FILO DIRETTO

Ancora su Baskettopoli (se è permesso)

Il sito basketnet.it riporta questa lettera che proviene dal sito ufficiale della Mens Sana Basket :

Ho letto in questi giorni articoli e commenti su quotidiani nazionali e siti internet, firmati da giornalisti di rilievo come Luca Chiabotti sulla Gazzetta e Flavio Tranquillo sul suo blog, in cui la domanda ricorrente è stata quella relativa alla prolungata assenza dell’arbitro Cicoria dal parquet di viale Sclavo. Soltanto adesso vi scrivo perché vedo che l’argomento sembra essersi in qualche modo sgonfiato ma credo che la mia testimonianza possa essere importante per dare un’interpretazione “diversa” ai fatti. Al termine di Montepaschi-Lottomatica Roma dell’11 maggio 2005, partita arbitrata da Cicoria e vinta dalla Lottomatica con il punteggio di 88-86, alle insistite proteste del pubblico, di cui anche io facevo parte, il Sig. Cicoria uscendo dal campo si rivolse alle tribune mostrando di avere gli attributi. Lo fece, però, non in senso metaforico ma fisico, stringendosi con una mano le “parti basse” in un gesto privo di rispetto e che un arbitro non dovrebbe neppure sognarsi di compiere. Un gesto che, ovviamente, fece ancor di più inferocire i
tifosi presenti. Non so se quella deprecabile situazione fu colta da chi giudica l’operato degli arbitri, che comunque era a pochi metri, ma credo che se così è stato e ne sia quindi scaturita la decisione di non far arbitrare per un bel pezzo a Cicoria partite al PalaMensSana, allora credo che i designatori abbiano preso una decisione intelligente in modo da stemperare gli animi e evitare ogni tipo di problema e contestazione che la sua presenza avrebbe potuto ricreare in seguito.
Paolo Vettori, abbonato numerato centrale (numero 259) da 30 anni.

Colgo l’occasione di questa lettera per precisare ulteriormente il mio pensiero su quella che è stata definita “Baskettopoli” (e chi la chiama “Arbitropoli” vuole più o meno freudianamente confinarla dentro le mura della cittadella arbitrale, interpretazione che non mi trova d’accordo). La questione dell’assenza di Cicoria dal PalaMensSana non è stata da me sollevata ma si apprende dalle intercettazioni pubblicate dalla Gazzetta dello Sport qualche giorno fa. Penso che sia mio preciso dovere di giornalista (e soprattutto diritto di appassionato) chiedere che quell’accenno sia oggetto di un approfondimento da parte dei responsabili della categoria, cui era inequivocabilmente diretta la richiesta.

Non ho motivo di dubitare delle parole del signor Vettori ma non è la sua risposta a rilevare, visto che a prendere quella decisione non fu lui. Presumo che non ci sia nulla di male a pubblicizzare i motivi di quella scelta, non in quanto tale ma in quanto principio. Rendendo cioè pubblici i criteri delle designazioni, inclusa la eventuale compilazione di liste di indesiderati di cui si parla molto (e che fa capolino da quelle intercettazioni). E se una volta queste liste esistevano ed ora non esistono più, evviva il presente e nessun problema col passato. Basta saperlo, perché tirare a indovinare è esercizio che mi piace poco e fa scivolare il tutto verso quella zona grigia in cui tutto si confonde. Detto da uno che sa per certo che queste liste si compilavano, in maniera più o meno palese, da parte di TUTTE le società, per cui non ci sarebbe nulla di male a spiegare perché si faceva ed eventualmente perché non si fa più. E come si fa ad evitare che ci sia una contiguità spiacevole, anche se non condiziona per nulla i risultati, tra territori che devono rimanere ben distinti (leggi arbitri e società).

Prendiamolo comunque per buono questo racconto, magari ci si possono tirar fuori degli elementi utili. Il primo è che se davvero Cicoria ha mostrato le parti basse agli spettatori la circostanza è seria e va valutata. Esattamente come nel caso dell’intercettazione rivendico il mio diritto (nell’interesse di Cicoria in primis) a sapere se l’episodio è accaduto veramente e, in caso affermativo, come è stato valutato. Ed anche il diritto, sempre seguendo la ricostruzione del signor Vettori, di dire che un arbitro di nome X che si mette sul piano di chi lo offende ha torto marcio e va punito alla luce del sole ed in maniera manifesta. Anche se quel fischietto si chiama Cicoria e non X, ha fatto il corso arbitri con chi scrive e gode della sua illimitata stima come arbitro e persona. Se, e sottolineo se, ha fatto questo ha sbagliato e ne deve rispondere (senza essere forcaioli, sia ben chiaro).

Ma la verità è questa: nell’ambiente si è parlato a lungo dell’ assenza di Cicoria dalle partite di Siena. Era uno dei tanti argomenti di conversazione che si affrontano lontano dall’ufficialità, oggetto di spiegazioni demandate alla fervida fantasia di ognuno. E che quando poi fanno capolino in una conversazione (tale è quella intercettata) alimentano sospetti che mai vengono sopiti senza gli opportuni chiarimenti (non di comodo of course). La mia richiesta è molto semplice: invece di far fiorire queste spiegazioni fantasiose sarebbe opportuno dare ai fatti (non ai “si dice”) una interpretazione autentica. Vorrei cioè saperlo dagli organi competenti se Cicoria non ha arbitrato a Siena per un periodo così lungo per evitare il contatto col pubblico o per qualche altra ragione. O se invece è solo capitato, è stata una valutazione tecnica o altro ancora. Io non ne ho idea e non mi interessa averla, ma vorrei sapere come stanno le cose. Se poi è andata veramente come raccontato nella lettera, vorrei anche sapere come mai non ci sia stata una sospensione tout court (o magari c’è stata e non lo sappiamo). E soprattutto quali siano i criteri generali che si applicano in questo caso di specie e negli altri analoghi.

