Ancora su Baskettopoli (se è permesso)

Il sito basketnet.it riporta questa lettera che proviene dal sito ufficiale della Mens Sana Basket :

Ho letto in questi giorni articoli e commenti su quotidiani nazionali e siti internet, firmati da giornalisti di rilievo come Luca Chiabotti sulla Gazzetta e Flavio Tranquillo sul suo blog, in cui la domanda ricorrente è stata quella relativa alla prolungata assenza dell’arbitro Cicoria dal parquet di viale Sclavo. Soltanto adesso vi scrivo perché vedo che l’argomento sembra essersi in qualche modo sgonfiato ma credo che la mia testimonianza possa essere importante per dare un’interpretazione “diversa” ai fatti. Al termine di Montepaschi-Lottomatica Roma dell’11 maggio 2005, partita arbitrata da Cicoria e vinta dalla Lottomatica con il punteggio di 88-86, alle insistite proteste del pubblico, di cui anche io facevo parte, il Sig. Cicoria uscendo dal campo si rivolse alle tribune mostrando di avere gli attributi. Lo fece, però, non in senso metaforico ma fisico, stringendosi con una mano le “parti basse” in un gesto privo di rispetto e che un arbitro non dovrebbe neppure sognarsi di compiere. Un gesto che, ovviamente, fece ancor di più inferocire i
tifosi presenti. Non so se quella deprecabile situazione fu colta da chi giudica l’operato degli arbitri, che comunque era a pochi metri, ma credo che se così è stato e ne sia quindi scaturita la decisione di non far arbitrare per un bel pezzo a Cicoria partite al PalaMensSana, allora credo che i designatori abbiano preso una decisione intelligente in modo da stemperare gli animi e evitare ogni tipo di problema e contestazione che la sua presenza avrebbe potuto ricreare in seguito.
Paolo Vettori, abbonato numerato centrale (numero 259) da 30 anni.

Colgo l’occasione di questa lettera per precisare ulteriormente il mio pensiero su quella che è stata definita “Baskettopoli” (e chi la chiama “Arbitropoli” vuole più o meno freudianamente confinarla dentro le mura della cittadella arbitrale, interpretazione che non mi trova d’accordo). La questione dell’assenza di Cicoria dal PalaMensSana non è stata da me sollevata ma si apprende dalle intercettazioni pubblicate dalla Gazzetta dello Sport qualche giorno fa. Penso che sia mio preciso dovere di giornalista (e soprattutto diritto di appassionato) chiedere che quell’accenno sia oggetto di un approfondimento da parte dei responsabili della categoria, cui era inequivocabilmente diretta la richiesta.

Non ho motivo di dubitare delle parole del signor Vettori ma non è la sua risposta a rilevare, visto che a prendere quella decisione non fu lui. Presumo che non ci sia nulla di male a pubblicizzare i motivi di quella scelta, non in quanto tale ma in quanto principio. Rendendo cioè pubblici i criteri delle designazioni, inclusa la eventuale compilazione di liste di indesiderati di cui si parla molto (e che fa capolino da quelle intercettazioni). E se una volta queste liste esistevano ed ora non esistono più, evviva il presente e nessun problema col passato. Basta saperlo, perché tirare a indovinare è esercizio che mi piace poco e fa scivolare il tutto verso quella zona grigia in cui tutto si confonde. Detto da uno che sa per certo che queste liste si compilavano, in maniera più o meno palese, da parte di TUTTE le società, per cui non ci sarebbe nulla di male a spiegare perché si faceva ed eventualmente perché non si fa più. E come si fa ad evitare che ci sia una contiguità spiacevole, anche se non condiziona per nulla i risultati, tra territori che devono rimanere ben distinti (leggi arbitri e società).

