FILO DIRETTO

Destino Bennet (video)

Non so se Cantù sia o meno un Team of Destiny, ma certi indizi farebbero pensare in questa direzione. Pensate a due rimesse del tutto simili. A due difese che cambiano ambedue vista la situazione ma vengono punite in maniera diversa. Quella del BB Gescrap dal siluro di Basile che punisce la mini-esitazione di Hervelle che gli lascia prendere la palla, sia pure ad una distanza apparentemente proibitiva. Quella dello Zalgiris dalla grande lettura di Leunen, che guarda bloccante e bloccato e non si lascia prendere dalla suggestione, e quella di Shermadini, che punisce il cambio con un perfetto step-in che taglia fuori il difensore, indotto a trattenerlo e concedere il tiro libero che risulterà poi decisivo. Team of Destiny ? Non lo so, ma certo senza queste due rimesse forse l’Eurolega della Bennet avrebbe già perso quel senso che invece ha ancora, intatto.

Qui il video

Milano e il post (video)

Non c’è dubbio che le difficoltà di Milano siano uno dei temi “caldi” del momento. La mia impressione a caldo, dopo la gara di Varese, è che le difficoltà maggiori arrivino dalla metà campo offensiva, per poi trasferirsi in quella difensiva. Prima di addentrarsi nell’analisi, credo valga la pena di esaminare un paio di punti.

 

Il primo è relativo alla situazione psicologica della squadra. Termini come ansia, paura, tensione, sfiducia  e pressione vengono suggeriti per spiegare le difficoltà dell’Olimpia. Da fuori, mi sembra del tutto impossibile sapere come si sentono i giocatori in campo. Ma, sempre da fuori e con questo preciso limite, credo si avverta chiaramente un “qualcosa” di non strettamente cestistico che non permette alla squadra di esprimere le sue potenzialità. Scarterei il termine “paura”, che mi pare ingiustificato. Per tutti gli altri, bisognerebbe chiedere ai diretti interessati.

La questione numero 2 viene posta dalla famosa “vox populi” in questi (più o meno) termini: “possibile che Scariolo sia un bidone ? E’ solo colpa sua ?”.  No, non è un bidone. E non lo sono nemmeno Nicholas (direi ormai in arrivo), Bouroussis e Fotsis. Non impazzisco per Cook e Giachetti come coppia, ma che possa essere competitiva a livello di campionato italiano (e che NON abbia paura) è pacifico. Rocca e Mancinelli hanno fatto comunque due finali da protagonisti, e Melli e Radosevic interessavano a mezza Europa. Dunque no, bidoni non ce ne sono. Men che meno l’allenatore bi-campione europeo. Che di sicuro non sta ottenendo risultati tecnici pari alle attese ed al potenziale della squadra. Che di sicuro starà sbagliando qualcosa a livello di approccio e di scelte. E che, opinione personale da questa estate, ha contribuito in maniera decisiva a costruire una squadra con poca “leadership tecnica” e senza il giocatore (o ancora meglio “i giocatori”) capaci di procurare un vantaggio all’attacco.

 

Tornando a bomba, qui manca qualcosa in attacco. Anche a causa di un accesso dibattito pubblico in conferenza stampa, una delle questioni sollevate è relativa alla distribuzione dei tiri ed al lavoro che viene fatto per portare la palla vicino a canestro. A Varese Milano ha tirato col 69 % su 16 tiri da 2 e col 27 % su 30 tiri da 3, ma ovviamente il dato non può essere semplicemente preso ed utilizzato a supporto di una tesi. Senza avere ancora rivisto la gara, a memoria ricordo un numero notevole di “buoni” tiri da 3 sbagliato nel primo tempo, non a caso chiuso a 44 punti ed in vantaggio, sia pure di un solo punto. Ricordo invece qualche tiro “facile” sbagliato nel secondo tempo, laddove “facile” e “buono” indicano due cose diverse.

Su quantità e distribuzione può aiutare l’analisi per quarto dei tiri, mentre sulla qualità il modesto contributo che possono dare le cifre sta nel rapporto tra assist e palle perse.

  TIRI DA 2 TIRI DA 3 TIRI LIBERI ASSIST/PERSE
1° QUARTO 1/1 5/9 8/9 7/6
2° QUARTO 4/6 1/7 8/12 4/4
3° QUARTO 1/3 0/7 2/4 1/8
4° QUARTO 5/6 2/7 0/0 4/4

 

 

 

Una cosa, chiaramente, è tirare 16 triple a fronte di 21 liberi ed un rapporto assist/perse di 11/10. Un’altra, tutt’affatto diversa, , tirarne 14 a fronte di 4 liberi ed un 5/13 in quel rapporto. Per dire che comunque il secondo tempo dell’EA 7 a varese è stato davvero poca cosa. E che è difficilmente spiegabile a fronte di un primo quarto in cui lo shock post-Pana era stato avvertito (19-7 Varese) ed apparentemente superato. Detta molto grossolanamente, pare una squadra con alti troppo alti e (troppi) bassi troppo bassi.

