And the beat goes on, come si usa dire. 908 giorni senza una sconfitta casalinga in campionato per una MPS che si amministra senza per questo lasciare spazio agli avversari. Neppure se vengono al Pala Mens Sana animati delle migliori intenzioni come la Lottomatica del primo tempo. Ma le buone intenzioni da sole lastricano la via di una sconfitta che nasce da differenze psicologiche e tecniche tra i due gruppi. Sulle prime si è correttamente soffermato al termine Nando Gentile parlando di una mentalità che da una parte è acquisita e dall’altra è in costruzione. Solo il tempo potrà portare a compimento il lavoro, e per tempo intendo un periodo abbastanza lungo di lavoro comune con un nucleo di giocatori ed uno staff tecnico sintonizzati sulla stessa lunghezza d’onda. Quanto al campo, bisogna che Roma trovi una maniera di muovere la palla tramite il pick and roll in maniera più efficace. Jaaber è un favoloso giocatore dal palleggio, ma da lì tendenzialmente vengono fuori punti ed assist oppure quasi nulla in termini di vantaggio acquisito. La grandezza di Siena sta proprio nel muovere la palla (e conseguentemente la difesa avversaria) sfruttando la pericolosità dal palleggio nei singoli per prendere quei vantaggi che poi le corrette spaziature dilatano a dismisura. E qui Vitali potrebbe essere una pedina importante per quelle caratteristiche (visione, fantasia, trattamento di palla) che lo contraddistinguono.
Quando, tra una ventina d’anni, si saranno ritirati, McIntyre e Stonerook verranno studiati da generazioni di posteri come epitomi di cosa significhi essere un giocatore vincente. Nella mia adolescenziale stupidità credevo che questa categoria creata nell’immaginario collettivo da Dan Peterson fosse sopravvalutata. “Tanto” – pensavo scioccamente – “esistono solo giocatori forti o meno forti, questa storia di essere vincenti è una trovata ma non ha tanta importanza”. CC, Col Cavolo invece. Il mix di durezza mentale e fisica, di motivazioni e di trascinamento nei confronti del gruppo fa di questi due leader qualcosa di difficilmnente riproducibile. Ed il loro background (buone ma non straordinarie carriere NCAA, maturazione europea in Belgio piuttosto che in Francia e Germania, inizio in serie A non dal vertice) dice che questo livello si raggiunge solo con le tappe ed il lavoro. Poi chiaro, se non hai dentro qualcosa di diverso McIntyre e Stonerook non ci diventi neppure in cent’anni
Nelle mie elucubrazioni statistiche mi sono imbattuto nel concetto di “Four Factors”. Si tratta dei 4 fattori che secondo gli studiosi di concetti misteriosi come lo scarto quadratico medio piuttosto che la deviazione standard meglio definiscono il rendimento di una squadra. Analizzando cioè i dati si vede che fare meglio dell’avversario in queste 4 specialità è quasi sempre un viatico per la vittoria. Naturalmente i 4 fattori concorrono con un peso diverso a determinare il risultato, ed esattamente i pesi sono:
Tiro (percentuale “reale”) 40 %
Palle perse (incidenza sui possessi) 25 %
Rimbalzi (% di rimbalzo) 20 %
Tiri liberi (incidenza sui possessi) 15 %
Nulla di fantascientifico naturalmente, se tiri meglio de ll’avversario, perdi pochi palloni, ne recuperi di più a rimbalzo e vai spesso in lunetta vinci per forza. Ma ogni tanto avere la scienza, in questo caso la statistica, al tuo fianco aiuta a mettere a fuoco i concetti. Di seguito il dettaglio delle 16 squadre di serie A alla sesta giornata
% “reale”
PERSE
RIMBALZI OFFENSIVI
TIRI LIBERI
SI
60,7
15,1
31,5
11,4
28,52
CE
57,5
12,1
31,3
15
28,49
AV
52,1
14,8
39
13,7
27,00
CR
56,6
16,5
31,3
12,8
26,70
TE
53,5
16,6
38,8
9,2
26,39
BI
53,8
18,1
38
10
26,10
RM
53,3
18
35,6
12,7
25,85
BO
49,5
15,4
35,3
14,6
25,20
TV
53,9
17,8
29
14,3
25,06
MI
52,4
19,4
33,5
12,2
24,64
PS
50,3
17
36,2
9,4
24,52
MGR
52,6
16
30,7
8
24,38
VA
52,1
15,5
27,1
12,2
24,22
CÙ
51,5
16
19,6
11,6
22,26
FE
46,9
18
27,3
13,5
21,75
NA
42,3
23,8
28,1
6,2
17,52
Nell’ultima colonna trovate un indice sintetico ottenuto pesando i 4 fattori secondo le modalità sopra esposte. Evidentemente questi statistici qualcosa devono sapere, perché Siena, Avellino e Caserta fanno bene e Ferrara e Napoli un po’ meno. Da ricordare che in realtà i 4 fattori … sono 8, nel senso che andrebbero accoppiati ai gemelli difensivi (cosa che magari faremo più avanti). Da notare la posizione di una squadra che in attacco ha enorme potenziale come Cremona e di un’altra che finora ha più facilità a segnare che a contenere come Teramo
Un’altra tabella di qualche interesse è quella che mi ha suggerito Simone Pianigiani, che presentando la gara contro la Lottomatica ha parlato delle due squadre come lke migliori nella graduatoria degli “extrapossessi”, quelli cioè che si conseguono tramite rimbalzi offensivi e palle recuperate. Noi abbiamo sommato per le 16 di A queste due statistiche mettendole però in relazione ai possessi, offensivi per i rimbalzi e difensivi per le palle recuperate. Ecco il risultato, sempre dopo 6 giornate (nell’ultima colonna trovate l’indice sintetico)
PR
OR
PO
PD
EXTRA
SIENA
145
53
490
529,5
38,2%
PESARO
104
85
533,5
503,5
36,6%
ROMA
118
73
531,5
529
36,0%
AVELLINO
108
85
543,5
543,5
35,5%
TERAMO
97
78
519
491,5
34,8%
VARESE
111
58
501,5
503,5
33,6%
BIELLA
91
78
515,5
498,5
33,4%
MONTEGRANARO
97
67
510,5
492
32,8%
BOLOGNA
95
71
508,5
503,5
32,8%
CREMONA
118
58
541
549
32,2%
CASERTA
105
61
521,5
517
32,0%
FERRARA
100
63
537,5
528,5
30,6%
MILANO
92
68
541,5
533
29,8%
CANTU’
114
37
491
526
29,2%
NAPOLI
86
54
480
488,5
28,9%
TREVISO
102
54
522,5
552
28,8%
Parametrando recuperi e rimbalzi d’attacco ai possessi tra Siena e Roma si inserisce Pesaro, che i numeri in attacco fanno più bella della classifica (e vedendo giocare la Scavo-Spar prima che arrivi la paura di vincere l’impressione è proprio quella).
I fatti sono al di là dell’accordo e del consenso. Un’opinione sgradita può essere discussa, respinta, o si può giungere a un compromesso su di essa, ma i fatti sgraditi possiedono un’esasperata ostinazione che può essere scossa soltanto dalle pure e semplici menzogne
Hannah Arendt
Al link http://www.corrieredellosport.it/video/altri_sport/2009/11/10-17094/Petrucci%20sul%20basket%20italiano trovate le dichiarazioni al Corriere dello Sport di Gianni Petrucci. In un post precedente ho lasciato libero sfogo ai vostri commenti, qui provo a dire la mia a ruota libera. Cercando di argomentare un po’ se avete la pazienza e la voglia di seguirmi. Perché l’ultima cosa che mi interessa è distribuire ragioni e torti, anzi. E seguendo la citazione della pensatrice tedesca di cui sopra (riportata recentemente da Antonio Ingroia nel suo interessantissimo libro) cercherò di tenere i fatti ben distinti dalle opinioni e dagli artifici retorici.
L’obiettivo è provare a ragionare su un tema complesso che attraversa parecchi territori in maniera del tutto trasversale. Cosa dice Petrucci in soldoni ? Che finchè ci saranno troppi stranieri (interi quintetti) “il basket italiano non farà mai dei passi avanti”. Per questo si professa tifoso di Roma e Treviso, o meglio dei loro investimenti sugli italiani. Se vi interessa (spero di no) il mio parere ve lo anticipo: non penso che le vittorie di Siena valgano meno perché sono impiegati pochi giocatori italiani a tutti gli effetti e non penso che il presidente del CONI debba trattenersi dal prendere una posizione netta o che il suo tifo orienti/influenzi in alcun modo l’esito delle partite.
Ma il mio ben poco illuminato parere conta poco. Ben di più contano i fatti nella loro testardaggine ed ostinazione. E’ un fatto che il minutaggio e l’impatto dei giocatori italiani sia limitato rispetto agli stranieri. Nella tabella sotto trovate una prima, assai empirica, misurazione.