Prendiamolo comunque per buono questo racconto, magari ci si possono tirar fuori degli elementi utili. Il primo è che se davvero Cicoria ha mostrato le parti basse agli spettatori la circostanza è seria e va valutata. Esattamente come nel caso dell’intercettazione rivendico il mio diritto (nell’interesse di Cicoria in primis) a sapere se l’episodio è accaduto veramente e, in caso affermativo, come è stato valutato. Ed anche il diritto, sempre seguendo la ricostruzione del signor Vettori, di dire che un arbitro di nome X che si mette sul piano di chi lo offende ha torto marcio e va punito alla luce del sole ed in maniera manifesta. Anche se quel fischietto si chiama Cicoria e non X, ha fatto il corso arbitri con chi scrive e gode della sua illimitata stima come arbitro e persona. Se, e sottolineo se, ha fatto questo ha sbagliato e ne deve rispondere (senza essere forcaioli, sia ben chiaro).

Ma la verità è questa: nell’ambiente si è parlato a lungo dell’ assenza di Cicoria dalle partite di Siena. Era uno dei tanti argomenti di conversazione che si affrontano lontano dall’ufficialità, oggetto di spiegazioni demandate alla fervida fantasia di ognuno. E che quando poi fanno capolino in una conversazione (tale è quella intercettata) alimentano sospetti che mai vengono sopiti senza gli opportuni chiarimenti (non di comodo of course). La mia richiesta è molto semplice: invece di far fiorire queste spiegazioni fantasiose sarebbe opportuno dare ai fatti (non ai “si dice”) una interpretazione autentica. Vorrei cioè saperlo dagli organi competenti se Cicoria non ha arbitrato a Siena per un periodo così lungo per evitare il contatto col pubblico o per qualche altra ragione. O se invece è solo capitato, è stata una valutazione tecnica o altro ancora. Io non ne ho idea e non mi interessa averla, ma vorrei sapere come stanno le cose. Se poi è andata veramente come raccontato nella lettera, vorrei anche sapere come mai non ci sia stata una sospensione tout court (o magari c’è stata e non lo sappiamo). E soprattutto quali siano i criteri generali che si applicano in questo caso di specie e negli altri analoghi.

In un’altra intercettazione tra Baldini e Montella si fa riferimento ad un’altra partita tra Roma e Siena (“che poi anche a Roma venne fuori tutto il casino”). Si tratta al 99,99 % della gara 2 della semifinale 2007, giocata il 2 giugno nella capitale e vinta da quella MPS che aveva perso in casa gara 1. Quella volta a lamentarsi di Cicoria, per quel che so, fu la società romana. E’ chiaro che perdersi dietro alle singole partite, ai singoli arbitraggi ed alle singole squadre NON è quello che si vuol fare. Se non per stabilire in semplice via deduttiva che non c’è sicuramente un complotto omnicomprensivo.

Cosa c’è allora ? Ci sono conversazioni tra persone che vengono da decine di anni in campo e molti altri attorno allo stesso. Che avevano delle grandi responsabilità in un settore amministrato dalla Federazione, che qualche colpa in vigilando ed eligendo se la vorrà pur addossare (o neppure quelle ?). Senza volere nella maniera più assoluta criminalizzare o giudicare quelle persone (c’è chi ha la responsabilità di farlo), per non sentire qualcosa di stonato in quelle parole bisogna tapparsi le orecchie. La parte stonata non è relativa a presunti favoritismi nei confronti di una o più società, che da lì non emergono e dei quali non ho la minima contezza. E che di certo non risultano dalla concatenazione di 2, 20 o 200 fischi contestati o contestabili da parte di arbitri che stimo, apprezzo e lavorano (fino a prova contraria) al massimo delle proprie possibilità. Ma questo non esaurisce la discussione, anzi.

A meno che oltre alle orecchie ci si vogliano tappare anche occhi e naso. Perché è sbagliato il clima, la cultura, l’etica che traspare da quelle carte. E’ sbagliato tutto, e non può essere un problema di Tizio o Caio, perché è qualcosa di più ampio, diffuso e strisciante. Che si ritorce contro quegli arbitri di cui condivido fieramente gli ideali, e che una gestione politica e non tecnica penalizza non solo e non tanto con inique retrocessioni o mancate promozioni ma soprattutto con una perdita di credibilità devastante ed immeritata.