In un’altra intercettazione tra Baldini e Montella si fa riferimento ad un’altra partita tra Roma e Siena (“che poi anche a Roma venne fuori tutto il casino”). Si tratta al 99,99 % della gara 2 della semifinale 2007, giocata il 2 giugno nella capitale e vinta da quella MPS che aveva perso in casa gara 1. Quella volta a lamentarsi di Cicoria, per quel che so, fu la società romana. E’ chiaro che perdersi dietro alle singole partite, ai singoli arbitraggi ed alle singole squadre NON è quello che si vuol fare. Se non per stabilire in semplice via deduttiva che non c’è sicuramente un complotto omnicomprensivo.

Cosa c’è allora ? Ci sono conversazioni tra persone che vengono da decine di anni in campo e molti altri attorno allo stesso. Che avevano delle grandi responsabilità in un settore amministrato dalla Federazione, che qualche colpa in vigilando ed eligendo se la vorrà pur addossare (o neppure quelle ?). Senza volere nella maniera più assoluta criminalizzare o giudicare quelle persone (c’è chi ha la responsabilità di farlo), per non sentire qualcosa di stonato in quelle parole bisogna tapparsi le orecchie. La parte stonata non è relativa a presunti favoritismi nei confronti di una o più società, che da lì non emergono e dei quali non ho la minima contezza. E che di certo non risultano dalla concatenazione di 2, 20 o 200 fischi contestati o contestabili da parte di arbitri che stimo, apprezzo e lavorano (fino a prova contraria) al massimo delle proprie possibilità. Ma questo non esaurisce la discussione, anzi.

A meno che oltre alle orecchie ci si vogliano tappare anche occhi e naso. Perché è sbagliato il clima, la cultura, l’etica che traspare da quelle carte. E’ sbagliato tutto, e non può essere un problema di Tizio o Caio, perché è qualcosa di più ampio, diffuso e strisciante. Che si ritorce contro quegli arbitri di cui condivido fieramente gli ideali, e che una gestione politica e non tecnica penalizza non solo e non tanto con inique retrocessioni o mancate promozioni ma soprattutto con una perdita di credibilità devastante ed immeritata.

Tra le cose che abbiamo il diritto di sapere ed il dovere di chiedere c’è chiarezza sulla chiamata in correità da parte di Montella. All’inviato della Gazzetta Mario Canfora l’ex arbitro napoletano ha parlato di “cose poco chiare anche in serie A” come, ad esempio, “quattro episodi clamorosi a favore dei toscani” (Siena, ndr), e ha detto “che è arrivato l’ordine di non arrivare in alto, buttando nel calderone solo i campionati minori. Tanti personaggi sono stati stranamente dimenticati”. Tanto per capirci, neppure 400 episodi clamorosi scalfirebbero la assoluta superiorità tecnica di quei toscani che lo stesso Montella non ascrive agli arbitraggi. E la dizione “personaggi dimenticati” fa parte di quel linguaggio che va combattuto, di quell’includere tutti nello stesso calderone che rappresenta spesso una precisa linea di difesa. Ma ancora una volta, noi dall’esterno possiamo solo chiedere che dall’interno vengano date delle risposte a legittime domande, nulla di più. Che vengano fatti approfondimenti alla ricerca della chiarezza e non indagini a tappeto per punire qualcuno “tanto per”.

Deve trionfare una cultura nuova se vogliamo trarre qualcosa da questa storia. Deve essere chiaro che in campo deve vincere il più forte, non il più furbo. Che bisogna allenarsi e impegnarsi per diventare il primo personaggio, non cercare le scorciatoie che tanto piacciono al secondo. Che arbitra quello più preparato tecnicamente, non quello più forte politicamente. Che a compromessi non si scende, sempre nell’ambito della fallibilità umana. E questo riguarda tutti noi, nessuno escluso.

Solo insistendo su questi concetti si può fare un passo in avanti verso un obiettivo che non può essere quello della perfetta asetticità di chi si mette un fischietto in bocca. Per quello, spiacente di deludervi, ci vogliono i robot. Noi uomini, per fortuna siamo imperfetti per definizione. L’obiettivo è la tensione verso migliori arbitri, migliori giornalisti, migliori tifosi, migliori appassionati, sapendo che alla perfezione non si arriverà mai. E per raggiungerlo non possiamo permetterci di trascurare dei fatti tanto meno di preconfezionare tesi o inventare complotti. Dobbiamo essere rigorosi nel chiedere che tutte le ombre vengano fugate e spiegate, partendo dal presupposto che fino a prova contraria ombre non sono.

E allora l’appello è in varie direzioni. A chi ha avuto la delicata responsabilità del settore a che faccia uno sforzo di trasparenza per spiegare, motivare, illustrare, ammettere e non solo promettere ed omettere. NON sto partendo dal presupposto che ci sia qualcosa di men che regolare. Ma far sapere per esteso cosa è successo e perché, senza omissis,  farebbe bene a tutti.

A chi sta attorno, cioè tutti noi, l’invito è ad avere la forza di non fermarsi al sospetto di partite aggiustate, scandali e scandaletti, passi che erano sfondamenti e sfondamenti che erano fallo della difesa. Soprattutto per poi non trovar nulla (perché al momento c’è zero virgola zero ed è probabile che non verrà fuori di più) e sostenere con un sillogismo di comodo che allora va tutto bene.