 

Ora proviamo a concentrarci sul discorso post basso, rimandando ad un altro futuro post il delicato discorso sui pick and roll. Che il basket sia fatto solo di post bassi e triple e che i primi incarnino il bene ed i secondi il male è ovviamente tutt’altro che vero. Il basket offensivo del 2012 è equilibrio, è spaziature ed è fluidità. Non è un mistero che Sergio Scariolo sia convinto che mettere la palla dentro presto sia una cosa da fare sempre e comunque. Personalmente ho sentito sostenere dallo stesso coach bresciano in un interessante clinic il concetto che in ogni azione a metà campo deve esserci un passaggio dentro il più presto possibile, per dire quanto alta sia la sensibilità di Don Sergio sulla questione. E infatti, non a caso, Milano è una squadra che il post basso lo pratica molto. Inclusi i passaggi che ne derivano, l’11,9 % dell’attacco milanese deriva da questa soluzione. Solo Caserta (col 12%) produce più attacco dell’Olimpia dal post basso. Roma, Siena e Teramo sono le uniche altre oltre il 10 %. Bologna fa benino in classifica col 5,5 %, Casale malino col 3,4 %. Per dire semplicemente che il “quanto” conta molto, ma il “come” assai di più.

Ed allora andiamo a vedere un po’ questo “come”. Partendo dalle situazioni di post basso in cui il tiro viene preso direttamente. Siccome l’obiettivo di Milano mi pare quello di superare Siena, potrebbe essere interessante paragonare le due squadre da questo punto di vista.

 

 

EA 7

MPS
67,4 PUNTI/100 POSS. 89,3
39,1 % TIRO 48,1
22,0 % PALLE PERSE 18,1

Come si vede facilmente, il post basso “direct” (come lo chiamano nell’NBA) e comunque le conclusioni da quell’area del campo non sono particolarmente remunerative per Milano, che in termini di punti su 100 possessi in questa specialità fa meglio solamente di Cremona e Casale Monferrato. I motivi sono molteplici e molto difficili da investigare dall’esterno. Si potrebbe banalizzare e dire che soprattutto Bouroussis non sta facendo bene. Si potrebbe aggiungere che mancano Hairston e Gallinari, che spesso avevano proibitivi vantaggi sull’avversario diretto. Si potrebbe discettare a lungo di come troppo spesso sia laborioso l’arrivo della palla in post basso e di come, soprattutto ultimamente, la palla in questione arrivi tardi e malino.

Se ne facciamo una questione individuale, questa è la classifica dei migliori giocatori di post basso della Lega che giochino almeno 2 possessi a partita sulle “tacche”:

 

 

POSS.                                PUNTI/100 POSS.
1 Diawara 3,3 116,1
2 Tusek 2,0 112,5
3 D.Ivanov 2,2 100,0
4 Slokar 3,0 98,1
5 Crosariol 2,2 97,4
6 D. Andersen 5,3 95,3
7 A. Smith 4,4 82,4
8 Ju. Jones 3,1 75,5
9 B. Brown 2,4 74,4
10 Mancinelli 2,8 73,3
11 Amoroso 3,9 71,4
12 Bouroussis 3,8 70,2

 

 

 

 

Sono molti, insomma, i giocatori che producono di più (molto di più) di quello che stanno facendo i due milanesi. Ma questo, per fortuna aggiungo, è uno sport di squadra. Ed altri dati, che servono solo a corroborare o meno delle impressioni avute durante la visione delle partite, ci dicono che il problema non è (o perlomeno non è solo) il rendimento dei singoli. Sono i dati che sui riferiscono a cosa succede quando il pallone esce dal post basso e l’attacco chiude l’azione altrove. Qui le cose sono diverse:

 

 

 

 

POSS.                  PUNTI/100 POSS. 
1 D. Andersen 1,4 139,1
2 Diawara 1,2 130,0
3 Mancinelli 1,4 127,3
4 Bouroussis 1,4 109,5

 

 

 

Forse abbiamo identificato un dato interessante. Proviamo ad approfondirlo ulteriormente, mettendo a confronto per ciascuno dei due le situazioni in cui ricevono e tirano in post basso con quelle in cui riaprono e tira qualcun altro dal perimetro

MANCINELLI

 

 

POST BASSO  RIAPERTURA
75,0 P.TI/100 POSS. 127,3
35,3 % TIRO 81,3*
9,1 % PERSE 22,7
 * PERCENTUALE “REALE”
BOUROUSSIS

 

 

POST BASSO  RIAPERTURA
71,7 PUNTI/100 POSS. 109,5
44,1 % AL TIRO 67,9*
18,9 % PALLE PERSE 19,0

* PERCENTUALE “REALE”

 

 

 

Allora abbiamo risolto tutto, basta cacciare fuori qualche pallone in più dal post basso e questa è la pietra filosofale ? Ma certo che no, neppure io riuscirei a fermarmi ad una banalità del genere. E’ vero però che abbiamo identificato con l’aiuto delle cifre dei possessi di post basso più produttivi degli altri, perlomeno per i giocatori ed il contesto oggi dell’EA 7. E sono possessi, non a caso, in cui il pallone arriva in post con un “engry pass” più secco, con un po’ di movimento in più ed un po’ prima. Insomma, la differenza è tra passare da un punto A ad un punto B e poi andare 1 contro 1 dal post basso ed entrare nel gioco in movimento, mettere la palla dentro, avere movimento (magari tramite uno split o similare) e quindi sfruttare sul perimetro (se serve anche con 2-3 passaggi) la preoccupazione che incute nella difesa la ricezione in post basso. Ed è una differenza enorme.

