FILO DIRETTO

Let’s get it started

11 settembre 1999, 72/61 vittoria Adecco su Varese Roosters. 20 Nailon, 14 Cooper e Portaluppi. 22 Corey Allen, 9 Santiago e Vescovi

11 novembre 2007, a mezzogiorno, 78/72 AJ-Cimberio (+14 Varese a fine terzo quarto). 23 Galanda, 17 Capin, 16 Gallinari e 15 Aradori e Bulleri. Nona ed ultima gara milanese di Bullo, squadra a Caja dopo 5 sconfitte di fila con Markovski, 32/28/30 minuti nelle prime 3 gare con Caja, vittoria con Treviso e sconfitta a PSG nelle altre 2)

25 ottobre 2007, opener Eurolega, Lietuvos Rytas vince al Forum 83/76, Petravicius 28+8 con 10/12 al tiro, 8 FS e 38 valutazione. 22 Gaines e 13 Bulleri per AJ.

Finley in gara 3 14 giugno us con 18 in 14 minuti, 6 PR, 2 ass, 23 val, 6/9 FG dopo una disastrosa gara 2 da uovo in 8 minuti con -3 di valutazione

Galanda a MI stagione 05/06, poco più di 8 punti di media in 23 minuti, 22 punti in totale nelle ultime 5 gare stagionali, quelle di playoff contro la Benetton.  Oltre i 10 in Eurolega con clamoroso 54 % da 3. Ex anche Jobey Thomas

Childress/Slay/Thomas a Montegranaro con Pillastrini nella stagione 2007-2008. Eccellente girone di andata, conquista Final 8 e sconfitta quarti vs. AJ 74-70 (Schultze 16 con 4/6 da 3, Childress 10 punti ultimi 7 minuti)

Vescovi 2° realizzatore all-time a 7724 punti in 21 stagioni (Morse 8391). 694 presenze (1°), 2355 rimbalzi (1°), 1016 PR (1°). Con Galanda nella squadra dello scudetto 99.

Nei primi 10 della rotazione Milano ha 7 nuovi (Hall, Mordente e Rocca i confermati). Varese viceversa ha 3 nuovi (Slay, Morandais e Jobey Thomas) peraltro tutti con esperienza di campionato italiano

Galanda 16 e Bulleri 12 il 27 agosto 2004 nella notte magica del 100-91 sulla Lituania, altra delusa dell’estate europea. 18/28 da 3 e 31 punti di Basile

Olimpia è la squadra più titolata d’Italia ed una delle più prestigiose in Europa. Ha vinto 38 trofei a livello professionistico, fra i quali 25 scudetti e 3 Coppe dei Campioni, oltre a numerosissimi titoli a livello giovanile. Varese 10 scudetti, 5 Coppe Campioni, 3 Intercontinentali, 2 Coppe Coppe, 4 Coppe Italia, 1 Supercoppa Italiana. Tra 66 e 78: 26 titoli disponibili tra Italia ed Europa, 16 dei quali (60 % abbondante) tra Milano e Varese. Varese 7 scudetti e 5 Coppe Campioni, Milano 3 scudetti e 1 Coppa Campioni). Nel nuovo millennio nessun trofeo, Milano deve risalire a Coppa Italia e scudetto del 1996, Varese a scudetto stellare e Supercoppa del 99