MINUTI ITALIANI
PUNTI ITALIANI
% MIN
% PTI
AV
54
7
4,3%
1,4%
VA
656
198
54,7%
45,4%
TV
204
49
16,7%
9,8%
MI
379
99
29,7%
20,8%
SI
188
57
15,7%
10,9%
CE
345
148
27,6%
27,7%
FE
122
17
10,0%
3,9%
BI
472
94
38,5%
20,1%
CÙ
68
37
5,6%
8,2%
ROMA
366
114
29,9%
23,1%
MGR
311
86
25,9%
18,8%
NA
120
9
12,0%
3,4%
TE
399
144
33,3%
31,0%
PS
286
68
23,8%
15,4%
BO
119
41
9,7%
9,0%
CR
253
88
24,7%
19,6%
TOTALE
4342
1256
22,7%
17,1%
Ho preso in considerazione solo giocatori italiani al 100 % (niente Lauwers, niente Stonerook e niente Metreveli per fare 3 esempi). In sostanza 4/5 della nostra serie A sono stranieri, o perlomeno non italiani in senso stretto. Non so e soprattutto non voglio dire se sia un bene od un male in assoluto.
E’ un fatto che a Roma e Treviso le sorti di Lottomatica e Benetton vengano decise in larghissima parte dal rendimento di giocatori non-italiani, anche se i dati possono cambiare un po’ con la crescita di Hackett e il rientro di Vitali. Ma credo sia meglio interrogarsi su cause ed effetti invece che cercare nei numeri la verità.
Quando il presidente del CONI parla di “passi indietro” a cosa si riferisce esattamente ? Dovrebbe dirlo lui, ma possiamo ipotizzare che la prima cosa che gli passa per la testa sia il rendimento della Nazionale A. Che peraltro utilizza 12 giocatori, di cui 8-9 entrano nella vera e propria rotazione. E senza infortuni il minutaggio a livello di club dei 3 più importanti non dipende da quello che decide la FIP a livello di eleggibilità (mi riferisco ai tre ragazzi NBA). Ma sarà poi corretto stabilire un nesso causale tra i minuti giocati in serie A e il rendimento in Nazionale di un giocatore ? Io dico di no, ma opinioni difformi sono benvenute.
Dico di no perché queste equazioni non sono bugie ma hanno le gambe corte. Sarebbe come sostenere che siccome prime sono Siena ed Avellino, chi fa giocare gli italiani perde. In realtà non esiste una verità assoluta e neppure un signore che sul passaporto abbia scritto “Giocatore” alla voce nome ed “Italiano” a quella sotto.
Detto questo, certo che stare in campo è propedeutico al miglioramento, ci mancherebbe. Ma trattasi di condizione necessaria e non sufficiente. Anche perché in chiave azzurra stiamo parlando di un livello altissimo, in cui non basta giocare e migliorare ma bisogna farlo contro una competizione (in allenamento e partita) che ti prepari ad affrontare quegli impegni.
Tipo quella che ci si trova di fronte nella NBA. Accetto scommesse: entro 2-3 anni la Nazionale guidata da Gallo-Beli-Mago farà un grande risultato. Tipo quelli raggiunti da Gasol-Gasol-Fernandez per dire.
Attenzione, non sto cercando, magari in maniera discreta, di stabilire a mia volta un nesso causale arbitrario tra giocare nell’NBA e vincere con la Nazionale. Concetto, quello del vincere, che poi andrebbe qualificato meglio. La Francia di Parker-Diaw-Turiaf è vincente perché ci ha sculacciato a Pau o perdente perché in Polonia si è suicidata vincendo una partita ? E vale la pena di perdere il sonno per una competizione che poi premia chi perde per posizionarsi nella parte “giusta” del tabellone ?
Ma torniamo a bomba. Prima di divagare stavo sostenendo solo che assieme al minutaggio un altro elemento necessario per formare una Nazionale forte è quello di dare competizione adeguata a chi deve migliorare. Fermiamoci un attimo però, perché ci sono delle cose più rilevanti della mera analisi tecnica. Estrapolo dallo statuto del CONI:
4-bis. Il CONI detta principi ed emana regolamenti in tema di tesseramento e utilizzazione degli atleti di provenienza estera al fine di promuovere la competitività delle squadre nazionali, di salvaguardare il patrimonio sportivo nazionale e di tutelare i vivai giovanili.
5. Il CONI, nell’ambito dell’ordinamento sportivo, detta principi per conciliare la dimensione economica dello sport con la sua inalienabile dimensione popolare,sociale, educativa e culturale.
Mi sbaglierò, ma ho idea che siamo arrivati al cuore del problema. Chi agisce all’interno di quell’articolo 4-bis accetta scientemente di sottostare a queste regole. Si può discutere, ed abbiamo provato a farlo sopra, su quali siano le migliori maniere di promuovere la competitività delle Nazionali. Ma se il CONI pensa davvero che ci sia una correlazione diretta tra i minuti in serie A degli eleggibili e le loro prestazioni estive con la maglia azzurra, ha il diritto ed il dovere di ribaltare d’imperio quella proporzione ed imporre che almeno i 4/5 del nostro campionato abbiamo passaporto ed eleggibilità per la nazionale. Forzo l’assunto per farvi cogliere meglio la contraddizione che esplode nell’articolo 5.
Oggi, addì 2009, la dimensione educativa e culturale dello sport, valore che ritengo fondamentale, NON si concilia con la sua dimensione economica. Sono piani differenti, rette parallele che non si incontreranno mai. E’ ora di fare i conti con la realtà, e vale per il CONI e per chi rimane sotto il suo cappello. Il nocciolo della questione è tutto qui, non altrove.
Per fare sport professionistico ad alto livello oggi servono risorse, perché di impresa si tratta. Le imprese prosperano secondo la misura dei buoni investimenti che sono in grado di fare. Ma nello sport, fatta salva qualche eccezione, non si configura il concetto di investimento, che stando al dizionario sarebbe “l’impiego di un capitale al fine di ottenerne profitto o il reimpiego del risparmio per l’acquisizione di nuovi strumenti produttivi”. Vengono immessi nel sistema, per motivi variegati, soldi. A volte molti soldi. Ma non vengono investiti soldi, vengono spesi nel tentativo di vincere delle partite, che è altra cosa.
Contesto quindi, su base del tutto soggettiva, che quelli di Roma, Treviso, Siena e tutte le altre siano investimenti in senso stretto. Se lo fossero non ci sarebbe molto margine per la discussione. Perché un’impresa, se ha un’alternativa, non si fa imporre condizioni da un ente esterno che non è in condizione di imporle. Ed in linea di principio non risulta che l’ombrello del CONI sia obbligatorio per chi vuole fare sport. Come io posso organizzare una partita tra amici noleggiando il campo e comprando il pallone, lo stesso vale per degli eventuali signori che volessero consorziarsi per fare una lega professionistica (non mi sfuggono le difficoltà culturali e politiche, sia ben chiaro).
Non auspico di per sé una Lega del genere. Ma certo sarebbe più coerente rispetto a questa guerra di posizione che non produce alcun tipo di movimento in avanti o indietro. Sono perfettamente d’accordo con Petrucci sulla totale assenza di passi avanti (meno sulle cause). Questo è l’andamento degli spettatori in serie A nelle ultime 4 stagioni:
STAGIONE
SPETTATORI
05-06
3859
06-07
3739
07-08
3854
08-09
3886
Sorry, ma non mi sembra che là fuori siano così appassionati da quello che facciamo o da quanti italiani, stranieri o comunitari siano eleggibili per la serie A. Il dato di per sé non è scoraggiante, ma il trend è tecnicamente di stagnazione. Portando l’attenzione su questo versante, non vi sembrano lontanissime le considerazioni iniziali ?
Ma le dichiarazioni di Petrucci hanno avuto (ed avranno) forza mediatica soprattutto per i riferimenti alla società leader in Italia. Che controbatte citando gli scudetti giovanili e il lodevole impegno in iniziative come Basketball Generation.
Ma vedere tutta questa complessa faccenda solo in questa chiave mi entusiasma zero. Il che non toglie che si debba fare un piccolo riassunto delle puntate precedenti. A Madrid nel 2008 il presidente del CONI consolava così l’MPS rimontata dal Maccabi nella semifinale di Eurolega
«Siete un vanto per la nostra pallacanestro. Mi congratulo con voi, anche per come avete accettato il verdetto del campo, con rispetto nonostante la delusione. Dovete essere orgogliosi, come lo siamo noi, perché avete riportato il basket italiano in Europa. Vorrei ringraziare Sienaper tutto quello che ha fatto, per aver riportato l’Italia in Europa dopo quattro anni di assenza. La sua progettualità e organizzazione ha avuto meritatamente anche questa ribalta europea e vi assicuro che ha raccolto grande consenso. Rimane l’amarezza per la sconfitta, ma Siena ne è uscita a testa alta facendo fare bella figura a tutto il basket italiano».
Chiaro che c’è una dissonanza con le dichiarazioni da cui siamo partiti. Ancor più chiaro che bollare come deludente un’Eurolega non vinta sia sbagliato, senza se e ma. Non si può fare riferimento solo a chi arriva primo, nel senso che dal 2003 ad oggi Siena è stata stabilmente una grandissima d’Europa anche se di Coppe non ne ha alzate. Sono sicuro che Petrucci lo sa ed ha semplicemente cercato di forzare un po’ la realtà per sottolineare un punto che gli sta a cuore. In realtà tra quei complimenti del 2008 e le sferzate della settimana scorsa sta la querelle relativa alla presunta candidatura di Simone Pianigiani alla panchina della nazionale. Se vi interessa qui, qui, qui e qui trovate botte e risposte.