Tra le cose che abbiamo il diritto di sapere ed il dovere di chiedere c’è chiarezza sulla chiamata in correità da parte di Montella. All’inviato della Gazzetta Mario Canfora l’ex arbitro napoletano ha parlato di “cose poco chiare anche in serie A” come, ad esempio, “quattro episodi clamorosi a favore dei toscani” (Siena, ndr), e ha detto “che è arrivato l’ordine di non arrivare in alto, buttando nel calderone solo i campionati minori. Tanti personaggi sono stati stranamente dimenticati”. Tanto per capirci, neppure 400 episodi clamorosi scalfirebbero la assoluta superiorità tecnica di quei toscani che lo stesso Montella non ascrive agli arbitraggi. E la dizione “personaggi dimenticati” fa parte di quel linguaggio che va combattuto, di quell’includere tutti nello stesso calderone che rappresenta spesso una precisa linea di difesa. Ma ancora una volta, noi dall’esterno possiamo solo chiedere che dall’interno vengano date delle risposte a legittime domande, nulla di più. Che vengano fatti approfondimenti alla ricerca della chiarezza e non indagini a tappeto per punire qualcuno “tanto per”.

Deve trionfare una cultura nuova se vogliamo trarre qualcosa da questa storia. Deve essere chiaro che in campo deve vincere il più forte, non il più furbo. Che bisogna allenarsi e impegnarsi per diventare il primo personaggio, non cercare le scorciatoie che tanto piacciono al secondo. Che arbitra quello più preparato tecnicamente, non quello più forte politicamente. Che a compromessi non si scende, sempre nell’ambito della fallibilità umana. E questo riguarda tutti noi, nessuno escluso.

Solo insistendo su questi concetti si può fare un passo in avanti verso un obiettivo che non può essere quello della perfetta asetticità di chi si mette un fischietto in bocca. Per quello, spiacente di deludervi, ci vogliono i robot. Noi uomini, per fortuna siamo imperfetti per definizione. L’obiettivo è la tensione verso migliori arbitri, migliori giornalisti, migliori tifosi, migliori appassionati, sapendo che alla perfezione non si arriverà mai. E per raggiungerlo non possiamo permetterci di trascurare dei fatti tanto meno di preconfezionare tesi o inventare complotti. Dobbiamo essere rigorosi nel chiedere che tutte le ombre vengano fugate e spiegate, partendo dal presupposto che fino a prova contraria ombre non sono.

E allora l’appello è in varie direzioni. A chi ha avuto la delicata responsabilità del settore a che faccia uno sforzo di trasparenza per spiegare, motivare, illustrare, ammettere e non solo promettere ed omettere. NON sto partendo dal presupposto che ci sia qualcosa di men che regolare. Ma far sapere per esteso cosa è successo e perché, senza omissis,  farebbe bene a tutti.

A chi sta attorno, cioè tutti noi, l’invito è ad avere la forza di non fermarsi al sospetto di partite aggiustate, scandali e scandaletti, passi che erano sfondamenti e sfondamenti che erano fallo della difesa. Soprattutto per poi non trovar nulla (perché al momento c’è zero virgola zero ed è probabile che non verrà fuori di più) e sostenere con un sillogismo di comodo che allora va tutto bene.