Non è che se non va tutto male allora va tutto bene. E non è che se tutto sommato tutti fanno qualcosina ma non troppo, allora diventa tollerabile qualsiasi cosa. Una cosa sono le (eventualissime) responsabilità dirette di società o tesserati, che allo stato non esistono e non fanno parte della vicenda per come la conosciamo. Un’altra la responsabilità del settore, che comunque comprende tutti gli arbitri ed ha una verginità da rifarsi dopo questa inchiesta, che ne abbia voglia o meno. Una terza cosa è trovare da questo passaggio la forza per far salire dal basso una voglia di etica sostanziale, di trasparenza, di accettazione della legge dello sport e di confronto serio, intenso ma civile. Insomma, una cultura davvero nuova, nel rispetto di chi fa del basket la propria professione e/o passione, che giochi, guardi, parli, alleni, tifi o commenti. E ,detto per inciso, questo significa anche non accettare come spiegazione che è normale aiutare la squadra più forte (o più debole o più simpatica, non interessa). Non si aiuta intenzionalmente nessuno, neppure un pochino. E non sto parlando di Siena, Treviso, Molfetta o Venegono ma di un principio generale. Valido quanto un altro: che aggiungere ad un errore un altro errore in senso contrario è umiliante, e dovrebbe essere respinto soprattutto da chi si avvantaggia del secondo errore (ed in troppi invece lo chiediamo come risarcimento del torto subito).

Ripudio con veemenza l’assunto di Padre Pintacuda ( “il sospetto è l’anticamera della verità”). Ma lo sforzo di cercare e chiedere, che è parte di quella infelice frase strumentalizzata oltre i propri indubbi demeriti, va fatto. Senza precostituire tesi o cercare colpevoli/innocenti a colpo sicuro. Con un rigore ultra-laico, solo e soltanto nell’interesse di questo Gioco. E questo non dipende dall’archiviazione o meno di uno o più procedimenti penali o sportivi ma dalla voglia di sentire la bellezza del fresco profumo di libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale e della indifferenza. Come diceva un altro palermitano che in nome degli ideali ha dato tutto quello che aveva.

Baskettopoli, proroga di indagini

La Federbasket è pronta a riaprire la sua inchiesta sul caso arbitri.La decisione è stata presa nel consiglio federale che ieri ha chiesto l’acquisizione di ulteriori atti giudiziari sullo scandalo di arbitri e commissari corrotti, da girare alla procura federale. Inoltre, a seguito della costituzione come parte offesa nel procedimento penale pendente davanti all’autorità giudiziaria di Reggio, la Fip ha richiesto ed ottenuto copia del provvedimento di conclusione delle indagini che è stato rimesso immediatamente alla procura federale per esaminare le posizioni non ancora concluse con richieste di deferimento.

È, inoltre, in corso la richiesta della documentazione depositata dal magistrato titolare dell’inchiesta, il sostituito procuratore Maria Luisa Miranda, che sarà anch’essa, una volta ottenuta, messa a disposizione della procura federale. In pratica, la Fip è pronta a riaprire l’indagine, in caso dagli atti giudiziari emergano nuovi elementi. E se dovesse succedere è difficile prevedere le conseguenze. Potrebbero registrarsi ulteriori scosse e mettere a rischio la stabilità di un mondo uscito gravemente segnato dalla prima fase delle indagini. L’inchiesta che vede impegnato da mesi il personale del compartimento di Polizia postale diretto da Sergio lannello ha avuto il merito di portare allo scoperto una serie di episodi con arbitri e commissari speciali impegnati,secondo l’accusa, a condizionare la regolarità delle gare e dei campionati “minors”.

Inizialmente il lavoro della sezione operativa guidata dal dirigente Gaetano Di Mauro sembrava destinato a fermarsi ai tornei di serie B e C. Invece, come anticipato da Gazzetta del Sud, nello scorso mese di luglio, sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori sono finite anche partite del massimo  campionato. Addirittura alcune gare dei playoff scudetto. Le indagini hanno puntato, preliminarmente, a stabilire la presenza di eventuali condizionamenti. Per mesi gli investigatori hanno lavorato nel silenzio assoluto. Baskettopoli sembrava fosse finita nel dimenticatoio. È bastata la notizia della chiusura del primo troncone dell’inchiesta per far tornare in primo piano la vicenda giudiziaria che ha scosso dalle fondamenta il mondo della pallacanestro.

Tutti ricordano la preoccupazione esternata dal presidente Dino Meneghin reduce dall’incontro in procura a Reggio Calabria con il magistrato titolare dell’inchiesta. Da quel giorno di acqua ne è passata sotto i ponti e, soprattutto, l’attività d’indagine è andata avanti. Tant’è che il raggio di verifica si è ulteriormente allargato. Con i 41 indagati che figurano nell’avviso di conclusione della prima parte dell’inchiesta non si esauriscono i nomi dei tesserati i cui comportamenti sono stati o continuano a essere oggetto di verifica da parte degli inquirenti. Nei giorni scorsi la Procura ha richiesto una proroga del termine per le indagini. L’iniziativa interessa la posizione di una decina di nuovi indagati. Se è stata chiesta una proroga appare scontato che gli inquirenti ritengono che ci siano altri atti d’indagine da compiere per ricostruire nei minimi particolari le vicende che avrebbero condizionato la regolarità dei campionati.