Possibile che in un anno siano cambiate così tante cose ? Fatico non poco a crederci ma rimango ai fatti ed alle posizioni ufficiali. Che comprendono anche un riferimento del massimo esponente CONI ad un salary cap all’italiana, a dir poco improbabile. Come ben poco interessanti ritengo le lamentazioni di chi paga tanto gli italiani e poi si lagna dei loro salari e agenti.
La farò troppo facile, ma per me è così: CONI e Lega non sono due istituzioni che si danno battaglia in un teatro politico. O meglio, lo sono ma non dovrebbero esserlo. Semplicemente perché i motivi di contrasto non sono sanabili per questa via. La stagnazione di cui si è parlato non si combatte con il palleggio delle responsabilità ma con un modello compiuto, adatto al nuovo millennio e che comprenda la Nazionale e la Federazione ma in una posizione diversa da quella che era congruente nel secolo scorso.
Avere più del 20 % di giocatori italiani in campo in serie A dovrebbe essere un obiettivo per chiunque speri di vendere meglio il prodotto. Devono essere in grado però di dimostrare il loro maggior valore rispetto ai concorrenti, perché il protezionismo non ha mai prodotto altro che devianze, speculazioni e controindicazioni.
Rispetto al passato ci sono meno giocatori nostrani solo e solamente perché non ci sono più le condizioni economiche che all’epoca del cartellino favorivano la loro produzione. E perché 20 anni fa, rispetto all’epoca di Facebook, il mondo era un po’ più piccolo e la circolazione di persone ed idee un filo più difficile. Indietro non si torna, ma sul primo versante si potrebbe lavorare con intelligenza, quella che non manca ai protagonisti della nostra storia.
Chiudo con un’intervista di Flavio Vanetti al Presidente della FIP dell’epoca. Penso serva a capire quanta (poca) strada abbiamo fatto. 17 novembre 1992, roba di appena ieri ….
Gianni Petrucci, è necessario copiare dal calcio, in senso lato? “Certo, e’ una “macchina” che funziona, nella quale vige la certezza del diritto”. . Ma il pallone resta un moloch inattaccabile. “Questo non esclude che si possa e si debba avvicinarlo. Il basket e’ uno degli sport piu’ praticati al mondo, piu’ del calcio. In Italia e’ ancora sottovalutato, ma puo’ imporsi e colmare parte dello storico divario che accusa. Serve uno shock, serve fare notizia e conquistarsi credibilita’ con la programmazione. Erasmo da Rotterdam sosteneva che a volte occorre galoppare una follia. La mia sara’ dimostrare, diciamo entro un paio d’ anni, che i tesserati aumentano; che il calcio sara’ solo cinque e non dieci volte piu’ grande; che porteremo, o riporteremo, la pallacanestro di A in citta’ importanti, come Bari, Genova, Palermo, Cagliari”. . Basket, ultimamente sinonimo di miliardi e follie. “In questo si e’ legato al calcio, senza avere gli stessi ritorni e le stesse possibilita’ . Non e’ una situazione irreparabile, ma un po’ di buon senso non guastera’ . E non sembri una tirata d’ orecchi a chi ha investito tanto, forse esagerando: a costoro chiedo di continuare a crederci. Non se ne pentiranno”. . Quale l’ errore piu’ grave della pallacanestro in questi anni? “Si e’ fermata senza avvertire il senso dei tempi moderni; non ha creato personaggi “da prima pagina” dopo Meneghin e Marzorati”. . E ha pure dimenticato il mondo della scuola. “Questo e’ un male di tutto lo sport, con poche eccezioni. Si e’ sbagliato il linguaggio d’ approccio: ci riproveremo”. . Uno o due stranieri? “Due non sono troppi: i campioni sbocciano comunque”. . Quale potrebbe essere l’ uomo-copertina della futura Italia? “Sento parlare di Rusconi, Pittis e di altri giovani. Ma non li conosco e non voglio giudicarli al buio. Che si facciano avanti, tuttavia”. . Violenza, droga e doping. “Sul tema violenza, soprattutto tra tifosi, portero’ l’ esperienza di anni di calcio, dove il fenomeno e’ ben piu’ grave. Droga e doping: il basket mi pare “pulito”, ma di questo parlero’ con gli esperti”. . Provincia o grande centro per sviluppare il basket? Meglio i campionati nazionali o pensare a potenziare quelli continentali? “La provincia “tira” piu’ della citta’ , ma quest’ ultima e’ fondamentale.
• Le generalizzazioni sono sempre sbagliate e parziali. Ma non posso negare che finora in Italia ho visto partite accese ed equilibrate, giocatori solidi e intensi ed allenatori organizzati e rigorosi. Unico assente il bel basket. Inteso come basket vario, teso al progresso tramite una visione e giocato con autentica voglia. Insomma con quegli elementi che sono inversamente proporzionali alla fretta nel giudicare e giudicarsi che fa delle squadre quantità sempre più incerte ed instabili. Che non possono esprimere quel basket che vorrei vedere io. Peccato, perché non è questione di soldi ma di metodo ….
• A proposito di soldi: sappiamo bene che ci sono forti differenza di budget tra alcune formazioni e che questi “delta” finanziari sono alla radice di alcuni gap tecnici. Se volessimo discuterne seriamente potremmo (dovremmo) porci il problema di come riequilibrare il sistema. Siccome però questa volontà e questa capacità non c’è, agli attori della vicenda tocca prendere ogni partita per quello che è, senza tirare in ballo ogni volta valutazioni presuntive sulla spesa altrui. Sarebbe bello che parlando (ahimè ancora) per generalizzazioni ci si scordasse della relativa competitività economica del nostro sistema. O che perlomeno la si facesse diventare uno stimolo ad utilizzare in maniera sana e virtuosa l’italica arte di arrangiarsi.
• Anche perché se proprio dobbiamo parlare di soldi, potremmo applicarci con maggior costrutto a rinforzare le garanzie in termini di adempimenti verso i dipendenti (specie quelli in canotta e mutande). Materia nella quale le insufficienze sono trasversali e sistematiche.
• Due squadre biancoverdi in testa, ma una fa più notizia dell’altra. Avellino mi stupisce non certo rispetto al valore dei singoli, che ritenevo sulla griglia da seconda-terza fila, ma rispetto a come quei singoli riescono a giocare insieme fin dall’inizio. La prova è che la squadra riesce ad ammortizzare le stecche di qualche tenore grazie alla forza del coro. Merito ovviamente della disponibilità dei giocatori, del lavoro dello staff tecnico e della forza della società. Fossi negli avversari mi spaventerei un po’ perché il ritorno di Akyol potrebbe coincidere con il consolidamento dell’intesa Brown-Nelson, una coppia di esterni che quando riuscirà a lavorare con regolarità all’unisono marcherà una differenza seria con buona parte della concorrenza. Questo non significa che i lupi possano mettere la “perfect season” nel novero degli obiettivi raggiungibili. Ma che questo 6-0 non sia casuale è del tutto pacifico
• I 55 di Jennings contro Golden State (o quel che ne rimane) hanno colpito non poco l’opinione pubblica dei canestri. Le considerazioni al riguardo potrebbero essere migliaia, a partire dal relativo valore della difesa (o presunta tale) dei Warriors. In generale ribadisco che non mi baloccherei troppo con le (enormi) differenze tecniche, ambientali e culturali tra i due modelli di basket e società sportiva. E meno ancora sulla distanza siderale tra le statistiche del BJ romano e quelle del rookie wisconsiniano. Anche prima delle mirabolanti recenti prove non potevamo ignorare la velocità del ragazzo, il suo trattamento di palla e la forte personalità rispetto all’età. Poi è diverso partire da un contesto che ti chiede di adattarti ad una realtà lontana anni luce dal tuo background ed uno, molto più vicino alle tue corde, che ti impone addirittura di essere protagonista. Ci sarebbero altre mille cose da dire, ma da questo novero escluderei l’assunto che siccome nell’NBA finisce sempre 130-125 non difende nessuno. Certo, squadre come Golden State, Toronto, New York, la stessa Milwaukee, Phoenix, giocano in una certa maniera. Ma chi pensa che con le regole NBA il Prokom o l’Orleans le terrebbero a 75 ha bevuto roba di qualità infima.
• Ultima cosa: ho la sensazione che prima o poi ci capiterà di vedere una partita che si concluderà con un canestro, potenzialmente decisivo, sulla sirena. Magari mi sbaglierò e questa malaccorta previsione servirà ad esorcizzare il pericolo. Ma a livello di caso di scuola l’ipotesi rimane valida. Possibile che a nessuno venga in mente di mettere mano alla materia ? Abbiamo fatto un incredibile e provvidenziale salto in avanti nel 2004, e gli Dei del basket hanno scelto Ruben Douglas per farcelo capire. Possibile che a distanza di 5 anni a nessuno venga in mente di rimettere mano a quel sistema ? Di fare un vero e serio investimento per varare un instant replay per tutte le gare di campionato (almeno per il caso del canestro decisivo) ? Di dare un’occhiata alle circostanze in cui si può far ricorso allo strumento (tranne l’interferenza sono quelle frettolosamente disegnate nel settembre 2004 sull’onda del “facciamo l’eperimento”) ?