 

Col video, sotto trovate il link, è ancora più semplice capire che andare in post basso con 10 se non 15 secondi sui 24 e da lì non impegnare oltre la difesa, senza avere Shaq conviene molto relativamente. Se invece c’è la pazienza necessaria per costruire da lì in poi, prima o poi anche i post bassi diretti avranno successi.

 

Senza nulla togliere a nessuno, il post basso diretto di Mancinelli sul lato sbagliato contro Siena a meno di due minuti dalla fine e con l’MPS in rimonta, non rappresenta proprio il non plus ultra. E non perché il tiro è stato sbagliato o i numeri sono contro di lui, o meglio non solo. Si tratta soprattutto di giocare una pallacanestro equilibrata e che impegni la difesa, cercando di costruire il famoso vantaggio e poi dilatandolo od almeno mantenendolo fino alla conclusione.

 

Prossima puntata: il pick and roll. In attesa di JR Bremer, o chi per lui, che da questo punto di vista dovrebbe aiutare. Ma come abbiamo visto, non è questione di singoli !

Qui il video 

 

 

 

Kevin Durant, disumano (video)

Che Kevin Durant con la palla in mano sia l’arma più totale in mano ad un allenatore sul Pianeta Terra è opinione tanto diffusa quanto condivisibile. La premessa da fare è che la pallacanestro di isolamento non è di per sé vincente. Avere cioè un giocatore fortissimo e mettergli la palla in mano dicendogli “adesso fai tu” non è di per sé viatico per una grande stagione. Il che non toglie che in una Lega come l’NBA, coi 3 secondi difensivi, avere uno che produce in questa situazione è di enorme importanza, soprattutto se poi da lì costruisci il tuo attacco a seconda delle contromisure difensive. Prima di concentrarci sull’aspetto tecnico, vale la pena di analizzare qualche statistica. Usando come metro di paragone i punti su 100 possessi, questa è la classifica dei migliori giocatori in isolamento della lega:

POSSESSI PER GARA PUNTI/100 POSSESSI
1. JRUE HOLIDAY 3.2 126.2
2. CHRIS PAUL 5.3 125.0
3. LEBRON JAMES 7.9 105.3
4. R.ELL WESTBROOK 4.2 101.7
5. TY LAWSON 3.1 100.0
6. MARSHON BROOKS 4.2 98.2
7. KEVIN DURANT 6.4 97.8
8. ANDRE IGUODALA 3.4 95.7
9. ANDREA BARGNANI 3.4 94.9
10. DERRICK ROSE 3.2 92.7

Direi che già qui arrivano notizie interessanti. Da Bargnani che produce più di Rose, dal quarto posto del vituperato Westbrook (e Harden con 104,8 punti per 100 possessi non raggiunge il quorum) all’oro del super-emergente Holiday. Che quasi 8 possessi di isolamento per gara per LBJ siano troppi lo penso pure io (da ieri sera un po’ meno gli Spurs). Se però pensiamo che con 8,2 possessi a gara Bryant di punti su 100 possessi ne produce 77,8 e con 8,3 Carmelo Anthony non supera i 70, allora forse Lebron ha diritto ad un minimo di rivalutazione. Se vi interessa, abbiamo un Tony Parker a 78,4, un Griffin a 77,8, un Wade a 76,7, un Deron Williams a 73,7 ed un Amar’è a 63,6. Solo per dire, per terminare la divagazione, che i numeri di Durant e soci non sono necessariamente così scontati.

Tornando al nostro, è interessante notare come la sua irresistibile ascesa abbia prodotto un’aumentata attenzione delle difese nei suoi confronti. E se questo ha prodotto un abbassamento della produttività nella passata stagione, finora in questo pazzo 2012 le cose stanno andando in senso diverso. Sempre prendendo in esame solo i possessi di isolamento, questa è la recente evoluzione di KD35:

PUNTI/100 POSSESSI PERCENTUALE “REALE”
2009-2010 97,6 45,0
2010-2011 90,8 40,7
2011-2012 97,8 48,6

Con i numeri non ci resta che analizzare il diverso rendimento degli isolamenti dell’ex Texas a seconda delle zone del campo in cui vengono giocati. Isolarsi in punta piuttosto che a destra o sinistra richiede, per poter avere un’efficacia diffusa, grandi fondamentali. Se un giocatore è limitato, usa cioè un lato meglio dell’altro od una mano meglio dell’altra, è fatale che prima o poi, in quest’epoca di analisi, la sua debolezza venga sfruttata dagli avversari.

FREQUENZA PUNTI/100 POSSESSI PERCENTUALE “REALE”
LATO SINISTRO 23,0 % 80,0 39,3
LATO DESTRO 25,3 % 136,4 67,6
PUNTA 51,7 % 93,3 43,8

Come è ovvio, la metà abbondante dei possessi ha luogo nella fascia centrale, dove la difesa ha più campo da difendere. Ma l’eccellente distribuzione dei possessi sui due lati del campo mostra un’ottima resa anche in queste situazioni. Resa che diventa addirittura irreale sul lato destro, dove la produzione è francamente imbarazzante per i comuni mortali.