Adesso c’è solo da attendere che anche questa fase dell’inchiesta arrivi a conclusione per poter trarre le conclusioni. Di sicuro c’è che l’inchiesta Baskettopoli ha fatto crollare l’illusione che certi fenomeni negativi appartenessero ad altri sport e il basket rappresentasse un’isola felice nel mare del malcostume e del malaffare

La Gazzetta del Sud pubblica anche questo pezzo:

PAGINONI SULLA STAMPA sportiva nazionale, servizi sui Tg della Rai, la “scoperta” del coinvolgimento della Serie A: dopo l’emissione, a fine novembre, dell’avviso di conclusione indagini per i 41 indagati nell’inchiesta “Baskettopoli” da parte della Procura di Reggio Calabria, il caso che ha scosso dalle fondamenta il sistema arbitrale e l’intero … Mostra tuttomondo della pallacanestro italiana sembra vivere una nuova giovinezza, come se solo ora diventasse una vicenda di rilevanza nazionale dopo essere stata un po’ “snobbata” nella sua prima fase, tra aprile e luglio di quest’anno.

E invece, alla base della nuova ondata mediatica a forza di intercettazioni ci sono notizie già pubblicate, con ampio risalto, da questo giornale che – lo ricordiamo – per primo ha scoperto e reso nota l’inchiesta. Era il 4 luglio quando, a firma di Paolo Toscano, la Gazzetta del Sud titolava: «Una Baskettopoli anche in serie A». L’approfondimento pubblicato il giorno dopo sotto il titolo «Baskettopoli: Toti e Siena. Alcune gare dei playoff scudetto condizionate dagli arbitri?», con il resoconto delle denunce del presidente della Virtus Roma agli agenti della Polposta, chiarisce definitivamente la portata dell’inchiesta che – titolo del 6 luglio – «Si allarga alla serie A» con altri 13 indagati. Stupore e risalto, dunque, ingiustificati: il marcio nel mondo del basket era stato già portato allo scoperto. Dalla Gazzetta del Sud.(m.p.)

Attenzione a non cominciare la solita litania di accuse e difese (che già si evince dai commenti al precedente post).  Sarebbe imperdonabile trattare tutto come una guerricciola di parte, come la possibile dimostrazione o meno di una o più circostanze. Qui NON è in gioco la credibilità di uno o più risultati. Qui NON si tratta di sapere se una o più vittorie sono state “rubate” o meno. E NON si tratta di dividersi, anche a livello di informazione, tra chi ha il coraggio di dire/scrivere cose scomode e chi no. Tutte queste cose, se emergerà il bisogno di farlo, andranno accertate, e tutti noi dovremo essere a fianco di chi dovrà occuparsene tecnicamente, non sostituendoci a vari tribunali per emanare rapide sentenze di condanna o assoluzione sulla base di pezzetti di verità.

Qui si parla di un SISTEMA, che si affaccia chiaramente alla nostra vista. Un sistema non è mai ascrivibile ai singoli e non è mai fatto di singoli che con qualche arma costringono gli alti ad entrarci. Alla stessa maniera un sistema NON comprende atomaticamente una intera comunità. Splendori e miserie fanno parte di tutti noi, ed il basket non può fare eccezione. Ma che ci sia un sistema di valori sballato mi pare più che possibile, forse probabile. E ripeto, se ha o meno influenzato uno o dieci fischi non è la cosa più importante.

Eravamo da un’altra parte a luglio, forse in vacanza. Non abbiamo visto o siamo stati distratti come minimo. Il che NON significa alcunch è. Ma ora girare attorno alle cose, rifugiarsi dietro Procure della Repubblica o della FIP NON ci farà fare un salto di qualità. E’ il momento di chiarire, con rigore e senza presumere alcunchè. Senza buttare via bambini belli ma senza neppure far finta che non ci sia, almeno di quel che appare, anche un po’ di acqua sporca. Quanto sporca e chi l’abbia sporcata è materia complessa, da lasciare agli specialisti e ricostruire con pazienza. Ma ancora una volta, non si può voltare ancora la testa dall’altra parte, le vacanze son finite

Perchè non sia solo baskettopoli

La “Gazzetta dello Sport” ha pubblicato su due pagine (spazio non consueto per il basket) servizi sulla vicenda che a Reggio Calabria ha portato all’attenzione della Procura della Repubblica un sistema definito dal GIP Kate Tassone “uno spaccato desolante del malaffare che sembra avvelenare il tempio della meritocrazia”.

Il quotidiano milanese riporta poi alcune intercettazioni relative alla gara di campionato tra Upim ed MPS (gara 2, quarti dei playoff 2008). Presumo che molti di voi le abbiano già viste ma repetita iuvant, perché i fatti non vanno nascosti

Baldini (designatore Lega 2): Consegnate,cons… non li fate nemmeno giocare,consegnate lo scudetto a Siena, è vergognoso. Montella: mò te ne…, mò te ne sei accorto (…). Montella: Non è possibile che i nostri due migliori arbitri, negli ultimi minuti, fanno tre decisioni tutte a favore del Montepaschi.

Garibotti: 71 hanno dato a Cicoria! Montella: No e allora è inutile, fanno solo i commissari di campo è inutile che danno i giudizi. Garibotti: Perché se anche lui come credo rientra nel meccanismo che Colucci è abilmente riuscito a creare a me sta bene perché più tranquilli siamo e più tranquilli siamo noi. Montella: Io ti devo dire la verità, tu lo sai sono abbastanza neutrale, come te insomma ma ieri mi è sembrato proprio se non favoritismo un condizionamento psicologico troppo grande.