Vi copio il commento di Massimo Sobrero, avversario di Naumoski in questa azione.
Ciao, ti mando questo messaggio perchè oggi navigando sul tuo blog ho trovato questo. Io c’ero mi verrebbe da dire, sono quello che nel video tenta di disturbarlo dopo la magata…. Sono 20 anni che gioco a basket a livello senior, tra la c regionale e la C dilettantistica…. ecco io una persona così non l’ho mai trovata, il talento è indiscutibile, quello non si discute, ma la cosa di Petar che mi ha scioccato di più è stata l’umiltà che ci ha messo giocando contro degli sfigati come noi…. Quella del video è gara 1 giocata lo scorso anno a Tortona, in gara 2 è venuto ad Alba in casa nostra e io che l’ho marcato per 35 minuti (menandolo dall’inizio alla fine, sportivamente per carità) sono riuscito a tenerlo a 23 punti loro hanno vinto, ma lui non è stato devastante… carico come una molla al sabato successivo per gara 3 prima della contesa mi dice ” …. volevo salutarti prima che inizi a menarmi…” io quasi senza parole, stavo per chiedergli scusa, poi ho taciuto…. Menato, difeso come un assassino…. morale: me ne ha fatti 51 in gara 3…..
In riferimento a quanto pubblicato dai media sul trasferimento temporaneo di attività della Martos da Rieti a Napoli, la Fip precisa che se la società è stata iscritta al Campionato di Serie A è unicamente perché questa possedeva all’epoca tutti i requisiti necessari richiesti dalla Comtec e dalla Lega di serie A.Non risulta che all’epoca la cosa sia stata stigmatizzata.Per quanto riguarda l’aspetto puramente tecnico, questo è al di fuori delle responsabilità istituzionali della Fip e, se pur nella piena consapevolezza di tutti i possibili significati per uno scarto così ampio fra due club di serie A, non si comprende come si possa istituire un rapporto causa-effetto tra il presidente Meneghin, i consiglieri federali, e la recente sconfitta di 40 punti della società reatina oggi a Napoli.
Per i meno attenti e quelli che non eccellono nell’arte di leggere tra le righe, si tratta di una risposta a un commento della Gazzetta dello Sport che puntava il dito sulla, come dire, scarsa competitività della Martos e sull’opportunità di includerla nel novero delle 16 squadre di serie A. Il terreno è scivoloso, ma al netto delle osservazioni stilistiche sull’opportunità di rispondere per comunicati stampa alla stampa (un circuito un po’ chiuso), qualcosa va pur detto. Da una sconfitta di 40 od 80 punti non si desume alcunchè, e chi perde ha diritto allo stesso rispetto di chi vince. Così come il rispetto per i tanti amanti del basket partenopei è intatto, ed ispira anzi quanto segue. Ma nell’ambiente tutti sappiamo benissimo cosa dicono le “voci di dentro” di Napoli e cosa dicevano quelle di Rieti nella passata stagione. Può essere interamente possibile che tutto quello che “si dice” non sia vero. Non è materiale che basti a istituire un processo, men che meno sommario. Basta però e avanza per mettere l’onere della prova sulle spalle di una società che al momento, per chi come noi guarda da fuori, non offre palesemente sufficienti garanzie tecniche ed economiche per fare parte della serie A. E siccome questi temi erano sul tappeto pari pari l’estate scorsa, sarebbe stato meglio evitare i formalismi, le interpretazioni giuridiche (peraltro assai forzate) di fumosi ed anacronistici regolamenti, i pareri non vincolanti e il falso trionfalismo per il ritorno del basket in una grande città. Il problema, ancora una volta, non è l’attuale Martos o chi la rappresenta oggi. E’ un problema di sistema, di garanzie, di serietà di fondo e sostanza. Di non fare gli struzzi, di volere per davvero fare un salto di qualità. Un problema che riguarda TUTTO il sistema, non una sua parte, anche se in questo momento le contraddizioni esplodono soprattutto in quel di Napoli. Se si potesse risolvere questo problema con un comunicato stampa sarebbe bello, ma purtroppo non è così. Ed alzare il livello della musica, notoriamente, non servì a dimenticarsi dell’impatto con l’iceberg ….
Henry Abbott di True Hoop e John Hollinger si occupano del fastoso esordio NBA di Brandon Jennings (17/9/9 la prima, 24 la seconda).
Basketball godfather Sonny Vaccaro has been openly supportive — instrumental even — in encouraging some of the finest young basketball players in the U.S. to skip college to play overseas.
Brandon Jennings was experiment subject #1, and endured a lot of criticism for his poor play in Europe last year. Jennings himself has gone to some trouble to express how difficult a year it was, not getting on the court much in Italy. He was drafted tenth overall, after leaving high school a year earlier as one of the top three names in his class. Jennings is looking mighty good in the NBA, however. If, instead of Rookie of the Year they handed out hardware for Rookie of the Week, Jennings would have a new trophy on his way. (His two-game PER, not that it much matters, is 21.2).
John Hollinger (Insider):
Nonetheless, his European experiment appears to have been a beneficial experience. Jennings got a chance to play and improve, not to mention a serious ego check. Although he didn’t put up great numbers in Rome, his learnings from playing there enabled him to be among the league’s readiest rookies, even though he never played one collegiate game.That, clearly, will be food for thought for other youngsters who contemplate the same decision. In fact, it eventually could undermine the NBA’s efforts to raise the age minimum from 19 to 20 years old, because it doesn’t really help the league if its future stars are laboring in obscurity in Europe rather than building fans in the NCAA. If Jennings does end up as a surprise rookie of the year winner, the current trickle of prep stars across the Atlantic could quickly become a torrent.
Sia ben chiaro, due rondini non fanno neppure mezza primavera in una Lega che va giudicata solo nel medio-lungo periodo. Poi vi prego, non partiamo tutti in quarta con qualche sillogismo tipo “la serie A è molto più competitiva della regular season NBA se Jennings ne fa 24”, “lì non difende nessuno”, “ora sì che lo capiscono” e via discorrendo. Capisco che non si possa fare a meno di restare sconcertati paragonando queste due prestazioni al relativissimo impatto avuto nella stagione 2008-2009 della formazione romana. Ma se vedendo giocare Jennings, ad esempio, contro l’allora TAU sia a Vitoria che a Roma non vi è balenata l’idea che questo sia un giocatore di basket, beh, forse avete qualche pregiudizio. Sarebbe come dire che per due partite buone con la maglia dei Bucks è diventato un All Star, tanto per fare un paragone.
Senza conoscere bene i dettagli, azzardo che BJ abbia preso l’esperienza europea come una medicina che gli veniva imposta. Sapeva che gli avrebbe fatto bene, almeno così dicevano i medici, ma il sapore lo ha gradito poco. Colpa sua, in gran parte, ma tra Compton e la Città Eterna la distanza è davvero notevole. Tutte le parti in causa in quella vicenda potevano (dovevano ?) fare di più, ma cosa fatta capo ha. Rimane un giocatore con clamorosa rapidità ed altrettanta inconsistenza. Meno visibile la seconda in un basket, quello NBA, che perdona di più e si gioca ad un ritmo molto più adatto ai mezzi del nostro. Più visibile la prima se gli si chiede di giocare una pallacanestro che tende a schiacciare molto i valori e privilegia altre tipologie a livello fisico e cestistico. Personalmente rimango curioso di vedere come proseguirà la stagione di BJ, e soprattutto di valutare i risultati della squadra prima che i suoi. Abbastanza sicuro che Roma e l’Italia gli abbiamo dato molto più di quello che lui possa o voglia ammettere. Ma anche che tra non poter stare in campo qui e farne 24 là c’è troppa distanza per non parlare di un’occasione sprecata.