Full name is Alex Maurice Acker…Son of Luther and Helen Acker of Compton, CA…Older brother, Chris, played college basketball at Chaminade…List art as a hobby and enjoys painting basketball players and landscapes. Acker è di Compton, tra i più malfamati ghetti di L.A. e degli Stati Uniti interi, ma anche culla di rappers e sportivi: Bob Beamon e Quincy Watts in atletica, le sorelle Williams nel tennis, Baron Davis, Afflalo, Brandon Jennings e Tayshaun Prince nel basket. Compton is known for being a city with one of the highest violent crime rates in the United States. In 2006, the Morgan Quitno Corporation rated Compton as the most dangerous city with a population of 75,000 to 99,999, and 4th most dangerous overall. Compton also has a homicide rate about eight times higher than the national average, most of which are gang killings. Economic conditions and Compton‘s location as the center of the South Bay “ghettos” make crime prevention more difficult. Crime has not been as severe as it was in the 1980s and early 1990s, during the crack (cocaine) epidemic. Compton had 72 murders in 2005, which is a per capita rate significantly higher than the national average for small cities. Recently in an effort to combat this gun violence the Compton citizens were given the option to hand over their guns to the police, and receive a $100 check for various goods. The police have to this date (25 Dec 2005) received over 200 guns. During 2006, Compton has deployed twice as many Sheriff deputies and the murder rate has decreased from 22 in 4 months, to just 5. The city has, at times, been notorious for gang violence. Many gangs exist which have both African Americans and Latinos as members, however, the Crips and the Bloods are the most well-known gangs in the area. Disputes between the two gangs have been recreated in various films. Compton‘s violent reputation was perhaps popularized by the rise to prominence of the local gangsta rap group N.W.A. during the late 1980s.

The Game - rapper, member of Bloods (Cedar Block Piru) DJ Quik - rapper, member of Bloods (Tree Top Pirus) Dr. Dre - rapper/producer, founder of Death Row Records & Aftermath Entertainment, member of N.W.A Ice Cube - rapper, actor, member of N.W.A, founder of Da Lench Mob Records Eazy-E – rapper/producer, founder of Ruthless Records, member of N.W.A, member of Crips (Kelly Park Compton Crips) Lil Eazy – rapper, son of Eazy-E MC Eiht- actor, rapper, member of Crips (Tragniew Park Compton Crips) Terrance Quaites, TQ – rapper MC Ren – rapper, member of N.W.A Yella – D.J. for the World Class Wreckin’ Cru and N.W.A. Jennings: PROBLEMA BIDET. Straight Outta Compton, NWA, Niggers with Attitude (10 motherfucker e 8 fuck)

STAGIONE ALLENATORI SENIOR RECORD PARTENZE
04-05 Lardo 12 67,4 % (finale) 9
05-06 Lardo, Fioretti, Djordjevic 17 61,5 % (quarti) 5
06-07 Djordjevic 14 61,9 % (semifinale) 11
07-08 Markovski, Caja 17 22-20 (52,4 %) (semifinale) 16
08-09 Bucchi 15 23-19 (54,8 %) (finale) 9
09-10 Bucchi 12 ????? 9
TOTALE 6 in 6 stagioni (5+1) 87 (media 14,5) 126-85 (59,7 %) 59 (media 9,8)

04-05: leader vero Djordjevic ma fine carriera. Calabria e Blair di supporto

05-06: Bulleri scelto per la bisogna ma senza successo. Da lì verrà lasciato e ripreso tre volte

06-07: arriva Gallinari ma è troppo giovane, Garris sta una sola stagione

07-08: Gallinari di sicuro ma situazione complessa e a fine stagione draft

08-09: Hawkins e Vitali giocatori più caratterizzanti

09-10: ?? 10 leader

Lardo e Djordjevic passati sfiorando quel trofeo che manca dal 1996 (doppietta scudetto-Coppa Italia e Korac persa per un punto vs. Efes Pilsen). In questi 13 anni in Italia hanno vinto 10 squadre diverse (considerando anche Supercoppa, vinta dalla Roma di Corbelli e Caja nell’anno delle Olimpiadi di Sydney). Dopo Tanjevic 13 allenatori in 13 anni, Marcelletti, Casalini, Crespi, Bianchini, Saibene, Faina, Caja 1, Carmenati, Lardo, Djordjevic, Markovski, Caja 2 e Bucchi senza contare Fioretti. Rubini da 48 a 74, Peterson+ Casalini+D’Antoni da 79 a 94

