori, Akindele sempre sopra il ferro e molta garra. Ma anche due playmaker con voglia ma non tante idee sotto pressione e difficoltà nel finire le partite (anche se vincere il supplementare per come si era messa equivale ad un’impresa)
Mentre scrivo guardo Danny Hackett. Molto molto solido. Ottima taglia, vede il gioco, testa alta. Tiro sotto la media, idem i cambi di ritmo. A naso, ottima presa per una squadra forte, difende ed ha mentalità. Se deve fare la stella, mmmmm
Ho sognato che dopo i consulti e la strada che i dottori decideranno di prendere, la stagione NBA 2009-2010 sarà quella del trionfo di Danilo Gallinari in NBA. Magari non devo neppure svegliarmi ed ho già gli occhi aperti ….
I playoff NBA si avvicinano, e molti scaldano i motori. Intrigante l’Est con 3 squadre da corsa, più difficile da leggere l’Ovest finchè non si riappalesa il concittadino di Cerella. Sensazione poco ragionata: quello là non fa perdere i Cavs.
Per un vecchietto come me che ricorda l’NCAA d’antan non è facile adattarsi ad un livello più basso, dovuto semplicemente al fatto che ormai l’eccezione sono quelli buoni che si fermano per il secondo anno.
I commenti alla sentenza
Dal sito della Sutor Montegranaro
La Corte Federale della Fip ha accolto il ricorso della Premiata Sutor Montegranaro e non ha omologato il risultato di GMAC Fortitudo-Premiata Sutor Montegranaro dello scorso 8 febbraio, disponendone la ripetizione” (dal sito ufficiale della Fip). Dunque, la partita che la Fortitudo vinse sul campo 74-73 ma che le immagini di Sky dimostrarono essere durata 1” e 4 centesimi in meno del tempo regolamentare, è stata ritenuta irregolare e verrà ripetuta!
“Per Montegranaro è un successo che va ben oltre la possibilità di tornare sul parquet del PalaDozza – sono state le prime parole di un emozionato e felice Enrico Cassì, l’avvocato Ragusano che ha difeso con successo le ragioni della Sutor nei 2 gradi di giustizia – perché un centro così piccolo ha dimostrato di sapersi far rispettare contro tutto e contro tutti. Questa è una sentenza storica per la quale bisogna dare atto alla Fip di essere stata in grado di rimediare ad una palese ingiustizia, lanciando un segnale forte anche alle altre Federazioni. In Italia un fatto del genere non s’era mai registrato, in nessuna disciplina e questo fa di sì che da oggi Montegranaro non sia più un piccolo club”.
Dello stesso tenore anche le dichiarazioni dei dirigenti della S. S. Sutor, a partire dal Presidente Tiziano Basso dal Sud Africa dove si trovava al momento della notizia: “è una sentenza che dimostra che abbiamo percorso una strada giusta, una strada della verità. E’ giusto così”. A Basso fa eco l’Amministratore Delegato Marco Cannella: “siamo ovviamente molto soddisfatti per la decisione assunta dalla Corte Federale e riconosciamo che per prenderla c’è voluto un bel coraggio che però crediamo farà bene a tutto il movimento. La soddisfazione è enorme per Montegranaro ma anche per tutto il basket Italiano”.
Il General Manager Gianmaria Vacirca, pessimista ancora pochi minuti prima di prendere un aereo che dopo l’udienza a Roma lo ha portato in Sicilia, si è detto “preda di una grande emozione. E’ una cosa – ha voluto sottolineare – che premia intelletto, ragione ed è un passo avanti decisivo per il futuro del nostro gioco. Una sentenza storica per la quale ringrazio il nostro avvocato Cassì che oltre alla professionalità ci ha messo passione ed ardore. Una sentenza che premia anche la Società che a questo esito ha creduto fino in fondo e che è stata sempre presente a tutte le udienze tenute. Credo che da oggi il nome di Cassì sarà ricordato”!
Dunque, GMAC-Premiata si rigiocherà. Non si conosce ancora la data (che dovrà essere stabilita dalla Lega), né le modalità ma di certo si tornerà al PalaDozza per rigiocare un confronto che adesso farà molto discutere (e non solo la gente del basket). Forse, se le regole più antiquate del basket verranno aggiornate, sarà per quella straordinaria magia di Ricky Minard, capace di fare canestro da circa 10 metri, utilizzando meno di un secondo di tempo (come Sky ha abbondantemente testimoniato) per riuscirci e provocando così un precedente destinato a diventare storia.