«Che io non sia più il cittì, lo hanno scritto i giornali e lo pensano alcuni dirigenti federali. Anzi me l’hanno comunicato ma, ufficialmente, nessuno mi ha licenziato né tantomeno io ho intenzione di andarmene».-Ma la notizia è nell’aria, qualcuno ha già fatto il nome del possibile sostituto indicando Pino Sacripanti… «Sarà anche così ma prima mi devono liquidare alla luce del sole». – Cioè passare sopra il tuo cadavere… «Qualche cosa di simile. Se non mi dimetto, tocca a Dino Meneghin licenziarmi, mentre egli vorrebbe un’uscita di scena morbida, di comune accordo ». – Una separazione consensuale che non lasci ruggini né, peggio, veleni. E’ così? «Probabilmente sì. Capisco l’opportunità di una soluzione indolore ma Meneghin, che ha la mia relazione tecnica e morale del pessimo esito di quest’estate e la programmazione futura con relativi raduni, dovrà prima spiegarmi alcune cose, quindi convincermi di lasciar perdere. Oppure dovrà mettermi alla porta».- E la Federazione dovrà pagarti sino all’ultimo centesimo: questione di soldi? «Non sono un tipo venale, ma se mi fanno arrabbiare,lo divento. Chiamalo, se vuoi, principio contrattuale». E se uno, come Andrea Bargnani, stella di Toronto,spara a zero sul cittì, evidentemente avrà avuto buoni motivi per farlo.- Non solo ma se vale la regola del “chi tace, acconsente”,dove sta la replica di Recalcati? «Non ho ribattuto a Bargnani semplicementeper una questione di stile e di equilibrio, non mi mancavano gli argomenti per contestare le sue accuse ma non ho ritenuto corretto farlo in piazza, avendo fatto a suo tempo una puntuale relazione degli eventi che riguardano la squadra, quindi anche Bargnani, reprensibile in campo e fuori. La verità è che se un asso della Nba non rende secondo le attese e le previsioni, la colpa -continua Recalcati – finisce tutta sulle spalle di chi lo guida, mentre proprio in quel tipo di campionato si può perdere più volte senza alcun peso né conseguenze. In altri termini, nella Nba si impara più a perdere che a vincere, mentre in un campionato europeo la durezza dei confronti, da stress di risultato, non ammette leggerezze né supponenze. Mancano i leader? Uno è certo e ha testa e carattere ma era fuori: già, l’assenza di Gallinari ha pesato come un macigno. Una scusa? Basta il suo solito e noto rendimento per dar credito a recriminazione e rimpianti».«Devono solo prendersi la responsabilità di un atto nei miei confronti, avendo il sottoscritto un contratto che scade nel 2010, rinnovabile pure a qualificazioni ottenute. Staremo a vedere…».
MPS-Lottomatica e qualche numero
Tiro (percentuale “reale”) 40 %
Palle perse (incidenza sui possessi) 25 %
Rimbalzi (% di rimbalzo) 20 %
Tiri liberi (incidenza sui possessi) 15 %
Nulla di fantascientifico naturalmente, se tiri meglio de ll’avversario, perdi pochi palloni, ne recuperi di più a rimbalzo e vai spesso in lunetta vinci per forza. Ma ogni tanto avere la scienza, in questo caso la statistica, al tuo fianco aiuta a mettere a fuoco i concetti. Di seguito il dettaglio delle 16 squadre di serie A alla sesta giornata
% “reale”
PERSE
RIMBALZI OFFENSIVI
TIRI LIBERI
60,7
15,1
31,5
11,4
28,52
57,5
12,1
31,3
15
28,49
52,1
14,8
39
13,7
27,00
56,6
16,5
31,3
12,8
26,70
53,5
16,6
38,8
9,2
26,39
53,8
18,1
38
10
26,10
53,3
18
35,6
12,7
25,85
49,5
15,4
35,3
14,6
25,20
53,9
17,8
29
14,3
25,06
52,4
19,4
33,5
12,2
24,64
50,3
17
36,2
9,4
24,52
52,6
16
30,7
8
24,38
52,1
15,5
27,1
12,2
24,22
51,5
16
19,6
11,6
22,26
46,9
18
27,3
13,5
21,75
42,3
23,8
28,1
6,2
17,52
Nell’ultima colonna trovate un indice sintetico ottenuto pesando i 4 fattori secondo le modalità sopra esposte. Evidentemente questi statistici qualcosa devono sapere, perché Siena, Avellino e Caserta fanno bene e Ferrara e Napoli un po’ meno. Da ricordare che in realtà i 4 fattori … sono 8, nel senso che andrebbero accoppiati ai gemelli difensivi (cosa che magari faremo più avanti). Da notare la posizione di una squadra che in attacco ha enorme potenziale come Cremona e di un’altra che finora ha più facilità a segnare che a contenere come Teramo
PR
OR
PO
PD
EXTRA
145
53
490
529,5
38,2%
104
85
533,5
503,5
36,6%
118
73
531,5
529
36,0%
108
85
543,5
543,5
35,5%
97
78
519
491,5
34,8%
111
58
501,5
503,5
33,6%
91
78
515,5
498,5
33,4%
97
67
510,5
492
32,8%
95
71
508,5
503,5
32,8%
118
58
541
549
32,2%
105
61
521,5
517
32,0%
100
63
537,5
528,5
30,6%
92
68
541,5
533
29,8%
114
37
491
526
29,2%
86
54
480
488,5
28,9%
102
54
522,5
552
28,8%
Parametrando recuperi e rimbalzi d’attacco ai possessi tra Siena e Roma si inserisce Pesaro, che i numeri in attacco fanno più bella della classifica (e vedendo giocare la Scavo-Spar prima che arrivi la paura di vincere l’impressione è proprio quella).
Italians
I fatti sono al di là dell’accordo e del consenso. Un’opinione sgradita può essere discussa, respinta, o si può giungere a un compromesso su di essa, ma i fatti sgraditi possiedono un’esasperata ostinazione che può essere scossa soltanto dalle pure e semplici menzogne
Hannah Arendt
Al link http://www.corrieredellosport.it/video/altri_sport/2009/11/10-17094/Petrucci%20sul%20basket%20italiano trovate le dichiarazioni al Corriere dello Sport di Gianni Petrucci. In un post precedente ho lasciato libero sfogo ai vostri commenti, qui provo a dire la mia a ruota libera. Cercando di argomentare un po’ se avete la pazienza e la voglia di seguirmi. Perché l’ultima cosa che mi interessa è distribuire ragioni e torti, anzi. E seguendo la citazione della pensatrice tedesca di cui sopra (riportata recentemente da Antonio Ingroia nel suo interessantissimo libro) cercherò di tenere i fatti ben distinti dalle opinioni e dagli artifici retorici.
L’obiettivo è provare a ragionare su un tema complesso che attraversa parecchi territori in maniera del tutto trasversale. Cosa dice Petrucci in soldoni ? Che finchè ci saranno troppi stranieri (interi quintetti) “il basket italiano non farà mai dei passi avanti”. Per questo si professa tifoso di Roma e Treviso, o meglio dei loro investimenti sugli italiani. Se vi interessa (spero di no) il mio parere ve lo anticipo: non penso che le vittorie di Siena valgano meno perché sono impiegati pochi giocatori italiani a tutti gli effetti e non penso che il presidente del CONI debba trattenersi dal prendere una posizione netta o che il suo tifo orienti/influenzi in alcun modo l’esito delle partite.
Ma il mio ben poco illuminato parere conta poco. Ben di più contano i fatti nella loro testardaggine ed ostinazione. E’ un fatto che il minutaggio e l’impatto dei giocatori italiani sia limitato rispetto agli stranieri. Nella tabella sotto trovate una prima, assai empirica, misurazione.
MINUTI ITALIANI
PUNTI ITALIANI
% MIN
% PTI
AV
54
7
4,3%
1,4%
VA
656
198
54,7%
45,4%
TV
204
49
16,7%
9,8%
MI
379
99
29,7%
20,8%
SI
188
57
15,7%
10,9%
CE
345
148
27,6%
27,7%
FE
122
17
10,0%
3,9%
BI
472
94
38,5%
20,1%
CÙ
68
37
5,6%
8,2%
ROMA
366
114
29,9%
23,1%
MGR
311
86
25,9%
18,8%
NA
120
9
12,0%
3,4%
TE
399
144
33,3%
31,0%
PS
286
68
23,8%
15,4%
BO
119
41
9,7%
9,0%
CR
253
88
24,7%
19,6%
TOTALE
4342
1256
22,7%
17,1%
Ho preso in considerazione solo giocatori italiani al 100 % (niente Lauwers, niente Stonerook e niente Metreveli per fare 3 esempi). In sostanza 4/5 della nostra serie A sono stranieri, o perlomeno non italiani in senso stretto. Non so e soprattutto non voglio dire se sia un bene od un male in assoluto.
E’ un fatto che a Roma e Treviso le sorti di Lottomatica e Benetton vengano decise in larghissima parte dal rendimento di giocatori non-italiani, anche se i dati possono cambiare un po’ con la crescita di Hackett e il rientro di Vitali. Ma credo sia meglio interrogarsi su cause ed effetti invece che cercare nei numeri la verità.
Quando il presidente del CONI parla di “passi indietro” a cosa si riferisce esattamente ? Dovrebbe dirlo lui, ma possiamo ipotizzare che la prima cosa che gli passa per la testa sia il rendimento della Nazionale A. Che peraltro utilizza 12 giocatori, di cui 8-9 entrano nella vera e propria rotazione. E senza infortuni il minutaggio a livello di club dei 3 più importanti non dipende da quello che decide la FIP a livello di eleggibilità (mi riferisco ai tre ragazzi NBA). Ma sarà poi corretto stabilire un nesso causale tra i minuti giocati in serie A e il rendimento in Nazionale di un giocatore ? Io dico di no, ma opinioni difformi sono benvenute.
Dico di no perché queste equazioni non sono bugie ma hanno le gambe corte. Sarebbe come sostenere che siccome prime sono Siena ed Avellino, chi fa giocare gli italiani perde. In realtà non esiste una verità assoluta e neppure un signore che sul passaporto abbia scritto “Giocatore” alla voce nome ed “Italiano” a quella sotto.