Per poter giocare così, bisogna padroneggiare al meglio la mano debole, che nel nostro caso è la sinistra. Cioè quella che la difesa ti invita preferibilmente ad usare. Anche qui, i numeri ci fanno capire bene di che livello stiamo parlando.

MANO DESTRA MANO SINISTRA TIRO SENZA PALLEGGIO
LATO SINISTRO 20 % 55 % 25 %
LATO DESTRO 32 % 41 % 27 %
PUNTA 27 % 47 % 27 %

Insomma, le difese il loro mestiere lo fanno. Ma questo non impedisce a KD di fare il suo. Il suo compito deve essere quello di non abusare di questo tipo di soluzione e di usarla soprattutto per aumentare la pericolosità della squadra. Ma l’analisi statistica è chiara nell’indicare come quasi indifendibili gli isolamenti della stella dei Thunder.

Per il resto, vedere per credere. Come dimostra il video che racchiude una buona serie di isolamenti portati a buon fine con utilizzo esclusivo o prevalente della mano debole.

La difesa dei Bulls (video)

La difesa contro il pick ‘n roll dei Chicago Bulls è un buon mezzo per entrare in un sistema al momento senza eguali nel panorama mondiale. Quello che impressiona è la capacità della squadra di Thibodeau di essere sempre uguale a sé stessa, un traguardo che non può essere raggiunto senza dedicare molto tempo al lavoro difensivo e senza fare della difesa una merce di scambio con chi vuole avere minuti indipendentemente dal cognome e dallo stipendio.

Quello che stanno facendo i Bulls è rovesciare i termini comuni. Ovvio, avere Rose non guasta, ci mancherebbe. Ma intanto anche un MVP partecipa attivamente alla fase difensiva e tramite questa viene valutato internamente. E poi di giocatori talentuosi ce ne sono tanti anche in squadre perdenti (cfr. Washington tanto per fare un nome). Chicago dimostra però come sia del tutto possibile chiedere loro di giocare davvero due metà campo. E come questo porti dei risultati tangibili nella colonna delle “vittorie”.

Balza all’occhio come i Bulls siano al numero 2 pur commettendo meno di 5 falli ogni 100 possessi. Un altro indicatore che ci dice come la loro sia una difesa che esegue, non solamente aggressiva. Una difesa che mira alla sostanza e non all’apparenza, e che produce risultati.

Nel video vengono sottolineati quattro aspetti che si ritrovano continuamente :
1)    SHRINK THE FLOOR (“RESTRINGI IL CAMPO”). I cinque difensori si muovono continuamente per mostrare a chi ha la palla un campo più stretto, più affollato. Un campo che sconsiglia penetrazioni e passaggi corti e penetranti, costringendo quindi a muovere la palla in maniera assai meno pericolosa per la difesa
2)    HELP THE HELPER (“AIUTA CHI AIUTA”). Per raggiungere il primo obiettivo bisogna aiutare molto e spesso. Ma chi aiuta sembra legato da una cordicella (“string” è il termine inglese) con i compagni, che a loro volta aiutano chi aiuta. Guardate la finezza nel primo esempio di Gibson, numero 22, che tocca il tagliante, per fargli comunque sentire l’aiuto e disorientarlo quel decimo di secondo che spesso paralizza l’attaccante.
3)    FUNNELING (“INDIRIZZARE LA PALLA”). Quando la difesa riesce a mandare la palla sul lato, poi vuole tenerla su quel lato ed applicare i primi due concetti. Ne consegue che spesso non è il palleggiatore a decidere dove si va. E quando il campo finisce o sta per finire il numero di difensori attorno alla palla è sempre nutrito.
4)    CONTESTING (“DISTURBARE IL TIRO”). La scelta è di concedere qualcosa. Sostanzialmente un tiro da fuori area ma non da 3. Che però può essere contestato anche poco ed all’ultimo momento da chi è in ritardo. Perché anche i piccoli dettagli contano. Ed anche solo passare vicino al tiratore, come nell’ultimo esempio contro i Lakers, ha il suo valore.

Buon Video !

Il tiro del Gallo (video)

Il tiro è per definizione un fondamentale tanto importante quanto insondabile. E’ vero, verissimo, che fare o non fare canestro può essere considerata una questione del tutto legata a meccanica e parabola ( qui chi vuole può trovare un testo di raro interesse dell’amico Adam Filippi sull’argomento). E’ però altrettanto vero che il fattore mentale è decisivo, e dall’esterno è del tutto impossibile farsi un’idea completa del perchè il tiratore attraversi momenti sì e momenti no. Che quello di Danilo Gallinari sia un momento no è sicuro, perchè lo dicono i numeri inequivocabilmente.
STAGIONE (Squadra) TENTATIVI PERCENTUALE
04/05 (Casalpusterlengo) 64 40,6
05/06 (Pavia) 73 46,6
06/07 (Milano) 117 29,9
07/08 (Milano) 168 40,5
07/08 (Milano-Eurolega) 44 31,8
08/09 (NY) 72 44,4
09/10 (NY) 488 38,1
10/11 (NY) 239 34,7
10/11 (DEN) 54 37,0
11/12 (Milano) 22 22,7
11/12 (Milano-Eurolega) 30 26,7
11/12 (DEN) 28 14,3

 

 

Il dettaglio di questa stagione dice 5/22 in serie A + 8/30 in Eurolega + 4/28 in NBA = 17/80 (21,2 %). Se volete aggiungere il 5/23 agli Europei arriviamo a 22/103, sempre 21 % e rotti, sempre pochissimo rispetto alle abitudini.