Garibotti: Guarda sugli altri due sì, su Cicoria…lui è fatto così, Col Bologna è quello che 4, tre anni fa ha preso mazzate perciò lui…. Lui è quello che per un periodo non ha fatto il Montepaschi perché non lo volevano (dall’11 maggio 2005 al 22/3/2009 non ha mai arbitrato a Siena, n.d.r.) Garibotti: e certo, vedi perciò voglio dire che è stata una designazione forse… Montella: mò per esempio la prossima designazione prendono d’Este e Pozzana che sono anche loro prò Garibotti: Prò? Straprò. Il buon D’Este infatti… Montella: 3 a zero di cui… (…) comunque sono quelli che hanno voluto loro(risata) Garibotti: No, perchè son sono quelli prezzolati, cioè parliamoci chiaro Montella: lo so Garibotti: no, Cicoria no, non me lo credo Montella: no prezzolato no, però condizionato psicologicamente Garibotti: e D’Este è uno allineato, cioè D’Este e Pozzana sono due nullità

E’ solo un brevissimo estratto di intercettazioni che fanno parte di un’inchiesta che a quanto è dato di sapere attraversa territori ancor più vasti. Lo dico solo per spiegare che molto probabilmente di questa storia si parlerà ancora. Chi vorrà seguirla dovrà leggere molti verbali, molte dichiarazioni, molte interpretazioni. E armarsi di molta pazienza e rigore per trarre da questa storia, che emana quello che Paolo Borsellino ha definito “il puzzo del compromesso”, una valenza positiva. O almeno per affrontarla in maniera laica ed intellettualmente onesta, cosa che ritengo un dovere per chi ama davvero questo sport

Molti, leggendo quella conversazione tra due ex arbitri divenuti dirigenti del settore, saranno saltati alla conclusione. E cioè che quella partita è stata decisa dagli arbitri a favore di Siena. Oppure, è la stessa cosa in linea di principio, che è una montatura anti-Siena. Tra quelli che avanzano, la maggioranza per varie ragioni si sarà interrogata soprattutto sulle prospettive giudiziarie e sportive dei procedimenti in essere (e che verranno). Perché in un contesto che ha metabolizzato anche un fenomeno come Calciopoli (cfr. La 7 martedì sera) e che vive un momento piuttosto complesso (ah gli eufemismi …) sul tema della Giustizia, è molto difficile uscire da questi paletti. E invece bisogna andare oltre

Io dico che gli sviluppi delle inchieste vanno seguiti con la massima attenzione. Che le eventuali responsabilità a livello sportivo e penale vanno individuate con fermezza. Che tutti devono fare la propria parte per favorire l’accertamento della verità. Ma che questi atti dovuti da parte delle autorità competenti non esauriscono quello che è dovuto a questo meraviglioso Gioco, anzi

Se si vuole davvero fare un passo avanti bisogna dichiarare che questo spaccato è desolante, che porti o meno a condanne ed accertamenti. Che chi antepone il proprio interesse a quello dell’agonismo di olimpica memoria (riprendo le parole della dottoressa Tassone) perpetra un crimine gravissimo. Anche se quell’interesse non altera il risultato finale, anche se non vi è un mercimonio diretto a causare questa violazione etica

Avventurarsi dentro quell’intercettazione è tout court molto complesso. Diventa poi impossibile senza una autentica conoscenza delle carte dell’inchiesta. L’esperienza del caso-Lorbek ci insegna che il disvelamento dei fatti avviene lentamente, in maniera confusa e contraddittoria. Con il massimo rispetto per l’Autorità Giudiziaria ci dice anche che non tutte le ipotesi di reato sono poi dimostrate o dimostrabili. Insomma, che per chi come noi guarda da fuori, farsi un’idea è molto difficile

Questo non può però autorizzare a voltare la testa dall’altra parte. A pensare che tanto è troppo difficile capirci qualcosa e non val la pena di infilarsi nei meandri maleodoranti di questo caso che tutti noi abbiamo già cercato di allontanare freudianamente, pensando che fossero in pochi, che fosse roba di minors, che tanto ci avrebbe pensato qualcun altro a mettere le cose a posto. Che alla fin fine è roba di Federazione, che se la sbrighino da soli

E invece i fatti li dobbiamo conoscere, lo pretendiamo. E le già chiarissime mancanze in azioni ed omissioni della FIP sono solo il primo fatto, non tutta la storia. Pretendiamo anche di conoscere l’interpretazione autentica della successione di quei fatti. Lo prendo solo come esempio, ma alla luce di quella intercettazione io voglio sapere perché Cicoria per un periodo di tempo così lungo non ha mai arbitrato a Siena. Non perché dia a questo fatto alcuna valenza. Non perché abbia un pre-giudizio che spiega con qualche teoria del complotto la sua assenza da Viale Sclavo, dove a scanso di equivoci gioca la squadra che in queste tre stagioni ha vinto sul campo scudetti dettati da una superiorità chiara e limpida. Non perché quella conversazione rappresenti nulla più, appunto, di una conversazione. In cui chiaramente abbondano pareri e millanterie. Ma non per questo possiamo permetterci di lasciare anche una sola domanda inevasa. Permettersi un deficit di trasparenza è diventato inaccettabile

Perché un contesto in cui dopo 10 giornate si scopre che forse a Napoli c’è un problema, in cui i proprietari si dimettono dalla presidenza, in cui si pensa solo a rimandare le questioni o a metterle sotto il tappeto (ammesso che ci sia ancora spazio …) è malato. E se non si coglie adesso l’occasione di uscire dal compromesso, di fare i conti col proprio passato per costruire un futuro diverso, allora poi potrebbe essere troppo tardi

Per questo mi sento di invitare tutti a seguire con immutata fiducia il basket. A non cercare una giustizia sommaria, selettiva, parziale o formale. A lavorare su un doppio binario, oggi per capire cosa è successo fino a ieri e domani per far sì che non succeda più. Nel nome di quegli arbitri che hanno lavorato duramente per un successo sportivo e sono stati scavalcati da una logica politica che bisogna ripudiare e disprezzare. Di quelli, tantissimi, che continuano a lavorare in campo per quel Gioco che ci accomuna tutti. Glielo dobbiamo, ce lo dobbiamo

Papalia lascia ma non lascia

Dichiarazione del Presidente Dr. Gaetano Papalia in occasione di una conferenza stampa tenutasi oggi pomeriggio al PalaBarbuto.