Detto questo, certo che stare in campo è propedeutico al miglioramento, ci mancherebbe. Ma trattasi di condizione necessaria e non sufficiente. Anche perché in chiave azzurra stiamo parlando di un livello altissimo, in cui non basta giocare e migliorare ma bisogna farlo contro una competizione (in allenamento e partita) che ti prepari ad affrontare quegli impegni.
Tipo quella che ci si trova di fronte nella NBA. Accetto scommesse: entro 2-3 anni la Nazionale guidata da Gallo-Beli-Mago farà un grande risultato. Tipo quelli raggiunti da Gasol-Gasol-Fernandez per dire.
Attenzione, non sto cercando, magari in maniera discreta, di stabilire a mia volta un nesso causale arbitrario tra giocare nell’NBA e vincere con la Nazionale. Concetto, quello del vincere, che poi andrebbe qualificato meglio. La Francia di Parker-Diaw-Turiaf è vincente perché ci ha sculacciato a Pau o perdente perché in Polonia si è suicidata vincendo una partita ? E vale la pena di perdere il sonno per una competizione che poi premia chi perde per posizionarsi nella parte “giusta” del tabellone ?
Ma torniamo a bomba. Prima di divagare stavo sostenendo solo che assieme al minutaggio un altro elemento necessario per formare una Nazionale forte è quello di dare competizione adeguata a chi deve migliorare. Fermiamoci un attimo però, perché ci sono delle cose più rilevanti della mera analisi tecnica. Estrapolo dallo statuto del CONI:
4-bis. Il CONI detta principi ed emana regolamenti in tema di tesseramento e utilizzazione degli atleti di provenienza estera al fine di promuovere la competitività delle squadre nazionali, di salvaguardare il patrimonio sportivo nazionale e di tutelare i vivai giovanili.
5. Il CONI, nell’ambito dell’ordinamento sportivo, detta principi per conciliare la dimensione economica dello sport con la sua inalienabile dimensione popolare,sociale, educativa e culturale.
Mi sbaglierò, ma ho idea che siamo arrivati al cuore del problema. Chi agisce all’interno di quell’articolo 4-bis accetta scientemente di sottostare a queste regole. Si può discutere, ed abbiamo provato a farlo sopra, su quali siano le migliori maniere di promuovere la competitività delle Nazionali. Ma se il CONI pensa davvero che ci sia una correlazione diretta tra i minuti in serie A degli eleggibili e le loro prestazioni estive con la maglia azzurra, ha il diritto ed il dovere di ribaltare d’imperio quella proporzione ed imporre che almeno i 4/5 del nostro campionato abbiamo passaporto ed eleggibilità per la nazionale. Forzo l’assunto per farvi cogliere meglio la contraddizione che esplode nell’articolo 5.
Oggi, addì 2009, la dimensione educativa e culturale dello sport, valore che ritengo fondamentale, NON si concilia con la sua dimensione economica. Sono piani differenti, rette parallele che non si incontreranno mai. E’ ora di fare i conti con la realtà, e vale per il CONI e per chi rimane sotto il suo cappello. Il nocciolo della questione è tutto qui, non altrove.
Per fare sport professionistico ad alto livello oggi servono risorse, perché di impresa si tratta. Le imprese prosperano secondo la misura dei buoni investimenti che sono in grado di fare. Ma nello sport, fatta salva qualche eccezione, non si configura il concetto di investimento, che stando al dizionario sarebbe “l’impiego di un capitale al fine di ottenerne profitto o il reimpiego del risparmio per l’acquisizione di nuovi strumenti produttivi”. Vengono immessi nel sistema, per motivi variegati, soldi. A volte molti soldi. Ma non vengono investiti soldi, vengono spesi nel tentativo di vincere delle partite, che è altra cosa.
Contesto quindi, su base del tutto soggettiva, che quelli di Roma, Treviso, Siena e tutte le altre siano investimenti in senso stretto. Se lo fossero non ci sarebbe molto margine per la discussione. Perché un’impresa, se ha un’alternativa, non si fa imporre condizioni da un ente esterno che non è in condizione di imporle. Ed in linea di principio non risulta che l’ombrello del CONI sia obbligatorio per chi vuole fare sport. Come io posso organizzare una partita tra amici noleggiando il campo e comprando il pallone, lo stesso vale per degli eventuali signori che volessero consorziarsi per fare una lega professionistica (non mi sfuggono le difficoltà culturali e politiche, sia ben chiaro).
Non auspico di per sé una Lega del genere. Ma certo sarebbe più coerente rispetto a questa guerra di posizione che non produce alcun tipo di movimento in avanti o indietro. Sono perfettamente d’accordo con Petrucci sulla totale assenza di passi avanti (meno sulle cause). Questo è l’andamento degli spettatori in serie A nelle ultime 4 stagioni:
STAGIONE
SPETTATORI
05-06
3859
06-07
3739
07-08
3854
08-09
3886
Sorry, ma non mi sembra che là fuori siano così appassionati da quello che facciamo o da quanti italiani, stranieri o comunitari siano eleggibili per la serie A. Il dato di per sé non è scoraggiante, ma il trend è tecnicamente di stagnazione. Portando l’attenzione su questo versante, non vi sembrano lontanissime le considerazioni iniziali ?
Ma le dichiarazioni di Petrucci hanno avuto (ed avranno) forza mediatica soprattutto per i riferimenti alla società leader in Italia. Che controbatte citando gli scudetti giovanili e il lodevole impegno in iniziative come Basketball Generation.
Ma vedere tutta questa complessa faccenda solo in questa chiave mi entusiasma zero. Il che non toglie che si debba fare un piccolo riassunto delle puntate precedenti. A Madrid nel 2008 il presidente del CONI consolava così l’MPS rimontata dal Maccabi nella semifinale di Eurolega
«Siete un vanto per la nostra pallacanestro. Mi congratulo con voi, anche per come avete accettato il verdetto del campo, con rispetto nonostante la delusione. Dovete essere orgogliosi, come lo siamo noi, perché avete riportato il basket italiano in Europa. Vorrei ringraziare Siena per tutto quello che ha fatto, per aver riportato l’Italia in Europa dopo quattro anni di assenza. La sua progettualità e organizzazione ha avuto meritatamente anche questa ribalta europea e vi assicuro che ha raccolto grande consenso. Rimane l’amarezza per la sconfitta, ma Siena ne è uscita a testa alta facendo fare bella figura a tutto il basket italiano».
Chiaro che c’è una dissonanza con le dichiarazioni da cui siamo partiti. Ancor più chiaro che bollare come deludente un’Eurolega non vinta sia sbagliato, senza se e ma. Non si può fare riferimento solo a chi arriva primo, nel senso che dal 2003 ad oggi Siena è stata stabilmente una grandissima d’Europa anche se di Coppe non ne ha alzate. Sono sicuro che Petrucci lo sa ed ha semplicemente cercato di forzare un po’ la realtà per sottolineare un punto che gli sta a cuore. In realtà tra quei complimenti del 2008 e le sferzate della settimana scorsa sta la querelle relativa alla presunta candidatura di Simone Pianigiani alla panchina della nazionale. Se vi interessa qui, qui, qui e qui trovate botte e risposte.
Possibile che in un anno siano cambiate così tante cose ? Fatico non poco a crederci ma rimango ai fatti ed alle posizioni ufficiali. Che comprendono anche un riferimento del massimo esponente CONI ad un salary cap all’italiana, a dir poco improbabile. Come ben poco interessanti ritengo le lamentazioni di chi paga tanto gli italiani e poi si lagna dei loro salari e agenti.
La farò troppo facile, ma per me è così: CONI e Lega non sono due istituzioni che si danno battaglia in un teatro politico. O meglio, lo sono ma non dovrebbero esserlo. Semplicemente perché i motivi di contrasto non sono sanabili per questa via. La stagnazione di cui si è parlato non si combatte con il palleggio delle responsabilità ma con un modello compiuto, adatto al nuovo millennio e che comprenda la Nazionale e la Federazione ma in una posizione diversa da quella che era congruente nel secolo scorso.
Avere più del 20 % di giocatori italiani in campo in serie A dovrebbe essere un obiettivo per chiunque speri di vendere meglio il prodotto. Devono essere in grado però di dimostrare il loro maggior valore rispetto ai concorrenti, perché il protezionismo non ha mai prodotto altro che devianze, speculazioni e controindicazioni.
Rispetto al passato ci sono meno giocatori nostrani solo e solamente perché non ci sono più le condizioni economiche che all’epoca del cartellino favorivano la loro produzione. E perché 20 anni fa, rispetto all’epoca di Facebook, il mondo era un po’ più piccolo e la circolazione di persone ed idee un filo più difficile. Indietro non si torna, ma sul primo versante si potrebbe lavorare con intelligenza, quella che non manca ai protagonisti della nostra storia.
Chiudo con un’intervista di Flavio Vanetti al Presidente della FIP dell’epoca. Penso serva a capire quanta (poca) strada abbiamo fatto. 17 novembre 1992, roba di appena ieri ….