Che siano numeri bassi è indubbio. Come che il campione statistico, rispetto al resto della tabella, sia poco significativo. Ma se in tre squadre diverse, in tre contesti diversi e da due distanze diverse ci sono analoghi problemi, significa che potrebbe effettivamente esserci qualcosa di strutturalmente o mentalmente sotto il par, e non in senso golfistico (ciao Mario, scusaci da lassù se usiamo il tuo sport).

La prima idea, intuitiva, è che un fisico non ancora completamente formato e sottoposto ad un serio lavoro di potenziamento possa essere alla ricerca del “tocco” che spesso per un tiratore è sfuggente. Nel video si possono notare delle piccole cose, da parabole più irregolari del solito a impercettibili pause nel movimento (visibili anche nell’esecuzione dei tiri liberi). Ma parlare di differenze abissali mi sembra farsi suggestionare.

La seconda considerazione è che se c’è qualcosa di mentale si può escludere facilmente il fattore-paura. Il video mostra chiaramente che contro i Lakers allo Staples la fiducia viene meno e gli ultimi due tiri sono male effettuati. Ma finisce davvero lì, se discutiamo la consistenza mentale di un giocatore del genere non conosciamo né lui né la sua storia. Inoltre il trend post-LA è positivo a livello di meccanica, anche se nel rematch contro i Lakers e contro i Bucks sono andati dentro solo 2 tiri su 12 (sempre meglio dello 0 su 9 delle due gare precedenti). Ma gli errori sono usciti in maniera diversa, migliore se mi spiego.

Un altro elemento interessante è la pessima prestazione di squadra dei Nuggets, che al momento viaggiano col 25,6 %, quint’ultima prestazione della lega (curiosamente hanno anche la terza miglior prestazione difensiva contro il tiro da 3).

Escludendo che si tratti di un problema relativo all’aria od acqua del Colorado, ci sta che il sistema offensivo di Karl non sia al momento il migliore amico dei tiratori. Analizzando le statistiche avanzate si scopre quanto segue:

 

 

 

PESO SU 100 POSSESSI
IN SOSPENSIONE IN PENETRAZIONE
09/10 (NYK) 76,4 % 17,1 %
11/12 (MI) 57,7 % 22,5 %
11/12 (DEN) 63,5 % 23,1 %
PUNTI SU 100 POSSESSI
IN SOSPENSIONE IN PENETRAZIONE
09/10 (NYK) 98,2 120,5
11/12 (MI) 84,4 128,0
11/12 (DEN) 51,5 141,7
% “REALE”
IN SOSPENSIONE IN PENETRAZIONE
09/10 (NYK) 49,0 57,5
11/12 (MI) 42,2 60,0
11/12 (DEN) 25,8 66,7

 

 

 

La radiografia è quella di un giocatore in mutazione, passato da essere semi-esclusivamente perimetrale a mettere palla per terra con eccellenti risultati, sia perché è molto più grosso che per l’indubbia attenzione che il sistema offensivo di George Karl dedica ad isolamenti e penetrazioni in generale. Nel conto ci finiscono anche parecchi canestri in contropiede, visto che il callido lodigiano ha ben compreso come fare del “leasing” (cioè scappare avanti il più presto possibile) con Ty Lawson ed Andre Miller sia sempre un bell’affare.

Non è un caso che molti degli errori facciano seguito a situazioni in cui lo stesso Gallinari ha trattato il pallone, situazioni diverse rispetto ai giochi molto più a termine dei Knicks d’antan (non quelli di oggi quindi).

Riassumendo, quel pochissimo che noi da fuori possiamo ipotizzare è :

  1. Lavoro fisico che richiede un periodo di riconversione della meccanica di tiro al corpo che cambia (cit.)
  2. Diverso sistema offensivo che dà meno importanza al tiro da 3 punti come obiettivo
  3. Progressiva perdita di fiducia fino alla gara contro i Lakers vista anche la scarsa prestazione della squadra
  4. Stagione “strana” anche per la necessità di adattarsi a contesti diversi come la Nazionale, il club in serie A ed Eurolega e l’NBA (posto che i numeri dicono chiaramente come l’unica costante sia appunto la percentuale da lontano sottomedia)

 

Peraltro, l’analisi non sarebbe completa se non tenesse conto di una consistenza difensiva totalmente diversa rispetto al passato. Al di là di dare un contributo molto significativo a tenere Kobe Bryant ad un inusuale 12 su 46 in due gare (con fiori i sfondamenti e falli in attacco personalmente subiti) il ragazzo di Graffignana è un difensore completamente diverso rispetto al passato, come dimostrano i numeri.