Dal sito della Fortitudo Bologna
La Fortitudo Pallacanestro esprime sconcerto e stupore per la decisione assunta in data odierna dalla Corte Federale della F.I.P., con la quale è stata disposta la ripetizione della gara vinta sul campo contro la Premiata Montegranaro.
Pur rispettando le istituzioni giustiziali sportive, non ci si può esimere dal far rilevare che le deposizioni rese da tutti i tre arbitri della gara concordano nel senso che, a tutto voler concedere, si è verificato un errore tecnico non correggibile, giustificato peraltro dalla fulminea ripresa del gioco ad opera della stessa squadra di Montegranaro.
Inoltre, la Corte Federale ha evidentemente ritenuto di potersi attribuire un potere straordinario di annullamento della gara, in quanto il Regolamento Esecutivo della F.I.P. contempla la ripetizione solo per l’ipotesi in cui venga accertato l’irregolare funzionamento delle attrezzature principali e, contemporaneamente, anche di quelle di riserva.
La decisione della Corte, in ogni caso, si presenta vistosamente illegittima anche sul piano procedurale, poiché, a tenore dell’articolo 79, comma 11, lettera d), del Regolamento di Giustizia, qualora l’Organo di Giustizia d’Appello ritenga insussistente l’inammissibilità del reclamo dichiarata dall’Organo di primo grado, non può in alcun modo decidere la controversia, ma deve rinviare gli atti all’Organo che ha emesso la decisione stessa, per un nuovo esame del merito, in ossequio al principio del doppio grado di giustizia sportiva.
Per questa ragione, la Fortitudo Pallacanestro ha già conferito mandato al proprio legale al fine di impugnare dinanzi ai competenti Organi l’illegittima decisione della Corte Federale, e riserva altresì ogni opportuna azione a riguardo, anche a tutela dell’immagine del sodalizio
IL COMMENTO
Bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno ? Difficile dirlo, soprattutto difficile dirlo adesso. La sentenza si può discutere, ma va nel senso di quella che ha portato a ripetere altre partite di Eurolega e ULEB Cup in passato. In quei casi era stato convalidato un canestro risultato non valido dopo l’esame del video, qui il caso è diverso, non foss’altro perché il video non è stato esaminato. E prima di tornare al merito, permettete di sottolineare questo fatto. Esatto, nel corso delle udienze non si è esaminato il video della partita in oggetto. Nel 2009 !!!! Parimenti inaccettabile è che sia passato un mese e mezzo per ordinare la ripetizione, che avrebbe chiaramente avuto maggior senso senza Scales ed Ivanov ed in condizioni le più possibili simili a quelle dell’8 febbraio. Come detto, io avrei fatto ripetere solo il secondo e 17 da cui si sarebbe dovuti ripartire, anche per rispetto a quello che le due squadre avevano fatto nei precedenti 39 minuti e 58 secondi abbondanti. Nessuna delle due soluzioni è perfetta, ma una volta fatto l’errore, si tratta solo di scegliere il minore tra due mali. E la scelta è ovviamente soggettiva. Immagino, pur non avendo letto il dispositivo, che sia stata accolta la tesi che è stato giocato un pezzo di partita (13 centesimi) senza l’attrezzatura necessaria, leggi cronometro e sirena. Tutti sappiamo benissimo che il cronometro era perfettamente funzionante e che è stato spento per l’impossibilità di ri-programmarlo dopo aver deciso (erroneamente) di far giocare 13 centesimi e non 1 e 17 (che si sarebbero giocati con un’altra situazione “artigianale”, cioè il cronometro a 1:00). Ma in punta di diritto effettivamente si è giocato senza due elementi imprescindibili per il basket. Solo che non è solo in punta di diritto che si possono prendere queste decisioni. Stiamo parlando di basket, e la tecnica cestistica dovrebbe essere pesantemente coinvolta in valutazioni del genere. Continuiamo a seguire il filo degli insegnamenti che questo caso ci fornisce: mai più senza cronometri ri-programmabili, mai più tempi biblici, mai più sentenze senza guardare il video. Ma invece se domenica dovesse ri-succedere, saremmo da capo. E questo è maledettamente serio, significa che il sistema non genera gli anticorpi per difendersi dagli errori, per ammettere gli errori, per trarre lezioni dagli errori. Genera invece una naturale tendenza a nascondere gli errori, ad alimentare equivoci, a rinviare decisioni. Il che rileva più delle legittime posizioni di parte, almeno a livello generale. Per il resto, occorre aspettare le motivazioni. E’ possibile, usando semplicemente la desunzione logica, che l’arbitro Chiari abbia portato parole nuove rispetto alle precedenti testimonianze. E’ l’arbitro che le immagini mostrano dire inequivocabilmente a tutti “manca 1 e 17”, e c’è da pensare che abbia ricordato questo fatto (ed altri) alla Corte. Almeno un ufficiale di campo non ha aiutato gli arbitri, ed anche qui molto più dell’errore importerebbe sottolineare il valore di una corretta collaborazione in momenti così concitati. Insomma, restano aspetti da chiarire, ma quel che è più importante, restano (tanti) progressi da compiere. Non ultimo l’inserimento di tecnici del basket in questi collegi, con il massimo rispetto per gli uomini di legge. Non è una vittoria della Premiata ed una sconfitta della GMAC. E’ una sconfitta di tutti che può diventare una vittoria se e solo se servirà a qualcosa tramite gli insegnamenti che fornisce.