Partiti Conroy, Bulleri, Gaines, Gadson, Toure ed Aradori durante stagione oltre a Markovski, Sesay, Gallinari, Maresca, Shaw, Booker, Watson, Vukcevic, Gentile, Giovacchini, Dibella e Caja durante estate. Questa stagione non si ripresentano Sow, Vitali, Jobey Thomas, Price, Hawkins, Katelynas, Marconato, Sangarè e Maurice Taylor, In due stagioni sono 27 nomi. Nello stesso periodo Siena ha sempre avuto McIntyre-Sato-Stonerook + Eze/Lavrinovic, 4/5 di quintetto, oltre a Carraretto e Ress stabili in panchina. Fanno 7 pedine, un nucleo autentico

PLAYMAKER

04: McCullough, Coldebella, Djordjevic, Cavaliero

05: Bulleri, Coldebella, Montecchia, Cavaliero

06: Garris, Bulleri, Bennerman, Lamma

07: Booker, Di Bella, Maresca, Gentile, Giovacchini

08: Vitali, Bulleri, Sangarè, Mordente, Price

09: Finley, Bulleri, Mordente, Acker

Sono 20 nomi diversi in 6 stagioni, D’Antoni da 76 a 89 triturando riserve una dietro l’altra

Livello stranieri si abbassa, quintetto all time con D’Antoni, Bodiroga, Bradley, McAdoo, Carroll, panca Djordjevic, Blackman,Carr, Schoene e Gianelli, coach Peterson, D’Antoni e Tanjevic. A Varese Raga,Yelverton, Komazec, Morse, Corny Thompson, con Nikolic, Isaac e Percudani in panchina. Italiani a Varese, quintetti tipo Pozzecco, Meneghin, Sacchetti, Bisson, Meneghin con Ossola, Zanatta, Vescovi, Vittori e Flaborea in panchina, coach Gamba, Tracuzzi e Nico Messina. A Milano Jellini, Riminucci, Premier, Bariviera, Meneghin con Pieri, Brumatti, Riva, Masini e Pittis in panchina, coach Rubini, Gamba e Casalini.

Diritto sportivo

Le riflessioni (parola grossa …) sulla wild card che trovate sotto hanno alimentato un dibattito interessante. Mi piace portare all’attenzione generale un forbito ed interessante post di Edoardo (spero sia il nome vero) che non gradisce il mio approccio. Ovviamente la questione è complessa e ricca di sfaccettature, ma da qualche parte, per discuterne, bisogna partire. Riporto allora il post e la mia risposta di getto, quasi sicuro che possa essere un punto di partenza di nuove discussioni.

EDOARDO

Che non ci sia vizio ideologico è difficile da sostenere:” il basket professionistico DEVE essere trattato come un’azienda”, “E si abitua la gente a guardare le partite, a capire questo sport ed a comprarlo, come una qualsiasi forma di intrattenimento” ed infine “Che è banale: i professionisti sono tali, si autodeterminano e vengono giudicati solo dal mercato.
Il mito del mercato e della sua capacità di selezionare e individuare i migliori è frutto di schemi precostituiti. Gli Americani sin dalla fine del XIX secolo lo avevano capito (Sherman act): il mercato senza regole è un “bellum omnium contra omnes”, in altre parole un luogo dove vige la regola del più forte. Lo statuto della FIP, che in quanto federazione di vertice ha potere di riconoscere solo associazioni che si INFORMANO ai suoi principi istituzionali nei loro statuti, porta avanti come scopo sociale: “La Federazione Italiana Pallacanestro è un’Associazione con personalità giuridica di diritto privato che non persegue fini di lucro.”, “La FIP è stata costituita nel 1921 allo scopo di promuovere, regolare e sviluppare lo sport della pallacanestro in Italia, nel rispetto dei principi costituzionali” ed ancora “Le finalità istituzionali sono attuate nel rispetto dei principi di democrazia “.
Dovrebbe essere chiaro, da questo quadro normativo, che tutto il mondo della pallacanestro è informato da principi morali-etici in particolare uno, mutuato direttamente dalla nostra Carta Costituzionale: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” dove “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge”, bene nell’ambito cestistico questo assunto va così letto “Il mondo cestitico è una comunità democratica fondata sul lavoro(in campo sul parquet), dove le squadre sono uguali a prescindere dagli investimenti fatti”. Ne discende come corollario che istituti come la wild-card vanno contro tali disposizioni. La democrazia costituzionale è un luogo dove “NON su tutto si può decidere”, come il fatto appunto che promozioni e retrocessioni non siano il premio di “lavoro” e fatica, ma di transazioni commerciali. Ancora, in altre parole, si può affermare il principio per il quale: “Le società di basket non possono rinunciare al lavoro ed al verdetto del campo, sostituendolo con negozi (giuridici) dove si scambiano soldi per diritti (tutto da dimostrare che diritto qui si possa parlare)”.
Il mercato non c’entra niente: l’unico giudice è il campo e le uniche possibilità di vincere sono il lavoro e il sudore, non i soldi.