 

SITUAZIONI DI ISOLAMENTO

 

STAGIONE PUNTI CONCESSI/100 POSSESSI % “REALE” CONCESSA
09/10 (NYK) 86,1 44,4
10/11 (NYK) 97,9 49,5
10/11 (DEN) 111,4 57,9
11/12 (DEN) 40,0 14,3

 

 

Anche qui, stiamo parlando di interi campionati paragonati a pochissime partite di una stranissima stagione. Però è curioso che la percentuale che Danilo concede agli avversari in isolamento sia identica a quella che ha nel tiro da 3.

Sarebbe superficiale pensare che siccome difende meglio allora sia autorizzato a tirare peggio. Ma è certo che un giocatore che attacca il ferro bene, guadagna tanti tiri liberi che converte e soprattutto che difende bene, possa essere molto meglio equipaggiato per essere un leader nel medio e lungo periodo.

Sempre di una quindicina di punti stiamo parlando, ma con qualità e completezza di molto superiori al passato. E vedere la differenza di “armatura” tra l’ultimo anno milanese ed oggi è impressionante.

Ultima considerazione: se uno non ha dentro qualcosa di speciale non passa in una notte, specie se è quella di Capodanno, da due errori decisivi a due giocate decisive. E’ questa, più dei numeri e delle analisi, è la cosa da tenere in considerazione oltre ogni altra.

Qui il video

Denver isolante (video)

E’ ovviamente troppo presto per decifrare le tendenze offensive delle squadre, specialmente in una stagione così inusuale. E’ vero però che il buongiorno si vede dal mattino. E dal mattino è facile capire che i Nuggets segneranno tanti punti, come ogni buona squadra di George Karl che si rispetti.Nella vittoria di Dallas il 17, 1 % dei possessi finalizzati da Denver sono stati giocati in isolamento. Una percentuale altissima, visto che oltre ai Nuggets solo Sacramento e Lakers hanno sono oltre il 15 % di incidenza.Ma i Lakers, per fare un confronto, hanno racimolato meno di mezzo punto per ogni isolamento (0,455 per l’esattezza) mentre Gallinari e compagni hanno uno stupefacente dato di 1,158 punti per possesso.Stupefacente perchè da queste situazioni non hanno segnato neppure un tiro da 3 punti. Gli isolamenti di Denver hanno portato a tanti lay-up di tanti giocatori diversi. Chiaramente la relativissima significatività di un campione basato su singola partita e la correità dei Mavs consigliano grande prudenza nel correre a precipitose conclusioni.

Ma anche contro Utah sono arrivati 18 isolamenti e tanti punti, e due indizi cominciano ad essere interessanti. Come interessante è che di per sè l’isolamento è concetto spesso associato ad una connotazione negativa. Ma come sempre, tutto dipende dall’uso che fai delle cose. Se come i Nuggets crei le condizioni per negare gli aiuti, muovi la palla prima di attaccare il ferro e hai tanti atipici che possono battere il proprio uomo, allora si tratta di buon attacco.

Per ulteriori analisi, ecco il video

Manu roll (video)

Pochi giocano il pick and roll come Manu Ginobili. Anzi, pochissimi giocano come Manu Ginobili, senza aggiunte.

Nell’esecuzione del gioco a due, l’argentino usa una tecnica molto particolare, partendo piano ed accettando di usare la mano debole, come la difesa lo induce a fare.

Partire piano gli permette di arrivare all’altezza del blocco in controllo. Qui avviene la fase decisiva, cioè la lettura. E’ il difensore del bloccante, con la sua posizione, a dettargli la zona da attaccare.

Il resto si ottiene tornando sulla mano sinistra ed usando il mode “contorsionist on”.

 

Per le spiegazioni, ecco il video 

 

Le due facce di Siena

Stretto tra la voglia di non alimentare discussioni sterili e preconcette e l’obbligo di non usare questa voglia come scusa per dribblare la questione, ho scritto per Eco di Biella qualche riga (ma veramente poche) a seguito della visione di Sidigas-MPS ed MPS-Barcellona. Che sono state, soprattutto, due intense partite di basket.

 

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Difficile non parlare di Siena questa settimana. Domenica scorsa la vittoria ad Avellino, in volata, in mezzo alle polemiche suscitate dalle dichiarazioni di Vitucci. Giovedì quella, anch’essa in volata, rimontando 15 punti al Barcellona, mica pizza e fichi. Non posso avere l’ambizione in 30 righe di esaurire un discorso che necessiterebbe di 30 000 per essere completo. Provo però ugualmente a mettere in fila 2-3 suggestioni sulla faccenda. La prima è che visto l’elevatissimo valore cestistico del gruppo è davvero un peccato che se ne parli come una vile faccenda calciogena. Peccato di cui non mi voglio macchiare, nonostante l’ambiente mi imponga di esprimermi, pena l’annessione coatta ad uno dei due partiti. Quali ? Il primo si chiama PDVPSDL (“vincono perché sono dei ladri”) ed il secondo PDVPSDG  (“vincono perché sono dei geni”). E’ appena ovvio che non sia così ma che sia ben più complesso.