Accolto il ricorso della Sutor !
La Corte Federale della Fip ha accolto il ricorso della Premiata Sutor Montegranaro e non ha omologato il risultato di GMAC Fortitudo-Premiata Sutor Montegranaro dello scorso 8 febbraio.
Rieti, game over ?
Il disappunto dei giocatori per il ritardato accredito sui loro conti correnti bancari della prima tranche di corrispettivi concordati può essere comprensibile, mentre non riteniamo giustificabile l’astensione volontaria dagli allenamenti. A liberare gli atleti dai loro obblighi contrattuali sarebbe stata l’eventuale insolvenza, entro il 27 marzo p.v., del saldo delle competenze in scadenza al 31 marzo 2009.
In relazione all’impegno assunto concernente l’acconto previsto per la scorsa settimana, la Società ha provveduto giovedì 12 marzo u.s. all’emissione di bonifici (obbligandosi in tal modo al pagamento) corrispondenti alle somme convenute, disponendo il trasferimento delle somme con valuta, da parte della banca di emissione, contestuale alla data dell’effettivo accredito sul conto corrente della Società del consistente finanziamento che, con ennesimo sacrificio personale, i soci hanno reso disponibile attraverso la smobilizzazione di propri investimenti in titoli presso i propri istituti di credito. La procedura adottata, che non aveva alternative, è soggetta a tempi tecnici imprecisabili ma di durata ragionevolmente “sopportabile”. La consegna ai destinatari della copia cartacea dei bonifici bancari è un atto di impegno che, se disatteso oltre un eccessivo termine, esporrebbe i soci ad una pubblica e gravissima perdita di immagine personale, ipotesi che non consentiamo a nessuno di avanzare.
Lo smisurato sforzo che la “proprietà” sta compiendo in presenza di una crisi economica che ha determinato il vuoto intorno alla Società, dovrebbe essere oggetto di apprezzamento o, quanto meno, di rispettosa comprensione per chi alle proprie spalle ha una storia di assoluta correttezza e di generale stima professionale ed umana.
Tuttavia, l’amarezza provocata da quest’ultima presa di posizione della squadra, non ci esime dal rivolgere a tutti i nostri collaboratori (staff amministrativo, staff tecnico e giocatori) un sentito ringraziamento per l’encomiabile impegno e la eccellente capacità finora dimostrata, conseguendo straordinari successi e riscuotendo l’ammirazione di tutta l’Italia cestistica.
Confidiamo in un ulteriore e rapido chiarimento della vicenda nel corso dell’odierno confronto interno, del cui esito daremo immediata notizia.
NUOVA AMG SEBASTIANI BASKET – Ufficio Stampa
Siano permesse due rapide parole di commento. Il problema del sistema è che una vicenda del genere può andare in scena e trascinarsi da mesi senza che intervenga nessuno a tutela della credibilità del sistema stesso. Non importa qui stabilire responsabilità ed importi mancanti. Importa sancire il principio che mancare di un euro o di un giorno rispetto al pattuito mina alle fondamenta tutto l’edificio, danneggia in maniera fortissima TUTTI quelli che fanno basket professionistico in Italia. Siccome quello di Rieti non è il primo caso, siccome non è l’unico neppure in questa stagione e siccome fior di importanti società in passato sono scomparse dopo aver attraversato periodi del genere, non si può che rimarcare quanto segue:
1) Grande solidarietà a tutta la Rieti cestistica, giocatori, allenatori, tifosi, addetti ai lavori. Parlando di chi è sotto contratto, senza polemica, tra apprezzare lo sforzo e prendere il salario pattuito c’è una bella differenza. Come tra prenderlo oggi, tra due mesi o tra due anni. A confermare la fattispecie dei mancati pagamenti è il comunicato ufficiale, e certo non sfuggirà a nessuno la differenza tra un ordine di bonifico e l’accreditamento dello stesso. Invocare pubblicamente (per fare pressione ?) la comprensione è una strada incomprensibile ed indifendibile. Se poi invece si vuol dire che, in assenza di regole all’interno del Far West, si vuol chiedere a chi è disposto di restare e lavorare aspettando il futuro, questo si può fare. Ma non certo pretendere. E non è necessario farlo pubblicamente, è una libera scelta di un privato. Che in una normale dinamica di mondo del lavoro deve essere in grado di svincolarsi immediatamente da un contratto che non viene rispettato. Ma siamo all’ABC, sono sicuro che queste cose possiamo darle per scontate.