“Da oggi metto a disposizione della città e delle istituzioni territoriali campane il ruolo di Presidente della società. Resto il titolare delle azioni della società ma sono disponibile ad affidarne la guida ad un persona che, meglio di me e più efficacemente di me, possa toccare i tasti giusti, possa avere i canali più adeguati per un coinvolgimento del tessuto economico, imprenditoriale e politico locale. Una persona più adatta di me ad operare in questo senso su Napoli. Anche i ruoli di consiglieri di amministrazione sono messi a disposizione della città e delle forze napoletane che vogliano fare il bene della Nuova Basket Napoli. Ho sospeso oggi l’attività sportiva. Gli allenamenti riprenderanno quando ci perverrà un segnale deciso, determinato, forte tale da assicurare a questa società e questa squadra un immediato presente ed un futuro solido così come volevamo. Non lascio il controllo azionario della società e non lascio la sfida personale su Napoli. Non ho intenzione di trasferire la società da nessuna parte. Voglio solo che sia gestita da una persona più idonea di me. Nonostante i ritardi e le difficoltà gestionali, abbiamo allestito una buon roster che domenica scorsa ha dimostrato di poter vincere le sue partite e lo ha dimostrato contro una squadra come Varese che sta ottenendo risultati positivi, molto bene allenata e costruita. Sono particolarmente soddisfatto di vedere la squadra in crescita.

Oggi ho parlato con una delegazione della squadra per spiegare il motivo per il quale ho sospeso gli allenamenti. I giocatori hanno dimostrato grande maturità e hanno apprezzato molto l’iniziativa presa. Ho voluto bloccare gli allenamenti finché non saranno chiari alcuni profili gestionali e a salvaguardia dei loro stipendi. Sono molto orgoglioso della sostanziale compattezza dimostrata dalla squadra.

Il mio scopo è quello di usufruire di una guida e di un consiglio di amministrazione che più autorevolmente di me possano ottenere i risultati che finora io non sono riuscito ad conseguire. Sono lusingato della simpatia che hanno dimostrato nei miei confronti tutte le forze politiche cittadine. Pur ringraziando il Sindaco Rosa Russo Jervolino delle espressioni di apprezzamento che mi ha voluto rivolgere attraverso l’Assessore allo Sport Alfredo Ponticelli, devo necessariamente mettere a disposizione il mio ruolo per senso di responsabilità. Ringrazio anche il consigliere comunale Raffaele Ambrosino per le parole di stima nei miei riguardi pronunciate oggi nel corso nella riunione odierna del consiglio comunale. Stiamo attraversando una fase difficile e desidero che sia chiaro che il responsabile di tale situazione è il sottoscritto Presidente della Società. Questo è il giusto motivo che legittima a tutti gli effetti la necessità della mia sostituzione.

Resterò ad assolvere a tutta quella serie di impegni operativi che impone una società dal ragguardevole budget economico come la nostra. Una società professionistica necessita di procedure di lavoro puntuali ed efficaci. Stiamo operando senza general manager e c’è quindi un’area di lavoro da coprire. Spenderò il mio tempo per coprire intanto quell’area con un’azione di supplenza operativa.

Non sono riuscito finora a sbloccare delle risorse pur essendo state formalmente definite a livello contrattuale ed impegnate a livello contributivo. Si è determinata cioè una situazione di illiquidità che in questo momento non consente di garantire il pagamento delle remunerazioni. Ho sospeso l’attività sportiva totalmente. Chi arriverà avrà carta bianca. Tuttavia non sono stato con le mani in mano negli ultimi tempi. Ho intavolato già dei rapporti con persone di grande serietà che potrebbero essere importantissime per la società e hanno espresso un gradimento di massima rispetto ad un loro coinvolgimento.

Nel caso non si dovesse muovere nulla, sceglieremo una guida tecnica per la presidenza della società che gestisca le risorse che si possono reperire, adegui il modello organizzativo in base alle risorse, pensando ad avere una società alla fine dell’anno che sia in grado di affrontare in maniera stabile il campionato successivo.

E’ mia intenzione tutelare la società ed il pubblico napoletano. Continuo fortemente a ritenere che questa città sia un palcoscenico straordinario per il basket. Voglio ringraziare il pubblico che tutti coloro che sono venuti al palasport e che non hanno mia smesso di incoraggiare la squadra. Abbiamo perso dieci volte e hanno continuato ad applaudire. E’ gente straordinaria che è difficilissimo incontrare. Ha dato dimostrazione di cuore e di coraggio incomparabili”.

Sport e cultura

La cultura, vocabolario alla mano, può essere definita come quel patrimonio sociale di un gruppo umano, trasmesso di generazione in generazione, che comprende conoscenze, credenze, fantasie, ideologie, simboli, norme, valori, nonché le disposizioni all’azione che da tutti questi derivano e che si concretizzano in schemi e tecniche d’attività tipici di ogni società. E che c’azzecca col basket, avrà pensato più di qualcuno ? Io dico che ci azzecca, e non solo perché lo sport è chiaramente una fondamentale forma di cultura.