 

Se però prendi una pausa per argomentare sei fritto, significa che ti tiri indietro. Pazienza, io la pausa me la prendo lo stesso ed argomento. Il Barcellona ha dominato giocando male fino al terzo quarto una partita in cui non aveva motivazioni eccezionali. Questa asserzione convive con la convinta sottolineatura che la sostanza tecnica ed agonistica del quarto periodo sia stata stupefacente, anche rispetto alla situazione fisica della squadra. Idem, ad Avellino l’arbitraggio è stato complessivamente di basso livello. Quanto questo sia dovuto all’italico vezzo di accorrere sempre in aiuto del vincitore non lo so, anche se posso inferire che sia stata una delle componenti. So però che questo vincitore gioca bene e duro, lavora con puntiglio e dedizione e rappresenta un’autentica eccellenza. Ed anche in Irpinia si è letteralmente rifiutato di abbandonare la partita e di perderla pur avendo regalato i supplementari.

 

Penso però anche che Siena abbia precise e dirette responsabilità nell’aver creato questo clima, che personalmente detesto. Intanto invitando, sia pure non esplicitamente, a schierarsi in uno di quei due partiti. Poi dando ad ambedue una sorta di appoggio esterno, in modo che occupassero per intero il dibattito. Contribuendo poi in maniera decisiva, in occasione delle sconfitte europee, a far passare il messaggio che gli arbitri sono la componente di gran lunga principale nel determinare un risultato. Quando invece fino a prova contraria, né ad Avellino né a Barcellona, né a Milano né ad Istanbul gli arbitri decidono prima chi vince. Oppure lo decidono sempre, non si scappa. E’ invece inevitabilmente vero che recitino un ruolo fondamentale. Che deve essere valutato con competenza, non riducendo tutto alla sudditanza ma neppure scartando il problema. Parlando di tecnica e di psicologia ma con l’obiettivo di rendere i fischietti meno permeabili ai condizionamenti. Se altresì l’obiettivo è dimostrare una tesi precostituita e/o aumentare il peso di quei condizionamenti, dovete permettermi di imitare Scalfaro: non ci sto. E poco mi interessa delle strumentali interpretazioni che verranno date a questa posizione.

LBJ, l’analisi (video)

L’analisi della gara 6 di finale di Lebron James si presta a molte considerazioni. Intanto l’impressione generale è che l’intera squadra si sentisse battuta in partenza, conquistata da quel Destino che se ritieni avverso non sei mai e poi mai in condizioni di ribaltare a quel livello. Prova ne sia, ad esempio, che gli straordinari 5 minuti iniziali sono stati seguiti dal peggior momento della partita, al lordo di un finale di quarto che non è spiegabile se non facendo riferimento a problemi emotivi, ben più difficili da superare di quelli tecnici.

Dall’analisi video ho lasciato fuori vari aspetti emersi. Intanto un’incredibile capacità di essere, all’interno della stessa azione, il migliore e/o il peggior difensore sul terreno. Una caratteristica che mi sembra di capire nasca dall’abitudine ad amministrarsi (4145 minuti totali nella passata stagione !!!) e che si rileva anche in una notevole passività a rimbalzo.

Un altro rilievo interessante riguarda la tendenza ad aspettare l’apertura del contropiede per caracollare in palleggio dall’altra parte (fatto dovuto anche all’assenza di un vero playmaker dopo la giubilazione di Bibby). Cosa che non mi pare rientri nei migliori interessi di un giocatore che quando effettua la cosiddetta “release” (corre cioè avanti per prendere la palla in transizione più vicino a canestro) è del tutto inarrestabile.

Al riguardo introduciamo una tabella che riepiloga i possessi offensivi di Lebron James in maglia Heat (il totale dei possessi radiografati è 2053, tanta roba).

INCIDENZA

P/100 POSS.

PERCENTILE

% “REALE”

P/R BH

22.5%

98.7

95°

52.0

Isolamenti

21.9%

92.4

79°

45.8

Transizione

18.8%

125.4

68°

68.7

Spot-Up

9%

105.9

72°

53.5

Post-Up

7.9%

104.3

91°

53.2

Tagli

4.6%

136.2

77°

71.8

Uscite

3%

85.2

46°

43.5

Rimb. Off.

2.5%

109.8

58°

55.6

Hand Off

1.8%

83.3

36°

40.9

Roller

1.1%

100.0

52°

47.1

 

Nella prima colonna è indicato in percentuale il “peso” dei possessi di quel tipo sul totale. Nella seconda la produttività di quei possessi, indicata in punti su 100 possessi. Nella terza il percentile, cioè dove si situa Lebron nell’universo dei giocatori NBA (100=il migliore, 0=il peggiore). L’ultima colonna indica infine la percentuale di tiro “reale”, dando cioè al tiro segnato da 3 un peso maggiore rispetto a quello segnato da due.

Alla terza riga balza agli occhi la produttività dei possessi di transizione, che tra l’altro vengono fermati dagli avversari con un fallo sul tiro nel 17 (sic) per cento delle occasioni. Certo, il quasi 19 % dei possessi giocati in transizione è tanta roba (Tony Parker è al 22 %, Rondo al 21). Ma se scendiamo ancor più nel dettaglio scopriamo che più del 61 % dei possessi stessi sono giocati con la palla in mano fin dall’apertura, forse troppi rispetto alle incredibili possibilità di finire subito di un giocatore di (almeno) 120 chili.