Non è che se non va tutto male allora va tutto bene. E non è che se tutto sommato tutti fanno qualcosina ma non troppo, allora diventa tollerabile qualsiasi cosa. Una cosa sono le (eventualissime) responsabilità dirette di società o tesserati, che allo stato non esistono e non fanno parte della vicenda per come la conosciamo. Un’altra la responsabilità del settore, che comunque comprende tutti gli arbitri ed ha una verginità da rifarsi dopo questa inchiesta, che ne abbia voglia o meno. Una terza cosa è trovare da questo passaggio la forza per far salire dal basso una voglia di etica sostanziale, di trasparenza, di accettazione della legge dello sport e di confronto serio, intenso ma civile. Insomma, una cultura davvero nuova, nel rispetto di chi fa del basket la propria professione e/o passione, che giochi, guardi, parli, alleni, tifi o commenti. E ,detto per inciso, questo significa anche non accettare come spiegazione che è normale aiutare la squadra più forte (o più debole o più simpatica, non interessa). Non si aiuta intenzionalmente nessuno, neppure un pochino. E non sto parlando di Siena, Treviso, Molfetta o Venegono ma di un principio generale. Valido quanto un altro: che aggiungere ad un errore un altro errore in senso contrario è umiliante, e dovrebbe essere respinto soprattutto da chi si avvantaggia del secondo errore (ed in troppi invece lo chiediamo come risarcimento del torto subito).

Ripudio con veemenza l’assunto di Padre Pintacuda ( “il sospetto è l’anticamera della verità”). Ma lo sforzo di cercare e chiedere, che è parte di quella infelice frase strumentalizzata oltre i propri indubbi demeriti, va fatto. Senza precostituire tesi o cercare colpevoli/innocenti a colpo sicuro. Con un rigore ultra-laico, solo e soltanto nell’interesse di questo Gioco. E questo non dipende dall’archiviazione o meno di uno o più procedimenti penali o sportivi ma dalla voglia di sentire la bellezza del fresco profumo di libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale e della indifferenza. Come diceva un altro palermitano che in nome degli ideali ha dato tutto quello che aveva.

9 Risposte a “Ancora su Baskettopoli (se è permesso)”

  1. Paolo scrive:

    condivido al 99% ma al di là di questo il tuo intervento valeva la pena di leggerlo anche solo per la bellissima citazione finale di Paolo Borsellino e che viene portata avanti in questi anni dal fratello Salvatore….

  2. Pippo scrive:

    ….insomma tutto questo può essere racchiuso nella rubrica (citata giustamente spesso con sarcasmo e satira da Te e Federico nelle cronache NBA) IL SOLITO ITALIANO!!! instillare sospetti, sbattere il mostro in prima pagina, non volersi rendere conto, frasi fatte a parte, che ci può essere qualcuno più bravo. Come dici tu: bene ma non benissimo….tutto questo mi pare evidente abbia lo scopo mettere al tappeto un basket italiano già caracollante.
    A margine leggo oggi sulla Gazzetta che Rino Colucci conferma quello che scritto da un tifoso nella lettera da te riportata, parla di uno stesso problema adesso con Paternicò a Teramo ed a conferma che siamo i soliti italiani parla di arbitri spagnoli che arbitrano le squadre della propia città….allora siamo o no i SOLITI ITALIANI?
    con immutata stima
    Pippo

  3. filippo scrive:

    @matteo: la tua mi sembra la tipica giustificazione italiana quando qualcosa non va come deve o qualcuno sbaglia (amatissima e spesso usata anche in politica): se lo fanno tutti non c’è niente di male.
    non è vero. il fatto che la pratica di evitarsi arbitri non graditi sia così diffusa (anche in altri sport, come il calcio) non giustifica il fatto che questa pratica sia illegale (o è codificata da qualche parte?) e che attenti sia, come scrive flavio, alla trasparenza, che al fair play e all’assunto che tutte le squadre in un dato contesto devono avere le stesse regole, le stesse possibilità e quindi le stesse chance di vincere.
    nel momento in cui una, alcune o tutte le squadre fanno uso di queste pratiche il dato campionato risulterà falsato. punto. al di là del fatto che una squadra come siena vincerebbe lo stesso e un’altra non ce la farebbe neanche con gli aiuti.

    la puzza nel caso cicoria-siena rimane comunque perchè 4 anni (QUATTRO ANNI cavolo!) sono un’enormità, sia in assoluto che, ancora di più, raffrontandoli alla durata di una carriera da arbitro professionista. e, a quanto ne so, pur trattandosi di pratica comune e diffusa come ormai appurato, mai si era sentito di un periodo così lungo, nè nel basket nè nel calcio o altrove.

    e il discorso dei problemi col pubblico è secondo me un altro paravento che non regge. un arbitro deve…arbitrare, non farsi benevolere dal pubblico.