FLAVIO

Certo che c’è un vizio ideologico, ma nel discorso qui sopra. Se la difesa della democrazia passa attraverso chi gioca in un campionato siamo veramente alla fine della parabola. Come per quella crescenza di una volta, direi che la democrazia è una cosa seria e possiamo lasciarla dove sta (male purtroppo, ma è un altro discorso). Provo a riassumere: con McIntyre e Papaloukas si produce una pallacanestro migliore che con me e te. Per averli, è una democratica legge di mercato, bisogna pagare più degli altri. Per farlo servono i soldini, che poi recuperi facendo pagare a spettatori, sponsor e radio/TV ancora + soldini. Nel 1921, a naso, non era così. Se si vuole fare qualcosa di utile per lo sport che amo, sempre a naso, bisogna far vedere Papaloukas e McIntyre. La Costituzione non ci aiuta purtroppo da questo punto di vista, come non aiuta i lavoratori che finiscono in CIG perchè le loro aziende vengono amministrate male. La Costituzione deve mettere persone e aziende sullo stesso piano, poi sul campo (proprio come sul parquet) qualcuno gioca meglio degli altri, anche tramite lavoro e sudore. Far giocare quelli che hanno 20 milioni di monte-salari (tutti certi a inizio stagione) con quelli che arrivano forse ad 1 incerto è abominevole, altro che diritto sportivo. Anche se lo sport, per fortuna, produce una volta ogni tanto delle meravigliose sorprese che mi e ci commuovono. Ma con Kakà vinci più che con Abate, fidati. E Kakà è meglio se gioca con e contro altri Kakà. Sempre che non sia anti-costituzionale …. Questo è quel che penso io, non certo il Vangelo. Ma non può essere confutato ergendosi a ultimi baluardi di non so che cosa. Neppure quando viene fatto in palese buona fede (cosa che non avviene spessissimo nell’ambiente). Grazie dell’attenzione, peace and love

Benetton e dintorni

  • Non una bella Benetton a Riga, poco ma sicuro. Ma perdere di 5, con sciocchezza finale di Kus, giocando male e tirando peggio dice molto della disponibilità a provarci della squadra. Prevedibile che Cartier Martin abbia bisogno di tempo, che Neal sia molto più punta che trequartista, che i giovani siano giovani. Se posso dire, prevedibile anche che il livello di attese su Hackett sia ingestibile da un ragazzo con relativa esperienza e ancora meno conoscenza diretta del basket professionistico. Se Daniel deve misurarsi con un contratto importante come quello che ha e con le (infondate) speranze NBA, dovrà portare oltre la metà campo una soma pesantissima oltre la palla. Francamente troppo per uno che qualche mese fa era a USC, non al Panathinaikos. In queste condizioni la miglior soluzione, più ancora di Kus, diventa De Nicolao. Guarda caso uno che ha aspettative pari a zero e gioca leggero (peraltro con due sfere d’acciaio al posto giusto, complimenti). Continue reading

(Very) Wild Card

Ce li ricordiamo in campo assieme, esaltarci in quel magico 1983 azzurro tra forbici, canestri e medaglie. Forse sono in assoluto i giocatori che più hanno incarnato il concetto di “sputare sangue” di petersoniana memoria. Ora si trovano, da Presidenti, su posizioni lontane. Il che di per sé non rappresenta alcun problema, anzi. La vexata quaestio riguarda le cosiddette wild (nomen omen …) card. Le posizioni ? Eccole Continue reading

The times they are-a-changing …..