Gianni Petrucci, è necessario copiare dal calcio, in senso lato? “Certo, e’ una “macchina” che funziona, nella quale vige la certezza del diritto”. . Ma il pallone resta un moloch inattaccabile. “Questo non esclude che si possa e si debba avvicinarlo. Il basket e’ uno degli sport piu’ praticati al mondo, piu’ del calcio. In Italia e’ ancora sottovalutato, ma puo’ imporsi e colmare parte dello storico divario che accusa. Serve uno shock, serve fare notizia e conquistarsi credibilita’ con la programmazione. Erasmo da Rotterdam sosteneva che a volte occorre galoppare una follia. La mia sara’ dimostrare, diciamo entro un paio d’ anni, che i tesserati aumentano; che il calcio sara’ solo cinque e non dieci volte piu’ grande; che porteremo, o riporteremo, la pallacanestro di A in citta’ importanti, come Bari, Genova, Palermo, Cagliari”. . Basket, ultimamente sinonimo di miliardi e follie. “In questo si e’ legato al calcio, senza avere gli stessi ritorni e le stesse possibilita’ . Non e’ una situazione irreparabile, ma un po’ di buon senso non guastera’ . E non sembri una tirata d’ orecchi a chi ha investito tanto, forse esagerando: a costoro chiedo di continuare a crederci. Non se ne pentiranno”. . Quale l’ errore piu’ grave della pallacanestro in questi anni? “Si e’ fermata senza avvertire il senso dei tempi moderni; non ha creato personaggi “da prima pagina” dopo Meneghin e Marzorati”. . E ha pure dimenticato il mondo della scuola. “Questo e’ un male di tutto lo sport, con poche eccezioni. Si e’ sbagliato il linguaggio d’ approccio: ci riproveremo”. . Uno o due stranieri? “Due non sono troppi: i campioni sbocciano comunque”. . Quale potrebbe essere l’ uomo-copertina della futura Italia? “Sento parlare di Rusconi, Pittis e di altri giovani. Ma non li conosco e non voglio giudicarli al buio. Che si facciano avanti, tuttavia”. . Violenza, droga e doping. “Sul tema violenza, soprattutto tra tifosi, portero’ l’ esperienza di anni di calcio, dove il fenomeno e’ ben piu’ grave. Droga e doping: il basket mi pare “pulito”, ma di questo parlero’ con gli esperti”. . Provincia o grande centro per sviluppare il basket? Meglio i campionati nazionali o pensare a potenziare quelli continentali? “La provincia “tira” piu’ della citta’ , ma quest’ ultima e’ fondamentale.
Pensieri a raffica
• Le generalizzazioni sono sempre sbagliate e parziali. Ma non posso negare che finora in Italia ho visto partite accese ed equilibrate, giocatori solidi e intensi ed allenatori organizzati e rigorosi. Unico assente il bel basket. Inteso come basket vario, teso al progresso tramite una visione e giocato con autentica voglia. Insomma con quegli elementi che sono inversamente proporzionali alla fretta nel giudicare e giudicarsi che fa delle squadre quantità sempre più incerte ed instabili. Che non possono esprimere quel basket che vorrei vedere io. Peccato, perché non è questione di soldi ma di metodo ….
• A proposito di soldi: sappiamo bene che ci sono forti differenza di budget tra alcune formazioni e che questi “delta” finanziari sono alla radice di alcuni gap tecnici. Se volessimo discuterne seriamente potremmo (dovremmo) porci il problema di come riequilibrare il sistema. Siccome però questa volontà e questa capacità non c’è, agli attori della vicenda tocca prendere ogni partita per quello che è, senza tirare in ballo ogni volta valutazioni presuntive sulla spesa altrui. Sarebbe bello che parlando (ahimè ancora) per generalizzazioni ci si scordasse della relativa competitività economica del nostro sistema. O che perlomeno la si facesse diventare uno stimolo ad utilizzare in maniera sana e virtuosa l’italica arte di arrangiarsi.
• Anche perché se proprio dobbiamo parlare di soldi, potremmo applicarci con maggior costrutto a rinforzare le garanzie in termini di adempimenti verso i dipendenti (specie quelli in canotta e mutande). Materia nella quale le insufficienze sono trasversali e sistematiche.
• Due squadre biancoverdi in testa, ma una fa più notizia dell’altra. Avellino mi stupisce non certo rispetto al valore dei singoli, che ritenevo sulla griglia da seconda-terza fila, ma rispetto a come quei singoli riescono a giocare insieme fin dall’inizio. La prova è che la squadra riesce ad ammortizzare le stecche di qualche tenore grazie alla forza del coro. Merito ovviamente della disponibilità dei giocatori, del lavoro dello staff tecnico e della forza della società. Fossi negli avversari mi spaventerei un po’ perché il ritorno di Akyol potrebbe coincidere con il consolidamento dell’intesa Brown-Nelson, una coppia di esterni che quando riuscirà a lavorare con regolarità all’unisono marcherà una differenza seria con buona parte della concorrenza. Questo non significa che i lupi possano mettere la “perfect season” nel novero degli obiettivi raggiungibili. Ma che questo 6-0 non sia casuale è del tutto pacifico
• I 55 di Jennings contro Golden State (o quel che ne rimane) hanno colpito non poco l’opinione pubblica dei canestri. Le considerazioni al riguardo potrebbero essere migliaia, a partire dal relativo valore della difesa (o presunta tale) dei Warriors. In generale ribadisco che non mi baloccherei troppo con le (enormi) differenze tecniche, ambientali e culturali tra i due modelli di basket e società sportiva. E meno ancora sulla distanza siderale tra le statistiche del BJ romano e quelle del rookie wisconsiniano. Anche prima delle mirabolanti recenti prove non potevamo ignorare la velocità del ragazzo, il suo trattamento di palla e la forte personalità rispetto all’età. Poi è diverso partire da un contesto che ti chiede di adattarti ad una realtà lontana anni luce dal tuo background ed uno, molto più vicino alle tue corde, che ti impone addirittura di essere protagonista. Ci sarebbero altre mille cose da dire, ma da questo novero escluderei l’assunto che siccome nell’NBA finisce sempre 130-125 non difende nessuno. Certo, squadre come Golden State, Toronto, New York, la stessa Milwaukee, Phoenix, giocano in una certa maniera. Ma chi pensa che con le regole NBA il Prokom o l’Orleans le terrebbero a 75 ha bevuto roba di qualità infima.
• Ultima cosa: ho la sensazione che prima o poi ci capiterà di vedere una partita che si concluderà con un canestro, potenzialmente decisivo, sulla sirena. Magari mi sbaglierò e questa malaccorta previsione servirà ad esorcizzare il pericolo. Ma a livello di caso di scuola l’ipotesi rimane valida. Possibile che a nessuno venga in mente di mettere mano alla materia ? Abbiamo fatto un incredibile e provvidenziale salto in avanti nel 2004, e gli Dei del basket hanno scelto Ruben Douglas per farcelo capire. Possibile che a distanza di 5 anni a nessuno venga in mente di rimettere mano a quel sistema ? Di fare un vero e serio investimento per varare un instant replay per tutte le gare di campionato (almeno per il caso del canestro decisivo) ? Di dare un’occhiata alle circostanze in cui si può far ricorso allo strumento (tranne l’interferenza sono quelle frettolosamente disegnate nel settembre 2004 sull’onda del “facciamo l’eperimento”) ?
Petar il grande
Vi copio il commento di Massimo Sobrero, avversario di Naumoski in questa azione.
Ciao, ti mando questo messaggio perchè oggi navigando sul tuo blog ho trovato questo. Io c’ero mi verrebbe da dire, sono quello che nel video tenta di disturbarlo dopo la magata…. Sono 20 anni che gioco a basket a livello senior, tra la c regionale e la C dilettantistica…. ecco io una persona così non l’ho mai trovata, il talento è indiscutibile, quello non si discute, ma la cosa di Petar che mi ha scioccato di più è stata l’umiltà che ci ha messo giocando contro degli sfigati come noi…. Quella del video è gara 1 giocata lo scorso anno a Tortona, in gara 2 è venuto ad Alba in casa nostra e io che l’ho marcato per 35 minuti (menandolo dall’inizio alla fine, sportivamente per carità) sono riuscito a tenerlo a 23 punti loro hanno vinto, ma lui non è stato devastante… carico come una molla al sabato successivo per gara 3 prima della contesa mi dice ” …. volevo salutarti prima che inizi a menarmi…” io quasi senza parole, stavo per chiedergli scusa, poi ho taciuto…. Menato, difeso come un assassino…. morale: me ne ha fatti 51 in gara 3…..
spero di non averti annoiato
Ciao a presto
Max
Petrucci e gli italiani
Al link http://www.corrieredellosport.it/video/altri_sport/2009/11/10-17094/Petrucci%20sul%20basket%20italiano interessante dichiarazione del Presidente del CONI. Sotto coi commenti, poi ne riparliamo
Napoli, basta con gli struzzi
Ieri la FIP ha emesso il seguente comunicato:
In riferimento a quanto pubblicato dai media sul trasferimento temporaneo di attività della Martos da Rieti a Napoli, la Fip precisa che se la società è stata iscritta al Campionato di Serie A è unicamente perché questa possedeva all’epoca tutti i requisiti necessari richiesti dalla Comtec e dalla Lega di serie A.Non risulta che all’epoca la cosa sia stata stigmatizzata.Per quanto riguarda l’aspetto puramente tecnico, questo è al di fuori delle responsabilità istituzionali della Fip e, se pur nella piena consapevolezza di tutti i possibili significati per uno scarto così ampio fra due club di serie A, non si comprende come si possa istituire un rapporto causa-effetto tra il presidente Meneghin, i consiglieri federali, e la recente sconfitta di 40 punti della società reatina oggi a Napoli.