  4. Lello scrive:

    Bravo Flavio complimenti ,stanno facendo di tutto per rovinare questo meraviglioso sport.

  5. Flickering scrive:

    “Perché è sbagliato il clima, la cultura, l’etica che traspare da quelle carte. E’ sbagliato tutto, e non può essere un problema di Tizio o Caio, perché è qualcosa di più ampio, diffuso e strisciante. Che si ritorce contro quegli arbitri di cui condivido fieramente gli ideali, e che una gestione politica e non tecnica penalizza non solo e non tanto con inique retrocessioni o mancate promozioni ma soprattutto con una perdita di credibilità devastante ed immeritata.”
    Sei esattamente nel cuore del problema. Esattamente. Provo a fare un passo avanti riallacciandomi a quella che chiami, con notevole capacità di scelta, voglia di “etica sostanziale”.
    Provo a fare un esempio. Esistono due colture batteriche sullo stesso brodo di coltura. Una delle due è aggressiva, spregiudicata, priva di scrupoli, patogena. L’altra ordinata, metodica, regolata, utile. La prima assorbirà la seconda, e presto in quel brodo di coltura troveranno posto per la maggior parte i batteri patogeni.
    Come tutti gli esempi, pecca di semplificazione, ma mi sembra utile come schema.
    Se la cultura dell’intrallazzo può crescere sregolata perché condivisa da controllati e controllori, chi agiva con senso etico, ma anche solo con uno spirito realista di rispetto delle norme finisce fuori. Questo non accade solo nel mondo arbitrale, è vero, ma nel mondo arbitrale è tollerabile zero, visto che poi l’arbitro ha un’attività etica: officiating the game. Etica in senso tecnico o, come hai detto tu, sostanziale, non filosofico.
    E’ il gioco che è stato offeso. Arbitrare è difficile, mica impossibile. Però possiamo stare certi che se il sistema di selezione si svolge coi criteri della cattiva colonia avremo, statisticamente, due effetti: gli arbitri tecnicamente più validi saranno spazzati via PRIMA di arrivare in cima, e il livello arbitrale in cima sarà peggiore.
    Qui mi fermo, a un dato tecnico e umano: questo sistema ha escluso i migliori, in ambedue gli ambiti. Del resto, e cioè del fatto che chi 2fa carriera” attraverso certi sistemi è nudo alle intemperie, ci sarà tempo per commentare, e soprattutto riguarderà, se lo riterranno, gli organi competenti.

  6. Alessandro M. scrive:

    Esulando dai contenuti, l’altissima qualità di questo post rende ancora più triste la chiusura di Dream Team perché ci toglierà l’occasione di leggere il Flavio Tranquillo pensiero anche fuori dai confini di questo sito…

  7. roberto scrive:

    complimenti Flavio per l’analisi fatta.sopratutto per il finale.il nostro problema è che in Italia si è assuefatti a vedere persone che non si assumono le propie responsabilità.in tutti i settori della società.è meglio far finte di niente,cercare di minimizzare, dire che va tutto bene.tanto poi al massimo si cambia tutto per non cambiare niente.secondo voi,alla fine ci faranno un quadro chiaro e netto di tutto?i responsabili pagheranno?speriamo.anche se non ci credo.purtroppo.

  8. Matteo scrive:

    Guardate che la non designazione di un arbitro su un preciso campo di basket è normale dopo certi “fatti” anche nei campionati minori tipo promozione ecc..
    Cerchiamo di rivolgere lo sguardo verso coloro che realmente si sono comportati in modo scorretto..
    Buon Natale a tutti..

  9. germano scrive:

    post esemplare, veramente bello, grazie!