2) E’ assurdo che il sistema non sia in grado di accertare prontamente un mancato pagamento e non abbia posto in essere meccanismi a protezione di sè stesso. Significa che ad irrogare i pagamenti dovrebbe essere la Lega, che diventerebbe così anche in tempo reale il garante dela mancata corresponsione degli stessi, attingendo a fondi preventivamente accantonati. Non volete che sia la Lega ? La FIP ? Un soggetto terzo ? Un fondo di solidarietà ? Chi volete voi, ma qualcuno. Perchè se vendi un campionato di A con 16 squadre deve essere un campionato omogeneo, in cui si garantisce che le condizioni fondamentali valgono per tutte e 16 (si gioca 5 contro 5, un massimo di tot extra-comunitari, i contratti sono pagati, ecc ecc.)
3) Le recenti vittorie della NSB e la voglia di chi le ha costruite di ottenerle rimangono nella storia di questo campionato e nella storia professionale dei protagonisti. Nessuno sarà mai in grado di cancellarle
4) Ciò detto, il campionato è chiaramente irregolare (o se non vi piace meno regolare) nel momento in cui un singolo allenamento programmato non viene tenuto perchè i giocatori si rifiutano di farlo. E’ successo, tante volte ed in tanti posti, ieri ed oggi. Chi ha voltato la testa dall’altra parte non si è reso conto che non ha protetto una consociata ma fatto perdere credibilità all’intero sistema.
5) Il diritto sportivo è già morto e seppellito da tempo. Napoli e Capo d’Orlando NON sono retrocesse, ma non mi risultano in serie A. Idem dicasi in passato per Vuelle e Virtus Bologna. Volete andare avanti con questo sistema autolesionistico e farisaico ? Perfetto, ognuno è libero di decidere del proprio destino. A patto che le cose vengano chiamate col proprio nome
Tiri liberi
Sull’argomento, eccellente pezzo del NY Times segnalato da un utente
Basketball in the United States has changed in myriad ways over the decades, from flat-footed set shots to dunks, from crotch-hugging uniforms to baggy knee-length shorts, from the dominance of American players to the recent infusion of international stars.
But one thing has remained remarkably constant: the rate at which players make free throws.
Since the mid-1960s, college men’s players have made about 69 percent of free throws, the unguarded 15-foot, 1-point shot awarded after a foul. In 1965, the rate was 69 percent. This season, as teams scramble for bids to the N.C.A.A. tournament, it was 68.8. It has dropped as low as 67.1 but never topped 70.
In the National Basketball Association, the average has been roughly 75 percent for more than 50 years. Players in college women’s basketball and the W.N.B.A. reached similar plateaus — about equal to the men — and stuck there.
The general expectation in sports is that performance improves over time. Future athletes will surely be faster, throw farther, jump higher. But free-throw shooting represents a stubbornly peculiar athletic endeavor. As a group, players have not gotten better. Nor have they become worse.
“It’s unbelievable,” Larry Wright, an adjunct professor of statistics at Columbia, said as he studied the year-by-year averages. “There’s almost no difference. Fifty years. This is mind-boggling.”
There are measures in other sports that have shown similar consistency, like golf scores or batting averages, but none of them are as straightforward as lobbing a ball toward a basket.
The consistency of free-throw percentages stands out when contrasted with field-goal shooting over all. In men’s college basketball, field-goal percentage was below 40 percent until 1960, then climbed steadily to 48.1 in 1984, still the highest on record. The long-range 3-point shot was introduced in 1986, and the overall shooting percentage has settled in at about 44 percent.
Utah is as good as anyplace to untangle the numbers. It is home to three of the top 10 free-throw shooting teams in men’s Division I — No. 1 Southern Utah (80.5 percent), No. 4 Utah (78.5 percent before Tuesday’s game against New Mexico) and No. 7 Utah Valley (77.0 percent, but not officially recognized by the N.C.A.A. because the program is in its final season of provisional status as a Division I team).