Per i meno attenti e quelli che non eccellono nell’arte di leggere tra le righe, si tratta di una risposta a un commento della Gazzetta dello Sport che puntava il dito sulla, come dire, scarsa competitività della Martos e sull’opportunità di includerla nel novero delle 16 squadre di serie A. Il terreno è scivoloso, ma al netto delle osservazioni stilistiche sull’opportunità di rispondere per comunicati stampa alla stampa (un circuito un po’ chiuso), qualcosa va pur detto. Da una sconfitta di 40 od 80 punti non si desume alcunchè, e chi perde ha diritto allo stesso rispetto di chi vince. Così come il rispetto per i tanti amanti del basket partenopei è intatto, ed ispira anzi quanto segue. Ma nell’ambiente tutti sappiamo benissimo cosa dicono le “voci di dentro” di Napoli e cosa dicevano quelle di Rieti nella passata stagione. Può essere interamente possibile che tutto quello che “si dice” non sia vero. Non è materiale che basti a istituire un processo, men che meno sommario. Basta però e avanza per mettere l’onere della prova sulle spalle di una società che al momento, per chi come noi guarda da fuori, non offre palesemente sufficienti garanzie tecniche ed economiche per fare parte della serie A. E siccome questi temi erano sul tappeto pari pari l’estate scorsa, sarebbe stato meglio evitare i formalismi, le interpretazioni giuridiche (peraltro assai forzate) di fumosi ed anacronistici regolamenti, i pareri non vincolanti e il falso trionfalismo per il ritorno del basket in una grande città. Il problema, ancora una volta, non è l’attuale Martos o chi la rappresenta oggi. E’ un problema di sistema, di garanzie, di serietà di fondo e sostanza. Di non fare gli struzzi, di volere per davvero fare un salto di qualità. Un problema che riguarda TUTTO il sistema, non una sua parte, anche se in questo momento le contraddizioni esplodono soprattutto in quel di Napoli. Se si potesse risolvere questo problema con un comunicato stampa sarebbe bello, ma purtroppo non è così. Ed alzare il livello della musica, notoriamente, non servì a dimenticarsi dell’impatto con l’iceberg ….
Brandon Jennings, chi ben comincia …..
Henry Abbott di True Hoop e John Hollinger si occupano del fastoso esordio NBA di Brandon Jennings (17/9/9 la prima, 24 la seconda).
Basketball godfather Sonny Vaccaro has been openly supportive — instrumental even — in encouraging some of the finest young basketball players in the U.S. to skip college to play overseas.
Brandon Jennings was experiment subject #1, and endured a lot of criticism for his poor play in Europe last year. Jennings himself has gone to some trouble to express how difficult a year it was, not getting on the court much in Italy. He was drafted tenth overall, after leaving high school a year earlier as one of the top three names in his class. Jennings is looking mighty good in the NBA, however. If, instead of Rookie of the Year they handed out hardware for Rookie of the Week, Jennings would have a new trophy on his way. (His two-game PER, not that it much matters, is 21.2).
John Hollinger (Insider):
Nonetheless, his European experiment appears to have been a beneficial experience. Jennings got a chance to play and improve, not to mention a serious ego check. Although he didn’t put up great numbers in Rome, his learnings from playing there enabled him to be among the league’s readiest rookies, even though he never played one collegiate game.That, clearly, will be food for thought for other youngsters who contemplate the same decision. In fact, it eventually could undermine the NBA’s efforts to raise the age minimum from 19 to 20 years old, because it doesn’t really help the league if its future stars are laboring in obscurity in Europe rather than building fans in the NCAA. If Jennings does end up as a surprise rookie of the year winner, the current trickle of prep stars across the Atlantic could quickly become a torrent.
Sia ben chiaro, due rondini non fanno neppure mezza primavera in una Lega che va giudicata solo nel medio-lungo periodo. Poi vi prego, non partiamo tutti in quarta con qualche sillogismo tipo “la serie A è molto più competitiva della regular season NBA se Jennings ne fa 24”, “lì non difende nessuno”, “ora sì che lo capiscono” e via discorrendo. Capisco che non si possa fare a meno di restare sconcertati paragonando queste due prestazioni al relativissimo impatto avuto nella stagione 2008-2009 della formazione romana. Ma se vedendo giocare Jennings, ad esempio, contro l’allora TAU sia a Vitoria che a Roma non vi è balenata l’idea che questo sia un giocatore di basket, beh, forse avete qualche pregiudizio. Sarebbe come dire che per due partite buone con la maglia dei Bucks è diventato un All Star, tanto per fare un paragone.
Senza conoscere bene i dettagli, azzardo che BJ abbia preso l’esperienza europea come una medicina che gli veniva imposta. Sapeva che gli avrebbe fatto bene, almeno così dicevano i medici, ma il sapore lo ha gradito poco. Colpa sua, in gran parte, ma tra Compton e la Città Eterna la distanza è davvero notevole. Tutte le parti in causa in quella vicenda potevano (dovevano ?) fare di più, ma cosa fatta capo ha. Rimane un giocatore con clamorosa rapidità ed altrettanta inconsistenza. Meno visibile la seconda in un basket, quello NBA, che perdona di più e si gioca ad un ritmo molto più adatto ai mezzi del nostro. Più visibile la prima se gli si chiede di giocare una pallacanestro che tende a schiacciare molto i valori e privilegia altre tipologie a livello fisico e cestistico. Personalmente rimango curioso di vedere come proseguirà la stagione di BJ, e soprattutto di valutare i risultati della squadra prima che i suoi. Abbastanza sicuro che Roma e l’Italia gli abbiamo dato molto più di quello che lui possa o voglia ammettere. Ma anche che tra non poter stare in campo qui e farne 24 là c’è troppa distanza per non parlare di un’occasione sprecata.
Il canto del Gallo
Chicago-Boston, la top 10 della serie
Parola di CT
«Che io non sia più il cittì, lo hanno scritto i giornali e lo pensano alcuni dirigenti federali. Anzi me l’hanno comunicato ma, ufficialmente, nessuno mi ha licenziato né tantomeno io ho intenzione di andarmene».-Ma la notizia è nell’aria, qualcuno ha già fatto il nome del possibile sostituto indicando Pino Sacripanti… «Sarà anche così ma prima mi devono liquidare alla luce del sole». – Cioè passare sopra il tuo cadavere… «Qualche cosa di simile. Se non mi dimetto, tocca a Dino Meneghin licenziarmi, mentre egli vorrebbe un’uscita di scena morbida, di comune accordo ». – Una separazione consensuale che non lasci ruggini né, peggio, veleni. E’ così? «Probabilmente sì. Capisco l’opportunità di una soluzione indolore ma Meneghin, che ha la mia relazione tecnica e morale del pessimo esito di quest’estate e la programmazione futura con relativi raduni, dovrà prima spiegarmi alcune cose, quindi convincermi di lasciar perdere. Oppure dovrà mettermi alla porta».- E la Federazione dovrà pagarti sino all’ultimo centesimo: questione di soldi? «Non sono un tipo venale, ma se mi fanno arrabbiare,lo divento. Chiamalo, se vuoi, principio contrattuale». E se uno, come Andrea Bargnani, stella di Toronto,spara a zero sul cittì, evidentemente avrà avuto buoni motivi per farlo.- Non solo ma se vale la regola del “chi tace, acconsente”,dove sta la replica di Recalcati? «Non ho ribattuto a Bargnani semplicementeper una questione di stile e di equilibrio, non mi mancavano gli argomenti per contestare le sue accuse ma non ho ritenuto corretto farlo in piazza, avendo fatto a suo tempo una puntuale relazione degli eventi che riguardano la squadra, quindi anche Bargnani, reprensibile in campo e fuori. La verità è che se un asso della Nba non rende secondo le attese e le previsioni, la colpa -continua Recalcati – finisce tutta sulle spalle di chi lo guida, mentre proprio in quel tipo di campionato si può perdere più volte senza alcun peso né conseguenze. In altri termini, nella Nba si impara più a perdere che a vincere, mentre in un campionato europeo la durezza dei confronti, da stress di risultato, non ammette leggerezze né supponenze. Mancano i leader? Uno è certo e ha testa e carattere ma era fuori: già, l’assenza di Gallinari ha pesato come un macigno. Una scusa? Basta il suo solito e noto rendimento per dar credito a recriminazione e rimpianti».«Devono solo prendersi la responsabilità di un atto nei miei confronti, avendo il sottoscritto un contratto che scade nel 2010, rinnovabile pure a qualificazioni ottenute. Staremo a vedere…».