Russian billionaire Mikhail Prokhorov is considering a deal with the New Jersey Nets to help fund the construction of their new arena.Igor Petrov, spokesman for the tycoon’s investment vehicle Onexim, told The Associated Press on Friday that “there is a possibility” that Prokhorov would participate in the construction of the new arena for the NBA team. Petrov declined further comment. Continue reading

Campeones

  • Mai vista una finale con un divario così imbarazzante e senza demeriti della squadra sconfitta. Mai vista una squadra sembrare impotente contro la Gran Bretagna e scherzare Grecia e Serbia di fila nello spazio di una settimana. Mai visto un giocatore come Pau Gasol, tecnica, arroganza e fisico in un pacakge di classe sopraffina. Continue reading

Parla Petrucci

Petrucci: «Male le squadre? L’italiano vince da solo»

ROMA — La ribellione: «Gli insuccessi delle squadre azzurre non equivalgono alla crisi del nostro sport». Il k.o. estivo del basket e quello recentissimo del volley maschile sono stati presentati come la prova di una deriva epocale davanti alla quale Gianni Petrucci, presidente del Coni rieletto il 6 maggio, tira cannonate, facendo riferimento ai medaglieri: «Non è un momento felice per tante nazionali e il fatto colpisce l’opinione pubblica. Ma sostenere che nel passato si trionfava, è un falso storico: nel dopoguerra abbiamo vinto l’oro olimpico solo con la pallanuoto, signori». Il passato, ma in fondo anche il presente («l’eccezione alla regola sono stati i Giochi di Atene»), certificano un dato di fatto: siamo una nazione di grandi individua– lità, ma non di grandi squadre.
Possibile, Petrucci, che lei non sia preoccupato?
«No, lo sono. Però analizzo le situazioni. Togliamo il calcio: si sta qualificando al Mondiale e non fa testo. Sono il basket e il volley maschile ad aver vissuto le peggiori turbolenze. E ci sta mancando lo storico contributo della pallanuoto».
Obiezione: l’Italia del rugby ha tanti soldi, fa tendenza ma non ha ancora una dimensione vincente.
«Eppure ha fatto passi da gigante in un mondo nel quale nemmeno esistevamo. Inoltre ha un grande appeal sui giovani e crescono i tesserati».
Volley e basket, dicevamo…