In the middle of Southern Utah’s high-paced basketball scrimmage here last week, Coach Roger Reid stopped everything.
Players knew what to do. Their chests heaving in exhaustion, they silently lined up and shot free throws. A miss meant a sprint around the court.
“A lot of coaches give it lip service, but when you say that games are won and lost at the free-throw line, you better back it up,” said Reid, who understands that individual players and teams can improve free-throw shooting through better technique and repetition. When Reid arrived at Southern Utah two years ago, he inherited a team that ranked 217th in free-throw percentage.
There is little correlation between free-throw percentages and winning percentages. Only one of the 25 best shooting teams, No. 2 North Carolina, is also in the latest Associated Press top 25 rankings. Southern Utah has a losing record.
That is why, despite accounting for more than 20 percent of scoring in men’s college basketball and just below 20 percent in the N.B.A., free throws receive a fraction of the attention from coaches, players and fans. That is, until something considered free proves costly.
Last season, Memphis was 38-2 despite making only 61 percent of its free throws, missing an average of nearly 10 a game. The Tigers lost the national championship game after missing 4 of 5 free throws in the final 72 seconds against Kansas, which had made a late 3-point shot to tie the game and won in overtime.
This season, Utah outshot opponents from the line in overtime victories over Brigham Young and Colorado State, and 1-point victories over Gonzaga and New Mexico. Those victories will probably carry Utah (20-8) to the N.C.A.A. tournament.
Ray Stefani, a professor emeritus at California State University, Long Beach, is an expert in the statistical analysis of sports. Widespread improvement over time in any sport, he said, depends on a combination of four factors: physiology (the size and fitness of athletes, perhaps aided by performance-enhancing drugs), technology or innovation (things like the advent of rowing machines to train rowers, and the Fosbury Flop in high jumping), coaching (changes in strategy) and equipment (like the clap skate in speedskating or fiberglass poles in pole vaulting).
Those factors can help explain why swimming records seemingly fall at every international event, runners broke through the four-minute-mile barrier, field-goal kickers are more accurate than ever, bowling a 300 game is not as unlikely as it once was, and home run numbers surged in major league baseball.
“There are not a lot of those four things that would help in free-throw shooting,” Stefani said.
Strength, for example, is not a significant advantage. W.N.B.A. players have outshot their N.B.A. counterparts twice in the past three years, and women in college have been close to the men’s average for two decades.
There has not been a serious innovation in the way free throws have been shot for 50 years. The few still using a one-hand set shot from the chest, or even an underhand style, generally gave way to a flat-footed version of the burgeoning over-the-head jump shot. And although international players have helped the free-throw rate — Wright, the Columbia statistician, calculated that foreign-born players in the N.B.A. this season are shooting about 1.4 percentage points higher than their American-born counterparts — it cannot fully explain why the league is threatening the record high of 77.1, set in 1974.
Equipment, too, is virtually unchanged from 50 years ago. There have been only slight alterations to the ball, the rims and the backboards.
That leaves only one of Stefani’s four factors that might reasonably affect free-throw averages: coaching.
Coaches admit to baselines of acceptability for their players and teams. The average, apparently, is about 75 percent in the N.B.A. and 69 percent in college basketball. When numbers slip, time is devoted to improvement. When they rebound, the game’s other facets take precedence.
“A lot of coaches don’t want to spend time on it in practice,” said Blake Ahearn, a former Missouri State player who is the N.C.A.A.’s leader in career free-throw percentage (94.6) and now leads the N.B.A. Development League as a guard for the Dakota Wizards. “They want to work on defenses and offenses and schemes.”
But even practice has never made perfect. The general rule is that players, in games, shoot 10 percentage points below their practice average. The difference is pressure and fatigue, hard to replicate in an empty arena.
Utah Valley and Chicago State were tied with a minute left in last week’s game in Orem, Utah. About two-thirds of a winning team’s points in the final minute typically come from the free-throw line, which is why Utah Valley wanted the ball in Ryan Toolson’s hands. His career free-throw average is 94 percent.
Toolson was fouled on a drive with 51 seconds left. Swish, swish.
He was fouled with 18 seconds left. Swish, swish.
He was fouled with 9 seconds left. Swish, bonk.
The crowd murmured. The game was momentarily in doubt. But after Utah Valley escaped with a victory, thanks to two more free throws, Coach Dick Hunsaker praised Toolson as Mr. Clutch.
“Except that free throw,” Toolson whispered to himself.