La prima voce per incidenza rispetto ai possessi totali è quella del pick and roll. Da un punto di vista statistico, LBJ fa meglio del 95 % dei suoi colleghi quando conclude un possesso di screen/roll. Il che è in solo apparente contraddizione con le immagini del video. Perché quelle sono relative a pick and roll in cui l’azione non viene conclusa dal nostro, che cincischia invece in palleggi poco aggressivi senza costringere la difesa a fare delle scelte. Il risultato è uno spacing men che mediocre in molte occasioni. Non a caso, quando James attacca con decisione crea comunque lo scompiglio nelle difese avversarie, col risultato di liberare spazi importanti per i compagni. Se invece staziona sul perimetro e si amministra anche con la palla in mano, per quanto questo abbia senso rispetto al massacrante impegno, l’attacco degli Heat batte tremendamente in testa.

La tabella ci dice che sostanzialmente più della metà (il 53 %) dei possessi conclusi da James derivano da situazioni di pick and roll, isolamento o spot-up. Tre categorie che rendono Lebron meno pericoloso sia come tiratore che, soprattutto, come fonte di gioco. Levare una diecina, idealmente, di quei possessi per ridistribuirli in altre categorie più redditizie potrebbe essere di aiuto a lui ed alla squadra. E una delle categorie indiziate potrebbe/dovrebbe essere quella del post basso.

 

Qui LBJ è andato bene (91° percentile, 7° in assoluto tra i giocatori con un numero elevato di possessi) ma pochissimo (meno dell’8 %). Dicono, i bene informati, che non ci vada volentieri. Ma dicono anche che durante la lunga off-season sia Magic che Hakeem gli abbiano spiegato che deve cambiare registro se vuol vincere. Da quella posizione il numero 6 diventa fortissimo soprattutto come passatore, e qualche raddoppio (vedi il video) c’è pure il caso che lo attiri …

 

Il discorso è ovviamente molto ampio e non si esaurisce qui. Ma in attesa del Lebron 2.0, un ripassino aiuta.

Buon video !

 

Oltre il caso-Paul

Un bel casino. E molto molto di più. ESPN ha detto che neppure Quentin Tarantino avrebbe scritto una sceneggiatura del genere, e per una volta non è un’esagerazione.

Questo è il caso-Paul, magistralmente riassunto nell’era Twitter dal playmaker con un eloquente “WoW”.

Chiaro, tutti noi vorremmo sapere come andrà a finire, ma al momento è impossibile dirlo. Quel che si può provare a fare è ricostruire la vicenda per capire da dove viene questa tempesta tutt’altro che perfetta. Che ha prodotto una decisione a dir poco epocale, foriera di effetti sconquassanti (ma si dice “sconquassante” ?) sull’NBA che vedranno i nostri bis-bis nipoti.

Gli accidenti della storia sono molti in questo caso. Dal contratto collettivo che scade a quello di Paul che sta per farlo, dal cambio di leadership tecnica lakeriana alle tragiche condizioni  finanziarie degli Hornets, passando anche per Katrina. E concorrono tutti ad una situazione impossibile da gestire senza pestare qualche maleodorante escremento.

La faccenda principale ha a che fare con il vero ed unico tema al centro della recente trattativa: la disparità tra grandi e piccoli mercati. Al tavolo non erano sedute due parti, NBA ed NBPA. La vera lotta era all’interno del fronte proprietari tra grandi e piccoli mercati. Ed all’interno del fronte giocatori, tra superstar e resto del mondo. Tutto nasce nel momento in cui, altro accidente della storia, nella stessa estate scadono i contratti di Lebron e Wade + Bosh. Cleveland e Toronto si sentono buggerate dal “cartello” architettato dai Big Three, sono furibonde con Miami e con la Lega e gettano il seme di una discordia che già si profilava nel momento in cui Carmelo Anthony aveva imposto (letteralmente) ai Nuggets di essere ceduto scegliendo personalmente la destinazione.

La vera lotta tra luglio e dicembre è stata tra chi ha tentato di togliere le mani dei grandi mercati e delle superstar dal manico del coltello e chi, con successo, ha mantenuto la presa. Il bubbone è scoppiato, fragoroso, nel momento in cui l’NBA si è trovata al centro del più clamoroso conflitto di interesse involontario della storia del gioco. Previsto, ironia della sorte, da quel Phil Jackson che avrà mille difetti ma non certo quello della scarsità di intelligenza.

Al centro di questa storia c’è la mail di Dan Gilbert, “casualmente” arrivata ai media proprio nel giorno in cui 5 proprietari votavano contro la (scontata) ratifica dell’accordo. Cosa dite, il re dei mutui sarà stato uno di quei 5 ? La pubblicità data alla mail mina la credibilità del Commissioner, facendo intravedere all’esterno la dirompente portata dei “power struggle” che non sono terminati con la chiusura del lock-out.

L’NBA riparte da qui, indipendentemente da dove giocherà Paul in futuro e dalle eventuali code legali della vicenda (complesse quanto la vicenda stessa). Vediamo.