Una cultura formata dai comportamenti di chi in questo gruppo umano vive. Cito un grande giocatore e grande uomo, Steve Nash, che parla del suo vero Amore commentando l’episodio Henry

My point to people is they act as though he left his house that morning (planning) that he was going to handball and win the game. The ball came over 15 peoples’ heads, skipped on a wet grass and hit his arm. Whether he made a reaction to handball or not, we’re talking about a split second. I don’t think you can hang someone for murder when they just put their hand up. Manslaughter, maybe. It’s a reaction. and anyone in that situation would’ve done that. We could always say, ‘He celebrated after,’ and did all that. When there are 80,000 people in your country that are erupting as you made the World Cup, I’d like to see how many of us would tell everyone to sit down and actually hand him the ball. It’s the referee’s job.” “It’s hypocritical. It’s a shame that that’s what happened. My family’s English (his parents moved to South Africa two years before he was born). In England and Ireland, you’re taught from a young age not to cheat, not to dive, not to do anything that would gain an unfair advantage. The English, and I’ll say, ‘We English,’ expect everyone to be that way but the truth is the rest of the world is taught to do the opposite. Get any advantage you can. For the English and Irish to turn around and hold everyone up to their standards is unrealistic.


Una spiegazione interessantissima, anche dal punto di vista antropologico. Certo, chi è senza peccato scagli la prima pietra. E il magico Steve ha ragione a dire che tutti quelli che si sono scagliati sul suo amico francese non avrebbero mai avuto il coraggio di dire “è vero, ho fatto fallo di mano apposta”. Ma ugualmente bisogna tendere all’utopia, sperare che tra 10 o 100 anni ammettere qualcosa contro i propri interessi sarà normale, virtuoso, accettato. Senza assediare magari per due ore chi fa uno sforzo di verità e giustizia ….

Ebbene, io dico che tutti noi della comunità dei canestri siamo responsabili in quota-parte di alcuni dis-valori che fanno parte della nostra cultura. Ed il fatto che siano meno rilevanti rispetto al calcio non può e non deve consolarci. Non sto puntando il dito contro una o più persone e mi faccio carico della mia rilevante quota-parte di responsabilità. Ma la cultura si può costruire o ri-costruire, e questo potrebbe essere il momento di farlo.

Mi rendo conto che il discorso potrebbe suonare reboante o velleitario, ma il dibattito culturale è una delle cose più stimolanti che ci possano essere, e non mi va di rinunciarci. Il principale disvalore che riscontro è credere che il risultato sia l’unico obiettivo cui tendere. “Il fine giustifica i mezzi” è una frase tremenda, orribile. L’elogio della furbizia è tutto tranne che condivisibile, e nessuna persona dotata di senso della Giustizia e della Democrazia vorrebbe mai vivere sotto il giogo di quel Principe. Esagerato, direte voi, ma cosa c’entra con quel meraviglioso balletto che si celebra nei 28 x 15 di parquet ? Un po’ c’entra, credetemi.

Non è nostalgia di De Coubertin e non è superficiale buonismo. Ma che tutto debba essere retto dal principio “chi vince ha sempre ragione” è francamente insopportabile, in più di un senso. Intanto, in linea di principio, competere in maniera equa è molto più importante che vincere. E per “equo” non mi riferisco ad una formale osservanza del dettato di regolamenti spesso vuoti ed anacronistici. Intendo semmai una autentica adesione al principio che è preferibile perdere comportandosi rettamente che vincere in maniera anti-etica.

Non risulta alcunché di simile nella nostra serie A ? Verissimo, ma non mi basta. Ho troppa paura di un ambiente (quello sportivo in generale) che mette in croce chi si fa fare un gol per riparare un torto subito, esalta la figura dei maneggioni e non riesce a sconfiggere (anzi ….) una piaga come quella del doping. Certo, al momento nel basket di vertice non c’è traccia di comportamenti simili e personalmente ho zero elementi per credere il contrario. Ma non possiamo far finta che quello che leggete sotto (dal sito di Gazzetta) sia accaduto in un altro paese ….

Intercettazioni squallide, per livello morale e “culturale”. Addirittura Garibotti utilizza il figlio Matteo per sistemare le partite. Dice all’arbitro Rosi che “Cecina deve vincere” ricordandogli che avrà il commissario (cioè voti alti) se la gara andrà come previsto. E quando ancora al Cecina capita un arbitro “vero”, e il loro dirigente si arrabbia, Garibotti dice al telefono: “Ha ragione quello del Cecina ad incazzarsi, gli diciamo cazzo che gli mandiamo gli arbitri a favore, e poi gli fanno così, ma vaffanculo dai…”. Così anche per la squadra di Porto Empedocle: favori in cambio di cosa, oltre che soggiorni e cene di pesce?


Sì, responsabilità individuali, chiaro. Ma sempre a livello culturale, ce ne siamo preoccupati a sufficienza ? Io personalmente no, lo dico con dispiacere. Nel basket italiano non esiste un Principe, ma non per questo è meno grave la generale tolleranza (invidia ?) per chi prova a vedere se le regole e prima ancora i princìpi che le informano sono flessibili. Se si piegano cioè  a interpretazioni speciose ed aggiramenti. Siamo sicuri che tutti condanneremmo un eventuale Principe ? Non è che invece sotto sotto tutti pensiamo che se uno è in grado di “aiutare” la propria causa fa bene a farlo (salvo trasformarci in Savonarola nel momento della scoperta degli “aiuti”) ? E addirittura che i più bravi sono quelli che lo fanno meglio ?

Non sto denunciando qualcosa in maniera criptica, sia ben chiaro. Sto solo dicendo che prevenire è meglio che curare, e che migliorare gli anticorpi del sistema non sarebbe una cattiva idea (inchiesta di Reggio Calabria docet). E poi la non-cultura del risultato si estrinseca anche in cose meno gravi e più sfuggenti. Siamo in grado di parlare bene, per una volta, di un allenatore o un giocatore che han perso una partita od un campionato ? O di sottolineare gli errori o le mancanze di chi invece ha vinto ? Ancora, personalmente non abbastanza. Il basket è un gioco di squadra, in cui il risultato finale è solo la sintesi di tantissimi elementi. Partire dal risultato per poi cercare di trovare i motivi che lo hanno determinato è un’operazione scorretta in senso stretto. Ma è la tentazione cui tutti cediamo, perché …. così fan tutti.