«Non devono perdere fiducia. La pallavolo a Pechino ha conosciuto con le ragazze una delusione che ci può stare; i maschi, invece, sono arrivati in semifinale e scusate se è poco. Io punto su Andrea Anastasi e sulla sua svolta. Dal Mondiale 2010 torneremo dove eravamo abituati a stare».
Più duro pensarlo per la pallacanestro.
«Dino Meneghin non si scoraggi. Guida un grande sport che ha bisogno prima di ritrovare unità e poi di bilanciare il rapporto tra italiani e stranieri. Infine, vedo Dino negli stessi panni del Gianni Petrucci del 1993, neopresidente della Fip. Fui costretto a chiudere l’esperienza azzurra di Sandro Gamba e a ripartire da un giovane allenatore, Ettore Messina che vestiva giacca e cravatta come piace a me e che sapeva parlare non solo di basket. L’inizio fu terribile, però poi Messina vinse. E quando ci lasciammo, scelsi Tanjevic».
Lupus in fabula: dopo il Mondiale 2010, Tanjevic concluderà il contratto con la Turchia e si vocifera di un affascinante ritorno al timone azzurro. Benedice la soluzione?
«Boscia ce l’ho nel cuore. Ma spetta a Meneghin decidere».
Si invoca anche Simone Pianigiani, giovane, coach della Siena dominatrice. Pianigani ama pure le giacche…
«Non intervengo. Anzi, no, parlo: ho letto le dichiarazioni di un alto dirigente di Siena; non sono state di classe, non è mai bello porre condizioni per la scelta di un allenatore».
Il tasto dolente della pallanuoto: non vince più, ha squadre imbottite di naturalizzati, resta uno sport di nicchia.
«La sua tradizione ci manca tanto nel medagliere. E quando vedo che ci sono formazioni con 11 stranieri su 13, non capisco e non accetto. Perché la pallanuoto non sfonda? Perché non tocca i grandi centri, difetto comune al rugby e all’hockey ghiaccio. Certi presidenti federali hanno una missione: rendere più popolare il loro sport».
Ma la storia spiega che nel nostro sport sono le individualità ad eccellere.
«Una tendenza assodata non esclude le eccezioni. Sono contro i luoghi comuni: si diceva, ad esempio, che l’italiano non sa sacrificarsi; ecco invece il Mondiale di boxe a smentire».
Però abbiamo uno sport a macchia di leopardo: ad esempio l’atletica, a differenza del nuoto, ha fatto splash.
«L’atletica si riscatterà, ha giovani interessanti e un presidente, Franco Arese, che appoggio. Il discorso è generale. Abbiamo 45 federazioni, 26 delle quali competono per i Giochi estivi: siamo ai vertici, ma esiste pure una concorrenza spietata. Come si migliora? Voglio che i presidenti federali imitino i manager d’industria; o che diventino commissioner sul modello della Nba».
Ha attaccato tecnici del volley che allenano nazionali straniere. Sbaglia, secondo noi: sono professionisti…
«Nel volley non c’è il professionismo. Ma anche senza sottilizzare, si tratta di definire un’etica: se un nostro allenatore, che lavora in Italia, sa che poi andrà a guidare una selezione estera che affronterà gli azzurri, ecco mi pare che il conflitto sia evidente. Per non parlare di quelli che vincono una volta e poi danno lezioni: che tristezza…».
Forse è un problema di michetta…
«Mi sembra impossibile dividere la testa in due parti. Si offendano pure, i tecnici del volley: ma questa è la mia idea e me la porto fino alla tomba».
Basket e volley, per le donne, lanciano il College Italia.
«Una grande idea, che dovrebbe essere imitata».
Si migliorerà, anche a livello di squadre, se la scuola capirà la valenza dello sport?
«Il ministro Gelmini adesso deve badare alla partenza del nuovo anno scolastico. Ma confido che entro una quindicina di giorni si possa cominciare a lavorare sui buoni presupposti messi già a fuoco. Parafraso Obama: non sarò il primo presidente a parlare della necessità dello sport nella scuola, ma vorrei essere l’ultimo».
f. van.

Chi ha ragione ?

Provo a buttare giù altre due considerazioni sul cosiddetto caso Bargnani-Recalcati. Spinto in parte da alcune critiche e soprattutto dalla necessità di fissare qualche altro punto di questa vicenda. La critica è, se capisco bene, che dire “occhio, tutto è relativo e complesso”  altro non è che un modo per dribblare le scomode domande che sono oggi sulla bocca di tutti. Invece di fare questa filosofia spicciola, mi sembra sia la sostanza, perché non hai il coraggio di dire che Recalcati è bollito e/o Bargnani è una figa fredda ? Almeno una di queste due cose, vivaddio, DEVE essere vera Continue reading

Dopo le parole del Mago

Le dichiarazioni di Andrea Bargnani sull’avventura estiva in azzurro riaprono un fronte “caldo”, quello relativo alla guida tecnica della squadra Nazionale. Che siano parole destinate ad alimentare discussioni mi è apparso chiaro fin da ieri, quando sono state pronunciate dal Mago durante un’intervista tesa a preparare uno speciale che andrà in onda su SKY prima della nuova stagione NBA. Discussioni, non polemiche. Continue reading