Siamo capaci di andare oltre i dati, oltre le statistiche, oltre la logica comune ? Anche qui, non abbastanza. Pensiamo agli arbitri, al loro ruolo, così delicato e significativo. Quelli coinvolti nella vergogna su cui indagano a Reggio Calabria non vanno mischiati con la parte sana della categoria. Quella che andrebbe aiutata da tutti in quanto “male necessario”, già che tutti ne faremmo volentieri e meno ma senza non si può giocare. Li aiutiamo gli arbitri ? O gli chiediamo di cavarsela, di essere politicamente corretti prima che coraggiosi ? Io dico la seconda. Tecnicamente i nostri fischietti devono migliorare, questo è indubbio. Ma per farlo ci vogliono professionalità, cioè in ultima analisi soldi. Un paradigma importante, perché personalmente rifuggo da quelli che vogliono farci credere che sono proprio i soldi a portare la corruzione della morale. Troppo comodo, troppo banale. Semmai, provoco, è esattamente il contrario.

Chi non rispetta l’etica sportiva non può accusare i soldi o le tentazioni. Deve prendersela con sé stesso. E tenere gli arbitri in questo eterno limbo tra professionismo e dilettantismo, scaricare barili sulla e dalla Federazione significa solo non voler fare un passo avanti. Accettare il risultato si deve e si può. Ma per farlo davvero bisognerebbe anche prima aver fatto tutti gli sforzi possibili ed immaginabili per ridurre il margine di errore comunque insito nel gioco.

Vogliamo aiutare gli arbitri ? Cominciamo a valutare le loro decisioni solo con la tecnica e non con la dietrologia da spettatori o giornalisti. Proseguiamo con un comportamento da parte degli allenatori meno plateale e meno volto a trarre un vantaggio (sicuramente minimo) dal loro condizionamento. E finiamo trasmettendo ai giocatori la cultura che buttarsi per terra o usare dei trucchi per fare qualcosa di non legale e/o attriubuirlo all’avversario è un comportamento anti-etico, e non ne vale la pena neppure se aumenta le chance di vittoria. Naturale, chi arbitra deve intanto aiutarsi da solo, e non certo giustificare le proprie carenze tramite quelle degli altri.

Il risultato è importante, fondamentale. La stordente bellezza dello sport sta nello stimolare sacrifici incredibili in nome della Dea Nike, della Vittoria. Tutti noi amanti di questa gioia della vita ci immedesimiamo in chi vince e vuole farlo, Ma non a tutti i costi, e neppure a prezzo di realizzo. Altrimenti che gusto c’è ? Più princìpi e meno Principi, insomma. A volte è questione di accenti ….

Gli specialisti

TIRI DA 2

TIRI DA 3

TOMASSINI

0

10

100,0%

HOOVER

7

42

85,7%

LAUWERS

6

33

84,6%

FARABELLO

4

20

83,3%

CARRARETTO

2

9

81,8%

SCHULTZE

7

29

80,6%

STONEROOK

6

23

79,3%

SACCHETTI

3

11

78,6%

FORMENTI

5

16

76,2%

D. FILLOY

5

14

73,7%

MAESTRANZI

13

36

73,5%

BLIZZARD

7

18

72,0%

MCINTYRE

15

38

71,7%

MORANDAIS

16

40

71,4%

SAKOTA

17

40

70,2%

SANGARE

13

29

69,0%

KRUGER

11

23

67,6%

M. GREEN

26

54

67,5%

FLAMINI

11

22

66,7%

DOMERCANT

16

31

66,0%

HALL

17

28

62,2%

J. SMITH

25

41

62,1%

SORAGNA

13

21

61,8%

SKLAVOS

17

26

60,5%

T. BELL

28

41

59,4%

ERE

37

51

58,0%

Four Factors, la parola alla difesa

Domenica ho pubblicato qui i dati relativi ai Four Factors (le 4 statistiche più importanti per definire il rendimento delle squadre) in chiave offensiva. Chi volesse avere delle delucidazioni sulla formula può andare a http://www.basketball-reference.com/about/factors.html. Di seguito trovate invece i dati relativi alla difesa (le colonne di seguito rappresentano la % “reale” concessa, il tasso di palle perse degli attacchi avversari, la frequenza in lunetta degli avversari e la % di rimbalzo difensivo). Siena, che è stra-ultima per % di rimbalzo difensivo, guida il gruppo

% “REALE” PERSE LIBERI RIMB. DIF.
SI

0,465

0,219

0,113

0,643

27,68

AV

0,464

0,165

0,127

0,659

29,52

0,516

0,187

0,079

0,66

30,35

TV

0,509

0,152

0,109

0,659

31,38

ROMA

0,513

0,174

0,13

0,667

31,46

CE

0,538

0,193

0,087

0,683

31,66

BI

0,506

0,159

0,145

0,674

31,92

MI

0,495

0,146

0,133

0,713

32,41

BO

0,524

0,158

0,117

0,686

32,49

CR

0,548

0,169

0,125

0,661

32,79

FE

0,544

0,163

0,13

0,694

33,52

VA

0,589

0,183

0,104

0,664

33,83

MGR

0,534

0,152

0,092

0,755

34,04

TE

0,544

0,178

0,13

0,748

34,22

NA

0,571

0,12

0,091

0,671

34,63

PS

0,589

0,178

0,137

0,696

35,09